Punti fermi della scienza marxista

   

IL CAPITALISMO DI STATO

 

 

Riportiamo qui un articolo del 1997 del partito internazionalista leninista ” Lotta Comunista” dal titolo “Capitalismo di stato e falso Comunismo”,

che indica con concetti semplici e chiari i punti fondamentali di riconoscimento del Capitalismo di Stato.

 

Per decine di migliaia di lavoratori, generazione dopo generazione, la Russia e, più in generale, il blocco dei paesi cosiddetti socialisti ( Est Europa, Cina, Cuba …) hanno continuato a rappresentare l’espressione concreta delle aspettative e delle speranze per una società diversa, una società socialista in cui si potesse realizzare l’emancipazione dei lavoratori. Generazioni di lavoratori sono cresciuti nella convinzione che la Russia fosse la dimostrazione tangibile che il socialismo è una realizzazione possibile, questo è stato lo sfondo permanente del proprio impegno politico, con la Russia socialista contro l’imperialismo americano. Ci sono stati certo momenti  di difficoltà e di incertezze nel corso del tempo: dall’improvvisa alleanza Stalin-Hitler che mise in grave difficoltà chi tentava in Italia e fuori d’Italia di organizzarsi per combattere il fascismo, al drammatico XX Congresso del PCUS che vide il mito di Stalin improvvisamente e violentemente abbattuto, fino ai momenti egualmente drammatici della rivolta di Ungheria e poi della Cecoslovacchia che videro i soldati dell’Armata Rossa contro i lavoratori ungheresi e cecoslovacchi. Difficoltà e incertezze che sono state superate, riconoscendo anche gli errori, sempre nella convinzione della necessità di difendere la patria del socialismo dall’aggressione dell’imperialismo.

Da parte di tutti gli schieramenti ideologici si riconosceva una divisione bipolare nel mondo che contrapponeva al blocco capitalista un blocco socialista.

In realtà in Russia, con lo stalinismo si affermò un modello di formazione economico-sociale che, ideologicamente definito e propagandato tra le masse operaie come “socialismo”, trova invece la sua caratterizzazione principale  nell’affermazione economica e politica delle forze del capitalismo di Stato nell’industria, col permanere di zone di capitalismo privato e precapitalistiche, in particolare nelle campagne.

La “pianificazione” [russa n.d.r.] svolse la funzione di centralizzare i capitali disponibili nelle mani dello Stato, al fine di attuare l’”accumulazione” accelerata del capitale industriale, ma l’economia nel suo complesso era organizzata secondo le categorie del capitalismo.

 

1)       Le imprese sono “uguali” e “autonome”; siamo in presenza dei “produttori indipendenti” privati, dell’economia mercantile, che stabiliscono rapporti tra di loro sulla base di contratti.

2)       Esse comprano e vendono. Non consegnano il loro lavoro alla società, che assegna a loro le risorse, ma producono per vendere.

3)       I loro prodotti sono quindi merci. Esse circolano nella società scambiandosi con denaro, confrontandosi come valore di scambio.

4)       E’ il valore di scambio quindi che costituisce il nesso “sociale” tra le imprese: la loro produzione non è “direttamente sociale”.

 

Abbiamo quindi tutti gli elementi dell’economia mercantile capitalistica:

 

1)       Il lavoro salariato, salario in moneta.

2)       Valore che si valorizza: il criterio della gestione è “il confronto tra le spese e i risultati espresso nella forma di valore” e la validità della gestione si valuta sulla base della redditività = profitto/C+V = marxiano “saggio di profitto”.

 

Ma un valore che ha la funzione di valorizzarsi è un “CAPITALE”, e il suo aumento di valore è:

 

3)       Plusvalore. Si divide in: profitto netto, rendita, interesse (o remunerazione dei fondo forniti dallo Stato).

 

Abbiamo tutto quello che ci serve per definire CAPITALISTA il modo di produzione dell’industria di Stato russa.

L’economia russa mostra dunque, ad una più attenta analisi delle leggi obbiettive che regolano i rapporti di produzione, tutti i caratteri tipici della “specie capitalismo”.

Ne esce il quadro di una società certamente piena di caratteri peculiari che derivano dal processo storico con cui si è formata, in modo del tutto anomalo, una formazione economico-sociale a prevalente carattere di capitalismo di Stato.

Una società alle prese con problemi molto complessi, alle prese con la necessità di trasformazioni profonde. Problemi che, in qualche modo con la crisi di ristrutturazione e l’accelerata mondializzazione dell’economia, hanno coinvolto tutte le metropoli imperialistiche, problemi che in nessun modo sono riferibili ad una presunta natura sociale.

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - marzo 2014

 

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 Punti fermi della scienza marxista

( Proseguiamo nell’approfondimento del falso socialismo,

cioè del capitalismo di stato camuffato da “socialismo”) 

  

IL CAPITALISMO DI STATO DELL’EX DDR 

-NESSUN SOCIALISMO-

 

 

 

Il compagno Martin,  attivista comunista internazionalista,  ci racconta la sua esperienza riguardante la diffusione di questo giornale e le discussioni che ne conseguono in merito all’argomento ex DDR.

Dom:  Compagno, raccontaci della tua attività e della tua esperienza.

Risp: “Durante il mio lavoro quotidiano di diffusione di questo giornale comunista, incontro spesso persone che sono vissute nell’ex DDR,  le quali mi pongono un sacco di domande. Anche giovani che sono nati dopo il crollo del muro sono curiosi e fanno polemica al riguardo”.

Dom:  Immagino che siano sorpresi vedere che viene diffuso un giornale comunista. Cosa dicono?

Risp: “Si, sono molto sorpresi. Di solito mi dicono che loro provengono dalle regioni ex DDR, che hanno provato il comunismo, o che i loro genitori l’hanno provato, che è stata un’esperienza molto negativa, da non ripetere e se io ho un’idea di cosa possa voler dire questo, cioè vivere in un tale comunismo”.

Dom:  Praticamente esprimono un atteggiamento negativo?

Risp: “Si. Ma questo è del tutto normale, perché credono di essere vissuti nel socialismo o nel comunismo”.

Dom:  E allora? Come rispondi a queste convinzioni?

Risp: “Chiedo loro: ‘Ma siete sicuri che nell’ex DDR ci fosse il comunismo? Perché a noi risulta, e noi siamo comunisti, che nei cosiddetti “Paesi Socialisti” non ci fosse nessun socialismo o comunismo, ma capitalismo, capitalismo di stato’…  Quasi tutti di fronte a queste mie affermazioni rimangono stupiti e perplessi. Gli viene detto che la, nell’ex DDR, dove sono vissuti o nati,  non c’era quel socialismo o comunismo come gli è sempre stato fatto credere”.

Dom:  E allora?

Risp: “E qui comincia il dibattito. Spiego che nell’ex DDR non poteva esserci il comunismo, perché nel comunismo non c’è il commercio e la vendita delle merci, ma i prodotti vengono distribuiti equamente tra la popolazione a secondo dei bisogni e delle necessità. Chiarisco che la, erano operanti tutte le leggi capitalistiche come nei paesi occidentali: il commercio e la vendita delle merci per trarne un guadagno, gli operai salariati sfruttati al massimo, le banche che guadagnavano, ecc. ecc. Spiego che l’unica cosa diversa che differenziava i Paesi dell’est  cosiddetti “socialisti” da quelli occidentali “capitalisti” era che nei Paesi dell’ex Est i padroni sfruttatori capitalisti invece che essere privati erano pubblici, cioè un partito. Chiarisco che era lo Stato che si incaricava al posto delle imprese private di fare funzionare gli affari e di operare lo sfruttamento, vale a dire che nello Stato  un partito, sostituendosi  ai padroni privati, conduceva gli affari, lo sfruttamento degli operai, ecc. ecc. e gli uomini di questo partito ne traevano i benefici per se stessi. E poi chiarisco che è un po’ quello che succede nello Stato del Vaticano: anche la non esiste nessun capitalista privato, nessun padrone privato, ma, come negli ex Paesi cosiddetti “socialisti” dell’Est, vengono condotti  gli affari, ci sono i guadagni, le banche, c’è lo sfruttamento ecc. Nello Stato del Vaticano è una nomenclatura ecclesiastica, che è  l’equivalente di un partito, che si incarica di dirigere il tutto. Ma questo non è “Socialismo” o “Comunismo”! Questo si chiama Capitalismo, Capitalismo o affarismo di Stato, per l’appunto. E non bisogna farsi incantare se a dirigere gli affari c’è un partito pubblico che si definisce ”comunista”o ”socialista”, ma bisogna guardare alla sostanza, quella economica.

Dom: come reagiscono coloro con cui discuti di fronte a queste argomentazioni?

Risp: “Beh, è chiaro, rimangono molto sorpresi e perplessi. Vengono messe in discussione le loro convinzioni e quello che viene detto pubblicamente comunemente.  Vengono portati a loro elementi controcorrente nuovi su cui riflettere e pensare. Noi siamo perfettamente coscienti che questi sono concetti  non facili e, ripeto, molto controcorrente. Ci vuole parecchio approfondimento per capire e non cadere nei tranelli. Nella storia è successo più volte a persone, dopo approfondimenti, di dover andare duro controcorrente: se pensiamo a Darwin o a Galileo. Sono però fiducioso che alla fine la realtà emergerà e che anche qui molti giovani si uniranno a noi come sta accadendo in alcune realtà  in Europa”.

Grazie compagno.

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - ottobre 2015

 Punti fermi della scienza marxista

( Proseguiamo nell’approfondimento del falso socialismo,

cioè del capitalismo di stato camuffato da “socialismo”)

 

EX DDR: NON SOCIALISMO,

MA CAPITALISMO DI STATO.

 

-LA BORGHESIA NON HA INTERESSE A CHIARIRE LA DIFFERENZA!-

 

 

Confondere il Capitalismo di Stato con il Socialismo per chi non è esperto in materia  può essere una cosa “abbastanza” normale. Soprattutto se la borghesia con i suoi mezzi “democratici” di comunicazione, di persuasione (giornali, televisioni, politici, economisti, sociologi, professoroni, preti, ecc.) spinge, non per chiarire i contenuti, ma per alimentare la confusione.

Non ha interesse! Non ha interesse a definire scientificamente questo importantissimo aspetto della vita politica sociale (come del resto  tanti altri aspetti del funzionamento capitalistico) che riguarda oggi milioni di lavoratori in Cina e  Cuba,  come ieri  milioni nell’ex Urss e suoi paesi satelliti.

Socialismo o Capitalismo di Stato, due cose apparentemente uguali, in realtà due mondi completamente diversi.

La confusione su questi due punti fondamentali  non è databile però ai giorni nostri. Già ai tempi di Marx, a metà ottocento, persone che si definivano “comunisti”o “rivoluzionari”, cadevano nel fraintendimento (più o meno volutamente).

Engels, fondatore con Marx del Comunismo Scientifico, nell’”Antidühring”del 1878 ce lo riporta: “Di recente però, da quando Bismarck si è dato a statizzare, ha fatto la sua comparsa un certo socialismo falso, e qua e la è persino degenerato in una forma di compiaciuto servilismo, che dichiara senz’altro socialista ogni forma di statizzazione”. Non quindi una novità dei tempi nostri.

Da allora il fraintendimento, la confusione, il camuffamento, l’imbroglio, la truffa  non ha avuto soste. Personaggi di tutti i tipi si sono presentati sulla scena spacciando per comunismo “ogni forma di statizzazione”.

Nell’ex DDR la situazione non era affatto diversa. Il falso, e cioè che nel paese esisteva il “socialismo” o il “comunismo”, veniva dichiarato ad alta voce e senza limiti. Una truffa!

E’ chiaro che i mistificatori,           “falsi comunisti” o borghesi che siano, non possono divulgare l’analisi scientifica di Lenin, Trotzkij,  Rosa Luxemburg, Karl Liebchnek, Amedeo Bordiga , A. Cervetto, in cui viene chiarito che  nel vero  Socialismo, dove gli operai e i lavoratori sono al governo con i loro rappresentanti eletti direttamente dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro e dai quartieri, il Capitalismo di Stato da loro diretto è solo una fase transitoria, un periodo in cui costituire l’Internazionale in modo che altri proletariati di altri paesi  prendano il potere per poi arrivare ad una società superiore dove la produzione non venga più venduta ( la vendita per trarne il guadagno  è la causa della concorrenza, delle enormi crisi, crisi che poi si trasformano in guerre), ma distribuita.

Il padronato con tutti i suoi servitori e lacchè ha interesse a non chiarire che il Capitalismo di Stato diretto da Stalin, Mao, Castro, Che Guevara, era ed è un Capitalismo di Stato a fine solo nazionalista, in cui lo scopo dei partiti  “pseudo comunisti” statalisti da loro diretti era di impadronirsi con la forza del potere per  sostituirsi  ai capitalisti privati e diventare loro stessi capitalisti, affaristi, senza altri fini comunisti. (per capire: un altro esempio di Capitalismo di Stato, senza che si autodefinisca “comunista” lo possiamo trovare nello Stato del Vaticano, dove non  esiste capitale privato).

In altre parole, questi signori nazionalisti, Stalin, Mao, Castro, Che Guevara, giocando sull’equivoco Socialismo-Capitalismo di Stato si sono sostituti negli affari ai capitalisti privati già esistenti, affermando poi  di aver  edificato il “comunismo” o  il “socialismo”. Esattamente come ai tempi di Marx ed Engels  i falsi “comunisti” o falsi “rivoluzionari”  dichiaravano “senz’altro socialista ogni forma di statizzazione”.

 

Riportando il tutto ai politici ex DDr , troviamo anche qui l’evidenza che il fine di questi finti “comunisti” non è mai stato quello di prodigarsi per gli interessi dei lavoratori, e lo sa bene  chi l’ha vissuto di persona, ma solo quello di fare affari capitalistici nel Capitalismo di Stato, sfruttando il nome Socialismo e soprattutto sfruttando i lavoratori.  

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - gennaio 2015


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( Proseguiamo nell’approfondimento del falso socialismo,

cioè del capitalismo di stato camuffato da “socialismo”)

 

NELL’EX  DDR NON ESISTEVA

 IL SOCIALISMO 

 “LE TESI DEL ‘57”

 

 

 

Negli anni ’50, nell’immediato dopoguerra, quando imperava la guerra fredda tra borghesia americana e borghesia russa, dove la convinzione generale era che lo scontro fosse tra capitalismo e “socialismo”, un piccolo gruppo di comunisti scientifici, che poi fonderanno il partito internazionalista “Lotta Comunista”, mettono a punto e chiariscono scientificamente che cosa esisteva veramente in Russia e nei suoi Paesi satelliti di allora (perciò anche nell’ex DDR), paesi che venivano definiti  pubblicamente “socialisti o comunisti”.

Nelle “Tesi del ‘57”, pietra miliare per la ripresa del movimento comunista rivoluzionario internazionale, Cervetto e Parodi scrivono: “Nell’attuale fase – e particolarmente in determinati Paesi – si sta sviluppando la tendenza al “Capitalismo di Stato”, tendenza già prevista da Engels nell’ “Antidurhing” e studiata da Lenin ne “L’imperialismo” e in altre opere e consiste nella concentrazione delle leve direttive dell’apparato economico nelle istituzioni statali. Tale sviluppo economico, che lascia inalterati i rapporti di produzione (capitale e salario, circolazione mercantile sulla base della legge del valore ecc.) è accompagnato dal passaggio giuridico della proprietà privata alla proprietà statale. Economicamente non si ha alcun mutamento dei caratteri fondamentali del capitalismo, tanto che il “Capitalismo di Stato” non rappresenta alcuna “novità” qualitativa nei confronti del capitalismo classico. Socialmente non si ha alcuna modifica essenziale nella società divisa in due classi antagoniste, le quali conservano le loro fondamentali posizioni nel processo produttivo.

Lo sviluppo economico del “Capitalismo di stato” – diffusosi in generale nel mondo e parzialmente in tutti i paesi progrediti industrialmente – ha avuto una particolare ampiezza nell’Unione Sovietica, in seguito alla straordinaria formazione di fattori favorevoli e di necessità storiche. Le imprescindibili esigenze economiche che si presentarono alla Russia, dopo che la grandiosa Rivoluzione d’Ottobre tentò di aprire l’era della rivoluzione socialista internazionale senza riuscirvi e senza avere le basi materiali d’avvio all’economia socialista, necessitarono lo sviluppo del capitalismo di Stato.

Fuori da ogni giudizio moralistico, i caratteri dello sviluppo economico sovietico confermano la teoria marxista sullo sviluppo capitalistico. Sono perciò da scartare i giudizi che, attingendo a teorie staliniane o trotzkiste, definiscono la società sovietica “socialista” o società fondamentalmente socialista”.

Queste le posizioni chiare, categoriche, del comunismo scientifico negli anni ’50 e di adesso.

Al contrario i ricchi con i loro giornali, con i loro partiti, con gli economisti, i sociologi,  i mass media  ecc. tutti insomma, sostenevano con grande enfasi la tesi che in Russia e nei suoi paesi affiliati vi era il “socialismo”, cioè sostenevano non una contrapposizione tra predoni imperialisti, ma una contrapposizione tra capitalismo e “socialismo”.

Se ne guardavano bene di chiarire i criteri scientifici per identificare il capitalismo di stato come falso socialismo. Lo scopo era creare un’enorme confusione tra i lavoratori,  coloro che in realtà sono gli unici a essere sfruttati e gli unici che producono l’enorme ricchezza esistente.

Non parliamo poi dell’occultare la verità da parte delle chiese, oppio dei popoli,   mistificatrici per natura e parti integranti del capitalismo da cui traggono soldi a palate.

Chi non ha interesse, ieri come oggi, a mistificare è solo il partito rivoluzionario, che vede la possibilità e la necessità di arrivare ad una società superiore  e che si batte determinatamente e strenuamente per questo.

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - settembre 2014

Punti fermi della scienza marxista

( Proseguiamo nell’approfondimento del falso socialismo,

cioè del capitalismo di stato camuffato da “socialismo”)

 

-1953, RIVOLTA BERLINO EST - 

IL FALSO SOCIALISMO  

  (CAPITALISMO DI STATO)

EX DDR ATTACCA GLI OPERAI

 

Dopo la guerra, ai lavoratori dell’ex DDr, così come agli altri lavoratori dell’ex Urss e dei suoi Paesi satelliti (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia ecc)  era stato fatto intendere  di essere nel “socialismo” e che le loro condizioni di vita sarebbero state salvaguardate,  che sarebbero migliorate sempre più.

Tutto ciò non era vero.

E l’illusione durò pochi anni. I lavoratori  tedeschi ex DDR  e quelli polacchi, ungheresi, cechi ecc , mentre notavano che nei paesi occidentali “non socialisti” il tenore di vita lentamente ma veramente migliorava,. vedevano invece che lo sfruttamento, nei loro Paesi cosiddetti “socialisti” o “comunisti”, rimaneva durissimo,   gli stipendi rimanevano sempre bassi e che la corruzione dilagava.

E la reazione non si fece attendere.

Nel giugno 1953, in seguito alla decisione del governo DDR di intensificare ulteriormente i ritmi di lavoro, i lavoratori di Berlino est insorgevano.

La repressione del falso socialismo, cioè del capitalismo di stato,  fu estremamente dura. Furono fatti intervenire i carri armati, l’esercito, la polizia e chissà quant’altro e la rivolta fu presto soffocata.

La disillusione però si propagò, Nel ’56 insorgevano gli operai polacchi di Poznan e sempre nel ’56 quelli ungheresi di Budapest. Tutti furono repressi con estrema violenza.

Tutta la stampa di quel tempo definì i rivoltosi “provocatori”. Anche la stampa cosiddetta “socialista” o” comunista” che in realtà, guidata dallo stalinismo era al servizio del Capitale di Stato, bollò gli operai come “provocatori”.

In tutto il mondo solo la voce dei nostri primi compagni comunisti scientifici era a fianco degli operai insorti. Compagni che, forti della sola scienza marxista si battevano  per l’internazionalismo proletario e chiarivano come stavano effettivamente le cose: “ … Quindi anche al proletariato polacco toccò la sorte degli altri paesi: lavorare duramente per la ricostruzione nazionale, pagare con uno sfruttamento imposto le conseguenze della guerra, restaurare il proprio capitalismo, pagare i sovrapprofitti al proprio imperialismo. E ciò, come in ogni paese, significa fame, miseria, mancanza di libertà (…). Noi che  lavoriamo per questo [l’internazionalismo], siamo idealmente al fianco dei nostri fratelli rivoluzionari polacchi ed ungheresi e difendiamo la bandiera che fu già di Rosa Luxemburg e della Repubblica dei Consigli ungherese del 1919, come oggi è dei giovani insorti, dagli insulti che i controrivoluzionari d’ogni tinta le rivolgono.” (L’impulso 10 nov. 1956)

La dura repressione poliziesca seguente costringerà nell’ex DDR tra il ’52 e il 61, anno della costruzione del Muro ( il Muro della vergogna), più di 2 milioni di tedeschi a scappare nella ricca Germania di Bonn. Queste persone scappavano portandosi  con se la convinzione di sfuggire al “terribile comunismo”.

Ma non poteva essere così. Non è possibile parlare di comunismo o socialismo dove il governo reprime gli operai. Perché stato socialista o comunista significa proprio governo degli operai, dei lavoratori, i quali vengono eletti nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro e nei quartieri. E gli operai non possono reprimere se stessi.

Solo un partito al governo di affaristi capitalistico-statali che si camuffano da “comunisti” o “socialisti” e sono alla ricerca del massimo guadagno può far questo.

Per noi, comunisti internazionalisti, che analizziamo la realtà con la lente del marxismo scientifico, le rivolte operaie di Berlino est nel ‘53 e quelle polacche e ungheresi del ’56 sono state invece la chiara e pratica conferma che in quei paesi dominava il capitalismo.

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - novembre 2014


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Punti fermi della scienza marxista

- Proseguiamo  nell’approfondimento del falso socialismo,

cioè del capitalismo di stato camuffato da “socialismo”-

 

NELL’EX DDR: A PAROLE SOCIALISMO,

DI FATTO CAPITALISMO DI STATO.

GUARDARE ALLA SOSTANZA!

 

-come vedono le varie formazioni politiche l’ex DDr?-

 

 

 Proseguendo nel nostro approfondimento per capire se nell’ex DDr, ex Urss, ecc. esisteva il socialismo o no, interessante è anche analizzare come i vari partiti, le varie ideologia politiche, vedono questo aspetto.

Innanzitutto si deve fare una precisazione: IL CONCETTO SCIENTIFICO UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTO PER DISTINGUERE SE IN UN PAESE C’E’ IL COMUNISMO O IL CAPITALISMO E’ QUESTO: NEL COMUNISMO o SOCIALISMO I PRODOTTI VENGONO SUDDIVISI TRA LA POPOLAZIONE;  NEL CAPITALISMO I PRODOTTI VENGONO VENDUTI per trarne un guadagno!

Se questo è il concetto fondamentale, allora la domanda è: nell’ex  DDr i prodotti venivano suddivisi tra la popolazione o venivano venduti, commercializzati,  come in qualsiasi altro paese? 

VENIVANO VENDUTI!  Perciò nell’ex DDr, ex Urss, ecc. non si può assolutamente parlare di socialismo-comunismo!

 

Ma vediamo come le varie formazioni politiche vedono questo aspetto.

GLI STALINISTI: per loro quando le industrie e le banche non sono più private, ma statalizzate, allora si può parlare di socialismo-comunismo. Perciò per loro nell’ex DDr, ex Urss, ecc. esisteva il comunismo. Non importa se i prodotti venivano ancora venduti, commercializzati, se esisteva ancora la concorrenza, se esistevano ancora i lavoratori dipendenti con un salario ed erano sfruttati, ecc.

I TROTZKISTI: parlano a riguardo dell’ex DDr, ex Urss, ecc. di “socialismo degenerato”. Intendendo che le burocrazie e i partiti che gestivano il potere in queste società “socialiste” erano diventati così corrotti da produrre tutti le disfunzioni che subivano. Anche qui i trotzkisti non si pongono il problema se in questi paesi i prodotti venivano suddivisi tra la popolazione come dovrebbe essere nel socialismo o venivano venduti come accade invece nel capitalismo.

I DEMOCRATICI: per loro l’ex DDr, l’ex Urss, ecc. sono state esperienze di “governi operai di socialismo reale” (“il comunismo reale”) che ha dimostrato  di non funzionare. Quindi esperienze assolutamente da non ripetere. Non viene posta nessuna domanda sulla suddivisione o vendita dei prodotti.

LE FORMAZIONI DI DESTRA: l’ex Urss, l’ex DDr, per i partiti di destra, sono il “diavolo”! Perche ritenute “comuniste”! Perciò assolutamente da combattere. Per loro il crollo dell’Urss e dell’ex DDr è stato un grande successo nella lotta contro il “comunismo” e anche Cuba sta cambiando. A loro rimane il grande problema della Cina (ovviamente anche quella ritenuta erroneamente “comunista”).

PER LE RELIGIONI (l’oppio dei popoli): anche loro, naturalmente, associano l’ex DDr, l’ex Urss, ecc. al comunismo. Pur dicendo in continuazione che Dio è amore e che siamo tutti fratelli, odiano visceralmente tutto quello che a loro appare come “comunismo”. Hanno gioito intensamente e benedetto il crollo dell’impero Urss e dei suoi satelliti, paesi rigorosamente laici, dove le religioni non trovavano spazio, se non addirittura venivano ostacolate.

PER IL PADRONATO: vede in tutto ciò che può essere marxismo, comunismo, socialismo, il nemico naturale.  Ovviamente associano anche loro senza problemi l’ex DDr, l’ex Urss, ecc. al “comunismo”  (e hanno tutto l’interesse speculativo per farlo).  Con il crollo dell’Urss si è aperta loro l’occasione (speculativa)di mostrare ai loro dipendenti come il “comunismo” non possa funzionare, come sia un’illusione, come gli operai siano degli ingenui e che sia inutile perseguire questo obiettivo. Perciò che stiano tranquilli, calmi, buoni, che lavorino e si accontentino.  

PER NOI LENINISTI (DI LENIN e non si Stalin): come chiarito all’inizio: visto che i prodotti venivano venduti, nell’ex DDr, nell’ex Urss, ecc. non si può parlare di  comunismo, ma di capitalismo. CAPITALISMO DI STATO, per l’appunto. Non si può parlare di “degenerazione del socialismo”, ne di “esperienza di socialismo reale”, perché non esisteva, per l’appunto, nessun “socialismo”. La realtà ci dice che il crollo dell’impero Urss non è stato il “crollo del socialismo”, ma il crollo di alcuni paesi a capitalismo di stato. Dal punto di vista scientifico, Cina, Cuba, Nord Corea, dove anche i prodotti vengono venduti e commercializzati, sono  paesi capitalistici, a capitalismo di stato.

E’ importante riflettere ed aver chiaro questi concetti base.

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - aprile 2016

Punti fermi della scienza marxista

- Proseguiamo nell’approfondimento del falso socialismo,

cioè del capitalismo di stato camuffato da “socialismo”-

 

EX URSS, EX DDR:

NESSUN SOCIALISMO DEGENERATO! PERCHE’ IN QUESTI PAESI NON ESISTEVA NESSUN SOCIALISMO!

MA SEMPLICEMENTE CAPITALISMO DI STATO.

 

 

 

Cosa si intende per “socialismo degenerato”?

Chi ha coniato questa espressione, è noto, è stato Trotskij.

Questo termine è stato poi sostenuto dai trotzkisti, cioè i seguaci di Trotskij.

Per “socialismo degenerato” nell’ex Urss Trotskij intendeva che nella Russia sotto Stalin esisteva  il “socialismo”, ma che una burocrazia altamente corrotta, un estremo accentramento del potere da parte di Stalin con esclusione del proletariato, una gestione dello stato e dell’economia totalmente disastrosa, aveva fatto si che il “socialismo” si “degenerasse”.

Quando si parla di Trotskij si parla senz’altro di un grande comunista, di un grande rivoluzionario. Ha contrastato con tutte le sue forze, fino a rimetterci la vita, la truffa  del “socialismo in un paese solo”  di Stalin. “Socialismo in un paese solo” che, assolutamente irrealizzabile, era solo un  inganno, inventato da Stalin solo per imbrogliare i lavoratori, come la storia dimostra .

Ma proseguiamo nel nostro ragionamento sul “socialismo degenerato”.

E’ ultra noto e universalmente ufficiale che socialismo o comunismo ha un significato ben preciso:  i prodotti non vengono più venduti per trarne un guadagno, ma vengono suddivisi equamente tra la popolazione.

 

Nella Russia rivoluzionaria, in fase di transizione aspettando le altre rivoluzioni, è noto che i prodotti non venivano ancora suddivisi tra la popolazione, ma  commercializzati, venduti. Quindi economicamente non si poteva parlare di socialismo. In quella situazione il proletariato rivoluzionario era si al potere, ma ancora costretto a gestire un momentaneo capitalismo, capitalismo di stato per l’appunto.  

Perché allora Trotskij parla di “socialismo”, “degenerato”,  se nella Russia rivoluzionaria non esisteva nessun socialismo?

A questo punto, con tutto il rispetto che si deve a Trotskij, diventa  evidente che Trotskij non aveva proprio così chiaro cosa fosse il socialismo e quale tipo di economia un proletariato dopo la rivoluzione, giunto al potere, nella fase transitoria, dovesse condurre.

Noi siamo del parere che, senza ombra di dubbio, nella Russia stalinista, dove i prodotti venivano commercializzati, venduti, non esisteva nessun “socialismo”!  Perciò non poteva esistere un “socialismo degenerato”.

Stalin e lo stalinismo rappresentavano la controrivoluzione.  Un cambio di politica radicale, da rivoluzionaria a borghese.                            

Vale a dire da una politica rivoluzionaria internazionale per arrivare alla società superiore senza classi, cioè  quella condotta da Lenin, ad una  politica nazionalistica borghese a capitalismo di stato, quella condotta da Stalin.

Questi punti di cos’è il socialismo o cosa non è il socialismo sono punti fondamentali. Non si possono sottovalutare!

 

Ignorarli significherebbe non capire niente di quello che sta succedendo ed essere in balia di tutte le stupidaggini che vengono dette in giro per il mondo.

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - luglio 2016


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 Punti fermi della scienza marxista

-Proseguiamo nel nostro approfondimento del capitalismo di stato travestito da falso socialismo -

 

1991: CROLLO ex URSS e paesi satelliti:

NESSUN CROLLO DEL SOCIALISMO,

MA CROLLO DI NAZIONI BORGHESI

A CAPITALISMO DI STATO!

-cioè nazioni in cui gli affari capitalistici venivano condotti da partiti anziché da imprenditori privati-

 

Il crollo dell’Urss, dell’ex DDR ecc. è stata l’occasione per il padronato, nemico acerrimo del comunismo e aspramente contro l’emancipazione politica dei lavoratori, per gridare al crollo del comunismo. Un’occasione irripetibile per la borghesia per gridare come il comunismo sia irrealizzabile, un’utopia, solo un sogno, come i fatti concreti dimostrino che un tale tipo di società non può reggere.

Dire che nell’ex Urss e nei suoi paesi satelliti esisteva il comunismo era però una mistificazione, come è una mistificazione dire adesso che in Cina, Cuba, Nord Corea esiste il comunismo. 

In Europa e in giro per il mondo esistono decine e decine di migliaia di attivisti marxisti, operai, impiegati, studenti, casalinghe, pensionati, (che mai appaiono in tv o sui giornali) che come persone specializzate in politica e questioni sociali, spiegano concretamente perché  paesi che si definiscono “comunisti”, come la Cina, Cuba, ecc (e nel passato l’Urss, la DDr  ecc.) comunisti  proprio non lo sono. Come siano paesi capitalistici, a capitalismo di stato, dove, anziché gli imprenditori privati, è un partito (che impropriamente si definisce “comunista”) che conduce gli affari capitalistici. Spiegano come questi paesi, con il comunismo non abbiano niente a che spartire, visto che sul loro territorio i prodotti vengono commercializzati e venduti per trarne un guadagno come in un qualsiasi paese “capitalista occidentale”. E chiariscono, che se in questi paesi esistesse veramente il socialismo o comunismo, come loro vorrebbero far credere, i prodotti verrebbero suddivisi equamente tra la popolazione, cosa che nei paesi citati assolutamente non avviene.  

Il Capitalismo di Stato (o gli affari capitalistici condotti da un partito) è una delle varie forme di stato (sovrastrutture, per dirla con Marx) che caratterizzano la società capitalistica, esattamente come lo è la Democrazia o il Fascismo.

Questo spiegano le decine di migliaia di operai marxisti, impiegati, studenti, pensionati, che come detto, mai appaiono in tv, ne sui media.

 

E chiariscono che l’ex Urss, l’ex DDr, ecc. come paesi capitalistici qual’erano, erano di conseguenza, come qualsiasi altro paese capitalista, sottoposti alla dura legge della concorrenza. E la terribile concorrenza impone avere fabbriche sempre competitive sul mercato, impone ristrutturazioni, impone aver sempre macchinari nuovi e sofisticati all’altezza della situazione. ALTRIMENTI SI SOCCOMBE!

Ma i partiti burocratici borghesi non “comunisti” al potere nell’ex Urss, ex DDr, ecc. che gestivano l’economia capitalistica non avevano fatto tutto questo, non avevano rinnovato ne l’economia ne la finanza, ne tantomeno ristrutturato le fabbriche e la naturale conseguenza è stata perciò l’inevitabile invecchiamento delle fabbriche, per poi  diventare obsolete, quindi  da non poter più reggere la concorrenza del terribile mercato, e  poi l’inevitabile crollo.   

Stranamente dai giornalisti e dai politici, dagli intellettuali e dai professori, ecc. che vengono ritenuti grandi esperti in politica, economia e socialità, non si sente mai una parola su tutto questo! Ignorano completamente questa realtà! E poi, mai e poi mai citano i criteri concreti, realistici di distinzione tra socialismo e capitalismo, continuando ad affermare falsamente che nell’ex Urss, ex DDr, ecc. esisteva  il “comunismo”, diffondendo anche concetti errati su cosa sia il socialismo.

E’ chiaro! La borghesia, il padronato, i ricchi con a seguito tutti i loro sostenitori, non hanno interesse che i lavoratori sfruttati si emancipino e prendano coscienza. Non hanno interesse che vengano a capire come funziona veramente il sistema con il suo continuo sfruttamento e  le sue enormi contraddizioni. Perché se i lavoratori prendono coscienza, al primo grosso problema sociale potrebbero rivoltarsi, ribellarsi contro il sistema e lottare per una società diversa.

 

Perciò per il padronato è importante, per mantenere il dominio, che le notizie che i media diffondono siano di comodo al sistema. Notizie  che spesso con la vera verità poco hanno a che fare. 

 

traduzione da "Der kommunistische Kampf" - ottobre 2016



CAPITALISMO DI STATO:

FALSO COMUNISMO

                                                                                                                                                                                                                           traduzione da "Der kommunistische Kampf" - settembre 2015

 

 

Il capitalismo di stato è un sistema economico che prevede la statalizzazione dei mezzi di produzione. In un sistema come il capitalismo di stato i principi tipici dello sfruttamento(crisi, lavoro salariato,disoccupazione, povertà  e classi sociali) non vengono a mancare poichè lo stato si sostituisce ai padroni privati gestendone gli affari. I prodotti continueranno ad essere venduti creando disuguaglianze sociali esattamente come nel capitalismo privato dove chi detiene la proprietà dei mezzi di produzione si arricchisce alle spalle degli operai, solo che in questo caso  sarà lo stato cioè il partito al comando a goderne i profitti ed i ricavi. Per gli operai, cioè la classe salariata, non cambia assolutamente nulla visto che viene sfruttata in ogni caso. Il grande problema sorge quando il capitalismo di stato viene spacciato per comunismo dai media della borghesia e dai falsi comunisti e socialisti, approfittando del fatto che nelle nazioni dove vige questo sistema il partito che detiene il potere si definisce "comunista". Visto che la borghesia cioè i ricchi non hanno nessun interesse a chiarire la questione cerchiamo di approfondirla insieme. Per passare da una società capitalista ad una comunista dove i prodotti non vengono venduti per avere un ricavo ma distribuiti in base ai propri bisogni, abbiamo bisogno di un partito di specialisti che sappia guidare le popolazioni esasperate nel momento della rivolta. Solitamente il proletariato(cioè i lavoratori salariati) si esaspera e si rivolta nei momenti in cui la borghesia per inseguire i propri affari crea disastri sociali come le guerre. Dobbiamo far presente che la popolazione si arrabbia solo perchè è esasperata dalla forte crisi o dalla guerra non perchè ha preso coscienza di quello che deve fare. E' in questi precisi momenti che il partito rivoluzionario, che invece sa benissimo come si deve comportare, può prendere il potere cioè toglie i mezzi di produzione

 alla borghesia con l'aiuto della popolazione inferocita. Fatto ciò il sistema economico passa ad essere a capitalismo di stato gestito dal partito rivoluzionario come momento transitorio per poi arrivare alla società superiore cioè il comunismo. Questo avviene perchè non possiamo subito passare ad una economia comunista visto che per poter distribuire i prodotti senza venderli o commerciarli abbiamo bisogno di una vasta area geografica. Spieghiamo meglio:se per produrre un determinato oggetto abbiamo bisogno di un materiale  che non si trova nello stato dove il proletariato è arrivato al potere dobbiamo per forza di cose comprarlo da un'altra nazione. L'unico modo per arrivare alla società superiore, al comunismo, è che il partito rivoluzionario tenga il potere per il tempo necessario fino a che scoppino le altre rivoluzioni, cioè fino a che altri proletari arrivino al potere nei paesi limitrofi per far si che possano anche loro unire le loro economie a capitalismo di stato fino a raggiungere una vasta area territoriale che consenta la distribuzione dei prodotti. Questo è successo nel caso della rivoluzione bolscevica di Lenin che come già spiegato vedeva nel capitalismo di stato solo un passaggio per poter arrivare al comunismo (internazionalismo), a differenza di Stalin che con la politica del comunismo in un unico paese ha tradito la rivoluzione spacciando il capitalismo di stato come  società superiore, mettendosi lui stesso a gestire gli affari. Altri esempi di nazionalismo, cioè nessun socialismo o comunismo, ma semplice capitalismo di stato sono la Cina di Mao e Cuba con Castro i quali non avevano la benchè minima idea di arrivare ad una società superiore, ma di diventare affaristi di stato. Possiamo considerare anche lo Stato del Vaticano come esempio di capitalismo di stato visto che gli affari vengono gestiti dal clero e non da privati. Anche negli ex paesi dell'Est Europa(Unione Sovietica,Germania Est, Cecoslovacchia, Romania, Polonia, Ungheria ecc) non c'era nessun socialismo o comunismo, ma semplice capitalismo di stato voluto dal padronato americano vincitore della seconda guerra mondiale. Stati Uniti ed Urss si spartirono l'Europa per indebolire l'allora (come adesso del resto) fortissimo imperialismo tedesco. Il risultato fu di ottenere un continente per metà filoamericano e bollato realisticamente come capitalista, mentre per l'altra metà filosovietico bollato come comunista, ma in realtà a capitalismo di stato, viste le leggi commerciali tipiche capitaliste che vi regnavano, ma ben camuffate dall'imbroglio di matrice staliniana.

 

                                                                                                                                 Marco Piccoli                               



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