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ARTICOLI DI POLITICA, ATTUALITA'

DEL PROSSIMO GIORNALE

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IL MOMENTO RIVOLUZIONARIO SI AVVICINA

LOTTA COMUNISTA SE NON SI MODIFICA NON FARA’ LA RIVOLUZIONE NEANCHE IN ITALIA ! (mentre il fallimento all'estero è totale)

 

PARTITO IN CRISI, IN DECLINO,  CON CENTINAIA DI GIOVANI “VOLONTARI” ARABI E DELL’EST CHE SE NE SONO SCAPPATI VIA E ATTIVISTI DELUSI CHE SE NE VANNO. CAUSA DIRIGENTI INCAPACI, A PAROLE RIVOLUZIONARI, NELLA PRATICA OPPORTUNISTI, CHE CON LA POLITICA BORGHESE DELLA “BENEFICENZA” HANNO PORTATO IL PARTITO IN CRISI, MA NONOSTANTE CIO’ VOGLIONO CONTINUARE IMPORRE, DOMINARE IL PARTITO.

 

 

 

PURTROPPO E’ GIA’ SUCCESSO E’ già successo che dopo la morte di Marx ed Engels i socialdemocratici tedeschi abbiano perso completamente la bussola, siano entrati in confusione, intraprendendo la politica totalmente sbagliata del “revisionismo”. Così come è successo che dopo la morte di Lenin Stalin con il suo “comunismo in un paese solo” abbia imboccato la strada della controrivoluzione.

Ora purtroppo ci troviamo di fronte allo stesso problema: dopo la morte di Cervetto e Parodi, gli attuali successori che dirigono oggi Lotta Comunista sono in completo disorientamento,  non sanno più come procedere, e per attirare aderenti si sono buttati sulla “beneficenza” sperando che ciò possa funzionare.

Ma “far beneficenza’, ‘aiutare i poveri’, è una politica chiaramente borghese, opportunista, interclassista, che può aiutare solo la borghesia e non certo la rivoluzione. Ormai questo è diventato evidente e il partito è entrato in crisi. E’ più che evidente che coloro che dirigono Lotta Comunista non ha la minima idea di cosa significhi  ‘lotta di classe politica’. Che solo attraverso la corretta politica di ‘lotta politica di classe”  il partito si può espandere, sviluppare, dove i militanti si possono forgiare e temprare nelle lotte contro la borghesia, e il partito si prepara per la rivoluzione. Di questo, purtroppo, coloro che dirigono oggi L.C. sembrano non averne la benché minima idea, e cercando nuove idee stanno portando il partito verso il declino. 

I socialdemocratici tedeschi, dopo la morte di Marx ed Engels, nella loro confusione, si sono inventati che i lavoratori possono arrivare al potere attraverso ‘il parlamentarismo’. Dopo la morte di Lenin, Stalin, Bukharin e i loro seguaci, nel loro disorientamento totale, si sono inventati che ‘il comunismo è possibile in un paese solo’. Gli attuali dirigenti di L.C. dopo la morte di Cervetto e Parodi, nella loro  confusione politica si sono inventati che la lotta di classe significhi ‘far beneficenza’, ‘aiutare i poveri’. In tutte queste esperienze il disastro politico per i movimento rivoluzionario internazionale è sempre stato (purtroppo) completo.

INCAPACITA’ TOTALE. Poiché la direzione di LC non sa come condurre la lotta di classe politica contro il capitalismo nei paesi capitalistici sviluppati come l’Europa, per espandere il partito ha deciso di rivolgersi agli immigrati, di “accalappiare” immigrati. Persone povere, ingenue, piene di problemi, in cerca di aiuto, che non comprendono bene la lingua italiana e non la parlano bene.

L’IDEA dei dirigenti sarebbe: con gli autoctoni, cioè con gli europei, non sappiamo come reclutarli, ma con gli immigrati, ingenui e in difficoltà, con la ‘beneficenza’ possiamo accalappiarli e poi vedere di farne dei rivoluzionari. Nel frattempo facciamo vedere a tutti che siamo in tanti e ”che va tutto bene”. Questa la geniale pensata (tra l’altro mai vista nella storia del movimento rivoluzionario internazionale).

A prima vista la cosa può sembrare anche facile, semplice. In realtà è difficile, anzi difficilissima, se non impossibile. E ci sono  precise ragioni per questo.

Gli immigrati sono sì ingenui, pieni di problemi e non capiscono bene cosa gli dici, ma si portano dietro le loro mentalità profondamente radicate, restano legati alla loro religione, alle loro forti vecchie tradizioni e convinzioni, e sono fortemente nazionalisti dei paesi d’origine. Tutte cose che ovviamente poi emergono.

Essere rivoluzionario significa in generale impegnarsi in qualcosa di molto complicato, difficile, molto laborioso e faticoso persino per un europeo. Significa sforzarsi di capire come funziona il molto intricato, perverso sistema capitalistico in tutti i suoi aspetti, capire cosa significhi la difficile analisi marxista nella sua complessità e porsi totalmente controcorrente contro il sistema. Significa inoltre lottare concretamente contro le contraddizioni, ingiustizie del capitalismo. Tutte ciò è evidentemente molto difficile e complesso, anche - come detto - per un europeo mentalmente aperto e acculturato.

Quindi, tutto molto diverso da ciò che concerne questi ragazzi immigrati alla ricerca di una vita migliore. Per loro è evidente che, anche se lo desiderano, studiare il complicato marxismo diventa molto più complicato rispetto ad un europeo. Per loro, diventare marxisti, significa entrare in un mondo che va contro le loro tradizioni, le loro convinzioni profondamente radicate, le loro religioni e culture. Insomma: difficilissimo. E’ quindi logico che se non si spiega loro fin dall’inizio in modo accurato cosa significa essere marxisti, comunisti e rivoluzionari, si incorre poi nel problema dell’incomprensione, del malinteso, e certo, anche nella manipolazione.  Chi dirige LC ha chiari questi concetti?

Infatti a conferma, essendo che questi ragazzi sono cresciuti nei loro paesi e nelle loro famiglie con una forte tradizione e influenza pro Palestina mantenendola attualmente, in novembre alchè ci sono state in Italia e in Europa enormi manifestazioni pro palestinesi, questi ragazzi "volontari" arabi e dell’est che frequentavano LC, in massa sono passati nei movimenti pro Palestina, lasciando Lotta Comunista a bocca asciutta. 

Tutto molto diverso da ciò che facciamo noi qui a Berlino, che da subito chiariamo, diretto e chiaro, ai ragazzi stranieri che si avvicinano a noi, soprattutto se da paesi arabi, ma anche quelli dell’est Europa, quali sono le nostre posizioni, cos’è marxismo, cosa significa essere comunisti, da che parte stare nelle guerre, ecc. proprio per non incorrere in malintesi, confusione, manipolazioni.

Ma la domanda è: dove sono le posizioni ufficiali di Lotta Comunista? Non si trovano da nessuna parte: non esiste un documento, un libro che le definisca chiaramente, niente in internet, e il giornale poi è illeggibile! Tutto resta nebuloso e vago, così che ogni attivista o relatore può dire ciò che vuole (anche per attirare gente) e non si capisce con quali motivazioni giustifichino la “geniale” trovata “dell’aiuto ai poveri”. Tutte le organizzazioni/partiti politici espongono le proprie posizioni in modo chiaro e preciso, solo LC che si considera il “top” non lo fa!

E i giovani che si avvicinano a noi non vengono certamente attirati dal trucco della facile ‘beneficenza’, ma dai nostri cartelli e volantini, sui quali le nostre posizioni sono scritte a caratteri grandi e chiari (e non nascoste). Vengono per cui da noi per partecipare ai corsi di marxismo, alle lotte e alle riunioni politiche. In pratica, è evidente, per lottare contro il capitalismo e non, come avviene in Italia, per sostenerlo con la ‘beneficenza’.   

MILITANTI E SIMPATIZZANTI SUPERFICIALI. Nell’ambito rivoluzionario è fondamentale comprendere chiaramente la differenza tra MILITANTI e SIMPATIZZANTI. Quando negli anni ’70 sono entrato in Lotta Comunista, nel partito si ripeteva che per noi fondamentale erano i MILITANTI. I militanti, attivisti esperti e competenti, temprati nelle lotte, che devono costituire la struttura portante dell’organizzazione e che, grazie alla loro competenza, potevano espandere il partito.

Per questo tutto doveva ruotare attorno all’obiettivo di “formare militanti”. I simpatizzati invece, si affermava, erano cosa secondaria, molto secondaria. “E’ la qualità che conta, non la quantità” si ripeteva continuamente. E la “qualità che porta alla quantità” era la regola. I simpatizzanti, si affermava, portano certamente soldi e partecipanti alle grandi conferenze e manifestazioni, ma rimangono sempre al margine del partito, non hanno interesse all’attività e non si impegnano, non conoscono bene (o non gli interessa) il marxismo e il comunismo e la politica rivoluzionaria,. E poi al primo problema spariscono. Mentre i militanti restano (e sviluppano il partito). Era così quindi, si affermava, che il partito rivoluzionario deve essere strutturato.

Di certo non come sta avvenendo oggi in LC, dove ormai tutta l’attività con la ‘beneficenza’ e “l’aiuto ai poveri” è concentrata nell’attirare e catturare simpatizzanti stranieri (adesso chiamati ‘volontari’) così da far numero, per poter dire ‘siamo in tanti’ (e che al primo problema, ovviamente, come negli ’70 si ripeteva, in massa se ne vanno via).

Una differenza fondamentale rispetto al nostro modo di lavorare e reclutare qui a Berlino. Dove noi attiriamo giovani non con “i pacchi spesa” ma con i “corsi di Marxismo” individuali, con cartelli con posizioni scritte a caratteri chiari e cubitali (senza trucco ne inganno). Certamente, con il nostro metodo le persone interessate che si avvicinano a noi sono meno rispetto al metodo della  “beneficenza”, poichè agli interessati è subito chiaro che dovranno sforzarsi per capire il marxismo e la società capitalistica nelle sue complessità, e che dovranno intraprendere la lotta di classe nei suoi molteplici aspetti.

Con la ‘beneficenza’ di LC invece gli attirati sono sicuramente molti di più, poiché non devono sforzarsi di capire, devono solo distribuire pacchi, giocattoli, cioccolatini, che per loro equivale quasi ad un gioco. Al riguardo ecco alcune testimonianze apparse in internet sul sito Reddit che descrivono come funziona il sistema di LC: “io sono attivo con loro nonostante non sia comunista, perché fanno raccolta cibo per le famiglie in difficoltà e mi sembra nobile. Mi occupo soltanto di fare raccolte fuori dai supermercati e consegnare pacchi alimentari a chi ne ha bisogno, ma ho subìto un sacco di propaganda indesiderata e anche io mi sono permesso di dire che l’Ucraina era un paese attaccato, non l’avessi mai fatto” (CarloneBombolone). Un’altra testimonianza così riporta: “Da me ogni anno raccolgono giocattoli usati, li impacchettano e li distribuiscono per natale ai bambini della case famiglia, ai centri d’accoglienza e a chi non può permetterselo. Distribuiscono anche pasti ai senzatetto alla stazione e spesso aiutano con i pasti anche la Caritas e per altre iniziative. C’è chi è religioso e fa il volontariato in parrocchia o alla Caritas e chi non lo è e fa le stesse cose, chiamandolo ‘marxismo-leninismo’. La parte dell’ideologia fa un po’ ridere e non so se ci sia qualcuno cha la prende veramente sul serio anche fra gli iscritti, ma ben vengano le iniziative che portano avanti!” (eliminato). QUESTO E’ DUNQUE CIO’ CHE Lotta Comunista INTENDE NELLA PRATICA COME “LOTTA DI CLASSE”!  Mentre nelle sedi si fanno grandi discorsi rivoluzionari sul comunismo, sul marxismo, bla, bla, bla. Assurdo!!. Sentite le testimonianze vien da pensare che ai giovani “volontari” extraparlamentari e non, cioè anche ai giovani italiani che si avvicinano al partito  (che si vedono anche nelle foto) non venga spiegato bene, in modo preciso, quali sono le posizioni di LC, sia in generale, sia riguardo anche i palestinesi, curdi, ecc. così come a riguardo le religioni. Sembra piuttosto che tutto venga lasciato volutamente superficiale in modo che questi giovani restino e lavorino.   Per noi tutto questo ha dell’incredibile!

Proseguiamo. Un altro aspetto che ci contraddistingue qui a Berlino è: noi durante la diffusione non misuriamo il successo dell’attività in base a quante copie del giornale vengono vendute, ma in base a quante persone si sono iscritte ai corsi individuali di marxismo, quante parteciperanno alle nostre riunioni politiche e poi alla lotta. Qui sta la differenza, questo significa costituire e sviluppare un partito di militanti rivoluzionari e non di dilettanti ! (Mentre qui a Berlino ai poveri ragazzi di LC viene addirittura proibito da Genova di organizzare assieme a noi eventi politici e manifestazioni di lotta - naturalmente su base paritaria - o partecipare assieme a noi a manifestazioni interessanti organizzate da altri. La pretesa di Genova sarebbe che i loro ragazzi ci lasciano partecipare alle loro riunioni, ma loro fare qualcosa assieme a noi, questo è severamente proibito – nonostante, attenzione, abbiamo le stesse posizioni politiche e stessi obiettivi. Da non credere!   Comunque noi insistiamo di continuo per agire assieme).

IL GIORNALE COME STRUMENTO DI AIUTO PER L’ATTIVITÀ RIVOLUZIONARIA. Esattamente così. Il giornale deve essere concepito come uno strumento di aiuto per l’attività, non come un esercizio intellettuale. Anche se i temi sono difficili e molto complessi, dove essere scritto volutamente in modo chiaro e comprensibile, affinché gli articoli vengano letti e capiti, facilitando sia la formazione sia il lavoro politico stesso. Esattamente il contrario del giornale di Lotta Comunista, che è completamente incomprensibile! Giornale che se anche viene diffuso in decine di migliaia di copie, nessuno lo legge, oppure al massimo qualcuno legge uno o due articoli – il resto rimane carta straccia (una vergogna per il marxismo). Alle innumerevoli critiche mosse per decenni a questo problema, i dirigenti di LC rispondono regolarmente: “Il giornale è complicato perché la realtà è complicata.” Appunto! Se la realtà è già difficile da spiegare e in più il giornale viene scritto in modo incomprensibile, il disastro è completo! Nessuno capisce nulla, nessuno lo legge! Ed è esattamente ciò che accade nella realtà.

Nel concepire un giornale bisogna naturalmente porsi delle domande. Per esempio: a chi è rivolto il giornale? Che cosa vogliamo ottenere attraverso il giornale? Se è destinato ai primi contatti e ai simpatizzanti, deve essere scritto in modo semplice e comprensibile, affinché venga letto e assimilato. Se invece è rivolto ai militanti, sarà ovviamente più approfondito e dettagliato. Fondamentale per la rivoluzione è che venga letto e compreso!

E poi la domanda: PERCHE’ UN SOLO GIORNALE? Dove sta scritto che i partiti rivoluzionari debbano avere un solo giornale? LC sostiene die essere i bolscevichi di oggi, ma i bolscevichi di Lenin avevano più giornali: Pravda, Iskra, Izvestija,  Zvezda. Così come i socialdemocratici rivoluzionari tedeschi di Marx avevano più giornali: Vorwärts, Der Sozialdemokrat, Berliner Volksblatt, Demokratisches Wochenblatt. E certamente non serve precisare che sia i bolscevichi di Lenin che i Socialdemocratici rivoluzionari tedeschi di Marx non sono mai andati nelle piazze per  fare la ridicola beneficenza e carità ai poveri. (Chissà se queste cose così importanti e reali vengono discusse all’interno del partito?

«UN SOLO GIORNALE» è una FISSA di LC (e dei gruppi bordighisti)!

E poi con articoli incomprensibili, scritti da un’ELITE che si crede SUPERIORE perché scrive in modo COMPLICATO per compiacere se stessa (rivoluzionari da poltrona che forse non hanno mai diffuso una copia di giornale) - questo è il colmo 

dell’inefficienza!

Qualcosa di controproducente per la rivoluzione, poiché - come già accennato - non viene letto praticamente da nessuno, mentre il nostro giornale «“Der kommunistische Kampf” » viene letto da tutti con grande interesse e senza problemi (anche da quasi tutti, se non addirittura da tutti gli attivisti di LC in Italia, che sul nostro sito Internet leggono con grande interesse i nostri articoli più che approfonditi ma comprensibili, e alcuni si esprimono addirittura in modo elogiativo – invece di leggere il proprio giornale). A riprova dell’utilizzo del giornale di LC, durante i miei quarant’anni di intensa attività nel partito in Italia ho condotto più volte sondaggi nella mia cerchia di simpatizzanti, lettori e attivisti per capire come il giornale venisse recepito. In tali occasioni ho dovuto constatare con rammarico che il giornale non veniva letto. «Perché è troppo difficile e incomprensibile», mi veniva risposto. Un vero peccato per il lavoro rivoluzionario.  

STRUTTURA DEL PARTITO.

E qui si pone una domanda veramente essenziale. LC è una organizzazione estesa a livello nazionale, con molti circoli, nuclei di fabbrica, cellule giovanili. Con quale mandato coloro che dirigono LC guidano il partito? Con quale autorità impartiscono gli ordini? All’interno del partito, dei circoli, delle cellule, non avvengono elezioni, discussioni sulla linea politica e sulle tattiche da attuare, di tutto questo non se ne parla assolutamente. Tutto viene imposto dall’alto. Si, qui si impone la domanda: con quale autorità i dirigenti di LC decidono tutto, conducono il partito? Naturalmente all’interno ci possono essere più idee, proposte, sul come procedere, sul come agire, che con le elezioni interne devono emergere, confrontarsi, esprimersi. Una organizzazione seria dovrebbe funzionare così. Con elezioni in cui devono essere eletti delegati che devono portare poi nella struttura centrale le diverse opinioni. Ma tutto questo in LC non esiste. Quello che 3-4 persone che dirigono si sognano di notte viene poi imposto all’intero partito, e chi non è d’accordo o si assoggetta o se ne deve andare. Questo non è bene. In pratica una dittatura, dove nessuno può obiettare. Ma il partito è di tutti, e ogn’uno deve essere in grado di poter decidere.

Il risultato?  Eccolo: un partito rivoluzionario che con l’imposizione dall’alto “dell’aiuto ai poveri” deciso da 3-4 vertici è in crisi, è sulla via del tramonto.

E’ invece necessario che ogni 3-4 anni si tengano elezioni. Dove, come detto, all’interno dei circoli vengano eletti dai militanti dopo attenta discussione i delegati (sempre tra i militanti) in modo che emergano le diverse opinioni, le quali, com’è necessario che sia, devono esprimersi attraverso i delegati.

Ma attenzione però: una avvertenza dovuta alla quarantennale esperienza in LC. In queste elezioni di delegati, discussioni, dibattiti, opinioni, attenzione ai funzionari! Sono pagati dal partito e sono terrorizzati dal venir licenziati! Per cui questi si attengono sempre e rigorosamente alle posizioni dei vertici senza mai criticare, senza esprimere le vere proprie opinioni (anche se certamente le hanno) e si scagliano sempre contro coloro che criticano il centro. Per cui nelle discussioni non sono attendibili, assolutamente no! Per cui attenzione quando si parla con loro! ( io dico sempre: “i funzionari di LC sono pagati per eseguire, non per pensare”).   

Ritornando alle elezioni nei circoli. Come detto le elezioni dovrebbero svolgersi ogni 3-4 anni e i delegati poi eletti dovrebbero trovarsi a livello nazionale per eleggere un Direttivo nazionale, il quale dovrebbe eleggere un Esecutivo. Questi delegati eletti dai circoli dovrebbero riunirsi regolarmente a livello nazionale 3-4 volte all’anno per valutare l’operato del partito. Anche questo è fondamentale per il buon funzionamento. Questa è la garanzia affinchè LC non sia una dittatura come adesso, in modo che coloro che vengono eletti nel Direttivo nazionale e poi nell’Esecutivo non possano decidere a proprio piacimento quello che si sognano di notte.

E per essere sicuri che il partito non diventi una dittatura di qualcuno, i componenti del Direttivo ed Esecutivo non devono rimanere in carica per più di due mandati (che non succeda come Stalin che è rimasto al vertice per 30 anni!) E’ così che qui a Berlino stiamo impostando la nostra organizzazione leninista rivoluzionaria.

Questo, qualcuno lo potrebbe chiamare “democrazia”, noi la chiamiamo “efficienza”, “serietà” e “prevenzione da futuri problemi organizzativi catastrofici”.

ASSENZA TOTALE DI LOTTA COMUNISTA DALLA LOTTA DI CLASSE RIVOLUZIONARIA IN ITALIA E IN EUROPA. LC è totalmente assente nelle continue proteste politiche, si nasconde dal partecipare alle costanti lotte sociali e manifestazioni pubbliche contro un mondo con sempre più contraddizioni, ingiustizie e sempre più di guerre. 

Quindi DIRIGENTI ASSOLUTAMENTE NON ADATTI A CONDURRE UN PARTITO RIVOLUZIONARIO, MA CHE VOGLIONO A TUTTI I COSTI DOMINARLO. Dirigenti totalmente incapaci che – ripetiamo - mentre a parole si danno grandi arie con lunghi discorsi sul marxismo, comunismo, rivoluzione, fanno grandi analisi, parlano di bolscevismo, bla bla bla, (esattamente come i revisionisti socialdemocratici tedeschi dopo la morte di Marx ed Engels, e gli stalinisti dopo la morte di Lenin), nella pratica credono che la “lotta di classe politica” significhi “aiutare i poveri nelle piazze” e condurre qualche lotta sindacale. Sbalorditivo! 

Come con forza sottolineato e ribadito, se gli attuali burocrati dirigenti di LC non vengono sostituiti da altri più competenti, purtroppo il destino di Lotta Comunista in Italia è segnato: il DECLINO E’ GARANTITO ! (mentre 

l'espansione all'estero è chiaramente un totale fallimento)  Purtroppo ….   ( In gergo calcistico si direbbe: “Squadra perdente si cambia”. E’ quello che dovrebbe essere fatto anche in LC ).

I bolscevichi con il metodo di Lenin in 20 anni hanno costituito un partito e fatto la rivoluzione, LC dopo 60 anni con il suo metodo è invece allo sbando e in declino! Una differenza non trascurabile! Se LC adottasse da subito la giusta “lotta di classe”, oggi sarebbe più estesa non solo in Italia, ma dappertutto in Europa.

IL MOMENTO RIVOLUZIONARIO SI AVVICINA. E’ logico che, anche per LC se nel momento rivoluzionario i suoi militanti non saranno politicamente super preparati, super esperti e competenti, e nelle lotte politiche non si saranno super temprati e addestrati, la borghesia li sconfiggerà facilmente e li ucciderà tutti. E’ quindi terribilmente fondamentale che qualcuno in LC si deva prendere l’impegno, la briga, di sostituire, estromettere quei 4 dirigenti, gente inetta, totalmente incapace, ma che vuole assolutamente dominare, che ora la dirigono e la bloccano. In modo che il partito con il metodo giusto (con il metodo giusto ci si può facilmente espandere sia all’interno dell’Italia che all’estero, senza la puttanata dell ”aiuto ai poveri”)  si possa riprendere, passi all’offensiva e si diffonda veramente e velocemente in Europa. 

 

Claudio Piccoli  

attivista per 40 anni in Lotta Comunista 

ed ora super attivo a Berlino 

 

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E LOTTA COMUNISTA DOV'E'?

 

Il mondo sta esplodendo con guerre, massacri, distruzioni! E Lotta Comunista dov’è?

E' nelle piazze a lottare, manifestare, protestare, contro il perverso capitalismo?

NO! ASSOLUTAMENTE NO!

E’ sì nelle piazze, ma davanti ai supermercati ad AIUTARE il capitalismo distribuendo pacchi spesa e giocattoli ai poverelli!

 

 

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 GUERRA  TRUMP–IRAN: UNA GUERRA TRA BANDITI

TRUMP STA STRAPPANDO LE “ZONE DI INFLUENZA” ALLA RUSSIA

 

Dopo aver riportato Siria e Venezuela sotto controllo occidentale, Israele su commissione USA ha neutralizzato Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, ora è il turno di prendersi anche l’ultima grande “zona di influenza” rimasta all’imperialismo russo: l’Iran. Una Russia super indebolita dalla guerra contro L’Ucraina e vicina al collasso che non riesce più a difendere le sue storiche “sfere di influenza”.

 

Nello scontro tra capitalisti-banditi vige una regola fissa: chi si indebolisce viene sopraffatto da chi è più forte. E’ per così dire, la “legge della giungla capitalista”: chi si è indebolito e non riesce più a difendere “i suoi territori”, se li vede subito sottrarre da chi è più forte.

E’ ciò che sta accadendo oggi nello scontro interimperialista.

Ormai l’imperialismo russo è quasi al collasso. Sempre più fonti riportano che per sostenere la guerra contro l’Ucraina, Mosca, causa il forte ribasso delle entrate finanziare dovuto alla diminuzione del prezzo del petrolio, ha iniziato ora a vendere le proprie riserve: oro, dollari, euro e yuan. E si sa, una volta esaurite le  “riserve” dopo non resta più nulla. O meglio, rimane solo aumentare sempre più le tasse ai cittadini, stampare carta moneta causando inflazione con conseguente forte aumento dei prezzi, e chiedere soldi alle proprie banche (come sta già accadendo). Tutto ciò però è estremamente rischioso, può innescare una spirale di proteste, proprio come accaduto di recente in Iran causa il forte aumento dei prezzi interni. 

Quanto potrà durare questa precaria situazione per l’establishment russo? Certamente non a lungo. I concorrenti imperialisti lo sanno molto bene e conoscono bene anche le gravi difficoltà in cui versa la Russia. E naturalmente – come nella legge della giungla - iniziano ad approfittarne. Come? Cominciando ad andarsi a prendere le “zone di influenza” del concorrente in difficoltà. Con le guerre.

secondo l’analisi marxista per i capitalisti le guerre sono totale normalità. Per le persone comuni uno scandalo, una tragedia, ma per i capitalisti le guerre sono solo uno dei tanti mezzi (come la diplomazia, la finanza, i crediti, la corruzione, ecc.) per arrivare ad accumulare denaro e diventare 

sempre più ricchi. “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi” affermava il generale prussiano Clausewitz. Proprio così. Anche oggi ne abbiamo la conferma: le guerre divampano ovunque, utilizzate come strumento nella concorrenza per espandersi.

Dopo la sbornia di decenni di rapporti tra le potenze basati su metodi “pacifici” e “democratici”, sul “rispetto del diritto internazionale”, sulla “diplomazia”, ecc., oggi tutti i media parlano di una nuova “filosofia” che si sta imponendo nei rapporti tra le potenze: l’uso brutale della “forza delle guerre”. Ancora una volta, una conferma del marxismo.

Ogni volta che in passato la competizione internazionale tra le potenze si è inasprita, gli imperialisti sono passati nei loro rapporti dai metodi “pacifici-democratici” ai “brutali metodi militari”. Non è una novità. Il capitalismo era capitalismo ieri e rimane capitalismo oggi, utilizzando sempre gli stessi metodi che si ripetono. Ed è chiaro anche quale sarà, ancora una volta, il mostruoso sbocco che ne deriverà.

Oggi la borghesia iraniana, con un PIL di 356 miliardi di dollari – 44ª economia mondiale – non ha alcuna possibilità, nel contesto interimperialista, di resistere contro la superpotenza USA (1° PIL mondiale con 30,62 trilioni di dollari). Questo è chiaro a tutti. Solo i fanatici religiosi che la dirigono, accecati dalla religione, non possono comprenderlo o accettarlo.

Difficile dire quanto la guerra durerà e quali disastri e conseguenze produrrà. Certamente come sempre, molte. All’inizio Trump azzardava che il conflitto sarebbe durato “almeno 4-5 settimane”, ora dice “durerà quanto necessario”, ma se questi fanatici religiosi non si arrenderanno presto, la guerra potrebbe protrarsi molto a lungo. 

La concorrenza capitalista sul pianeta si sta aggravando e le guerre si intensificano (anche una guerra tra Pakistan e Afganistan è appena scoppiata). E’ assolutamente necessario che anche i marxisti intensifichino la loro attività per essere pronti al prossimo appuntamento rivoluzionario. 

Non c’è altra scelta! 


 

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IL MOMENTO RIVOLUZIONARIO SI AVVICINA!

NEL MONDO EMERGONO SEMPRE PIU’ POTENZE IMPERIALISTICHE. CIO’ AGGARVA LA CONCORRENZA INTERNAZIONALE E INTENSIFICA LE LOTTE VIOLENTE TRA LE POTENZE IMPERIALISTE PER LA CONQUISTA DI NUOVI MERCATI, OVVERO PER RUBARSI A VICENDA PAESI POVERI IN VIA DI SVILUPPO. LA CONSEGUENZA E’ UN AUMENTO ANCHE DELLE GUERRE.

 

QUESTI SONO SEGNALI CHIARI, INEQUIVOCABILI,

CHE IL MOMENTO RIVOLUZIONARIO SI STA AVVICINANDO

 

SITUAZIONE OGGETTIVA. E’ nei momenti disastrosi che le rivoluzioni sono possibili. Cioè in momenti catastrofici causati dai capitalisti nello scontro tra di loro per la massimizzazione dei profitti, nei quali le masse disperate si rivoltano contro il potere. Questo ai marxisti è molto noto. Già nel passato le borghesie hanno sfruttato tali acuti momenti di crisi per conquistare il potere: la rivoluzione francese del 1789 è uno di questi.

E’ in queste situazioni disastrose che le masse proletarie si rendono conto che il sistema capitalistico non può garantire loro il benessere. Che tutte le promesse sempre fatte di un capitalismo benevolo non corrisponde alla verità, ma il contrario. E’ qui che l’insoddisfazione aumenta a dismisura e,  nella disperazione, le masse sfruttate cercano con lotte altre soluzioni.

I momenti catastrofici capitalistici, assolutamente inevitabili per i capitalisti, diventano pertanto opportunità storiche per cambiamenti sociali radicali epocali, al fine di raggiungere una forma di società superiore. Si creano i presupposti oggettivi nei quali le masse spinte della rabbia collettiva, si uniscono e lottano per un obbiettivo comune, mentre i capitalisti al contrario, fortemente indeboliti e divisi dal profondo disastro sociale da loro causato, sono in crisi. 

FATTORE SOGGETTIVO – IL RUOLO DEL PARTITO RIVOLUZIONARIO. Per il passaggio ad una società superiore equa-collettiva, fondamentale è il ruolo dei partiti rivoluzionari. Vale a dire organizzazioni composte da specialisti rivoluzionari (avanguardie) in grado di organizzare la crescente insofferenza e collera sociale proletaria, catalizzarla, e portala alla rivoluzione. Senza questo elemento fondamentale costituito da avanguardie competenti le rivoluzioni non sono possibili. La storia lo ha dimostrato più volte.   

Le masse infuriate dal disastro sociale non hanno la minima idea di come ci si 

può organizzare e lottare  contro il sistema e giungere ad una rivoluzione. Spontaneamente in tali momenti catastrofici, le masse disperate possono arrivare e sono arrivare a rivolte, come molte volte successo, ma ciò non è sufficiente per sconfiggere i capitalisti. 

Al contrario bisogna avere invece le idee molto chiare su come si operare per arrivare alla vittoria e abbattere i capitalisti.  Significa sapere come organizzare e condurre le proteste, incoraggiare il dissenso, come costituire i “consigli” nei quartieri e nelle fabbriche - che si devono opporre e sostituire al corrotto parlamento strumento dei capitalisti. E non ultimo, ma assolutamente necessario, come costituire i “consigli” nell’esercito, basilare in modo che l’esercito si schieri dalla parte della rivoluzione. Nel momento rivoluzionario deve quindi essere svolto un lavoro capillare, tutta una attività, affinchè le posizioni rivoluzionarie durante il disastro sociale diventino la maggioranza sia all’interno della popolazione, cioè nei quartieri e nelle fabbriche, che, indispensabile, all’interno dell’esercito (esattamente come operato dai bolscevichi con competenza nella Rivoluzione d’Ottobre). E’ dunque molto chiaro e evidente, che organizzare una rivoluzione non è cosa per dilettanti, principianti, ma da esperti professionisti temprati dalle lotte e dall’esperienza.

IL MOMENTO RIVOLUZIONARIO SI STA AVVICINANDO! Come sopra detto. Si, i segnali, come l’aumento della dura competizione internazionale e delle guerre sono chiari e inequivocabili:

Ma questo è un avviso molto chiaro anche per i rivoluzionari: si devono assolutamente e velocemente preparare e organizzare per tale vitale evento storico. Significa che necessariamente devono celermente intensificare la loro attività per non farsi trovare impreparati a tale appuntamento storico.  

E’ UNA LOTTA CHE ASSOLUTAMENTE DOBBIAMO VINCERE!  Per il superamento di questo mostruoso e perverso sistema!


 

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 L’AGGRESSIVO ED EGOCENTRICO PRESIDENTE TRUMP PER UNA POLITICA DI INTERESSE DELLE MULTINAZIONALI AMERICANE

 

Trump è certamente estroverso, egocentrico e talvolta persino bizzarro, ma in questo suo comportamento segue una logica politica molto precisa: il rafforzamento degli interessi delle grandi multinazionali americane. Non agisce in modo casuale come potrebbe sembrare.

Nella concorrenza sui mercati internazionali, anche lui come le grandi aziende e banche USA, vede una grande minaccia profilarsi per gli interessi dell’imperialismo USA: l’ascesa del potente concorrente Cina, che nel prossimo futuro diventerà anche la prima potenza economica mondiale. Un concorrente capitalista imperialista che con le sue enormi banche e aziende si sta velocemente e silenziosamente espandendo, non solo nel continente Asia, ma anche massicciamente in Africa e in America del sud. 

Moltissimi sono i commenti riguardanti la forte e rapida espansione dell’imperialismo cinese. Ne prendiamo alcuni. “Handelsblatt” del 26 gennaio 2026: ”I successi delle aziende cinesi sui mercati mondiali appaiono impressionanti e inarrestabili. Nonostante i conflitti commerciali globali, la seconda economia mondiale ha registrato lo scorso anno un surplus commerciale estero record di 1.189 miliardi di dollari”. Oppure “il Sole 24” ore del 13 gennaio 2026: “Porti, metalli e soia: così la Cina si è già preso l’America Latina. Come dimostra la svolta in Venezuela, Pechino deve prepararsi a difendere investimenti 

per 200 miliardi di dollari”. O anche “Manager Magazin” del 12 marzo 2023: “Africa - Gli inviati cinesi sono presenti ovunque tra il Cairo e Città del Capo. Si assicurano sistematicamente materie prime, mercati e influenza”.

E’ questo aumento della concorrenza internazionale che nella feroce lotta intercapitalista (così dettagliatamente descritta da Marx nel “Capitale”) si trasforma poi in profondi contrasti nel sistema del profitto ed è causa di violenti scontri.

Per l’analisi marxista è proprio la legge capitalistica dell’ACCUMULAZIONE DEL CAPITALE che attraverso l’espansione e la 

moltiplicazione senza fine delle aziende, esaspera la concorrenza nei mercati internazionali, con il risultato finale, che le aziende diventano troppe rispetto alla domanda. Fino al punto - le cui conseguenze conosciamo bene - di causare enormi crisi, crollo di borse, e poi guerre. 

Se in una società superiore, dove i prodotti non vengono più venduti per profitto, ma equamente distribuiti, PIU’ AZIENDE SIGNIFICA PIU’ BENESSERE, nel controverso e perverso sistema capitalistico invece TROPPE AZIENDE SIGNIFICA CATASTROFI! Questa è la mostruosa e fondamentale CONTRADDIZIONE su cui si fonda la società borghese.

Quindi è proprio in questa logica che dobbiamo analizzare il discusso e controverso Trump. Cioè un contesto mondiale in cui le aziende americane, per il profitto e la conseguente accumulazione si stanno espandendo e moltiplicando sempre più, ma ciò è anche quello che accade alle aziende europee, così come a quelle cinesi, e domani a quelle indiane, brasiliane, e così via. Con la prospettiva, per niente fantasiosa ma del tutto realista, con un futuro caratterizzato da un sovraffollamento di industrie, in un mercato mondiale che paradossalmente per loro è diventato “troppo piccolo”. 

E’ in questo andamento capitalista che le multinazionali americane e europee  vedono le rispettive “zone di influenza” in Sud America e in Africa, ma anche in Medio Oriente invasi dalle concorrenti aziende e banche cinesi, in un meccanismo di espansione continua senza fine. Questo nella competizione tra imperialisti diventa, a lungo andare, intollerabile.

L’aggressività di Trump - come presidente - non è altro quindi in questa fase, che l’aggressività delle grandi multinazionali  americane (che con determinazione lo sostengono) che reagiscono  per frenare l’espansione imperialista delle aziende cinesi. Con tutti i mezzi possibili, sia diplomatici, ma anche militari. E’ così che va inquadrata l’aggressività Trump.

E’ intervenuto in Medio Oriente bombardando direttamente gli Houti in Jemen e poi l’Iran. Successivamente ha incaricato Israele di neutralizzare Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, e infine ha contribuito alla caduta del regime di Assad in Siria.  

Tutte zone di influenza e alleati della Russia imperialista, ma indirettamente anche zone di influenza cinese.  

In sud America, Trump all’inizio del suo mandato ha subito posto sotto il controllo delle multinazionali USA il Canale di Panama, accusato di lasciar passare troppe navi cinesi. Così il commento de “il Fatto Quotidiano” del 4 marzo 2025: “La gestione del canale di Panama passa al colosso statunitense Blackrock. Operazione da 19 miliardi - Accordo con il gruppo di 

Hong Kong CK Hutchison che deteneva la licenza fino al 2047. L’operazione segue le insistenze de presidente degli Stati Uniti Donald Trump tese a diminuire l’influenza cinese sul paese centroamericano”. 

Poi è passato alla cattura del presidente venezuelano Maduro, ritenuto filo russo-cinese, inviando così un chiaro segnale anche agli altri governi filo cinesi in Sud America. In Europa pretendeva il controllo totale della Groenlandia, anch’essa accusata di lasciar passare troppe navi cinesi. La sua aggressiva richiesta di averla con tutti i mezzi possibili, anche militari, mirava presumibilmente al compromesso poi raggiunto di ottenere un elevato numero di basi militari strategicamente posizionate sull’isola, per frenare o impedire il passaggio della navi cinesi-russe. 

Riguardo alla guerra Ucraina-Russia, l’agenzia “ANSA” del 21 gennaio 2026 titola: “Trump, ‘spetta alla NATO ed Europa occuparsi di Ucraina, non agli USA”. Questa è anche la nostra tesi che da sempre sosteniamo. Spieghiamo.

In questa battaglia interimperialista dove il presidente Trump per interesse delle multinazionali USA vuole contenere, frenare, l’espansione imperialista cinese, anche militarmente, le forze militari USA non sono infinite ne illimitate. Sostenere militarmente l’Ucraina in guerra contro la Russia e contemporaneamente dislocare forze militari in tutto il mondo per contenere l’espansione cinese è troppo anche per una super potenza come gli Stati Uniti. Quindi in questa lotta c’è bisogno che anche gli alleati facciano la loro parte, si armino e si occupino di una parte dello scontro interimperialista. In quest’ottica di suddivisione di ruoli, per il presidente Trump, come titola ANSA, gli europei si devono occupare della guerra in Ucraina, mentre gli USA si occupano del contenimento Cina nel mondo.

Ma Trump in questa operazione sembra avere fretta, molta fretta. Vuole che gli europei velocemente si armino e prendano in mano la guerra direttamente contro la Russia. Ha quindi usato il ricatto dei dazi perchè in Europa i governi aumentino rapidamente le loro spese militari. Ma non solo i dazi. Anche questo, a nostro avviso, strano appoggio di Trump a Putin e il suo annuncio di volersi disimpegnare, ritirare dalla guerra in Ucraina, è solo un’astuta tattica del Tycoon per mettere paura ai governi europei affinchè, esasperati nella difesa dell’Ucraina, accelerino ulteriormente l’aumento dei loro armamenti e si assumano la guerra contro Putin. Una tattica indubbiamente efficace e vincente, visto che ogni volta che Trump minaccia di ritirarsi i “volenterosi” europei sotto pressione subito si incontrano e decidono ulteriori aumenti delle loro spese militari.

E Trump apertamente, non si fa problemi a dichiarare di voler raggiungere i suoi scopi con tutti i mezzi possibili, anche militari. Lo dice così apertamente e chiaro (è sempre una tattica) in modo che i concorrenti terrorizzati sappiano cosa li aspetta.

Attenzione però, questi scontri non sono novità nella recente storia capitalistica. Situazioni simili di intensificazione della concorrenza con relativo aumento di scontri militari si possono trovare antecedenti la prima che la seconda guerra mondiale. Sfociando nelle seguenti terribili catastrofi, che tutti conosciamo.

Che siamo entrati in una nuova fase lo afferma chiaramente anche il cancelliere tedesco Merz, primo ministro della 3° economia mondiale (dopo USA e Cina). Così il “Tagesschau” del 22 gennaio 2026: “Siamo entrati in un’era di politica delle grandi potenze - Al World Economic Forum, il Cancelliere Merz ha dipinto un quadro fosco di un’era di grandi potenze. Una nuova era è iniziata, ma l’Europa può contribuire a plasmarla. E la Germania vuole contribuire alla sopravvivenza della NATO”. Tradotto dal linguaggio politico: Siamo entrati in un’era di scontro tra grandi continenti: Stati Uniti – Cina – Europa. In questo scontro la Germania vuole dirigere l’Europa, in alleanza con gli USA.

Il “Tagesschau” sostiene che il futuro si sta prospettando “fosco”, cioè “cupo”.  E’ quanto afferma anche l’analisi marxista: le aziende sul pianeta diventeranno sempre più enormi e si moltiplicheranno senza sosta, fino al punto in cui finiranno per scontrarsi tra loro in modo catastrofico. L’esito di questo scontro lo conosciamo già.

L’aggressivo ed egocentrico Trump non appare dunque per caso in questo momento critico, la sua aggressività sostenuta dalle grandi “democratiche” imprese americane è il risultato storico di questa intensificazione di scontro tra capitalisti.

I prossimi presidenti americani seguiranno questa logica, probabilmente anche peggio. Non c’è un ritorno da queste tragiche situazioni, lo sappiamo tutti. Il futuro “fosco” si sta delineando: è così che funziona il capitalismo. Fino a quando le rivoluzioni non lo fermeranno!


 

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ALLA RIFLESSIONE DEI COMPAGNI

LOTTA COMUNISTA O BENEFICENZA COMUNISTA?
LOTTA? Decisamente NO! Perché lotte nelle piazze contro il capitalismo non ne fa affatto.
BENEFICENZA? Decisamente SÌ! Perché la sua unica attività pubblica nelle piazze consiste nell’aiutare i poveri.

 

FARE BENEFICENZA, FAR LA CARITA’-AIUTARE I POVERI, È UNA PRATICA BORGHESE OPPORTUNISTA!!
È UNA PRATICA CHE AIUTA LA BORGHESIA A TAPPARE LE SUE FALLE!!

 

IL PARTITO RIVOLUZIONARIO NON SI ESPANDE CON UNA POLITICA BORGHESE-OPPORTUNISTA! ASSOLUTAMENTE NO!!

CHI OGGI DIRIGE LOTTA COMUNISTA HA COMPLETAMENTE PERSO LA BUSSOLA!

 

 

FALLIMENTO TOTALE ALL’ESTERO

Le GUERRE si avvicinano minacciosamente. Ma qual è la situazione di Lotta Comunista in Europa?

In Grecia dove per pensare a una rivoluzione ci vorrebbero almeno 40 circoli rivoluzionari, dopo 40 anni Lotta Comunista ne ha uno solo, ad Atene. In Francia dove per pensare a una rivoluzione ci vorrebbero almeno 120 circoli, dopo 30 anni Lotta Comunista ne ha dueuno a Parigi e uno a Nizza.  In Spagnadove ne 

occorrerebbero almeno 100, dopo 20 anni Lotta Comunista ne ha uno solo, a Valencia. In Germania dove ce ne vorrebbero circa 150a Berlino dopo 15 anni Lotta Comunista è ancora al punto di partenza.

Questo è il quadro “entusiasmante” della tanto decantata espansione europea di Lotta Comunista. Nella pratica: un FLOP TOTALE!

Da sottolineare, come già altre volte riportato, tali circoli non sono nati da un piano strategico di espansione di LC – assolutamente no. Come già detto, sono circoli nati per caso, da gente europea che in Italia ha conosciuto LC, ne sono diventati attivisti e poi, tornati nei loro paesi, hanno fondato i circoli. In pratica: nessun piano della dirigenza per radicarsi in modo mirato e sistematico nel continente europeo.

Quindi: mentre le guerre si avvicinano pericolosamente, il  FLOP europeo di LC è TOTALE!

Praticamente: lo ZERO ASSOLUTO! (Entusiasmante! Complimenti!)

 

Se questa è la situazione all’estero, IN ITALIA NON VA MOLTO MEGLIO

Dopo anni, l’unica manifestazione pubblica organizzata da LC a livello nazionale nell’ottobre di quest’anno (finalmente) ha mostrato qualcosa di inatteso: a livello nazionale ce n’è stata una sola, a Genova – contro le quattro dell’ultima apparizione nel marzo 2022 (a Genova, Milano, Torino, Brescia). Un calo EVIDENTE!

Perché? Cosa può essere successo?

Crediamo di averne capito il motivo. Ma prima dobbiamo fare una premessa.

Qui a Berlino il nostro gruppo leninista “Der kommunistische Kampf” non ha alcun membro di origine araba (mentre di altre nazioni si). Non è per caso, c’è un motivo molto preciso per questo.

 

Le persone arabe qui presenti (dal Medio Oriente, Nord Africa ecc.) sono tutte:

 

  • molto religiose (se poi le donne portano il velo, nel loro linguaggio significa: “sono molto, MOLTO religiosa”)
  • molto nazionalisti (verso i loro paesi d’origine)
  • fanaticamente pro-Palestina

Quando entrano in contatto con noi leninisti e spieghiamo loro chiaramente che il Marxismo non è “pro-Palestina”, ma:

  • “con i proletari palestinesi contro i capitalisti palestinesi”,
  • “con i proletari israeliani contro i capitalisti israeliani”,
  • “per l’unità dei proletari palestinesi-israeliani”

… appena capiscono, realizzano questo, spariscono come il vento e non li si vede più.

Riteniamo che in Italia sia più o meno la stessa cosa. Per questo anni fa ho avvisato LC di questa caratteristica dei migranti arabi, visto che LC puntava molto su di loro. Mi è stato risposto: “Boh, a noi non sembrano così.” E’ evidente che si sbagliavano.

Se LC vuole reclutare “volontari” su questa base, i problemi sono chiari: queste persone sono molto religiose, nazionaliste e fanaticamente pro-Palestina – e non hanno nulla a che fare con la politica leninista.

 

Per i migranti dell’Europa dell’est qui a Berlino si deve poi aggiungere:

  • sono poco o di nessuna religiosità
  • non sono molto nazionalisti
  • però sono quasi tutti decisamente pro-Palestina – o pro-curdi.

Fatta questa premessa, chiarito questo, si può ora capire cosa può essere successo in LC, il perché del vistoso calo delle manifestazioni. 

E cioè: i “volontari” dai paesi arabi e dell’est Europa, impegnati con LC nella beneficenza - aiuto ai poveri, essendo fanaticamente a favore dei palestinesi, durante le massicce dimostrazioni pro-Palestina di settembre–ottobre SONO PASSATI IN MASSA nei movimenti opportunisti pro-Palestina, ABBANDONANDO LC.  Lasciando LC col classico “cerino in mano”!

Questo l’aspetto principale della crisi. 

Se poi si aggiunge che anche attivisti di LC non condividono il nuovo corso borghese-opportunista-interclassista pretesco della “beneficenza-carità ai poverelli” intrapreso dal partito, ecco il quadro completo del calo di LC.

Realisticamente, può essere questo che spiega la vistosa DIMINUZIONE e il perché UNA SOLA manifestazione anzichè quattro (anche se diranno che si sono concentrati su “un’unica manifestazione”).

 

INCAPACITÀ TOTALE DELL’ATTUALE DIRIGENZA DI LOTTA COMUNISTA

Balza agli occhi che gli attuali dirigenti di LC, che da Cervetto e Parodi hanno ereditato il partito, oggi non hanno la più pallida idea di come proseguire. Purtroppo (sich!) questa disastrosa situazione nella storia è già capitata altre volte (con i socialdemocratici rivoluzionari tedeschi dopo la morte di Marx ed Engels, e con i bolscevichi dopo la morte di Lenin). 

Gestendo, dirigendo rigorosamente il partito con la politica della “beneficenza” e “l’aiuto ai poveri pretesco” è chiaro che gli attuali dirigenti di Beneficenza Comunista (oh, scusate: di Lotta Comunista) non hanno la minima idea di cosa sia la LOTTA DI CLASSE per reclutare nuovi attivisti e come applicare nell’attuale momento il DISFATTISMO RIVOLUZIONARIO contro i capitalisti. Visto che non lo sanno e sono in difficoltà a conquistare nuovi attivisti nella società avanzata, per risolvere il problema si sono dati alle “furbate”!    

Ma “con le ‘furbate’ non si va da nessuna parte” mi spiegava molti anni fa un alto dirigente di LC. “O sai fare il rivoluzionario, o datti all’ippica!” mi diceva. Esattamente: o sai fare il rivoluzionario, conosci come il meccanismo rivoluzionario funziona, con tutte le implicazioni del caso, oppure lascia!  

Per cui per andare avanti si sono inventati “la carità-aiuto ai poveri”, “la beneficenza” (pratiche borghesi aberranti sempre osteggiate dal marxismo) e il “volontariato” (figura mai esistita nella storia del marxismo – ma nella chiesa si, dove è molto diffusa - come fare la carità) andando – invece che lottare contro il capitalismo - nelle piazze, da ridicoli, a distribuire alimenti, giocattoli e chissà quante altre cavolate – ricevendo i complimenti di molte testate giornalistiche capitalistiche -  con lo scopo di accalappiare qualche povero e ingenuo immigrato (che spesso non capisce neanche bene l’italiano) per poter dire che “il partito cresce”.  Senza chiedersi se questo possa essere una pratica marxista-comunista corretta, coerente. 

Alle critiche, nella loro confusione politica, si sono inventati che questo appartiene al “Soccorso Operaio Internazionale” introdotto nella 3° Internazionale. “Soccorso Operaio Internazionale” che, se si approfondisce (come da noi fatto e spiegato dettagliatamente in un precedente articolo) con l’attuale borghese carità ai poveri, la beneficenza, con i giocattoli, ecc. di “Beneficenza Comunista” (LC) assolutamente non ha niente a che fare. Camuffando questo come pratica marxista, comunista. Pazzesco!

E ovviamente la “FURBATA” non poteva che produrre il suo EFFETTO: IL FLOP!

Che oggi è SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. Bravo Renato!  

Il rivoluzionario o LO SAI FARE nei paesi sviluppati altamente industrializzati, con la flessibilità dei mezzi giusti, senza rigidità, i giornali e l’organizzazione giusta-appropriata, tenendo conto delle mentalità e degli spazi disponibili percorribili, agendo con la massima elasticità (alla Lenin per capirci) e non a caso, sapendo abbandonare le stupide e controproducenti rigidità, oppure rimani sempre al palo.

Esattamente come sta succedendo a LC in Europa, dove - lo ripetiamo, è IMPORTANTE: in Grecia con sempre un circolo dopo 40 anni (dove per pensare ad una rivoluzione occorrerebbero 40 circoli) o in Francia con sempre 2 circoli dopo 30 anni (dove ne occorrerebbero un 120) o in Spagna con ancora un circolo dopo 20 anni (dove ne occorrerebbero invece un 100) o qui a Berlino, dove Lotta Comunista dopo 15 anni è ancora al palo (dove per pensare ad una rivoluzione ne occorrerebbero almeno sui 150).

E’ ovvio che se non sai fare il rivoluzionario nei paesi sviluppati, ancor peggio è nei paesi arretrati, poveri, dove le popolazioni e le mentalità sono ancora molto religiose, molto localiste e nazionaliste, dove, come in questo momento, influenzate dai media locali, solidarizzano strenuamente con le borghesie oppresse, come i palestinesi o i curdi o altri.

 

ZUCCHERI.

Mi viene riferito che recentemente Zuccheri ha fatto il giro dei circoli dicendo che “per sviluppare il partito in Europa bisogna rafforzare il partito in Italia”.

Qui abbiamo delle domande da porti Zuccheri: cosa intendi quando dici  “Per sviluppare il partito in Europa bisogna rafforzare il partito in Italia”? Intendi forse che bisogna creare in Italia centinaia di circoli con stranieri che poi si trasferiranno nei vari paesi europei? Oppure intendi che il partito in Italia deve diventare così esteso e forte da divenire elemento calamita per attrarre l’attenzione di migliaia di giovani dall’Europa che rivolgendosi a LC formeranno nei propri paesi europei i circoli per il partito leninista europeo?  

Sii serio Zuccheri! Come puoi pensare a delle stupidaggini del genere! Sai benissimo che in Italia formare centinaia di circoli di stranieri da spostare poi all’estero è pura fantasia. Come altrettanto pura fantasia è che il partito possa diventare punto di attrazione per migliaia di giovani dall’estero che rivolgendosi a LC  formino poi nei propri paesi circoli per il partito europeo. Perché, lo sai benissimo, nei paesi europei LC come partito rivoluzionario è totalmente sconosciuto (così come in Italia i vari partiti rivoluzionari in giro per l’Europa sono totalmente sconosciuti) in quanto le borghesie nei vari paesi, facendo il loro mestiere, non fanno pubblicità ai partiti rivoluzionari, che ovviamente odiano. Questo lo sai benissimo!

Ma forse scherzavi.  Si, deve essere certamente così! Devi essere un gran mattacchione tu, Gianluca! Bravo!

 

LE GUERRE SI AVVICINANO

Per LC quindi – proprio mentre le guerre minacciosamente si avvicinano - le cose non vanno bene né in Italia e ancora meno in Europa. E questo fa male, molto male, a noi che per 40 anni abbiamo lavorato intensamente allo sviluppo di LC!

Naturalmente la dirigenza – che si ritiene “the best”, si ritengono “gli scientifici” (dove la parola “ho sbagliato” non esiste) – non si chiede se possano esistere altre vie per sviluppare il partito. Assolutamente no! Bravissimi! Avanti così! 

 

COMPAGNI ATTIVISTI: RIFIUTATEVI, NON ANDATE NELLE PIAZZE AD AIUTARE I CAPITALISTI! RIFIUTATE LA METODOLOGIA BORGHESE-OPPORTUNISTA DELLA CARITA’ AI POVERI!

ANDATE INVECE NELLE PIAZZE OGNI GIORNO A LOTTARE, A PROTESTARE CONTRO IL CAPITALISMO, CONTRO LE SUE INGIUSTIZIE, LE GUERRE, I MASSACRI, LE ARMI E LE SUE CONTRADDIZIONI!

Così si sviluppa il partito rivoluzionario. Così hanno fatto i bolscevichi!

C’è bisogno di sviluppare il partito europeo – non di tornare indietro!

 

IMPORTANTE: se alla dirigenza di Lotta Comunista non verranno sostituiti quei 3-4 dirigenti, fossilizzati, totalmente INCOMPETENTI e in confusione, ultra rigidi e bloccati su schemi – bla, bla, bla – con fisse senza via d’uscita, ma convinti di essere “super”, ”i migliori”, che oggi la dirigono e la monopolizzano, Lotta Comunista purtroppo è destinata inesorabilmente al declino, che già ora comincia vistosamente a manifestarsi.

Lenin era estremamente flessibile, non aveva paranoie o fisse, per questo è riuscito dove altri hanno fallito!

 

Claudio Piccoli

Attivista di Lotta Comunista per 40 anni,

 e ora super attivo a Berlino

 

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Lotta Comunista in difficoltà? In crisi?

 

Il 18 ottobre solo una manifestazione a livello nazionale – a Genova,

nel 2022 le manifestazioni a livello nazionale erano state 4 – Milano, Genova, Torino, Brescia. 

 


 

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Mentre gli opportunisti di tutto il mondo si mobilitano

nella lotta borghese a favore dei Palestinesi …

… IL GRANDE, ENORME  PARTITO RIVOLUZIONARIO “EUROPEO” LOTTA COMUNISTA CHE FA?

 

… è nelle piazze ad aiutare i poverelli !!! 

 

 

 

 

P.S.

Il fatto che la FIOM CGIL a Genova nello sciopero del 19 settembre abbia sostenuto la giusta posizione “CONTRO LA BARBARIE DELL’IMPERIALISMO, PER L’UNITA’ DEI LAVORATORI ISRAELIANI E PALESTINESI” non significa che anche "LOTTA COMUNISTA" come partito organizzi nelle piazze in Italia continue manifestazioni, proteste, con questa posizione. Assolutamente no! Tutt’altro. Questa è una posizione del sindacato. Lotta Comunista come partito è invece super impegnata ogni giorno nelle piazze  nel suo nuovo ridicolo corso trasformista opportunista-interclassista di “aiuto ai poveri”, che è diventato la sua unica attività politica pubblica che pratica tutti i giorni con la scusa di attirare qualche “volontario”. Ed è noto, che nella politica marxista rivoluzionaria, è il partito con la sua attività ciò che è fondamentale, determinante, non quella del sindacato (seppur molto importante, ma secondaria). 

 

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PROLETARI PALESTINESI E ISRAELIANI UNITEVI! 

CONTRO I BANDITI CAPITALISTI PALESTINESI E ISRAELIANI,

CAUSA DELLA GUERRA E DEI PROBLEMI SOCIALI!

Le borghesie sono  in costante competizione tra di loro, una contro le altre, anche con le guerre. E’ normalità nel capitalismo.

Nel contesto globale ci sono borghesie potenti contro altre deboli. Borghesie industriali contro agricole arretrate. Ci sono borghesie per lo più private, ma anche statali staliniste anche in guerra tra di loro. Le borghesie in genere sono laiche, ma alcune sono condotte anche da fanatici religiosi in perenne guerra l’una contro l’altra. Tutte borghesie in ferrea competizione tra loro per il profitto.

E poi c’è la classe opposta, i proletari. Che devono subire non solo lo sfruttamento, ma anche tutte le angherie delle dominanti borghesie: crisi, guerre, razzismo e religioni. 

Questo è il quadro in cui la religiosa borghesia israeliana si scontra contro l’altrettanto religiosa borghesia palestinese e viceversa (mentre predicano l’amore, la fratellanza, la pace). In pratica, due borghesie dirette da fanatici religiosi che causa la diaspora del territorio si odiano a morte.

E con il proletariato israeliano e palestinese nel mezzo, coinvolto e influenzato in questa diaspora tra banditi, usati come soldati da carne da cannone, che ne paga le conseguenze con stragi, morti, distruzioni. Ma attenzione, perché questo non è un’eccezione nel perverso sistema capitalistico: accade anche nello scontro tra altre borghesie religiose fanatiche.

 

I “DIVERSIVI SOCIALI”.

Un particolare rilievo bisogna porlo su questo aspetto. I “diversivi sociali” sono politiche borghesi mirate, sconosciute ai vari gruppi dilettanti superficiali ribelli trotzkisti, anarchici o spontanei. Ma molto ben conosciute alle organizzazioni competenti marxiste.

In pratica la borghesia di un determinato paese sceglie e comincia a mettere in risalto uno dei tanti contradditori problemi capitalistici che affliggono il perverso sistema, problema che, naturalmente, come tutti gli altri, non può trovare soluzione – esempio: il cambiamento climatico, le disuguaglianze sociali, le oppressioni alle minoranze, la corruzioni, il pacifismo, la lotta contro le destre, ecc.  Con i media che cominciano a gonfiarlo, esagerandolo bombardando la popolazione attraverso l’informazione all’infinito (l’informazione non è indipendente come si vuol far credere, ma diretta dai capitalisti che con i loro miliardi la posseggono). Fino al punto di raggiungere lo scopo dove i giovani influenzati dal continuo bombardamento mediatico non cominciano a mettersi in moto contro il problema, con il protestare nelle piazze, mobilitazioni di massa, ecc.  

Ovviamente, essendo le disfunzioni sopracitate parte integrante del perverso sistema, che così permettono ai ricchi di diventare sempre più ricchi, i quali pertanto non hanno nessun interesse a risolverli, questi problemi anche dopo le imponenti manifestazioni e proteste rimangono presenti. Fino al punto che le proteste lentamente diminuiscono, scemano, per poi scomparire.

A questo punto ai capitalisti non resta altro, con i loro social media, che inscenare un altro “diversivo”, gonfiarlo a dismisura, fino al punto che i giovani si mettono in moto … e la cosa si ripete all’infinito.

 

LO SCOPO. I “diversivi sociali” borghesi hanno il preciso intento di coinvolgere le irruente masse giovanili su problemi strutturali, come detto, irrisolvibili (clima, ecc. ) in modo che i giovani così distolti non debbano pensare - e  importante, lottare - per i loro veri problemi reali, come i bassi salari, l’espansione del lavoro precario, i contratti a termine, i licenziamenti, le pessime condizioni e sottopagati in cui i lavoratori immigrati devono lavorare, le alte tasse sui salari, i ricchi che diventano sempre più ricchi, la ricchezza sociale accaparrata solo dalle multinazionali, le crisi, le perverse guerre causate dai ricchi, e così via.

Questo è il primo scopo dei “diversivi sociali”!.

Ma ce n’è anche uno secondo e non meno importante. Ed è quello, con queste continue inutili lotte, di arrivare a snervare, demotivare, neutralizzare politicamente i giovani. Ossia: essendo che le masse giovanili vengono trascinate dai social media in manovre di lotte che, come sopradetto, non possono portare a niente, questi giovani dopo aver intensamente lottato, ma ottenuto nulla, cadono in una situazione di profonda crisi e delusione, con la conseguenza che la stragrande 

maggioranza di loro abbandona poi la lotta politica attiva, la lotta di classe contro il capitalismo. E inseguito poi quando entreranno nel mondo produttivo nelle fabbriche, saranno demotivati a lottare anche contro i padroni stessi nei luoghi di lavoro. Esattamente così.

 

LA “QUESTIONE PALESTINA” COME DIVERSIONE SOCIALE.

Questo vale esattamente anche per la cosiddetta “questione palestinese”.

Spieghiamo in che cosa consiste: in giro per il mondo ci sono decine di guerre causate dal perverso capitalismo, piene di stragi, genocidi, con innumerevoli morti e distruzioni. Non esiste solo la “questione Palestina” come appare. Ma i giovani di sx (sinistra) sono particolarmente sensibili già dagli anni ‘70 alla lotta dei palestinesi. I capitalisti con i loro lacchè politici lo sanno bene. 

Sanno che se montano una campagna come “diversivo” su le stragi, genocidi, per es. in Libia, o Sudan o Congo (dove nella guerra civile, in febbraio, sono state bruciate vive 150 donne), i giovani non si mobiliterebbero.

Ma se montano una “campagna diversivo” sulla guerra in Palestina – o anche dei Curdi – i giovani si agitano e si attivano immediatamente. Per questo la “Questione palestinese” compare, riemerge regolarmente prepotentemente sui social media borghesi con conseguenti proteste dimostrazioni dei giovani, mentre vengono taciute le stragi, i genocidi in Sudan, Yemen, Congo, Libia, ecc. (è chiaro quindi che veniamo sistematicamente manipolati). Ovviamente, come sopradetto, non si vuol dire che in Palestina non avvengono stragi, genocidi, morti e distruzioni, tutt’altro. Il trucco borghese consiste però nel nascondere, ignorare le altrettanto stragi, genocidi, (forse anche più tragici e atroci) che accadono nelle altre guerre, per attirare e pompare l’attenzione dei giovani solo su questo aspetto palestinese, in modo che essi inutilmente si attivino, per poi snervati si demoralizzino.  

 

IL RUOLO DEGLI STALINISTI.

Nel montare, costruire, questi “diversivi sociali” non solo i media borghesi svolgono un ruolo, ma anche i partiti stalinisti contribuiscono all’operazione.

I palestinesi sono stalinisti e filorussi, da sempre. Così come i Curdi. Nel gioco capitalistico si può intuire, e qualche volta anche emerge, che sono finanziati anche da Mosca (direttamente o indirettamente). Per cui gli stalinisti che sono filo russi, filo Putin e quindi filo palestinesi, che sanno come i giovani siano molto sensibili alla “Questione palestinese”, ogni qualvolta che – nei decenni – il problema Palestina riemerge, vi ci si buttano a capofitto organizzando manifestazioni, incoraggiando proteste, sit-in, ecc. il tutto in funzione anti America, anti Europa, anti NATO e pro Russia. Coinvolgendo in questa operazione regolarmente gli ingenui trotzkisti e anarchici, inventandosi la questione “Colonialismo”, o “neo Colonialismo”, scemenze che non hanno nulla a che fare con la realtà, ma che con gli ingenui ribelli funziona sempre. Naturalmente anche gli stalinisti come i social media, mai citano le stragi e i genocidi delle altre guerre, come in Libia o Jemen o Mali perpetrati anche da milizie filo russe – iraniane.

 

IN CONCLUSIONE. 

PROLETARI DI ISRAELE E PALESTINA UNITIVI!  è scritto sulle bandiere marxiste.

UNITEVI CONTRO I BRIGANTI CAPITALISTI DELLE VOSTRE NAZIONI, CAUSA DELLE GUERRE E DI TUTTI I PROBLEMI CHE INFESTANO LA SOCIETA’!

 

E’ solo con l’unità dei lavoratori che si può giungere ad una società superiore, l’unica che può metter fine a questo perverso sistema capitalistico.


 

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ALLA RIFLESSIONE DEI COMPAGNI

LA LOTTA DI CLASSE DI LOTTA COMUNISTA

CON IL "CARRELLO DELLA SPESA".

NELLE PIAZZE A FAR BENEFICENZA AI POVERI ANZICHE’ LOTTARE CON L’INTERNAZIONALISMO CONTRO “IL NEMICO IN CASA NOSTRA!”

 

 

 

E’ CON LE LOTTE POLITICHE PUBBLICHE CHE IL PARTITO RACCOGLIE I SUOI ADERENTI, NON CON IL SOLIDARISMO BORGHESE DI AIUTO AI POVERI! ESSERE COMUNISTI NON SIGNIFICA AIUTARE IL PROSSIMO, COME ALCUNI ERRONEAMENTE PENSANO E DICONO, MA LOTTARE ATTIVAMENTE CONTRO LE CONTRADDIZIONI CAUSATE DAL CAPITALISMO. E’ COSI’ CHE SI CONQUISTANO NUOVI ATTIVISTI!

 

 

E’ FONDAMENTALE AVERE UNA CHIARA IDEA DI CHE COSA SIA LA VERA LOTTA POLITICA COMUNISTA.

LOTTA COMUNISTA ANNI ’70. Quando negli anni ’70 sono entrato in Lotta Comunista i compagni più anziani mi spiegavano che “l’aiuto ai poveri” è una pratica borghese opportunista, interclassista, di collaborazione di classe. Usata prevalentemente dai preti per tamponare una delle tante falle causate dal perverso sistema capitalista. Collaborazione di casse che permetteva loro di reclutare attivisti con buoni risultati. Analisi che io condividevo pienamente. 

Mi si spiegava inoltre che era routine da parte di partiti e movimenti radicali di sinistra, che si definivano “marxisti”, “rivoluzionari”,  per conquistare aderenti, servirsi di tattiche borghesi come la lotta ecologica contro l’inquinamento, l’Antifascismo, il Pacifismo, Femminismo, il sostegno ai Palestinesi, ecc.  E come fosse sempre routine che tutti questi movimenti di sinistra definendosi “comunisti” nella loro attività riformista-opportunista o utopista, usassero grandi analisi marxiste, grandi concetti comunisti, altisonanti frasi rivoluzionarie.      

Chi allora dirigeva Lotta Comunista rimarcava nelle riunioni, come fosse invece fondamentale per i rivoluzionari nella loro politica pratica attenersi rigorosamente e assolutamente alla teoria marxista, respingendo le politiche interclassiste e opportuniste borghesi in tutte le loro varianti, per procedere correttamente come i bolscevichi di Lenin e i rivoluzionari socialdemocratici tedeschi di Marx-Engels. Che nel loro espandersi con le lotte, si sono attenuti, hanno applicato  ai propri attivisti e quadri una rigorosa e conseguente formazione marxista, unico modo per arrivare all’obbiettivo rivoluzionario. Altrimenti si sarebbe lavorato per il capitalismo.       

Questa era Lotta Comunista negli anni ’70 e questa è stata la mia formazione politica.

LOTTA COMUNISTA OGGI. Ora Lotta Comunista ha intrapreso la politica del “Solidarismo” di “aiuto ai bisognosi”. Affermando che questo è politica marxista rivoluzionaria. 

Ma … la domanda … aveva ragione Lotta Comunista negli anni ’70 o oggi che fa tutto il contrario?

E’ ovvio, corretta era l’analisi di Lotta Comunista negli anni ’70.  Perché “far beneficenza ai poveri” era ed è politica propriamente borghese. Qui si entra in campo pretesco opportunista. SI AIUTA IL CAPITALISMO. Ed è assolutamente sbagliato.  

Perché se in teoria si predica il marxismo con grandi altisonanti analisi sul sistema, contro il capitalismo, contro l’imperialismo europeo, per la rivoluzione europea, ecc. e poi nella pratica ci si inoltra nella "carità ai bisognosi”, si agisce  borghese. E com’è noto, è la pratica che conta, non la teoria, che sono solo parole.  

Per cui Lotta Comunista per essere coerente nella sua politica anticapitalista non dovrebbe andare nelle piazze con il “Solidarismo”, che applicando la "beneficenza" di fatto è un sostegno al perverso sistema capitalistico, ma protestare nelle piazze a contro il perfido sistema, contro le sue innumerevoli contraddizioni, esattamente  come la stessa Lotta Comunista negli anni ’70 affermava. Una palese contraddizione.

Ma come mai una tale decisione, una tale abnorme metamorfosi?   

La motivazione data è  che aspettando il momento rivoluzionario “questo porta attivisti”, “cresciamo compagni”!    

Quindi oggi Lotta Comunista in netta contraddizione con quanto da essa stessa affermato negli anni ’70, decide, pur di conquistare attivisti,  di passare al borghese “Solidarismo”.

Ma gli attivisti si possono conquistare anche con le lotte contro il capitalismo, proprio come fatto dai bolscevichi di Lenin e dai rivoluzionari tedeschi di Marx, dove nel loro espandersi con corrette lotte contro il contraddittorio sistema ovviamente non esiste traccia di “beneficenza ai poveri”!   Figuriamoci!  

Perché allora oggi questa scellerata decisione? Con Lotta Comunista nella incongruente  situazione dove “si parla bene, ma razzola male” (appunto come i preti)?  

Aiutare la borghesia con il “Solidarismo ai bisognosi”, è per il marxismo cosa aberrante, che mai un partito marxista nella storia si è mai sognato di pensare, figuriamoci di praticare. Doveva arrivare Lotta Comunista con la scusa di “crescere”, per introdurre una simile stupidaggine e farla passare per “marxismo”. 

E’ evidente che chi oggi dirige Lotta Comunista è nella confusione politica più totale, ha perso l’orientamento  politico rispetto a chi dirigeva negli anni ’70.

Perché L.C.  in quegli anni ripeteva che se la crescita è certo importante, ancor più importante, fondamentale per un partito rivoluzionario è la qualità dei suoi attivisti, qualità e competenza, fondamentale per il domani quando si dovranno fare le rivoluzioni.    

MILITANTI COSCIENTI.  E mentre oggi in L.C. si parla di “volontari”, cioè “esecutori”, negli anni ’70 L.C. formava MILITANTI COSCIENTI. Dove si spiegava essere la QUALITA’ basilare per lo sviluppo di un partito rivoluzionario, che è da lì che bisogna partire. “E’ la QUALITA’ che porta alla QUANTITA’” si ripeteva. “Il nostro obiettivo è FORMARE AVANGUARDIE COMPETENTI, se oggi vogliamo estendere il partito e domani fare le rivoluzioni”.  E si aggiungeva come non abbia senso avere sedi e conferenze piene di aderenti, ma incompetenti e superficiali, che senza arte ne parte, senza professionalità, eseguano “passivamente” ciò che chi dirige ordina.  Nella lotta comunista vale il detto “MENO, MA CAPACI!”.

Formare QUADRI COSCIENTI era ed è perciò l’imperativo. Che dopo la teoria solo le dure lotte politiche sociali contro il sistema possono forgiare.

Naturalmente condividevo pienamente questa impostazione. Cosa che poi in seguito ho sempre mantenuto e perseguito.

Perché, se “aspettando il momento rivoluzionario” prioritario è, come dice oggi chi dirige Lotta Comunista, la QUANTITA’ e non la QUALITA’, cioè allargarsi, indifferentemente dal metodo usato per reclutare, anche se borghese, per avere sedi piene, tentando dopo la formazione, allora non solo il borghese “aiuto ai poveri”, ma anche qualsiasi altra tattica opportunista può essere valida, come l’Antifascismo, il Riformismo, il Parlamentarismo, il Femminismo, il sostegno ai “Palestinesi”, l’ecologia” ecc. Tutti metodi borghesi che possono portare di sicuro anche molta più gente “dell’aiuto ai poveri”.

Ma come detto il marxismo rigetta rigorosamente queste pratiche. Perché IL MILITANTE SI DEVE FORGIARE SULLA LOTTA CONTRO IL SISTEMA, LA PRATICA DEVE ESSERE SEMPRE CONSEGUENTE ALLA TEORIA.

Non può essere, il militante non può operare in un partito che fa grandi discorsi comunisti, grandi analisi marxiste contro il sistema, e poi lotti con metodi borghesi! Perché è in questa contraddizione che i militanti e i dirigenti si formano nella convinzione che il sistema è certo perverso e pieno di problematiche, ma che è combattendolo con “il solidarismo ai poveri” (nel caso di L.C.) o lottare per una “migliore democrazia” o “per il femminismo”, o “l’Antifascismo”, ecc. (nel caso dei diversi movimenti di sinistra opportunisti) che lo si può sconfiggere.

Quindi diventa logico vedere come, chi ha sempre operato con questi contraddittori metodi borghesi, poi nei momenti di crisi o rivoluzionari, continui ad agire con lo stesso metodo di sempre,  come la storia dei partiti di sinistra opportunisti riformisti 

traditori dimostra. Dove nei momenti rivoluzionari mentre a parole si criticava il sistema,  nella pratica poi lo hanno sostenuto e difeso.  

Quindi l’appello ai militanti e ai dirigenti di Lotta Comunista di abbandonare da subito questo perverso metodo pretesco “di solidarismo aiuto ai poveri”, e reclutare i propri aderenti coerentemente con le lotte come sempre fatto dai rivoluzionari, bolscevichi compresi.  

Perché  la prima comprova, conferma, di questa degenerazione opportunista è proprio ciò che sta accadendo oggi in Lotta Comunista, dove mentre contro la guerra e contro l’aumento epocale degli armamenti in tutto il mondo insorgono e si susseguono proteste e manifestazioni, Lotta Comunista non va in piazza a protestare contro, portando l’internazionalismo, “il nemico è in casa nostra”, ma  è  in   piazza  con   "la beneficenza  ai  poverelli”  cioè  ad  aiutare  il  capitalismo  

(come  i  preti) ricevendo anche vistosi complimenti di numerose testate capitalistiche.  

E’ più che evidente che non siamo più in campo marxista.

METODO CORRETTO. E’ proprio compito dei militanti, dei dirigenti, degli attivisti tutti, definire nella pratica quotidiana del disfattismo rivoluzionario una politica conseguente di lotte politiche, sistemi e metodi efficaci, non contraddittori ne borghesi, che permettano lo sviluppo del partito.      

E’ ciò che stiamo facendo noi leninisti di “Der Kommunistische Kampf” qui a Berlino, dove abbiamo elaborato un metodo innovativo, efficace, totalmente sconosciuto a L. C, corretto, bolscevico,. studiato apposta per i paesi imperialisti, che, anche se tra mille difficoltà porta a più che soddisfacenti risultati (… se io qui a Berlino avessi adottato il tradizionale metodo di L.C., anch’io dopo 6 mesi avrei chiuso, come i numerosi gruppetti di Lotta che qui si sono succeduti – e che verranno). Metodo che mi ha permesso partendo completamente da solo, di formare un gruppetto, che si sta allargando sempre più. Escludendo categoricamente la fesseria borghese opportunista di “aiuto ai bisognosi” che ripudiamo come la peste.

DIMOSTRAZIONE PRATICA che E’ POSSIBILE SVILUPPARE IL PARTITO RIVOLUZIONARIO SE SI USANO METODI GIUSTI, CORRETTI”! Che non c’è bisogno di prostrarsi alla borghesia per espandersi, basta avere le idee chiare, essere competenti e agire coerentemente. Il lato triste della faccenda è però che Lotta Comunista, nonostante il nostro metodo innovativo sia efficace e funzioni molto bene, inspiegabilmente e senza senso lo rifiuti nettamente, persino di prenderlo in considerazione e sperimentarlo, insistendo nel continuare nel suo metodo, per poi ridursi a raccattare gente con il borghese “carità ai poveri”.  

Anche Lutte Ouvriere nell’articolo “Lotta Comunista, una strana scienza del marxismo” del 11 gennaio 2025 è sbalordita della metamorfosi “SOLIDARISTA” ai poveri di Lotta Comunista definendola “strana”. Una “STRANEZZA”  che, ma è chiaro, se i dirigenti di Lotta Comunista degli anni ’70 fossero qui non esiterebbero un secondo, non avrebbero alcun dubbio nel definirla con il suo vero nome: OPPORTUNISMO BORGHESE.

Sembra proprio che chi dirige oggi Lotta Comunista abbia perso del tutto l’orientamento politico! E’ chiaro che l’ incapacità rispetto a chi dirigeva il partito negli anni ’70 è stratosferica.

RENATO PASTORINO  nel suo articolo del marzo 2025 scrive: “IMPEDIRE LA GUERRA SI PUO’ – Contro la guerra, Rivoluzione!”. 

A parte il fatto che i bolscevichi non hanno IMPEDITO nessuna guerra, ma l’hanno FERMATA (bisogna sempre essere molto precisi su queste fondamentali cose), Renato ti volevamo chiedere: “come pensi di IMPEDIRE o FERMARE la guerra? Spiegaci: forse con il borghese “carrello della spesa”?

Scrivi che il partito tocca decine, centinaia di migliaia di persone nelle fabbriche, nelle famiglie, nei quartieri, alle quali vengono spiegate le perverse e catastrofiche contraddizioni del capitalismo. Questo è ottimo. Ma poi nella pratica come pensi (o pensate) di passare all’azione per “IMPEDIRE” la guerra? Visto che invece di educare i militanti contro il capitalismo con le lotte del quotidiano “disfattismo rivoluzionario” siete concentrati ad educare, addestrare politicamente gli attivisti all’altruismo, al solidarismo, al far del bene e aiutare i poveri, è con “la spesa solidale” che agirete? Forse con la “RIVOLUZIONE SOLIDALE”

Il fatto che mentre in tutto il mondo insorgono proteste continue e manifestazioni contro l’aumento epocale degli armamenti e contro le guerre, voi invece di aderire con proteste di piazza portando l’Internazionalismo, nelle piazze organizzate “la carità ai poveri”, E’  MOLTO GRAVE! 

QUANTI ATTIVISTI IN PIU’ POTRESTE CONQUISTARE SE VOI LOTTASTE COERENTEMENTE PER L’INTERNAZIONALISMO CONTRO IL CAPITALISMO, CONTRO LA GUERRA, CONTRO GLI ARMAMENTI, CONTRO “IL NEMICO IN CASA NOSTRA”? Sicuramente molti, molti di più che "andare a fare beneficenza"!  

E poi a seguito, sempre fondamentale per il marxismo: visto che siete “marxisti” “rivoluzionari”,  i “volontari” di Lotta Comunista conoscono la DURA  LOTTA   del   “DISFATTISMO RIVOLUZIONARIO”   basilare   nella   politica   marxista  per 

alle rivoluzioni, usata dai bolscevichi e dai rivoluzionari tedeschi di Marx? Ne hanno mai (per caso) sentito parlare? Non gliel’avete mai spiegato?

Per es. se voi oggi foste, come nelle conferenze dite, in Ucraina dove esiste una situazione rivoluzionaria (con milioni di giovani che rifiutando la guerra scappano), come agireste per arrivare alla rivoluzione? I vostri “volontari solidaristi” saprebbero marxisticamente  coerentemente con l’Internazionalismo come procedere?

Andrebbero a protestare nelle piazze contro la guerra dove “il nemico è in casa nostra”, o continuerebbero ad agire nelle piazze con il “Solidarismo” aiutando i poveri, come sono stati educati e come attualmente nella situazione del “riarmo epocale” nelle piazze incredibilmente fate? (dove la vostra presenza ufficiale del “nemico è in casa nostra” è totalmente assente) o scapperebbero?

Spiegaci Renato: nella pratica come pensi di “IMPEDIRE” le guerre (che poi a parole “fermare le guerre” è quello che dicono tutti – anche il Papa) e FARE le rivoluzioni con i tuoi “volontari solidaristi”?  Ne hai una pallida idea, hai valutato bene prima di portare Lotta Comunista al disastro?

 

Claudio Piccoli

attivista di Lotta Comunista per 40 anni

e ora attivo a Berlino


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Ps. … mi viene riportato che Lotta Comunista “nella beneficenza” della “spesa solidale” sta applicando il “Soccorso Operaio Internazionale”, uno dei paragrafi istituiti dalla III Internazionale di Lenin.

Questo non è esatto. Perché il “Soccorso Operaio Internazionale” era stato istituito dall’Internazionale con il preciso scopo di aiutare gli operai in difficoltà dovuto alle persecuzioni politiche, ai licenziamenti, agli scioperi e così via, cioè "Solidarismo di Classe".  Non certo nel senso generico di “carità ai poveri" indistintamente come oggi L:C. lo interpreta e lo applica, sia agli immigrati che agli italiani poveri. Per cui ciò che L.C. oggi fa non ha assolutamente nulla a che fare con il “Soccorso Operaio Internazionale”.

Essere antirazzisti non significa aiutare gli immigrati con i "pacchi Spesa" o con "la carità", ma significa assieme a loro combattere duramente contro il perverso sistema capitalistico per una società superiore dove anche la piaga del "razzismo" possa finalmente scomparire. Questo è il VERO ANTIRAZZISMO! Chi dirige Lotta Comunista DOVREBBE saperlo molto bene!

Perché se l’attuale “solidarismo" con "opere caritatevoli” fosse veramente il vero “Soccorso Operaio Internazionale” della III Internazionale, e così giusto e importante per lo sviluppo dei partiti rivoluzionari , come L.C. oggi lo acclama, allora si pongono 2 domande:

Primo: non si capisce come mai nei molti decenni di vita della stessa LC e nei 40 anni di mia intensa attività in LC di “beneficenza ai bisognosi” non ci sia mai stato il minimo accenno.

Secondo: come mai nell’attività dei partiti aderenti alla  III Internazionale non via sia la minima traccia di “opere di carità”, ma come “Soccorso Operaio Internazionale”  vi troviamo invece il "Solidarismo" di un costante aiuto agli scioperanti, agli operai licenziati e perseguitati, cioè "Solidarismo di Classe" correttamente ed esattamente il motivo per cui il Soccorso Operaio Internazionale” è stato istituito.  

Se "la spesa solidale" fosse così importante e fondamentale per lo sviluppo del partito rivoluzionario, allora ancora la domanda: come mai nelle Opere di Cervetto e nei molti testi di Parodi non esiste cenno di “Solidarismo operaio” inteso come “opere caritatevoli”, come pratica politica (e gli immigrati poveri esistevano molti anche ai loro tempi) mentre invece ovviamente come “Solidarismo Operaio” LC allora organizzava collette di aiuto agli operai in sciopero (è LOGICO !) e nelle riunioni si ribadiva il concetto di “aiuto ai bisognosi” come pratica opportunista usata dai preti per tamponare una delle tante falle che il perverso sistema produce?

E mentre nell’intensa attività dei partiti dell’ Internazionale Comunista  del “Solidarismo”, come detto, di  “carità ai bisognosi” non ne esiste traccia (mentre anche a quei tempi gli immigrati e operai poveri erano numerosissimi) i partiti erano invece concentrati  nelle numerose lotte contro il perverso sistema e contro le guerre (basta solo informarsi).

E' CON LE DURE LOTTE CHE I BOLSCEVICHI HANNO SVILUPPATO IL PARTITO per arrivare alla società superiore!  Sistematiche lotte contro il malvagio sistema che oggi in LC mancano del tutto. E' in questo senso che noi come leninisti portiamo il nostro contributo di critica costruttiva a Lotta Comunista per lo sviluppo del partito leninista a livello europeo.

 

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IMMIGRATI: UNA RICCHEZZA!

UNA RICCHEZZA PER LA SOCIETA’.

UNA RICCHEZZA PER IL PROLETARIATO.

UNA RICCHEZZA PER IL MARXISMO.

 

Tutti ottimi, più che ottimi motivi per sostenere gli immigrati, RISPETTARLI !

Più che ragionevoli motivi per combattere la STUPIDITA’ DEL RAZZISMO, fomentata dai media della borghesia

che li presenta tutti come “criminali”, “banditi”, con il chiaro intento di dividere la classe lavoratrice, di indebolirla.

 

 

UNA RICCHEZZA PER LA SOCIETA’

  • Come tutte le persone, anche gli immigrati sono alla ricerca di una vita migliore, vogliono migliorare le proprie condizioni di vita. E’ nella natura umana. E’ grazie a questa spinta interiore e naturale verso il miglioramento e la risoluzione dei problemi che l'umanità nel corso dei millenni e poi nei secoli di è stata in grado evolversi e di raggiungere lo standard di vita di cui noi oggi beneficiamo.  
  • Sono milioni di persone che giungendo nei paesi industrializzati ne diventano parte attiva, diventando lavoratori, creano e incrementano la  ricchezza sociale.
  • Sono milioni di nuovi lavoratori che pagando le tasse contribuiscono al benessere sociale in tutti i settori: servizio sanitario, nelle infrastrutture, aiuti alle famiglie, pensioni, ecc.

UNA RICCHEZZA PER IL PROLETARIATO.

  • Con l’aggiungersi di così tanti di nuovi salariati la classe lavoratrice si rafforza, notevolmente. I capitalisti si trovano a far fronte ad un numero di lavoranti massicciamente aumentato contro cui combattere.
  • Milioni di nuovi lavoratori che accrescendo la forza combattiva della classe operaia, rinforzano gli scioperi e le proteste. Nuovi giovani proletari che aspirando ad una vita migliore con entusiasmo ne lottano per ottenerla.

 

UNA RICCHEZZA PER IL MARXISMO

  • “I lavoratori non hanno patria!”. Un lavoratore immigrato si sente meno “nazionalista”, meno legato alla nuova nazione in cui è giunto e vi lavora. E’  normale. Proviene da un altro paese, di solito povero, e sui di lui la propaganda “nazionalista” dei media borghesi ha meno presa, meno influenza. Per cui sentendosi “figlio del mondo” sfugge molto al richiamo borghese di “difesa della patria”.
  • Pertanto è molto più facile per un migrante diventare rivoluzionario, aderire a coloro che vogliono cambiare il mondo, essendo che la società capitalista  rimane sempre strapiena di contraddizioni e problemi.
  • Essendo giovani pieni di vigore sono molto dinamici nell’attività rivoluzionaria, la sola che può offrire loro un mondo migliore.

 

Tutti ottimi, più che ottimi motivi per sostenere gli immigrati, RISPETTARLI !

Più che ragionevoli motivi per combattere la STUPIDITA’ DEL RAZZISMO, fomentata dai media della borghesia che li presenta tutti come “criminali”, “banditi”, con il chiaro intento di dividere la classe lavoratrice, di indebolirla.

In realtà senza di loro, senza questi milioni di persone serie, oneste, lavoranti nelle fabbriche e nei servizi, le economie industrializzate crollerebbero. Non ci sarebbero abbastanza soldi per le pensioni, la sanità, per i servizi sociali, raccolta rifiuti e per coprire i costi di manutenzione di strade, porti, città, e così via.

Pertanto è più che importante combattere contro la deformante e manipolatrice informazione borghese, che tace sistematicamente come questi lavoratori nei luoghi di lavoro siano più che bistrattati, supersfruttati e malpagati.

LE POPOLAZIONI DEVONO MOLTO A QUESTI LAVORATORI. UNA RICCHEZZA. RISPETTO E SOSTEGNO agli IMMIGRATI quindi.

 

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       7 dicembre 2024 

IMPEDIRE LE GUERRE NON SI PUO’! 

LE GUERRE SI POSSONO SOLO TRASFORMARE IN RIVOLUZIONI!

 

 

“Le guerre sono parte fissa del sistema capitalistico” scrivono i marxisti sui loro manifesti. Così come lo sono l’economia, la finanza, la diplomazia, la corruzione, le crisi, le ingiustizie e le contraddizioni sociali.

Ed è proprio così. Le guerre non finiscono mai. Guerre che infestano il pianeta con tutte le loro distruzioni, vittime, disastri.

Perché per i capitalisti  “le guerre  sono  la continuazione della politica con altri mezzi”  afferma 

correttamente il generale tedesco Clausewitz all’inizio del 1800, essendo un metodo quando gli altri non funzionano per battere la concorrenza e aumentare i capitali. Solo così i ricchi possono diventare sempre più ricchi.

Il tutto confermato puntualmente dalla quotidianità.

Pensare ad un capitalismo senza guerre è utopia pura, così come pensare che le guerre si possano evitare.

Tutte le manifestazioni pacifiste che nella storia si sono succedute, anche con milioni di partecipanti, non hanno mai prodotto che un nulla, e non possono produrre nulla, se non illusione, visto che la guerra per i capitalisti dominanti è normalità.

LE INEVITABILI GUERRE SI POSSONO PERO’ TRASFORMARE IN 

RIVOLUZIONI!  

Questo si che è possibile.

Gli esempi della “Comune di Parigi” nel 1871 e della “rivoluzione bolscevica” dell’ottobre 1917 ne sono l’esemplare conferma.

Marx nel capitale afferma che le catastrofiche guerre possono generare “salti in avanti” per l’umanità. Perché è solo in questi drammatici eventi di immani disastri 

causati dal sistema stesso che le masse proletarie disperate, affamate, prostrate, possono trovare la forza per ribellarsi, e se organizzate da rivoluzionari esperti, conquistare il potere. E’ così che è avvenuto nelle rivoluzione della “Comune di Parigi”, ed è esattamente così che è accaduto nella “rivoluzione russa d’ottobre”.

Se “le guerre non si possono evitare” ma “trasformare in rivoluzioni”, questi sono i grandi appuntamenti storici su cui i marxisti si devono organizzare.

Ai marxisti è più che noto: SENZA ORGANIZZAZIONE, NESSUNA RIVOLUZIONE!

Significa che se nei disastri delle guerre le organizzazioni rivoluzionarie mancano, o se in una nazione l’organizzazione non dovesse essere sufficientemente estesa per raccogliere la disperazione delle masse per portarle al potere, la rivoluzione assolutamente non potrà avvenire (l’esempio Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht è esemplare), e il catastrofico  perverso sistema capitalistico proseguirà nel suo andamento di successive crisi e guerre. 

E’ quindi imperativo attivarsi per l’espansione delle organizzazioni rivoluzionarie in Europa, in particolar modo adesso che tutte le nazioni sul pianeta massicciamente hanno cominciato ad aumentare i propri armamenti in vista del prossimo scontro imperialista, che si prospetta sarà tra potenze occidentali contro Cina e alleati.

Perché: LE GUERRE NON SI POSSONO EVITARE, ma TRASFORMARE IN RIVOLUZIONI !


 

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      12 ottobre 2024 

MORIRE PER LA “PATRIA”? MAI!  SIGNIFICA MORIRE

PER I RICCHI DELLA NAZIONE !

 

CHIARIRE COS’E’ LA PATRIA

Quando si parla di “patria” è super IMPORTANTE capire cos’è una “nazione” e da chi è governata, prima di “immolarsi” per essa.

E’ vero che le masse lavorative votano i parlamenti e i governi, ma è anche vero che le votazioni sono un trucco, un gioco di prestigio. I votanti votano, ma la realtà è che chi vota poi non può più controllare chi ha votato, che può fare tutto quello che vuole, come non mantenere le promesse fatte per illudere chi vota, e magari fare anche tutto al contrario di quanto promesso.

Perché nella realtà, in silenzio, sono le grandi banche e imprese che finanziano le campagne elettorali dei partiti, i quali a votazione finita si mettono a servizio dei loro finanziatori, portandone avanti gli interessi e non di chi li ha votati. Interessi capitalisti che ovviamente sono esattamente l’opposto di quelli delle famiglie dei lavoratori.

Pertanto nella realtà SONO LE GRANDI BANCHE E IMPRESE CHE DIRIGONO NELLE NAZIONI GOVERNI E PARLAMENTI.

In altre parole LA NAZIONE SONO I RICCHI DELLA NAZIONE!

E i lavoratori che non possono controllare nulla, ne politici ne governi, devono per forza SOTTOSTARE AGLI INTERESSI DEI RICCHI DOMINANTI LA NAZIONE, che ovviamente hanno il solo SCOPO DI DIVENTARE SEMPRE PIU’ RICCHI 

(ciò che è confermato puntualmente dalla realtà) e non perseguire  il benessere delle famiglie di chi lavora.

E questo ovviamente riguarda anche l’ASPETTO MILITARE, incluse GUERRE, CONFLITTI, SCONTRI e così via.

Infatti: chi ha interesse alle guerre?

I lavoratori forse? Assolutamente NO!

I lavoratori mirano al benessere delle proprie famiglie, figli, non certo al massacro delle guerre, ai disastri di altre famiglie, figli e giovani.

Sono i ricchi, per diventare sempre più ricchi, per espandere sempre più i loro affari, che hanno interesse alle guerre. Loro le guerre per questi scopi le causano di proposito.  E’ LOGICO, è chiaro!

 

ECCO COSE’ LA PATRIA ! 

Ma nelle guerre i ricchi vi mandano i giovani proletari, non loro stessi.

E i giovani dovrebbero farsi massacrare, o massacrare altre persone, per le ricchezze dei ricchi? Un’ ASSURDITA’ !

Se la “patria” è l’establishment industrial-finanziario, dove tutto è organizzato, pianificato, modellato, affinchè i loro interessi vengano raggiunti, che interesse hanno le masse proletarie da loro sfruttate a farsi ammazzare per questi “miserabili”?

E qui un enorme ruolo è giocato dall’educazione scolastica dominante prima, e dall’informazione manipolatrice dopo. Educazione e informazione concentrate nella deformazione continua della realtà nel dimostrare che la “patria” sono i cittadini stessi. 

Con il rimarcare che con il voto i cittadini determinano i governi, i  quali agiscono e decidono nell’interesse del “popolo”, senza mai accennare che il “popolo” nella realtà è diviso in due “classi”, con  gli “straricchi” che diventano sempre più ricchi, e i “proletari” lavoratori da loro sfruttati, cioè coloro che creano la ricchezza nazionale, che per difendere le loro condizioni di vita e delle loro famiglie devono di continuo scioperare, rimando sempre la parte povera della società.

E naturalmente,  in  questa  costante  manipolazione  mediatica,  in cui  viene  oscurato il ruolo 

dominante dei ricchi e la conseguente azione della società nell’interesse dei  loro profitti, si nasconde anche che i militari muoiono per “rendere i ricchi sempre più ricchi”. ”e che poi quelli che sopravvivono saranno abbandonati al loro destino di “residuo della società”, spesso nella miseria più nera.

I MEDIA MARTELLANO per convincere i giovani proletari a farsi “uccidere” per la “Patria”, il MARXISMO chiarisce al contrario cos’è la “patria”, che IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA” cioè i capitalisti, contro cui dobbiamo veramente combattere. E organizza i giovani per le rivoluzioni.  


 

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Come deve essere condotta una rivoluzione?

LA  RIVOLUZIONE  PROLETARIA  E’  SEMPRE 

UNA QUESTIONE MILITARE, MAI SINDACALE

PERCHE’ LA BORGHESIA IMPEDISCHE, SEMPRE, CON  BRUTALI REPRESSIONI

L’ ASCESA DEL PROLETARIATO AL POTERE.

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MA QUAL’E’ IL MOMENTO GIUSTO PER GUIDARE UNA RIVOLUZIONE 

E CON QUALI STRUMENTI VA DIRETTA?

 

Su segnalazione di alcuni compagni abbiamo leggermente integrato il testo precedente,

per meglio e correttamente chiarire il concetto di presa del potere proletario.

 

 

La rivoluzione proletaria è sempre una questione militare. Questo deve essere sempre ben chiaro agli attivisti rivoluzionari. Perché nei momenti rivoluzionari quando le masse lavorative  si esprimono per uno stato proletario, la borghesia non ha nessun scrupolo nel sopprimere con tutti i mezzi, anche militari, i proletari, massacrandoli, affinchè non giungano al potere. Di conseguenza, la rivoluzione proletaria se vince militarmente ha successo, se perde svanisce, non avviene e la dittatura borghese continua a persistere. Non esiste una via di mezzo, assolutamente. Non ci è permesso essere ingenui.   

Le due esperienze storiche rivoluzionarie proletarie al riguardo, la Comune di Parigi del 1871, e l’ottobre russo 1917, hanno potuto aver successo proprio perché i rivoluzionari hanno vinto militarmente sulla borghesia, non per altre ragioni. In tutte le altre esperienze storiche di tentativi rivoluzionari i rivoluzionari hanno sempre perso perché non sono giunti, per diversi motivi, al raggiungimento di una vittoria militare. Quindi alla fine, è questo il nodo cruciale di tutto. 

La nostra politica comunista è articolata in modo di attendere che si creino le condizioni favorevoli per le rivoluzioni, nel frattempo è assolutamente necessario impegnarsi con tutte le proprie forze per la costituzione delle indispensabili organizzazioni/partiti rivoluzionari di esperti militanti che nel momento propizio capitalistico catastrofico dovranno dirigere le rivoluzioni, esattamente come in Russia i bolscevichi hanno pianificato e poi eseguito con successo.        

Ma nel momento rivoluzionario, quando nel capitalismo deflagrano al massimo le sue terribili contraddizioni, con inaudite crisi economiche e sociali, in presenza di guerre, fame, distruzioni, morti a non finire, con le masse proletarie infuriate che cominciano a ribellarsi, e con l’organizzazione rivoluzionaria sufficientemente estesa per essere pronta a guidare l’insurrezione, contro l’oppressione armata dei capitalisti che non vogliono lasciare il potere alle masse lavoratrici, quand’è il preciso momento per la presa del potere? Come riconoscere il giusto attimo?  

L’esempio dato dai bolscevichi è senz’altro il più preciso, il più chiaro. 

Nel 1914, con l’inizio della guerra (1° Guerra mondiale) e il configurarsi dell’appuntamento rivoluzionario, i bolscevichi in Russia hanno cominciato a spingere per la costituzione dei

“Consigli” (Soviet). Ossia organismi politici popolari votati dalle masse in contrapposizione al parlamento russo (Duma), corrotto e sotto stretto controllo dello Zar e dei capitalisti russi. Con il proseguo della guerra questi organi spontanei “Consigli/Soviet” si sono poi diffusi sia su tutto il territorio, cioè nelle città, quartieri, fabbriche e campagne, ma, importantissimo e fondamentale, intelligentemente sono stati costituiti anche nell’esercito. Esercito che nelle guerre, non è più formato da ristrette elite di fanatici com’è ora, ma da milioni di giovani, costretti controvoglia ad arruolarsi e combattere, figli di famiglie operaie e contadine. Perciò milioni di giovani militari controvoglia, che vivono e risentono fortemente le contraddizioni del capitalismo.    

In questi Soviet-Consigli nell’ambiente militare, fondamentali per la futura rivoluzione proletaria per sconfiggere la violenza armata della borghesia, i giovani bolscevichi in Russia, anch’essi costretti ad arruolarsi, cautamente, ma efficacemente hanno potuto fare propaganda rivoluzionaria.     

Essendo che il disastro della guerra proseguendo, determinava l’inasprirsi delle contraddizioni economiche-sociali, aumentando in Russia l’opposizione spontanea al conflitto, le masse trovavano nei “Consigli”, sia in quelli sul territorio (città, quartieri, fabbriche, campagne) che in quelli nell’esercito, il loro giusto referente politico, togliendo potere al corrotto parlamento (Duma). Ma fu soprattutto grazie alla contemporanea intensa attività di dissenso che gli attivisti bolscevichi in Russia ovunque intensamente svolgevano, che l’opposizione alla guerra aveva preso forma politica, producendo l’effetto nelle città, nelle fabbriche, nei quartieri e nell’esercito di una loro forte espansione come numero.

Fino al punto che verso la metà del ’17 i bolscevichi, da poche migliaia com’erano all’inizio della guerra, erano diventati ora diversi milioni diventando maggioranza nei “Consigli” (Soviet).

Il momento della presa del potere si stava avvicinando quindi molto velocemente.

Cosa mancava ancora ai bolscevichi per essere “sicuri” che la presa del potere potesse avvenire in sicurezza?   

Dovevano essere sicuri che, oltre ad avere la maggioranza nei “Consigli” popolari sul territorio, avere anche la maggioranza negli indispensabili “Consigli” nell’esercito e di conseguenza il controllo dell’esercito. In modo che quando i “Consigli” sul territorio avrebbero dichiarato la Rivoluzione, con la costituzione del nuovo Governo Proletario, la fine della guerra e l’emanazione di leggi anticapitalistiche, l’esercito ancora sotto controllo e diretto dai capitalisti non si sarebbe rivoltato contro la rivoluzione, la sconfiggesse, uccidendo tutti i rivoluzionari soffocando il governo proletario. 

Perciò, quando verso la fine del ’17 i dirigenti bolscevichi si sono sentiti sicuri che anche i “Consigli” dell’esercito si erano definitivamente schierati per la rivoluzione e che l’avrebbero sostenuta e difesa, impedendo ogni tentativo controrivoluzionario dei generali tutti fedeli allo Zar, hanno potuto allora dare il via libera alla conclusione del processo rivoluzionario con l’assalto al Palazzo d’Inverno per la definitiva presa del potere. 

Alla fine, è evidente, contro la dittatura dei capitalisti è l’esercito che ha l’ultima parola in una rivoluzione. Ne determina la vittoria o la sconfitta. E noi dobbiamo aver molto chiaro questo punto determinante.

Chi nei tentativi rivoluzionari ha sottovalutato, o ingenuamente, a questo fondamentale aspetto della violenza della borghesia e della sua dittatura armata non pensato, ne ha sempre pagato l’insuccesso molto duramente, e con il sangue. 

 Prendiamo per esempio la positiva rivoluzione della “Comune di Parigi del 1871. E’ stata una rivoluzione, in un certo senso, “spontanea”, cioè non pianificata. L'esercito francese  

in guerra contro la Prussia era stato sconfitto dai prussiani che avevano messo sotto assedio Parigi. A questo punto il governo francese aveva armato la popolazione parigina per difendere la città. Invece che combattere contro i tedeschi la popolazione in armi guidata dai rivoluzionari Blanquisti si rivolta contro il governo borghese parigino dichiarando il potere proletario. E’ in questo momento che l’ex governo borghese francese ora insediatosi a Versailles smette di combattere gli invasori, rivolta l’esercito contro la Comune di Parigi. Sarà un massacro, una repressione violenta borghese bestiale. Dopo aver sconfitto gli insorti parigini, i militari avendo ricevuto l’ordine di fucilare tutti coloro che nelle mani presentavano dei calli, fucilavano per le strade tutti quelli considerati nemici. Ne furono uccisi a migliaia senza distinzione. Un insegnamento della brutalità della borghesia che si ripeterà poi sempre contro i rivoluzionari. 

Un altro esempio: la rivolta Spartachista tedesca del gennaio 1919. Dove i due dirigenti rivoluzionari Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg a capo dell’insurrezione, 

nei decenni precedenti avevano sottovalutato la formazione di un proprio partito, fondamentale per poi, nel momento rivoluzionario, guidare alla rivoluzione le masse (le masse hanno sempre bisogno di esperti per condurre positivamente una lotta o una rivoluzione). Sbagliando, Liebknecht e Luxemburg avevano fatto affidamento sulla spontaneità rivoluzionaria delle masse nel momento rivoluzionario per la presa del potere: una evento impossibile. Mancando perciò le cellule rivoluzionarie su tutto il territorio e quindi anche nel fondamentale esercito, fu facile per la violenta e sanguinaria borghesia, con l’aiuto dei riformisti opportunisti Socialdemocratici, scagliare i militari contro gli spartachisti insorti, sconfiggerli e massacrarli.      

Un’altra significativa esperienza di mancata rivoluzione che poi possiamo analizzare è l’occupazione delle fabbriche in Italia nel 1920. Un tentativo di rivolta glorioso, ma senza dubbio insufficiente - visto che la borghesia nella sua dittatura non esita nei momenti critici ad usare anche la repressione militare per sopprimere la maggioranza proletaria - che senza il supporto dell’esercito è rimasto sterile, senza alcuna possibilità seria di presa del potere, esaurendosi poco dopo da sola. Per questo motivo non è molto conosciuta nell’ambiente marxista internazionale.

Tutte queste sono esperienze che dimostrano inequivocabilmente come l’esercito contro l’oppressione dei capitalisti sia indispensabile nel determinare l’esito di una rivoluzione. La borghesia lo sa, e come ripetuto, lo dobbiamo aver stampato bene nella testa anche noi.

LA “QUESTIONE SINDACALE”. E qui vorremmo mettere l’accento sul “ruolo del sindacato” in quello che è un processo rivoluzionario.    

Ci sono partiti e organizzazioni marxiste, anche molto estese, che nella loro attività politica danno molto, troppo risalto all’aspetto sindacale. Teorizzano che nel momento rivoluzionario il sindacato possa svolgere un peso determinante nel processo Rivoluzione.

Non è sicuramente così. Il sindacato può essere  certo di “aiuto” nel momento rivoluzionario, ma sicuramente non determinante. Chi è determinante è, e può solo essere, l’organizzazione rivoluzionaria, il partito rivoluzionario, che deve guidare le masse proletarie al potere contro la repressione armata borghese.  E la vittoria è in relazione a quanto esso è esteso sul territorio, alla preparazione teorica dei suoi quadri, alla loro competenza politica, all’esperienza pratica dei suoi attivisti. Questo e solo questo è decisivo nel processo rivoluzionario. Il resto è relativo. 

In un paese può esistere un sindacato “forte”, fortissimo, ma nella Rivoluzione senza il partito rivoluzionario con i suoi esperti militanti, questo non conta niente, assolutamente niente. Le esperienze pratiche parlano chiaro (vedi occupazione fabbriche in Italia 1920).

In questa fase controrivoluzionaria, perdere tempo, denaro, energie di molti bravi attivisti per incentivare, promuovere e gestire incontri intersindacali tra aziende europee, come qualche grande organizzazione rivoluzionaria oggi è impegnata, è un controsenso nella politica internazionalista e naturalmente controproducente, soldi buttati al vento e attivisti sprecati. Soldi e bravi attivisti che dovrebbero invece venire impiegati per promuovere i più che necessari contatti, incontri, lotte su punti comuni tra organizzazioni marxiste europee, creare un coordinamento intereuropeo di marxisti. E non per improduttive riunioni sindacati. Perché questo è il “compito” di un partito rivoluzionario.  E’  qui  che siamo nel giusto campo politico.

Perché bisogna aver sempre presente che il sindacato è un organismo borghese di difesa immediata degli interessi della classe lavoratrice, e che questo è il suo scopo, e non altro. Gestito a tutti i livelli, anche alla base, da attivisti e dirigenti antirivoluzionari, corrotti, opportunisti, nazionalisti e spesso anche stalinisti. Motivo per cui il sindacato storicamente dal punto di vista rivoluzionario non ha mai prodotto niente, non produce niente e non potrà mai produrre qualcosa. E’ per questo motivo oggettivo, che a logica i grandi Marx, Engels, Lenin, nel loro agire si sono sempre spesi per le organizzazioni rivoluzionarie, ma mai per i sindacati. Il loro operare è sempre stato caratterizzato, senza prevaricare, ma con lucida analisi, dalla ricerca del contatto e delle lotte comuni con i vari partiti rivoluzionari, considerando sempre la sostanza e avendo chiaro gli obbiettivi da raggiungere, se si analizza il grande operato sia di Marx che di Lenin. E giustamente, perché sono solo le organizzazioni politiche che nella storia possono determinare i cambiamenti, non certo i sindacati. 

La priorità assoluta dell’attività rivoluzionaria va quindi assolutamente indirizzata, concentrata, al massimo raggiungimento dello scopo Rivoluzione. Il resto, anche l’attività sindacale, segue di conseguenza come relativo. 

E’ con estrema sicurezza che ci impegniamo in questo compito storico. Che ci porterà senza dubbio ai risultati voluti.                                                           

                                                                                             26  settembre 2022  -    Claudio Piccoli


 

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GUERRE TRA CAPITALISMI DI STATO

1979 - GUERRA TRA CINA E VIETNAM

UN’ALTRA GUERRA TRA RIVALI STALINISTI CAPITALISTI DOPO QUELLA

TRA UNIONE SOVIETICA E CINA DEL 1969.  

 

Chi non ricorda le immense manifestazioni di fine anni ’60 a sostegno del Vietnam contro gli USA? Manifestazioni con centinaia di migliaia di dimostranti che gridavano e si scontravano contro la polizia a favore del Vietnam considerato “comunista”.

Ben poche, anzi pochissime, erano le organizzazioni marxiste che del tutto contro corrente, allora sostenevano che il Vietnam non era ne comunista ne socialista. Erano le organizzazioni marxiste della “Sinistra Comunista” facenti capo a Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Paul Mattick, Anton Pannekoek, e quella leninista di “Lotta Comunista” di Arrigo Cervetto.

Le tesi sostenute dai marxisti era che nel paese Vietnam operavano tutte le leggi capitaliste del commercio e del profitto, e non quelle del comunismo con la suddivisione dei beni. Una realtà ultra evidente. Pertanto non si poteva parlare di “paese comunista”. Di conseguenza la guerra di liberazione del Vietnam contro gli Stati Uniti andava interpretata come una guerra tra capitalisti: capitalisti del Vietnam contro l’oppressione dei potenti capitalisti americani.

Posizioni perciò supercorrette nell’analisi marxista.

La guerra tra Vietnam e USA finirà nel ’75. Ed ecco, pochi anni dopo arrivare la conferma ufficiale del carattere borghese-capitalista del paese Vietnam: nel ’79 scoppia la guerra tra la Cina maoista-stalinista contro il Vietnam altrettanto stalinista.

Motivo: i soliti interessi capitalistici.

Nel ’78, un anno prima, l’esercito vietnamita aveva invaso la Cambogia (adesso, dopo la liberazione nazionale, sono i vietnamiti che invadono un altro paese) approfittando della debolezza causata dalla guerra civile che imperversava in quel paese, per occuparne alcune regioni. Per fermare l’invasione, la Cina maoista entra in guerra da nord contro i vietnamiti. Questi, sotto attacco cinese, sono costretti a fermare l’invasione e poi in seguito a ritirarsi della Cambogia.

Come detto: una delle tante tragiche guerre capitaliste che infestano il pianeta. Niente di nuovo nel quadro delle diaspore tra borghesie assetate di espansione.

La novità consisteva nel fatto che, come nel ’69 nello scontro militare tra Unione Sovietica e Cina, anche qui nella guerra tra Cina e Vietnam, si ripeteva e confermava lo scontro tra stalinisti capitalisti. Un evento di notevole rilevanza politica.

Ma qui non si sono ripetute le manifestazioni oceaniche per denunciare il carattere capitalista sia della Cina che del Vietnam. Le organizzazioni staliniste e maoiste che pochi anni prima avevano promosso le enormi proteste a favore del Vietnam contro gli USA, preferiscono adesso defilarsi e nel silenzio constatare il fallimento delle loro politiche (e anche delle loro proteste).

Ma i marxisti, quelli veri, invece no, questi non si sono fermati. Al contrario.

Per i marxisti della “Sinistra Comunista” e i “Leninisti” è l’occasione per riaffermare ancora una volta il carattere borghese dei due paesi stalinisti e la validità dell’analisi marxista. Quella vera, non quella distorta stalinista.

Nella lotta politica quotidiana è importante citare e sottolineare costantemente le guerre tra stalinisti. E’ importante per smascherare la vera essenza antiproletaria di queste organizzazioni che si sforzano di apparire “leninisti”. E che senza pudore continuano ad usare la terminologia “marxista” per giustificare le loro sporche azioni borghesi nazionali e internazionali, come l’odierna guerra tra Russia-Ucraina dove ancora una volta gli stalinisti, tutti schierati a sostegno dell’imperialismo russo, si definiscono “comunisti”. 

                                                                                                               13 agosto 2022


 

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1969 CONFLITTO UNIONE SOVIETICA CONTRO CINA: CAPITALISTI STALINISTI IN GUERRA TRA DI LORO.

 

DUE NAZIONI A CAPITALISMO DI STATO IN GUERRA TRA DI LORO PER I CINICI INTERESSI BORGHESI. E’ COSI’ CHE GLI STALINISTI AL POTERE INGANNANO LE MASSE PROLETARIE: DEFINENDOSI “MARXISTI” “COMUNISTI”.  SONO INVECE GUERRAFONDAI CAPITALISTI.

 

Nella politica comunista per la realizzazione di una società superiore DUE PAESI PROLETARI RIVOLUZIONARI NON SI FANNO MAI LA GUERRA L’UNO CONTRO L’ALTRO! Questo assolutamente non appartiene alla politica  comunista.

Al contrario nella vera politica comunista due paesi proletari SI UNISCONO dopo la rivoluzione!  SI UNISCONO PER PROMUOVERE E ORGANIZZARE ALTRE RIVOLUZIONI, con le quali poi ulteriormente unirsi e realizzare la rivoluzione globale. Questa è la vera, corretta, politica marxista seguita dall’Internazionale.

E’ tra paesi capitalisti che invece è normalità scontrarsi, competere tra loro, anche militarmente per rubarsi i mercati, farsi le guerre.   

Al contrario nella vera politica comunista due paesi proletari SI UNISCONO dopo la rivoluzione!  SI UNISCONO PER PROMUOVERE E ORGANIZZARE ALTRE RIVOLUZIONI, con le quali poi ulteriormente unirsi e realizzare la rivoluzione globale. Questa è la vera, corretta, politica marxista seguita dall’Internazionale.

E’ tra paesi capitalisti che invece è normalità scontrarsi, competere tra loro, anche militarmente per rubarsi i mercati, farsi le guerre.  

Quindi l’Unione Sovietica stalinista era senza dubbio un paese capitalista-imperialista. Un imperialismo che nello scontro tra potenze, sottomettendo 

altre borghesie nel Patto di Varsavia (vedi repressione Berlino nel ’53, in Ungheria nel ’57, Praga nel ’70) ingaggiava anche guerre imperialiste nel mondo, come l’invasione dell’Afghanistan nel 1979. E come la guerra contro la Cina maoista nel 1969. Esattamente come tutte le altre potenze capitaliste occidentali.  

E la Cina: ugualmente capitalista. Che, nella sua politica borghese nell’arena mondiale, non solo nel 1950 in Corea ha mosso una cruenta guerra contro gli Stati Uniti, ma nel ’69 (come sopra) si è scontrata militarmente anche con la Russia stalinista, e nel ’79 anche contro l’altrettanto stalinista Vietnam. Qui, un massacro tra stalinisti rivali.

E’ chiaro, non c’è dubbio: tutto questo non ha nulla a che spartire con il marxismo.  

La cosa però molto pericolosa è  che gli stalinisti, capitalisti nazionalisti al potere in Cina, Vietnam, e nell’ex Unione Sovietica, nel loro procedere borghese si definiscono “marxisti”, “comunisti”, ingannando le masse di tutto il mondo. Un grosso problema politico.

Sono sempre loro, da pericolosi mentitori, che sfruttando senza tanti problemi i propri lavoratori proletari, li scagliano nelle guerre contro altri proletari.

E’ evidente che c’è urgente bisogno di chiarezza.

Il compito dei marxisti, dei veri marxisti, è quindi più che mai necessario: smascherare questi impostori, e chiarire cosa sia il VERO MARXISMO e la VERA POLITICA COMUNISTA, per il futuro dell’umanità.

 



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