TEMI DI ATTUALITA' E

DEL PROSSIMO GIORNALE

 

 _________________________________________________________

 

 

MARX IL RIVOLUZIONARIO.

AL SERVIZIO DELL’EMANCIPAZIONE

 

Ha dedicato tutta la sua vita alla lotta per una società superiore.

UN ESEMPIO DA SEGUIRE

 

 

L’impostazione del lavoro rivoluzionario di Marx la si può riassumere in questa citazione di Pavel Annenkov: “Il 30 marzo 1846 a Bruxelles si tiene una riunione alla quale sono presenti Marx, Engels, Weitling, il belga Philippe Gigot, i tedeschi Edgar von Westphalen, il cognato di Marx Joseph Weydemeyer, Sebastian Seiler, e il russo Pavel Vasil’evic Annenkov che scrive una relazione della seduta: «Weitling parlò per primo, ripetendo tutti i luoghi comuni della retorica liberale e avrebbe senza dubbio parlato più a lungo se Marx non l’avesse interrotto, la fronte aggrottata per la collera. Nella parte essenziale della sua risposta sarcastica, Marx dichiarò che sollevando il popolo senza fondarne in pari tempo l’attività su basi solide, lo si ingannava. Far nascere speranze fantastiche non portava alla salvezza, ma piuttosto alla perdita di coloro che soffrivano; rivolgersi agli operai e soprattutto agli operai tedeschi, senza avere idee strettamente scientifiche e una dottrina concreta, significa trasformare la propaganda in un gioco privo di senso, peggio, senza scrupoli. Weitling replicò che con la critica astratta non si sarebbe potuto ottenere nulla di buono e accusò Marx di non essere altro che un intellettuale borghese lontano dalle miserie del mondo. A queste ultime parole Marx, assolutamente furioso, diede un pugno sul tavolo così forte che il lume ne tremò, e, alzandosi di scatto gridò: «Fino ad ora l’ignoranza non ha mai servito nessuno!» (Pavel Annenkov, cit. in U. Cerroni, cit., 27). Per Marx, combattere seriamente il capitalismo significava perciò operare su basi “scientifiche”, concrete, solide, non superficiali, su “speranze fantastiche”. E questo sarà la bussola che orienterà il grande rivoluzionario per tutta la sua vita politica. L’agire deve essere guidato dallo studio e lo studio deve servire per l’agire: questo il credo ferreo adottato dal rivoluzionario Marx, che fin da giovane partecipa a tutti i moti rivoluzionari, partendo dal grande sconvolgimento del 1848 che determinerà in tutta Europa l’ascesa della borghesia.  

Ed è proprio dalla sua analisi scientifica che Marx già da giovane, assieme ad Engels, può vedere da subito che il nascente proletariato, allora piccolissima minoranza nella società capitalista, nel futuro sarebbe così enormemente diffuso fino a diventare predominante nella società, per diventare poi il motore che sopprimerà e supererà il controverso sistema capitalistico. Da questa visuale Marx si attiva quindi per organizzare, sia teoricamente che organizzativamente, il proletariato, futuro elemento degli stravolgimenti sociali. 

Comincia questa sua intensiva attività politica con il fondare nel 1847, non ancora trentenne, assieme ad Engels, la “Lega dei Comunisti”. Così cita l’articolo 1 dello stesso Statuto di fondazione: «Scopo della Lega è il rovesciamento della borghesia, la soppressione dell'antica società borghese fondata sugli antagonismi di classe e l'instaurazione di una nuova società senza classi e 

senza proprietà privata». E già da subito è evidente che i due dirigenti comunisti hanno già chiaro che per raggiungere l’obbiettivo dell’abbattimento del perverso sistema mercantile la loro appena costituita organizzazione ha bisogno di basi teoriche molto solide affinchè la lotta possa essere efficace. Per cui Marx ed Engels scrivono il “Manifesto del Partito Comunista” come base programmatica. Con questo fondamentale scritto analitico il nascente movimento ha perciò adesso la possibilità di intraprendere con consapevolezza i suoi primi passi di lotta, su basi reali, scientifiche, non con idee di fantasia o dettate dalla passione come avveniva prima con i “socialisti utopisti”. Sarà il primo elemento di coscienza concreta nella lotta contro la borghesia, che in seguito tutti i comunisti del mondo adotteranno. 

Essendo che tutto il lavoro per Marx - in collaborazione con Engels - è in funzione della rivoluzione, scrive molteplici trattati scientifici, in modo che la lotta proletaria, possa raggiungere con consapevolezza l’obbiettivo dell’abbattimento capitalistico.

In questa prospettiva il rivoluzionario nel 1844 scrive “i Manoscritti economico-filosofici”,  nel 1845 La sacra famiglia”, le Tesi su Feuerbach (1845), L'ideologia tedesca (1845), Miseria della filosofia (1847), nel 1849 Lavoro salariato e capitale” , “Il 18 brumaio di Luigi Napoleone” (1852), “Grundrisse” (1857-1858), “Per la critica dell'economia politica” (1859), l'incompiuta opera de Il Capitale” (1867), “La guerra civile in Francia (1871) e “la Critica del Programma di Gotha” (1875).  A questo va aggiunto tutto il lavoro sul "Materialismo storico".

Tutte le analisi    politiche, sociali, economiche e filosofiche, scritte, va ripetuto, spesso im modo molto semplice, non per compiacere se stesso, ma con lo scopo preciso di sostenere e organizzare la lotta politica rivoluzionaria. 

In contemporanea ovviamente intensissima è la sua attività pratica.

Dopo la "Lega dei Comunisti" del 1847, Marx fu tra i fondatori della "Prima Internazionale" nel 1864, per la quale scrive il discorso di apertura dello statuto dell'Associazione. All'interno dell'Associazione  è responsabile della Germania e successivamente anche dei Paesi Bassi e della Russia. In questo periodo è molto attivo nel lavoro di chiarificazione politica e di orientamento dell'organizzazione, conducendo al contempo una lotta decisa contro i socialisti utopisti, la corrente borghese radicale e gli anarchici.

 

Nel 1875, con il suo trattato "Critica del programma di Gotha", delineò le linee programmatiche fondamentali su cui si sarebbe fondato il Partito Socialdemocratico di Germania, che Marx ed Engels avrebbero guidato fino alla loro morte.

È difficile trovare nella storia una dinamica rivoluzionaria teorica e pratica così intensa allo stesso tempo.  Molto lontano dalla rappresentazione borghese di un Marx descritto "solo" come filosofo. Si tratta di una attività rivoluzionarie di altissimo livello che ha fatto la storia. UN ESEMPIO DA SEGUIRE.

Un riferimento particolare al famosissimo "Il Capitale": un'analisi così reale e dettagliata della società capitalista che anche molti avversari politici ne riconoscono la validità scientifica. L'analisi scientifica completa di Marx e il suo lavoro pratico con la "Lega dei Comunisti", l'"Internazionale" e il "Partito Socialdemocratico di Germania" sono oggi i criteri pratici granitici su cui si basano tutte le organizzazioni che lottano contro il perverso capitalismo.  E così sarà fino al suo rovesciamento finale. Un grande ringraziamento al grande Marx.


 

__________________________________________________________________________________________

 

 

 

SISTEMI DI DOMINIO CAPITALISTICO:

Fascismo – Capitalismo di stato – Democrazia parlamentare.

L’esperienza del proletariato tedesco.

 

 

Questo articolo non può dare uno sguardo completo agli aspetti economici, sociali e politici della Germania nelle sue tre costituzioni statali dal 1933 ad oggi. Piuttosto, vogliamo cercare di esaminare le rispettive istituzioni sociali esistenti sulla base del loro rapporto con il capitale secondo la concezione marxiana, al fine di trarre conclusioni per il proletariato tedesco e internazionale, se necessario. È certamente notevole che il proletariato tedesco sia l'unico ad aver sperimentato tutti e tre i sistemi sociali capitalisti. Perciò, specialmente oggi, ci troviamo di fronte al compito di guardare indietro ai passati sistemi di dominio del capitale, elaborare i meccanismi di controllo e manipolazione borghesi e sviluppare tattiche per minarli e arrivare così a una forma superiore di società in cui le contraddizioni del capitalismo in tutte le sue manifestazioni saranno superate.

 

 

 

Fascismo/Nazionalsocialismo 

Secondo l'ex segretario generale del Comintern e poi primo ministro della Bulgaria Georgi Dimitroff, il fascismo può essere descritto come la "dittatura terroristica degli elementi più reazionari, sciovinisti e imperialisti del capitale finanziario".1 Ciò significa che il fascismo, come il capitalismo di stato (pseudo-socialismo) e la democrazia parlamentare borghese, può essere descritto come una manifestazione del capitalismo, poiché tutti questi sistemi di governo, indipendentemente dalla loro dottrina politica implicita ed esplicita, hanno la stessa base economica, che significa, soprattutto, che i mezzi di produzione della società sono di proprietà privata.(2)

Per nascondere questo fatto, il fascismo tedesco è particolarmente caratterizzato dal fatto che nella sua dimensione esplicita cerca di stabilire una somiglianza morfologica con il socialismo, come è già chiaramente riconoscibile attraverso una terminologia come "nazionalsocialismo" e "partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi".

Così, soprattutto nella propaganda fascista, elementi dell'agitazione del movimento operaio comunista sono adottati esteriormente attraverso frasi e progetti pseudo-socialisti, come "La forza attraverso la gioia" o "Il lavoro rende liberi". Questa apparente vicinanza al socialismo è dovuta principalmente al fatto che il fascismo storico è costituito dalla necessità di contrastare il nascente movimento operaio di un paese. Questo è evidente nel caso della Repubblica di Weimar durante e subito dopo la crisi economica del 1929:  quando le contraddizioni del sistema economico capitalista e le loro conseguenze divennero apertamente evidenti in questo periodo, ciò portò a un rafforzamento del movimento operaio sotto la guida del KPD con Ernst Thälmann a capo e la richiesta di una Germania socialista sovietica, che come conseguenza avrebbe portato alla nazionalizzazione di tutti i mezzi di produzione del paese e quindi all'esproprio della borghesia tedesca.

Inoltre, a causa delle conseguenze della prima guerra mondiale e delle richieste di risarcimento delle potenze vincitrici alleate, con la contemporanea crescita dell'industria tedesca, una guerra per espandere il mercato sembrava inevitabile dal punto di vista della borghesia tedesca.

Per legare il potenziale rivoluzionario del movimento operaio tedesco e legittimare una nuova guerra, il nazionalsocialismo tedesco doveva fornire un'ideologia alternativa al socialismo per unire non solo la piccola borghesia ma anche la grande massa dei lavoratori in questo movimento politico ibrido, cosa che riuscì a fare straordinariamente bene, dato che una grande parte del proletariato tedesco vi aderì enfaticamente per la sua apparente vicinanza ideologica al socialismo.

Attraverso istituzioni come il "Fronte Tedesco del Lavoro", che fu fondato dopo la distruzione dei sindacati nel 1933, molte delle richieste del movimento operaio furono assunte, anche se la contraddizione di base, che consiste nella proprietà privata dei mezzi di produzione, era naturalmente ancora presente, così che sebbene i lavoratori in questo sistema sperimentarono un aumento del livello di vita per alcuni aspetti, essi furono completamente privati dei diritti per quanto riguarda il loro stesso movimento, il che si manifestò anche nella soppressione incondizionata di qualsiasi opposizione comunista.

È tanto più importante oggi, specialmente per noi comunisti tedeschi, riconoscere i meccanismi capitalistici del fascismo, poiché non dobbiamo ingannarci sul fatto che il tentativo di ristabilire un sistema comparabile da parte dei capitalisti tedeschi può avvenire in qualsiasi momento in cui sia necessario legittimare una nuova guerra o lottare contro un movimento operaio emergente, che è inevitabile a causa delle crisi periodiche del capitalismo.

 

Capitalismo di Stato (pseudo-socialismo)

 

È qui che nascono spesso i malintesi: Stalinisti, maoisti e altri gruppi politici amano sostenere che il socialismo o addirittura il comunismo è stato realizzato in paesi come la DDR e l'Unione Sovietica.

È estremamente importante a questo punto fare la distinzione leninista tra i concetti di capitalismo di stato, socialismo e comunismo.

Il capitalismo di Stato subito dopo la rivoluzione con la presa del potere del proletariato è la necessaria fase di transizione da una forma di società capitalista privata al socialismo. Vladimir Lenin scrive: "Si vedrà che il capitalismo statale-monopolista in uno stato veramente rivoluzionario-democratico significa inevitabilmente un passo, anzi più passi, verso il socialismo!" e inoltre: "... Perché il socialismo non è altro che il prossimo passo avanti, al di là del monopolio capitalista statale. O in altre parole, il socialismo non è altro che il monopolio capitalista di stato applicato a beneficio di tutto il popolo, e quindi ha cessato di essere monopolio capitalista"³.

Il capitalismo di Stato si sviluppa quindi dal capitalismo privato nel corso di una fase rivoluzionaria attraverso la nazionalizzazione dei mezzi di produzione. Il socialismo può essere raggiunto solo in seguito, se questa rivoluzione avviene a livello internazionale.

In caso contrario, la fase rivoluzionaria si ossifica rapidamente in burocratismo e nazionalismo borghese, cosicché, a causa della concorrenza internazionale con i paesi capitalisti privati, gli elementi dell'economia di mercato penetrano col tempo nel sistema statale-capitalista, per cui esso deve crollare prima o poi, come mostrano chiaramente tutte le precedenti dittature statali-capitaliste e quindi anche l'ex DDR.

Nel caso della RDT si può parlare di uno stato sociale distinto, ma questo non deve portare a definirlo socialista, poiché uno stato socialista può nascere solo nel corso di una rivoluzione internazionale e deve essere orientato verso la realizzazione del comunismo, il che significa che lo stato si estingue gradualmente e i prodotti socialmente prodotti vengono distribuiti alla popolazione invece di essere venduti. 

Nell'ex RDT non solo continuò ad esistere l'economia mercantile, ma anche l'apparato statale fu massicciamente ampliato, come in quasi tutti gli altri paesi, per

assicurare il controllo e la manipolazione globale della popolazione.

Ma rispetto al fascismo, qui nell’ex DDR, come nell’ex Unione Sovietica e suoi satelliti, mentre le coperture sociali sono molto estese si verifica una situazione di salari estremamente bassi che determina un livello di vita estremamente basso rispetto alle economie concorrenti private occidentali,  causando forti malumori tra la popolazione con persone che fuggono nei paesi occidentali, esplosione di rivolte come a Berlino nel 1953, in Ungheria nel1957, e in Cecoslovacchia nel 1970,  con brutali repressioni nazionali e il perseguitare ogni autentico movimento comunista.

Un sistema capitalista statale di questo tipo era quindi destinato a portare a una gerarchizzazione della società e a un vincolo e a una neutralizzazione del potenziale rivoluzionario invece di realizzarlo in direzione di una società senza classi. (vedi anche  https://www.derkommunistischekampf.com/2021/07/30/proletarischer-internationalismus-und-ex-ddr/) Il socialismo può quindi essere realizzato solo a livello internazionale e poi, con l'abolizione dell'economia mercantile e l'appassimento dello Stato, passare alla società senza classi del comunismo.

 

Democrazia parlamentare

 

Per impedire questa transizione da una vecchia a una nuova e superiore forma di società, le classi dirigenti di una società, come abbiamo già visto, fanno uso di varie sovrastrutture statali. La classe dominante della borghesia nel capitalismo cerca di mascherare i reali rapporti di dominazione e quindi distrarre dal suo ruolo nell'ordine sociale complessivo.

Rispetto ai sistemi fascisti e capitalisti di stato, che nella maggior parte dei casi operano in modo relativamente aperto con la repressione statale, una democrazia parlamentare borghese è un sistema che opera molto più sottilmente e, in particolare, lavora con la manipolazione mediatica delle masse.

Per questa ragione, questo sistema di governo è anche descritto da Vladimir Lenin come "il miglior guscio politico concepibile "5 , poiché alle masse viene data l'impressione di poter influenzare i processi di decisione politica, per esempio attraverso l'elezione di un parlamento, mentre i rappresentanti eletti del popolo e quasi tutte le altre istituzioni di questo sistema di governo sono al servizio della classe capitalista nazionale e internazionale e rappresentano solo gli interessi della borghesia del rispettivo paese o, come nel caso della Germania, di un egemone imperialista.

Si tratta quindi di una sorta di simulazione politica che ha lo scopo di coprire la realtà dell'oligarchia associativa e partitica dominante in modo che tutte le contraddizioni immanenti nel sistema economico capitalista e i loro effetti, come le periodiche crisi economiche, le guerre imperialiste, lo sfruttamento delle masse lavoratrici e la corruzione all'interno delle istituzioni statali, restino.

Poiché il proletariato tedesco, così come la maggioranza del proletariato internazionale, si trova attualmente in questo sistema sociale di manipolazione delle masse mediatiche e meccanismi di controllo globale, si pone la questione di una tattica politica adatta a superare questo sistema in direzione di un ordine sociale superiore.

A causa della relativa prosperità delle masse popolari nei paesi occidentali e della simulazione parlamentare della politica, consideriamo appropriato come comunisti in questo momento perseguire tattiche extraparlamentari rivolgendoci prima all'individuo piuttosto che alle masse in modo educativo per formare una rete di esperti marxisti nel mondo, che, in un futuro momento rivoluzionario, quando le contraddizioni del capitalismo diventeranno evidenti in una delle crisi periodiche, sarà in grado di guidare le masse nella loro lotta contro il sistema attuale e nella successiva costruzione del socialismo internazionale.

Anche se il sistema attuale comporta una parziale precarizzazione delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori, così come un progressivo sfruttamento dei paesi del terzo mondo e dei paesi emergenti, la relativa prosperità materiale dei paesi occidentali sembra essere abbastanza pronunciata da rendere impossibile al momento un movimento politico di massa globale. (vedi anche il nostro articolo su questo: https://www.derkommunistischekampf.com/ausserhalb-des-parlamentes/ )

 

Conclusione

 

Come già detto, l'esperienza di tutte e tre le sovrastrutture capitalistiche è una caratteristica unica del proletariato tedesco. Il proletariato tedesco in particolare dovrebbe quindi oggi riconoscere chiaramente i meccanismi di manipolazione e controllo borghesi e prendere coscienza del suo potenziale rivoluzionario. Perché è precisamente nel legare e neutralizzare il potenziale rivoluzionario delle masse lavoratrici che consiste lo scopo principale dei sistemi di governo capitalistici nelle loro varie manifestazioni. Solo quando le contraddizioni del capitalismo e le sue tattiche di occultamento sono state riconosciute ed esposte da tutti i lati, questo potenziale rivoluzionario può essere liberato, la sovrastruttura capitalista superata buttata via e un nuovo ordine sociale superiore realizzato.

 

1 Wippermann, Wolfgang: Faschismustheorien. Sullo stato della discussione attuale. Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1989, pp. 21 ss. e 58.

 

² Questa affermazione vale in realtà anche per il capitalismo statale pseudo-socialista, poiché, contrariamente alla sua esplicita dottrina politica, senza un orientamento internazionalista deve degenerare in capitalismo privato dopo essere stato costretto, a causa della concorrenza internazionale con i paesi capitalisti privati, ad adottare successivamente elementi di economia di mercato e quindi ad allontanarsi gradualmente dall'economia pianificata socialista, come dimostrano chiaramente paesi come l'ex Unione Sovietica, la DDR e l'attuale "Repubblica popolare cinese".

 

Lenin (Uljanow), Vladimir Ilic: Lenin Werke, vol. 25, pp. 368-369, Dietz Verlag Berlin, 1972.

 

4 Ciò che si intende qui è il tenore di vita materiale in confronto agli anni dell'immediato dopoguerra prima della fondazione della RDT nel 1949 e in relazione alla sicurezza sociale completa in confronto alla RFT. Per quanto riguarda la fornitura di beni di consumo per la popolazione, per esempio, la RDT rimane rapidamente indietro rispetto allo sviluppo della RFT nei decenni successivi, il che porta a rivolte di massa tra la popolazione, soprattutto negli ultimi anni della RDT. (vedi grafico)

 

5 Ibid. Pagina 393 - 507.                                                                                                                                                                                                                 D.  P.

 


 

__________________________________________________________________________________

 

 

 

ASTENSIONISMO REKORD ALLE ELEZIONI IN NRW

(Nordrhein Westfalen)

LE MASSE SFRUTTATE PERCEPISCONO SEMPRE PIU’ COME LE ELEZIONI

NON RAPPRESENTINO I LORO INTERESSI

 

 

L’ASTENSIONISMO ALLE ELEZIONI E’ UNA TENDENZA CHE RIGUARDA TUTTI I PAESI EUROPEI

 

 

            2 giugno 2022

 

Il mondo politico tedesco è spaventato: anche in Germania la partecipazione al voto tende drasticamente a diminuire.

Gli esperti allarmati cercano di darne una spiegazione: «Non ci si può sorprendere visto la totale assenza di temi riguardanti i cittadini» è l’analisi die “WELT del 16 maggio nell’articolo “Record di non votanti nelle elezioni in NRW: giusta punizione per l’ignoranza politica”. Segue il commento del “FrankfurterRundschau” sempre lo stesso giorno nell’articolo ““Record di non votanti nelle elezioni in NRW: le ragioni dell’astensionismo”: «Ci sono diverse ragioni per cui le persone autorizzate a votare non votano. Da un lato, ci sono ragioni tecniche, afferma la politologa Julia Schwanholz dell'Università di Duisburg-Essen. Ad esempio, se le schede per le assenze arrivano al vecchio luogo di residenza poco dopo un trasferimento. Poi c'è chi non gradisce l'attuale offerta dei partiti. "Infine, ci sono coloro che rifiutano il sistema politico dominante", dice».

Ma il FrankfurterRundschau  nell’articolo riporta anche il commento, fuori dal coro dei “tecnici”, di una giovane intervistata di nome Maria, che da invece un’altra versione del fatto: Tutti i partiti sono uguali” è la sua affermazione, e 

riguardante le loro proposte politiche specifica: “Il contenuto era simile, solo la formulazione era diversa”.

Certo, proprio così. E la versione che da Maria, in fondo non è molto dissimile dalla nostra interpretazione della funzione delle elezioni: i partiti parlamentari, che sono partiti della borghesia, non svolgono il ruolo di risolvere i problemi profondi delle masse lavoratrici – lavoro, lavoro precario, stipendi, tasse, pensioni, supersfruttamento degli immigrati, condizioni di lavoro stressanti, controversie 

sociali, ecc. – ma si presentano su problemi estremamente secondari cercando con giri di parole di attirare l’attenzione delle persone per carpirne il voto.

E questo è il vero motivo, e non problemi tecnici o per l’ignoranza dei politici nel sapersi presentare, per cui in tutte le nazioni dei paesi avanzati la partecipazione al voto è in crisi, diminuisce costantemente.

Infatti l’allontanamento delle masse lavorative a quella che i marxisti definiscono “la farsa del voto” è un fatto che riguarda anche la Francia (come la tabella accanto riporta), l’Italia, e tutti i paesi europei, senza eccezione.

Nel nostro Sitoweb in internet “Der kommunistische Kampf” postato nel 2016, nelle “Nostre Posizioni Politiche” scriviamo: “Il parlamento serve al padronato per dare l’impressione al proletariato attraverso il voto, di poter decidere sulla conduzione della vita politica ed economica del paese, di aver un ruolo. Il trucco, il gioco di prestigio dei ricchi nell’uso di questo strumento, consiste nel fatto di far votare [il cittadino e ] il lavoratore facendolo scegliere su una vasta gamma di partiti dei quali il lavoratore conosce poco o crede di conoscere. Partiti che invece, chi direttamente chi indirettamente, nascostamente, lavorano per il padronato e fan finta di polemizzare tra di loro. Dopo il voto, per il fatto che i parlamentari rimangono in carica 4 o 5 anni e in questo periodo non possono più essere ritrattati, il lavoratore che li ha votati non è più in grado di controllarli e quindi i partiti, slegati da chi li ha votati, possono prendere qualsiasi decisione, seguendo le indicazioni e gli interessi dei ricchi imprenditori da cui direttamente o indirettamente dipendono. Il  lavoratore che con il voto è convinto di essere stato determinante, in realtà non svolge nessun ruolo. Gli è stato buttato solo fumo sugli occhi per attirarlo in una scelta che con i suoi interessi nulla ha a che fare. Si sta notando però che sempre più lavoratori istintivamente percepiscono questa discrepanza, questa inganno e come nei decenni il numero dei votanti stia sempre più calando”.

Ecco spiegato da dove arriva l’intuizione della giovane Maria e le ragioni profonde dell’astensionismo di massa.


 

_____________________________________________________________________________________

 

 

 

“Brothers in Arms”

 

 

“Brothers in Arms” (fratelli in armi) una canzone di Mark Knopfler che mentre

la si ascolta fa venire i brividi. Parla della guerra, delle distruzioni e della sofferenze.

Il mondo che è uno solo ma che siamo diversi. E’ schiocco fare la guerra e ucciderci.

MA I SOLDATI IN GUERRA COMBATTONO E SI UCCIDONO

NON PER UN MONDO MIGLIORE, MA PER I CAPITALISTI. 

  

            21 maggio 2022

 

Si, il problema di questo mondo è che è un mondo capitalistico. E se è vero che siamo tutti fratelli, i capitalisti che imperano e dirigono le nazioni ci inducono con la propaganda e i pretesti a odiarci e farci la guerra l’un l’altro affinchè difendiamo i loro interessi, le loro ricchezze. 

In realtà istintivamente i popoli tenderebbero a fraternizzare l’un l’altro, se nella società non venissero lanciati messaggi che portano a disprezzare le altre popolazioni, popolazioni che se si va a indagare appartengono a paesi concorrenti alle borghesie del paese dove viviamo. 

E alla fine poi succede esattamente quello che si sta oggi ripetendo in Ucraina:  fratelli proletari in armi che si uccidono contro altri fratelli proletari in armi. 

Perché alcuni fratelli proletari sono stati fatti convinti di sparare e uccidere assurdamente altri fratelli perché definiti “nazisti”. I fratelli attaccati, per niente “nazisti”, a loro volta sono stati fatti convinti di imbracciare le armi per difendere la patria e uccidere i cattivi fratelli invasori. 

Ma i fratelli proletari attaccanti non si sono resi conto che andando ad invadere un paese esterno, ad uccidere e farsi uccidere, è solo per i ricchi capitalisti del proprio 

paese. E i fratelli difensori a loro volta non si rendono conto che uccidono e si fanno uccidere non per difendere una società superiore, ma per difendere gli interessi degli sfruttatori ricchi capitalisti del proprio paese, che poi, insaziabili, continueranno a sfruttarli come prima.

E’ l’ennesima e inutile tragedia che si ripete. Fratelli proletari che si uccidono a vicenda, mentre sui due fronti i ricchi capitalisti seduti su comode poltrone festeggiano il successo dei loro affari, pronti a riabbracciarsi a guerra finita.

 

Serve portare la coscienza e la coesione all’interno dei fratelli proletari. Affinchè i “Fratelli in Armi” anziché massacrarsi inutilmente fra di loro rivolgano tutti assieme le armi contro i propri crudeli aguzzini sfruttatori e edifichino una nuova società. Una nuova società dove il brano “Brothers in Arms” possa diventare la canzone di un lontano triste passato.


 

 

 

___________________________________________________________________________________

 

 

 

ANALISI DELLA SITUAZIONE IMPERIALISTA

 

LA GUERRA IN UCRAINA STA RAFFORZANDO NOTEVOLMENTE LA BORGHESIA AMERICANA SULLA SCENA INTERNAZIONALE

 

Vogliamo qui fare un riassunto di come le potenze capitaliste sul pianeta

scontrandosi con tutti i mezzi, guerre comprese, cinicamente

cercano di raggiungere gli obiettivi che si prefiggono.

 

 

 

 

           3 maggio 2022

 

Mai come adesso dal dopoguerra in poi l’imperialismo di Washington ha avuto alleati così stretti e compatti, e una NATO così ambita dalle borghesie dei paesi europei, anche da quelli che prima erano scettici come Svezia e Finlandia. Se prima la NATO era un po’ snobbata in Europa, adesso il conflitto militare russo in Ucraina ha messo così tanta paura alle borghesie europee che terrorizzate, non solo chiedono, ma ora pretendono a gran voce la protezione della NATO e il suo veloce rafforzamento e allargamento.    

E’ proprio l’invasione russa dell’Ucraina che rinsalda questo enorme polo militare-politico imperialistico, esattamente l’opposto di ciò che si prefiggeva il governo di Mosca, che con il blitz militare di invadere l’Ucraina, pensava di rafforzare la sua posizione geopolitica nella scena internazionale, dividere con il ricatto del gas e i suoi prodotti agricolo-minerari  i paesi europei - all’interno di essi e dagli Stati Uniti - e di rafforzare la sua alleanza con l’imperialismo di Pechino.  

Già prima  (causa l’emergere dell’imperialismo cinese) il presidente Trump nel suo mandato quadriennale nel suo “Make America Great” aveva fatto tutti gli sforzi possibili per raggiungere l’obbiettivo di compattare l’unione USA-Europa (detta “transatlantica”) attraverso la nota politica di innalzamento dei dazi doganali contro Cina e Russia, le dure sanzioni contro Russia, Cina, Iran, Venezuela, ecc. e di rafforzare la NATO cercando di costringere i paesi europei a portare le proprie spese militari al 2%. Ottenendo però solo in parte i risultati. Ora tutto questo, e ancor di più, nel giro di un mese causa la guerra russa in Ucraina, all’amministrazione Biden si è realizzato, con la prospettiva di rafforzarsi ancor più con il proseguire della guerra.

  

INTERESSE USA AL PROSEGUIMENTO DELLA GUERRA. Molti commentatori internazionali scandalizzati accusano Biden di non voler metter fine al conflitto ucraino, di non cercare il compromesso con Putin. Ma insultandolo di continuo, isolandolo politicamente, rifiutando i russi 

negli incontri internazionali, mandando sempre più armi alle forze ucraine, ecc. di fomentare e cercare con determinazione il proseguo del conflitto.

Questo, nel brutale scontro tra borghesie senza esclusione di colpi, potrebbe effettivamente corrispondere alla realtà.    

Perché se Putin per i suoi interessi geopolitici ha cercato e causato la guerra, Biden adesso per i suoi altrettanto obiettivi geopolitici potrebbe avere interesse che la guerra continui. Per i motivi imperialisti sopra accennati: più la guerra continua e più l’alleanza transatlantica USA-Europa si rinsalda; più la guerra continua e sempre più paesi europei vogliono velocemente entrare nella NATO (perfino la neutralista Svizzera ci sta pensando) e i vari governi europei senza più esitazione vogliono innalzare le proprie spese militari NATO; 

un lungo proseguo della guerra può indebolire di molto il concorrente russo. Non ultimo: causa la guerra, un notevole rafforzamento del polo politico-militare StatiUniti-Europa isola sulla scena internazionale anche l’imperialismo di Pechino (e l’India). Non poco per la borghesia americana che con tutti i mezzi cerca di contrastare l’ascesa delle borghesie concorrenti.

 

E TUTTI QUESTI VANTAGGI USA, CAUSA LA GUERRA IN UCRAINA VOLUTA DALL’ AVVERSARIO   PUTIN.  

 

Fin dall’inizio era chiaro che nello spietato scontro tra capitalisti, Putin, fallendo l’obbiettivo di impadronirsi velocemente dell’Ucraina e impantanandosi in una lunga guerra di posizione, Biden ne avrebbe approfittato. Quanto ne avrebbe approfittato, subito non era chiaro. Adesso si. Washington sembra miri non solo al rafforzamento dell’asse USA-Europa, ma con il proseguo della guerra, come detto, voglia assolutamente arrivare al collasso della  non industrializzata economia russa, alla deposizione di Putin, con un indebolimento dell’imperialismo russo sulla scena internazionale tale da diventare non più pericolosa per gli interessi USA, così da neutralizzarla per un paio di decenni, come successo precedentemente con l’Unione Sovietica.

E il forte rafforzamento strategico USA-Europa e le notevoli difficoltà di Mosca è un segnale potente anche per l’imperialismo di Pechino: la Cina adesso ha meno alleati sulla scena internazionale, e deve porre attenzione alle sue prossime mosse imperialiste (Taiwan compreso). Perché USA e Europa assieme pesano sul PIL mondiale circa il 40%, mentre la Cina è ancora al 16% (mentre la Russia è poco sopra all’1%). E perché la potenza USA con la guerra in Ucraina sta dimostrando essere una potenza militare di altissimo livello, livello a cui l’imperialismo cinese ancora ne è ben lontano, e che in caso di in un eventuale disastroso scontro non avrebbe alcuna chance.

 

Un’ultima osservazione: LA DEBOLEZZA MILITARE RUSSA.

L’imperialismo russo si è sempre pavoneggiato sui media internazionali (supportato con entusiasmo dagli stalinisti  - e lo sta facendo paradossalmente ancora adesso) come una grande potenza militare: la guerra in Ucraina sta dimostrando tutto il contrario. L’esercito ucraino, uno dei più poveri in Europa ma in questa occasione abbondantemente armato da USA (e inglesi) lo ha facilmente sconfitto nell’ovest del paese e adesso lo scontro militare si è spostato a est nella regione del Donbass. Nel conflitto ucraino l’esercito russo ha palesato tutte le sue debolezze: una parte del suo arsenale ancora a bassa tecnologia (una quota di carri armati provengono dell’ex Unione Sovietica), una notevole scarsità di armi e uomini, una accentuata disorganizzazione logistica (di organizzazione) e un debole supporto satellitare. In pratica un nano militare rispetto alla potenza di fuoco USA enormemente tecnologizzata ed estremamente efficiente. Il motivo di questa debolezza militare russa? Il basso grado di industrializzazione del paese, che non riesce a garantire uno standard di livello militare alto e moderno e dove i militari ricevono uno stipendio pari a 400-500 dollari al mese. Nello spietato confronto interimperialistico sarà quindi facile alla potente borghesia di Washington cogliere l’occasione Ucraina per mettere a tacere ancora una volta il nano russo.

Il cinico confronto tra borghesie fa ribrezzo ai proletari. Masse proletarie che purtroppo ne devono subire le tragiche conseguenze. Tutto questo può finire solo con l’abbattimento del sistema del profitto. Non c’è altra via.


 

___________________________________________________________________________________________

 

 

 

L’ORRIBILE GUERRA  IN  UCRAINA RIPORTA ALLA REALTA’ CAPITALISTICA LE MASSE E I GIOVANI  

 

PENSAVANO CHE LA GUERRA FOSSE COSA DEL PASSATO O RIGUARDANTE

SOLO I PAESI ARRETRATI. NON E’ COSI’. IL CAPITALISMO NON E’ E NON

SARA’ MAI COSI’. LE MASSE E I GIOVANI DEVONO RILEGGERSI MARX.

 

 

 

       2 marzo 2022

Quando la mattina del 24 febbraio tutte le agenzie di stampa riportano che i russi avevano invaso l’Ucraina ed era iniziata la guerra nessuno poteva crederci, lo stupore è stato enorme. Nessuno poteva credere veramente che Putin potesse aver fatto una cosa del genere. Uno shock sconvolgente. “Ma non è possibile! Non posso crederci!” erano le frasi di angoscia più ricorrenti. Oggi, dopo due guerre mondiali, la convinzione generale è tale, che un sanguinoso conflitto militare nel centro della “democratica” Europa, in quest’ epoca di diplomazie, di alti valori culturali e morali, di rispetto delle persone, ecc. non possa più esistere, sia fuori discussione.  … Ma la realtà evidentemente parla diversamente.    

E la mattina del 24 febbraio quando la notizia dell’intervento militare russo si diffonde in tutto il globo, “Der Spiegel” sotto shock esce addirittura con il titolo: “Oggi ci siamo svegliati in un altro mondo”.  Si può immaginare lo sconvolgimento di svegliarsi la mattina nel bel mezzo di una guerra mai immaginata.   

 

 

Shock  per i democratici e i giovani, certo, ma non i marxisti come noi, che conoscono molto bene il funzionamento del sistema capitalistico.   

Perché le guerre sono Componenti fisse del sistema borghese come nelle Nostre posizioni politiche nel sitoDer kommunistische Kampf chiaramente scriviamo e sottolineiamo,  mentre alle masse e ai giovani viene ripetuto tutto il contrario. Perché le contraddizioni del sistema capitalistico non sono solo le disuguaglianze sociali e il cambiamento climatico, come ai giovani si vuol far credere, ma  ANCHE  LE DEVASTANTI GUERRE  ne sono parti integrante, con tutte le loro tragiche conseguenze. Questa è la VERA ESSENZA del capitalismo che dovrebbe essere insegnata ai giovani. Il mondo reale si muove proprio tutto il contrario di quello che i democratici propagandano e le scuole insegnano.     

Quindi è contro questa essenza capitalista che bisogna combattere e impegnarsi. 

La lotta contro l’ipocrisia, contro le falsificazioni dei media nel sistema borghese è perciò fondamentale per riportare i giovani e le masse nella realtà. Ipocrisia che cerca di persuadere che il capitalismo sia benessere, pace e prosperità. E quando i politici borghesi affermano che le problematiche all’interno del sistema si possono

 risolvere con l’impegno e la buona volontà, anche questo non è che l’altro ennesimo inganno, perché i capitalisti non possono vivere senza queste ingiustizie se vogliono guadagnare, ed è per questo che non spariscono mai.      

Inganni: esattamente come ciò che sta succedendo adesso con la propaganda sulla guerra in Ucraina, dove la stampa manipolatrice non riporta che già negli anni ’90 in Jugoslavia, sempre nel cuore d’Europa, un’altra sanguinosa e violenta guerra vi è già stata, dura e orribile come l’attuale, che ha devastato il paese e ucciso centinaia di migliaia di persone, soprattutto civili. Ma di questo nessuno ne parla perchè la guerra in Jugoslavia del 1991-2001 non è stata condotta dai cattivi russi con i relativi eccidi, ma dalle attuali potenze democratiche USA ed europee, Germania compresa. Bombardando e distruggendo le città a tappeto con ogni sorta di atrocità, esattamente come sta succedendo adesso in Ucraina con i russi. Su questo massacro la stampa tace perché vuole nascondere il carattere guerrafondaio e sanguinario anche delle borghesie europee. Si vuol far credere sia solo Putin il mostro. Ma non è così.

Perché TUTTI I CAPITALISTI E TUTTI I GOVERNI, DEMOCRATICI O NO, SONO UGUALI,  GUERRAFONDAI  E  BRIGANTI.  

Anche  sulle altre guerre che infestano l’Africa e il Medio Oriente si cerca di accreditare la falsa idea  che siano eccezioni provocate da “fanatici”. Anche qui l’ennesimo raggiro. Perché anche questi conflitti sono causati dagli interessi dagli affaristi e dai governi delle potenze industrializzate “civilizzate”, che incoraggiando e usando lo scontro tra etnie e religioni in queste regioni, cercano di rubarsi l’un l’altro le zone, così da poter espandere ancor più i loro affari e guadagni.

Perché, ripetiamo, per i capitalisti le guerre sono solo uno dei mezzi per ottenere i loro scopi affaristici, come lo sono le lotte economiche, finanziarie, politiche. E ciò, anche qui, spiega come mai le guerre sul pianeta non spariscono mai e ne insorgono sempre di nuove.

 

E’ chiaro: oggi rispetto ALLA e ALLA GUERRA MONDIALE  NON E’ CAMBIATO NULLA, perché NON PUO’ CAMBIARE NULLA, visto che il perverso meccanismo capitalistico che agiva allora è lo stesso che agisce oggi.

Non c’è quindi da stupirsi se oggi le sanguinose guerre ritornano a colpire il cuore dell’Europa. Come un domani andranno a coinvolgere anche le nazioni dell’Unione Europea stessa. 

L’odiosa stampa menzognera borghese con i suoi politici può ingannare le masse e i giovani inesperti, ma non certo i marxisti, che ribadiamo, conoscono bene la realtà capitalista e non si lasciano fuorviare dalle manipolazioni borghesi.

La via d’uscita dal repellente capitalismo la conosciamo bene, ed è unica: 

CONTRO LA GUERRA RIVOLUZIONE!


 

_____________________________________________________________________

 

 

 

LE MANIPOLAZIONI DEI MEDIA NELLA GUERRA CAPITALISTA UCRAINA-RUSSIA

Fondamentali per convincere il proprio popolo a combattere il nemico

________________________________________________

 

I CAPITALISTI UCRAINI E RUSSI PER I LORO SPORCHI

INTRESSI CONTRASTANTI HANNO CAUSATO LA GUERRA.

CERTO NON I LAVORATORI. PER LORO SOLO DISASTRI E DISPERAZIONE.

 

 

 

    10 aprile 2022

 

Nello scritto del 1917 “Guerra e Rivoluzione” Lenin riguardante la guerra afferma: "Se si dimentica la storia del capitale finanziario, la storia del mondo in cui è maturata la guerra  a causa di una divisione, si arriva a far credere che due popoli che vivevano in pace, improvvisamente uno attacca l'altro e quest'ultimo si difende. In questo modo si dimentica tutta la scienza, le banche, si chiamano alle armi i popoli...... Bisogna difendersi, ecco tutto! ... Le guerre ... non sono il risultato della malizia dei capitalisti e delle politiche sbagliate dei monarchi. Sarebbe sbagliato vedere le cose in questo modo. No, la guerra è inevitabilmente provocata dallo sviluppo del capitalismo. ... Ed è per questo che è assurdo accusare i capitalisti di questo o quel paese. La loro unica colpa è quella di aver instaurato un sistema come quello attuale .... Se si costruiscono banche che hanno a disposizione centinaia di migliaia di rubli, se queste banche gettano sul mondo intero la rete del saccheggio bancario e poi si affrontano in un duello per la vita e la morte, di chi è la colpa? Vallo a cercare il colpevole!".     

Un’analisi che descrive perfettamente la causa anche dell’attuale conflitto in Ucraina. Poiché è nel contrasto di interessi delle varie componenti capitalistiche tra Ucraina e Russia in primo luogo, e poi europee, USA, ecc. che è da ricercarsi il motivo anche di questo ennesimo macello. E giustamente come sottolinea Lenin, va’ a capire nello scontro di interessi contrastanti tra i grandi affaristi ucraini e russi, chi ha provocato l’altro, chi ha tirato troppo la corda, chi in realtà ha cercato la guerra. L’unica cosa visibile nella tragedia Ucraina è che nel paese una parte sempre più considerevole di banche, industrie, ecc. spingono per collegarsi con l’occidente, in sostanza con il grande capitale europeo, per incrementare i loro affari. Questa crescente componente imprenditoriale ha ora in mano il governo e spinge per l’ingresso dell’Ucraina nella UE e nella NATO. 

Dall’altra, una parte minoritaria di impresari filorussi, che continua a far affari con Mosca e che nel parlamento ucraino è rappresentata dai partiti di opposizione, per lo più stalinisti, che ovviamente è fermamente contraria alla UE e alla NATO. Con l’imperialismo russo che la sostiene attivamente e vuole impedire a tutti i costi che l’Ucraina, sua ex zona nell’impero sovietico, passi definitivamente sotto controllo dei concorrenti occidentali. E’ certamente da questo contrasto radicale che è esplosa la guerra. 

E qui entrano in campo i media, potenti strumenti dei capitalisti, che nella contesa tra le due parti belligeranti devono convincere le masse a farsi massacrare.

In Ucraina si incita alla resistenza armata contro l’invasore, come se un cambio di governo da filoccidentale come l’attuale, a filorusso com’era prima, o entrare nella 

NATO o nella UE, per le masse sfruttate cambiasse qualcosa. E dall’altra in Russia, si incita a “liberare” la regione del Donbass dall’oppressione dura del governo ucraino, come se per i lavoratori della regione essere sfruttati da un governo ucraino o russo cambiasse qualcosa.

E’ chiaro, la cosa, cioè la guerra, è qualcosa che riguarda solo le alte sfere capitalistiche, i loro grandi affari. Sono certo LORO che hanno provocato il conflitto e hanno interesse a provocarlo, per i soldi. I lavoratori con questo disastro non hanno certo nulla a che fare.

I socialmedia occidentali scandalizzati accusano la stampa russa di nascondere alle masse russe i reportage dei bombardamenti russi sulle città ucraine e le scene di disperazione. Corretto, più che giusto.

Ma, obbiettiamo noi, questo non è esattamente ciò che hanno fatto i media europei durante la guerra in Siria e Iraq? Dove le potenze occidentali, e per la precisione gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, il Canada e la Germania, per non perdere i propri interessi capitalistici nella zona, cercando di cacciare l’ISIS, hanno bombardato e distrutto a tappeto intere città, uccidendo centinaia di migliaia di civili? Ma queste terribili e ripugnanti immagini i media europei, che adesso si indignano per la censura russa, in occidente non le hanno trasmesse.

Come le terribili scene dell’attuale guerra in Mali, dove sono impegnati soldati 

francesi e tedeschi, che per accaparrarsi la zona africana, non esitano a bombardare i villaggi ostili. Anche di queste atroci immagini non vi è traccia sui media (tutti d’accordo) tedeschi e francesi. Infatti quasi nessuno in Germania sa dell’esistenza di questa orribile conflitto, a parte i pochi interessati. Ripugnante guerra di cui noi nell’articolo La guerra nascosta in Mali condotta dai francesi e dai tedeschi  del 2 giugno 2021 su  Der kommunistische Kampf  abbiamo ampiamente documentato.

In sostanza, tra media russi che omettono la realtà, o ipocriti media europei che fanno altrettanto, non cambia assolutamente nulla.

Oggi o ai tempi di Lenin il compito dell’informazione borghese di deformare la realtà è sempre uguale, è evidente. Il loro ruolo, fondamentale per i capitalisti, è presentare un nemico (che poco prima era un amico) crudele e sanguinario, al fine da convincere le masse ad accettare la guerra e sacrificarsi … per gli sporchi affari della borghesia.


 

_______________________________________________________________________________________

 

 

 

NON ABBIAMO BISOGNO DI GUERRE, MA DI GODERE LA PROSPERITA’ SOCIALE PRODOTTA!

 

Contro la guerra c’è un’unica soluzione: RIVOLUZIONE!

 

 

    1 aprile 2022

Che nel mondo esista sufficiente benessere per tutti gli esseri umani, anche per quelli dei paesi arretrati in via di sviluppo, è senza dubbio evidente.    

Addirittura oggi nei paesi ricchi assistiamo a situazioni anche paradossali dove una parte di prodotti viene perfino gettata. Come per es. la frutta o la verdura, che nei momenti di troppa produzione nelle campagne, la vendita non produce profitto, i vari governi preferiscono comprarne una parte per poi buttarla in modo che la restante possa produrre un profitto per gli affaristi agricoltori. O quando nei supermercati le merci scadute, anche se ancora commestibili, vengono scartate. E’ quello che succede anche nelle famiglie, che per sbadataggine non consumando tutto ciò che cucinano, il resto viene buttato nella spazzatura. Questo accade anche per i vestiti non più di moda, le tv, e così via.   

A questo livello di industrializzazione mondiale perciò uno standard di benessere esiste per tutti, tutte le persone sul pianeta potrebbero vivere un’esistenza eccellente, in pace e senza problemi.   

Ma non è così.

La causa chiaramente risiede nel sistema sociale in cui viviamo.

La produzione mondiale non viene organizzata secondo un piano in modo che tutti ne possano usufruire i benefici, come dovrebbe essere. E non viene distribuita in modo equilibrato, sensato, tra le persone che la producono così da evitare sperequazioni. No, tutto è lasciato al caso, che in determinati momenti si trasforma anche in caos. 

Tutto questo perchè i proprietari dei mezzi di produzione, cioè i capitalisti, in concorrenza serrata tra di loro, devono cercare in tutti i modi e con tutti i mezzi di vendere le proprie merci, per trarne un profitto, e il più alto possibile. E a qualsiasi costo. Ciò comporta che la vendita delle merci non avviene solo attraverso il prezzo e la qualità del prodotto, ma anche usando la corruzione e i sotterfugi, e se necessario, per i capitalisti, anche la guerra può essere un mezzo utile per abbattere definitivamente i concorrenti.

In un sistema così la lotta tra affaristi è quindi componente costante che può a momenti, come i fatti dimostrano, trasformarsi in mostruosità.

E’ chiaro che in un sistema economico così caotico, senza possibilità di programmazione e di organizzazione, la pace non può mai esistere, la fame non potrà mai essere definitivamente debellata, l’inquinamento non potrà mai essere seriamente combattuto, la corruzione sarà sempre la normalità, la vera democrazia non potrà mai esistere, le ingiustizie sociali saranno sempre presenti e le crisi e i disastri si perpetueranno 

all’infinito  (come l’attuale guerra in Ucraina e, si può aggiungere, le altre in Etiopia, Jemen, Libia, Siria, ecc.).

Che fare?

E’ possibile arrivare ad una società organizzata senza guerre e ingiustizie dove tutti possano usufruire in pace il benessere prodotto?   

Si, certo che si. Non è facile, ma sicuramente si.

Anche la società medievale a suo tempo sembrava, tra le mille sofferenze, indistruttibile, insuperabile, non abbattibile. Eppure è stata abbattuta, superata e oggi non esiste più.

Anche nell’attuale capitalismo, come ieri nel Medio Evo, esistono momenti particolari in cui le rivoluzioni sono possibili

E’ stato appunto sfruttando uno di questi momenti che i rivoluzionari della borghesia nel Medio Evo hanno potuto fare le rivoluzioni e sono giunti al potere modificando così il vecchio sistema sociale feudale arretrato che fermava, frenava il progresso, edificando la nuova società più avanzata, progredita. 

Ma adesso questa nuova società, cioè il capitalismo, dopo il suo primo momento di sviluppo, non è più adatta a garantire all’umanità il benessere e il progresso che le spetta. Le sue contraddizioni sono troppe e troppo profonde, insopportabili. Deve essere sostituita da una nuova società che sia organizzata e pianificata. Cosicchè le enormi contraddizioni legate al caos della concorrenza e profitto spariscano e l’umanità possa finalmente beneficiare in armonia la prosperità.     

Abbiamo bisogno quindi di una nuova società. E’ chiaro.

Ed è proprio puntando su questi particolari momenti rivoluzionari - inevitabilmente prodotti dal disordine e dal caos capitalistico - che la possiamo raggiungere.

E’ sempre stato in questi “salti” sociali che l’umanità è potuta storicamente progredire. E certo il processo non si fermerà adesso. A noi l’impegno ora di spingere per la nuova forma sociale.


 

______________________________________________________________________________________________________

 

 

 

 

Guerre: il nemico?

I BRIGANTI

CAPITALISTI!

 

 

   15  marzo 2022

 

Sono LORO, i capitalisti, sempre alla ricerca di lucrosi affari e di fregare i concorrenti, la causa di tutti i problemi e contese che infestano il pianeta. Sono LORO i responsabili di tutti i contrasti e sopraffazioni che tormentano le popolazioni delle nazioni e sono soprattutto responsabili delle devastanti e sanguinose guerre.

Il nostro è un pianeta che per il grado di produzione di beni raggiunto potrebbe garantire il benessere e la pace a tutti. Paradossalmente invece è martoriato da guerre, ingiustizie e disuguaglianze solo per il fatto che i capitalisti dominanti nel gestire questa enorme produzione di beni impongono le loro barbare leggi del profitto con l’eliminazione dei concorrenti. 

E’ un piccolo manipolo di multinazionali, imprese sovranazionali, agglomerati bancari, grandi finanziarie speculative, che dominano le nazioni, che possedendo i socialmedia, tv e giornali possono dirigere, orientare, manipolare l’opinione pubblica a loro piacimento. Sono loro che finanziando di nascosto con mille trucchi i partiti nelle loro campagne elettorali e le loro spese quotidiane, li tengono sottomessi al loro servizio e li usano come burattini nei governi perché legiferino nel loro interesse. E sono sempre loro che finanziando centri studi politici, centri culturali, corsi formativi,  hanno sotto controllo politico intellettuali e professori che devono poi sostenere che il sistema capitalistico non è così male, ma il miglior sistema che possa esistere.

In poche parole, il dominio dei malvagi capitalisti nelle società è così grande che è quasi totale. Ed è diretto in modo che le persone non se ne accorgano.

Quindi è logico che tutto ciò che succede nel caotico sistema è perché loro lo provocano, lo determinano, lo vogliono.    

E’ questo che bisogna sottolineare e portare all’attenzione delle persone.

LORO,  E SOLO LORO SONO I RESPONSABILI DI TUTTI I PROBLEMI  E CATASTROFI DEL SISTEMA.

Ed è quando una delle tante sanguinose guerre ti esplode vicino, quasi in casa, come quella adesso in Ucraina, che la massa spaventata comincia a entrare nel panico, e comincia a realizzare che il tanto decantato sistema del benessere non è proprio così. Che domani potrebbe toccare a loro. E inizia a dubitare che la tanto divulgata garanzia di eterna pace democratica forse è un sogno.      

Quindi bisogna chiarire il perché i marxisti definiscono i  capitalisti   BRIGANTI

Innanzitutto bisogna precisare che queste persone capitaliste non sono come noi, che ci inorridiamo e  rigettiamo con forza le disumanità del sistema. Loro invece sono persone che nelle loro azioni criminali di provocare guerre, sfruttamento, abbattimento di concorrenti, fame, morti, devastazioni, di fronte queste incredibili efferatezze non si fanno alcun problema, non hanno nessun scrupolo. Non sentono nessun rimorso. Nella loro cinica  logica del profitto tutto ciò per loro è totale normalità. E senza tanto esitare le perpetuano all’infinito. Questo è il motivo per cui il mondo è così pieno di guerre e scontri.

Al contrario di noi, i miliardari capitalisti non si pongono la domanda se la vita delle persone ha un valore, se la sopravvivenza delle famiglie è importante, se  un loro dipendente può anche essere una persona, se possa esistere una società migliore dove tutti possano vivere meglio. No, assolutamente no. Anzi, discreditano e perseguitano (a momenti anche intensamente) coloro che si prodigano per arrivare a questo tipo di società.  

Naturalmente per far questo, loro, i miliardari capitalisti, non si espongono in prima persona, non lo fanno direttamente, ma si servono di strumenti, che per loro 

sono i politici, i media, la polizia, i militari, il clero, ecc. Si nascondono accuratamente dietro questi “mezzi” che dirigono. Hanno imparato a  non apparire, in modo che le masse poi nelle loro costanti proteste sociali e esplosione di ribellioni identifichino come causa e responsabili dei problemi NON I MALVAGI CAPITALISTI, ma i governi, i militari, i social media ecc. e si scaglino contro di essi. E’ in questo modo che i furfanti capitalisti ne possono sempre uscire indenni e cambiando i burattini, ossia i governi, possono dirigere il tutto di nuovo come prima. E questo è il motivo per cui non appaiono mai nelle televisioni e sui giornali, se ne stanno lontano, COME SE NON ESISTESSERO.

Ma se si indaga, si approfondisce, come fanno gli scienziati e gli esperti in tutti i settori, si capisce benissimo che tutto parte da lì, dai  BANDITI CAPITALISTI.

 

GUERRA IN UCRAINA

CONTRO LA GUERRA CAPITALISTA

LOTTA COMUNISTA GUIDA NELLE PIAZZE LA LOTTA INTERNAZIONALISTA

 

 

   15  marzo 2022

 

 

“Contro tutti i nazionalismi, la nostra patria è il mondo intero”, “Contro la guerra proletari di tutti i paesi unitevi”, “Lotta internazionalista contro tutti gli imperialismi, da quello di Mosca, a quello di Washington, a quello europeo, che partecipa attivamente a questa nuova spartizione del mondo tra vecchi e nuovi imperialismi”.  

Queste le ferme posizioni internazionaliste gridate nelle citta da Lotta Comunista contro la guerra capitalista in Ucraina, In città come Genova, Milano, Torino, Brescia e tante altre dove l’adesione alle manifestazioni pubbliche da essa organizzate è stata molto partecipata.  

 

Il mondo è governato da capitalisti senza scrupoli, responsabili di guerre e catastrofi che non trovano mai fine. C’è bisogno di non lasciare in mano le piazze ai tanti pacifisti, ai nazionalisti, europeisti, stalinisti e preti, ma che si sviluppi una intensa risposta internazionalista che porti con forza all’interno delle masse stesse che protestano le vere cause e i veri responsabili dei tanti disastri sociali.

E Lotta Comunista in questo compito non si fa attendere, è in prima fila. E tra pacifisti tonti e ingenui, europeisti filo Ucraina, nazionalisti di vari stampi, stalinisti pro imperialismo russo, alza decisa le bandiere dell’internazionalismo contro tutti i capitalismi, per l’unità della classe lavoratrice. E chiama  alla lotta di classe il proletariato per la rivoluzione internazionale.

Un evento significativo e importante che caratterizza la ferma presa di posizione dell’internazionalismo in queste situazioni di catastrofici e sanguinosi scontri tra borghesie.    

Probabilmente anche questa ennesima guerra capitalistica di Ucraina sarà destinata a evolversi in una lunga carneficina con atrocità a non finire, quindi è molto importante essere presenti, visibili con la lotta di classe nelle piazze pubbliche contro le posizioni opportuniste delle organizzazioni borghesi. Lotta di classe per l’abolizione del perverso sistema borghese, sempre promossa dai grandi del comunismo e sempre perseguita dal movimento operaio e dalle organizzazione rivoluzionarie, che ovviamente non si nascondono.

Ora il proseguo di Lotta Comunista, grande organizzazione marxista, sarà ovviamente continuare con intensità l’opposizione alla guerra, far sentire con forza la voce internazionalista. Certo con proteste e dimostrazioni di piazza, ma anche i presidi pubblici possono essere efficaci, e anche organizzare sit in pubblici con altre forze politiche in modo che nelle discussioni le posizioni internazionaliste penetrino all’interno della classe, porta sempre vantaggi.

E’ QUESTO IL COMPITO DEI RIVOLUZIONARI, PER L’ABBATTIMENTO DEL PERVERSO SISTEMA CAPITALISTA E L’INSTAURAZIONE DI UNA NUOVA SOCIETA’ SUPERIORE.


 

_______________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

  26 febbraio 202                                 

CONTRO LA GUERRA!

 

I CAPITALISTI SONO LA CAUSA DI TUTTE LE GUERRE. I MARXISTI SONO DALLA PARTE DI TUTTI I LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO E CONTRO TUTTI I CAPITALISTI IN TUTTO IL MONDO.

 

I lavoratori non hanno mai niente a che fare con le guerre.

Ma per i capitalisti le guerre non sono invece una cosa anomala, ma assoluta normalità. Sono uno dei tanti mezzi che loro senza tanti scrupoli usano per arrivare a far si che gli affari prosperino e producano profitti.

Questo è il motivo per cui il pianeta capitalista è pieno di guerre, che in continuazione insorgono, si esauriscono, per poi nascerne di nuove, che poi spariscono, per poi arrivarne delle altre e così via, senza fine. In altre parole il capitalismo è un sistema perverso dove le guerre con tutte le loro nefaste conseguenze sono da considerarsi sciaguratamente normalità.

Infatti, pensare al capitalismo come società della “pace” è un grandissimo errore. Il capitalismo è la società dei briganti capitalisti. Che la dirigono e nelle loro scellerate decisioni di guerra con l’aiuto dei politici e dei media vi trascinano le masse e le usano come “carne da cannone”.

Senza le guerre, così come senza lo sfruttamento, la corruzione, le ingiustizie sociali, le crisi, le menzogne, ecc. i capitalisti non potrebbero assolutamente esistere.

E’ logico perciò che le masse lavoratici tenute sottomesse non possono aver niente a che fare con queste porcherie, che le angherie politiche le devono subire.

Ed ecco l’ennesima guerra in Ucraina, dopo tantissime altre. Con morti, distruzioni, disperazioni inaudite. L’ennesima guerra dove predoni imperialisti russi si scontrano 

contro predoni imperialisti americani e europei, nell’intento di rubarsi l’un l’altro anche questa nazione nella suddivisione imperialista definita in gergo “spartizione in zone di influenza”. Un macello in più, da aggiungere agli altri attuali in Jemen, Siria, Iraq, Libia, Etiopia.

Coinvolgendo giovani e lavoratori. Lavoratori per i quali, che nella guerra vinca una fazione o l’altra, la loro condizione sociale e lavorativa assolutamente non cambierà: rimarranno sempre sfruttati e sottomessi. Cambierà solo il nome dei banditi capitalisti che continueranno a sfruttarli e soggiogarli.

I marxisti si pongono sempre a fianco delle masse sfruttate. Masse sfruttate che in queste situazioni terribili hanno interesse alla rivolta contro i propri capitalisti e contro i capitalisti di tutto il mondo.

Lo ribadiamo da sempre: contro la guerra esiste solo una via d’uscita: RIVOLUZIONE!


 

________________________________________________________________________________________________

 

 

 

 

Avevamo scritto questo articolo all’inizio di febbraio quando ancora la crisi Ucraina era appena cominciata.

Nello sporco gioco imperialista, delle due ipotesi che avevamo fatto su una possibile soluzione della crisi la prima non si è avverata, e cioè che il governo imperialistico tedesco potesse riuscire a mediare alle attuali richieste russe e farle accettare agli americani come accaduto nel 2014 con la Crisi di Crimea.

Ma si è avverata la seconda, ossia il governo USA ha rifiutato la mediazione di Berlino a favore dei russi e contrattaccato contro Putin facendo salire al massimo la tensione costringendo il governo Scholz a schierarsi con la NATO, così che Putin reagendo ha deciso di invadere l’Ucraina.

 

   4 febbraio 202                                                                                         CRISI UCRAINA

IL PIANO DI PUTIN: SPINGERE PERCHE’ LA GERMANIA

IMPEDISCA L’INSEDIAMENTO NATO IN UCRAINA

MOSSE E CONTROMOSSE NELL’INSTABILE E CORROTTO SISTEMA CAPITALISTICO

 

 

 

Il massiccio dispiegamento di truppe russe sul confine ucraino per impedire alla NATO di insediarsi nel paese viene dipinto sui social come una mossa azzardata da parte di Putin. Non lo è, fa parte invece di un piano noto sia agli americani che agli europei. Con questa manovra Putin e il suo establishment intende arrivare a coinvolgere Berlino perchè impedisca agli Stati Uniti di estendere la NATO in Ucraina. E’ una tattica che Putin ha già usato con successo nel 2014, quando il governo Merkel sotto spinta russa è riuscito a fermare la reazione militare degli Stati Uniti, dopo che la Russia si era annessa la Crimea.

L’imperialismo tedesco intrattiene molteplici interessi economici e finanziari con Mosca, cosa che gli altri stati europei non hanno. Per es. le grandi aziende riunite nel “Comitato Tedesco per le relazioni economiche dell’Europa orientale” hanno sul suolo russo un fatturato annuo stimato sui 45 miliardi. A questo si aggiunge i diversificati affari finanziari delle grandi banche tedesche, i crediti e gli investimenti. La Russia è quindi un eccellente mercato per l'imperialismo di Berlino, che cerca ovviamente di tenersi stretto. 

Altro fattore pesante nelle relazioni tra Berlino e l'imperialismo di Mosca è senza dubbio il gas, fonte di energia. I dati dicono che più del 40% dell'energia consumata sul suolo tedesco proviene dal gas della compagnia russa Gazpron. Anche negli altri stati europei si stima che il 40% dell'energia consumata provenga dal gas russo.

In questo rapporto però è più la Germania dipendente da Mosca che il contrario, e questo spiega perché il governo tedesco nei momenti di crisi tra USA e Russia assume sempre un ruolo di mediazione e compromesso.

Su questi presupposti Putin ovviamente anche oggi nella crisi Ucraina cerca di sfruttare la situazione a suo vantaggio. Proprio come avvenuto nella crisi di Crimea del 2014.  

A più di un mese dal massiccio dispiegamento di truppe russe sul confine ucraino adesso è chiaro che l’obbiettivo russo non era l'invasione, ma, come scrivono i giornali filorussi e stalinisti, un pretesto per attirare l'attenzione dei governi occidentali sulla controversa questione dell’insediamento NATO in Ucraina. La reazione poi delle diplomazie occidentali allarmate dall’ammassamento delle truppe ha portato, come previsto, a chiedere incontri di chiarimento. A questo punto, riportano sempre i giornali stalinisti, il primo obiettivo per il Cremlino è stato raggiunto.  

Nei colloqui susseguitisi, Putin ha potuto quindi mettere sul tavolo le sue richieste di "sicurezza nazionale" messa in pericolo, a suo dire, dalla possibile estensione NATO all’Ucraina.

Qui era prevedibile che il governo americano avrebbe rigettato rabbiosamente le richieste russe. Ma tutt’altro è stato invece l’atteggiamento del governo di Berlino. Che confermando le aspettative russe si è dimostrato subito disponibile e cauto, e si è subito messo al lavoro per cercare una mediazione alle richieste del governo

 russo. E la trattativa è tutt’ora in corso. 

Apparentemente sembrerebbe Putin avere le carte vincenti, visto che può ricattare la Germania sull’economia e l'Europa intera sul gas. Ma non è così.  Anche Washington ha le proprie armi di ricatto per paralizzare gli europei: ed è l’aumento delle tariffe doganali sulle grandi quantità di merci europee importate negli Stati Uniti. Per es. nell’interdipendenza della Germania dagli Usa nel settore chiave per l’economia tedesca degli autoveicoli, il 15% dell’export di Berlino va negli Stati Uniti, a questo è da aggiungere l’export di alta tecnologia meccanica, chimica, ecc. Un forte aumento delle tariffe doganali in questi settori o una restrizione delle esportazioni avrebbe effetti altrettanto disastrosi sull'economia tedesca.

Questo può costringere la Germania e l'Europa ad accettare le politiche di Biden, proprio come fatto da Trump a suo tempo, che usando la minaccia dell’innalzamento dei dazi ha costretto sia l'imperialismo di Berlino che gli altri europei a sottostare alle sue decisioni di politica estera. 

Paradossalmente in questo contesto di duro scontro tra USA e Russia, l'imperialismo tedesco si trova nella situazione surreale di dipendente in un modo o nell'altro dai ricatti di entrambe le parti in contesa. E’ chiaro che cerca la via della mediazione.    

Solo che dal 2014 - l'epoca della crisi di Crimea - quando Obama era presidente degli Stati Uniti e il governo Merkel è riuscito a mediare a favore dei russi, i tempi sono notevolmente cambiati e il confronto interimperialista da allora si è notevolmente acuito e aggravato. E in questa nuova tesa situazione Biden, invece di accogliere la mediazione di Berlino a favore di Putin come fatto da Obama, potrebbe agire al contrario come operato invece da Trump: aumentare il contrasto per spingere la Germania e gli europei contro la Russia. Nel senso che Biden ora potrebbe cogliere l’occasione dell’attuale scontro con Mosca, per confermare e irrigidire le sue posizioni di insediamento della NATO in Ucraina, andando così a costringere Berlino – membro NATO – a schierarsi apertamente a favore degli USA e contro Putin. Così che l’ottimo rapporto di collaborazione tra i due paesi ne venga danneggiato, logorato, possa entrare in crisi.  Sarebbe il boomerang per Putin, che ha iniziato tutta la diaspora Ucraina.

Ipotizzando che Biden si irrigidisca, non cedi e confermi l’insediamento NATO in Ucraina (come al momento sembra) e che questo ne sia l’epilogo, cosa farà l’imperialista Putin? Toglierà il gas all'Europa e colpirà le aziende tedesche sul suolo russo per spingere i governi europei contro Washington? Invaderà militarmente l'Ucraina (... mentre il potente imperialismo cinese sta a guardare, pronto ad affiancare i russi se necessario) ? O accetterà la sconfitta? (Ovviamente tutto questo è ripugnante scontro politico che riguarda solo i predoni capitalisti - come li definisce Lenin, e che ovviamente con le masse salariate sfruttate assolutamente non ha nulla a che fare).

Nell’instabilità interimperialistica lo scontro potrebbe senz’altro acuirsi, con esiti, com’è evidente, del tutto imprevedibili. Staremo a vedere.

Tutto questo inevitabilmente fa tremare. E certamente è motivo di riflessione.

LO RIBADIAMO DA SEMPRE: il capitalismo con i suoi affari è instabilità, imprevedibilità, caos. Esattamente come sempre asserito da Marx.

I capitalisti sono sempre alla ricerca del massimo profitto. Indifferentemente se con mezzi diplomatici o militari.


 

____________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

  14 gennaio 2022                                                               GUERRE: PARTE INGRANTE DEL PERVERSO CAPITALISMO 

LA CRUENTA GUERRA CIVILE IN ETIOPIA

Nel società del profitto: finita una guerra

ne inizia subito un’altra (se non due)

 

 

E’ addirittura un Premio Nobel per la Pace che conduce la sanguinosa guerra in Etiopia: il presidente Abiy Ahmed. E questo ci fa capire con quali superficiali criteri borghesi vengono assegnati i premi Nobel per la pace, criteri che hanno conferito il Nobel anche all’ex presidente americano Obama, responsabile di ben tre guerre: Ucraina, Siria ed infine in Libia. Non ci sarebbe da stupirsi se il prossimo Nobel venisse dato anche a Putin.

I socialmedia e il mondo politico parlano molto poco della feroce e spietata guerra civile in Etiopia, dove tra atrocità trovano la morte molte migliaia di persone, per la maggior parte civili. Questo per non rovinare l’immagine in Europa dei governi che stanno contrattando sull’illusione di un’impossibile pianeta capitalista ecologico più verde e meno inquinato

 

LE CAUSE DELLA GUERRA.

La causa della guerra civile in Etiopia è sempre la stessa: lo scontro per interessi affaristici. Interessi di affaristi locali etiopici che si intrecciano con gli interessi della grandi borghesie internazionali USA, Europa, Cina. 

L’Etiopia negli ultimi anni ha visto un forte boom economico grazie all’immissione di forti capitali cinesi. Sulla base di questo il nuovo presidente Abiy Ahmed ha portato dei cambiamenti radicali nella struttura politica del paese, modificando l’equilibrio della direzione dell’Etiopia, sempre gestita dall’etnia del Tigray e stabile da decenni, riducendo l’influenza nei posti governativi dei tigrini, più filo occidentali, a favore di altre etnie, soprattutto dell’etnia amhara, a cui esso stesso appartiene, e più filocinese.

La cosa non è stata accettata dalle dirigenze tigrine (e sicuramente neanche dai governi occidentali americano e di altri paesi europei, che vedono la loro sfera di influenza nella zona strategica del Corno d’Africa in continuo regresso, a scapito 

dell’espansionismo cinese) i quali con le loro milizie hanno dato inizio nella loro regione del Tigray nel nord dell’Etiopia ad una sanguinosa guerra civile contro le postazioni militari del governo centrale di Addis Abeba.

La controreazione del governo etiopico guidato dal Nobel per la pace Abiy non si è fatta però attendere ed da subito si è delineata  brutale e spietata. Si parla di crudeltà militari ed eccidi civili da entrambe le parti senza esclusione di colpi. Dimostrando ancora una volta come i capitalisti nel perseguire i loro interessi non si facciano tanti scrupoli nell’imporsi sull’avversario.

Al momento in cui scriviamo l’esercito del governo di Addis Abeba è in forte controffensiva sui ribelli del Tigray. Nessuno sa come andrà a finire. Certo è che nelle guerre, si sa sempre come si comincia, ma mai come finisce.

DEVASTANTI GUERRE: CHE PER I CAPITALISTI SONO COSA DEL TUTTO NORMALE, PARTE INTEGRANTE DELLA LORO POLITICA NEL RAGGIUNGERE  I PROPRI  INTERESSI.

Quindi anche la causa dei continui conflitti cosiddetti “locali”, “periferici”, va ricercata nella concorrenza, negli affari, nella ricerca del massimo guadagno. E’ ciò che succede oggi in Jemen, Libia, Siria, Sudan e adesso anche in Etiopia. Si aggiungerà a questo scempio anche e di nuovo la guerra in Ucraina?

Gli attivisti che si battono per un pianeta più verde dovrebbero riflettere più attentamente su questi terribili aspetti della società borghese commerciale.


 

____________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

    4 dicembre 2021              Lotta Comunista:

  

Vinta la battaglia di Genova … persa quella europea.

 

                                                                     (articolo “Lotta comunista” novembre 2021)

                                                           (articolo “Der kommunistische Kampf” agosto 2019)


 

 

 

_________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

 

ATTENZIONE:

GLI STALINISTI USANO IL MARXISMO PER ARRIVARE ALLA STATALIZZAZIONE DELLA SOCIETA‘ CAPITALISTICA

 

SI DEFINISCONO FALSAMENTE GLI EREDI DI MARX E LENIN

E PER I LORO SCOPI USANO SEMPRE PAROLE MARXISTE.

 

 

         8 ottobre 2021

A STALIN NON INTERESSAVA MINIMAMENTE ARRIVARE AD UNA SOCIETA’ SENZA LEGGI CAPITALISTICHE – che sono la causa delle innumerevoli disfunzioni, spesso enormi, della società. Poiché è solo cambiando il metodo di vendita capitalistico dei beni prodotti dall’industria, passando dalla compravendita dei beni (com’è adesso)  alla ripartizione equa dei beni tra la popolazione (come deve essere in una società comunitaria superiore) e portando i produttori alla direzione della società che si potrà finalmente mettere fine all’agonia capitalistica.

A Stalin, come detto, arrivare a questo fine proprio non interessava. Non ce l’aveva neanche per l’anticamera del cervello! L’obiettivo di Stalin era invece far “grande la Russia”, cioè il capitalismo russo statalizzato.  

Con la morte di Lenin, sostituendolo alla direzione della nazione, Stalin con il determinante appoggio incondizionato di quello che allora era considerato il più influente rivoluzionario della Russia, Bukharin, inverte completamente la strategia della rivoluzione d’ottobre: da rivoluzionaria a controrivoluzionaria. Cioè comincia ad affermare (Bukharin lo aveva già accennato anche precedentemente) che “il socialismo in un solo paese è possibile”.

Tutt’altro dalla politica di Lenin. Lenin con i suoi bolscevichi aveva organizzato e poi condotto la rivoluzione russa con un solo, ufficiale e preciso scopo: iniziare la rivoluzione internazionale. Rivoluzione internazionale che sola poteva permettere di eliminare le leggi commerciali capitalistiche. Non poteva (e non può) assolutamente una rivoluzione in un solo paese impostare un tipo di società comunitaria senza concorrenza, le rivoluzioni quindi per conquistare un mercato molto vasto erano fondamentali se si voleva arrivare allo scopo. Anche Marx su questo è sempre stato molto chiaro.

Per questo preciso motivo Lenin e i suoi bolscevichi  assieme a tutti i rivoluzionari del mondo subito dopo la rivoluzione d’ottobre avevano costituito l’INTERNAZIONALE. 

 

 

Lenin: “Comunismo possibile solo dopo rivoluzione internazionale”

“ Quando abbiamo iniziato a suo tempo la rivoluzione internazionale, lo abbiamo fatto non perché fossimo convinti di poter anticipare lo sviluppo, ma perché tutta una serie di circostanze ci spingeva ad iniziarla. Pensavamo: o la rivoluzione internazionale ci verrà in aiuto e allora la nostra vittoria sarà pienamente garantita, o  faremo il nostro modesto lavoro rivoluzionario, consapevoli che, in caso di sconfitta, avremo giovato alla causa della rivoluzione e la nostra esperienza andrà a vantaggio di altre rivoluzioni".

                                                                                                           Lenin 1921

Quindi Lenin non ha mai avuto dubbi sulla rivoluzione internazionale ed è sempre stato chiaro.

Vista in questa visuale di inizio rivoluzione internazionale, con i lavoratori e i bolscevichi al potere a dirigere la società, la rivoluzione russa, come prima rivoluzione si trovava necessariamente in una situazione di FASE DI TRANSIZIONE aspettando le altre rivoluzioni  (come Lenin nelle citazioni costantemente ripete). Ciò significava essere costretti ancora ad essere sottoposti alle leggi capitaliste del commercio, della compravendita, i lavoratori ad essere pagati ancora a salario, avere le banche, il credito, e così via. E questo era ciò che avveniva in Russia. 

L’unica cosa che Lenin e i bolscevichi assieme ai lavoratori potevano fare in questa FASE DI TRANSIZIONE aspettando le altre rivoluzioni era: STATALIZZARE AL MASSIMO l’economia capitalistica russa. Perciò Lenin nelle sua numerose dichiarazioni precisa sempre che le statalizzazioni avvenivano in una società russa a direzione rivoluzionaria certo, ma ancora capitalista.

 

Lenin: “Il nostro capitalismo di Stato si differenzia assai sostanzialmente dal capitalismo di Stato dei paesi che hanno governi borghesi, proprio perché da noi lo Stato non è rappresentato dalla borghesia, ma dal proletariato, che ha saputo conquistarsi la piena fiducia dei contadini ”

   Lenin  “Lettera alla colonia russa nel nord America”  novembre 1922                   

Lenin: «L’espressione ‘Repubblica sovietica socialista’ significa decisione del potere sovietico di attuare il passaggio al socialismo, ma ciò non significa affatto riconoscere che l’attuale sistema economico è socialista»                      

                                                              Lenin in “Sull’imposta in natura”, 1921

Lenin: “Non si è trovato un solo comunista, mi pare, il quale abbia negato che l’espressione ‘Repubblica socialista sovietica’ significa decisione del potere sovietico di attuare il passaggio al socialismo (attraverso il capitalismo di Stato, “anello intermedio fra piccola produzione e socialismo”) ma non significa affatto che l’attuale sistema economico sia socialista”.

                                                                                       Lenin. discorso alla NEP, 1920

 

Quindi Lenin è sempre chiaro e molto preciso.

Ma dopo la sua morte queste statalizzazioni dell’economia per Stalin e Bukarin (entrambi evidentemente di profonde convinzioni nazionaliste) sono sufficienti e sono la scusa per poter affermare (mentendo) che “adesso la Russia è nel socialismo”, scontrandosi violentemente contro gli altri dirigenti bolscevichi Trotzkij, Zinoviev e Kamenev, che coerentemente e realisticamente affermano invece in linea con la strategia comunista e con Lenin, che si trattava solo di “transizione” e non “socialismo”.  

Per tutta una serie di motivi, di cui il più importante e determinante sarà la terribile e profonda crisi economica in cui la Russia rivoluzionaria allora versava, terribile crisi economica usata da Stalin e Bukarin per sostenere che era prioritario dedicarsi più alla ricostruzione della nazione russa (definita “socialista”) che alla rivoluzione internazionale, che Stalin e Bukarin riescono ad avere il soppravvento nel partito e nella società su Trotzkij, Zinoviev e Kamenev e altri, per poi come risaputo, farli eliminare anche fisicamente. 


 

____________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

CAPIRE I “TRUCCHI” DI “TATTICA SOCIALE” DELLA BORGHESIA

 

LA TATTICA PROGRESSISTA

DEI PARTITI BORGHESI

 

DIRITTI - ECOLOGIA – PACIFISMO – PARITA’

UOMO-DONNA – STOP CORRUZIONI - ecc

 

                                 

                       TUTTI PROBLEMI REALI DEL SISTEMA CAPITALISTICO, MA CHE NON POSSONO MAI ESSERE RISOLTI IN QUESTA SOCIETA’. 

                         VENGONO PERO’ RIPRESI PERIODICAMENTE DAI MEDIA NEI DECENNI E USATI COME “DIVERSIVI” COSI’ CHE LE MASSE

                                 PROLETARIE NON PENSINO AI PROPRI PROBLEMI LEGATI ALLO SFRUTTAMENTO E NON LOTTINO PER QUESTO.  

 

      18 agosto 2021

 

L’1 per cento della grande borghesia che domina l’intera società cerca di dare l’impressione alle masse proletarie, che sfrutta, di essere dalla loro parte. Con i suoi partiti, il parlamento, i suoi media, gli intellettuali, i professori, il clero, ecc. fa finta di raccogliere, farsi carico di una parte dei problemi prodotti dal controverso e corrotto sistema capitalistico. Problemi che le masse ignare devono subire e contro cui potrebbero reagire. Ovviamente nelle denuncia delle contraddizioni sociali i media non parlano mai dello sfruttamento che i lavoratori devono subire quotidianamente, producendo plusvalore. Plusvalore su cui si base tutto il sistema del capitale e che causa tutti i contrasti esistenti e fa diventare i ricchi sempre più ricchi. Se la società superasse il problema strutturale del plusvalore, i capitalisti sparirebbero e la società supererebbe tutti i suoi limiti e si eleverebbe a società superiore nel segno del benessere e dell’equilibrio, a cui tutti aspirano. Ma ovviamente di questo i media e i politici non ne vogliono mai sentire parlare. Anzi, negano con tutte le loro forze il fatto che esita uno “sfruttamento” il quale rappresenta il vero motivo di tutti le difficoltà del sistema facendo diventare i ricchi sempre più ricchi. Sviano l’attenzione invece concentrando l’interesse politico delle masse (sfruttate) su un possibile miglioramento della società capitalistica stessa.

Perciò nelle varie nazioni si diffondono partiti progressisti o della sinistra borghese (che si contrappongono ai partiti conservatori e razzisti) che a piene mani promettono una società capitalistica migliore, armoniosa, quasi senza problemi e accetti necessariamente i capitalisti.

 

LA TATTICA PROGRESSISTA COME DIVERSIVO

Come detto, la borghesia ha proprio bisogno di tener sempre occupate mentalmente-politicamente le masse proletarie che sfrutta, in modo che queste non capiscano cos’è veramente il sistema capitalistico e che reagendo lottino continuamente contro i capitalisti, lo sfruttamento, contro il lavoro precario e intensivo, contro il supersfruttamento degli immigrati, contro le guerre, contro i superricchi, ecc. Perciò i mezzi di informazione supportati dai partiti hanno proprio il compito di creare periodicamente diversivi politici-sociali così da spostare l’attenzione su qualcosa che dimostri non siano i capitalisti responsabili delle contraddizioni e dei disastri sociali. 

Questi diversivi durano in genere qualche anno e poi si esauriscono. L’informazione e i media borghesi devono però poi subito crearne altri.  

Per chiarire di cosa stiamo parlando, elenchiamo alcuni di questi “diversivi politici-sociali” tra i più popolari, succedutisi negli ultimi decenni, così da capire come agisce la tattica borghese.

 

ANNI ’90 - IL DIVERSIVO ECOLOGICO: In questi anni una delle grandi tematiche che coinvolgono fortemente l’interesse dell’opinione pubblica è l’ecologia, che in questo periodo prende l’aspetto del pericolo del nucleare. Le piazze europee e americane si riempiono di continue manifestazioni, proteste, scontri, sit-in, ecc. per protestare contro le centrali nucleari. I media parlano di come il problema sia grave e di come possa essere risolto. A fine anni ’90 arriva al governo in Germania Schröder, con una coalizione Socialdemocratici-Verdi, che prende in carico il problema. La promessa che viene fatta è che nel paese entro un decennio tutte le centrali nucleari verrebbero chiuse e sostituite da energia “pulita-ecologica”. Son passati più di 20anni dalle promesse fatte, e ad oggi quasi nulla è cambiato. Le ultime notizie danno che la dismissione del nucleare è stata spostata nel 2035 (o forse dopo – non si capisce bene dalle fonti). Perciò per anni le masse sono state illuse, inebriate, sono state coinvolte nell’obbiettivo che “l’ecologia verde” sarebbe stato il futuro. Non è successo nulla, come tutti possono vedere, è stato solo un trucco, un’illusione-diversivo. I grandi movimenti ecologici protestatari di allora oggi non esistono più e di quelle grandi proteste adesso non ne parla più nessuno.     

 

NEL 2003 – IL DIVERSIVO PACIFISTA CONTRO LA GUERRA: altra sbornia sociale  (molti attivisti di sinistra se la ricordano ancora bene ) - Con il rifiuto e l’astensione (per motivi tattici) del governo tedesco (in questo periodo è in carica il 2° governo Schröder, sempre con l’SPD-Verdi) di partecipare alla guerra di Afghanistan voluta dagli Usa con Bush presidente, si sviluppano e espandono velocemente in Germania, promossi e incoraggiati intensivamente dai grandi mezzi di informazione e dai partiti per sostenere la decisione governativa, enormi movimenti pacifisti, che organizzano immense proteste di piazza contro la guerra per la pace, con centinaia di migliaia di partecipanti entusiasti. Vengono illusi dai media che basta fare delle grandi manifestazioni di massa per fermare le guerre. Dopo un primo momento di grande fervore collettivo, lentamente con il tempo queste grandi manifestazioni si esauriscono e … spariscono. Ma le guerre no, come tutti sappiamo, queste invece sono rimaste e continuano senza tregua, con i noti disastri. Adesso di mobilitarsi contro le guerre non ne parla più nessuno, ma allora le masse euforiche coinvolte dai media e guidate dai politici erano estremamente convinte che avrebbero costituito qualcosa di grande per la pace. Ovviamente il diversivo pacifista era solo un altro grande abbaglio collettivo, montato apposta per sostenere il governo. Ora quegli enormi movimenti pacifisti non esistono più. E al contrario di quanto allora lottato e promesso, di recente il governo tedesco ha partecipato alla guerra in Siria, e sta aumentato velocemente anche il suo armamento militare. 

 

 

ANNI 2010 e seguito - DIVERSIVO SCANDALI CORRUZIONI: Naturalmente nella società capitalistica tedesca gli scandali ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma in Germania esiste la caratteristica che la stampa tende di solito a nasconde le corruzioni, gli imbrogli, ecc. cioè gli aspetti negativi riguardanti le dirigenze politiche e imprenditoriali della nazione. Ma in questo periodo, anni 2010 e seguito, succede qualcosa di diverso: i media nella Bundesrepublik inscenano enormi campagne mediatiche scandalistiche contro le corruzioni, le deviazioni, ecc.. Di tutti i generi. Ne citiamo alcune per dare l’idea: dallo scandalo “preti pedofili” nel’aprile 2010, lo scandalo “corruzioni nel calcio” nel giugno 2010, allo “scandalo Diossina” nel dicembre sempre dello stesso anno. Nel gennaio 2012 riesplode di nuovo lo scandalo “Preti pedofili” e nel giugno dello stesso anno è la volta dello scandalo “corruzioni nei servizi segreti”. Nell’agosto 2013 è il turno della “corruzione di funzionari greci per la fornitura di attrezzature per sottomarini” da parte della grande azienda tedesca ThyssenKrupp. Nel marzo 2014 è la scandalo “mazzette” del produttore di autocarri e autobus ”Man” a tenere alta l’attenzione sociale. Poi nel 2015 c’è il grande scandalo “dell’imbroglio dei gas di scarico” della Volkswagen. E così via.     

 

 

Il senso di questa forte operazione scandalistica di denuncia, di lotta aperta dei media contro la corruzione, è stato, a nostro avviso, dare l’impressione, per un momento, alla popolazione di fare “pulizia” nella società tedesca, di “estirpare” il malaffare, per “edificare” una società migliore. Ma oggi tutti possiamo constatare che nonostante ciò in Germania in realtà le truffe delle banche continuano incessantemente, gli imbrogli imprenditoriali e le corruzioni politiche non si sono mai fermate. Che in realtà nulla è cambiato e non è stata edificata nessuna “società migliore”. Anche qui possiamo osservare l’ennesima tattica borghese di sviamento nel cercare di creare un’illusione di una società capitalistica “credibile”.   

 

ANNI 2014 E SEGUENTI – DIVERSIVO ANTIJIADISTA. In questi anni, in seguito alla guerra in Siria e Iraq guidata dagli americani con a seguito le borghesie europee, e come controreazione il formarsi dello “Stato Islamico” in quei paesi mediorientali, parte nei paesi occidentali, Germania compresa, un’assordante campagna mediatica contro i fanatici islamici del “Califfato”. Lo scopo contro i Jihadisti, è creare una giustificazione per le azioni militari che le nazioni occidentali in quella zona conducono, con tutti i disastri e i morti che queste producono. Anche in questo caso il bombardamento mediatico è estremamente intenso e continuo, così da coinvolgere le masse. Nessuno dei media parla però dei grandi interessi che le imprese delle potenze imperialistiche occidentali in quella zona del Medioriente petrolifero hanno, che le guerre sono state causate proprio dai capitalisti occidentali per spartirsi la torta petrolifera. L’attenzione mediatica sociale viene concentrata sui crimini dei jihadisti, ma si dice ufficialmente poco niente che i due conflitti causano centinaia di migliaia di vittime civili innocenti - donne, bambini, anziani - stragi definite dai media “effetti collaterali”. L’intensa campagna antijihadista finisce poi quando lo “Stato Islamico” viene sconfitto.  

 

NEL 2016 – DIVERSIVO: CONTRO LE MOLESTIE ALLE DONNE.  Con il presentarsi di Trump alle elezioni americane del 2016, i democratici e le grandi multinazionali USA a lui avverse, visto che il candidato Trump è accusato da alcune donne di averle molestate, inscenano in USA una mastodontica campagna mediatica contro gli abusi sulle donne nell’intento di fargli perdere voti e quindi perdere anche le elezioni presidenziali. L’imponente campagna contro gli abusi alle donne attraversa l’Atlantico e raggiunge l’Europa. Dappertutto nascono dal niente movimenti femministi come il MeToo di stampo ’68 che riempiono le pagine dei giornali e dei notiziari. Ma il Tycoon viene eletto comunque, e la tematica lentamente si smorza e oggi non ne parla più nessuno.  

 

NEL 2018 – EMERGE DI NUOVO IL DIVERSIVO ECOLOGIA. Si, nel 2018 i media, incuranti del flop avvenuto nei primi anni 2000, rinsegnano il diversivo ecologico. Nel nuovo sviamento ambientalista questa volta creano dal nulla una Superstar, la giovane Greta. Lo scopo mediatico è sviluppare un movimento giovanile “verde” sullo stile degli anni ’80-90. Il movimento anti degrado ambientale creato e ora guidato da Greta, grazie ad una fortissima pubblicità dei mezzi di informazione si espande velocemente in tutta Europa, arrivando ad avvolgere anche gli Stati Uniti, con una propaganda di massa quotidiana possente, inebriando i giovani, coinvolgendo scuole, producendo enormi manifestazioni tipo anni ‘80. Al tal punto che la giovane ecologista Superstar Greta si trova addirittura a parlare del tema ai massimi livelli istituzionali in Europa e perfino all’ONU. Ovviamente il problema capitalistico del degrado ambientale irrisolto negli anni ’80-90 non può trovare soluzione ora nel 2020. E per uscirne, ecco che il Parlamento Europeo, seguendo l’esempio di Schröder del 2000, usa il trucco, per mostrare che fa qualcosa, di promettere la riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2035-2050. Con grandissima delusione della teenager Greta, che annusando l’insabbiamento si indigna vistosamente. La possente campagna mediatica ecologica si blocca solo per l’irrompere sulla scena mondiale della pericolosissima pandemia Covid.    

 

 

In sostanza, se si osserva, tutte queste campagne mediatiche non hanno risolto nulla dei problemi affrontati, che si ripresentano sulla scena costantemente.

E se si osserva tutte queste operazioni dei media hanno un comune denominatore:

1° - vengono montate dalla stampa borghese e poi, quando socialmente esaurite, lasciate cadere. 

2° - il fatto che da queste campagne si creano enormi movimenti politici che poi velocemente svaniscono.

 

Questa è la tattica moderna inebriante “progressista” che le borghesie in tutto il mondo usano nei propri paesi per distogliere le masse lavorative. Dobbiamo essere coscienti che questi abbagli diversivi che, ripetiamo, non risolvono assolutamente nulla, ce li ritroveremo sempre e regolarmente nel futuro.  

 

IL COMPITO DEI MARXISTI.

Il nostro compito è certamente chiarire, svelare i trucchi che i capitalisti usano per tener assoggettate, sotto controllo le enormi masse proletarie che essi sfruttano. Come marxisti, come specialisti politici, è nostro compito smascherare le manipolazioni, le strumentalizzazioni, le mistificazioni borghesi. Cose che dai lavoratori non vengono viste, ne vissute come tali.

Ed è nostro compito in queste mistificazioni che mettono in movimento grandi numeri di proletari, dov’è possibile, inserirsi attivamente, per ancor meglio smascherare i trucchi borghesi.

E’ anche così che possiamo entrare in contatto, collegarci a nuovi attivisti e movimenti politici che sono interessati a capire meglio il corrotto funzionamento capitalistico e vogliono lottare contro di esso per una società senza capitalismo con tutti i suoi problemi derivanti.


 

_____________________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

 

INTERNAZIONALISMO PROLETARIO ED EX DDR

 

             30 aprile 2021

 

       

Definizione di stalinismo.

Lo stalinismo è un'interpretazione del marxismo-leninismo sorto sotto Stalin ed è caratterizzato dal dogmatismo ideologico e totalitarismo. Questa ideologia si caratterizza per la sua forte propensione alla nazione. E’ proprio sotto Stalin che è stato coniato il cosiddetto "socialismo in un solo paese", sebbene secondo la teoria di Marx questo non sia possibile. E contraddice anche l'analisi di Lenin sull'economia dell'Unione Sovietica, secondo cui questa era a capitalismo di stato. Con l’ascesa al potere di Stalin furono anche abbandonati alcuni dei punti più importanti del leninismo: l'internazionalismo proletario, la rivoluzione mondiale e la democrazia di partito, che ai tempi di Lenin si esprimeva attraverso la critica e il dibattito.

L’internazionalismo proletario.

L'internazionalismo proletario è una strategia alla fine della quale c'è la rivoluzione mondiale. Guida il corso delle rivoluzioni nei singoli paesi e nel mondo intero. In questa prospettiva viene condotta una lotta nazionale dei rispettivi proletari contro la propria borghesia, mentre in contemporanea vengono sviluppate strategie che a loro volta devono essere coordinate a livello internazionale e attuate con l'aiuto reciproco. Questo è lo scopo dell'Internazionale. Se non c'è il coordinamento delle rivoluzioni nazionali, esse non hanno senso. Senza coordinamento si attuerebbe solo il blocco internazionale dei paesi capitalisti contro il paese rivoluzionario. Ecco perché le singole rivoluzioni dovrebbero essere il più possibile vicine nel tempo.

Il compito dei paesi rivoluzionari è quindi quello di fornire aiuti materiali ed economici per sostenere altri paesi rivoluzionari che non sono ancora così sviluppati politicamente e organizzativamente.

Dopo la rivoluzione lo sviluppo dell’economia deve provvedere alla propria popolazione e, come sopra detto, per poter fornire aiuto alle altre rivoluzioni. Perciò l'economia non deve essere fine se stessa, come avvenuto negli stati stalinisti. Per tutte le forme superiori di socialismo e infine di comunismo, si ha bisogno di un mondo coerente senza frontiere e stati nazionali, poiché ogni forma di commercio, come avvenuto tra gli stati stalinisti, riproduce le leggi capitaliste e quindi genera concorrenza tra di loro. Le economie dei singoli paesi rivoluzionari devono unirsi, come deve avvenire anche tra le singole fabbriche e industrie all'interno dei paesi rivoluzionari, per metterle poi sotto il comune controllo democratico-proletario. Perché se le risorse necessarie o particolari industrie sono al di fuori di questa associazione, è necessario commerciare.

Patriottismo nella ex DDR/Blocco Orientale 

I singoli paesi stalinisti erano in competizione tra di loro, come il caso dell'Unione Sovietica e la Cina. Questo tipo di competizione per il potere e l'influenza non dovrebbe esistere tra i veri paesi internazionalisti e rivoluzionari, che invece dovrebbero sostenersi a vicenda e unire le loro economie e quindi i loro lavoratori.

Al contrario vi sono state invece ingerenze da parte dei partiti al potere dei paesi stalinisti nei gruppi comunisti di altri paesi, ma anche all'interno del proprio paese (manipolazione, uccisione di comunisti con opinioni diverse, ecc.), nonché repressioni violente dei loro propri lavoratori (Berlino 1953, Ungheria 1956), mentre allo stesso tempo ad esempio nella DDR avveniva la riabilitazione su larga scala dei volontari dell'Ex NSDAP (Partito Nazista dei Lavoratori) inserendoli nel "Partito Nazionale Democratico di Germania (NDPD)" o nel SED (Partito Socialista Unificato della Germania). O nel caso dell’Unione Sovietica con il massiccio assorbimento di burocrati zaristi nel Partito Comunista, cose che favorivano il nazionalismo. Anche le interferenze su scala internazionale come le invasioni o le guerre (invasione dell'Afghanistan nel 1979, Vietnam contro la Cina nel 1979) tra i paesi stalinisti non hanno assolutamente niente a che fare con il vero internazionalismo. Il cosiddetto internazionalismo di questi partiti e paesi era spesso solo un mezzo per estendere la propria influenza o utilizzato come mezzo di propaganda per procurarsi manodopera a basso costo, risorse. Nella realtà, la politica estera stalinista non è stata molto diversa da quella dei paesi occidentali.

Conclusione

Il vero internazionalismo proletario è scomparso in Unione Sovietica con l’ascesa al potere di Stalin e del suo “socialismo in un solo paese”. Tutti gli stati ideologicamente orientati allo stalinismo, come Cina, Cuba, Corea del Nord e tutti gli stati del blocco orientale, non hanno mai seguito il concetto internazionalista. Ancora oggi si basano su un forte nazionalismo e totalitarismo. Ciò ostacola l'internazionalismo proletario.

                                                                                                                     T. R.

CAPIRE IL FUNZIONAMENTO CAPITALISTICO

 

COSA SI INTENDE PER IMPERIALISMO?

 

            24 aprile 2021

 

Per imperialismo si intende un paese al suo massimo livello capitalistico.

 

Quando un paese dal sistema economico-sociale medioevale entra nel sistema capitalistico tutta l’organizzazione collettiva cambia.

La società medioevale come sistema era una società dove imperavano i feudatari, che erano i proprietari sia delle terre che dei contadini (servi della gleba) che le lavoravano e non le potevano abbandonare, dove la produzione non veniva venduta e solo una piccola parte di essa veniva scambiata. Di ciò che veniva prodotto una parte rimaneva alla famiglia del contadino, una parte andava al signore proprietario, e una parte (la decima) andava alla chiesa. La società capitalistica mercantile è tutt’altro tipo di organizzazione sociale: i prodotti vengono venduti e non più scambiati, il contadino e l’operaio sono liberi di andare a lavorare dove vogliono per uno stipendio, il contadino proprietario può vendere la sua terra a chi vuole, in questo tipo di società il commercio si espande velocemente e sul territorio si sviluppa la prima industria.

Nella prima fase di sviluppo capitalistico di una nazione le merci prodotte dall’industria sono merci di prima necessità, molto semplici, “merci a basso contenuto tecnologico” le definisce Marx, e sono merci rivolte soprattutto al mercato interno nazionale: parliamo di vestiario, alimenti, mobilia, suppellettili, settore immobiliare molto semplice, e adesso possiamo anche aggiungere frigoriferi, lavatrici, tv, ecc. 

In seguito però avviene una trasformazione nelle nazioni capitalistiche, un salto di qualità capitalistico. Ad un certo grado di sviluppo, dopo aver accumulato un’enormità di capitali, si radica nel paese un esteso sistema creditizio di banche e una parte di industria comincia a tralasciare di produrre merci di prima necessità, a basso contenuto tecnologico, cominciando a produrre ed esportare sul mercato internazionale capitali, cioè prodotti ad alta e altissima tecnologia: parliamo di vendita di interi sistemi industriali, centrali elettriche e nucleari, treni super moderni, navi e aerei altamente tecnologizzati, aeroporti, porti marittimi, armi molto sofisticate. Esattamente come fanno le potenze avanzate. 

In questa nuova situazione di elevato sviluppo capitalistico il compito delle banche e del sistema creditizio non è più solo prestare denaro all’interno della propria nazione come avvenuto in precedenza, ma soprattutto prestare enormi crediti all’estero ai paesi capitalisti arretrati in via di sviluppo. I quali con questi crediti possono comperare dagli industriali dei paesi altamente industrializzati gli impianti industriali sopracitati, le centrali elettriche e nucleari, le infrastrutture, ecc. cioè tutto ciò di cui hanno bisogno per estendere nel proprio paese il sistema capitalistico. La restituzione dei crediti alle banche creditrici da parte degli industriali dei paesi arretrati avviene poi ovviamente attraverso il plusvalore ottenuto dagli industriali dallo sfruttamento (spesso brutale) dei lavoratori impiegati nelle proprie aziende della propria nazione.  

E’ questa fase strutturale di capitalismo avanzato al massimo livello che viene definita IMPERIALISMO.

 

Imperialismo, dove le gradi potenze industrial-finanziarie adottano anche una particolare politica estera: per la vendita dei propri prodotti sul mercato internazionale esse si creano delle proprie aree chiamate “zone di influenza”. Cioè stabiliscono rapporti preferenziali con governi di nazioni in via di sviluppo amiche dove poter vendere i propri prodotti e ostacolarne invece la vendita ai concorrenti. Questo tipo di politica viene definita POLITICA IMPERIALISTA

Tutto ciò (giustamente è da sottolineare) è quanto rilevato da LENIN nel suo testo del 1917 “L’IMPERIALISMO FASE SUPREMA DEL CAPITALISMO”, dove già in quel periodo chiarisce quali sono i caratteri che contraddistinguono un imperialismo: 

 

 

Cinque sono le caratteristiche fondamentali dell'imperialismo:

 

1)    concentrazione della produzione e del capitale che porta alla formazione dei monopoli;

2)    la fusione/simbiosi del capitale bancario e del capitale industriale e la conseguente                formazione di un'oligarchia finanziaria.

3)    l'esportazione di capitale;

4)    la ripartizione del mondo fra i gruppi monopolistici internazionali;

5)    la ripartizione dell'intera superficie terrestre fra le grandi potenze imperialistiche.

 

 

E’ ovvio che è più che mai importante aver chiaro, conoscere bene il capitalismo, in tutti suoi aspetti. E’ importante per non venir manipolati, strumentalizzati e coinvolti nelle avventure spericolate e nelle azioni militari che i capitalisti, anche europei, con i loro governi conducono per la conquista e la ripartizione dei mercati internazionali.

Avere una autonomia valutativa del funzionamento del capitalismo è fondamentale per giungere ad una società superiore.

 


 

________________________________________________________________________________________

 

 

Gli imperialismi francese e tedesco in azione:

LA GUERRA NASCOSTA IN MALI CONDOTTA DAI FRANCESI

E DAI TEDESCHI

 

 

“Nel conflitto fino adesso sono stati uccisi migliaia di soldati e civili e centinaia di migliaia di persone sono dovute scappare … ”  Sembra il notiziario di una delle tante guerre attualmente in corso in Libia, Yemen o Siria, ecc. Invece no, questo succede oggi in Mali, e a condurre la guerra non sono i soliti guerrafondai americani, ma i “pacifisti” francesi con il sostegno degli altri altrettanto “pacifisti”, i tedeschi, nel più totale silenzio internazionale. A riportarlo è un articolo “Der Spiegel“ del 30 marzo dal titolo “Rapporto ONU: L’aviazione militare francese ha ucciso 19 civili in un attacco in Mali“.  

 

Come mai la Francia conduce una guerra in Mali uccidendo migliaia di militari e civili e nessuno ne parla? La Francia non è un paese democratico che si prodiga per la pace, la libertà dei popoli, la cultura e l’emancipazione?

 

La realtà, com’è evidente, è spesso molto diversa da quello che i grandi media presentano. Noi marxisti lo ribadiamo da sempre: i media ci presentano sempre l’apparenza, quello che fa comodo a loro. La vera realtà è sempre diversa. E prima o poi emerge: SEMPRE.   E anche per la Francia - o forse è meglio dire: per l’IMPERIALISMO francese - in Mali ora questo viene a galla. 

L’Africa storicamente è sempre stata considerata dalle potenze europee come “proprio territorio di conquista”. Prima con il colonialismo e adesso con le “sfere di influenza”. Quindi le potenze europee vi operano costantemente. Ufficialmente: commercialmente, politicamente; segretamente:  anche militarmente.  

l’Africa è un continente strapieno di materie prime: petrolio, oro, legname, diamanti, e le potenze avanzate naturalmente vanno a gara per l’accaparramento. E se le “loro zone” vengono messe in pericolo dai concorrenti, ecco allora che i vecchi sistemi di duri e feroci interventi militari diventano improvvisamente “attualità normale”, dimenticando tutte le sceneggiate sulla “democrazia”, “la pace”, “i diritti”, ecc.

Il Mali, e tutta la zona nord-ovest dell’Africa - chiamata dagli esperti adesso “Sahelzone” - è la regione dell’Africa settentrionale particolarmente ambita dall’imperialismo francese e tedesco, dove nel passato per il suo possesso entrambi si sono massacrati a vicenda. Ma ora sono in sintonia e operano insieme per “difendere” e “controllare” la regione. Perché ovviamente ci sono “forze e potenze concorrenti” che hanno interesse a sottrarre loro l’area (in quelle che sono le tremende leggi del profitto capitalista).     

Per capire bene come gli imperialismi “democratici” francese e tedesco “agiscono” nella zona, sorprendentemente Der Spiegel spiega anche in un altro articolo del 26 febbraio, dal titolo “Interventi militari nella Sahelzone: Un disastro in Libia, nessun successo in Mali” che ci illumina sulla situazione: 

 

 

«Già da dieci anni la Libia, il Mali, la Nigeria e il Burkina Faso apparentemente ma inesorabilmente scivolano sempre più profondamente nel caos. Sahelistan viene chiamata la parte sud della regione, un focolaio del terrore, un paradiso per contrabbandieri, un campo di battaglia tra milizie rivali e gruppi vari. Il Mediterraneo separa quindi l’Unione Europea dall’anarchia e dalla violenza. La Francia e la Germania nella regione sono attivi diplomaticamente, i loro soldati sono nell’Africa dell’ovest. Tuttavia uno studio del Think Tank  di Berlino “Stiftung Wissenschaft und Politik” [Fondazione per la Scienza e la Politica] da a questo intervento un brutto risultato: è un “disastro” in Libia e “senza successo” in Mali. … [questo intervento - ndr] fino ad adesso non è servito a niente: nella Sahelzone diverse migliaia di civili ogni anno vengono massacrati e là muoiono più soldati internazionali rispetto all’Afghanistan».    

Quindi Der Spiegel ci chiarisce come la Sahelzone in nord Africa sia un focolaio di guerre e scontri, dove tribù rivali si combattono ferocemente. Ma è anche la zona dove Francia e Germania agiscono “diplomaticamente”. Però è una strana attività diplomatica la loro: è condotta con “i soldati”, e precisamente con azioni militari. E’ un modo borghese “mascherato”, “sofisticato” per dire che Francia e Germania nell’area stanno 

conducendo una guerra. E ciò in seguito l’articolo lo conferma quando  precisa: «nella Sahelzone diverse migliaia di civili ogni anno vengono massacrati e là muoiono più soldati internazionali rispetto all’Afghanistan». Quindi una guerra in piena regola viene condotta, con massacri di civili e militari. Vera guerra che in Europa e tantomeno in Germania assolutamente non viene pubblicizzata (infatti alle masse questa guerra è del tutto sconosciuta). L’ovvio motivo del nascondere è, per i ricchi finanzieri e industriali di Francia e Germania che in queste guerre ne hanno interesse, non rovinarsi l’immagine che creano all’interno dei propri paesi di essere nazioni europee di “grandi democrazie”, “civiltà più elevate”, essere a “salvaguardia dei diritti, dell’uguaglianza” ecc.    

L’articolo di Der Spiegel evidenzia poi che per i due imperialismi nei due conflitti in Mali e Libia le “cose” non vanno tanto bene. Continua la rivista: «… scrive Lacher [dello Stiftung Wissenschaft und Politik - ndr]: ”Il motivo del fallimento o addirittura della controproducente strategia di Germania e Francia nella crisi dei due stati è che l’obbiettivo di stabilizzazione viene messo in secondo ordine” […] Parigi in Africa, per pubblicità (questo ne risulterebbe) preferisce condurre la lotta contro il terrore [anziché agire politicamente - ndr] per questo motivo le truppe hanno stretto alleanze con alcune milizie locali. Per sostenerle, gli attacchi aerei [dei francesi – ndr] hanno causato molte vittime civili. Le milizie avrebbero poi approfittato dell’appoggio per regolare vecchi conti con altri gruppi rivali».      

Andiamo a precisare anche quest’altro punto importante dell’articolo.

Nelle due guerre in Mali e Libia ufficialmente gli imperialismi francese e tedesco starebbero conducendo una guerra contro “il terrore”, cioè contro “i terroristi jiadisti islamici”, che sarebbero i “malvagi”. Questo sarebbe il motivo ufficiale degli interventi militari di Parigi e Berlino nelle due guerre. L’inevitabile domanda che segue però è: come mai Francia e Germania conducono una guerra contro i “terroristi islamici” proprio nel Sahel, quando è noto che questi cosiddetti “jiadisti fanatici terroristi” sono presenti un po’ dappertutto in Africa e in molte zone dell’Asia? Perché proprio in questa “precisa” area e non dappertutto? E poi, perché combattere e uccidere fanatici religiosi? Che senso ha questo nel concetto occidentale di rispetto e tolleranza delle persone, di rispetto delle idee politiche e religiose?

La risposta naturalmente è più ovvia: la lotta al terrorismo è una falsità, una manipolazione. Il “fanatismo” in queste guerre non centra proprio per niente. E’ solo il pretesto, una scusa per giustificare alle masse francesi e tedesche le aberranti azioni militari per il “controllo” del Sahelistan, “zona di influenza” degli imperialismi di Parigi e Berlino.  Perché come detto, è proprio in questa zona africana nord-occidentale che la finanza e l’industria franco-tedesca punta sull’opportunità di ottenere grandi interessi e guadagni. Mandare i loro soldati per “controllare” l’area, significa salvaguardarsi militarmente contro le interferenze della “concorrenza”.

Adesso nel mondo nelle attuali guerre per le “sfere di influenza” condotte nello scontro tra i predoni imperialisti USA, Gran Bretagna, Russia, Francia, Germania, Italia, Cina, ecc. è di moda chiamare tutti coloro che si oppongono militarmente ai loro interessi “jihadisti islamisti fanatici terroristi”. Ieri invece chi nel mondo si opponeva contro di loro erano definiti “fanatici comunisti”, o “terroristi di sinistra”, o “estremisti marxisti”. Oggi sono tutti “islamisti fanatici”. E’ ovvio che questa etichetta di “jihadisti terroristi” fa molto comodo anche agli imperialismi francese e tedesco per giustificare la guerra, i loro massacri, le distruzioni. Ma il controsenso, la domanda è: come mai la stampa europea definisce terroristi di Al Qaeda o Talebani solo le tribù che combattono contro francesi e tedeschi, mentre invece ridicolmente le milizie locali, sempre fanaticamente musulmane, che i militari francesi e tedeschi assoldano, pagano e usano per combattere per i loro interessi, quelle invece assolutamente non sono affatto fanatici jihadisti? (… la stampa borghese è sempre così falsa, manipolatrice e patetica)       

Perciò anche in questa guerra in Mali e Libia si conferma la classica prassi capitalistica: anche per le borghesie “democratiche” e “pacifiste” dell’Europa la guerra è sempre la normalità nel perseguire i propri interessi. Proprio come successo nel passato, con le due grandi guerre mondiali e le infinite guerre locali. E si conferma anche la tipica viscida ipocrita manipolazione capitalista: mentre all’interno della nazione si parla di pace, democrazia, civiltà, diritti, ecologia, ecc. e si incoraggiano addirittura movimenti per la difesa di questi “valori”, all’estero gli stessi governi militarmente conducono massacri e distruzioni, per far guadagnare ancor più i propri miliardari.

Tipicità del repellente e nauseante capitalismo.

 

Ma l’umanità per il benessere sociale non ha bisogno di questo tipo di società, tantomeno delle ripugnanti guerre.


 

________________________________________________________________________________________________________-

 

 

 

 

Pandemia Coronavirus:

ANGELA MERKEL RIESCE AD IMPEDIRE LA REVOCA DEI BREVETTI DEI VACCINI

 

La liberalizzazione dei brevetti potrebbe dare una accelerazione notevole alla produzione dei vaccini e salvare moltissime vite. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

 

 

 

   25 maggio 2021

 

Con la liberalizzazione dei brevetti le case farmaceutiche di tutto il mondo potrebbero produrre in proprio i preziosi i vaccini antivirali Covid senza l’impedimento e autorizzazione delle grandi multinazionali mondiali del farmaco. Un enorme salto in avanti contro la pericolosissima pandemia.

Significherebbe che con l’accelerazione in pochissimo tempo tutta la popolazione mondiale potrebbe esserne immunizzata.

Attualmente la produzione di vaccini anti Covid copre solo una parte del fabbisogno mondiale e precisamente i paesi industrializzati, mentre i paesi poveri in via di sviluppo ne rimangono scoperti. I dati riportano che circa il 2% della distribuzione di vaccini va in questi paesi. Di conseguenza sarebbero proprio questi paesi poveri i maggiori beneficiari dell’annullamento dei brevetti andando a salvare una grande quantità di esseri umani, visto che in questi paesi arretrati non vi è denaro sufficiente per la ricerca.

L’immunizzazione veloce generale attraverso la disdetta dei brevetti è un concetto umanitario e di solidarietà del tutto coerente, logico per le persone normali, ma non per le grandi compagnie speculatrici del farmaco.

In realtà la liberalizzazione dei brevetti proposta da più parti nasce da una base concreta, per un motivo ben preciso: parte dalla considerazione che i miliardi usati per la ricerca dei vaccini sono stati spesi non dalle multinazionali farmaceutiche, ma finanziati dai vari governi. Perciò le speculatrici imprese del farmaco non avrebbero speso un cent per arrivare ai vaccini, e certamente senza queste cospicue sovvenzioni statali non sarebbero mai arrivate agli antivirali. Quindi non dovrebbero fare obiezioni. 

La richieste di sospensione avrebbero quindi basi solide, forti, concrete e sensate. Ma per le multinazionali ossessionate dal profitto questa evidenza non ha alcuna importanza. L’opposizione che inscenano con tutte le loro forze e mezzi è per non rinunciare ad una parte dei già astronomici profitti miliardari già ottenuti, anche se l’opposizione chiaramente significherà far morire un’infinità di persone inutilmente. Ormai ovunque è chiaro: per i cinici imprenditori è più importante il profitto che la vita delle persone! E con la forza economica che hanno riescono a condizionare, dirigere tutti i governi, quello tedesco in primis, il quale con vigore sostiene e difende gli interessi delle ciniche multinazionali del profitto senza indugio. 

Ha fatto scalpore - sorprendendo tutti – come Angela Merkel a capo del governo tedesco, apertamente e senza tanti problemi, si sia schierata a difesa di queste multinazionali profittatrici, imponendo poi – come sempre – a tutti i governi europei e all’Unione Europea di rinunciare nel proseguo nella richiesta di abolizione dei brevetti.  

Le motivazioni della contrarietà al ritiro portate prima dalle multinazionali e poi riprese a fotocopia dalla Merkel sono tra le più buffe e ridicole che si possano sentire: “la sospensione dei brevetti ridurrebbe la produzione mondiale di vaccini”: mentre è ovvio proprio tutto il contrario; “la protezione dei brevetti con la loro ricerca è fonte di innovazione”: non certo nel caso del vaccino anti Covid dove le spese per la ricerca sono state tutte a carico dei governi; “solo le grandi case farmaceutiche possono garantire un elevato standard di qualità”: assolutamente non vero come la realtà dimostra, visto che anche le normali ditte farmaceutiche ben attrezzate lo possono fare, e così via. Tutte motivazioni come detto senza senso, che camuffano ovviamente la logica affaristica delle multinazionali di accaparrarsi l’alto profitto. E evidenziano la fedele asservanza e sottomissione dei governi all’elite imprenditoriale e finanziaria.

La dura e aperta contrarietà della Merkel  di salvare in sostanza vite umane, ha destato quindi grande sensazione in Europa e soprattutto in Germania. Molti superficialmente erano convinti che il governo tedesco fosse un po’ diverso, un po’ meno feroce, più umanitario rispetto agli altri governi europei e in generale (i marxisti ovviamente hanno sempre sostenuto il contrario). Adesso di fronte all’evidenza del governo di Berlino molti quindi si stanno ricredendo. Anche il governo tedesco dimostra essere un burattino al servizio dei miliardari, agendo capitalisticamente senza scrupoli di fronte alle inciviltà. 

E’ l’analisi marxista che ancora una volta viene confermata. Marx non sbaglia quando ripete che i politici, tutti, sono marionette in mano ai borghesi. E la conferma arriva sempre prima o dopo, puntuale, così come per il governo tedesco.

Lo ribadiamo: in una società superiore senza profitto la sanità libera dal vincolo degli affari può senza difficoltà risolvere i propri problemi sanitari. Questo il capitalismo lo può fare solo in parte, lasciando l’altra parte in terribili difficoltà, essendo schiavo della legge del profitto.

 

GUERRA IN MEDIO ORIENTE

_______________________

CONTRO LA GUERRA,

A FIANCO DER LAVORATORI PALESTINESI E ISRAELIANI

 

I MARXISTI NON STANNO MAI DALLA PARTE DI UNA DELLE COMPONENTI IN GUERRA CAUSATA PER INTERESSI CAPITALISTICI. I MARXISTI SOSTENGONO I LAVORATORI DI ENTRAMBE LE PARTI COINVOLTE LORO MALGRADO NELLA GUERRA, CONTRO I PROPRI CAPITALISTI.

 

 

  16 maggio 2021

 

Esattamente così: le guerre non sorgono mai per caso, sono sempre causate dai capitalisti per i propri interessi. Capitalisti che in queste situazioni coinvolgono sempre i proletari, li manipolano affinchè combattano, si facciano uccidere per i LORO INTERESSI AFFARISTICI.  Naturalmente tutto questo è causa di inumane sofferenze.

E’ ciò che sta succedendo adesso anche nello scontro armato tra palestinesi e israeliani nella Striscia di Gaza.

In questa zona petrolifera martoriata da infinite guerre capitalistiche per il petrolio vi è coinvolta anche la guerra senza fine tra Israele e i palestinesi, iniziata nel dopoguerra quando è sorto lo stato di ebraico.  

E’ su pressioni internazionali che Israele nel 2012 ha concesso ai palestinesi (soprattutto ai ricchi palestinesi) la sovranità nella Striscia di Gaza, affinché avessero un loro territorio, un loro stato, come da loro sempre richiesto.

Ma nei decenni la politica dei governi (naturalmente borghesi) israeliani è sempre stata diretta in modo da impedire che lo stato (capitalistico) palestinese della Striscia di Gaza non diventasse troppo “forte” da rappresentare un pericolo per Israele.

Essendo che i palestinesi sono suddivisi in componenti sostenute e finanziate da stati arabi come Egitto, Iran, Iraq, Siria, ecc, quando una di queste componenti si rafforza troppo all’interno dello stato palestinese, agli occhi degli israeliani questo può diventare un “pericolo terroristico”. 

Per cui agiscono militarmente. Sistematicamente nei decenni i vari governi di Israele sono intervenuti con l’esercito per indebolire queste componenti armate palestinesi.

Gli israeliani adottano un sistema ben preciso per arrivare allo scontro con i palestinesi. In pratica gli israeliani, quando per loro è arrivato il momento di agire, con vari pretesti provocano i palestinesi, i quali reagiscono scomposti, anche con le armi, dando così il motivo al governo di Israele di far intervenire l’esercito e distruggere quelle parti palestinesi nella Striscia ritenute “pericolose”. E’ ciò che sta avvenendo anche adesso proprio nell’attuale scontro.   

Per cui nei decenni causa gli scontri e le guerre, la “questione palestinese” irrompe regolarmente sulla scena, con tutte le sue nefaste conseguenze.

I palestinesi si definiscono rivoluzionari, comunisti, marxisti, ma con queste definizioni loro non intendono arrivare ad un socialismo senza classi come dovrebbe essere, ma all’indipendenza capitalista del loro stato. Infatti chi dirige e finanzia i combattenti palestinesi sono miliardari arabi e palestinesi, diventati ricchi con il petrolio.   

Per i marxisti è chiaro, lo ripetiamo, la causa anche di questa guerra va ricercata negli interessi affaristici riguardanti lo scontro tra le potenze (anche internazionali) nella zona per il controllo del petrolio, dove anche i ricchi capitalisti palestinesi svolgono un ruolo.

E’ fisso che i marxisti nelle guerre non si collocano mai al sostegno di una o dell’altra parte delle borghesie predone in lotta, siano esse anche palestinesi o israeliane. Perché il solo motivo della guerra sono i miliardi che i ricchi capitalisti cercano alla fine di ricavarne, non altro.

 

I marxisti sostengono invece incondizionatamente i proletari, i lavoratori sfruttati coinvolti nelle guerre, senza distinzione di patria o etnia, contro le proprie ricche borghesie. Per una società superiore senza guerre.

 

E’ LA NOSTRA LOTTA COMUNISTA.

 


 

 

_____________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

 

IL FALSO PROBLEMA DELL’ANTIFASCISMO

 

 

     08 aprile 2021

 

Per i marxisti non esiste il problema ANTIFASCISMO.    

Abbiamo più volte ribadito che la storia in varie occasioni ha dimostrato come i capitalisti, per i loro interessi, quando è loro conveniente, possono portare al potere i fascisti (es. Hitler, Mussolini, Pinochet, ecc. e adesso i militari in Myanmar) utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione (media, politici, intellettuali, università-scuole, clero, ecc.) per poterlo fare e convincere le masse che è la cosa giusta, E abbiamo sempre ribadito che se oggi vigono le democrazie è solo perché i capitalisti ne vedono l’interesse per meglio controllare e dirigere le masse proletarie sfruttate.

Noi siamo d’accordo con Marx quando afferma che, non è cercando miglioramenti nella corrotta e insanabile società capitalista la giusta politica da perseguire, perché la sostanza caotica e problematica del capitalismo rimane sempre intatta, ma è cambiando completamente il sistema stesso, la politica corretta da seguire.

Essendo che tutti i governi sono al servizio dei capitalisti, siano essi indifferentemente governi democratici o fascisti, tutti hanno sempre represso con ferocia inaudita gli operai in rivolta nei momenti rivoluzionari, cioè nei momenti catastrofici causati dalle crisi capitalistiche. Quindi il sostenere una società capitalistica “migliore” contrastando l’ascesa dei fascisti al potere, è per i marxisti  un falso problema, un problema che non esiste.   

Sono gli stalinisti, partiti nazionalisti che aspirano ad un capitalismo statalizzato, che incoraggiano, spingono con forza alla lotta antifascista e mettono in primo piano nella loro politica il combattere le organizzazioni fasciste per erigere una società capitalista a capitalismo di stato. Ma per i marxisti questa politica nazional-statalizzante ha solo un senso borghese. Perché anche nella statalizzazione dell’economia vige sempre il capitalismo con tutte le sue leggi contraddittorie commerciali, con il profitto, lo sfruttamento, i ricchi, i poveri, ecc.

Se come marxisti dobbiamo parlare di una lotta comunista contro organizzazioni politiche antimarxiste, questa va indirizzata senz’altro contro la più pericolosa di queste, e cioè contro gli stalinisti stessi. Vale a dire contro i “falsi comunisti” nazionalisti che si presentano come marxisti, ma che di una società senza capitali e senza leggi commerciali non ne vogliono assolutamente sapere.

Che per i marxisti internazionalisti come noi, cioè coloro che lottano per la rivoluzione internazionale (unico modo per giungere ad eliminare le leggi commerciali e quindi eliminare il sistema capitalistico stesso) gli stalinisti siano il pericolo più grave, l’ostacolo principale per arrivare ad una società superiore, la storia lo ha dimostrato ampiamente.

E’ stato Stalin e la sua cricca, che eliminando fisicamente parecchie centinaia di migliaia di marxisti internazionalisti, è responsabile della controrivoluzione in Russia. Così come gli stalinisti Mao, Tito, Togliatti, Ceausescu e così via. Nell’insieme tutti questi stalinisti sono responsabili dell’assassinio di molti più marxisti rispetto ai fascisti. Questa dice la storia.

Perché il problema è, che per il marxista nei fascisti può vedere immediatamente e chiaramente il suo nemico e così si può difendere. Mentre è molto più difficile individuare il nemico quando questo si definisce “marxista”, “comunista”, “rivoluzionario”, che inneggia a Marx e al “socialismo”, inneggia alla “lotta di classe contro il capitalismo”, ecc, mentre in realtà è uno Stalinista controrivoluzionario feroce nazionalista difensore del capitalismo di stato. Quindi il problema è che di fronte a questo atteggiamento falsamente comunista i marxisti internazionalisti vengono ingannati, abbassano le difese e cadono nella trappola di venir, nei momenti storici cruciali, sopraffatti e anche eliminati fisicamente dagli stalinisti nazionalisti. Com’è appunto successo.

 

La lotta antifascista, o L’ANTIFASCISMO quindi NON HA NESSUN SENSO RIVOLUZIONARIO.

E’ invece, sottolineiamo, molto importante per gli stalinisti: E’ LA LORO TATTICA per non farsi riconoscere come NAZIONALISTI.  Serve per SVIARE L’ATTENZIONE dall’essere al servizio del capitalismo-statalizzato. L’ANTIFASCISMO è il loro metodo per CONCENTRARE L’ATTENZIONE su un altro nemico: IL FASCISTA. Un nemico che è nazionalista COME LORO, ma al servizio del capitalismo privato, come appunto lo sono i fascisti.

Praticamente L’ANTIFASCISMO è una lotta tra partiti rivali sostenitori del capitalismo nelle sue varie forme.

 

 

NON E’ LA NOSTRA LOTTA COMUNISTA INTERNAZIONALISTA 

 

 

COME SI SPIEGA IL LUNGO BOOM  ECONOMICO

DEL DOPOGUERRA?

 

 

           27 marzo 2021

 

Negli anni ’50, subito dopo la guerra, tra i marxisti si dibatteva su un argomento inusuale per le persone comuni, ma in realtà di molta importanza: quanto sarebbe durato il prossimo ciclo economico espansivo iniziato subito dopo la fine della 2° guerra mondiale? E quando sarebbe sopraggiunta la prossima crisi di sovrapproduzione economica (tipo ’29) portando con se una nuova enorme e profonda crisi, che di conseguenza (come dopo il ’29) sarebbe sbocciata di nuovo un’altra grande tragica guerra, con disastri, morti e così via?

 

Come mai questo strano dibattito tra i marxisti è così importante?  Spieghiamo.

 

Nell’analisi del funzionamento capitalistico fatta da Marx - poi sempre confermato dalla realtà - l’economia mondiale si muove a cicli: ossia i lunghi cicli economici espansivi si alternano a corti, ma intensivi momenti di enormi e profonde crisi di sovrapproduzione, in cui l’eccesso di merci prodotte non trovando sufficiente domanda di acquisto sul mercato mondiale, creano il caos economico, che si trasforma ben presto in guerre militari tra borghesie concorrenti, portando l’umanità nei noti disastri. Alla fine di ogni guerra, dopo che i capitalisti si sono distrutti a vicenda (es: dopo il 1848, dopo il 1918 o dopo il 1945) il ciclo economico riparte di nuovo, fino alla successiva terribile crisi di sovrapproduzione. E così via. Il sistema capitalistico funziona così.

Sulla base di questa analisi negli anni ’50 dopo la fine del disastro della 2° guerra mondiale e il riavvio del ciclo economico espansivo, i marxisti di allora si chiedevano quindi coerentemente, quanto tempo il nuovo ciclo questa volta sarebbe durato.

Alcuni grandi marxisti della “Sinistra Comunista Amedeo Bordiga, Onorato Damen, Paul Mattick, Anton Pannekoek, intravedevano il giungere della futura crisi di sovrapproduzione mondiale nei successivi anni ’70. Altri marxisti Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi (i futuri fondatori di Lotta Comunista) presagivano invece la futura crisi di sovrapproduzione più avanti, molto tempo dopo.  

 

Come mai valutazioni così differenti tra i grandi del marxismo? Su quali diversi presupposti erano basati i loro differenti calcoli?

Per i marxisti  Bordiga, Damen, Mattick e Pannekoek, la crisi di sovrapproduzione si sarebbe ripresentata nei seguenti anni ’70 perché quello era il lasco di tempo necessario affinchè le economie europee e giapponese distrutte dalla guerra si riprendessero, ricostruissero il loro mercato interno. Per poi ricominciare esse stesse ad esportare prodotti nel mercato mondiale, ricreando nel mercato internazionale, come prima della 2° guerra mondiale, una situazione di eccesso di merci rispetto alla domanda, causando così la crisi. Questo era il ragionamento di previsione dei grandi marxisti della Sinistra Comunista.

Altra visuale era invece quella dei marxisti Cervetto e Parodi

Certamente anche per loro i paesi europei e quello giapponese, distrutti dalla 2° guerra mondiale, nei seguenti anni ’70 avrebbero completato la loro “ricostruzione economica interna” e avrebbero ricominciato essi stessi a esportare merci. Ma secondo Cervetto e Parodi la crisi di sovrapproduzione non sarebbe giunta in quegli anni ’70, perché i due marxisti già allora, cioè negli anni ’50 quando appunto avveniva questa  discussione, intravedevano l’emergere di nuove e immense nazioni nel mondo, soprattutto asiatiche, dove le merci europee e giapponesi, assieme a quelle americane, esportate in quegli enormi paesi emergenti, avrebbero continuato a trovare la loro vendita e perciò il profitto. Spostando la crisi di sovrapproduzione quindi molto più in avanti, cioè fino a quando il mercato internazionale non si sarebbe di nuovo saturato per l’eccesso di merci.   

 

OGGI L’EMERGERE DELLE POTENZE ASIATICHE, come previsto da Cervetto e Parodi, E’ ATTUALITA’, E SPIEGA  IL PERCHE’ DELL’ODIERNO LUNGO BOOM ECONOMICO DAL DOPOGUERRA - CHE DURA TUTT’ORA.

 

I grandi  Bordiga, Damen, Mattick, Pannekoek, non avevano considerato questa opportunità dell’emergere capitalistico del mercato mondiale, per cui la loro previsione di futura crisi si era fermata al tempo di ricostruzione economica delle potenze sconfitte nella 2° guerra mondiale. Dopo di che il nuovo devastante crollo di sovrapproduzione sarebbe sopraggiunto, esattamente come il tempo trascorso tra la 1a e la 2a guerra mondiale.

Corretta si è dimostrata invece l’intuizione-valutazione di Cervetto e Parodi degli anni ’50, dove l’emergere delle future grandi economie asiatiche della Cina, dell’India, avrebbero posto le basi per l’attuale lungo ciclo economico espansivo, portando di conseguenza sul mercato internazionale anche miliardi di nuovi proletari.     

Quello discusso 70anni fa, oggi, come tutti possono vedere, E’ ATTUALITA’ e dimostra come l’analisi marxista, nelle sue diverse valutazioni, può interpretare correttamente il funzionamento capitalistico.

Bisogna però essere consapevoli che siamo nel capitalismo e che questo è un suo ciclo. E deve essere chiaro che, un ciclo ha un inizio, uno svolgimento, e una fine (esattamente come valutavano i marxisti dell’800 e quelli del ‘900). E tutti sappiamo che la fine del ciclo significherà ‘sovrapproduzione’, cioè eccesso di merci, quindi crisi, caos e poi … guerre capitaliste.

Quando le grandi economie mondiali USA, Europa, Cina, India, Brasile, e tutte le altre, riverseranno sul mercato più merci di quanto la domanda ne possa assorbire allora il ciclo si completerà e il disastro capitalista si ripeterà. 

Ma questo sarà anche il momento in cui le rivoluzioni si porranno di nuovo all’ordine del giorno.


 

________________________________________________________________________________________________________________

 

 

 

 

LE GIUSTE POSIZIONI CHE PORTANO AL SUCCESSO

LE NOSTRE POSIZIONI.

CIO’ CHE CI DISTINGUE

DAI TROTZKISTI

(e dagli stalinisti)

 

ECCO DOV’E’ ARRIVATA L’ORGANIZZAZIONE MARXISTA 

LOTTA COMUNISTA CON LE GIUSTE POSIZIONI

 

In ex DDR e Unione Sovietica non esisteva - e adesso in Cina, Cuba -non esiste nessun socialismo, ma il Capitalismo condotto dallo Stato

 

Esattamente così. Per i marxisti NON E’ MAI ESISTITO NESSUN “SOCIALISMO” in ex DDR o nell’Unione Sovietica, adesso in Cina ecc. ma è esistito il capitalismo diretto dallo stato. E in questi stati, come nei capitalismi privati occidentali, esisteva la società mercantile con la compravendita, gli affari, il profitto, le banche, lo sfruttamento, ecc. in questi paesi il sistema capitalistico era ed è diretto anziché da privati, da manager statali, tecnocrati, uomini di partiti.

La posizione dei trotzkisti invece su questa questione è che nell’Unione Sovietica, nella DDR, ecc. sia effettivamente esistito il “socialismo” - come adesso in Cina ecc. - solo che questo  presunto “socialismo” era ed è diretto da una “burocrazia degenerata e corrotta” per cui non funziona. Non si capisce a quale “socialismo” i trotzkisti si riferiscano, visto che nei paesi citati la produzione statalizzata funzionava e funziona capitalisticamente, non era e non è gestita dai lavoratori e non viene suddivisa equamente tra la popolazione com’è nel socialismo reale, eliminando la compravendita, la concorrenza, banche, profitti, sfruttamento, ecc.

Per gli stalinisti  esisteva nei paesi del blocco sovietico ovviamente – come tutt’ora in Cina, Cuba, Nord Corea, il “vero socialismo”. Gli stalinisti fan passare, in linea con Stalin, Mao, ecc. per “socialismo” tutto quello che nel sistema capitalistico viene “statalizzato”. Anche se è ultra evidente che queste “statalizzazioni” appartengono appieno al sistema capitalistico e le aziende statalizzate funzionano capitalisticamente, loro affermano essere questo “vero socialismo”. Una evidente truffa, un grosso inganno, che perpetuano da sempre e che ha portato nella storia della classe lavoratrice ai noti disastri stalinisti e alla confusione più estrema.

 

I curdi, i palestinesi, i catalani, non lottano per il socialismo, ma per l’indipendenza capitalistica del proprio stato.

 

Proprio così. Anche se i combattenti Curdi, Palestinesi e molti degli indipendentisti Catalani o Baschi si definiscono “rivoluzionari” o “comunisti”, in realtà si battono per “l’indipendenza capitalistica” del proprio territorio. Noi marxisti lo abbiamo da sempre sostenuto, e la conferma pratica è arrivata con lo Stato che i palestinesi hanno ottenuto nella “Striscia di Gaza”, che è uno Stato appunto indipendente, come volevano i “rivoluzionari” palestinesi, ma chiaramente, senza ombra di dubbio capitalistico. Perciò Curdi, Palestinesi, Catalani, ecc. nelle loro lotte per l’indipendenza territoriale non hanno proprio niente a che fare per l’edificazione di una società non capitalistica, superiore. Anzi, al contrario, con le loro lotte borghesi di indipendenza territoriale ottengono di dividere ulteriormente la classe operaia. Seminando odio per es. tra proletari curdi contro quelli turchi, siriani, iracheni e iraniani, o tra i proletari palestinesi contro quelli israeliani, libanesi, egiziani, ecc. Cosa che i marxisti ripudiano, disprezzano, in quanto i marxisti tendono a UNIRE i 

l’indipendenza capitalistica del proprio territorio, ma contro tutte le proprie borghesie locali per la rivoluzione mondiale.

Ma i trotzkisti supportano, incentivano, la lotta indipendentista dei Curdi, Catalani, Palestinesi, ecc. La sostengono argomentando che questa è una tattica trotzkista affinchè i proletari Curdi, Palestinesi, ecc. una volta arrivati all’indipendenza capitalistica territoriale, poi proseguiranno nella battaglia per il socialismo. UTOPIA PURA.   Perché le dirigenze politiche ed economiche borghesi che dirigono, incentivano, finanziano, armano, e sono alla testa delle lotte indipendentiste curde, palestinesi, catalane, ecc. anche se si definiscono “rivoluzionarie” o “comuniste” per meglio manipolare, coinvolgere, le masse dei proletari sfruttati nella lotta per l’indipendenza capitalistica territoriale, una volta giunti all’indipendenza - e l’esempio palestinese della “Striscia di Gaza” – o Chàvez e Lula in Sudamerica, o l’indipendenza Jugoslava con Tito nel 1945, parlano chiaro - frenano, combattono contro, uccidono, chi vuole andare oltre. Quindi questa “tattica” trotzkista di sostegno è completamente errata, senza speranza, utopica, assolutamente da non perseguire.

Anche gli stalinisti incoraggiano, si immischiano nelle lotte per le indipendenze territoriali. Si intromettono in queste battaglie con lo scopo preciso di creare stati sul tipo ex DDr, Corea del Nord, ecc. Cioè creare stati indipendenti a capitalismo di stato.

 

Democrazia e parlamento: organizzazione politica sociale borghese (sovrastruttura) adottata dai capitalisti per meglio controllare, manipolare, dirigere, le masse dei lavoratori sfruttati.

 

Lenin definisce lo stato democratico “il miglior involucro capitalista”. Ossia la migliore facciata, che i capitalisti possono presentare alle masse proletarie sfruttate per poterle dirigere, coinvolgere, sviarle dei loro problemi, ecc. E per noi marxisti questa è la vera “realtà” quotidiana. Con la “democrazia” i capitalisti riescono alla meglio far accettare alle masse lo sfruttamento, le ripugnanti guerre, le crisi, le disuguaglianze sociali, i disastri ecologici e tutte le porcherie capitaliste. Ma le facciate democratiche crollano sempre quando una forte crisi economica e sociale sopraggiunge, dove le masse disperate comincino a protestare con forza. E’ in queste situazioni che lo Stato “democratico” mostra la sua vera faccia capitalistica con dure repressioni, persecuzioni, esecuzioni.

Per i trotzkisti la democrazia è invece il capitalismo nella sua forma migliore. Una fase capitalistica dove attraverso le elezioni e le lotte si può passare poi al comunismo. Anche qui si entra nell’utopia pura. Infatti sotto gli occhi abbiamo gli esempi di tutte le organizzazioni trotzkiste nel mondo che entrate nei vari governi borghesi si sono sempre lasciate assorbire, integrare negli establishment dirigenziali, visto l’impossibilità di cambiarli.

Per gli stalinisti la “democrazia” è un mezzo per arrivare alle “statalizzazioni”. “Statalizzazioni” che, come sottolineato, gli stalinisti spacciano per forme di “socialismo”. Quindi appoggiano e sostengono le “democrazie” in tutti i modi.



Email

Visits

Social

Blog

Home