TEMI DI ATTUALITA' E

DEL PROSSIMO GIORNALE:

 

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FRANCIA – in giugno si sono svolte le elezioni regionali:

HA VOTATO SOLO UN TERZO DEI VOTANTI!

Le masse proletarie francesi non sono andate a votare, percependo il voto come sceneggiata, solo chiacchiere.

 

GRANDE PREOCCUPAZIONE TRA LA BORGHESIA EUROPEA

 

 

 

 

 

Le citazioni che riportiamo dai vari giornali europei rendono chiara l’dea dello stato d’animo degli organi della borghesia europea di fronte a questa catastrofe di partecipazione elettorale delle masse francesi.

“Trenta milioni di astensionisti e qualche lezione” … “È una testimonianza di un'indifferenza, o addirittura di una disaffezione alla vita politica?” … “Due francesi su tre (66,7%) non hanno votato domenica. Mai un voto ha mobilitato così poco gli elettori sotto la Quinta Repubblica” … “Gli under 35 (82%) e le classi lavoratrici (72%) sono stati particolarmente smobilitati, secondo un sondaggio Ifop-Fiducial” (LE FIGARO - 21 giugno 2021)

 

 

« Vengo a votare, ma è inutile", ha detto Hugues Hubert, 66 anni, un operaio dei trasporti in pensione con una maglia da calcio sulle spalle, i cui tre figli non andranno alle urne »…« Una profonda crisi della democrazia locale » (RADIO-CANADA - 27 giugno 2021)

 

« Gli appelli dei politici erano suonati quasi come suppliche nell'ultima settimana, ma non sono stati ascoltati. Anche nel secondo turno delle elezioni regionali la grande maggioranza dei francesi non ha votato. Il numero di non votanti ha raggiunto un record del 66% » … « Marlène Schiappa (membro del partito di governo La République en Marche, ministro associato e candidato fallito nella regione Île-de-France) per esempio, ha parlato di una "grande lezione di umiltà" che i risultati hanno tenuto» «Jordan Bardella, vicepresidente del Rassemblement National (RN) (…) ha detto che la bassa affluenza è un "fallimento per tutta la classe politica» (Süddeutsche Zeitung - 27 giugno 2021)

“Quando due elettori su tre restano a casa, diventa difficile anche solo parlare di «democrazia rappresentativa»… “Questo voto, o non-voto, rappresenta la bocciatura di un intero sistema politico” … “Senza capire fino in fondo che ci troviamo di fronte a un vero e proprio cambio di paradigma della politica europea, di proporzioni non dissimili dal terremoto che portò sulla scena le forze populiste, ma di segno inverso” … “Si tratta dunque di un vuoto della politica”  (Corriere della Sera - 28 giugno 2021).

Non è “un vuoto della politica”, ma nella visuale marxista una preziosa presa di coscienza della realtà di un voto che non serve a niente.

E’ Marx nel suo approfondito studio della società capitalista, che ripetutamente afferma le elezioni non siano nell’interesse dei lavoratori, ma un trucco dei dominanti capitalisti, per dare l’impressione alle masse sfruttate di svolgere un ruolo politico nella società borghese nel dirigere l’esecutivo.

E l’astensionismo in massa dei giovani e i lavoratori francesi porta alla luce questa realtà, realtà che da molto dolore ai manipolatori delle masse, portando qualcuno di loro, disperato, ha parlare addirittura di “sabotamento” delle elezioni. Ma certamente non vi è stato nessun “sabotamento”, ai lavoratori francesi sta diventando invece lentamente chiaro che il sistema parlamentare non li rappresenta, non è nei loro interessi, è tutt’altro.

Noi naturalmente condividiamo la realtà espressa dall’analisi marxista, e nel nostro sitoweb “Der kommunistische Kampf”, nelle “Nostre posizioni” nel capitolo “Parlamento strumento della borghesia per il controllo sul proletariato. Astensionismo tattico”  riguardante in generale la partecipazione al voto scriviamo: 

“Si sta notando però che sempre più lavoratori istintivamente percepiscono questa discrepanza, questo inganno e come nei decenni il numero dei votanti stia sempre più calando”. La forte astensione all’attuale voto regionale francese segue quindi questa tendenza.

E’ ovvio, il parlamento serve solo da copertura agli interessi dei capitalisti, non altro. E i proletari francesi dopo le loro recenti forti e intense lotte, istintivamente se ne stanno accorgendo.

Nelle battaglie politiche i francesi, in quella che è la ruota della storia, sono sempre stati all’avanguardia, le loro lotte hanno poi sempre caratterizzato il futuro: prima con la grande Rivoluzione Francese, poi il ’68, recentemente le intensissime lotte sociali e ora l’astensionismo dal parlamento.

Non possiamo che solidarizzare con la tendenza francese di presa di coscienza dei giovani e lavoratori francesi, anche se sappiamo molto bene che molti loro alla prossime elezioni riproveranno nel tentativo dell’illusione di ottenere qualcosa dal voto e andranno a votare.

 

La tendenza storica alla presa di coscienza però è segnata.


 

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Partita la campagna elettorale:

MERKEL ATTACCA SCHOLZ  

Iniziata la stagione dei finti scontri e delle finte promesse elettorali.

 

Dopo aver ‘lavorato’ assieme per 4 anni ora CDU-CSU e SPD fanno finta di litigare per prendere voti.

E’ la solita banale farsa elettorale.

 

 

    3 settembre 2021

 

E’ la cancelliera Merkel che ufficialmente da inizio  alle danze elettorali attaccando  Olaf Scholz ministro delle finanze del “suo” governo e ora candidato ufficiale dell’SPD come cancelliere. Dichiarando che esisterebbe una “Enorme differenza tra lui e lei” (Tagesschau 31.08.2021) intendendo che politicamente esisterebbe una abissale diversità tra le posizioni politiche della cancelliera e quelle di Scholz. Ma la Merkel non spiega quali sarebbero queste diversità, come tutti si aspetterebbero. Non lo può fare, forse perché la Merkel si sta dimenticando che è da 4 anni che sta lavorando assieme a Scholz in totale armonia nello stesso governo, al servizio del capitalismo tedesco. E sono sempre andati d’amore d’accordo su tutto.   

Ma è iniziata la campagna elettorale e in questa occasione per raccogliere voti la situazione si trasforma: ogni metodo, ogni scontro o litigata adesso è permessa. In questa circostanza per raccogliere voti si può dire quello che si vuole, promettersi quello che si vuole, perfino anche un po’ insultarsi. Tanto a tutti i concorrenti è chiaro che questa è solo farsa elettorale e che a elezioni passate tutto ritornerà come prima, ci si rimetterà assieme e in armonia e amicizia si riprenderà a lavorare assieme “per il bene del Paese”, ossia, concretamente parlando, “lavorare per il bene di industriali e finanzieri”. 

E come tutti ricorderanno, questa sceneggiata è esattamente ciò che è successo anche nella precedente campagna elettorale del 2017, dove soprattutto la CDU-CSU e l’SPD se ne sono dette di tutti i colori, hanno fatto finto di litigare furibondamente, per poi a elezioni passate mettersi gioiosamente assieme. Ma è anche quello che è che successo alle elezioni del 2013 e a tutte quelle precedenti.

 

ATTUALE CAMPAGNA ELETTORALE 2021. 

Sembra, così riportano i sondaggi elettorali, che Scholz con la sua SPD stia sorpassando la CDU-CSU nelle preferenze di intenzione di voto. Per cui questo è motivo di forte surriscaldamento nell’attuale battaglia elettorale, dove la CDU-CSU cerca di recuperare voti. Quindi i toni si alzano, la farsa delle accuse e controaccuse si moltiplicano, la sceneggiata raggiunge il suo apice e ci si può aspettare di tutto, come appunto le 

dichiarazioni inverosimili della Merkel o quelle del presidente della Baviera Söder che accusa il collega di governo Scholz “di appropriarsi di un’eredità che non gli spetta” (riportato nella foto) e chissà quante altre ne dovremo ancora sentire.

 

IMPORTANTE

E’ importante capire come funzionano i trucchi e le manipolazioni del sistema elettorale. Capire i metodi che i vari partiti usano per attirare l’attenzione e così coinvolgere le masse per ottenerne fiducia e voti.

Perché lo scopo dei partiti infatti, come afferma Marx, non è quello di prodigarsi per gli interessi delle masse lavoratrici e dei giovani, ma solo quello di promettere per ottenerne preferenze. Dopo di che, una volta eletti, quello che faranno, essendo che nessuno li potrà ritrattare, sarà tutt’altro.   

 

E i lavoratori per raggiungere i loro interessi si ritroveranno, come è sempre successo, a lottare proprio contro i governi che hanno votato.

 

AFGHANISTAN,

LE CONTUNUE GUERRE

DEL CAPITALISMO

 

 

 

       27 agosto 2021

 

Nel 2001 gli Stati Uniti invadevano l’Afghanistan con il pretesto dell’attentato alle Torri gemelle. Ma il vero motivo della conquista dell’Afghanistan da parte dell’imperialismo americano era (come succede sempre negli scontri interimperialistici) posizionarsi, inserirsi con una propria presenza fisica-militare in un’area fondamentale nella produzione del petrolio, così da condizionare la distribuzione del prezioso prodotto energetico alla nazioni emergenti che ne hanno estremamente bisogno per il loro sviluppo.

Nel 2001 l’invasione USA dell’Afghanistan era potuta avvenire facilmente perché  dopo il ritiro dell’Unione Sovietica nel 1989 l’enorme paese era rimasto libero, sotto nessuna influenza di potenze imperialistiche ed era solo governata dai “talebani”.

 

I TALEBANI.

Su questi “studenti delle scuole coraniche” (Taliban) è bene fare un attimo di precisazione.

Provengono dai Mujaheddin, ossia dai guerriglieri che combattevano contro i soldati russi durante l’occupazione sovietica dell’Afghanistan iniziata nel 1978 e terminata nell’89.

I musulmani mujaheddin erano sostenuti da tutte le potenze occidentali in funzione antisovietica, soprattutto dagli Stati Uniti. Ma i più attivi nel sostenere i mujaheddin erano soprattutto l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. In particolare l’Arabia Saudita su mandato USA (sempre in funzione antisovietica) aveva assunto il compito di formare i mujaheddin (così da scagliarli contro i russi) come fanatici religiosi (con le scuole coraniche) e militarmente.

Dopo il ritiro russo dell’89 la parte di musulmani mujaheddin seguita dall’Arabia Saudita si è denominata ‘taleban’ (nome che, come detto, significa appunto “studenti coranici”) iniziando una cruenta guerra civile contro le altre componenti di mujaheddin, fino alla vittoria finale, arrivando nel 1996 alla presa del potere. Per poi essere sconfitti dagli americani nel 2001 con l’invasione dell’Afghanistan.

Dal momento dell’invasione americana del 2001 ad oggi sono passati però 20anni e nel frattempo molte cose sono cambiate a livello internazionale.

Oggi l’imperialismo USA (definito: “declinante”) non è più così potente come lo era 20anni fa e la sua “influenza” sul pianeta sta diminuendo. Le cause di ciò è il chiaro emergere sulla scena mondiale di nuove grandi potenze, parliamo della Cina, ma anche dell’India, la Russia, il Brasile ecc. con cui gli imperialisti americani si devono confrontare. Perché queste nuove potenze capitaliste emergenti si battono strenuamente per perseguire i loro interessi. 

Ne consegue che oggi l’imperialismo americano non ha più una potenza militare da mantenere “attiva” su tutto il pianeta com’era prima,

qualcosa deve mollare, così da potersi concentrare su obiettivi che per gli interessi USA diventano sempre più “importanti”, nel senso di “pericolosi”. Parliamo appunto di Cina e Russia.

E’ questo il motivo per cui gli USA si ritirano dall’Afghanistan. Ritiro già preannunciato da Obama, confermato da Trump ed eseguito da Biden.

Infatti è proprio Biden che in questi giorni sta ripetendo che il ritiro dall’Afghanistan è una necessità per gli USA per potersi “impegnare” su Cina e Russia (con sviluppi futuri ovviamente del tutto imprevedibili).

 

PRESA DEL POTERE DEI TALEBANI.

Si può osservare come l’arrivo al governo delle forze talebane sia avvenuto senza grandi scontri militari, senza combattimenti intensivi, sia tra forze afghane che contro i soldati americani, e come gli ex governanti siano potuti fuggire tranquillamente con tutti i loro averi. Ciò significa che c’è un ACCORDO. Cioè che dietro le quinte gli americani si sono accordati con i talebani, e che i talebani poi hanno accordi con gli europei, i cinesi, i russi, ecc. per un passaggio al potere senza combattimenti, pacifico. Probabilmente in questo accordo il nuovo governo talebano sarà tenuto anch’esso a rispettare delle condizioni imposte dalle grandi potenze. Infatti la prima misura che il nuovo governo ha emanato è stata l’amnistia per tutti coloro che hanno collaborato con il precedente governo filo occidentale.

Vedremo poi se l’attuale governo di Kabul continuerà a rispettare gli impegni presi.

 

NOI CON MARX

Anche la tragica faccenda Afghanistan è la conferma che il capitalismo è un sistema inaffidabile e caotico. Dove le guerre insorgono e poi spariscono senza sosta. Guerre causate dai capitalisti per perseguire i loro interessi.

Nel capitalismo non ci potrà mai essere pausa ai continui massacri e atrocità


 

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CAPIRE I “TRUCCHI” DI “TATTICA SOCIALE” DELLA BORGHESIA

 

LA TATTICA PROGRESSISTA

DEI PARTITI BORGHESI

 

DIRITTI - ECOLOGIA – PACIFISMO – PARITA’

UOMO-DONNA – STOP CORRUZIONI - ecc

 

                                 TUTTI PROBLEMI REALI DEL SISTEMA CAPITALISTICO, MA CHE NON POSSONO MAI ESSERE RISOLTI IN QUESTA SOCIETA’. 

                         VENGONO PERO’ RIPRESI PERIODICAMENTE DAI MEDIA NEI DECENNI E USATI COME “DIVERSIVI” COSI’ CHE LE MASSE

                                 PROLETARIE NON PENSINO AI PROPRI PROBLEMI LEGATI ALLO SFRUTTAMENTO E NON LOTTINO PER QUESTO.  

 

      18 agosto 2021

 

L’1 per cento della grande borghesia che domina l’intera società cerca di dare l’impressione alle masse proletarie, che sfrutta, di essere dalla loro parte. Con i suoi partiti, il parlamento, i suoi media, gli intellettuali, i professori, il clero, ecc. fa finta di raccogliere, farsi carico di una parte dei problemi prodotti dal controverso e corrotto sistema capitalistico. Problemi che le masse ignare devono subire e contro cui potrebbero reagire. Ovviamente nelle denuncia delle contraddizioni sociali i media non parlano mai dello sfruttamento che i lavoratori devono subire quotidianamente, producendo plusvalore. Plusvalore su cui si base tutto il sistema del capitale e che causa tutti i contrasti esistenti e fa diventare i ricchi sempre più ricchi. Se la società superasse il problema strutturale del plusvalore, i capitalisti sparirebbero e la società supererebbe tutti i suoi limiti e si eleverebbe a società superiore nel segno del benessere e dell’equilibrio, a cui tutti aspirano. Ma ovviamente di questo i media e i politici non ne vogliono mai sentire parlare. Anzi, negano con tutte le loro forze il fatto che esita uno “sfruttamento” il quale rappresenta il vero motivo di tutti le difficoltà del sistema facendo diventare i ricchi sempre più ricchi. Sviano l’attenzione invece concentrando l’interesse politico delle masse (sfruttate) su un possibile miglioramento della società capitalistica stessa.

Perciò nelle varie nazioni si diffondono partiti progressisti o della sinistra borghese (che si contrappongono ai partiti conservatori e razzisti) che a piene mani promettono una società capitalistica migliore, armoniosa, quasi senza problemi e accetti necessariamente i capitalisti.

 

LA TATTICA PROGRESSISTA COME DIVERSIVO

Come detto, la borghesia ha proprio bisogno di tener sempre occupate mentalmente-politicamente le masse proletarie che sfrutta, in modo che queste non capiscano cos’è veramente il sistema capitalistico e che reagendo lottino continuamente contro i capitalisti, lo sfruttamento, contro il lavoro precario e intensivo, contro il supersfruttamento degli immigrati, contro le guerre, contro i superricchi, ecc. Perciò i mezzi di informazione supportati dai partiti hanno proprio il compito di creare periodicamente diversivi politici-sociali così da spostare l’attenzione su qualcosa che dimostri non siano i capitalisti responsabili delle contraddizioni e dei disastri sociali. 

Questi diversivi durano in genere qualche anno e poi si esauriscono. L’informazione e i media borghesi devono però poi subito crearne altri.  

Per chiarire di cosa stiamo parlando, elenchiamo alcuni di questi “diversivi politici-sociali” tra i più popolari, succedutisi negli ultimi decenni, così da capire come agisce la tattica borghese.

 

ANNI ’90 - IL DIVERSIVO ECOLOGICO: In questi anni una delle grandi tematiche che coinvolgono fortemente l’interesse dell’opinione pubblica è l’ecologia, che in questo periodo prende l’aspetto del pericolo del nucleare. Le piazze europee e americane si riempiono di continue manifestazioni, proteste, scontri, sit-in, ecc. per protestare contro le centrali nucleari. I media parlano di come il problema sia grave e di come possa essere risolto. A fine anni ’90 arriva al governo in Germania Schröder, con una coalizione Socialdemocratici-Verdi, che prende in carico il problema. La promessa che viene fatta è che nel paese entro un decennio tutte le centrali nucleari verrebbero chiuse e sostituite da energia “pulita-ecologica”. Son passati più di 20anni dalle promesse fatte, e ad oggi quasi nulla è cambiato. Le ultime notizie danno che la dismissione del nucleare è stata spostata nel 2035 (o forse dopo – non si capisce bene dalle fonti). Perciò per anni le masse sono state illuse, inebriate, sono state coinvolte nell’obbiettivo che “l’ecologia verde” sarebbe stato il futuro. Non è successo nulla, come tutti possono vedere, è stato solo un trucco, un’illusione-diversivo. I grandi movimenti ecologici protestatari di allora oggi non esistono più e di quelle grandi proteste adesso non ne parla più nessuno.     

 

NEL 2003 – IL DIVERSIVO PACIFISTA CONTRO LA GUERRA: altra sbornia sociale  (molti attivisti di sinistra se la ricordano ancora bene ) - Con il rifiuto e l’astensione (per motivi tattici) del governo tedesco (in questo periodo è in carica il 2° governo Schröder, sempre con l’SPD-Verdi) di partecipare alla guerra di Afghanistan voluta dagli Usa con Bush presidente, si sviluppano e espandono velocemente in Germania, promossi e incoraggiati intensivamente dai grandi mezzi di informazione e dai partiti per sostenere la decisione governativa, enormi movimenti pacifisti, che organizzano immense proteste di piazza contro la guerra per la pace, con centinaia di migliaia di partecipanti entusiasti. Vengono illusi dai media che basta fare delle grandi manifestazioni di massa per fermare le guerre. Dopo un primo momento di grande fervore collettivo, lentamente con il tempo queste grandi manifestazioni si esauriscono e … spariscono. Ma le guerre no, come tutti sappiamo, queste invece sono rimaste e continuano senza tregua, con i noti disastri. Adesso di mobilitarsi contro le guerre non ne parla più nessuno, ma allora le masse euforiche coinvolte dai media e guidate dai politici erano estremamente convinte che avrebbero costituito qualcosa di grande per la pace. Ovviamente il diversivo pacifista era solo un altro grande abbaglio collettivo, montato apposta per sostenere il governo. Ora quegli enormi movimenti pacifisti non esistono più. E al contrario di quanto allora lottato e promesso, di recente il governo tedesco ha partecipato alla guerra in Siria, e sta aumentato velocemente anche il suo armamento militare. 

 

 

ANNI 2010 e seguito - DIVERSIVO SCANDALI CORRUZIONI: Naturalmente nella società capitalistica tedesca gli scandali ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma in Germania esiste la caratteristica che la stampa tende di solito a nasconde le corruzioni, gli imbrogli, ecc. cioè gli aspetti negativi riguardanti le dirigenze politiche e imprenditoriali della nazione. Ma in questo periodo, anni 2010 e seguito, succede qualcosa di diverso: i media nella Bundesrepublik inscenano enormi campagne mediatiche scandalistiche contro le corruzioni, le deviazioni, ecc.. Di tutti i generi. Ne citiamo alcune per dare l’idea: dallo scandalo “preti pedofili” nel’aprile 2010, lo scandalo “corruzioni nel calcio” nel giugno 2010, allo “scandalo Diossina” nel dicembre sempre dello stesso anno. Nel gennaio 2012 riesplode di nuovo lo scandalo “Preti pedofili” e nel giugno dello stesso anno è la volta dello scandalo “corruzioni nei servizi segreti”. Nell’agosto 2013 è il turno della “corruzione di funzionari greci per la fornitura di attrezzature per sottomarini” da parte della grande azienda tedesca ThyssenKrupp. Nel marzo 2014 è la scandalo “mazzette” del produttore di autocarri e autobus ”Man” a tenere alta l’attenzione sociale. Poi nel 2015 c’è il grande scandalo “dell’imbroglio dei gas di scarico” della Volkswagen. E così via.     

 

 

Il senso di questa forte operazione scandalistica di denuncia, di lotta aperta dei media contro la corruzione, è stato, a nostro avviso, dare l’impressione, per un momento, alla popolazione di fare “pulizia” nella società tedesca, di “estirpare” il malaffare, per “edificare” una società migliore. Ma oggi tutti possiamo constatare che nonostante ciò in Germania in realtà le truffe delle banche continuano incessantemente, gli imbrogli imprenditoriali e le corruzioni politiche non si sono mai fermate. Che in realtà nulla è cambiato e non è stata edificata nessuna “società migliore”. Anche qui possiamo osservare l’ennesima tattica borghese di sviamento nel cercare di creare un’illusione di una società capitalistica “credibile”.   

 

ANNI 2014 E SEGUENTI – DIVERSIVO ANTIJIADISTA. In questi anni, in seguito alla guerra in Siria e Iraq guidata dagli americani con a seguito le borghesie europee, e come controreazione il formarsi dello “Stato Islamico” in quei paesi mediorientali, parte nei paesi occidentali, Germania compresa, un’assordante campagna mediatica contro i fanatici islamici del “Califfato”. Lo scopo contro i Jihadisti, è creare una giustificazione per le azioni militari che le nazioni occidentali in quella zona conducono, con tutti i disastri e i morti che queste producono. Anche in questo caso il bombardamento mediatico è estremamente intenso e continuo, così da coinvolgere le masse. Nessuno dei media parla però dei grandi interessi che le imprese delle potenze imperialistiche occidentali in quella zona del Medioriente petrolifero hanno, che le guerre sono state causate proprio dai capitalisti occidentali per spartirsi la torta petrolifera. L’attenzione mediatica sociale viene concentrata sui crimini dei jihadisti, ma si dice ufficialmente poco niente che i due conflitti causano centinaia di migliaia di vittime civili innocenti - donne, bambini, anziani - stragi definite dai media “effetti collaterali”. L’intensa campagna antijihadista finisce poi quando lo “Stato Islamico” viene sconfitto.  

 

NEL 2016 – DIVERSIVO: CONTRO LE MOLESTIE ALLE DONNE.  Con il presentarsi di Trump alle elezioni americane del 2016, i democratici e le grandi multinazionali USA a lui avverse, visto che il candidato Trump è accusato da alcune donne di averle molestate, inscenano in USA una mastodontica campagna mediatica contro gli abusi sulle donne nell’intento di fargli perdere voti e quindi perdere anche le elezioni presidenziali. L’imponente campagna contro gli abusi alle donne attraversa l’Atlantico e raggiunge l’Europa. Dappertutto nascono dal niente movimenti femministi come il MeToo di stampo ’68 che riempiono le pagine dei giornali e dei notiziari. Ma il Tycoon viene eletto comunque, e la tematica lentamente si smorza e oggi non ne parla più nessuno.  

 

NEL 2018 – EMERGE DI NUOVO IL DIVERSIVO ECOLOGIA. Si, nel 2018 i media, incuranti del flop avvenuto nei primi anni 2000, rinsegnano il diversivo ecologico. Nel nuovo sviamento ambientalista questa volta creano dal nulla una Superstar, la giovane Greta. Lo scopo mediatico è sviluppare un movimento giovanile “verde” sullo stile degli anni ’80-90. Il movimento anti degrado ambientale creato e ora guidato da Greta, grazie ad una fortissima pubblicità dei mezzi di informazione si espande velocemente in tutta Europa, arrivando ad avvolgere anche gli Stati Uniti, con una propaganda di massa quotidiana possente, inebriando i giovani, coinvolgendo scuole, producendo enormi manifestazioni tipo anni ‘80. Al tal punto che la giovane ecologista Superstar Greta si trova addirittura a parlare del tema ai massimi livelli istituzionali in Europa e perfino all’ONU. Ovviamente il problema capitalistico del degrado ambientale irrisolto negli anni ’80-90 non può trovare soluzione ora nel 2020. E per uscirne, ecco che il Parlamento Europeo, seguendo l’esempio di Schröder del 2000, usa il trucco, per mostrare che fa qualcosa, di promettere la riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2035-2050. Con grandissima delusione della teenager Greta, che annusando l’insabbiamento si indigna vistosamente. La possente campagna mediatica ecologica si blocca solo per l’irrompere sulla scena mondiale della pericolosissima pandemia Covid.    

 

 

In sostanza, se si osserva, tutte queste campagne mediatiche non hanno risolto nulla dei problemi affrontati, che si ripresentano sulla scena costantemente.

E se si osserva tutte queste operazioni dei media hanno un comune denominatore:

1° - vengono montate dalla stampa borghese e poi, quando socialmente esaurite, lasciate cadere. 

2° - il fatto che da queste campagne si creano enormi movimenti politici che poi velocemente svaniscono.

 

Questa è la tattica moderna inebriante “progressista” che le borghesie in tutto il mondo usano nei propri paesi per distogliere le masse lavorative. Dobbiamo essere coscienti che questi abbagli diversivi che, ripetiamo, non risolvono assolutamente nulla, ce li ritroveremo sempre e regolarmente nel futuro.  

 

IL COMPITO DEI MARXISTI.

Il nostro compito è certamente chiarire, svelare i trucchi che i capitalisti usano per tener assoggettate, sotto controllo le enormi masse proletarie che essi sfruttano. Come marxisti, come specialisti politici, è nostro compito smascherare le manipolazioni, le strumentalizzazioni, le mistificazioni borghesi. Cose che dai lavoratori non vengono viste, ne vissute come tali.

Ed è nostro compito in queste mistificazioni che mettono in movimento grandi numeri di proletari, dov’è possibile, inserirsi attivamente, per ancor meglio smascherare i trucchi borghesi.

E’ anche così che possiamo entrare in contatto, collegarci a nuovi attivisti e movimenti politici che sono interessati a capire meglio il corrotto funzionamento capitalistico e vogliono lottare contro di esso per una società senza capitalismo con tutti i suoi problemi derivanti.


 

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INTERNAZIONALISMO PROLETARIO ED EX DDR

 

             30 aprile 2021

 

       

Definizione di stalinismo.

Lo stalinismo è un'interpretazione del marxismo-leninismo sorto sotto Stalin ed è caratterizzato dal dogmatismo ideologico e totalitarismo. Questa ideologia si caratterizza per la sua forte propensione alla nazione. E’ proprio sotto Stalin che è stato coniato il cosiddetto "socialismo in un solo paese", sebbene secondo la teoria di Marx questo non sia possibile. E contraddice anche l'analisi di Lenin sull'economia dell'Unione Sovietica, secondo cui questa era a capitalismo di stato. Con l’ascesa al potere di Stalin furono anche abbandonati alcuni dei punti più importanti del leninismo: l'internazionalismo proletario, la rivoluzione mondiale e la democrazia di partito, che ai tempi di Lenin si esprimeva attraverso la critica e il dibattito.

L’internazionalismo proletario.

L'internazionalismo proletario è una strategia alla fine della quale c'è la rivoluzione mondiale. Guida il corso delle rivoluzioni nei singoli paesi e nel mondo intero. In questa prospettiva viene condotta una lotta nazionale dei rispettivi proletari contro la propria borghesia, mentre in contemporanea vengono sviluppate strategie che a loro volta devono essere coordinate a livello internazionale e attuate con l'aiuto reciproco. Questo è lo scopo dell'Internazionale. Se non c'è il coordinamento delle rivoluzioni nazionali, esse non hanno senso. Senza coordinamento si attuerebbe solo il blocco internazionale dei paesi capitalisti contro il paese rivoluzionario. Ecco perché le singole rivoluzioni dovrebbero essere il più possibile vicine nel tempo.

Il compito dei paesi rivoluzionari è quindi quello di fornire aiuti materiali ed economici per sostenere altri paesi rivoluzionari che non sono ancora così sviluppati politicamente e organizzativamente.

Dopo la rivoluzione lo sviluppo dell’economia deve provvedere alla propria popolazione e, come sopra detto, per poter fornire aiuto alle altre rivoluzioni. Perciò l'economia non deve essere fine se stessa, come avvenuto negli stati stalinisti. Per tutte le forme superiori di socialismo e infine di comunismo, si ha bisogno di un mondo coerente senza frontiere e stati nazionali, poiché ogni forma di commercio, come avvenuto tra gli stati stalinisti, riproduce le leggi capitaliste e quindi genera concorrenza tra di loro. Le economie dei singoli paesi rivoluzionari devono unirsi, come deve avvenire anche tra le singole fabbriche e industrie all'interno dei paesi rivoluzionari, per metterle poi sotto il comune controllo democratico-proletario. Perché se le risorse necessarie o particolari industrie sono al di fuori di questa associazione, è necessario commerciare.

Patriottismo nella ex DDR/Blocco Orientale 

I singoli paesi stalinisti erano in competizione tra di loro, come il caso dell'Unione Sovietica e la Cina. Questo tipo di competizione per il potere e l'influenza non dovrebbe esistere tra i veri paesi internazionalisti e rivoluzionari, che invece dovrebbero sostenersi a vicenda e unire le loro economie e quindi i loro lavoratori.

Al contrario vi sono state invece ingerenze da parte dei partiti al potere dei paesi stalinisti nei gruppi comunisti di altri paesi, ma anche all'interno del proprio paese (manipolazione, uccisione di comunisti con opinioni diverse, ecc.), nonché repressioni violente dei loro propri lavoratori (Berlino 1953, Ungheria 1956), mentre allo stesso tempo ad esempio nella DDR avveniva la riabilitazione su larga scala dei volontari dell'Ex NSDAP (Partito Nazista dei Lavoratori) inserendoli nel "Partito Nazionale Democratico di Germania (NDPD)" o nel SED (Partito Socialista Unificato della Germania). O nel caso dell’Unione Sovietica con il massiccio assorbimento di burocrati zaristi nel Partito Comunista, cose che favorivano il nazionalismo. Anche le interferenze su scala internazionale come le invasioni o le guerre (invasione dell'Afghanistan nel 1979, Vietnam contro la Cina nel 1979) tra i paesi stalinisti non hanno assolutamente niente a che fare con il vero internazionalismo. Il cosiddetto internazionalismo di questi partiti e paesi era spesso solo un mezzo per estendere la propria influenza o utilizzato come mezzo di propaganda per procurarsi manodopera a basso costo, risorse. Nella realtà, la politica estera stalinista non è stata molto diversa da quella dei paesi occidentali.

Conclusione

Il vero internazionalismo proletario è scomparso in Unione Sovietica con l’ascesa al potere di Stalin e del suo “socialismo in un solo paese”. Tutti gli stati ideologicamente orientati allo stalinismo, come Cina, Cuba, Corea del Nord e tutti gli stati del blocco orientale, non hanno mai seguito il concetto internazionalista. Ancora oggi si basano su un forte nazionalismo e totalitarismo. Ciò ostacola l'internazionalismo proletario.

                                                                                                                     T. R.

CAPIRE IL FUNZIONAMENTO CAPITALISTICO

 

COSA SI INTENDE PER IMPERIALISMO?

 

            24 aprile 2021

 

Per imperialismo si intende un paese al suo massimo livello capitalistico.

 

Quando un paese dal sistema economico-sociale medioevale entra nel sistema capitalistico tutta l’organizzazione collettiva cambia.

La società medioevale come sistema era una società dove imperavano i feudatari, che erano i proprietari sia delle terre che dei contadini (servi della gleba) che le lavoravano e non le potevano abbandonare, dove la produzione non veniva venduta e solo una piccola parte di essa veniva scambiata. Di ciò che veniva prodotto una parte rimaneva alla famiglia del contadino, una parte andava al signore proprietario, e una parte (la decima) andava alla chiesa. La società capitalistica mercantile è tutt’altro tipo di organizzazione sociale: i prodotti vengono venduti e non più scambiati, il contadino e l’operaio sono liberi di andare a lavorare dove vogliono per uno stipendio, il contadino proprietario può vendere la sua terra a chi vuole, in questo tipo di società il commercio si espande velocemente e sul territorio si sviluppa la prima industria.

Nella prima fase di sviluppo capitalistico di una nazione le merci prodotte dall’industria sono merci di prima necessità, molto semplici, “merci a basso contenuto tecnologico” le definisce Marx, e sono merci rivolte soprattutto al mercato interno nazionale: parliamo di vestiario, alimenti, mobilia, suppellettili, settore immobiliare molto semplice, e adesso possiamo anche aggiungere frigoriferi, lavatrici, tv, ecc. 

In seguito però avviene una trasformazione nelle nazioni capitalistiche, un salto di qualità capitalistico. Ad un certo grado di sviluppo, dopo aver accumulato un’enormità di capitali, si radica nel paese un esteso sistema creditizio di banche e una parte di industria comincia a tralasciare di produrre merci di prima necessità, a basso contenuto tecnologico, cominciando a produrre ed esportare sul mercato internazionale capitali, cioè prodotti ad alta e altissima tecnologia: parliamo di vendita di interi sistemi industriali, centrali elettriche e nucleari, treni super moderni, navi e aerei altamente tecnologizzati, aeroporti, porti marittimi, armi molto sofisticate. Esattamente come fanno le potenze avanzate. 

In questa nuova situazione di elevato sviluppo capitalistico il compito delle banche e del sistema creditizio non è più solo prestare denaro all’interno della propria nazione come avvenuto in precedenza, ma soprattutto prestare enormi crediti all’estero ai paesi capitalisti arretrati in via di sviluppo. I quali con questi crediti possono comperare dagli industriali dei paesi altamente industrializzati gli impianti industriali sopracitati, le centrali elettriche e nucleari, le infrastrutture, ecc. cioè tutto ciò di cui hanno bisogno per estendere nel proprio paese il sistema capitalistico. La restituzione dei crediti alle banche creditrici da parte degli industriali dei paesi arretrati avviene poi ovviamente attraverso il plusvalore ottenuto dagli industriali dallo sfruttamento (spesso brutale) dei lavoratori impiegati nelle proprie aziende della propria nazione.  

E’ questa fase strutturale di capitalismo avanzato al massimo livello che viene definita IMPERIALISMO.

 

Imperialismo, dove le gradi potenze industrial-finanziarie adottano anche una particolare politica estera: per la vendita dei propri prodotti sul mercato internazionale esse si creano delle proprie aree chiamate “zone di influenza”. Cioè stabiliscono rapporti preferenziali con governi di nazioni in via di sviluppo amiche dove poter vendere i propri prodotti e ostacolarne invece la vendita ai concorrenti. Questo tipo di politica viene definita POLITICA IMPERIALISTA

Tutto ciò (giustamente è da sottolineare) è quanto rilevato da LENIN nel suo testo del 1917 “L’IMPERIALISMO FASE SUPREMA DEL CAPITALISMO”, dove già in quel periodo chiarisce quali sono i caratteri che contraddistinguono un imperialismo: 

 

 

Cinque sono le caratteristiche fondamentali dell'imperialismo:

 

1)    concentrazione della produzione e del capitale che porta alla formazione dei monopoli;

2)    la fusione/simbiosi del capitale bancario e del capitale industriale e la conseguente                formazione di un'oligarchia finanziaria.

3)    l'esportazione di capitale;

4)    la ripartizione del mondo fra i gruppi monopolistici internazionali;

5)    la ripartizione dell'intera superficie terrestre fra le grandi potenze imperialistiche.

 

 

E’ ovvio che è più che mai importante aver chiaro, conoscere bene il capitalismo, in tutti suoi aspetti. E’ importante per non venir manipolati, strumentalizzati e coinvolti nelle avventure spericolate e nelle azioni militari che i capitalisti, anche europei, con i loro governi conducono per la conquista e la ripartizione dei mercati internazionali.

Avere una autonomia valutativa del funzionamento del capitalismo è fondamentale per giungere ad una società superiore.

 


 

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Scontro tra imperialismi.

COME MAI BIDEN SEGUE

TRUMP NELL’AGGRESSIVITA’

CONTRO LA CINA ?

 

E’ LANALISI MARXISTA CHE CI DA LA POSSIBILITA’ DI COMPRENDERE

 

 

    25 giugno 2021

 

Sembrava che Biden fosse diverso da Trump. Che con la Cina avesse un rapporto più amichevole, non di attacco feroce come avveniva con Trump.

Ma non è andata così. Il finto rapporto amichevole che Biden ostentava in campagna elettorale era evidentemente solo una tattica, per non mostrarsi aggressivo, e così prendere voti. Adesso che le elezioni sono passate Biden può mostrarsi per quello che veramente è, sia in politica interna con il respingimento degli immigrati, che in politica estera attaccando duramente la Cina.

Biden, nel rapporto con la Cina, non mostra alcuna differenza dal tanto criticato Trump perchè è esattamente come il suo “rivale”. Biden, Trump e poi Obama, come tutti gli altri precedenti presidenti americani, non hanno mai rappresentato le grandi masse anche se lo hanno votato, ma sono gli esecutori dei grandi interessi imperialistici americani, delle grandi multinazionali americane, della finanza speculatrice, delle enormi imprese economiche. E’ quindi fisso nella sua logica politica (ovviamente non ufficialmente dichiarata) porsi nella strenua difesa di questi interessi capitalistici.     

E’ la dirompente ascesa dell’imperialismo cinese che oggi fa si il che Dragone sia diventato il pericolo numero uno per gli interessi globali delle grandi compagnie affaristiche americane. Perciò Biden, proprio con Trump, come esecutore di questi interessi attacca la Cina.

E le impressionanti iniziative internazionali cinesi mostrano chiaramente come l’imperialismo di Pechino si stia contrapponendo frontalmente agli interessi americani:    

 

-           In Asia: con l’accordo RCEP ha recentemente costruito la più grande zona di libero scambio esistente sul pianeta - in contrapposizione, sempre in Asia, all’accordo TPP gestito dagli USA.  

-           In Africa: instaura rapporti economici, commerciali e finanziari praticamente con quasi tutte le nazioni del continente, e con alcune di loro nelle transazioni ha addirittura cominciato ad eliminare il dollaro sostituendolo con la propria moneta yuan. Gli europei che in Africa hanno sempre avuto una posizione dominante, si trovano ora a svolgere un ruolo  secondario gridando al pericolo “giallo”.

-           In Medio Oriente: la Cina ha stipulato recentemente con l’Iran un accordo di investimenti 25nnale in cambio di petrolio a basso prezzo, inserendosi in quest’area strategica per l’energia. Area dove fino ad adesso gli Stati Uniti l’han sempre fatta da padroni indisturbati.     

-           Petro-yuan: anche qui, nei pagamenti per le transazioni del petrolio, nel rapporto con alcuni stati (Russia, per es) Pechino ha cominciato ad eliminare il dollaro come moneta di pagamento  (come sempre avvenuto fino ad ora) sostituendolo con il proprio yuan.

-            Via della seta: enorme progetto, dove il governo cinese sta costituendo una catena internazionale di investimenti, che partendo dalla Cina investe stati dell’Asia, del Medio Oriente, dell’Africa, e infine dell’Europa, attraendo verso di se una moltitudine di nazioni.  

 

 

 

Iniziative colossali - a  dimostrazione di come il Dragone cinese si stia espandendo sul pianeta ad una velocità impressionante – che fanno rizzare i capelli ai capitalisti Usa e loro alleati, mentre i gridi di allarme si moltiplicano sui socialmedia.

Quello che l’imperialistica Cina sta facendo è nientemeno cominciare a mettere in discussione l’ordine mondiale uscito dalla 2° guerra mondiale gestito dagli Stati Uniti.  Un fatto epocale, sconvolgente negli equilibri tra borghesie nel pianeta.

Si può perciò immaginare il terrore, la preoccupazione che pervade le grandi multinazionali americane e europee rispetto al Dragone, che si sta posizionando per diventare a breve la prima potenza mondiale scalzando gli Stati Uniti. Bisogna quindi essere consapevoli che da tale modificazione, gli sviluppi che ne possono scaturire possono essere tra i più imprevedibili e catastrofici possibili.

E’ la storia del passato che si ripete, che si ripresenta. Il capitalismo funziona così. L’opposizione drastica di oggi all’emergere cinese è la ripetizione di ciò che è avvenuto nel passato con l’emergere dell’imperialismo tedesco a inizio ‘900, e l’emergere dell’imperialismo giapponese a metà ‘900. In quelle circostanze, nell’allora loro espansione, cercando spazio nei mercati internazionali per le proprie merci, per il profitto, alla fine le borghesie tedesca e giapponese sono andate a cozzare contro gli interessi degli imperialismi allora dominanti: inglese, francese e non ultimo americano, provocandone la reazione. Oggi  la stessa cosa si riproduce nel rapporto tra America e imperialismo cinese.   

Quindi, nell’interesse delle grandi compagnie americane, anche Biden adesso, come Trump prima, e prima ancora Obama, è impegnato nel frenare, ostacolare l’ascesa cinese. E, come sopra detto, non si possono escludere esiti del tutto imprevedibili in questa sua politica, visto che il “buon” e apparentemente “innocuo” Biden qualche anno fa quando Obama era presidente (e lui ne era vice) assieme, non si son fatti alcun scrupolo a fomentare e poi provocare guerre in Siria, Libia o Ucraina.  

L’aggressività politica di Biden contro la Cina in continuità con Trump è spiegabile quindi basandoci sulla sostanza affaristica e non sulle campagne elettorali, per comprenderne il motivo. E questo non deve destare sorpresa, poiché il tutto è nella logica della vita politica capitalista. Va con forza quindi ribadito che è sempre nella sostanza che si valuta e si studia una situazione, come insegna Marx, poiché è l’unica che può chiarire quello che appare come contraddittorio o incomprensibile.

E l’analisi marxista è maestra in questo campo.

Poiché è grazie all’analisi marxista, più che mai realistica e concreta, che i leninisti già dagli anni ’50 hanno potuto scrivere sui propri giornali - e da allora ripetere costantemente - che l’Asia emergente sarebbe stata il futuro sfidante di America e Europa.

 

Oggi questo è attualità.


 

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LA CAPITALISTICA EUROPA ALL’ATTACCO

CONTRO I LAVORATORI

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LA COMMISSIONE EUROPEA IMPONE ALL’ITALIA DI LIBERALIZZARE I LICENZIAMENTI.

 

ECCO DA CHE PARTE STA L’UNIONE EUROPEA!

 

L’ENTUSIASMO DEL PADRONATO ITALIANO

(come riportato dai maggiori quotidiani nazionali)

 

    15 giugno 2021

 

           

La situazione catastrofica dovuta al Coronavirus in cui versa l’Italia ha costretto il governo a inizio pandemia a bloccare i licenziamenti per non creare una situazione di reazione esplosiva da parte dei lavoratori dipendenti, che già prima dell’espandersi dell’infezione Covid versavano in condizioni di lavoro molto precarie. Ma adesso la pandemia sta passando e naturalmente tutto il mondo avverso ai lavoratori - imprenditori, politici e naturalmente l’Unione Europea - si rimette in moto per attaccarne le condizioni. E chiedono a gran voce di poter tornare a licenziare liberamente.

Sbloccando i licenziamenti, dicono i dati ufficiali dei sindacati, centinaia di migliaia di lavoratori verrebbero a perdere il posto di lavoro. Sciagura nella sciagura: prima colpiti dalla pandemia e poi dai licenziamenti.

Ma naturalmente questo non importa assolutamente ai ricchi padroni e chi li aiuta, per i quali il lavoratore è solo uno strumento qualsiasi per arrivare al guadagno, da gettare quando non serve più, indipendentemente se dietro alla persona c’è una famiglia, figli, ecc.

E’ proprio l’’Unione Europea particolarmente accanita contro i salariati. Da sempre. Non perde occasione per emanare continue direttive ai governi perchè aumentino il lavoro precario per i giovani e diminuiscano quello stabile, che i salari vengano diminuiti, che aumentino le tasse sugli stipendi, che diminuiscano le pensioni, e così via. E naturalmente perchè vengano anche liberalizzati al massimo i licenziamenti.

E grottescamente, ridicolmente, cerca di convincere i lavoratori che tutti questi peggioramenti sono a “loro vantaggio” mentre un “danno” per i superricchi padroni milionari. E inverosimili e patetiche sono perciò anche le motivazioni portate dalla Commissione Europea per convincere del “vantaggio” della liberalizzazione dei 

licenziamenti, sostenendo la tesi che andrebbero “a favore dei lavoratori precari”. Incredibile! (Forse i politici europei pensano che siamo tutti scemi!)

Chissà perché però a fronte di queste affermazioni UE sono i padroni a festeggiare e non i lavoratori, come riportato dai giornali. 

Perfino alcuni grandi quotidiani borghesi italiani non se la sentono di farsi prendere in giro e contraddicono l’Unione Europea, ammettendo i grandi vantaggi che con i licenziamenti gli imprenditori ne riceverebbero. Così “il Fatto Quotidiano” nell’articolo “Lavoro, la Commissione UE invita l’Italia a superare il blocco dei licenziamenti” del 5 giugno: ”Campane a festa nei giornali degli imprenditori (…) Al di là delle reali necessità produttive però la crisi è sempre, anche, un buon pretesto per licenziare e riassumere poi a condizioni più vantaggiose [per i padroni -ndr]. Sta di fatto che anche Banca d’Italia si attende che la rimozione dei vincoli si tradurrà nella perdita di alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

Forte è quindi l’opposizione sindacale.

Non c’è dubbio perciò che la terribile Unione Europea sia contro i lavoratori, lo scriviamo da sempre.

Perché l’Unione Europea è l’Unione del padronato europeo, come affermiamo senza esitazione nelle “Nostre Posizioni” nel capitolo “Europa: unione delle borghesie europee” (sito internet “Der Kommunistische Kampf”). E’ stata voluta fortemente da loro e loro l’hanno poi costituita facendola passare poi come “volontà popolare”.

La classe lavoratrice europea per difendersi dovrebbe fare altrettanto, cioè federarsi a livello europeo per combattere efficacemente i padroni europei uniti (ossia l’Unione Europea).


 

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Gli imperialismi francese e tedesco in azione:

LA GUERRA NASCOSTA IN MALI CONDOTTA DAI FRANCESI

E DAI TEDESCHI

 

 

“Nel conflitto fino adesso sono stati uccisi migliaia di soldati e civili e centinaia di migliaia di persone sono dovute scappare … ”  Sembra il notiziario di una delle tante guerre attualmente in corso in Libia, Yemen o Siria, ecc. Invece no, questo succede oggi in Mali, e a condurre la guerra non sono i soliti guerrafondai americani, ma i “pacifisti” francesi con il sostegno degli altri altrettanto “pacifisti”, i tedeschi, nel più totale silenzio internazionale. A riportarlo è un articolo “Der Spiegel“ del 30 marzo dal titolo “Rapporto ONU: L’aviazione militare francese ha ucciso 19 civili in un attacco in Mali“.  

 

Come mai la Francia conduce una guerra in Mali uccidendo migliaia di militari e civili e nessuno ne parla? La Francia non è un paese democratico che si prodiga per la pace, la libertà dei popoli, la cultura e l’emancipazione?

 

La realtà, com’è evidente, è spesso molto diversa da quello che i grandi media presentano. Noi marxisti lo ribadiamo da sempre: i media ci presentano sempre l’apparenza, quello che fa comodo a loro. La vera realtà è sempre diversa. E prima o poi emerge: SEMPRE.   E anche per la Francia - o forse è meglio dire: per l’IMPERIALISMO francese - in Mali ora questo viene a galla. 

L’Africa storicamente è sempre stata considerata dalle potenze europee come “proprio territorio di conquista”. Prima con il colonialismo e adesso con le “sfere di influenza”. Quindi le potenze europee vi operano costantemente. Ufficialmente: commercialmente, politicamente; segretamente:  anche militarmente.  

l’Africa è un continente strapieno di materie prime: petrolio, oro, legname, diamanti, e le potenze avanzate naturalmente vanno a gara per l’accaparramento. E se le “loro zone” vengono messe in pericolo dai concorrenti, ecco allora che i vecchi sistemi di duri e feroci interventi militari diventano improvvisamente “attualità normale”, dimenticando tutte le sceneggiate sulla “democrazia”, “la pace”, “i diritti”, ecc.

Il Mali, e tutta la zona nord-ovest dell’Africa - chiamata dagli esperti adesso “Sahelzone” - è la regione dell’Africa settentrionale particolarmente ambita dall’imperialismo francese e tedesco, dove nel passato per il suo possesso entrambi si sono massacrati a vicenda. Ma ora sono in sintonia e operano insieme per “difendere” e “controllare” la regione. Perché ovviamente ci sono “forze e potenze concorrenti” che hanno interesse a sottrarre loro l’area (in quelle che sono le tremende leggi del profitto capitalista).     

Per capire bene come gli imperialismi “democratici” francese e tedesco “agiscono” nella zona, sorprendentemente Der Spiegel spiega anche in un altro articolo del 26 febbraio, dal titolo “Interventi militari nella Sahelzone: Un disastro in Libia, nessun successo in Mali” che ci illumina sulla situazione: 

 

 

«Già da dieci anni la Libia, il Mali, la Nigeria e il Burkina Faso apparentemente ma inesorabilmente scivolano sempre più profondamente nel caos. Sahelistan viene chiamata la parte sud della regione, un focolaio del terrore, un paradiso per contrabbandieri, un campo di battaglia tra milizie rivali e gruppi vari. Il Mediterraneo separa quindi l’Unione Europea dall’anarchia e dalla violenza. La Francia e la Germania nella regione sono attivi diplomaticamente, i loro soldati sono nell’Africa dell’ovest. Tuttavia uno studio del Think Tank  di Berlino “Stiftung Wissenschaft und Politik” [Fondazione per la Scienza e la Politica] da a questo intervento un brutto risultato: è un “disastro” in Libia e “senza successo” in Mali. … [questo intervento - ndr] fino ad adesso non è servito a niente: nella Sahelzone diverse migliaia di civili ogni anno vengono massacrati e là muoiono più soldati internazionali rispetto all’Afghanistan».    

Quindi Der Spiegel ci chiarisce come la Sahelzone in nord Africa sia un focolaio di guerre e scontri, dove tribù rivali si combattono ferocemente. Ma è anche la zona dove Francia e Germania agiscono “diplomaticamente”. Però è una strana attività diplomatica la loro: è condotta con “i soldati”, e precisamente con azioni militari. E’ un modo borghese “mascherato”, “sofisticato” per dire che Francia e Germania nell’area stanno 

conducendo una guerra. E ciò in seguito l’articolo lo conferma quando  precisa: «nella Sahelzone diverse migliaia di civili ogni anno vengono massacrati e là muoiono più soldati internazionali rispetto all’Afghanistan». Quindi una guerra in piena regola viene condotta, con massacri di civili e militari. Vera guerra che in Europa e tantomeno in Germania assolutamente non viene pubblicizzata (infatti alle masse questa guerra è del tutto sconosciuta). L’ovvio motivo del nascondere è, per i ricchi finanzieri e industriali di Francia e Germania che in queste guerre ne hanno interesse, non rovinarsi l’immagine che creano all’interno dei propri paesi di essere nazioni europee di “grandi democrazie”, “civiltà più elevate”, essere a “salvaguardia dei diritti, dell’uguaglianza” ecc.    

L’articolo di Der Spiegel evidenzia poi che per i due imperialismi nei due conflitti in Mali e Libia le “cose” non vanno tanto bene. Continua la rivista: «… scrive Lacher [dello Stiftung Wissenschaft und Politik - ndr]: ”Il motivo del fallimento o addirittura della controproducente strategia di Germania e Francia nella crisi dei due stati è che l’obbiettivo di stabilizzazione viene messo in secondo ordine” […] Parigi in Africa, per pubblicità (questo ne risulterebbe) preferisce condurre la lotta contro il terrore [anziché agire politicamente - ndr] per questo motivo le truppe hanno stretto alleanze con alcune milizie locali. Per sostenerle, gli attacchi aerei [dei francesi – ndr] hanno causato molte vittime civili. Le milizie avrebbero poi approfittato dell’appoggio per regolare vecchi conti con altri gruppi rivali».      

Andiamo a precisare anche quest’altro punto importante dell’articolo.

Nelle due guerre in Mali e Libia ufficialmente gli imperialismi francese e tedesco starebbero conducendo una guerra contro “il terrore”, cioè contro “i terroristi jiadisti islamici”, che sarebbero i “malvagi”. Questo sarebbe il motivo ufficiale degli interventi militari di Parigi e Berlino nelle due guerre. L’inevitabile domanda che segue però è: come mai Francia e Germania conducono una guerra contro i “terroristi islamici” proprio nel Sahel, quando è noto che questi cosiddetti “jiadisti fanatici terroristi” sono presenti un po’ dappertutto in Africa e in molte zone dell’Asia? Perché proprio in questa “precisa” area e non dappertutto? E poi, perché combattere e uccidere fanatici religiosi? Che senso ha questo nel concetto occidentale di rispetto e tolleranza delle persone, di rispetto delle idee politiche e religiose?

La risposta naturalmente è più ovvia: la lotta al terrorismo è una falsità, una manipolazione. Il “fanatismo” in queste guerre non centra proprio per niente. E’ solo il pretesto, una scusa per giustificare alle masse francesi e tedesche le aberranti azioni militari per il “controllo” del Sahelistan, “zona di influenza” degli imperialismi di Parigi e Berlino.  Perché come detto, è proprio in questa zona africana nord-occidentale che la finanza e l’industria franco-tedesca punta sull’opportunità di ottenere grandi interessi e guadagni. Mandare i loro soldati per “controllare” l’area, significa salvaguardarsi militarmente contro le interferenze della “concorrenza”.

Adesso nel mondo nelle attuali guerre per le “sfere di influenza” condotte nello scontro tra i predoni imperialisti USA, Gran Bretagna, Russia, Francia, Germania, Italia, Cina, ecc. è di moda chiamare tutti coloro che si oppongono militarmente ai loro interessi “jihadisti islamisti fanatici terroristi”. Ieri invece chi nel mondo si opponeva contro di loro erano definiti “fanatici comunisti”, o “terroristi di sinistra”, o “estremisti marxisti”. Oggi sono tutti “islamisti fanatici”. E’ ovvio che questa etichetta di “jihadisti terroristi” fa molto comodo anche agli imperialismi francese e tedesco per giustificare la guerra, i loro massacri, le distruzioni. Ma il controsenso, la domanda è: come mai la stampa europea definisce terroristi di Al Qaeda o Talebani solo le tribù che combattono contro francesi e tedeschi, mentre invece ridicolmente le milizie locali, sempre fanaticamente musulmane, che i militari francesi e tedeschi assoldano, pagano e usano per combattere per i loro interessi, quelle invece assolutamente non sono affatto fanatici jihadisti? (… la stampa borghese è sempre così falsa, manipolatrice e patetica)       

Perciò anche in questa guerra in Mali e Libia si conferma la classica prassi capitalistica: anche per le borghesie “democratiche” e “pacifiste” dell’Europa la guerra è sempre la normalità nel perseguire i propri interessi. Proprio come successo nel passato, con le due grandi guerre mondiali e le infinite guerre locali. E si conferma anche la tipica viscida ipocrita manipolazione capitalista: mentre all’interno della nazione si parla di pace, democrazia, civiltà, diritti, ecologia, ecc. e si incoraggiano addirittura movimenti per la difesa di questi “valori”, all’estero gli stessi governi militarmente conducono massacri e distruzioni, per far guadagnare ancor più i propri miliardari.

Tipicità del repellente e nauseante capitalismo.

 

Ma l’umanità per il benessere sociale non ha bisogno di questo tipo di società, tantomeno delle ripugnanti guerre.


 

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Pandemia Coronavirus:

ANGELA MERKEL RIESCE AD IMPEDIRE LA REVOCA DEI BREVETTI DEI VACCINI

 

La liberalizzazione dei brevetti potrebbe dare una accelerazione notevole alla produzione dei vaccini e salvare moltissime vite. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

 

 

 

   25 maggio 2021

 

Con la liberalizzazione dei brevetti le case farmaceutiche di tutto il mondo potrebbero produrre in proprio i preziosi i vaccini antivirali Covid senza l’impedimento e autorizzazione delle grandi multinazionali mondiali del farmaco. Un enorme salto in avanti contro la pericolosissima pandemia.

Significherebbe che con l’accelerazione in pochissimo tempo tutta la popolazione mondiale potrebbe esserne immunizzata.

Attualmente la produzione di vaccini anti Covid copre solo una parte del fabbisogno mondiale e precisamente i paesi industrializzati, mentre i paesi poveri in via di sviluppo ne rimangono scoperti. I dati riportano che circa il 2% della distribuzione di vaccini va in questi paesi. Di conseguenza sarebbero proprio questi paesi poveri i maggiori beneficiari dell’annullamento dei brevetti andando a salvare una grande quantità di esseri umani, visto che in questi paesi arretrati non vi è denaro sufficiente per la ricerca.

L’immunizzazione veloce generale attraverso la disdetta dei brevetti è un concetto umanitario e di solidarietà del tutto coerente, logico per le persone normali, ma non per le grandi compagnie speculatrici del farmaco.

In realtà la liberalizzazione dei brevetti proposta da più parti nasce da una base concreta, per un motivo ben preciso: parte dalla considerazione che i miliardi usati per la ricerca dei vaccini sono stati spesi non dalle multinazionali farmaceutiche, ma finanziati dai vari governi. Perciò le speculatrici imprese del farmaco non avrebbero speso un cent per arrivare ai vaccini, e certamente senza queste cospicue sovvenzioni statali non sarebbero mai arrivate agli antivirali. Quindi non dovrebbero fare obiezioni. 

La richieste di sospensione avrebbero quindi basi solide, forti, concrete e sensate. Ma per le multinazionali ossessionate dal profitto questa evidenza non ha alcuna importanza. L’opposizione che inscenano con tutte le loro forze e mezzi è per non rinunciare ad una parte dei già astronomici profitti miliardari già ottenuti, anche se l’opposizione chiaramente significherà far morire un’infinità di persone inutilmente. Ormai ovunque è chiaro: per i cinici imprenditori è più importante il profitto che la vita delle persone! E con la forza economica che hanno riescono a condizionare, dirigere tutti i governi, quello tedesco in primis, il quale con vigore sostiene e difende gli interessi delle ciniche multinazionali del profitto senza indugio. 

Ha fatto scalpore - sorprendendo tutti – come Angela Merkel a capo del governo tedesco, apertamente e senza tanti problemi, si sia schierata a difesa di queste multinazionali profittatrici, imponendo poi – come sempre – a tutti i governi europei e all’Unione Europea di rinunciare nel proseguo nella richiesta di abolizione dei brevetti.  

Le motivazioni della contrarietà al ritiro portate prima dalle multinazionali e poi riprese a fotocopia dalla Merkel sono tra le più buffe e ridicole che si possano sentire: “la sospensione dei brevetti ridurrebbe la produzione mondiale di vaccini”: mentre è ovvio proprio tutto il contrario; “la protezione dei brevetti con la loro ricerca è fonte di innovazione”: non certo nel caso del vaccino anti Covid dove le spese per la ricerca sono state tutte a carico dei governi; “solo le grandi case farmaceutiche possono garantire un elevato standard di qualità”: assolutamente non vero come la realtà dimostra, visto che anche le normali ditte farmaceutiche ben attrezzate lo possono fare, e così via. Tutte motivazioni come detto senza senso, che camuffano ovviamente la logica affaristica delle multinazionali di accaparrarsi l’alto profitto. E evidenziano la fedele asservanza e sottomissione dei governi all’elite imprenditoriale e finanziaria.

La dura e aperta contrarietà della Merkel  di salvare in sostanza vite umane, ha destato quindi grande sensazione in Europa e soprattutto in Germania. Molti superficialmente erano convinti che il governo tedesco fosse un po’ diverso, un po’ meno feroce, più umanitario rispetto agli altri governi europei e in generale (i marxisti ovviamente hanno sempre sostenuto il contrario). Adesso di fronte all’evidenza del governo di Berlino molti quindi si stanno ricredendo. Anche il governo tedesco dimostra essere un burattino al servizio dei miliardari, agendo capitalisticamente senza scrupoli di fronte alle inciviltà. 

E’ l’analisi marxista che ancora una volta viene confermata. Marx non sbaglia quando ripete che i politici, tutti, sono marionette in mano ai borghesi. E la conferma arriva sempre prima o dopo, puntuale, così come per il governo tedesco.

Lo ribadiamo: in una società superiore senza profitto la sanità libera dal vincolo degli affari può senza difficoltà risolvere i propri problemi sanitari. Questo il capitalismo lo può fare solo in parte, lasciando l’altra parte in terribili difficoltà, essendo schiavo della legge del profitto.

 

GUERRA IN MEDIO ORIENTE

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CONTRO LA GUERRA,

A FIANCO DER LAVORATORI PALESTINESI E ISRAELIANI

 

I MARXISTI NON STANNO MAI DALLA PARTE DI UNA DELLE COMPONENTI IN GUERRA CAUSATA PER INTERESSI CAPITALISTICI. I MARXISTI SOSTENGONO I LAVORATORI DI ENTRAMBE LE PARTI COINVOLTE LORO MALGRADO NELLA GUERRA, CONTRO I PROPRI CAPITALISTI.

 

 

  16 maggio 2021

 

Esattamente così: le guerre non sorgono mai per caso, sono sempre causate dai capitalisti per i propri interessi. Capitalisti che in queste situazioni coinvolgono sempre i proletari, li manipolano affinchè combattano, si facciano uccidere per i LORO INTERESSI AFFARISTICI.  Naturalmente tutto questo è causa di inumane sofferenze.

E’ ciò che sta succedendo adesso anche nello scontro armato tra palestinesi e israeliani nella Striscia di Gaza.

In questa zona petrolifera martoriata da infinite guerre capitalistiche per il petrolio vi è coinvolta anche la guerra senza fine tra Israele e i palestinesi, iniziata nel dopoguerra quando è sorto lo stato di ebraico.  

E’ su pressioni internazionali che Israele nel 2012 ha concesso ai palestinesi (soprattutto ai ricchi palestinesi) la sovranità nella Striscia di Gaza, affinché avessero un loro territorio, un loro stato, come da loro sempre richiesto.

Ma nei decenni la politica dei governi (naturalmente borghesi) israeliani è sempre stata diretta in modo da impedire che lo stato (capitalistico) palestinese della Striscia di Gaza non diventasse troppo “forte” da rappresentare un pericolo per Israele.

Essendo che i palestinesi sono suddivisi in componenti sostenute e finanziate da stati arabi come Egitto, Iran, Iraq, Siria, ecc, quando una di queste componenti si rafforza troppo all’interno dello stato palestinese, agli occhi degli israeliani questo può diventare un “pericolo terroristico”. 

Per cui agiscono militarmente. Sistematicamente nei decenni i vari governi di Israele sono intervenuti con l’esercito per indebolire queste componenti armate palestinesi.

Gli israeliani adottano un sistema ben preciso per arrivare allo scontro con i palestinesi. In pratica gli israeliani, quando per loro è arrivato il momento di agire, con vari pretesti provocano i palestinesi, i quali reagiscono scomposti, anche con le armi, dando così il motivo al governo di Israele di far intervenire l’esercito e distruggere quelle parti palestinesi nella Striscia ritenute “pericolose”. E’ ciò che sta avvenendo anche adesso proprio nell’attuale scontro.   

Per cui nei decenni causa gli scontri e le guerre, la “questione palestinese” irrompe regolarmente sulla scena, con tutte le sue nefaste conseguenze.

I palestinesi si definiscono rivoluzionari, comunisti, marxisti, ma con queste definizioni loro non intendono arrivare ad un socialismo senza classi come dovrebbe essere, ma all’indipendenza capitalista del loro stato. Infatti chi dirige e finanzia i combattenti palestinesi sono miliardari arabi e palestinesi, diventati ricchi con il petrolio.   

Per i marxisti è chiaro, lo ripetiamo, la causa anche di questa guerra va ricercata negli interessi affaristici riguardanti lo scontro tra le potenze (anche internazionali) nella zona per il controllo del petrolio, dove anche i ricchi capitalisti palestinesi svolgono un ruolo.

E’ fisso che i marxisti nelle guerre non si collocano mai al sostegno di una o dell’altra parte delle borghesie predone in lotta, siano esse anche palestinesi o israeliane. Perché il solo motivo della guerra sono i miliardi che i ricchi capitalisti cercano alla fine di ricavarne, non altro.

 

I marxisti sostengono invece incondizionatamente i proletari, i lavoratori sfruttati coinvolti nelle guerre, senza distinzione di patria o etnia, contro le proprie ricche borghesie. Per una società superiore senza guerre.

 

E’ LA NOSTRA LOTTA COMUNISTA.

 


 

 

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Coronavirus:

NEGAZIONISTI

E  MARXISMO

 

 

 

10 maggio 2021

 

I marxisti accusano da sempre le autorità borghesi di manipolazione dell’informazione per i propri scopi e interessi.

Però l’informazione mediatica borghese manipolatrice devia e falsifica solo una parte della realtà, per cui bisogna saper distinguere. Saper distinguere  il reale da ciò che è manipolato e di parte.

Ma capire non è facile, bisogna avere gli strumenti adatti, un metodo adeguato. Noi leninisti per questo usiamo l’analisi marxista. Nella confusione della costante manipolazione creata di proposito dalla grande informazione borghese, l’analisi marxista ci permette veramente di dare un senso logico alle cose, di capire i fatti incomprensibili, distorti, segreti.

E questo vale naturalmente anche per l’attuale grande pandemia Coronavirus Covid.

Innanzitutto bisogna precisare che le catastrofi naturali – alluvioni, terremoti, siccità, maremoti - sono disastri ricorrenti in natura. Epidemie e pandemie comprese. La caratteristica capitalistica però è che in queste situazioni di forte dolore sociale i vari settori della borghesia come avvoltoi si lanciano per trarne la massima speculazione e guadagno. Questo ai marxisti da sempre è noto e chiaro.   

Essendo che nel capitalismo in queste terribili situazioni vi è chi ne approfitta, si creano nella società correnti di scettici, di negazionisti, ecc. che li porta a pensare che, nel caso dell’infezione Covid, la pandemia non esista, sia tutta una macchinazione, per limitare le libertà, soggiogare le persone, e per le case farmaceutiche l’opportunità di ottenere immensi guadagni.

Non è il parere di noi leninisti, vogliamo precisarlo. Noi siamo coscienti che la pandemia esiste e sia anche estremamente pericolosa da non sottovalutare, e come sopra riportato, certamente vi è poi chi vi specula sopra.

Questi “negazionisti”, questi “scettici”, in realtà sono una piccola minoranza nella società, anche se l’eco mediatico riportato è molto forte.

Una piccola minoranza negazionista la possiamo trovare in alcuni gestori di piccoli negozi, nella ristorazione, nel piccolo commercio, negli hotel delle zone turistiche; in altre parole in termini marxisti, nei componenti della piccola borghesia. Molti di questi negano il Covid solo per interesse, nel senso che, causa le chiusure dei loro piccoli negozi, ristoranti, hotel, decise dai governi, subiscono forti danni economici, per evitare o limitare le perdite, sono disposti anche a sostenere (pur classificandosi nei bar davanti ad un bicchiere di vino di essere “i più intelligenti” della società) che “il Covid non esiste”, anche se è ultra evidente il contrario, visto che nel mondo le vittime sono ormai a milioni e aumentano sempre più (finchè i vaccini non porranno rimedio).

 

Un’altra parte “negazionista” la si può trovare nel mondo dei “bio”. Queste persone contrarie a tutto ciò che il settore alimentare tradizionale offre, presentandolo come “nocivo” e “pericoloso”, sono anche fermamente contrari alla medicina, inutilmente convinti che le malattie si possano curare con le “erbe”. Questi “bio negazionisti” vedono nel Covid una grande manovra dell’élite dominante, che, a loro dire, con i vaccini segretamente persegue lo scopo di avvelenare o indebolire tutta la società.  

Poi si sono i “negazionisti” politici. Questi li possiamo trovare nelle formazioni radicali soprattutto di destra, ma anche di sinistra. Anche questi vedono nel Coronavirus la grande macchinazione politica per limitare le libertà, aumentare il controllo politico, e così via.

La borghesia non può creare le catastrofi naturali, ma come detto, certamente le può sfruttare. Grazie al Covid il settore farmaceutico, le vendite online -Amazon, Zalando-  l’alimentare, l’informatica, hanno avuto forti profitti. Dall’altro lato però, è da precisare, altri settori ne hanno subito forte perdite: parliamo dell’automobilistico, il turismo, le compagnie aeree, l’abbigliamento-tessile, il metalmeccanico.

I capitalisti, i miliardari non possono certo creare le catastrofi naturali, possono però provocare altre catastrofi ancora più devastanti:  

LE TERRIBILI GUERRE.   

 

E’ su questo che ci dobbiamo veramente impegnare per   

PORNE LA FINE.

INFINITA PANDEMIA COVID

 

QUANTE VITTIME STANNO PROVOCANDO LE Big Pharma IMPEDENDO L’USO IN EUROPA DEI VACCINI RUSSI E CINESI?

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I politici naturalmente assecondano fedelmente.

 

Mentre nei paesi extra UE cioè in Gran Bretagna, USA, Russia, ecc. proseguono le campagne vaccinali a ritmo serrato con punte anche del 50%, le nazioni aderenti all’Unione Europea costrette a comprare i vaccini solo dalle compagnie farmaceutiche occidentali (le Big Pharma), per mancanza di vaccini sono al 20-23%, con un notevole rallentamento, che nel frattempo costa la vita a molte persone. 

 

 

           28 aprile 2021

Nel capitalismo anche i disastri pandemici diventano occasioni per grandi speculazioni e forti guadagni, anche se questo provoca un aumento considerevole di numero di vittime.

E’ quello che succede oggi nell’infezione Covid con le Big Pharma, le grandi multinazionali del settore farmaceutico, che grazie a questa pandemia i loro profitti sono schizzati alle stelle. Prima con i miliardi ottenuti dalle sovvenzioni statali per la ricerca dei vaccini, poi con la vendita degli stessi, guadagnando diecine di volte di più.  

Molti logicamente e giustamente però diranno: “con i vaccini almeno ci salvano la vita!” Giusto, più che giusto, e vero.  

Ma è vero solo in parte. Perché il paradosso è che, mentre queste enormi compagnie del farmaco da una parte salvano vite, dall’altra per speculare ne fanno morire altre. 

Come mai? Perchè le stesse multinazionali BigPharma dovendo fornire vaccini ad un mercato internazionale estremamente vasto, non avendo una produzione adeguata, nell’insufficienza dei propri vaccini  STANNO IMPEDENDO ALLE NAZIONI da loro controllate DI USARE ALTRI VACCINI PRODOTTI DA ALTRE NAZIONI E COMPAGNIE. E così le persone ancora non vaccinate si infettano e continuano a morire.

 

VISTO LA FORTE CARENZA DI VACCINI  Pfizer/BioNTech, AstraZeneca, Moderna, Johnson & Johnson, QUANTE PERSONE (giovani e non giovani) POTREBBERO ESSERE SALVATE SE VENISSERO USATI ANCHE I VACCINI Sputnik o Sinopharm? Certamente moltissime. Ma questo non accade, non interessa, solo per, come detto, la netta opposizione di profitto delle BigPharma. E naturalmente i politici, da bravi servitori, eseguono e giustificano.

 

Perché per le grandi multinazionali occidentali i vaccini significano soldi, e l’accaparramento stretto dei lucrosi mercati europei e americano (e altri ancora) significa cogliere l’occasione per riempire la saccoccia di  miliardi e miliardi, fare affari mastodontici che non vogliono condividere con nessuno, tantomeno con i concorrenti russi e cinesi. Indifferente per loro se la forte carenza e il ritardo delle vaccinazioni ha come costo la vita ad un’enormità di persone, come oggi esattamente accade. E questo perché nel perverso e contorto sistema capitalistico per tutti i capitalisti, anche per quelli del settore della salute, solo i soldi hanno importanza, e non altro (come anche le terribili guerre stanno a dimostrare). Questa è lo scandaloso sistema capitalistico in cui viviamo.  

 

Nel capitalismo i bilanci e i profitti sono più importanti della vita delle persone

 

E’ questo il problema che affligge costantemente la società capitalista.

Non sarebbe così in una società superiore

senza commercio e senza profitti.

 


 

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Proseguiamo nell’approfondimento. 

 

TRE IPOTESI PER IL COLPO

DI STATO IN MYANMAR

 

 

 SUL GOLPE MILITARE VOGLIAMO PORTARE TRE INTERPRETAZIONI DI ORGANIZZAZIONI MARXISTE

(“GIK/Battaglia Comunista”, “Lotta Comunista”, e la nostra “Der kommunistische Kampf”)

CHE RITENIAMO LE PIU’ REALISTE RISPETTO ALLE MANIPOLANTI VERSIONI BORGHESI

O A QUELLE INGENUE DI GRUPPI DI SINISTRA.

                                                                                                                                                                                                                    -   18 aprile 2021

 

 

 

        GIK / Battaglia Comunista     

 

Fabio Damen per il GIK (Gruppe Internationaler KommunistInnen)/ Battaglia Comunista nell’articolo Le rivolte in Myanmar” del 19 febbraio 2021 vede i motivi del colpo di stato nell’aggravarsi della situazione economica interna al Myanmar dovuta al Covid. Di fronte alla disastrosa situazione economica le masse hanno cominciato a protestare duramente. Visto le forti proteste, Damen ne interpreta, i militari ritenendo la capo di governo e premio nobel Suu Kyi (la quale non avrebbe mai contrastato seriamente con il suo governo la casta militare e i loro interessi) non in grado di controllare e gestire la situazione così aggravata, hanno perciò deciso per il colpo di stato per prendere loro in mano la direzione del paese e dirigerla. Così Damen nell’articolo: É dal primo gennaio che nella ex Birmania le piazze si sono riempite e le manifestazioni si sono ripetute quasi giornalmente […] Le ragioni del golpe stanno, come spesso succede a queste latitudini, nel timore della classe dirigente che le manifestazioni di piazza inneggianti alla democrazia contro la dittatura militare potessero trascendere in qualcosa di più radicale …  [poiché - ndr.]  … il già precario quadro economico del Myanmar si è verticalmente aggravato con la crisi pandemica. […] La crisi pandemica ha reso questo quadro ancora più drammaticamente instabile. Il PIL ha subito un abbassamento del 30%, la disoccupazione, già alta, ha raggiunto livelli socialmente preoccupanti. Gli investimenti latitano, la produttività è rimasta ferma, in compenso sono cresciute a dismisura la speculazione e la corruzione”. Vista la degenerazione economica Damen trae la conclusione che: Per i quadri dell’esercito la presidente Aung San Suu Kyi non aveva la forza per arginare la grave situazione interna”, per cui il golpe militare. 

 

 

 

                           Lotta Comunista  

 

Gianluca De Simone per Lotta Comunista nell’articolo “Bilancia indo-pacifica nel golpe birmano” del febbraio 2021 vede sempre motivi interni come causa del golpe militare in Myanmar, ma con un’altra angolatura del fatto. De Simone che non da una sua propria spiegazione del golpe, citando degli “osservatori” per spiegarne le cause fa pensare che per Lotta Comunista sia questa versione degli “osservatori” la giusta visuale del colpo di stato.  Per De Simone i motivi del colpo di stato in Myanmar risiederebbero: visto che la premio nobel e primo ministro Suu Kyi con il suo partito NDL ha vinto le elezioni sia nel 2015 che nel novembre 2019 e i militari hanno dovuto subire anche la seconda sconfitta elettorale, quest’ultimi temendo di rimanere perennemente esclusi dalla direzione di governo (i generali hanno sempre governato il paese nei decenni precedenti) hanno deciso di conseguenza per il golpe. In modo da avere il tempo per poter dirigere e elaborare una riforma elettorale che possa indebolire la Suu Kyi e il suo partito e poter tornare quindi alla direzione del governo. E questo spiegherebbe il perché i militari hanno proclamato la durata del golpe per più di un anno prima di ripristinare la “democrazia”.  Così De Simone nell’articolo: “Stando agli osservatori, nel golpe birmano, oltre al timore delle forze armate di ritrovarsi perennemente in minoranza, avrebbero pesato le ambizioni presidenziali del generale Min […] che secondo analisti birmani intenderebbe ridisegnare il sistema elettorale in senso proporzionale, diluendo in tal modo il peso elettorale dell’NLD. Ciò consentirebbe anche l’ascesa alla presidenza di Min”. 

 

 

          Der kommunistische Kampf  

 

Diversa la nostra interpretazione. Per noi le ragioni del colpo di stato in Myanmar risiedono nello scontro che l’emergere del gigante asiatico imperialistico Cina nel mondo sta causando. Perché la Cina come potenza ha forti mire geopolitiche in Asia e forti interessi economici della “Via della Seta” anche in Myanmar, dove la casta militare è sempre stata garante degli interessi cinesi.

 

 

A nostro avviso il motivo del golpe, verosimilmente, è dovuto al  fatto che la Suu Kyi andando al governo e sostituendo i militari si è spostata (o si sta spostando) troppo sugli interessi degli occidentali, danneggiando gli interessi governo e sostituendo i militari si è spostata (o si sta spostando) troppo sugli interessi degli occidentali, danneggiando gli interessi cinesi. Quindi Pechino ha premuto sui generali per il colpo di stato. Questo spiega il perché la Cina (con la Russia) all’ONU con clamore in febbraio ha difeso così categoricamente da subito il golpe e non lo ha condannato. E poi a marzo si è unita certo agli Usa e europei nella condanna ONU contro le repressioni dei militari, ma ha posto il veto sulle ritorsioni, rendendo così la risoluzione ONU di condanna ai militari solo di facciata, del tutto sterile. E spiega perché Stati Uniti e Europa invece al contrario condannino duramente il colpo di stato e sostengano la Suu Kyi, e i rivoltosi birmani brucino le fabbriche cinesi.       

Da tutte le fonti viene costantemente ripetuto che il Myanmar è per l’imperialismo cinese un ganglio importante per i suoi interessi nel continente asiatico e per i suoi investimenti della “Via della Seta”, e che i militari birmani ne sono fedeli alleati in questi interessi cinesi. Quindi per l’imperialismo cinese difendere con forza i militari golpisti diventa logico, di interesse. 

Mentre dall’altro lato è altrettanto logico per USA-Europa difendere la Suu Kyi, che ne persegue silenziosamente i loro scopi. (Da non dimenticare che la Suu Kyi ha studiato e vissuto a lungo in Inghilterra e ha la cittadinanza oltre che birmana anche inglese, quindi si è formata su concetti occidentali e probabilmente li persegue). Per questo diamo questa nostra interpretazione al golpe.     

 

Vogliamo poi segnalare come nei due articoli - del GIK-Battaglia Comunista e di Lotta Comunista -  cioè nelle due interpretazioni marxiste del golpe, non sia dia peso, non si prenda minimamente in considerazione (con cui concordiamo pienamente) che la “salvaguardia della democrazia” sia il vero motivo da parte USA e UE per la condanna al golpe. Assolutamente questa non può essere la vera ragione dell’avversione di USA e Europa al golpe all’ONU. Visto che in paesi come L’Arabia Saudita, Emirati Arabi o Qatar, tutti paesi “amici” degli americani e degli europei vigono regimi ultra dittatoriali sanguinari, dove la democrazia e i partiti assolutamente non esistono e gli oppositori politici vengono sistematicamente duramente perseguitati e poi giustiziati nelle piazze con decapitazioni, impiccagioni, crocifissioni, lapidazioni (paesi dove esisterebbero poi anche sacche di schiavismo) e su queste atrocità dai governi europei e americano non vi è alcuna denuncia ne condanna e il tutto viene tenuto nel silenzio più assoluto. No, la “salvaguardia della democrazia” in Myanmar è senz’altro solo un pretesto, come detto, una scusa per USA e Europa, una strumentalizzazione nell’opposizione al golpe militare per nascondere il vero motivo quello non detto. Che per noi marxisti è  che nel perenne scontro tra briganti imperialisti, anche nel golpe militare in Myanmar vi è una lotta tra USA-Europa contro Cina- Russia per sottrarsi le “zone di influenza”, cioè rubarsi a vicenda nazioni, per cui USA e Europa sostengono la Suu Kyi e Cina e Russia i militari. Scontro tra briganti imperialisti affaristi che per rubarsi i mercati non esitano a causare anche guerre, come le attuali in Siria, Iraq, Libia, Jemen, Ucraina e non ultima quella sottaciuta in Mali.       

Se non fosse così, e cioè che gli imperialismi USA e Europa in Myanmar sostenendo la Suu Kyi vedono l’interesse a danneggiare l’imperialismo cinese, non condannerebbero così aspramente e costantemente il golpe. Se USA e Europa non ne vedessero l’interesse, la stampa occidentale lascerebbe perdere, farebbe passare il tutto sotto silenzio, come già successo con il golpe in Thailandia nel 2014, o come successo con tanti altri golpe asiatici, africani o sudamericani (magari guidati dagli stessi americani o europei).   

 

Per cui come marxisti ribadiamo la nostra posizione:

SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI BIRMANI CONTRO I MILITARI E CONTRO TUTTI I GOVERNI DEMOCRATICI DELLA BORGHESIA. 

                                                                               Claudio Piccoli     


 

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IL FALSO PROBLEMA DELL’ANTIFASCISMO

 

 

     08 aprile 2021

 

Per i marxisti non esiste il problema ANTIFASCISMO.    

Abbiamo più volte ribadito che la storia in varie occasioni ha dimostrato come i capitalisti, per i loro interessi, quando è loro conveniente, possono portare al potere i fascisti (es. Hitler, Mussolini, Pinochet, ecc. e adesso i militari in Myanmar) utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione (media, politici, intellettuali, università-scuole, clero, ecc.) per poterlo fare e convincere le masse che è la cosa giusta, E abbiamo sempre ribadito che se oggi vigono le democrazie è solo perché i capitalisti ne vedono l’interesse per meglio controllare e dirigere le masse proletarie sfruttate.

Noi siamo d’accordo con Marx quando afferma che, non è cercando miglioramenti nella corrotta e insanabile società capitalista la giusta politica da perseguire, perché la sostanza caotica e problematica del capitalismo rimane sempre intatta, ma è cambiando completamente il sistema stesso, la politica corretta da seguire.

Essendo che tutti i governi sono al servizio dei capitalisti, siano essi indifferentemente governi democratici o fascisti, tutti hanno sempre represso con ferocia inaudita gli operai in rivolta nei momenti rivoluzionari, cioè nei momenti catastrofici causati dalle crisi capitalistiche. Quindi il sostenere una società capitalistica “migliore” contrastando l’ascesa dei fascisti al potere, è per i marxisti  un falso problema, un problema che non esiste.   

Sono gli stalinisti, partiti nazionalisti che aspirano ad un capitalismo statalizzato, che incoraggiano, spingono con forza alla lotta antifascista e mettono in primo piano nella loro politica il combattere le organizzazioni fasciste per erigere una società capitalista a capitalismo di stato. Ma per i marxisti questa politica nazional-statalizzante ha solo un senso borghese. Perché anche nella statalizzazione dell’economia vige sempre il capitalismo con tutte le sue leggi contraddittorie commerciali, con il profitto, lo sfruttamento, i ricchi, i poveri, ecc.

Se come marxisti dobbiamo parlare di una lotta comunista contro organizzazioni politiche antimarxiste, questa va indirizzata senz’altro contro la più pericolosa di queste, e cioè contro gli stalinisti stessi. Vale a dire contro i “falsi comunisti” nazionalisti che si presentano come marxisti, ma che di una società senza capitali e senza leggi commerciali non ne vogliono assolutamente sapere.

Che per i marxisti internazionalisti come noi, cioè coloro che lottano per la rivoluzione internazionale (unico modo per giungere ad eliminare le leggi commerciali e quindi eliminare il sistema capitalistico stesso) gli stalinisti siano il pericolo più grave, l’ostacolo principale per arrivare ad una società superiore, la storia lo ha dimostrato ampiamente.

E’ stato Stalin e la sua cricca, che eliminando fisicamente parecchie centinaia di migliaia di marxisti internazionalisti, è responsabile della controrivoluzione in Russia. Così come gli stalinisti Mao, Tito, Togliatti, Ceausescu e così via. Nell’insieme tutti questi stalinisti sono responsabili dell’assassinio di molti più marxisti rispetto ai fascisti. Questa dice la storia.

Perché il problema è, che per il marxista nei fascisti può vedere immediatamente e chiaramente il suo nemico e così si può difendere. Mentre è molto più difficile individuare il nemico quando questo si definisce “marxista”, “comunista”, “rivoluzionario”, che inneggia a Marx e al “socialismo”, inneggia alla “lotta di classe contro il capitalismo”, ecc, mentre in realtà è uno Stalinista controrivoluzionario feroce nazionalista difensore del capitalismo di stato. Quindi il problema è che di fronte a questo atteggiamento falsamente comunista i marxisti internazionalisti vengono ingannati, abbassano le difese e cadono nella trappola di venir, nei momenti storici cruciali, sopraffatti e anche eliminati fisicamente dagli stalinisti nazionalisti. Com’è appunto successo.

 

La lotta antifascista, o L’ANTIFASCISMO quindi NON HA NESSUN SENSO RIVOLUZIONARIO.

E’ invece, sottolineiamo, molto importante per gli stalinisti: E’ LA LORO TATTICA per non farsi riconoscere come NAZIONALISTI.  Serve per SVIARE L’ATTENZIONE dall’essere al servizio del capitalismo-statalizzato. L’ANTIFASCISMO è il loro metodo per CONCENTRARE L’ATTENZIONE su un altro nemico: IL FASCISTA. Un nemico che è nazionalista COME LORO, ma al servizio del capitalismo privato, come appunto lo sono i fascisti.

Praticamente L’ANTIFASCISMO è una lotta tra partiti rivali sostenitori del capitalismo nelle sue varie forme.

 

 

NON E’ LA NOSTRA LOTTA COMUNISTA INTERNAZIONALISTA 

 

 

COME SI SPIEGA IL LUNGO BOOM  ECONOMICO

DEL DOPOGUERRA?

 

 

           27 marzo 2021

 

Negli anni ’50, subito dopo la guerra, tra i marxisti si dibatteva su un argomento inusuale per le persone comuni, ma in realtà di molta importanza: quanto sarebbe durato il prossimo ciclo economico espansivo iniziato subito dopo la fine della 2° guerra mondiale? E quando sarebbe sopraggiunta la prossima crisi di sovrapproduzione economica (tipo ’29) portando con se una nuova enorme e profonda crisi, che di conseguenza (come dopo il ’29) sarebbe sbocciata di nuovo un’altra grande tragica guerra, con disastri, morti e così via?

 

Come mai questo strano dibattito tra i marxisti è così importante?  Spieghiamo.

 

Nell’analisi del funzionamento capitalistico fatta da Marx - poi sempre confermato dalla realtà - l’economia mondiale si muove a cicli: ossia i lunghi cicli economici espansivi si alternano a corti, ma intensivi momenti di enormi e profonde crisi di sovrapproduzione, in cui l’eccesso di merci prodotte non trovando sufficiente domanda di acquisto sul mercato mondiale, creano il caos economico, che si trasforma ben presto in guerre militari tra borghesie concorrenti, portando l’umanità nei noti disastri. Alla fine di ogni guerra, dopo che i capitalisti si sono distrutti a vicenda (es: dopo il 1848, dopo il 1918 o dopo il 1945) il ciclo economico riparte di nuovo, fino alla successiva terribile crisi di sovrapproduzione. E così via. Il sistema capitalistico funziona così.

Sulla base di questa analisi negli anni ’50 dopo la fine del disastro della 2° guerra mondiale e il riavvio del ciclo economico espansivo, i marxisti di allora si chiedevano quindi coerentemente, quanto tempo il nuovo ciclo questa volta sarebbe durato.

Alcuni grandi marxisti della “Sinistra Comunista Amedeo Bordiga, Onorato Damen, Paul Mattick, Anton Pannekoek, intravedevano il giungere della futura crisi di sovrapproduzione mondiale nei successivi anni ’70. Altri marxisti Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi (i futuri fondatori di Lotta Comunista) presagivano invece la futura crisi di sovrapproduzione più avanti, molto tempo dopo.  

 

Come mai valutazioni così differenti tra i grandi del marxismo? Su quali diversi presupposti erano basati i loro differenti calcoli?

Per i marxisti  Bordiga, Damen, Mattick e Pannekoek, la crisi di sovrapproduzione si sarebbe ripresentata nei seguenti anni ’70 perché quello era il lasco di tempo necessario affinchè le economie europee e giapponese distrutte dalla guerra si riprendessero, ricostruissero il loro mercato interno. Per poi ricominciare esse stesse ad esportare prodotti nel mercato mondiale, ricreando nel mercato internazionale, come prima della 2° guerra mondiale, una situazione di eccesso di merci rispetto alla domanda, causando così la crisi. Questo era il ragionamento di previsione dei grandi marxisti della Sinistra Comunista.

Altra visuale era invece quella dei marxisti Cervetto e Parodi

Certamente anche per loro i paesi europei e quello giapponese, distrutti dalla 2° guerra mondiale, nei seguenti anni ’70 avrebbero completato la loro “ricostruzione economica interna” e avrebbero ricominciato essi stessi a esportare merci. Ma secondo Cervetto e Parodi la crisi di sovrapproduzione non sarebbe giunta in quegli anni ’70, perché i due marxisti già allora, cioè negli anni ’50 quando appunto avveniva questa  discussione, intravedevano l’emergere di nuove e immense nazioni nel mondo, soprattutto asiatiche, dove le merci europee e giapponesi, assieme a quelle americane, esportate in quegli enormi paesi emergenti, avrebbero continuato a trovare la loro vendita e perciò il profitto. Spostando la crisi di sovrapproduzione quindi molto più in avanti, cioè fino a quando il mercato internazionale non si sarebbe di nuovo saturato per l’eccesso di merci.   

 

OGGI L’EMERGERE DELLE POTENZE ASIATICHE, come previsto da Cervetto e Parodi, E’ ATTUALITA’, E SPIEGA  IL PERCHE’ DELL’ODIERNO LUNGO BOOM ECONOMICO DAL DOPOGUERRA - CHE DURA TUTT’ORA.

 

I grandi  Bordiga, Damen, Mattick, Pannekoek, non avevano considerato questa opportunità dell’emergere capitalistico del mercato mondiale, per cui la loro previsione di futura crisi si era fermata al tempo di ricostruzione economica delle potenze sconfitte nella 2° guerra mondiale. Dopo di che il nuovo devastante crollo di sovrapproduzione sarebbe sopraggiunto, esattamente come il tempo trascorso tra la 1a e la 2a guerra mondiale.

Corretta si è dimostrata invece l’intuizione-valutazione di Cervetto e Parodi degli anni ’50, dove l’emergere delle future grandi economie asiatiche della Cina, dell’India, avrebbero posto le basi per l’attuale lungo ciclo economico espansivo, portando di conseguenza sul mercato internazionale anche miliardi di nuovi proletari.     

Quello discusso 70anni fa, oggi, come tutti possono vedere, E’ ATTUALITA’ e dimostra come l’analisi marxista, nelle sue diverse valutazioni, può interpretare correttamente il funzionamento capitalistico.

Bisogna però essere consapevoli che siamo nel capitalismo e che questo è un suo ciclo. E deve essere chiaro che, un ciclo ha un inizio, uno svolgimento, e una fine (esattamente come valutavano i marxisti dell’800 e quelli del ‘900). E tutti sappiamo che la fine del ciclo significherà ‘sovrapproduzione’, cioè eccesso di merci, quindi crisi, caos e poi … guerre capitaliste.

Quando le grandi economie mondiali USA, Europa, Cina, India, Brasile, e tutte le altre, riverseranno sul mercato più merci di quanto la domanda ne possa assorbire allora il ciclo si completerà e il disastro capitalista si ripeterà. 

Ma questo sarà anche il momento in cui le rivoluzioni si porranno di nuovo all’ordine del giorno.


 

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QUI BERLINO:  DIBATTITO SULLO SVILUPPO DEL LENINISMO IN EUROPA  

 

Analisi di futura situazione rivoluzionaria:

SENZA RIVOLUZIONE EUROPEA LA RIVOLUZIONE ITALIANA SARA’ DESTINATA A FALLIRE.

 

IL NECESSARIO SVILUPPO DEL LENINISMO IN EUROPA: 

RICHIAMARE IL PARTITO ALLE SUE RESPONSABILITA’. 

 

 07 settembre 2020      ( aggiornato al 31 gennaio 2021 )

 

Noi leninisti , stiamo tutti lavorando per la rivoluzione internazionale. E’ chiaro.  

Nel prossimo momento rivoluzionario, cioè quando l’economia capitalistica a livello mondiale crollerà, causando crisi immani con enorme distruzione di fabbriche, causando guerre, fame, disperazione, ecc. e le masse salariate esasperate reagiranno contro i capitalisti, si aprirà una nuova fase di rivoluzioni proletarie. In questa fase il compito dei partiti rivoluzionari sarà di guidare le masse proletarie disperate alla conquista del potere.

Nella futura situazione catastrofica-rivoluzionaria l’Italia potrà essere un territorio da dove la rivoluzione internazionale potrà partire per poi espandersi in tutta Europa e successivamente  su tutto il pianeta.

E’ nel nostro genoma leninista il concetto però che la futura rivoluzione potrà estendersi a livello internazionale solo se organizzazioni rivoluzionarie saranno presenti nei vari territori nazionali. Altrimenti diventa impossibile. Queste organizzazioni devono essere composte da rivoluzionari esperti e competenti. E nel momento catastrofico-rivoluzionario dovranno essere sufficientemente estese su un territorio nazionale per poter far si che le rivolte delle masse possano trovare una guida estesa per giungere al potere.

Ora, se nel futuro ciclo rivoluzionario, l’organizzazione rivoluzionaria sarà presente e  sufficientemente estesa solo sul territorio italiano, va da se, che non si può pensare ad una rivoluzione internazionale. Ma nemmeno ad una rivoluzione europea. In altre parole, se i presupposti rimarranno come gli attuali, con la presenza del partito leninista limitata solo sul suolo italiano, per logica, nel futuro ciclo rivoluzionario, la rivoluzione avverrà solo nell’area dove l’organizzazione rivoluzionaria sarà presente, cioè nella penisola italiana.

E’ su questi presupposti che oggi come leninisti rivoluzionari dobbiamo ragionare.  

 

FUTURA RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE IN ITALIA

Presupponendo che certamente la rivoluzione nel prossimo momento catastrofico-rivoluzionario avvenga in Italia, una volta preso il potere, che situazione si troverà ad affrontare l’avvenuta rivoluzione in Italia?

Ovviamente tutte le borghesie si mobiliteranno per sopprimerla. Ed ecco che la rivoluzione in Italia si troverà in una situazione dove l’esercito l’europeo si attiverà per abbatterla. Ma non solo. Potrebbe anche succedere che la rivoluzione partita dall’Italia si trovi di fronte militarmente anche la NATO come esercito che velocemente la vorrà  spazzar via. Significa che i rivoluzionari italiani si troveranno a combattere non solo contro le armate europee, ma anche contro quelle americane, canadesi e assieme loro forse anche gli alleati giapponesi, messicani e chissà quant’altri. Perciò, realisticamente, la futura rivoluzione in Italia non avrà nessuna speranza di poter porre una lunga resistenza.

 

RIVOLUZIONE EUROPEA  

Tutt’altra situazione si presenterebbe se l’organizzazione rivoluzionaria leninista nel futuro momento catastrofico-rivoluzionario fosse già presente sufficientemente su tutto il suolo europeo, o perlomeno in alcuni stati fondamentali di esso, come Francia e Germania. Ecco che allora lo scenario si capovolgerebbe, a favore dei rivoluzionari.  

Si perché, con l’organizzazione rivoluzionaria estesa su tutto il suolo europeo (o quasi) ecco che nel futuro ciclo di rivoluzioni, la rivoluzione internazionale partendo dal territorio italiano si propagherebbe velocemente in tutta Europa, e per i capitalisti diverrebbe estremamente difficile (non impossibile, ma sicuramente molto difficile) su tale immensità territoriale poterla reprimere, soffocare.

 

TUTTO CHIARO, TUTTO LOGICO.

Il problema è, come detto, che manca l’organizzazione rivoluzionaria estesa su tutto il suolo europeo.

E’ Lotta Comunista l’unica organizzazione rivoluzionaria con posizioni giuste, corrette (che tiene ben ferme e salde) che è riuscita a diffondersi sufficientemente in una nazione. Però come sappiamo, solo sul suolo italiano. Sul resto d’Europa le organizzazioni rivoluzionarie sono totalmente assenti.  E non saranno certo il piccolo circolo di Parigi collegato a Lotta Comunista, sorto 20anni fa e da allora fermo, e neanche quello di Atene di L.C, sorto 30 anni fa e anche quello da allora fermo, che domani nel futuro ciclo di rivoluzioni, potranno guidare le enormi masse proletarie francesi e greche alla rivoluzione. E naturalmente neppure i piccoli nuclei di L.C. a Valencia e a San Pietroburgo.

Quindi è da prender atto che, escludendo l’Italia, la presenza rivoluzionaria nel resto d’Europa è equivalente a ZERO (e le dirigenze di Lotta realisticamente dovrebbero render noto questo agli attivisti). 

Questi piccoli circoli o nuclei esteri di Lotta Comunista fermi da decenni, confermano purtroppo come la grande organizzazione leninista italiana non abbia un metodo organizzativo di espansione fuori Italia che funzioni.

Perciò gli attivisti di Lotta Comunista che tanto si impegnano quotidianamente per la futura  rivoluzione europea, si devono render ben conto, aver ben chiaro, che il loro quotidiano super

attivismo internazionalista in Italia, tutto il loro super lavoro, non sta dando (e non darà) nessun sbocco oltre i confini italiani. E che rimanendo così, dovranno mentalmente afferrare il concetto, rimanendo isolati, che nel futuro catastrofico momento rivoluzionario nessun altro proletariato, ma proprio nessun altro, verrà in aiuto della rivoluzione italiana. Essendo, com’è logico, che verranno a mancare le avanguardie europee che potranno guidare le altre rivoluzioni europee.

 

OGGI QUINDI L’ESPANSIONE DEL PARTITO ALL’ESTERO SI PONE COME QUESTIONE PRIORITARIA ! ASSOLUTAMENTE DA NON PRENDERE SOTTOGAMBA!

 

E’ LA SFIDA EUROPEA DI NOI LENINISTI.

 

Il problema è che le dirigenze di Lotta Comunista negano esista un problema di “allargamento del partito leninista all’estero, sul suolo europeo”. Affermano invece che “tutto funziona bene”. Anche di fronte all’evidente fallimento, all’evidente non funzionamento del metodo impiegato a Parigi, Atene, Valencia, ecc. i vertici continuano a sostenere che il “metodo di espansione leninista italiano sta funzionando e può funzionare benissimo anche all’estero”.

 

Ma mentre tra la base di L:C. a sempre più attivisti aumentano i dubbi e diventa sempre più  chiaro l’insuccesso del radicamento fuori Italia (almeno così ci scrivono i compagni dei circoli) sembra siano solo le dirigenze di Lotta a non accorgersi de problema (o forse lo rifiutano) ( sta 

accadendo in Lotta forse la storia del “Re nudo”?). Perciò i vertici si oppongono categoricamente all’uso, alla sperimentazione di altri sistemi.    

 

 

Preferiscono insistere invece con forza sul concetto “rafforzarsi in Italia per rafforzarsi in Europa”. Cioè il partito si deve rafforzare sempre più in Italia in modo da attirare “avanguardie” di altre nazioni, le quali, vista la forte espansione, si rivolgano a Lotta Comunista.

Un’illusione, come abbiamo già avuto modo di scrivere e come la realtà quotidiana da decenni conferma. Un’illusione che non può funzionare perché le dirigenze di Lotta non capiscono le psicologie che muovono le giovani avanguardie dei vari paesi, le loro mentalità, i loro bisogni di strumenti adatti alle loro diverse situazioni. Le dirigenze di Lotta pensano sempre in modo meccanicistico e pensano di poter dirigere meccanicamente il mondo da Genova (seduti su comode poltrone, ripetendo la frase "insistete!"). Prima o poi però, si dovranno anche loro piegare alla dura realtà.  

 

Noi leninisti di Berlino affermiamo che per diffondere il leninismo all’estero bisogna prendersi le proprie dure e dolorose responsabilità. I militanti, gli attivisti leninisti solo con il proprio trasferimento all’estero e usando sul luogo poi i metodi organizzativi più idonei, giusti, i corretti contatti e i giusti giornali (bisogna studiarsi la situazione in ogni nazione) possono espandere il leninismo. Uno sforzo notevole, ma non certo impossibile.

 

Qui Berlino.

 

LA NECESSARIA SPERIMENTAZIONE PER LO SVILUPPO DEL LENINISMO.

 

Come detto, Lotta Comunista ha mandato degli attivisti qui a Berlino.

E non è per niente bello qui a Berlino vedere questi attivisti leninisti con posizioni serie, 

corrette, giuste (uguali alle nostre) girare a vuoto inconcludenti, sconsolati, perder tempo distribuendo volantini e un giornale incomprensibile (“ma non si capisce niente!” han esclamato un paio di miei attivisti tedeschi) che ovviamente nessuno legge, e che, oltre ad essere incomprensibile è anche completamente inadatto per la situazione tedesca. Dove invece come sottolineato, al di la di tante parole meccanicistiche, nella nuova situazione la sfida esige essere competenti, psicologici, e ben preparati se si vuole essere vincenti.   

 

Il movimento rivoluzionario internazionale ha bisogno, estremo bisogno (e di questo bisogna prenderne seriamente atto) che l’estesa organizzazione Lotta Comunista con le sue giuste e corrette posizioni di successo in Italia, trovi i sistemi più giusti e idonei per espandersi all’estero - e soprattutto sul suolo europeo - il più presto possibile e non si fossilizzi solo in Italia. E’ un fattore essenziale per la rivoluzione internazionale.  

Quindi li abbiamo invitati più volte qui a Berlino gli attivisti di Lotta – spiegando loro che il metodo da loro usato non funziona – li abbiamo esortati a collaborare con noi e sperimentare il nostro METODO DI LENIN. Metodo che loro non conoscono  e quindi non possono sapere se può funzionare o meno (e questo vale per tutto l’apparato del partito). Giusto da vederne la differenza e valutarne la validità - e magari con il loro aiuto si potrebbe prendere uno slancio notevole. Ma il rifiuto è sempre stato totale e netto. Naturalmente (purtroppo) su indicazione della dirigenza.  Andando a perdere così ulteriore tempo prezioso (… un peccato).  

 

Quindi anche qui a Berlino è facile prevedere come questi attivisti usando meccanicisticamente l’usuale sistema organizzativo italiano (come già avviene attualmente ad Atene e a Parigi, ecc.) gireranno a vuoto per anni, decenni senza poter concludere qualcosa. Con la conferma ancora una volta che su questi presupposti meccanicisti Lotta Comunista non avrà nessunissima possibilità purtroppo di portare le proprie notevoli giuste e corrette posizioni all’estero. Si perché, al di là delle enunciazioni retoriche di sviluppo del partito in Europa nelle conferenze e ai primi maggio, nei titoloni sul giornale e sui volantini, questo insuccesso è ormai fisso e chiaro (e sembra che solo i vertici di Lotta Comunista non se ne accorgano).

 

NON E’ BELLO VEDERE UN PARTITO, UN GRANDE PARTITO, NON CERCARE ALTRE SOLUZIONI A FRONTE  DEL PROPRIO INSUCCESSO.

 

Ma lasciamo come sempre ai compagni dei circoli riflettere su ciò e giudicare, tirarne le giuste conclusioni e muoversi nella giusta direzione.   

Sarebbe importante però che le dirigenze spiegassero bene ai militanti e agli attivisti, che, come detto, tanto si impegnano ogni giorno e si danno da fare (come noi) per la rivoluzione internazionale e quella europea, cosa succederà invece se la rivoluzione avverrà solo sul suolo italiano. Cosa aspetta loro un domani qualora la rivoluzione si limitasse solo all’Italia. E’ un presupposto scientifico essenziale per avere un’idea chiara di come si costituirà la situazione nel momento rivoluzionario.

Perché sarà proprio in questo momento sociale-economico catastrofico rivoluzionario, a rivoluzione avvenuta in Italia, che tutte le borghesie si concentreranno per attaccare ferocemente e violentemente soffocando e massacrando la rivoluzione in Italia. E che diventerà evidente in questa situazione di massima disperazione la grave responsabilità dei dirigenti di Lotta Comunista, che immensa e prepotentemente emergerà la responsabilità dei vertici del partito di non aver assolutamente cercato, prima, altre soluzioni per estendere lo sviluppo del partito sul continente europeo. …

[… e  non si dica poi che la cosa non è stata detta, discussa, scritta e ripetuta fino alla nausea …]

 

Da Berlino, la Redazione  e Claudio Piccoli

 

P.S.  L’IMPORTANZA DI UN GIORNALE COMPRENSIBILE.

Riguardante il nostro sito internet stiamo notando (dalle visualizzazioni e dalle mail che riceviamo) come vi sia un continuo e costante interesse da parte dai compagni dei circoli per il nostro giornale. Come l’attenzione verso i nostri articoli, argomenti e chiarificazioni sia forte.

Mantenendo salde le posizioni con una esposizione leggibile - come a suo tempo fatto da Lenin e i suoi bolscevichi - questa è una grande soddisfazione per noi, e una grande conferma contro chi sosteneva - e sostiene - che con questa impostazione di giornale ciò non sia possibile.

Ringraziamo i compagni dei circoli che ci scrivono, per i commenti, a volte anche critici, ma i più di apprezzamento, interessanti e talvolta anche costruttivi.   


 

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QUELLO CHE I MEDIA NON RENDONO PUBBLICO

 

IN EUROPA DECINE DI MILIONI DI IMMIGRATI CHE PRODUCONO:

SOTTOPAGATI, SUPERSFRUTTATI, UMILIATI E TENUTI IN CONDIZIONI IGIENICHE PESSIME

 

 

 

   31 gennaio 2021

 

SEMBRA CHE L’IPOCRITA STAMPA EUROPEA SIA TUTTA D’ACCORDO NEL TENER NASCOSTO QUESTA CAPITALISTICA E REPELLENTE REALTA’ E DI DAR INVECE RISALTO AGLI ASPETTI NEGATIVI DI INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, COSI’ DA CREARE RAZZISMO.

 

 

Ma una terribile notizia per un attimo è balzata alla ribalta in Italia, notizia che ha sconcertato tutti i lettori: un lavoratore immigrato (definito “schiavo”) muore per troppo lavoro in una azienda e suo corpo viene abbandonato dai suoi padroni-aguzzini in mezzo alla strada. E là viene trovato.

Sconcertante. Da non credere! Potrebbe sembrare la scena di un film o un fatto di altri tempi o luoghi. Invece no, è realtà di oggi.

Questo accade non in Congo, ma nella “emancipata” Italia, in un piccolo paese tra la Toscana e il Lazio, regioni culla della cultura medioevale europea e dove masse di tedeschi vanno a passare le loro ferie e le loro piacevoli vacanze culturali.

Una fatto incredibile, che fa star male il civilissimo cittadino europeo.

Ma casi come questi - o similari – quanti ne accadono in realtà senza che noi ce ne accorgiamo (magari nella porta accanto)? E poi, è una cosa che riguarda solo l’Italia o episodi del genere accadono anche in altri stati avanzati “civili”? Abbiamo quindi condotto una ricerca.

Innanzitutto bisogna precisare che è estremamente difficile sulla stampa ufficiale trovare articoli o reportage sulla condizione lavorativa e di vita degli immigrati. Molto difficile. Gli ipocriti mezzi di informazione borghesi tengono accuratamente nascosto questi incresciosi aspetti della vita sociale. Sembra quasi che a livello europeo ci sia un accordo segreto tra tutti i media (di destra, di centro o di sinistra) nel non denunciare, nel non far emergere le negative notizie riguardanti gli immigrati. … Però ogni tanto qualcosa ne esce.

Per ragioni di spazio, ci occuperemo su questo tema di ciò che riguarda la GERMANIA, immaginando cosa può succedere poi di conseguenza anche nelle altre nazioni.    

E’ l’articolo “Flucht, Migration, Arbeit.  Ein gewerkschaftlicher Bericht über die Ausbeutung von Arbeitskräften im 21. Jahrhundert (Fuga, migrazione, lavoro. Un rapporto sindacale sullo sfruttamento della forza lavoro nel 21° secolo) del sindacato DGB-Jugend del Niedersachsen – Bremen – Sachsen - Anhalt,  tra i rari che abbiamo trovato, che con maggiore serietà e competenza svolge un’indagine approfondita sul trattamento degli immigrati in Germania. E quello che ne emerge è tra le cose più spregevoli che si possano immaginare.

Il testo spiega come tra il 2004 e il 2007 con l’ammissione nell’Unione Europea dei paesi dell’est come Romania, Bulgaria, Ungheria, Polonia, ecc. sia stata così permessa la libera circolazione dei lavoratori di queste nazioni negli altri paesi industrializzati UE. In pratica masse di lavoratori provenienti da queste nazioni povere dell’est Europa si sono riversate nei paesi ricchi come Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, Italia. Questo fatto ha permesso la dilatazione delle imprese subappaltatrici, che impiegando immigrati, cioè manodopera a bassissimo costo, si presentano sul mercato per offrirsi in tutti i settori economici dei paesi UE. 

In questo caso riguardante la Germania l’articolo del sindacato DGB-Jugend si concentra nell’illustrare cosa accade nel settore dell’allevamento degli animali, della loro macellazione e poi del suo smercio sul suolo tedesco. Un settore questo, tra i più importanti in Germania, dove milioni di lavoratori ne sono impiegati, molti dei quali dipendenti di queste ditte subappaltatrici. 

  Sentiamo come il sindacato DGB nell’articolo descrive la situazione: “Negli ultimi anni anche nel settore della carne le condizioni di lavoro si sono notevolmente modificate. In passato qui si pagavano dei buoni stipendi, oggi le condizioni di lavoro e di vita sono peggiorate. Il non rispetto dei contratti di lavoro è diventato negli ultimi anni strumento per sfruttamento e lavoro precario.    I processi di 

lavoro vengono suddivisi e subappaltati, smantellando così i contratti di lavoro soggetti a previdenza sociale. I contratti di lavoro non sono più soggetti all’obbligo della registrazione, per cui non esistono dati attendibili sul numero di dipendenti impiegati.” Una denuncia quindi di come lo stato manchi completamente nel controllo di queste ditte subappaltatrici.

Prosegue l’articolo: “Attraverso l’eliminazione dei contratti di lavoro si sono create filiere di sub-società non trasparenti e difficili da controllare. Il loro scopo

 

 principale è sfruttare le differenze nei livelli salariali e risparmiare i contributi previdenziali per il personale impiegato [quindi si perpetua anche una grande evasione fiscale – n.d.r.] La retribuzione oraria media dei lavoratori a contratto è nemmeno la metà dei salari dei dipendenti a tempo indeterminato. Inoltre, ci sono inganni nella registrazione dell'orario di lavoro, detrazioni eccessive per l'alloggio e Trasporti e altri tagli, e commissioni arbitrarie”. In sostanza le imprese subappaltatrici, mancando qualsiasi controllo governativo, si permettono qualsiasi abuso. Essendo che questi abusi producono un alto profitto, la " … Danish Crown, che afferma essere il più grande produttore di carne suina in Europa e il più grande esportatore di carne suina nel mondo, ha trasferito gran parte della sua produzione dalla Danimarca alla Germania "che è a buon mercato".

 

In che condizioni lavorano i dipendenti delle ditte subappaltatrici collocate in Germania? … “Quasi solo gli europei dell'est lavorano sui nastri delle catene. I doppi turni sono più la regola che l'eccezione qui. Le pause legali non vengono rispettate. Sono stati documentati casi in cui i lavoratori stavano sulla catena fino a 20 ore al giorno. Le obiezioni non sono tollerate, i lavoratori sono intimiditi da minacce e violenza fisica”. Questo sta accadendo, è da ripetere, nella “civilissima” e “progredita” Germania, non nel Burundi in Africa. 

Cosa fa lo stato tedesco per impedire questo? … “A metà settembre 2015, in risposta alla crescente pressione pubblica e politica, l'industria della carne ha assunto un impegno volontario. Entro luglio 2016 tutti i contratti di lavoro e di servizi dovevano essere convertiti in rapporti di lavoro soggetti a previdenza sociale. Fino all'inizio del 2016, tuttavia, solo le sei maggiori società avevano sottoscritto questo impegno volontario. Nessun'altra azienda dell'industria della carne tedesca si era unita a questo impegno volontario, ma semplicemente continuò come prima”.

Quindi, di fronte alla denuncia di questi inverosimili abusi lo stato tedesco incredibilmente non manda ispettori, non fa indagini, non punisce i soprusi commessi! Assolutamente no. Preferisce far finta di niente e non intervenire. Sono invece alcune ditte che, per calmare un po’ le acque, “volontariamente” decidono di applicare alcuni diritti dei lavoratori, ma che alla fine poi, come riportato, rimane tutto come prima. Complimenti (sich!) allo stato tedesco!

Perciò presso queste ditte subappaltatrici tutti i lavoratori sono precari, a parte una piccolissima minoranza: “Il personale permanente sono solo gli ispettori.  Non invano vengono chiamati da molti Kapò.  Uno strano collegamento storico questo” sottolinea l’articolo.

Prosegue poi: “Il ricambio tra i lavoratori è molto elevato. Nei loro paesi d'origine viene loro promesso il paradiso ma la realtà si dimostra poi completamente diversa. Si ritrovano a vivere in tendopoli, essere ospitati in villaggi vacanze o in vecchi alberghi trasandati: otto persone in quattro letti su 15 metri quadrati. Queste sono condizioni di vita miserabili, per le quali devono anche pagare molti soldi”.

 

Ma perché questi lavoratori non si ribellano? Mancando la protezione dello stato i lavoratori immigrati … hanno paura di far valere i loro diritti. Hanno paura delle eventuali ritorsioni, hanno paura delle violenze fisiche e di non poter mai più avere un altro lavoro”. E’ così che anche la barbarie, lo sfruttamento più brutale si perpetua anche nella cosiddetta “progredita” Germania.  

Lo stato Germanico anche in questa situazione dimostra essere - come se ci fosse qualche dubbio - lo stato dei capitalisti. Anche dei capitalisti più feroci e senza scrupoli, appena si presenta loro l’occasione. Uno stato dei capitalisti dove in generale le grandi masse dei lavoratori per avere una vita decente devono continuamente duramente scioperare. Uno stato dei capitalisti con i loro politici, i quali tendono a nascondere tutte le porcherie, corruzioni, scandali, che i corrotti padroni commettono in Germania e in giro per il mondo. Politici che, in situazioni dove i lavoratori sono sindacalmente particolarmente deboli (come appunto nelle ditte subappaltatrici) silenziosamente appoggiano i selvaggi padroni, emanando  leggi a loro favore, non mandando ispettori perché vengano rispettate le minime norme di civiltà, igiene e sopravvivenza delle persone, lasciando invece che feroci aguzzini li trattino quasi come schiavi, li sottopongano a continue violenze, quasi allo stato di bestie. 

Questa è anche la “civilissima” e “acculturata” Germania.

 

L’articolo conclude poi con il capitolo: “Il nostro compito come sindacato”.

Corrette sono le posizioni enunciate e il comportamento sindacale: “… è sostenere le persone. Devi avvicinarti a loro. La chiave è la lingua. Abbiamo accesso ai lavoratori attraverso la nostra lingua madre. Tutto il resto è un lavoro sindacale usuale, come già facevano i nostri nonni. Dobbiamo mostrare solidarietà alle persone, dobbiamo occuparci di loro, dobbiamo organizzarle”. Poi continua: “Oggi il salario minimo è almeno sulla carta. Sappiamo tutti o sospettiamo come vengono fatti i tentativi per aggirare il salario minimo non pagando l'orario di lavoro. Abbiamo ora sviluppato l'app del salario minimo insieme ai Ver.di  [sindacato del pubblico impiego- n.d.r.]  che consente al singolo lavoratore di documentare individualmente il proprio orario di lavoro con lo smartphone”.

 

Per concludere. Ovviamente quello che succede nelle ditte subappaltatrici tedesche nel settore della carne, succede in Germania anche nelle ditte subappaltatrici nei settori dell’edilizia, delle pulizie, dell’agricoltura e così via. Alla fine saranno molte centinaia di migliaia, forse milioni (visto che queste ditte tedesche non hanno l’obbligo della registrazione) i lavoratori immigrati nella “civilissima” Germania a subire questo infame trattamento.  

A ben vedere, la notizia shoccante dell’immigrato morto di superlavoro in Italia e poi abbandonato su una strada dai suoi padroni, non è poi tanto distante da quello che succede quotidianamente anche agli immigrati in Germania.   

In una società che si definisce “civile” queste notizie scandalose dovrebbero riempire le pagine dei notiziari ogni giorno. Invece no. E cosa succede invece? Nella silenziosa tattica di creare razzismo i media e l’informazione dei capitalisti anziché guardare alle masse di milioni di immigrati che duramente lavorano e producono ricchezza, danno invece risalto giornalmente ai piccoli fatti delittuosi che ristrettissimi numeri di immigrati commettono (delitti come del resto anche malavitosi cittadini tedeschi commettono). Questa è la corrotta e ipocrita società capitalista.

 

L’UMANITA’ NON HA BISOGNO DI UNA TALE SOCIETA’. NO, DECISAMENTE NO.


 

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DIASPORA CAPITALISTICA  USA - NORD COREA

Come mai Kim Jong-un non compare più

sulle prime pagine dei giornali?

STORIA DI UNA PULCE

E IL GIGANTE

 

 

28 gennaio 2021

 

Chi non ricorda quanto i media hanno parlato dello scontro tra Trump e il presidente nord coreano Kim Jong-Un  per la disputa sui lanci dei missili e l’arricchimento dell’uranio per una possibile bomba atomica nordcoreana?  

Senz’altro in tutti noi questo ricordo è ancora vivo.   

Adesso però questo scontro non appare più sulle prima pagine dei giornali.

 

Trump sembrava non essere più interessato al comportamento dell “estroso” presidente nordcoreano, ai suoi test missilistici, al suo arricchimento di uranio. Eppure le riviste specializzate riportano che tutto questo in Nord Corea non è mai cessato e continua regolarmente a proseguire. Perché allora adesso questo silenzio dei media? Perché i giornalisti non si pronunciano più su un tema che ieri sembrava un enorme pericolo per il mondo intero?

Nel nostro giornale “Der kommunistische Kampf” del maggio 2017, nell’articolo “Quanto è effettivamente pericolosa la Corea del Nord” davamo la nostra interpretazione sull’allora infuocata discussa problematica.

Nell’articolo spiegavamo come le varie fonti internazionali specializzate davano (e danno) al Nord Corea un PIL (la produzione economica nazionale) equiparabile più o meno a quello del comune di Berlino. In sostanza centinaia di volte inferiore al possente PIL Statunitense, primo al mondo. Quindi, guardando l’aspetto economico il Nord Corea si presentava (e si presenta) quasi come un “niente” rispetto al gigante economico nord americano primo al mondo. 

Se questa è la situazione economica, che pericolo può rappresentare quindi un “niente” (paragonabile ad una “pulce”) di fronte ad un gigante qual è l’America? era la domanda che ci ponevamo. E di seguito: che pericolo possono rappresentare 4 missili mal funzionanti (in fase sperimentale) nord coreani rispetto alle migliaia di bombe atomiche supertecnologizzate del gigante americano? … era sempre la nostra domanda.

La risposta non poteva che essere ovvia: nessuno!  Non rappresentano NESSUN PERICOLO!

Allora: perché tutto questo baccano a livello internazionale su una tale questione insignificante?

La nostra interpretazione era (e rimane): la pulce nordcoreana veniva usata dal gigante asiatico cinese per distrarre il gigante americano. 

Spieghiamo: il gigante asiatico cinese è in fase di trasformazione imperialistica e sta invadendo il pianeta con i suoi prodotti ad alto livello tecnologico attraverso “la Via della Seta”, entrando in forte competizione con le potenze occidentali industrializzate (Usa in primo piano). E per accompagnare e difendere la sua espansione economica mondiale, Pechino, come sempre avviene nel sistema capitalistico, sta aumentando vertiginosamente anche la sua spesa militare.    

La nostra tesi e interpretazione è, che a fronte di questo evento internazionale importante, di primo piano, il governo capitalista cinese per distrarre il pericoloso concorrente americano da questo futuro duro scontro concorrenziale e di potenza, ha usato la tattica di dirigere e concentrare l’attenzione USA (e mondiale) sulla presunta “pericolosa” pulce nord coreana (che dipende economicamente al 98% dalla Cina), affinché nessuno guardasse dall’altra parte, cioè la metamorfosi cinese di forte espansione nel mondo e forte militarizzazione.

Questa la nostra interpretazione della questione.

Se, come in una trama di film di spionaggio, questo trucchetto con il presidente americano Obama aveva funzionato - è sempre la nostra tesi – che aveva proclamato come “primo pericolo per gli interessi americani nel mondo” il “Nord Corea” (e il terrorismo), Trump sembra essersi accorto quasi subito della “trappola-diversiva” cinese-nordcoreana. E infatti poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, Trump nel suo famoso documento programmatico governativo “National Defense Strategy” 

del 2018, rigettava da subito come “primo pericolo”  l’esca nord coreana dichiarando invece ora come “primo pericolo per gli USA” “Cina” e “Russia”.

In seguito, visto che Trump (dopo un accordo di facciata con lo stesso Kim Jong-Un) non si è più interessato ai test missilistici nord coreani (anche se in pratica non sono mai stati sospesi e continuano tutt’ora - così come l’arricchimento dell’uranio) anche l’attenzione dei media è scemata e il “terribile” e “estroverso”  Kim è sparito dalle prime pagine dei media (e adesso appare la lotta di Trump contro  Cina e Russia).

In conclusione, parafrasando: “la pulce abbandonata dal gigante non fa più notizia”. Questa la nostra conclusione.

Lo scontro tra le borghesie talvolta è molto difficile da comprendere e molto ingarbugliato e le stampa e i politici dicono solo una parte di verità. Il metodo di analisi marxista ci può aiutare, oltre che nella lotta di classe, anche a capire questi eventi intricati.

IMPARARE A CAPIRE LE MONIPOLAZIONI INFORMATIVE DELLA BORGHESIA

L’IPOCRISIA DEI MEDIA E DEI POLITICI TEDESCHI:

LA DEMOCRATICA GERMANIA

DENUNCIA I SOPRUSI IN SIRIA E TURCHIA, MA NON QUELLI IN ARABIA SAUDITA. COME MAI?

 

Si denuncia il regime siriano perché è un avversario, mentre nessuna parola sulle atrocità in Arabia Saudita perché alleato.

 

IN NOVEMBRE 2020 SI E’ SVOLTO IN ARABIA SAUDITA IL G20.

UNA NAZIONE DOVE IL FANATICO REGIME ISLAMICO AL POTERE COMMETTE ATROCITA’ INAUDITE CONTRO GLI OPPOSITORI POLITICI

                        (atrocità che si possono trovare però in internet)

VOGLIAMO PORTARE ALL’ATTENZIONE DEGLI ATTIVISTI COME CI SIA UNA CENSURA, UN’INTESA TRA TUTTA LA STAMPA OCCIDENTALE E TRA TUTTI I POLITICI PER NON DENUNCIARE I RIVOLTANTI DELITTI COMMESSI DA QUESTO REGIME ISLAMICO SOLO PERCHE’ AMICO DEGLI OCCIDENTALI. 

 

12 gennaio 2021

 

Eh si, mai fidarsi dei capitalisti, dei loro partiti, dei loro giornali, dei loro lacchè politici. Manipolano costantemente e raccontano sempre un sacco di menzogne, molte menzogne.

E’ noto ad un cerchio ristretto di persone (ma questo lo si può trovare anche in internet o nelle riviste specializzate) dei crimini politici, sociali, religiosi, che avvengono in Arabia Saudita. Decapitazioni pubbliche, crocifissioni, fustigazioni, esecuzioni davanti a folle, persino esisterebbe ancora la schiavitù, riportano alcune riviste.

Cose che suscitano vomito nel nostro concetto di civiltà, umanità, cultura.

Ma per la stampa ufficiale tutto questo, (infatti quasi nessuno ne sa qualcosa) non esiste, e per la stampa, i politici, i crimini sociali avvengono solo in Siria, Afghanistan, Libia, Yemen, paesi dove sono in corso guerre civili. O i diritti non vengono rispettati in Iran, Turchia, Venezuela, Russia, Cina o Corea del Nord, paesi, diciamo, non proprio “amici” dei capitalisti occidentali e della Germania. Mentre, tutto funziona relativamente bene nel resto del mondo.

E’ evidente che l’informazione borghese è manipolazione. In questa realtà i media fanno vedere al proletariato sfruttato e sottomesso dai capitalisti solo le 

informazioni e le cose di interesse per i grandi gruppi finanziari, per le grandi imprese affaristiche. Perché l’informazione nel mondo borghese non può essere “libera”, “indipendente”, ma sempre di parte.

Perché se è vero che nei paesi non “amici” dei capitalisti occidentali (e tedeschi) come  Siria, Turchia, Iran, Venezuela, ecc. i soprusi e le ingiustizie sociali sono all’ordine del giorno e che per la stampa tutte queste ingiustizie è necessario renderle pubbliche e condannarle, perché questa è la regola nella “democrazia”, nella “civiltà”, allora perché tacere sugli enormi e atroci crimini di paesi “amici” come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, e così via?

Non è manipolazione questa?

E la sceneggiata “democratica” è arrivata a tal punto che, in Germania, come riportavano i giornali e i notiziari il 23 aprile  (“Tagesschau” compreso) per dare l’immagine di nazione di “giustizia”, “civiltà”, “onestà”, si è portato davanti ai giudici persone responsabili di crimini di guerra in Siria. Più che giusto, corretto. Ma contemporaneamente non appariva sulla stampa una sola parola sui continui, persistenti, scabrosi e rivoltanti crimini sociali, politici, religiosi, che avvengono appunto in Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, ecc. E questo precisamente perché questi paesi sono paesi “amici” dei capitalisti tedeschi.

UNA DEMOCRAZIA DI PARTE, BUGIARDA E MANIPOLATRICE DUNQUE, CHE FA VEDERE SOLO QUELLO CHE VUOLE.

L’informazione marxista è diversa invece. Non è legata ai capitalisti, non è pagata dai capitalisti, non è sottomessa ai capitalisti. Così può dare un’informazione reale, vera, onesta.

L’umanità non ha bisogno, è ovvio, di DEMOCRAZIE MANIPOLATIVE AL SERVIZIO DEI CAPITALISTI,   ma di una    SOCIETA’ SUPERIORE.


 

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IL MONDO CAPITALISTICO SEMPRE IN EVOLUZIONE

 

FIRMATO L’ACCORDO ASIATICO RCEP

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L’IMPERIALISMO CINESE

DIRIGE LA PIU’ GRANDE

ZONA DI LIBERO SCAMBIO

DEL MONDO

 

LA CONCORRENZA TRA POTENZE IMPERIALISTE

STA TRASFORMANDO GLI EQUILIBRI MONDIALI

  22 dicembre 2020

 

Mentre Trump nel 2017 revocava l’accordo di libero scambio Trans-Pacific Partnership (TPP) e quello con l’Europa TTIP e attaccava frontalmente il concorrente Cina con dazi e sanzioni, il governo dell’imperialismo cinese stava già da molto tempo prima tessendo la sua tela per creare in Asia l’area di libero scambio più grande del pianeta.

E infatti nel novembre di quest’anno è arrivata la firma ad Hanoi in Vietnam del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) un accordo di libero commercio tra 15 nazioni dell’Asia e del Pacifico che include un terzo del PIL mondiale e coinvolge 2,2 miliardi di persone. Nell’accordo, oltre alla promotrice Cina, tra i 15 paesi aderenti  troviamo il Giappone, il Sud Corea, l’Australia e la Nuova Zelanda. Tutti i giornali hanno dato forte risalto al fatto che il RCEP è stato voluto fortemente su iniziativa di Pechino. Le trattative per l’accordo erano iniziate già nel 2012 quando Obama come presidente americano stava contrattando con le nazioni asiatiche e del Pacifico gli ultimi dettagli per la costituzione dell’area Trans-Pacific Partnership (TPP), e perciò la nascente iniziativa cinese RCEP allora veniva vista dai commentatori come la contromossa di Pechino al TPP americano.

L’area RCEP, con questa portata, lancia l’imperialismo cinese naturalmente, a svolgere un ruolo di primo attore sulla scena internazionale e spiana la strada per diventare a breve ufficialmente la prima potenza economica mondiale.

Possiamo senz’altro affermare che nel prossimo futuro la scena internazionale non sarà più contrassegnata solo dalle mosse dell’imperialismo americano ed europeo come avvenuto fin d’ora, ma certamente entreranno in risalto anche quelle cinesi.

“L’accordo riduce le tariffe doganali, stabilisce regole commerciali comuni e quindi facilita le catene di approvvigionamento. Comprende commercio, servizi, investimenti, commercio elettronico, telecomunicazioni e diritti d’autore” spiega il Tagesschau del 15 novembre 2020. Su questi presupposti per l’industria cinese - evolutasi ad alta tecnologia - si apre adesso la possibilità di vendere ai paesi del RCEP, asiatici e del Pacifico, senza restrizioni doganali i suoi prodotti di avanguardia: impianti industriali, treni ad alta velocità, centrali elettriche e atomiche, dighe, aerei e aeroporti,  impianti telefonici, 

      

armamenti sofisticati, ecc, rafforzandosi così sulla scena mondiale nel peso e nel ruolo. Anche la Cina quindi svolgerà in Asia la sua funzione imperialistica, esattamente come la svolgono gli Stati Uniti nelle Americhe e nel mondo e la Germania in Europa (confermando il meccanismo capitalistico descritto così bene da Lenin nel suo famoso trattato: “L’imperialismo fase suprema del capitalismo”). 

I giornali riportano come i capitalisti occidentali, cioè gli imprenditori e la finanza, siano molto preoccupati per l’espansione in Asia del Dragone. Perché Pechino accrescendo enormemente il suo potere può mettere in difficoltà i loro affari. 

Infatti il neo eletto presidente USA Joe Biden ha già affermato in uno dei suoi primi discorsi, che il più grande pericolo per gli affari americani nel mondo rimane - in continuità con quanto  dichiarato da Trump - sempre la Cina e che adotterà tutte le misure necessarie per il caso. Detto da uno che assieme a Obama ha già promosso due guerre, una in Siria e l’altra in Libia, la cosa la dice lunga.   

In questo scenario RCEP, da segnalare come la capitalistica India, che all’inizio sembrava molto interessata, si sia poi ritirata dall’accordo. Molti commentatori ne vedono come causa il fatto che il liberismo dell’RCEP può danneggiare seriamente l’economia indiana. Altri invece, nella rinuncia indiana ne interpretano una mossa politica del governo di Delhi di non avvalorare la potenza cinese come leadership dell’area. In altre parole, l’intenzione di Delhi è mantenere il capitalismo indiano (anch’esso in forte espansione e futura potenza mondiale) su una posizione politica internazionale autonoma, di non aperto schieramento, ne con gli Stati Uniti ne con la Cina. Questa è anche la nostra interpretazione sul ritiro indiano.

 

Un mondo capitalistico in continua modificazione quindi. E che noi marxisti dobbiamo continuamente monitorare e tenere sotto stretta osservazione per non venir poi manipolati e coinvolti nello scontro tra i vari schieramenti capitalisti-imperialisti.

Perché è a tutti noto che il mondo capitalistico è estremamente imprevedibile, causa lo scontro di interessi che lo muovono. E che la domanda è: come reagiranno le nazioni capitaliste concorrenti a fronte di questa mossa imperialistica cinese?


 

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IL PERVERSO SISTEMA CAPITALISTICO

IL PATRIMONIO DEI RICCHI CRESCE, ANCHE SE LA PANDEMIA INFURIA

 

MENTRE MOLTI LAVORATORI PERDONO IL POSTO DI LAVORO E MOLTE FAMIGLIE VANNO IN MISERIA, I RICCHI FESTEGGIANO L’ AUMENTO DELLE  RICCHEZZE

 

E’ NELLE CRISI DOVE I CAPITALISTI MOSTRANO LA LORO VERA FACCIA 

8 dic. 2020

 

Molti giornali in tutto il mondo si stanno occupando di come inaspettatamente i patrimoni dei ricchi stiano vertiginosamente salendo sfruttando il disastro della Pandemia. Leggendo gli articoli sorprende come molti giornalisti o specialisti non siano per niente indignati di questa scandalosa perversione, dove dall’altra parte sociale famiglie intere cadono in povertà con i lavoratori che perdono il posto di lavoro. Ovviamente non è questo il nostro punto di vista.

Per avere un quadro di come i ricchi sfruttando anche il Covid aumentino i loro profitti riportiamo alcuni articoli interessanti sull’argomento. Il primo è della Frankfurter Allgemeine del 7 ottobre con il titolo “I ricchi diventano sempre più ricchi”. Così l’articolo: “Secondo uno studio della grande banca svizzera UBS e della società di consulenza PWC i patrimoni dei super ricchi sono schizzati alla fine di luglio 2020  ad un nuovo massimo di 10,2 bilioni di dollari”. Prosegue:  “L’analisi dei dati di oltre 2000 miliardari di 43 paesi dimostra che i super ricchi dopo la caduta delle borse in marzo hanno approfittato in larga misura del seguente rialzo azionario” … “Questo [rialzo n.d.r.] corrisponde al rafforzamento in borsa di imprese come Amazon, Netflix, Tesla e Facebook. Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, con un patrimonio di 189 miliardi di dollari è l’uomo più ricco del mondo, seguito da Bill Gates (124 miliardi di dollari), Elon Musk (103) e Mark Zuckerberg (100)”. Prosegue poi l’articolo: “Il numero dei miliardari da allora è salito da 31 a 2186. Di questi 119 vivono in Germania” … poi ancora riguardante la Germania: “Secondo la valutazione della rivista ‘Forbes’,  Beate Heister e Karl Albrecht Junior, ereditieri di Aldi, con un patrimonio di 41 miliardi sono i tedeschi più ricchi, seguiti da Dieter Schwarz (35,6 miliardi di dollari) proprietario di Lidl e Kaufland”.

In un altro articolo apparso sul Corriere della Sera il 18 ottobre 2020 con il titolo “Covid, miliardari sempre più ricchi con la pandemia. Ecco come fanno i soldi”  Milena Gabanelli e Fabrizio Massaro completano il quadro Covid-ricchi illustrato dalla Frankfurter Allgemeine. L’articolo inizia: “Se c’è una cosa che il Covid-19 non ha fermato, è la crescita della ricchezza dei miliardari. Solo negli Stati Uniti, dal 18 marzo al 15 settembre la ricchezza di 643 persone è cresciuta complessivamente di 845 miliardi di dollari [ approfittando della caduta delle borse, come rilevato dalla Frankfurter Allgemeine – n.d.r.] Contemporaneamente 50 milioni di lavoratori perdevano il posto di lavoro”. Continua l’articolo: “Dopo gli Stati Uniti, al secondo posto c’è la Cina con 456 miliardari in elenco”… “Il Covid ha modificato anche in Cina la classifica. In testa non c’è più Jack Ma il creatore del colosso dell’e-commercio Alibaba, oggi a quota 53 miliardi, è sceso al terzo posto. E’ stato superato da Ma Huateng, presidente e ceo della Tencent, super Holding che controlla fra l’altro WeChat: a marzo possedeva 38 miliardi, oggi ha superato i 61,6 miliardi. Al secondo posto è schizzato da poche settimane Zheng Shanshan: da 1,9 a 55,9 miliardi di dollari in sei mesi grazie alla quotazione in borsa di due suoi gruppi, le acque minerali Nongfu Spring e la Wantai Biological Pharmacy”.

[Si noti come anche qui implicitamente si confermi la nostra analisi di sempre di una Cina assolutamente non comunista, ma capitalista. Dove lo stato con il partito stalinista al potere, dirige una gran parte dell’economia capitalista, ossia il capitalismo di stato, ma dove anche una quota di capitali viene gestita da privati n.d.r.]. 

L’articolo del Corriere della Sera prosegue poi analizzando l’andamento dei super ricchi in Russia e Italia. Poi ritornando agli Usa continua: Bezos, che è l’uomo più ricco del  

pianeta e ceo di Amazon, paga in Italia un  co.co.co  sì e no 700 euro al mese Poi prosegue entrando nell’aspetto tasse: “Quando hai tanti soldi puoi anche permetterti i migliori esperti fiscali per creare trust, scatole cinesi, veicoli offshore e spostando la residenza fiscale dove è più conveniente. Lo fa la maggior parte delle multinazionali … Microsoft ha così risparmiato 14,2 miliardi, Alphabet (Google) 11,6; Facebook 7,5. Tra i giganti del web, Microsoft è quella che ha pagato meno tasse: appena il 10% degli utili nel 2019”.

L’analisi dei giornali parla da se di come il perverso sistema borghese non possa assolutamente garantire la corretta giustizia e equità sociale. Milioni di famiglie che entrano in miseria mentre i pochi guadagnano milioni. E’ questa la società che vogliamo? No, assolutamente no!

Ma è chiaro, per cambiare la società l’umanità ha bisogno di una svolta radicale, non lamenti che chiedono ai miliardari di “essere più buoni” o ai politici di “essere più corretti”.

AVER SEMPRE PIU’CHIARO COS’E’ VERAMENTE L’UNIONE EUROPEA

 L’EUROPA NON SOLO

DEI DIRITTI, MA ANCHE MISSILI, TANK, SATELLITI E FORZE ARMATE

IL CAPITALISMO NON E’ MAI “PACE”, E LE BORGHESIE EUROPEE SI PREPARANO PER GLI SCONTRI DEL FUTURO

 

 

 

19 dic. 2020

 

Molti vorrebbero che l’Unione Europea non fosse l’Unione dei Capitalisti Europei, come affermano i marxisti. E i media, i politici, pompano, insistono per diffondere la convinzione che viviamo invece in un’Europa della “pace”, dei “diritti”, delle “democrazie” e così via.

Ma alla fine la vera realtà emerge sempre: l’Europa si sta armando. Più o meno senza tanta pubblicità, ma si sta armando. E questo è senz’altro un segno imperialistico.

In molte occasioni abbiamo documentato come questa Europa sia chiaramente l’Europa dei capitalisti. E nel recente articolo “L’Unione Europea contro i giovani e i lavoratori” (Der Kommunistische Kampf, sett. 2020) evidenziamo come “nel rapporto Schirdewan” viene sottolineato che i vertici europei insistono senza tregua perché i governi aderenti all’Unione frenino gli stipendi, allarghino il lavoro precario giovanile, aumentino le tasse sugli stipendi, gli imprenditori possano licenziare liberamente, vengano abbassate le pensioni, e così via. Nel rapporto Schirdewan questo viene spiegato molto chiaramente. 

Adesso è anche l’aspetto militare della UE che viene alla ribalta.

Ma se i politici e i media parlano di un’Europa che, dopo le esperienze terribili e fratricide della prima e seconda guerra mondiale, adesso è l’ora dell’Europa della “pace”, della “fratellanza”, dell “armonia”, perché allora la UE si sta armando?

Ovviamente tutti sanno che le armi non vengono fabbricate o comprate per gioco, ma per – prima o dopo – essere usate. Già le borghesie europee sono state protagoniste nel 1997 della guerra contro la Jugoslavia, poi nel 2001 sono intervenute militarmente nell’Afghanistan, e poi ancora nel 2012 si sono immischiate nella guerra civile in Libia. Guerre dove queste armi della “pace” e della “civiltà” sono state impiegate abbondantemente per uccidere anche civili, distruggere città e obbiettivi sociali.

Quindi non c’è da illudersi che le armi – anche del futuro armamento UE - non verranno impiegate.

Adesso siamo nella fase dove le borghesie europee – dopo essersi combattute tra di loro come nel passato - si sono riunite nella UE per stabilire un’alleanza e tutte assieme costituire anche un grande esercito europeo.

Quale necessità esiste per costituire questo grande “esercito di morte”?

Questa “necessità” è chiara per chi conosce il meccanismo capitalista – e l’obiettivo non è certo per esportare “pace” o “benessere”: il motivo risiede che un pericoloso e potente capitalista concorrente si sta profilando all’orizzonte:  L’IMPERIALISMO CINESE.

Un imperialismo cinese (che ovviamente con il socialismo assolutamente non ha niente ha a che fare) il quale fra pochi anni diventerà la prima potenza capitalistica mondiale e nei mercati internazionali si sta sempre più espandendo. E che per aiutare la sua espansione si sta anche velocemente armando com’è prassi nel mondo capitalistico.

Naturalmente come le esperienze del passato insegnano, prima o poi nella concorrenza e negli scontri tra borghesie emergenti e borghesie già presenti, anche gli interessi dell’IMPERIALISMO CINESE emergente andranno a cozzare contro quelli dell’IMPERIALISMO AMERICANO e dell’IMPERIALISMO EUROPEO già presenti, e quindi le armi, come sempre successo, torneranno alla ribalta e varranno usate per il vero scopo per cui sono state prodotte.

Questo il motivo per cui i capitalisti europei oggi si uniscono assieme per costituire il “grande esercito europeo”.

 

 

E’ tipico, storicamente avviene sempre così, mentre ufficialmente nelle piazze si parla, si grida, alla “pace” e al “progresso”, dietro le quinte i capitalisti preparano gli scontri militari.

 

Per i marxisti esiste invece un’altra realtà:

L’UMANITA’ NON HA BISOGNO DI GUERRE,

MA DI UNA SOCIETA’ CHE POSSA  GODERE DELLA DISTRIBUZIONE DEL BENESSERE PRODOTTO.


 

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LE GIUSTE POSIZIONI CHE PORTANO AL SUCCESSO

LE NOSTRE POSIZIONI.

CIO’ CHE CI DISTINGUE

DAI TROTZKISTI

(e dagli stalinisti)

 

ECCO DOV’E’ ARRIVATA L’ORGANIZZAZIONE MARXISTA 

LOTTA COMUNISTA CON LE GIUSTE POSIZIONI

 

In ex DDR e Unione Sovietica non esisteva - e adesso in Cina, Cuba -non esiste nessun socialismo, ma il Capitalismo condotto dallo Stato

 

Esattamente così. Per i marxisti NON E’ MAI ESISTITO NESSUN “SOCIALISMO” in ex DDR o nell’Unione Sovietica, adesso in Cina ecc. ma è esistito il capitalismo diretto dallo stato. E in questi stati, come nei capitalismi privati occidentali, esisteva la società mercantile con la compravendita, gli affari, il profitto, le banche, lo sfruttamento, ecc. in questi paesi il sistema capitalistico era ed è diretto anziché da privati, da manager statali, tecnocrati, uomini di partiti.

La posizione dei trotzkisti invece su questa questione è che nell’Unione Sovietica, nella DDR, ecc. sia effettivamente esistito il “socialismo” - come adesso in Cina ecc. - solo che questo  presunto “socialismo” era ed è diretto da una “burocrazia degenerata e corrotta” per cui non funziona. Non si capisce a quale “socialismo” i trotzkisti si riferiscano, visto che nei paesi citati la produzione statalizzata funzionava e funziona capitalisticamente, non era e non è gestita dai lavoratori e non viene suddivisa equamente tra la popolazione com’è nel socialismo reale, eliminando la compravendita, la concorrenza, banche, profitti, sfruttamento, ecc.

Per gli stalinisti  esisteva nei paesi del blocco sovietico ovviamente – come tutt’ora in Cina, Cuba, Nord Corea, il “vero socialismo”. Gli stalinisti fan passare, in linea con Stalin, Mao, ecc. per “socialismo” tutto quello che nel sistema capitalistico viene “statalizzato”. Anche se è ultra evidente che queste “statalizzazioni” appartengono appieno al sistema capitalistico e le aziende statalizzate funzionano capitalisticamente, loro affermano essere questo “vero socialismo”. Una evidente truffa, un grosso inganno, che perpetuano da sempre e che ha portato nella storia della classe lavoratrice ai noti disastri stalinisti e alla confusione più estrema.

 

I curdi, i palestinesi, i catalani, non lottano per il socialismo, ma per l’indipendenza capitalistica del proprio stato.

 

Proprio così. Anche se i combattenti Curdi, Palestinesi e molti degli indipendentisti Catalani o Baschi si definiscono “rivoluzionari” o “comunisti”, in realtà si battono per “l’indipendenza capitalistica” del proprio territorio. Noi marxisti lo abbiamo da sempre sostenuto, e la conferma pratica è arrivata con lo Stato che i palestinesi hanno ottenuto nella “Striscia di Gaza”, che è uno Stato appunto indipendente, come volevano i “rivoluzionari” palestinesi, ma chiaramente, senza ombra di dubbio capitalistico. Perciò Curdi, Palestinesi, Catalani, ecc. nelle loro lotte per l’indipendenza territoriale non hanno proprio niente a che fare per l’edificazione di una società non capitalistica, superiore. Anzi, al contrario, con le loro lotte borghesi di indipendenza territoriale ottengono di dividere ulteriormente la classe operaia. Seminando odio per es. tra proletari curdi contro quelli turchi, siriani, iracheni e iraniani, o tra i proletari palestinesi contro quelli israeliani, libanesi, egiziani, ecc. Cosa che i marxisti ripudiano, disprezzano, in quanto i marxisti tendono a UNIRE i 

l’indipendenza capitalistica del proprio territorio, ma contro tutte le proprie borghesie locali per la rivoluzione mondiale.

Ma i trotzkisti supportano, incentivano, la lotta indipendentista dei Curdi, Catalani, Palestinesi, ecc. La sostengono argomentando che questa è una tattica trotzkista affinchè i proletari Curdi, Palestinesi, ecc. una volta arrivati all’indipendenza capitalistica territoriale, poi proseguiranno nella battaglia per il socialismo. UTOPIA PURA.   Perché le dirigenze politiche ed economiche borghesi che dirigono, incentivano, finanziano, armano, e sono alla testa delle lotte indipendentiste curde, palestinesi, catalane, ecc. anche se si definiscono “rivoluzionarie” o “comuniste” per meglio manipolare, coinvolgere, le masse dei proletari sfruttati nella lotta per l’indipendenza capitalistica territoriale, una volta giunti all’indipendenza - e l’esempio palestinese della “Striscia di Gaza” – o Chàvez e Lula in Sudamerica, o l’indipendenza Jugoslava con Tito nel 1945, parlano chiaro - frenano, combattono contro, uccidono, chi vuole andare oltre. Quindi questa “tattica” trotzkista di sostegno è completamente errata, senza speranza, utopica, assolutamente da non perseguire.

Anche gli stalinisti incoraggiano, si immischiano nelle lotte per le indipendenze territoriali. Si intromettono in queste battaglie con lo scopo preciso di creare stati sul tipo ex DDr, Corea del Nord, ecc. Cioè creare stati indipendenti a capitalismo di stato.

 

Democrazia e parlamento: organizzazione politica sociale borghese (sovrastruttura) adottata dai capitalisti per meglio controllare, manipolare, dirigere, le masse dei lavoratori sfruttati.

 

Lenin definisce lo stato democratico “il miglior involucro capitalista”. Ossia la migliore facciata, che i capitalisti possono presentare alle masse proletarie sfruttate per poterle dirigere, coinvolgere, sviarle dei loro problemi, ecc. E per noi marxisti questa è la vera “realtà” quotidiana. Con la “democrazia” i capitalisti riescono alla meglio far accettare alle masse lo sfruttamento, le ripugnanti guerre, le crisi, le disuguaglianze sociali, i disastri ecologici e tutte le porcherie capitaliste. Ma le facciate democratiche crollano sempre quando una forte crisi economica e sociale sopraggiunge, dove le masse disperate comincino a protestare con forza. E’ in queste situazioni che lo Stato “democratico” mostra la sua vera faccia capitalistica con dure repressioni, persecuzioni, esecuzioni.

Per i trotzkisti la democrazia è invece il capitalismo nella sua forma migliore. Una fase capitalistica dove attraverso le elezioni e le lotte si può passare poi al comunismo. Anche qui si entra nell’utopia pura. Infatti sotto gli occhi abbiamo gli esempi di tutte le organizzazioni trotzkiste nel mondo che entrate nei vari governi borghesi si sono sempre lasciate assorbire, integrare negli establishment dirigenziali, visto l’impossibilità di cambiarli.

Per gli stalinisti la “democrazia” è un mezzo per arrivare alle “statalizzazioni”. “Statalizzazioni” che, come sottolineato, gli stalinisti spacciano per forme di “socialismo”. Quindi appoggiano e sostengono le “democrazie” in tutti i modi.


 

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Infezione CORONAVIRUS:

POTREBBE ACCADERE DI NUOVO NEL FUTURO. NEL RECENTE PASSATO GIA’ SUCCESSO 2 VOLTE:

-         Nel 2012-13 in Arabia Saudita

-         Nel 2015 in Sud Corea

 

 

 

 

20 marzo 2020

 

Potrebbe essere, che il “Coronavirus” possa diventare il NUOVO MOSTRO INFETTIVO del prossimo futuro. Se non viene trovato più che in fretta un vaccino o una cura adeguata, situazioni catastrofiche come quella attuale saranno destinate a ripetersi.

 

        Si perché la malattia infettiva virulenta “Coronavirus” non è una novità del 2019-20, ma già nel recente passato ha causato i suoi problemi e fatto le sue vittime.

Infatti l’infezione nel passato ha già manifestato la sua nefasta presenza già due volte, una prima volta in Arabia Saudita nel 2012-13,  per poi riapparire in Corea del Sud nel 2015.

       La stampa europea non ne ha dato notizia, non ha dato risalto a questi due eventi infettivi. Solo il giornale francese  “Le Figaro” (come riportiamo) ha reso noto a suo tempo di entrambe le infezioni.

 

2012-13    ARABIA SAUDITA

      Il “Coronavirus”, così come lo conosciamo adesso (definito “cugino della SARS”) viene individuato dai virologi come sua prima apparizione in Medio Oriente nel settembre 2012 e precisamente in Arabia Saudita. 

Sia prima “Le Figaro” che poi “Wikipedia” riportano come nel paese l’infezione abbia avuto una diffusione piuttosto veloce. E come il numero degli infettati complessivi nella nazione alla fine siano risultati 714 causando 292 decessi. Da qui è partita poi una leggera infezione in tutto il mondo, per il fatto che anche in Arabia Saudita circolano molti uomini d’affari e alcuni di essi hanno portato il virus (come mostra la cartina di “Le Figaro”) in altri paesi. L’infezione, non molto virulenta rispetto all’attuale, è rimasta estremamente localizzata in quelle nazioni, causando così pochissime vittime (in totale mondo: 29).

I virologi del tempo avevano individuato come veicolo del virus e responsabili del contagio i cammelli, i quali ne sarebbero stati i portatori sani.

 

2015    SUD COREA 

      Nel 2015 il “Coronavirus” riappare improvvisamente in Sud Corea e si diffonde. A portarlo risulterà essere un uomo d’affari proveniente sempre dall’Arabia Saudita (quindi se ne deduce che in Arabia Saudita il virus era rimasto ancora attivo). Questo uomo d’affari si sente male e i medici che non riescono a capire l’anomala malattia di cui soffre lo spostano in diversi ospedali per gli accertamenti. 

Prima di capire che il responsabile della sua malattia è il “Coronavirus” il paziente ha tempo di infettare gli ospedali affollati in cui è stato ricoverato. Appena i medici individuano il tipo di infezione , della sua veloce diffusione e della sua grave pericolosità, scattano nel paese le misure di sicurezza. Ma alla notizia (riporta sempre “Le Figaro”) le città infettate entrano nel panico.

Le misure di protezione saranno isolare i quartieri, chiudere le scuole e i luoghi di assembramento pubblico. Alla fine in Sud Corea si conteranno 107 infettati con 9 morti.

 

      E adesso nel 2019-20 il “Coronavirus” definito “Covid 19” riappare di nuovo. Questa volta però in Cina, ma con caratteristiche estremamente più violente e mortali rispetto al passato. Con le note conseguenze devastanti. Non solo sul piano sanitario, ma ora anche economiche, con crollo delle borse e tutti gli effetti sociali catastrofici economici che ne conseguono. Effetti economici catastrofici da precisare: SOLO PERCHE’ SIAMO NEL CAPITALISMO.

      Si, perché in una società superiore senza le inutili Borse speculative e senza gli inutili profitti come scopo produttivo, il tracollo economico non sarebbe assolutamente avvenuto, come ora. Perché la società superiore, senza Borse e profitti, SI SAREBBE CONCENTRATA – TUTTA – ESCLUSIVAMENTE SULLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA SANITARIO

Avevamo scritto questo articolo in gennaio dopo il vertice di Davos, per l’edizione di Aprile. L’attuale crollo delle borse ci ha sorprendentemente anticipati.

 

L’INSICUREZZA E L’INSTABILITA’ IMPROVVISA DEL SISTEMA CAPITALISTICO

SI POSSONO DORMIRE SONNI TRANQUILLI NELL’ATTUALE SOCIETA’ CAPITALISTICA?  

NO, SICURAMENTE NO.

 

 

25 gennaio 2020

 

       Banche che erano sopravvissute ad una crisi economica generale, sono poi crollate nella crisi successiva; popolazioni di nazioni come Grecia, Spagna, Italia, che per decenni hanno vissuto un certo benessere, improvvisamente dopo il 2013 sono cadute in uno stato di crisi permanente con ribasso notevole del tenore di vita; enormi aziende storiche come la Lehman Brothers, oggi, dopo la crisi del 2008 non esistono più. Nel mondo capitalistico della concorrenza, degli affari, com’è evidente, niente può essere certo ne sicuro, tutto può improvvisamente cambiare e peggiorare o crollare.      

Engels, cofondatore con Marx del comunismo scientifico, già a metà dell’800 metteva in guardia che l’unica cosa sicura nel mondo capitalistico è  “L’INSICUREZZA”. Da allora a conferma di ciò, crisi, guerre, catastrofi a non finire si sono succedute senza sosta. E’ proprio quando meno te lo aspetti che una crisi arriva, con talvolta accompagnata disastri e anche guerre.

 

INSICUREZZA dunque. Un’insicurezza che non finisce mai nella società del profitto, se non abbattendo il profitto stesso, cioè il capitalismo. 

Le crisi quindi possono giungere in qualsiasi momento. E’ quello che (ancora una volta) diverse fonti internazionali stanno anche oggi pronosticando: una nuova crisi economica, ancor più violenta, si starebbe profilando all’orizzonte.

 

      Nell’articolo dello Spiegel del 22 gennaio “La prossima crisi potrebbe essere massiva” , viene riportato come il Premio Nobel USA per l’economia Robert Shiller durante vertice di Davos abbia messo l’accento proprio sul fatto che le condizioni 

economiche per un prossimo Crash sarebbero mature. Così premio nobel:  “Gli USA stanno vivendo la più lunga fase di crescita della loro storia. La domanda è: quanto durerà?”  E spiega come oggi le borse con le loro azioni speculative siano al massimo del loro valore, e che, secondo il suo parere, adesso non possono altro che crollare.  Spieghiamo in parole marxiste cosa l’economista intende: il capitalismo che non garantisce per niente la stabilità continua del benessere, è in una fase internazionale di crescita che è già durata più a lungo della solita media. Un fatto economico eccezionale. Quindi il senso del premio nobel è:  signori aspettiamoci la prossima ondata di crisi e caos.   

      Anche altre fonti con motivazioni diverse esprimono stesso parere. Per la Süddeutsche Zeitung nell’articolo del 27 agosto scorso “Si minaccia una prossima grande crisi finanziaria – e tutti stanno a guardare” la grossa crisi finanziaria del 2008 che ha colto estremamente di sorpresa sia gli economisti, 

che i finanzieri che i politici, ha stimolato gli entourage governativi di mezzo mondo a cambiare regole finanziarie, statalizzare aziende, fondere banche e imprese per superare la crisi stessa e evitare che un’altra sopraggiungesse. Ma nonostante ciò, è il parere della Süddeutsche, un’altra crisi si starebbe per profilare. E il motivo risiederebbe, sempre per il giornale, nell’attuale aggressività politica ed economica internazionale del presidente americano Trump. 

      Anche la testata “FrankfurterRundschau“ nel suo articolo del 29 sett. 2017 “La prossima crisi arriva certamente” prevede un prossimo crollo finanziario. 

E nel sottotitolo ci tiene a ribadire, sottolineare, come il sistema capitalistico funziona: “… chi promette che il sistema è sicuro, racconta favole. Non esiste nessuna sicurezza”. Senza saperlo il capitalistico giornale esprime concetti simili al comunista Engels, già da lui chiariti nell’800.

Con questo articolo la testata, che elenca le recenti crisi di crollo delle borse del 1987, il crollo delle borse asiatiche del 1997 e infine la crisi finanziaria del 2008, è in polemica con il direttore della Banca Centrale americana, Janet Yellen, la quale promette che nessun altra crisi arriverà più. La “FrankfurtRundschau”, citando l’economista francese Patrik Artus, vede come causa e responsabile della prossima “inevitabile crisi” il “Settore Finanziario”, che con le sue note speculazioni nei prestiti agli stati e alle grandi multinazionali sarà cagione di un’altra situazione internazionale di crisi e caos.

Quindi, in sostanza tutti riportano lo stesso concetto: il capitalismo non pace e armonia, ma instabilità, crisi e caos.

       In sintesi – E’ il profitto, la concorrenza, sono gli affari, che rendono sistema capitalistico caotico e talvolta anche molto distruttivo. Tutto questo nella società socialista (che non è il falso socialismo dell’ex Unione Sovietica o ex DDR, dove vigeva il capitalismo, uguale come in Cina adesso) non succede. Perché nel socialismo il profitto, la concorrenza, affari e banche non esistono più.



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