Scontro tra imperialismi. COME MAI BIDEN SEGUE TRUMP NELL’AGGRESSIVITA’ CONTRO LA CINA ?

E’ LANALISI MARXISTA CHE CI DA LA POSSIBILITA’ DI COMPRENDERE

Sembrava che Biden fosse diverso da Trump. Che con la Cina avesse un rapporto più amichevole, non di attacco feroce come avveniva con Trump. 

Ma non è andata così. Il finto rapporto amichevole che Biden ostentava in campagna elettorale era evidentemente solo una tattica, per non mostrarsi aggressivo, e così prendere voti. Adesso che le elezioni sono passate Biden può mostrarsi per quello che veramente è, sia in politica interna con il respingimento degli immigrati, che in politica estera attaccando duramente la Cina.

Biden, nel rapporto con la Cina, non mostra alcuna differenza dal tanto criticato Trump perchè è esattamente come il suo “rivale”. Biden, Trump e poi Obama, come tutti gli altri precedenti presidenti americani, non hanno mai rappresentato le grandi masse anche se lo hanno votato, ma sono gli esecutori dei grandi interessi imperialistici americani, delle grandi multinazionali americane, della finanza speculatrice, delle enormi imprese economiche. E’ quindi fisso nella sua logica politica (ovviamente non ufficialmente dichiarata) porsi nella strenua difesa di questi interessi capitalistici.     

E’ la dirompente ascesa dell’imperialismo cinese che oggi fa si il che Dragone sia diventato il pericolo numero uno per gli interessi globali delle grandi compagnie affaristiche americane. Perciò Biden, proprio con Trump, come esecutore di questi interessi attacca la Cina.

E le impressionanti iniziative internazionali cinesi mostrano chiaramente come l’imperialismo di Pechino si stia contrapponendo frontalmente agli interessi americani:    

 

-           In Asia: con l’accordo RCEP ha recentemente costruito la più grande zona di libero scambio esistente sul pianeta - in contrapposizione, sempre in Asia, all’accordo TPP gestito dagli USA.  

-           In Africa: instaura rapporti economici, commerciali e finanziari praticamente con quasi tutte le nazioni del continente, e con alcune di loro nelle transazioni ha addirittura cominciato ad eliminare il dollaro sostituendolo con la propria moneta yuan. Gli europei che in Africa hanno sempre avuto una posizione dominante, si trovano ora a svolgere un ruolo  secondario gridando al pericolo “giallo”.

-           In Medio Oriente: la Cina ha stipulato recentemente con l’Iran un accordo di investimenti 25nnale in cambio di petrolio a basso prezzo, inserendosi in quest’area strategica per l’energia. Area dove fino ad adesso gli Stati Uniti l’han sempre fatta da padroni indisturbati.     

-           Petro-yuan: anche qui, nei pagamenti per le transazioni del petrolio, nel rapporto con alcuni stati (Russia, per es) Pechino ha cominciato ad eliminare il dollaro come moneta di pagamento  (come sempre avvenuto fino ad ora) sostituendolo con il proprio yuan.

-           Via della seta: enorme progetto, dove il governo cinese sta costituendo una catena internazionale di investimenti, che partendo dalla Cina investe stati dell’Asia, del Medio Oriente, dell’Africa, e infine dell’Europa, attraendo verso di se una moltitudine di nazioni. 

 

Iniziative colossali - a  dimostrazione di come il Dragone cinese si stia espandendo sul pianeta ad una velocità impressionante – che fanno rizzare i capelli ai capitalisti Usa e loro alleati, mentre i gridi di allarme si moltiplicano sui socialmedia. 

Quello che l’imperialistica Cina sta facendo è nientemeno cominciare a mettere in discussione l’ordine mondiale uscito dalla 2° guerra mondiale gestito dagli Stati Uniti.  Un fatto epocale, sconvolgente negli equilibri tra borghesie nel pianeta.

Si può perciò immaginare il terrore, la preoccupazione che pervade le grandi multinazionali americane e europee rispetto al Dragone, che si sta posizionando per diventare a breve la prima potenza mondiale scalzando gli Stati Uniti. Bisogna quindi essere consapevoli che da tale modificazione, gli sviluppi che ne possono scaturire possono essere tra i più imprevedibili e catastrofici possibili.

E’ la storia del passato che si ripete, che si ripresenta. Il capitalismo funziona così. L’opposizione drastica di oggi all’emergere cinese è la ripetizione di ciò che è avvenuto nel passato con l’emergere dell’imperialismo tedesco a inizio ‘900, e l’emergere dell’imperialismo giapponese a metà ‘900. In quelle circostanze, nell’allora loro espansione, cercando spazio nei mercati internazionali per le proprie merci, per il profitto, alla fine le borghesie tedesca e giapponese sono andate a cozzare contro gli interessi degli imperialismi allora dominanti: inglese, francese e non ultimo americano, provocandone la reazione. Oggi  la stessa cosa si riproduce nel rapporto tra America e imperialismo cinese.   

Quindi, nell’interesse delle grandi compagnie americane, anche Biden adesso, come Trump prima, e prima ancora Obama, è impegnato nel frenare, ostacolare l’ascesa cinese. E, come sopra detto, non si possono escludere esiti del tutto imprevedibili in questa sua politica, visto che il “buon” e apparentemente “innocuo” Biden qualche anno fa quando Obama era presidente (e lui ne era vice) assieme, non si son fatti alcun scrupolo a fomentare e poi provocare guerre in Siria, Libia o Ucraina.  

L’aggressività politica di Biden contro la Cina in continuità con Trump è spiegabile quindi basandoci sulla sostanza affaristica e non sulle campagne elettorali, per comprenderne il motivo. E questo non deve destare sorpresa, poiché il tutto è nella logica della vita politica capitalista. Va con forza quindi ribadito che è sempre nella sostanza che si valuta e si studia una situazione, come insegna Marx, poiché è l’unica che può chiarire quello che appare come contraddittorio o incomprensibile.

E l’analisi marxista è maestra in questo campo.

Poiché è grazie all’analisi marxista, più che mai realistica e concreta, che i leninisti già dagli anni ’50 hanno potuto scrivere sui propri giornali - e da allora ripetere costantemente - che l’Asia emergente sarebbe stata il futuro sfidante di America e Europa.

 

Oggi questo è attualità.


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