TEMI DEL PROSSIMO GIORNALE:

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NON LASCIARSI INGANNARE DALLA BORGHESIA

 

IL VOLTO NASCOSTO DELLA DEMOCRAZIA: 

AL SERVIZIO DEI CAPITALSTI

 

 

 

 

Molti inneggiano alla democrazia. Ma non si soffermano sul fatto che la democrazia in cui viviamo è una “democrazia capitalista”. Non hanno la minima idea di cosa sia. La “democrazia capitalista”  ha invece un significato ben preciso, sia storico che pratico.

Innanzi tutto: perché “capitalista”?  

Per capire il presente è utile fare un passo indietro nel passato. “Democrazia” significa “il diritto della popolazione, attraverso il voto, di scegliere chi deve governare”. E la prima esperienza di questo sistema di voto la troviamo in Grecia, ad Atene, all’incirca nel ‘600 prima di Cristo. E’ in questo periodo che viene sperimentata la prima “forma democratica”. A quel tempo, com’è noto, vigeva lo schiavismo. Quindi la prima “democrazia” si appoggiava sugli schiavi e per questo la possiamo definire “democrazia schiavistica”. In quella società il diritto di voto era riservato tra gli ateniesi agli soli uomini adulti. Le donne ne erano escluse, così come naturalmente gli schiavi. Anche chi non era di cittadinanza ateniese era escluso dal voto. In pratica in quel tempo nella città, riportano le ricerche, su una popolazione di circa 250 mila abitanti, circa 50 mila avevano diritto di voto.

Questa forma di voto popolare per decidere chi doveva governare, ad Atene era stata escogitata per evitare e por fine alle faide, alla guerra continua che le varie fazioni delle famiglie più influenti e potenti della città si conducevano tra loro, trucidandosi a vicenda per la conquista del potere.

Quindi nella società schiavistica ateniese del 600 fino a circa il 300 a.Cr. dove dominavano i potenti clan e le grandi famiglie aristocratiche, nel sistema di voto democratico vinceva chi aveva la possibilità di avere più persone che votavano per la propria famiglia o per il proprio clan. Con questo sistema di voto, cioè di “democrazia”, le grandi famiglie aristocratiche ateniesi erano riuscite a diminuire sensibilmente le sanguinose faide per decidere chi doveva governare la città. 

Questo sistema di voto è stata poi adottata (in parte) anche nell’antica Roma repubblicana. Per poi scomparire definitivamente per quasi un paio di millenni. 

Poi la “democrazia” cioè “il diritto di scegliere con il voto chi deve governare”, riappare nell’attuale società capitalistica, che possiamo quindi definire “democrazia capitalista”.

Nell’odierna “democrazia capitalista” tutta la popolazione ha il diritto di votare: uomini e donne senza distinzione e gli schiavi non esistono più. Ma nel capitalismo la società è ancora divisa in classi: da una parte la classe dei capitalisti detentori dei mezzi di produzione e dall’altra la classe dei salariati che lavorano a giornata dai capitalisti. E i capitalisti nei paesi industrializzati sono una piccolissima minoranza, mentre le famiglie proletarie sono quasi la totalità della popolazione.

 

 

Quindi nel capitalismo in teoria i proletari, come stragrande maggioranza dei votanti che 

scelgono i propri rappresentanti, da logica dovrebbero dirigere la società e dovrebbero condurre una vita ultra benestante, mentre i capitalisti proprietari delle fabbriche, ma piccolissima minoranza sociale, essere più o meno al livello dei proletari come tenore di vita. INVECE NON E’ COSI’. La realtà ci dice che nonostante le famiglie proletarie compongano la quasi totalità della popolazione, vivono al limite della decenza, e molte di esse anche difficoltà o in stato di povertà, mentre i capitalisti, come minoranza, possono anche essere multimiliardari.  COME MAI?  Da cosa proviene questa stridente contraddizione di democrazia?

La spiegazione si trova proprio nella “democrazia capitalista” stessa. Dove esiste un trucco. Trucco che rende possibile che la piccola minoranza sovrasti l’enorme maggioranza.  Nel sistema di voto i capitalisti hanno introdotto lo stratagemma dove i politici una volta votati non possono più essere ne ritrattati o sostituiti. Cioè dopo il voto i politici possono rimanere 4 anni in parlamento indipendentemente se poi non manterranno le promesse fatte in campagna elettorale o se si comporteranno da corrotti. Con questo stratagemma “democratico” i politici anche se eletti dai lavoratori possono mettersi al servizio dei ricchi capitalisti senza aver il problema di essere ritrattati. E questo spiega il perché le leggi sono sempre a favore dei capitalisti e questi diventano miliardari mentre i lavoratori no.

Certamente le masse proletarie nelle seguenti elezioni potranno non rivotare più questi politici “corrotti voltagabbana” e votarne altri, ma la cosa si ripete poi sempre, all’infinito.  

Quindi nella “democrazia capitalista” la maggioranza proletaria ha certo il diritto di votare i rappresentanti, ma dopo il voto non ha più la possibilità di poterli controllare. Quindi la “democrazia” è “dopata”, il voto in realtà è un “trucco”. 

Poi potrà esistere la “democrazia socialista” (che ovviamente non è il falso socialismo dell’ex Unione Sovietica stalinista, o della DDR o dell’odierna Cina dove vige il capitalismo nella forma del capital di stato condotto da un falso “partito comunista”). La “democrazia socialista” può esistere solo in un’altra società, una società diversa dall’attuale, dove non esista più il sistema economico commerciale, come avviene tutt’ora. In questa diversa società i beni prodotti devono essere suddivisi tra la popolazione e non più venduti. Con questi presupposti non più capitalistici la “democrazia” può finalmente trovare il suo completo svolgimento. In questa diversa organizzazione sociale dove tutti sono produttori e tutti sono proprietari, diventa finalmente possibile che i delegati votati possano essere ritrattati in qualsiasi momento, qualora ritenuti corrotti o incapaci. Inoltre possono venir pagati come tutti gli altri lavoratori.

Questa riteniamo essere la VERA DEMOCRAZIA a cui tutti aspirano.


 

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AVER CHIARO GLI INTERESSI CAPITALISTICI IN GIOCO 

 

BIDEN O TRUMP?

ENTRAMBI PERSEGUONO GLI INTERESSI DELL’IMPERIALISMO AMERICANO

 

LO SCONTRO TRA I DUE CONTENDENTI NON E’ SUGLI INTERESSI DEI LAVORATORI, MA COME SEMPRE (e come risalta “WELT”) QUALE POLITICA DEVONO PERSEGUIRE PER FAVORIRE GLI INTERESSI DEI GRANDI CAPITALISTI AMERICANI

 

 

Come da sempre affermiamo, non esistono presidenti o governi capitalistici “migliori” o “peggiori”. Tutti sono al servizio dei ricchi capitalisti.  Certamente usano tattiche e metodi diversi nel loro operato. Ma, in altre parole, ogni governo, ogni presidente ha un suo metodo, un suo proprio criterio per convincere i lavoratori sfruttati affinché stiano calmi, ed accettino il sistema borghese strapieno di contraddizioni e porcherie.

Facciamo degli esempi riguardanti l’operatività dei vari presidenti americani “bravi” o “cattivi” in rapporto alle guerre condotte dall’America.

 

-     -      Trump: nel concetto collettivo viene considerato un “cattivo”, perché ha imposto duri dazi alla Cina, minaccia di imporli anche all’Europa e ha introdotto due sanzioni contro l’Iran, Russia e vuole destabilizzare il Venezuela.

-      -      Ma del presidente Obama, considerato invece il “buono”, forse non tutti hanno presente che ha fomentato, finanziato e poi armato la guerra civile in Siria nel 2011 finchè poi non è esplosa, con l’intenzione di abbattere il regime di Assad, appartenente allo schieramento capitalista Russia-Cina opposto agli americani e agli occidentali.

-     -      E’ invece poi a tutti noto che il “cattivo” presidente George Bush (figlio) ha iniziato nel 2001 prima la guerra in Afghanistan, e poi nel 2003  quella in Iraq.    

-     -      Ma meno noto è che il presidente “buono”  Bill Clinton nel 1993 ha inviato truppe americane nella guerra in Somalia che dopo essere state massacrate sono state ritirate. Che nel 1998 ha mandato gli aerei a bombardare la Jugoslavia e che sempre nel 1998 ha intrapreso la guerra del Kosovo.

-     -      Riguardante il “cattivo” presidente George Bush (padre) tutti sanno invece che è responsabile della “prima guerra irachena” del 1990 facendo invadere l’Iraq dalle truppe USA, e che prima nel 1989 aveva fatto invadere lo stato centroamericano di Panama, conquistandolo. 

 

… e così  si potrebbe andare avanti all’infinito con gli altri presidenti americani Reagan, Carter, ecc.

 

E’ quindi evidente: non esiste nessuna differenza tra presidenti definiti “buoni” o altri chiamati “cattivi”. Tutti hanno fatto (e fanno) le stesse cose, anche se nell’immaginario collettivo e dalla stampa vengono dipinti come “diversi” tra di loro. Nel loro comportamento è chiaro, cambia solo la casacca di partito a cui appartengono. Nel caso dell’espansionismo, tutti hanno condotto guerre, facendo uccidere e massacrare migliaia, centinaia di migliaia di persone. Ma qual è lo scopo? Non certo sviluppare civilmente l’umanità. E non certo per i lavoratori  (che non hanno patria). Ma sempre con l’obbiettivo di favorire l’interesse dei guadagni dei grandi capitalisti.

Il definirsi di “destra” o di “sinistra”, repubblicani” o “democratici”, “conservatori” o “progressisti”, “cattivi” o “buoni” è solo un trucco, un inganno borghese. E’ un trucco che tutti i partiti in tutte le nazioni usano per confondere i lavoratori, per imbrogliarli e distoglierli dai loro veri problemi e interessi.

 

Anche dal punto di vista della difesa del tenore di vita in USA per le masse lavoratrici non esiste e non si nota alcuna differenza tra le Amministrazioni americane condotte da presidenti “progressisti” o “conservatori”, “buoni” o “cattivi”, “democratici” o “repubblicani”. Nel susseguirsi delle varie Amministrazioni, dei vari presidenti, i lavoratori hanno sempre dovuto lottare e scioperare duramente e con determinazione se hanno voluto mantenere un certo livello di vita dignitoso.  

 

Venendo ai giorni nostri, riguardante la “diversità” politica condotta dalle due ultime amministrazioni: Obama e Trump, vogliamo segnalare: la tattica di Obama (adesso riproposta anche da Joe Biden - come soprariportato da “WELT”) di creare grandi aggregazioni internazionali (Ttip, TPP, NAFTA ) o la politica di Trump di attacco diretto ai concorrenti con l’introduzione di dazi o inasprimento di sanzioni: entrambe le politiche Obama-Trump hanno lo stesso scopo di perseguire l’identico obiettivo: tentare di isolare le rivali emergenti Cina e Russia e i loro alleati (Iran, Siria, Venezuela, ecc) così da favorire, come detto, gli interessi dei capitalisti e banchieri americani sul mercato internazionale.

 

Riguardo poi la riforma sanitaria introdotta dalla precedente Amministrazione Obama e smantellata adesso  da Trump, è da precisare che Obama l’aveva introdotta per esaudire la richiesta pressante espressa da decenni da alcuni grandi gruppi industrial-bancari Usa, con lo scopo di tener calme le tensioni sociali di equilibrio capitalista nella grande società statunitense.

Non lasciarsi mai quindi ingannare dalle facili parole, ma guardare sempre alla sostanza.

APPROFONDIRE CHE COS’E’ REALMENTE L’UNIONE EUROPEA: IL RAPPORTO MARTIN SCHIRDEWAN.

 

L’UNIONE EUROPEA CONTRO I GIOVANI E I LAVORATORI EUROPEI

 

 

DAL RAPPORTO SCHIRDEWAN EMERGE CHE DAL 2011 AL 2018

LA COMMISSIONE EUROPEA HA COSI’

 “RACCOMANDATO”  AGLI STATI MEMBRI:

 

-           per 105 volte  - AUMENTARE L’ETA’ PENSIONABILE

-           per 63  volte   - RIDURRE LA SPESA SANITARIA

-           per 50  volte   - FRENARE LA CRESCITA DEI SALARI

-           per 38 volte - RIDURRE LA SICUREZZA SUL LAVORO – RIDURRE LE TUTELE OCCUPAZIONALI AUMENTANDO I LICENZIAMENTI – DIMINUIRE LA CONTRATTAZIONE NAZIONALE COLLETTIVA CON I SINDACATI.

 

MA MAI MISURE CONTRO BANCHE E IMPRENDITORI!

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Abbiamo sempre sostenuto come marxisti che l’Unione Europea non è un organismo apartitico, astratto, sociale, ma è un organismo voluto dai capitalisti europei, è al loro servizio e deve servire per i loro scopi. Questo lo scriviamo fin dalla nascita UE e lo ripetiamo costantemente.

Le istituzioni, i governi e i media, cercano naturalmente in tutti i modi di negare questa realtà. Cercando di accreditare l’idea invece di un’Europa organismo al servizio del cittadino, di pace, che emana civiltà, armonia, ed promuove l’ecologia.  

Ma la realtà parla diversamente. Le nazioni europee che stanno aumentando sensibilmente le proprie spese militari stanno partecipando a tutti i teatri di guerra presenti nel mondo = Medio Oriente, Asia, Africa. E i dati dicono che l’Europa è una delle fonti più inquinanti del pianeta, assieme ad America e Cina. E i capitalisti europei assieme ai capitalisti degli altri continenti sono sempre più che mai attivi nel fomentare divisioni e diaspore tra religioni e etnie nei paesi arretrati per trarne vantaggio e sfruttare le situazioni per potersi così ulteriormente inserire ed espandere nei vari luoghi. Tutto questo naturalmente non viene divulgato all’interno delle nazioni, ma tenuto sempre ben nascosto.

Anche sul fronte interno economico l’Europa si conferma essere non di equilibrio sociale come molti credono, ma di parte, a favore dei capitalisti e aspramente contro i salariati europei. Tutto questo dai giovani e dai lavoratori viene però percepito.

A conferma, anche se raramente,  appaiono dei resoconti, delle indagini ufficiali, che comprovano questa diffusa percezione di ruolo UE contro il mondo salariale.  

Questa volta è l’eurodeputato per la Linke, Martin Schirdewan ad ufficializzare un’indagine. 

Un lavoro da parte dell’organismo molto intenso, di “consigli”, “raccomandazioni, “indirizzi” molto forti ed energici, rivolti agli stati membri.  

In quasi 10 anni la Commissione Europea ha per ben 105 volte “raccomandato” ai governi membri di “alzare l’età pensionabile e frenare il potere d’acquisto delle pensioni”  (i ricchi naturalmente non hanno bisogno di pensioni). Per 63 volte “indicato” che venga “diminuita la spesa sanitaria generale” (i capitalisti si curano ovviamente nelle cliniche private a pagamento). 

Per 50 volte ha “consigliato” che i salari vengano “frenati” (i capitalisti miliardari non vivono ovviamente di salario). Poi per 38 volte ha “esortato” gli stati a diminuire le spese per la sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro, di aumentare i licenziamenti, e di ridurre la contrattazione nazionale con i sindacati dei lavoratori.

Questo è il lavoro “reale” che la “Commissione Europea”, cioè la UE, ogni giorno svolge. Non modifiche sociali a beneficio dei lavoratori o di giustizia sociale. Ma di attacco continuo contro i salariati e al loro tenore di vita.  

L’UNIONE EUROPEA E’ PERCIO’ CHIARAMENTE UN ORGANISMO DEI CAPITALISTI  (anche se le istituzioni pubbliche lo negano).

A questo punto la constatazione realistica che possiamo fare è: a fronte di questa realtà

 

MANCA UN SINDACATO UNITO EUROPEO CHE POSSA CONTRASTARE I CAPITALISTI EUROPEI.   CHE PERSEGUA GLI INTERESSI DELLA CLASSE SALARIATA E DEI GIOVANI.

 

Questo è quello che riteniamo sia fondamentale ai lavoratori, ai giovani europei per difendersi dall’attacco padronale. E’ importante non credere alla favola che l’Europa sia espressione dei cittadini, benevola, sociale e apolitica. I dati del Rapporto Schirdewan ancora una volta lo evidenziano. E non credere ad un’Europa che si possa indirizzare e orientare su obbiettivi di equità e giustizia sociale, come molti (compreso lo stesso Schirdewan) affermano. Perché questa utopia, o è ingenuità, o è sostenuta da manipolatori che vogliono nascondere la verità di un’Europa diretta da dietro la quinte energicamente dai capitalisti.



 

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LE GIUSTE POSIZIONI CHE PORTANO AL SUCCESSO

LE NOSTRE POSIZIONI.

CIO’ CHE CI DISTINGUE

DAI TROTZKISTI

(e dagli stalinisti)

 

ECCO DOV’E’ ARRIVATA L’ORGANIZZAZIONE MARXISTA 

LOTTA COMUNISTA CON LE GIUSTE POSIZIONI

 

In ex DDR e Unione Sovietica non esisteva - e adesso in Cina, Cuba -non esiste nessun socialismo, ma il Capitalismo condotto dallo Stato

 

Esattamente così. Per i marxisti NON E’ MAI ESISTITO NESSUN “SOCIALISMO” in ex DDR o nell’Unione Sovietica, adesso in Cina ecc. ma è esistito il capitalismo diretto dallo stato. E in questi stati, come nei capitalismi privati occidentali, esisteva la società mercantile con la compravendita, gli affari, il profitto, le banche, lo sfruttamento, ecc. in questi paesi il sistema capitalistico era ed è diretto anziché da privati, da manager statali, tecnocrati, uomini di partiti.

La posizione dei trotzkisti invece su questa questione è che nell’Unione Sovietica, nella DDR, ecc. sia effettivamente esistito il “socialismo” - come adesso in Cina ecc. - solo che questo  presunto “socialismo” era ed è diretto da una “burocrazia degenerata e corrotta” per cui non funziona. Non si capisce a quale “socialismo” i trotzkisti si riferiscano, visto che nei paesi citati la produzione statalizzata funzionava e funziona capitalisticamente, non era e non è gestita dai lavoratori e non viene suddivisa equamente tra la popolazione com’è nel socialismo reale, eliminando la compravendita, la concorrenza, banche, profitti, sfruttamento, ecc.

Per gli stalinisti  esisteva nei paesi del blocco sovietico ovviamente – come tutt’ora in Cina, Cuba, Nord Corea, il “vero socialismo”. Gli stalinisti fan passare, in linea con Stalin, Mao, ecc. per “socialismo” tutto quello che nel sistema capitalistico viene “statalizzato”. Anche se è ultra evidente che queste “statalizzazioni” appartengono appieno al sistema capitalistico e le aziende statalizzate funzionano capitalisticamente, loro affermano essere questo “vero socialismo”. Una evidente truffa, un grosso inganno, che perpetuano da sempre e che ha portato nella storia della classe lavoratrice ai noti disastri stalinisti e alla confusione più estrema.

 

I curdi, i palestinesi, i catalani, non lottano per il socialismo, ma per l’indipendenza capitalistica del proprio stato.

 

Proprio così. Anche se i combattenti Curdi, Palestinesi e molti degli indipendentisti Catalani o Baschi si definiscono “rivoluzionari” o “comunisti”, in realtà si battono per “l’indipendenza capitalistica” del proprio territorio. Noi marxisti lo abbiamo da sempre sostenuto, e la conferma pratica è arrivata con lo Stato che i palestinesi hanno ottenuto nella “Striscia di Gaza”, che è uno Stato appunto indipendente, come volevano i “rivoluzionari” palestinesi, ma chiaramente, senza ombra di dubbio capitalistico. Perciò Curdi, Palestinesi, Catalani, ecc. nelle loro lotte per l’indipendenza territoriale non hanno proprio niente a che fare per l’edificazione di una società non capitalistica, superiore. Anzi, al contrario, con le loro lotte borghesi di indipendenza territoriale ottengono di dividere ulteriormente la classe operaia. Seminando odio per es. tra proletari curdi contro quelli turchi, siriani, iracheni e iraniani, o tra i proletari palestinesi contro quelli israeliani, libanesi, egiziani, ecc. Cosa che i marxisti ripudiano, disprezzano, in quanto i marxisti tendono a UNIRE i 

l’indipendenza capitalistica del proprio territorio, ma contro tutte le proprie borghesie locali per la rivoluzione mondiale.

Ma i trotzkisti supportano, incentivano, la lotta indipendentista dei Curdi, Catalani, Palestinesi, ecc. La sostengono argomentando che questa è una tattica trotzkista affinchè i proletari Curdi, Palestinesi, ecc. una volta arrivati all’indipendenza capitalistica territoriale, poi proseguiranno nella battaglia per il socialismo. UTOPIA PURA.   Perché le dirigenze politiche ed economiche borghesi che dirigono, incentivano, finanziano, armano, e sono alla testa delle lotte indipendentiste curde, palestinesi, catalane, ecc. anche se si definiscono “rivoluzionarie” o “comuniste” per meglio manipolare, coinvolgere, le masse dei proletari sfruttati nella lotta per l’indipendenza capitalistica territoriale, una volta giunti all’indipendenza - e l’esempio palestinese della “Striscia di Gaza” – o Chàvez e Lula in Sudamerica, o l’indipendenza Jugoslava con Tito nel 1945, parlano chiaro - frenano, combattono contro, uccidono, chi vuole andare oltre. Quindi questa “tattica” trotzkista di sostegno è completamente errata, senza speranza, utopica, assolutamente da non perseguire.

Anche gli stalinisti incoraggiano, si immischiano nelle lotte per le indipendenze territoriali. Si intromettono in queste battaglie con lo scopo preciso di creare stati sul tipo ex DDr, Corea del Nord, ecc. Cioè creare stati indipendenti a capitalismo di stato.

 

Democrazia e parlamento: organizzazione politica sociale borghese (sovrastruttura) adottata dai capitalisti per meglio controllare, manipolare, dirigere, le masse dei lavoratori sfruttati.

 

Lenin definisce lo stato democratico “il miglior involucro capitalista”. Ossia la migliore facciata, che i capitalisti possono presentare alle masse proletarie sfruttate per poterle dirigere, coinvolgere, sviarle dei loro problemi, ecc. E per noi marxisti questa è la vera “realtà” quotidiana. Con la “democrazia” i capitalisti riescono alla meglio far accettare alle masse lo sfruttamento, le ripugnanti guerre, le crisi, le disuguaglianze sociali, i disastri ecologici e tutte le porcherie capitaliste. Ma le facciate democratiche crollano sempre quando una forte crisi economica e sociale sopraggiunge, dove le masse disperate comincino a protestare con forza. E’ in queste situazioni che lo Stato “democratico” mostra la sua vera faccia capitalistica con dure repressioni, persecuzioni, esecuzioni.

Per i trotzkisti la democrazia è invece il capitalismo nella sua forma migliore. Una fase capitalistica dove attraverso le elezioni e le lotte si può passare poi al comunismo. Anche qui si entra nell’utopia pura. Infatti sotto gli occhi abbiamo gli esempi di tutte le organizzazioni trotzkiste nel mondo che entrate nei vari governi borghesi si sono sempre lasciate assorbire, integrare negli establishment dirigenziali, visto l’impossibilità di cambiarli.

Per gli stalinisti la “democrazia” è un mezzo per arrivare alle “statalizzazioni”. “Statalizzazioni” che, come sottolineato, gli stalinisti spacciano per forme di “socialismo”. Quindi appoggiano e sostengono le “democrazie” in tutti i modi.


 

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 CAPIRE BENE LE MENZOGNE DEI POLITICI

Infezione Covid 19: gestione catastrofica in USA 

TRUMP CERCA DIVERSIVI PER SVIARE LE SUE COLPE  E NON PERDERE LE ELEZIONI A NOVEMBRE

COME DIVERSIVI TRUMP: prima  accusa la CINA DI NON AVER AVVISATO DEL PERICOLO - poi accusa IL LABORATORIO DI WUHAN ESSERE RESPONSABILE DELL’INFEZIONE – poi dichiara l’OMS di IMBROGLIARE - poi dichiara USO DEL FARMACO “Remdesivir” FENOMENALE – poi dichiara LO SCANDALO OBAMAGATE e adesso inscena la chiusura del consolato di Houston.

 

 

Le accuse contro Trump per la gestione catastrofica contro l’infezione Covid 19 montano in USA come un terremoto. Trump è in estrema difficoltà perché si rende conto seriamente che può perdere le prossime elezioni presidenziali in novembre. Infatti negli ultimi sondaggi di preferenza nell’ultimo mese il Tycoon è crollato di molti punti sotto il suo rivale democratico Joe Biden e la situazione sembra peggiorare costantemente.

Come abbiamo già evidenziato, Trump per non danneggiare i guadagni agli industriali americani chiudendo le fabbriche all’arrivo dell’infezione Coronavirus in USA, ha voluto di proposito sottovalutare il pericolo del contagio Covid 19 quando ancora imperversava in Europa e in Asia. Il presidente americano avrebbe potuto facilmente già da subito all’arrivo prendere le giuste e necessarie misure restrittive affinchè il contagio non si diffondesse anche negli Usa, chiudendo frontiere, attuando seri controlli a tappeto, vietare gli assembramenti, i contatti ravvicinati, le riunioni, ecc.

Ma far questo, come detto, significava danneggiare l’economia Usa, cioè gli affari dei facoltosi capitalisti americani che lo sostengono. E Trump facendo il bullo sperava che l’infezione si sarebbe da sola con il tempo scemata. In quest’ottica perciò il Tycoon newyorchese già in febbraio sosteneva di aver la situazione sotto controllo, che con il caldo il Covid sarebbe sparito, di star calmi perchè non esisteva nessun pericolo per l’America da lui diretta. La realtà si è dimostrata però poi, com’è noto, ben diversa e catastrofica come da lui preventivato.

Perciò Trump, causa la sua gestione disastrosa e le sue continue menzogne da politico, la sua arroganza e le sue ottusità, è diventato facile bersaglio politico, barzelletta dei suoi oppositori e dei Democratici. E la vittoria elettorale che già per Trump il prossimo novembre si profilava e che il Tycoon già pregustava, sta velocemente svanendo. E questo fa infuriare il focoso e impetuoso multimiliardario newyorchese. 

E’ così che Trump con il suo staff e consiglieri, per cercare di rialzare le preferenze nei sondaggi, com’è norma nella politica borghese, cerca di scaricare le sue colpe su altri, diffamare  gli oppositori, ecc. Si  è inventato diversivi (tipo: responsabilità che lui non ha, scandali, lancia improperi a sinistra e a destra, ecc.) per distogliere l’attenzione dalle sue colpe sperando che la gente parli d’altro e poi lo voti.

Diversivi e grottesche scuse che diventano ridicole, goffe, assurde. Come dichiarare che Pechino non aveva avvisato l’America della gravità e pericolosità dell’infezione (quando in realtà Trump il pericolo lo poteva già vedere ultra chiaramente mesi prima che arrivasse in America, dove già in Europa e Asia il Covid imperversava). Oppure che il virus è stato prodotto a posta nel laboratorio dell’OMS a Wuhan in Cina e poi lasciato circolare nel mondo di proposito per colpire le economie occidentali e soprattutto gli Stati Uniti. Aggiungendo grottescamente di avere anche le prove di questo, prove che però non ha mai esibito. In secondo momento ha autorizzato, con grande eco e pubblicità nazionale, l’uso massiccio del farmaco antiebola “Remdesivir”, presentandolo essere la cura definitiva contro l’infezione. Cosa ovviamente non dimostrata. Infatti anche dopo l’uso del farmaco il contagio si è diffuso costantemente come prima. L’ultima trovata, l’ultimo diversivo, sarebbe l’Obamagate. Definito da Trump e dal suo staff come “il più grosso e schifoso scandalo negli USA dal dopoguerra”. Il caso consiste nel fatto che nel 2017 durante la campagna elettorale presidenziale, l’allora presidente Obama per ostacolare Trump alla presidenza e favorire Hillary Clinton, avrebbe inscenato il Russiagate. Sostenendo che i russi si sarebbero intromessi nella campagna elettorale per favorire l’elezione di Trump. Atto che recentemente l’alto tribunale USA ha definito totalmente infondato. Quindi Trump grida adesso allo schifoso scandalo e cerca di utilizzarlo  nell’attuale campagna elettorale. E adesso come ultimo atto inscena la chiusura del consolato di Houston.

Oltre che causare morti, disastri sanitari ed economici, il Covid 19 infiamma anche la campagna elettorale negli Stati Uniti in vista dell’elezione in novembre del prossimo presidente.

Il furioso Trump, servitore (come tutti i governi) degli industriali e dell’alta finanza, è in forte difficoltà di consensi e tuona contro tutti. I democratici sfruttano l’occasione inaspettata per sostituire Trump, accedere al governo, ed essere essi stessi a servire i ricchi capitalisti e finanzieri statunitensi.

Tutto questo, naturalmente, non ha niente a che fare con i problemi e gli interessi delle masse dei lavoratori salariati. Che sempre e comunque, sotto un governo o un altro, saranno sempre sottomessi, oppressi, sfruttati e spolpati.

AFFERRARE COME RAGIONA LA BORGHESIA

ROCKFELLER PROPONE

ALL’ONU IL DECREMENTO

DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

 Le idee dementi di chi è strapieno di soldi

E’ nel maggio 2009, che il Sunday Times in un articolo riporta dell’incontro tra supermiliardari :  “Durante la cena, prendendo spunto da Gates, si ritrovarono tutti d’accordo sul fatto che  la sovrappopolazione è il problema”

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MA LA CAUSA DEI PROBLEMI SOCIALI NON E’CERTO  IL NUMERO DI POPOLAZIONE, MA IL DISASTROSO SISTEMA CAPITALISTICO!

 

LA PRODUZIONE MONDIALE E’ PIU’ CHE SUFFICIENTE PER SFAMARE E FAR VIVERE BENE TUTTE LE PERSONE SUL PIANETA. MA LA SOCIETA’ DEVE  PERO’ ELIMINARE IL PERVERSO SISTEMA DI COMPRAVENDITA MERCANTILE E ADOTTARE IL METODO DI SUDDIVISIONE EQUILIBRATA SE VUOLE RISOLVERE I SUOI PROBLEMI.

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L’imperialismo cinese sta con prepotenza emergendo. E questo fa paura. Ai borghesi affaristi occidentali fa molto paura. 

A fronte di questo, cosa può uscire dalla mente dei miliardari? Stronzate! Sconvolgenti cavolate dettate solo dall’interesse capitalistico: come proporre che i governi devono operare per diminuire la popolazione mondiale.

 

 

CAPIRE COME RAGIONANO I CAPITALISTI: per tutti i capitalisti, le persone alle loro dipendenze non sono persone, ma mezzi, strumenti, macchine per far soldi, che devono produrre guadagni in modo che il bilancio aumenti sempre, e produca un +.

Perciò per i capitalisti, essendo le persone strumenti, mezzi, macchine, come le macchine i dipendenti devono aumentare, diminuire, essere dimezzati o raddoppiati a secondo del bisogno (affaristico)  cosicchè sul bilancio appaia sempre il famoso +. E’ così che ragionano i capitalisti.

Poi se queste persone sono degli esseri viventi, con le loro famiglie, le loro vite, i loro bisogni, i figli, questo per i capitalisti sono solo “seccature” “disturbi”. Fondamentale è il + sul bilancio.

Quando Marx ci dice che per un imprenditore il suo operaio “è solo un mezzo da estorcergli plusvalore”, eccone qui quindi la traduzione pratica del giorno d’oggi.

Nella logica che per i miliardari le persone non hanno alcun valore, non contano assolutamente niente, ROCKEFELLER va quindi all’ONU e propone di diminuire la popolazione mondiale. Paragonabile alla conta delle formiche, che se sono troppe e infastidiscono, bisogna eliminarne un po’.

E’ sconvolgente per noi persone normali sentire cose così. Il mondo dei capitalisti e il mondo dei salariati sono due mondi completamente diversi, mondi “opposti” come afferma correttamente Marx.

Sono due mondi che chiaramente devono finire. E naturalmente deve rimanere il “mondo delle persone”.


 

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CONOSCERE I TRUCCHI DELLE CAMPAGNE ELETTORALI

Bernie Sanders:

PER FINTA DALLA PARTE

DEI LAVORATORI SOLO

PER RACCOGLIERE VOTI  

IN REALTA’ DALLA PARTE DEI CAPITALISTI

ANCHE OGGI, COME NELLE ELEZIONI USA DEL 2016, DOVE SANDERS DOPO UNA FINTA COMPETIZIONE CONTRO HILLARY CLINTON ALLA FINE HA INDICATO DI VOTARE PER LEI, IL FINTO “SOCIALISTA” SANDERS PRIMA FA FINTA DI COMPETERE CONTRO JOE BIDEN E POI LO APPOGGIA. E’ TUTTO UN TRUCCO ELETTORALE.

 

MOLTI  PARTITI (come l’SPD con Jusos) USANO LA TATTICA DURANTE LE ELEZIONI DI PRESENTARE CANDIDATI RADICALI DI SINISTRA CHE SI PONGONO PER FINTA CONTRO I RICCHI PROMETTENDO AI LAVORATORI E AI GIOVANI PIU’ GIUSTIZIA SOCIALE,  COSI’ DA RACCOGLIERE I LORO VOTI. MA IN REALTA’ E’ SOLO UNA SCENEGGIATA ELETTORALE, TUTTI I CANDIDATI SONO POI AL SERVIZIO DEI CAPITALISTI.

 

LA SCENEGGIATA DI SANDERS

 

 

Come marxisti siamo del parere che al candidato democratico Bernard (Bernie) Sanders dei problemi e degli interessi dei lavoratori non gliene importi assolutamente nulla. Però il Partito Democratico ha bisogno di voti per vincere le elezioni. E soprattutto ha bisogno dei molti milioni di voti che i salariati e i giovani possono portare se vengono convinti che la politica del Partito Democratico è protesa a perseguire e difendere anche i loro interessi. Quindi in campagna elettorale il Partito Democratico ha bisogno, oltre che di candidati di centro e di destra che raccolgano voti in questi aree, anche di candidati finti radicali di sinistra, che fingendo di essere dalla parte delle masse lavoratrici promettano, promettano, promettano. E candidati come Bernie Sanders sono particolarmente adatti per questo tipo di ruolo: criticare duramente il sistema e il suo establishment (di cui anche Bernie fa parte – è stato sindaco di Burlington ed è attualmente senatore) criticando le disfunzioni e le corruzioni - che nel capitalismo copiose non mancano mai, così da inebriare i lavoratori e i giovani. Per apparire e farsi passare da radicale di sinistra contro il sistema. E con questa tattica conquistare la fiducia delle masse sfruttate e giovanili. Con lo scopo finale opportunista di portare tutti a “votare” il candidato che emergerà ufficiale per il Partito Democratico, che guarda caso in USA nella scorsa tornata elettorale del 2016 era proprio la candidata della “destra” del Partito Democratico Hillary Clinton. E oggi è il membro dell’establishment Joe Biden. E il compito e la sceneggiata di Bernie Sanders finisce li.  

 

L’analisi marxista dimostra da sempre che per i lavoratori le elezioni sono tutta una farsa sapientemente usata per poi meglio sfruttarli. Un’illusione per carpirne la fiducia. In realtà produce politici eletti, che sempre sono al servizio dei ricchi capitalisti, anche se lo negano energicamente e inscenano le finte rabbiose critiche al sistema o le finte liti dai banchi dell’opposizione.

Quello che come marxisti ci meraviglia invece è che esistano organizzazioni “marxiste” o “trotzkiste” che diano fiducia a Bernie Sanders. Che si lascino trascinare nel tranello accettando che lui veramente sia di sinistra dalla parte dei lavoratori e si adoperi per loro. Ci sorprende che queste organizzazioni “marxiste”, “trotzkiste” non si accorgano del “trucchetto” borghese elettorale e lo sostengano come candidato. Perché questo delle elezioni è uno stratagemma vecchio come il capitalismo e Marx è sempre stato chiaro al riguardo definendolo “cretinismo parlamentare”, mettendo sull’avviso di non lasciarsi manipolare, infinocchiare.

La realtà dei fatti ci insegna che non esistono politici borghesi “buoni” o “migliori” da sostenere, e altri “cattivi”  o “peggiori” da combattere, come alcune di queste organizzazioni “marxiste” o “trotzkiste” sostengono. Perché ogni politico o partito della borghesia usa un suo proprio metodo per convincere i lavoratori ad accettare il sistema. Ed è noto e famoso il metodo “del bastone o della carota” che usano per arrivare ai loro scopi di convincimento. Con il fine, sempre quello: ottenere, a seconda delle situazioni, il massimo di consenso al capitalismo.   

Tutt’altro invece è il compito delle organizzazioni marxiste. E’ organizzare le lotte contro il sistema e mettersi alla testa di esse. Il compito delle nostre organizzazioni rivoluzionarie è spiegare chiaramente ai lavoratori il funzionamento del corrotto sistema capitalistico, i trucchetti che usa, lo sfruttamento e le guerre che esso persegue. 

Ottimo sarebbe che le organizzazioni marxiste, mantenendo tutte le proprie particolarità e integrità, si unissero, si coordinassero tra di loro. Per assieme porsi alla guida delle lotte, delle proteste. A livello continentale certo, ma a livello globale ancora meglio.

ECCO IL VERO FUNZIONAMENTO DEL CORROTTO CAPITALISMO 

 RESOCONTO DELL’INDAGINE UFFICIALE CONDOTTA

DAL “TRANPARENCY INTERNATIONAL

CORRUZIONE E MALAFFARE CONTINUO DIMOSTRATO ANCHE IN GERMANIA

- UNA CONFERMA DEL MARXISMO-

 

 

 

Come già riportato in altri articoli, non di rado capita durante le riunioni, o durante la nostra attività politica, di incontrare persone, o giovani convinti che la Germania sia un paese senza corruzione o poca, senza truffe economiche o minimali, senza sotterfugi politici ecc. che sia pacifica e senza interventi militari all’estero. Affermano siano l’America e la Cina i paesi imperialisti, mentre il proprio paese no. In Germania sono diversi ad essere convinti di ciò.

Ma siamo nel capitalismo e i tedeschi devono rendersi conto che la corruzione, il malaffare politico e industriale, l’aggressione militare all’estero, nel capitalismo è normalità, senza eccezione, compresa la capitalistica-imperialistica Germania. Perciò queste persone o sono male informate, oppure credono ingenuamente a quello che viene detto in TV, di una Germania protesa solo per il benessere comune, impegnata contro l’inquinamento e il cambiamento climatico, aiutante dei bisognosi e che si prodiga per la pace.

Questa idea si forma proprio perché i canali televisivi e tutti i media stanno molto attenti a tacere e non dare risalto nelle trasmissioni, di notizie di scandali e aspetti corruttivi politici, che ovviamente sono invece ben presenti anche la società capitalisti-imperialista di Berlino. Tutto questo viene accuratamente tenuto ben nascosto nei notiziari, mentre invece è la regola.

Per scoprire la vera realtà corruttiva tedesca bisogna spulciare invece attentamente nei piccoli reportage dei giornali, nei piccoli articoli, che in verità  raramente appaiono, ma che noi marxisti regolarmente scoviamo e riportiamo.   

Uno di questi reportage, molto interessante per i suoi contenuti, è apparso sul portale del website di stato “Tagesschau” il 23 gennaio con il titolo “ Auch Deutschland bleibt korrupt” (“Anche la Germania rimane corrotta”) ripreso poi per un attimo anche da altri giornali. 

Molto interessante perché (a delusione di coloro che credono in una Germania “diversa”, “onesta”) è conferma invece, come sempre, dell’analisi marxista. Viene riportato come le truffe economiche, le lobby politiche, i misfatti dei partiti e dei capitalisti banche-imprenditori, non siano prerogative solo dell’Africa, dell’Asia o dell’America, ma anche della “civilizzata” Europa, Germania in testa.

Ecco come descrive la situazione il portale di stato citando l’indagine ufficiale condotta dall’ufficio “Tranparency International”: «… Hartmut Bäumer, dirigente del Transparency, vede anche per la Germania il bisogno di un miglioramento. Sorprendente è il fatto, che la Bundesrepubblica sia peggiorata ancora nella corruzione economica. “Gli scandali diventano sicuramente sempre più grandi, anche quelli noti, assumendo sempre più importanza e ripetendosi sempre di continuo”. Lo scandalo Cum-Ex  sugli affari illegali delle banche o lo scandalo del diesel ne sono l’esempio ».  Questo per quanto riguarda le truffe delle banche e delle imprese.

Per la corruzione dei partiti prosegue l’articolo: «L’Organizzazione chiede anche più trasparenza nel finanziamento dei partiti. Troppo spesso le donazioni non vengono denunciate e i vuoti vengono utilizzati dagli sponsorizzanti …  Spesso i siti, che essi hanno per farsi pubblicità, vengono pagati molto di più rispetto al prezzo di mercato. E questa è una sponsorizzazione  per un finanziamento nascosto ai partiti.» 

Affrontando le lobby parlamentari tedesche prosegue l’indagine: «Viene detto chiaramente che particolarmente in Germania ci devono essere regole migliori sul lobbysmo, sugli estesi requisiti di divulgazione in caso di conflitti di interessi, di migliori applicazioni degli obblighi di segnalazione ed avere regole garantite».

“Corruzione economica”, “Finanziamenti illeciti ai partiti”, “Lobbysmo parlamentare”, in pratica, leggendo il rapporto del “Transparency International” non si può non notare che il malaffare politico e imprenditoriale che esiste in tutte le nazioni è presente esattamente anche nella presunta “onesta” Germania. Senza distinzione.

Di solito in USA, Francia, Italia, ecc. gli scandali  delle corruzioni vengono utilizzati sui media nello scontro politico tra i vari gruppi economici-politici nella lotta l'uno contro l'altro per indebolirsi a vicenda e  trarre vantaggi a livello governativo. Questo però attualmente in Germania non accade. E’ proprio per questo motivo che gli scandali di corruzioni, ecc. (che ovviamente come documentato anche nella Bundesrepubblica esistono) sulle prime pagine dei giornali non appaiono. Di conseguenza l’esistente malaffare politico-finanziario in Germania rimanendo taciuto e nascosto, da come risultato che è diffusa nell'opinione pubblica l'idea che il problema non esista.  E che il capitalismo  tedesco sia più“buono”, “civile”, dal “volto umano”.  

Certamente viene creata una immagine politico-imprenditoriale distorta, sbagliata, come afferma la riconosciuta indagine ufficiale del “Transparency International”  riportata dal sito di stato.  

Non vorremmo impressionare o shoccare: ma anche con Hitler le persone erano state convinte dagli allora mezzi di informazione che fosse l’uomo ”giusto“ “dell’ordine”, “della pace” e “della prosperità” e per questo veniva super acclamato e amato dalle folle, come dimostrano i filmati. Adesso siamo in democrazia capitalista, ed è quindi necessario precisare che i capitalisti che dirigono i politici da dietro le quinte, adesso come allora, sono sempre gli stessi, e perseguono sempre gli stessi interessi: attraverso la corruzione dei politici, le lobby, le truffe, gli imbrogli nascosti, vogliono ottenere, come nel passato, più profitti, affari, denaro.

E’ noto che i mezzi di informazione riportano solo una parte della verità ed è quella parte che interessa ai capitalisti. Il loro intento è influenzare, manipolare e dirigere le masse lavoratrici.

E’ con la sempre attuale e valida analisi marxista - che i media tentano sempre di screditare - che è invece possibile capire, decifrare realisticamente come il sistema funziona.


 

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-AVER CHIARO COME FUNZIONA IL SISTEMA CAPITALISTICO-

DISASTRO COVID-19 IN AMERICA:

PERCHE’ TRUMP NON VUOLE SVANTAGGIARE I PROFITTI

DEGLI INDUSTRIALI USA

TRUMP NON HA DA SUBITO PRESO LE NECESSARIE MISURE RESTRITTIVE PER NON FAR PERDERE PROFITTI AI PADRONI 

 

 

22 maggio 2020

 

L’infezione COVID-19 è arrivata negli Stati Uniti mesi più tardi rispetto all’Europa e ad alcuni stati asiatici come ovviamente in Cina e poi Sud Corea e Iran. Quindi il presidente americano e l’establishment USA avevano tutto il tempo per prendere le giuste misure necessarie per fermare il più possibile la diffusione dell’infezione coronavirus.

Ma così non è stato. Oggi l’infezione Covid 19 è un disastro negli Usa: al momento sono più di un milione e mezzo gli infettati - che si prospetta potrebbero arrivare a più di 2 milioni - e i morti oltre 100.000 - che potrebbero arrivare a 150.000. Una vera debacle per Trump.

Il quotidiano “la Repubblica” del 12 aprile riporta che Anthony Fauci - considerato il miglior immunologo esperto USA, prima consulente di Trump, dai lui poi licenziato e poi ancora riassunto - afferma che molte vite avrebbero potute essere salvate se le restrizioni fossero state adottate prima”. Ma, continua “la Repubblica” il pensiero di fermare l’economia per Trump poteva essere decisivo per scegliere di non chiudere il paese”. In altre parole, il presidente americano sotto pressione degli industriali americani che non volevano (e non vogliono) perdere profitti, ha preferito ai primi arrivi del COVID-19 in USA, non adottare le giuste misure restrittive - come l’eventuale chiusura di fabbriche - ma ha sottovalutato il pericolo e lasciato quindi entrare e diffondere l’infezione, che si è poi trasformata nell’attuale situazione catastrofica.

E’ “Der Spiegel” nell’articolo del 7 aprile “Cosa dice Trump e cos’è la verità” che si incarica di evidenziare tutte le scuse, i pretesti, le motivazioni fasulle, portate dal presidente per giustificare il suo comportamento catastrofico così da favorire gli interessi capitalistici.

Così l’articolo di “Der Spiegel”:  “quando la malattia già a fine gennaio infuriava in Cina e minacciava di aggredire le altre nazioni, lui affermava che il suo governo aveva “la situazione completamente sotto controllo”. Alla domanda di un reporter, se aveva delle preoccupazioni riguardo una possibile pandemia, il 22 di gennaio diceva: “NO, assolutamente no”. E “Andrà tutto bene”. Poi affermava che la malattia in aprile “sparirà come un miracolo“»  Prosegue poi “Der Spiegel”: «E il 26 febbraio diceva: gli Usa hanno pochi casi. “Fra poco avremo solo 5 persone. E in poco tempo saranno solo due o una“».

Da queste affermazioni se ne deduce chiaramente che Trump già da subito, per non danneggiare gli interessi economici “nazionali” ossia dei capitalisti, abbia rifiutato di prendere in considerazione la gravità della situazione, nonostante la Pandemia fosse già esplosa e imperversasse in Europa.

Spiega poi “Der Spiegel” che Trump in seguito, a pandemia esplosa, per smorzare le più che naturali preoccupazioni e proteste che insorgevano, abbia diffuso notizie di avere un “fenomenale” farmaco che poteva fermare l’infezione: «”Mostra risultati molto buoni. Spero che sarà una cosa fenomenale”, ha chiarito Trump il 3 aprile nella prospettiva che il farmaco anti-malaria Hydroxychloroquin possa essere usato per la cura del Covid-19. Il 5 aprile ha poi detto di avere grossi segnali che funzionava» (“Der Spiegel” ibidem).  Ma su questo miracoloso farmaco Hydroxychloroquin l’esperto capo immunologo Fauci, allora consigliere capo dello staff di Trump, non era a ragione d’accordo: «Anthony Fauci ha sottolineato più volte che le evidenze dell’efficacia fino ad allora erano minime e anedottiche» prosegue “Der Spiegel”.  

Continua poi l‘articolo: «Ancora il 26 aprile Trump affermava: “E’ un po’ come una normale influenza, per la quale abbiamo i vaccini. Avremo anche per essa presto un vaccino”» … « Senza interruzione Trump ha diffuso la speranza di avere velocemente un vaccino a disposizione. “Sarà distribuito molto a breve” ha detto il 7 marzo. Gli esperti sostengono invece che il vaccino sarà a disposizione il prossimo anno» (“Der Spiegel” ibidem)

Anche questa tragica situazione americana - come da sempre ripetiamo – dimostra, è la prova come nella corrotta società capitalistica i governi e i politici siano sempre e inevitabilmente al 

servizio dei capitalisti. A volta in maniera molto evidente - come nel caso di Trump – ma molto più spesso in maniera subdola, nascosta, come i governi europei.  I quali, anch’essi sotto pressione dei capitalisti europei, per accontentare industriali e speculatori hanno

anticipatamente aperto fabbriche e scuole (o le frontiere, come nel caso Italia) anche se  la pericolosissima infezione Covid-19 è ancora in espansione e non ancora sotto controllo, con esiti imprevedibili di ritorno della pericolosa malattia.

C’è da ricordare, sottolineare, che i governi borghesi nel passato, per portare ulteriori soldi ai capitalisti hanno ridotto al minimo i sistemi sanitari nazionali, sia in Europa che in America. E questo adesso è emerso violentemente nella pandemia Covid-19 dove i diversi sistemi nazionali nei vari paesi si sono dimostrati assolutamente insufficienti a curare la catastrofica infezione.

 

Il vero virus nella società è senz’altro il capitalismo, che non solo è causa di guerre, crisi, povertà, fame e distruzioni nel mondo, ma non può garantire neanche un sistema sanitario idoneo.

-SCONTRO TRA BORGHESIE-

L’INEVITABILE ESPANSIONE DELL’IMPERIALISMO CINESE NEL MONDO

 

 

 

 

 Lo ripetiamo da sempre e in continuazione: la Cina non è un paese “comunista” o “socialista” come il partito stalinista falso comunista che dirige la nazione vuol far credere.  

La Cina è un paese capitalista come tutte le altre nazioni sul globo. E’ una nazione dove (come dappertutto) vige concorrenza, commercio, affari, banche, profitti, ricchi, poveri, sfruttamento, ecc. Se la Cina fosse veramente “socialista” (come vuol far credere) tutte queste caratteristiche capitalistiche non esisterebbero, perchè nel socialismo (o comunismo) la produzione viene suddivisa equamente tra la popolazione senza vendita e concorrenza, come in una grande famiglia.

Il fatto che in Cina a dirigere il capitalismo sia un partito stalinista che si autodefinisce “comunista”, non deve trarre in inganno. Anche il fatto che una grossa parte delle aziende, industrie, banche, ecc. siano statalizzate, anche questo non deve trarre in inganno. Sono normalità nel sistema capitalistico (si pensi che le aziende statalizzate esistevano già nell’800 in Germania ai tempi di Bismarck). Bisogna sempre guardare alla sostanza quando si valuta di che tipo è una società. E quando in questa società esistono concorrenza, profitto, ecc. significa sempre: sistema capitalistico, indipendentemente da come la nazione politicamente si autodefinisce. (L’inganno di autodefinirsi “socialista” – come in Cina o Nord Corea o ex DDR o Unione Sovietica - è per meglio sfruttare i lavoratori).

 

QUINDI CINA PAESE CAPITALISTICO, SENZA OMBRA DI DUBBIO.

 

Ma non solo capitalistico, adesso possiamo definire la Cina (come ad un certo livello di sviluppo succede a tutti i paesi capitalisti) essere entrata anche nello stadio imperialista.

Imperialista significa che i capitalisti cinesi a questo livello di produzione, stanno costituendo sul globo delle proprie aree, zone di influenza su altre nazioni, dove vendere e commerciare i propri prodotti (adesso ad alta tecnologia): impianti industriali, dighe, aeroporti, aerei, treni ad alta velocità, fabbriche intere, e così via, che permetterà loro l’ottenimento di altrettanti enormi profitti.

 

Quindi anche la capitalistica Cina espanderà progressivamente (come tutti i paesi avanzati) sempre più la sua presenza nel mondo. E in questo momento sta proprio cercando spazi, mercati, nazioni, dove insediarsi. E nel futuro, esattamente come gli altri capitalismi, cercherà di tenersi strette, difendere anche militarmente queste sue lucrose “aree estere di affari”, aree che in termine tecnico politico vengono chiamate sui giornali “zone di influenza”.   

Ed è proprio attraverso la famosa “Belt & Road Initiative”, meglio conosciuta come “Via della Seta”,  che i capitalisti cinesi (dirigendo il tutto dall’interno del PCC, ossia del finto “Partito Comunista Cinese”) hanno programmato la propria politica di espansione affaristica nel mondo. Impostando direzioni internazionali di investimenti (e quindi profitti) in Asia, Africa, e Europa - come sotto mostra la cartina del governo cinese. 

 

 

Questo colossale accumulo di capitali da investire è stato ottenuto grazie allo sfruttamento selvaggio, superintensivo del vasto proletariato cinese. Sfruttamento superintensivo facilitato dall’inganno (appunto) della manipolazione governativa di Pechino di mostrarsi ai lavoratori cinesi come “comunista”.

Adesso ormai è normalità leggere sulle riviste specializzate notizie di costruzioni di porti, aeroporti, dighe, centrali idroelettriche e atomiche, da parte delle multinazionali cinesi, o di vendita delle stesse di alta tecnologia e treni super veloci, ecc, nei paesi toccati dalla Belt & Road in Asia, Africa, ma anche in qualche caso in Europa (Grecia).

Mettendo ovviamente in allarme i capitalisti dei paesi concorrenti.

Che accusano le multinazionali cinesi di concorrenza sleale. Cioè di usare la “trappola dei prestiti” (Pechino presta soldi alle nazioni richiedenti, le quali poi con questi finanziamenti si pagano i prodotti ad alta tecnologia acquistandoli dai cinesi) per espandersi e accaparrarsi nuove nazioni. Ma gli occidentali tacciono però di proposito che è ciò loro stessi anche fanno nei paesi arretrati.   

Perciò il futuro sarà caratterizzato sempre più dall’irrompere del colosso cinese nel mercato mondiale aumentando le tensioni tra borghesie. 

 

In tutto questo andamento, quello che a noi marxisti interessa sottolineare è di non lasciarsi coinvolgere dall’inganno stalinista-cinese, che nel suo espandere si autodefinisce “pacifico”, “diverso”, “comunista”, “progressista” o balle di questo genere. Ma di guardare sempre alla sostanza, cioè alla realtà degli affari capitalisti.



 

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-APPROFONDIRE IL MECCANISMO CAPITALISTICO-

GUERRE  LIBIA-SIRIA-YEMEN

LE POTENZE IMPERIALISTE SI COMBATTONO IN “PERIFERIA”

 

 

 

Non si può immaginare il capitalismo senza le guerre. E’ utopia pura. Chi lo ha pensato e lo pensa è sempre stato destinato - e lo sarà sempre - alla delusione.

        I revisionisti di Marx, Bernstein e Kautsky, all’inizio ‘900 avevano pubblicamente teorizzato un capitalismo armonioso, dove i capitalisti si sarebbero sempre accordati per evitare le guerre. Dopo due guerre mondiali e cento altre, questi revisionisti sono ora spazzatura storica.

Le borghesie possono tentare di spostare, allontanare le guerre, ma non le possono evitare. Quando per i capitalisti diventa necessario togliere di mezzo un concorrente, anche la guerra, in dati momenti storici, diventa uno strumento di normalità, necessità. Questa è la logica capitalista.

       Si può constatare che in determinate fasi, anche lunghe, quando i presupposti di concorrenza lo permettono, le grandi potenze imperialiste non si attaccano direttamente militarmente frontalmente, ma si scontrano, conducono guerre militari in “periferia”, per accaparrarsi fette di mercato. Cioè producono guerre per la conquista delle famose “zone di influenza”. In altre parole, i paesi altamente industrializzati, mentre all’interno delle proprie nazioni parlano di “civiltà”, “democrazia”, “pace”, “cultura”, ecc. nei paesi arretrati fomentano e incentivano guerre furiose per rubarsi a vicenda quote di mercato capitalistico.

      E questo rispecchia esattamente anche la situazione odierna. Mentre all’interno dell’Europa, America, Russia e Cina, si fanno grandi discorsi sui “diritti”, l“amore”, l’omosessualità, ecc. le borghesie imperialiste aizzano in contemporanea all’estero, incentivano cruenti guerre in giro per tutto il pianeta. E le attuali guerre in Libia, Yemen, Siria, rispecchiano perfettamente questa situazione.

      La tattica usata da tutte le potenze industrializzate “civili” in queste situazioni di guerre “periferiche” è la classica di sempre: possibilmente non intromettersi direttamente negli scontri, ma usare forze locali per rovesciare militarmente i governi avversi. Facendo leva per es. come pretesto, sulle rivalità religiose o etniche, oppure costruendo opposizioni anche armate con la scusa di abbattere corruzioni o disfunzioni dei vari governi, corruzioni che in ogni paese capitalista non mancano mai. E dietro le quinte ovviamente, cercando di non apparire, questi conflitti religiosi o etnici vengono foraggiati dai governi industrializzati “civili” con copiosi sostegni finanziari e militari. Poco importa ai capitalisti se questo causerà migliaia o centinaia di migliaia di vittime e distruzioni immani, l’importante è che nei bilanci delle proprie aziende compaia il + , ovvero il bilancio positivo. Ovviamente la prassi prevede che in patria dei paesi “civili” dagli “alti valori” questi eccidi e distruzioni vengano giustificate per combattere dei “cattivi” e portare quindi la “democrazia”, la “pace”, il “benessere” o la “civiltà”. 

Quindi anche le attuali guerra in Siria, Libia, Yemen, ultime di una serie infinita di piccole e medie guerre che  hanno causato fin’ora un’infinità di centinaia di migliaia di morti, non possono altro, per l’ennesima volta, che confermare questo schema.

        Ed ecco, come riprova, che nella guerra in Siria sono proprio gli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Turchia che nel 2011 tentano di rovesciare il governo filo russo Assad, armando i ribelli siriani anti Assad, poi sconfitti dal governo stesso sostenuto dalla coalizione Iran-Russia-Cina. E adesso sono sempre gli Usa che sostengono i ribelli curdi in funzione anti Assad. Queste parti di guerra si invertono nell’attuale conflitto in Yemen: qui sono gli iraniani assieme a Russia (e Cina) che fomentando e armando l’etnia Huthu cercano di abbattere il governo in carica filo occidentale sostenuto dalla coalizione Arabia Saudita, Stati Uniti e Francia.  La situazione si rovescia di nuovo ancora nella guerra civile in Libia, dove sono ancora i francesi che dietro le quinte assieme a Egitto e Emirati Arabi Uniti, a cui si è aggiunta poi anche la Russia, che supportano il generale ribelle Haftar perché militarmente rovesci il governo di Tripoli, governo che sostiene gli interessi petroliferi italiani e che a sua volta oltre ad essere sostenuto da Roma, gode l’aiuto della Turchia, Stati Uniti e ONU. 

       E’ più che evidente che nelle guerre le borghesie cinicamente, macabramente giocano a tutto campo, senza problemi e non hanno ne regole ne limiti, ma solo interessi. La realtà dimostra che le alleanze si intrecciano e si interscambiano a secondo della convenienza, che per i capitalisti significa “affari” e “profitti”.

 

Perché sicuramente per i capitalisti le guerre

sono solo una questione di bilanci

-PER MEGLIO CAPIRE LA VIOLENZA DEL CAPITALISMO-

I RIVOLUZIONARI

NON SONO VIOLENTI.

SONO I CAPITALISTI CHE REPRIMONO CON LA VIOLENZA L’ASCESA DEL PROLETARIATO AL POTERE  

(VEDI R. LUXEMBURG)

SI, LA BORGHESIA CERCA DI CREARE L’IMMAGINE DI RIVOLUZIONARI VIOLENTI. IN REALTA’ E’ TUTTO IL CONTRARIO, E’ LA BORGHESIA CHE REPRIME IN MILLE MODI LE ISTANZE PROLETARIE DI CAMBIAMENTI SOCIALI.

 

 

 

E’ del tutto logico, come afferma Marx, che una classe sociale costituente la stragrande maggioranza delle popolazione aspiri al diritto di andare al potere e prendere le redini della società.

La storia lo ha evidenziato nel passato molto chiaramente con la lotta per l’ascesa al potere della borghesia. Nel Medio Evo erano le città, che formate da artigiani e commercianti avevano assunto via via un ruolo sempre più determinante nella vita sociale fino a diventarne il perno centrale dell’intera economia medievale.  

Di conseguenza era storicamente dato che le masse della borghesia in ascesa, avendo interessi economici-sociali molto diversi dai nobili e dai feudatari, piccola minoranza sociale, pretendessero, si siano attivate per prendere la direzione, la gestione della società stessa.

Ma alle richieste pacifiche della borghesia ora diventata maggioritaria i dominanti nobili si sono opposti con strenua violenza, usando i sistemi più repressivi possibili, con le note brutalità,.

Paragonabile situazione la troviamo oggi, dove ora è la borghesia in posizione di piccola minoranza, ma dominante, che si oppone alle masse proletarie che aspirano alla direzione della società. E esattamente come prima i nobili-feudatari, adesso è la minoranza borghese che non vuole cedere pacificamente il potere.  

La dispotica opposizione borghese diventa chiara in determinati momenti, definiti dagli storici e dai marxisti “momenti rivoluzionari”. Momenti dove il sistema capitalista collassa, entrando in incalcolabili profonde crisi con disastri economici, sociali e guerre, creando così i presupposti per i cambiamenti-rivoluzioni sociali. Perché è proprio in queste situazioni catastrofiche che le masse proletarie si scuotono, diventa loro chiaro il reale funzionamento negativo capitalista. Ed è esattamente in questi momenti storici di profonde crisi in cui le borghesie sono in stato di forte debolezza, che esse gettano la maschera mostrando il loro vero volto, reprimendo violentemente ogni tentativo dei proletari di dirigere la società.

Naturalmente i fatti che comprovano non mancano.

 

L’esperienza della rivoluzione della Comune di Parigi del 1871 è stata significativa: il governo borghese dopo aver represso nel sangue il nuovo stato sociale proletario della Comune, a tutti coloro che nelle mani presentavano calli, indistintamente venivano fucilati per le strade. 

E l’esperienza di Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e degli spartachisti è altrettanto illuminante: tutti uccisi perché aspiravano ad una società migliore, diversa. O la controrivoluzione russa portata avanti  dalle armate bianche sostenute e finanziate dai capitalisti occidentali che ha causato mezzo milione di morti.

 

Ma non bisogna andare solo lontano nel tempo per trovare repressioni violente delle borghesie contro i proletari. La soppressione con i carri armati della rivolta di Berlino del 1953 o quella di Budapest del ’56 ne sono esempi recenti.

In realtà ogni giorno, quotidianamente, i lavoratori constatano e subiscono la dominanza borghese. A fronte di capitalisti possidenti patrimoni enormi, i lavoratori dipendenti per mantenere un livello di vita decente, normale, sono costretti costantemente a scioperare. Senza questo sistema di “lotta di classe” i ricchi padroni non cederebbero assolutamente niente ai dipendenti che sfrutterebbero senza limiti.

Ma sono le guerre con centinaia di migliaia di vittime e immani distruzioni l’evidenza più eclatante dell’estrema violenza quotidiana dei borghesi: vengono provocate e condotte dai capitalisti in giro per il mondo solo per raggiungere i loro interessi e profitti.

 

In sostanza: la causa della violenza sociale risiede non nei rivoluzionari che aspirano ai giusti e necessari cambiamenti storici-sociali, ma nella repressione della piccola minoranza borghese, che si presenta con il volto democratico, ma in realtà impedisce in tutti i modi che le masse proletarie sfruttate prendano pacificamente la direzione della società.  E se le masse lavoratrici in dati momenti catastrofici si ribellano e diventano violente, è solo per reazione, risposta, per difesa all’inaudita violenza che la piccola frazione sociale dei capitalisti al potere contro di esse riversa: per impedirne l’ascesa al potere, per impedire il salto storico necessario 


 

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Infezione CORONAVIRUS:

POTREBBE ACCADERE DI NUOVO NEL FUTURO. NEL RECENTE PASSATO GIA’ SUCCESSO 2 VOLTE:

-         Nel 2012-13 in Arabia Saudita

-         Nel 2015 in Sud Corea

 

 

 

 

20 marzo 2020

 

Potrebbe essere, che il “Coronavirus” possa diventare il NUOVO MOSTRO INFETTIVO del prossimo futuro. Se non viene trovato più che in fretta un vaccino o una cura adeguata, situazioni catastrofiche come quella attuale saranno destinate a ripetersi.

 

        Si perché la malattia infettiva virulenta “Coronavirus” non è una novità del 2019-20, ma già nel recente passato ha causato i suoi problemi e fatto le sue vittime.

Infatti l’infezione nel passato ha già manifestato la sua nefasta presenza già due volte, una prima volta in Arabia Saudita nel 2012-13,  per poi riapparire in Corea del Sud nel 2015.

       La stampa europea non ne ha dato notizia, non ha dato risalto a questi due eventi infettivi. Solo il giornale francese  “Le Figaro” (come riportiamo) ha reso noto a suo tempo di entrambe le infezioni.

 

2012-13    ARABIA SAUDITA

      Il “Coronavirus”, così come lo conosciamo adesso (definito “cugino della SARS”) viene individuato dai virologi come sua prima apparizione in Medio Oriente nel settembre 2012 e precisamente in Arabia Saudita. 

Sia prima “Le Figaro” che poi “Wikipedia” riportano come nel paese l’infezione abbia avuto una diffusione piuttosto veloce. E come il numero degli infettati complessivi nella nazione alla fine siano risultati 714 causando 292 decessi. Da qui è partita poi una leggera infezione in tutto il mondo, per il fatto che anche in Arabia Saudita circolano molti uomini d’affari e alcuni di essi hanno portato il virus (come mostra la cartina di “Le Figaro”) in altri paesi. L’infezione, non molto virulenta rispetto all’attuale, è rimasta estremamente localizzata in quelle nazioni, causando così pochissime vittime (in totale mondo: 29).

I virologi del tempo avevano individuato come veicolo del virus e responsabili del contagio i cammelli, i quali ne sarebbero stati i portatori sani.

 

2015    SUD COREA 

      Nel 2015 il “Coronavirus” riappare improvvisamente in Sud Corea e si diffonde. A portarlo risulterà essere un uomo d’affari proveniente sempre dall’Arabia Saudita (quindi se ne deduce che in Arabia Saudita il virus era rimasto ancora attivo). Questo uomo d’affari si sente male e i medici che non riescono a capire l’anomala malattia di cui soffre lo spostano in diversi ospedali per gli accertamenti. 

Prima di capire che il responsabile della sua malattia è il “Coronavirus” il paziente ha tempo di infettare gli ospedali affollati in cui è stato ricoverato. Appena i medici individuano il tipo di infezione , della sua veloce diffusione e della sua grave pericolosità, scattano nel paese le misure di sicurezza. Ma alla notizia (riporta sempre “Le Figaro”) le città infettate entrano nel panico.

Le misure di protezione saranno isolare i quartieri, chiudere le scuole e i luoghi di assembramento pubblico. Alla fine in Sud Corea si conteranno 107 infettati con 9 morti.

 

      E adesso nel 2019-20 il “Coronavirus” definito “Covid 19” riappare di nuovo. Questa volta però in Cina, ma con caratteristiche estremamente più violente e mortali rispetto al passato. Con le note conseguenze devastanti. Non solo sul piano sanitario, ma ora anche economiche, con crollo delle borse e tutti gli effetti sociali catastrofici economici che ne conseguono. Effetti economici catastrofici da precisare: SOLO PERCHE’ SIAMO NEL CAPITALISMO.

      Si, perché in una società superiore senza le inutili Borse speculative e senza gli inutili profitti come scopo produttivo, il tracollo economico non sarebbe assolutamente avvenuto, come ora. Perché la società superiore, senza Borse e profitti, SI SAREBBE CONCENTRATA – TUTTA – ESCLUSIVAMENTE SULLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA SANITARIO

Avevamo scritto questo articolo in gennaio dopo il vertice di Davos, per l’edizione di Aprile. L’attuale crollo delle borse ci ha sorprendentemente anticipati.

 

L’INSICUREZZA E L’INSTABILITA’ IMPROVVISA DEL SISTEMA CAPITALISTICO

SI POSSONO DORMIRE SONNI TRANQUILLI NELL’ATTUALE SOCIETA’ CAPITALISTICA?  

NO, SICURAMENTE NO.

 

 

25 gennaio 2020

 

       Banche che erano sopravvissute ad una crisi economica generale, sono poi crollate nella crisi successiva; popolazioni di nazioni come Grecia, Spagna, Italia, che per decenni hanno vissuto un certo benessere, improvvisamente dopo il 2013 sono cadute in uno stato di crisi permanente con ribasso notevole del tenore di vita; enormi aziende storiche come la Lehman Brothers, oggi, dopo la crisi del 2008 non esistono più. Nel mondo capitalistico della concorrenza, degli affari, com’è evidente, niente può essere certo ne sicuro, tutto può improvvisamente cambiare e peggiorare o crollare.      

Engels, cofondatore con Marx del comunismo scientifico, già a metà dell’800 metteva in guardia che l’unica cosa sicura nel mondo capitalistico è  “L’INSICUREZZA”. Da allora a conferma di ciò, crisi, guerre, catastrofi a non finire si sono succedute senza sosta. E’ proprio quando meno te lo aspetti che una crisi arriva, con talvolta accompagnata disastri e anche guerre.

 

INSICUREZZA dunque. Un’insicurezza che non finisce mai nella società del profitto, se non abbattendo il profitto stesso, cioè il capitalismo. 

Le crisi quindi possono giungere in qualsiasi momento. E’ quello che (ancora una volta) diverse fonti internazionali stanno anche oggi pronosticando: una nuova crisi economica, ancor più violenta, si starebbe profilando all’orizzonte.

 

      Nell’articolo dello Spiegel del 22 gennaio “La prossima crisi potrebbe essere massiva” , viene riportato come il Premio Nobel USA per l’economia Robert Shiller durante vertice di Davos abbia messo l’accento proprio sul fatto che le condizioni 

economiche per un prossimo Crash sarebbero mature. Così premio nobel:  “Gli USA stanno vivendo la più lunga fase di crescita della loro storia. La domanda è: quanto durerà?”  E spiega come oggi le borse con le loro azioni speculative siano al massimo del loro valore, e che, secondo il suo parere, adesso non possono altro che crollare.  Spieghiamo in parole marxiste cosa l’economista intende: il capitalismo che non garantisce per niente la stabilità continua del benessere, è in una fase internazionale di crescita che è già durata più a lungo della solita media. Un fatto economico eccezionale. Quindi il senso del premio nobel è:  signori aspettiamoci la prossima ondata di crisi e caos.   

      Anche altre fonti con motivazioni diverse esprimono stesso parere. Per la Süddeutsche Zeitung nell’articolo del 27 agosto scorso “Si minaccia una prossima grande crisi finanziaria – e tutti stanno a guardare” la grossa crisi finanziaria del 2008 che ha colto estremamente di sorpresa sia gli economisti, 

che i finanzieri che i politici, ha stimolato gli entourage governativi di mezzo mondo a cambiare regole finanziarie, statalizzare aziende, fondere banche e imprese per superare la crisi stessa e evitare che un’altra sopraggiungesse. Ma nonostante ciò, è il parere della Süddeutsche, un’altra crisi si starebbe per profilare. E il motivo risiederebbe, sempre per il giornale, nell’attuale aggressività politica ed economica internazionale del presidente americano Trump. 

      Anche la testata “FrankfurterRundschau“ nel suo articolo del 29 sett. 2017 “La prossima crisi arriva certamente” prevede un prossimo crollo finanziario. 

E nel sottotitolo ci tiene a ribadire, sottolineare, come il sistema capitalistico funziona: “… chi promette che il sistema è sicuro, racconta favole. Non esiste nessuna sicurezza”. Senza saperlo il capitalistico giornale esprime concetti simili al comunista Engels, già da lui chiariti nell’800.

Con questo articolo la testata, che elenca le recenti crisi di crollo delle borse del 1987, il crollo delle borse asiatiche del 1997 e infine la crisi finanziaria del 2008, è in polemica con il direttore della Banca Centrale americana, Janet Yellen, la quale promette che nessun altra crisi arriverà più. La “FrankfurtRundschau”, citando l’economista francese Patrik Artus, vede come causa e responsabile della prossima “inevitabile crisi” il “Settore Finanziario”, che con le sue note speculazioni nei prestiti agli stati e alle grandi multinazionali sarà cagione di un’altra situazione internazionale di crisi e caos.

Quindi, in sostanza tutti riportano lo stesso concetto: il capitalismo non pace e armonia, ma instabilità, crisi e caos.

       In sintesi – E’ il profitto, la concorrenza, sono gli affari, che rendono sistema capitalistico caotico e talvolta anche molto distruttivo. Tutto questo nella società socialista (che non è il falso socialismo dell’ex Unione Sovietica o ex DDR, dove vigeva il capitalismo, uguale come in Cina adesso) non succede. Perché nel socialismo il profitto, la concorrenza, affari e banche non esistono più.


 

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I capitalisti non ripudiano le guerre. Assolutamente no.

 

Per i capitalisti le guerre sono uno dei mezzi per raggiungere i loro scopi. Nella lotta di espansione tra capitalisti per la conquista dei mercati, quando i mezzi diplomatici non bastano più, lo scontro armato, nella logica degli affaristi capitalisti, diventa un elemento del tutto normale, necessario, per abbattere la concorrenza. Nella logica capitalistica gli affari devono sempre avere la precedenza, se necessario anche con la guerra. 

Il carattere espansivo guerrafondaio dei borghesi non è stato solo visto e affermato da Marx e dai grandi rivoluzionari, ma espresso chiaramente anche dal generale prussiano Clausewitz. Il quale nella sua esperienza militare pratica aveva osservato come “la guerra fosse la continuazione della politica con altri mezzi”. 

Quindi per i capitalisti non esiste nessun problema provocare e condurre una guerra al fine di espandere gli affari. Il problema per loro invece è convincere la propria popolazione proletaria, che con corrotti affari e con le nefaste guerre nulla ha che fare, che l’aberrante guerra in certi casi diventa giusta, necessaria, e che quindi bisogna sostenerla, bisogna attivarsi per abbattere il nemico.

Ed è quando i capitalisti vogliono far scoppiare una guerra, che attivano i politici e socialmedia di trovare un pretesto, un motivo plausibile, per convincere i lavoratori, cosicchè la massa della popolazione veda nel “nemico” (il concorrente) un grosso pericolo e aderisca al sostegno della repellente e sanguinosa guerra borghese.

Ed è qui, nella fase antecedente e durante una guerra all’estero che i media capitalisti di ogni nazione per coinvolgere le proprie masse lavoratrici nel conflitto mostrano foto, reportage sulla nazione “nemica”, di ingiustizie e violenze che la accadono (che nel capitalismo non mancano mai) mostrano filmati di scene cruente che avvengono nel paese contro cui muovere guerra, creando in questo modo l’immagine di un nemico malvagio, nel quale dirigenti despoti-esaltati (che invece nel loro paese vengono ritenuti eroi) sono talmente cattivi e pericolosi per cui è necessario combatterli per eliminarli (… se si osserva, esattamente come viene mostrato nei film).

Nel gioco capitalistico quindi è compito della stampa e delle tv borghesi mostrare le disfunzioni, la ferocia del fronte “nemico” (e tenere però ben nascoste le proprie).

Quindi il sistema capitalistico, come ben analizzato e evidenziato da Marx, non produce solo momenti di relativo benessere, è invece un meccanismo perverso pieno di contraddizioni, ingiustizie, disfunzioni, tra cui le mostruosità delle guerre.

 

Si può senz’altro affermare che I CAPITALISTI VIVONO NELLA VIOLENZA:

 

-           - nella violenza per battere la concorrenza degli altri capitalisti,

-           - nella violenza quotidiana come minoranza per tener sottomesse le masse proletarie,

-           - nella violenza della fabbrica per sfruttare i lavoratori dipendenti,

-           - nella violenza delle crisi economiche e sociali,

-           - nella violenza delle guerre per abbattere i concorrenti e conquistare nuovi mercati,

-           - nella violenza per reprimere i moti rivoluzionari dei proletari.

 

IN SINTESI si può senz’altro ribadire che il sistema capitalismo è un sistema BASATO ESSENZIALMENTE SULLA VIOLENZA, contro cui i rivoluzionari marxisti contrappongono la società senza più profitto, ne concorrenza, ne classi. Una società dove la suddivisione dei beni prodotti offre invece una tranquilla, superiore, e storicamente società comunitaria da venire.

 

 

E si, questa è la realtà. I tedeschi ritengono la Germania sia un paese pacifico, di cultura, antiguerrafondaio, esportatore di concetti democratici, di pace, umanitari e di tolleranza …  perché questo è quanto i politici e i media propagandano all’interno della nazione.

Ma esiste poi la vera realtà. E la realtà è che anche la cosiddetta “pacifica e acculturata Germania” è un paese capitalistico, ma non solo, è anche un paese imperialista. Imperialista significa che anche le banche e le multinazionali tedesche hanno zone di succulenti affari in diversi paesi esteri. Affari che ai grandi capitalisti tedeschi portano enormi profitti, che non vogliono assolutamente perdere (come qualsiasi capitalista).  

E se per tenersi questi abbondanti e lucrosi affari significa muovere l’esercito fuori nazione e addirittura muovere guerra, come il passato dimostra, anche per i capitalisti tedeschi non esiste problema. Questa è la realtà anche per la “apparente tranquilla Germania”. La realtà di sempre.

Naturalmente - come di continuo dimostriamo - com’è prassi in queste situazioni di intervento militare estero, la stampa e i politici di ogni nazione per non irretire la popolazione che quotidianamente viene sfruttata ed è contro le guerre, giustificano il loro orrendo comportamento delle missioni militari estere sempre come “difesa per la pace” “salvaguardia della democrazia” “missioni umanitarie”, contro “spietati nemici fanatici” che vogliono rovinare il mondo. Mai la stampa specifica che invece le zone di intervento militare all’estero sono luoghi dove i capitalisti ne vedono grandi interessi economici con grandi guadagni, e se li vogliono tener stretti contro i concorrenti. 

E’ proprio prassi che in queste situazioni gli interessi imprenditoriali e bancari non vengano mai citati ne divulgati. I capitalisti devono rimanere sempre nell’ombra e dietro le quinte dirigere i politici.

Quindi anche la borghesia tedesca con i suoi governi si muove in questa direzione.

Le ultime notizie riportano come la Grosse Koalition abbia in programma la promozione di due nuove “missioni” estere, una in Africa e una in Asia, per rafforzare la sua presenza militare sul pianeta. Per la prima in Africa così viene riportato dal portale SPIEGEL Online del 15 nov: “La Francia ha richiesto alla Germania - secondo informazioni SPIEGEL – di partecipare alla costituzione di una nuova unità di comando in Mali. Nel corso della missione “Tacouba” (sciabola) prevista per l’anno corrente, verranno addestrate forze speciali del Mali” ma aggiunge poi SPIGEL: “ … Questo cosiddetto “tutoraggio” [formazione di militari in Mali n.d.r.] viene considerato come il più pericoloso delle missioni di addestramento fin’ora condotte dall’esercito tedesco”. Quindi la Bundeswehr in Africa, oltre ad essere presente in Sudan, Sudsudan, Marocco, Gibuti e già in Mali (fonte Bundeswehr) rafforza ora ancor di più la sua presenza in Mali.  

Riguardante invece l’altra “missione” in Asia, continua SPIEGEL Online: “E’ in trattativa il piano per mandare una nave Fregata tedesca nel Mar Cinese del Sud o nella fascia dei 180 km di mare che dividono Taiwan dalla terra ferma cinese … La missione è parte del controllo sulle sanzioni imposte alla Cina, ma anche un segnale per essa”. Perciò anche in Asia, dopo essere presente militarmente in Afghanistan, Siria, Iraq e Libano (sempre fonte Bundeswehr) l’imperialismo tedesco si intromette ora con l’esercito anche contro la Cina.

Quindi senza tanta pubblicità, anche i capitalisti tedeschi espandono la loro presenza militare sul globo. Ed è naturale, come gli altri imperialismi dimostrano, che se sarà necessario useranno anche le armi per “difendere gli interessi tedeschi nel mondo“ cioè gli interessi capitalisti che i grandi gruppi economici speculativi tedeschi in queste aree hanno.

 

Uno stato capitalistico “pacifico” senza guerre, come molti auspicherebbero, non è possibile, non può esistere in questa società basata sul guadagno. E’ la furiosa concorrenza per i profitti che porta i capitalisti a scontrarsi economicamente, finanziariamente, ma anche militarmente. 


 

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Le violente proteste di piazza avvenute in Iraq nello scorso dicembre risultavano essere state causate dalle correnti della componente sciita irachena diretta dagli sciiti iraniani contro il governo di Bagdad, governo costituito soprattutto da rappresentanti filoccidentali. 

Disordini che hanno avuto una forte e inaspettata escalation, fino all’esagerazione di attaccare l’ambasciata americana nella stessa capitale irachena Bagdad.

Dal punto di vista politico è stato da subito evidente che queste proteste in Iraq non erano spontanee e venivano fortemente strumentalizzate e pilotate dalle forze del vicino Iran. E già allora molte fonti internazionali individuavano e denunciavano come mente direzionale delle ribellioni sciite irachene il generale iraniano Soleimani. Proteste che hanno lasciato sul campo più di un centinaio di vittime, tra manifestanti e forze di polizia.

All’esagerato attacco all’ambasciata americana, la reazione americana è stata - guidata personalmente dall’irato presidente Trump - estremamente drastica: l’eliminazione fisica della “mente” delle proteste, il generale Soleimani, con alcuni altri dirigenti iracheni sciiti, capi delle proteste stesse. 

Una reazione così “radicale” da parte americana, cioè l’eliminazione fisica del generale, gli ayatollah iraniani proprio non se l’aspettavano, e lo shock da parte dell’establishment di Teheran e per l’Iran intero è stato impressionante. Provocando nel paese le note immense manifestazioni di massa gridanti vendetta contro gli americani. Immense manifestazioni che hanno spinto il governo iraniano ad una pericolosa scelta: o procedere a sua volta alla vendetta-ritorsione contro gli americani, con il rischio di provocare però un’ulteriore reazione di Washington - rischiando di innescare una reazione a catena di reciproche ritorsioni-vendette tra americani e iraniani, oppure … lasciar perdere.

Ma anche lasciar perdere era quasi impossibile. La frittata da parte di Teheran era stata fatta. Gli Ayatollah avevano esagerato nel provocare e condurre la protesta sciita in Iraq, causando la reazione shoccante americana. Ed ora si trovavano nella situazione pericolosa di dover portare avanti la vendetta per l’uccisione di Soleimani chiesta a gran voce dalle sconvolte masse iraniane. Mentre il fronte dei media internazionali spaventati dall’eventuale reazione iraniana gridavano l’inizio di una involuzione in una guerra senza fine tra America e Iran, e i leader politici di mezzo mondo invitavano le parti alla moderazione.  

La rischiosa scelta degli Ayatollah alla fine è stata, com’è noto, di bombardare le due basi americane situate in Iraq, premunendosi però di avvisare anticipatamente e accuratamente sia gli americani che il governo di Bagdad del loro imminente attacco, in modo che la ritorsione-vendetta non causasse nessuna vittima. E così è stato. E la faccenda si è chiusa così.

A cosa finita si può osservare come Trump e il governo iracheno abbiano avuto, con l’uccisione di Soleimani conduttore dei forti disordini provocati dagli iraniani in Iraq, la loro ritorsione-vendetta. E come gli Ayatollah, bombardando le basi americane (senza pero “esagerare”) abbiano potuto placare la sete di rivalsa richiesta dalle folle iraniane infuriate.

Trump alla fine si è dichiarato soddisfatto, così come gli Ayatollah di Teheran. 

Il terrore di una escalation militare tanto temuta e gridata da molti, alla fine quindi non c’è stata. E l’atmosfera ha potuto distendersi. 

Questo fatto però ha confermato ancora una volta quello che temono tutti ed a tutti è chiaro: in questa società, al di là delle tante belle parole retoriche di “pacifismo” o “democrazia”, una guerra può facilmente, per un qualsiasi motivo e in qualsiasi momento, scoppiare.

 

E il caso dell “omicidio Soleimani” è li a ricordarlo: nessuno nella società del capitalismo può dormire sonni tranquilli (se qualcuno l’avesse scordato).

 

 

Ancora una volta sono i lavoratori francesi a far storia: sono loro che di nuovo, decisi e senza titubanze, si oppongono all’ennesimo peggioramento condotto dal governo: portare l’età pensionabile da 62 a 64 anni per alcune categorie importanti del settore lavorativo. Non è una scelta che l’esecutivo francese ha preso da solo e conduce da solo, ma nel suo attacco ai lavoratori sta procedendo in sintonia con tutta la borghesia europea.

Perché anche questo nuovo attacco ai salariati francesi è parte integrante della generale politica europea, la UE, organismo sovranazionale diretto dall’imprenditoria di tutta Europa, banche e multinazionali comprese. Lo scopo dell’attacco è aumentare i profitti delle imprese aggravando le condizioni di vita dei giovani e di lavoro dei salariati (e delle loro famiglie) nonostante che nello sfruttamento quotidiano tutte le economie del continente godano ottima salute. E’ un attacco UE che viene condotto simultaneamente in tutte le nazioni e da tutti i governi europei, indistintamente se di destra, centro o sinistra.

Ma sono i lavoratori francesi in Europa con le loro lotte intense, dure, lunghissime, talvolta brutali, che si trovano ad essere, come sempre, in prima fila nel contrastare l’attacco padronale, dando l’esempio ai proletari e ai sindacati di tutte le nazioni europee.

Lo sciopero ad oltranza indetto contro l’attacco alle pensioni è iniziato più di un mese fa, e tenacemente sta proseguendo ancora adesso. I settori interessati alla lotta sono i lavoratori del pubblico impiego, del commercio e dei trasporti, in cui lottano e scioperano senza paura e senza sosta ferrovieri, personale delle metropolitane, infermieri, medici, postini, impiegati, avvocati, personale artistico, e molti altri.

Lo spavaldo presidente francese Macron si è mostrato all’inizio molto risoluto e beffardo nel perseguire gli interessi degli imprenditori. Ma con il passare del tempo e dopo più di un mese di duri e intensi scioperi con totale caos nazionale ha dovuto dare segni di cedimento, fino al punto, all’inizio di gennaio di mandare una lettera di compromesso ai sindacati, dove accetta di “sospendere temporaneamente” l’innalzamento dell’età pensionabile dei 64 anni.

Un forte cedimento, certo, “ma parziale” dichiarano le organizzazioni sindacali, che affermano di continuare con gli scioperi duri fino a quando tutte le misure contro i lavoratori contenute nel “pacchetto” Macron non saranno ritirate.

 

ANCORA UNA VOLTA, come già successo nel passato, E’ LA MENTALITA’ COMBATTIVA FRANCESE  che si conferma  VINCENTE contro i governi.  E come nel passato il proletariato francese si sta posizionando COME L’AVANGUARDIA della lotta proletaria europea. Avanguardia che in seguito è seguita dalle altre nazioni.

Infatti  ANCHE IN ITALIA I SINDACATI, sulla scia delle proteste francesi, hanno comunicato la posizione ufficiale di voler abbassare l’età pensionabile a 62 anni (o a 41 anni di contributi senza limiti di età) anzichè gli attuali 67 anni previsti dall’attuale legge Fornero.

 

Dove invece tutto rimane immobile  è qui in Germania, con l’età pensionabile a 67 anni, e dove recentemente la Bundesbank ha proposto addirittura di portarla a 69, senza che il sindacato muova la più piccola reazione di contrarietà.

 

 

E’ evidente però che per essere più efficaci ed avere più peso contrattuale le organizzazioni sindacali europee si dovrebbero presentare tutte unite in un unico cartello solidale europeo contro il padronato europeo-Ue, e costituire così un fronte sindacale compatto su pensioni europee, salario europeo, contratti di lavoro fisso europeo, ecc. per il padronato europeo-UE sarebbe molto più difficile attaccare i lavoratori per peggiorarne le condizioni, cosa che gli riesce invece più facile adesso nazione per nazione.


 

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Dopo la truffa della Volkswagen sulla manipolazione dei gas di scarico delle auto diesel inquinando l’atmosfera di mezzo mondo; dopo l’indagine in corso sull’export illegale di 

rifiuti (si sospetta anche tossici) verso la Polonia da parte delle ditte tedesche addette allo smaltimento, adesso è il grande complesso industriale Siemens con le sue ex dirigenze ad essere beccato dalla giustizia per malaffare.

In Grecia ad Atene, l’ex dirigente capo della Siemens Heinrich von Pierer è stato condannato dal tribunale a 15 anni di carcere. Con lui anche 21 altri suoi collaboratori.

Sono stati tutti condannati dai 6 a 15 anni di carcere per tangenti e lavaggio di denaro sporco  Di questi 22 manager Siemens - riporta Spiegel-Online del 2 dic. - 7 sono tedeschi. “Non ci si aspetta però che la Germania estradi i cittadini tedeschi” anche se condannati, precisa però Spiegel. Vale a dire che le autorità tedesche, anche se i responsabili di questi crimini sono stati riconosciuti colpevoli,  non consegneranno i malfattori alla giustizia greca - intende Spiegel.

Entrando nel dettaglio dei reati, il portale chiarisce che i manager Siemens avrebbero elargito copiose bustarelle a importanti dirigenti in Grecia “per accaparrarsi la digitalizzazione della rete telefonica greca” (ibidem).

Insomma, fatti di normale corruzione capitalistica, diciamo noi. “Tutto il mondo è paese” cita un noto proverbio. Visto che anche la Germania come paese affaristico appartiene al mondo della corruzione, delle truffe industriali, delle manipolazioni finanziarie, delle bustarelle.

Ma la stampa tedesca al contrario, assieme ai politici, vorrebbe far credere, è intenta nel creare invece l’immagine, nei sui articoli e reportage,  di una Germania si capitalistica, ma onesta, perbene, sensibile alle tematiche sociali, solidale. Vorrebbe far credere che il paese tutto sommato è un paese capitalista, ma “diverso”, “onesto” …

Non può essere così, naturalmente, e i fatti criminosi lo dimostrano. Anche la Germania  ha i suoi casi di truffe capitalistiche, come in tutto il mondo.

Quello che suona strano però in tutti questi fatti criminosi di malavita industrial-finanziaria tedesca, è che tutti i crimini contestati ai gruppi tedeschi, avvengono sempre all’estero, sempre fuori dal suolo tedesco, mai all’interno della nazione Germania. Se si osserva accade proprio così.

 

La Volkswagen per es. per la truffa delle emissioni è stata beccata in America. Ma è chiaro, logico, che il suo meccanismo truccato di emissione illegale di scarico dei diesel era già operante da molto tempo in Europa e sopratutto sul suolo germanico. Ma in Germania questo non è stato stranamente scoperto, mai, nonostante la nota severità e precisione dei tedeschi sui controlli. 

Il fatto poi del sospetto di export illegale di immondizia tedesca verso la Polonia. Anche questo è stato denunciato dalle autorità di Varsavia, non da quelle tedesche. Anche qui: eppure i camion tedeschi pieni di presunta immondizia illegale hanno sempre transitato tranquillamente dalla frontiera tedesca verso la Polonia, ma stranamente le autorità tedesche, note per il loro rigore, non si sono mai accorte di nulla (… strano).

 

E la corruzione della Siemens in Grecia. Sembra che anche questo crimine abbia le sue radici in Germania ad Essen. Ma nessuna indagine è partita dalla Germania.

Anche il tragico fatto del rogo in Italia di una fabbrica ThyssenKrupp suona strano. Disastro avvenuto nel 2007 che ha causato la morte di 7 operai. Dove la multinazionale tedesca eludendo tutte le essenziali norme di sicurezza ha creato i presupposti per il rogo e la tragedia. Anche in questo caso non è partita nessuna indagine dalla Germania e il procedimento penale è stato portato avanti solo ed esclusivamente dalla magistratura italiana. ( …. ma la magistratura tedesca cosa fa ??? … dov’è ????)

Osservando bene questi fatti, sembra quasi che le autorità tedesche abbiano delle reticenze ad indagare scrupolosamente sul comportamento delle proprie aziende e sul mondo politico che le circonda.

E alla luce di questi fatti delittuosi, la logica domanda che viene spontanea da porsi quindi è: possibile che solo le magistrature degli altri paesi scoprano i crimini delle aziende tedesche?

L’ovvia risposta non può che essere: NO! Certo che NO!

Forse nascondendo questi fatti criminosi l’establishment dirigenziale tedesco cerca di accreditare la Germania come ”seria”, “unica”, “onesta”. Ma anche questa è un enorme menzogna.

 

 

In Cile è il Fondo Monetario Internazionale (FMI) a dettar legge. Impone direttive di ferrea austerità economico-sociale.

Il governo, gli imprenditori e le banche cilene hanno chiesto grossi prestiti a questo istituto bancario internazionale, il quale come garanzia per la restituzione del denaro prestato, come successo in passato in Grecia, in Italia e in molti altri paesi ancora, detta regole economiche, politiche e sociali nazionali che devono essere rispettate se i capitalisti vogliono avere i crediti richiesti. In sostanza ciò che questo istituto bancario sovranazionale è sua prassi richiedere ai governi è che siano le masse lavoratrici (nel caso cileno: i lavoratori dipendenti e i contadini), messe sotto ferrea austerità, a pagare le rate di restituzione.

Chiarendo meglio, il meccanismo affaristico di prestito del FMI funziona che i capitalisti cileni ricevono dal FMI crediti enormi che poi usano per i loro affari e interessi. Il governo si incarica poi, risparmiando soldi attraverso una dura austerità, con duri sacrifici sociali e ferree rinunce imposti alla popolazione lavoratrice, di restituire questi prestiti.

Sembra un’assurdità, un paradosso, ma anche questa è una delle contraddizioni perverse dell’OPPRESSIVO sistema capitalistico: I CAPITALISTI RICEVONO, I LAVORATORI PAGANO.

Quindi da molto tempo le masse lavoratrici cilene sono sotto forte tensione per un’austerità dispotica che colpisce le famiglie, con stipendi che non permettono un tenore di vita decente, infierisce sul sistema pensionistico già di per se stesso insufficiente, sgretola il settore sanitario ormai non più aggiornato, impoverisce l’istruzione senza quasi più personale, e così via in tutti i settori. A questo bisogna aggiungere una elevata tassazione nazionale.

L’evidenza ci dice quindi che in Cile si sono accumulati tutti gli elementi deflagranti perchè la situazione sociale diventi esplosiva (cosa però agli occhi dei gruppi capitalistici dominanti e dei politici a loro asserviti, del tutto indifferente e irrilevante).  

 

LA RIBELLIONE.

Quindi l’esplosione. In ottobre a creare il motivo dell’improvviso inizio di un’enormità di scioperi spontanei è stata la classica goccia: l’aumento dei biglietti dei servizi pubblici per gli studenti. Questi hanno reagito protestando duramente, innescando una catena di moltitudine di proteste e scioperi spontanei violenti che hanno sconvolto tutti i settori della società cilena: dai minatori ai metalmeccanici, dai portuali ai ferrotranvieri, dagli insegnanti agli infermieri, e così via. A fronte delle legittime e giuste richieste di miglioramenti dei lavoratori, l’atteggiamento borghese del governo Sebastiàn Piñera è stato etichettare gli scioperanti come “pigri fannulloni”.

 

I GRANDI ASSENTI ALLE PROTESTE.

Fortissime ribellioni di lotta di classe in Cile quindi. E più che mai legittime.  

Riguardante la situazione di lotta, molto interessante è quanto riporta il portale “La voce delle lotte.it” del 25 ott. 2019:  “I grandi assenti di queste ore sono, però, proprio la CUT [Central Única de Trabajadores de Chile. n.d.r.] dal punto di vista sindacale, e la ‘sinistra politica’ istituzionale, rappresentata dal Frente Amplio (una coalizione di centro-sinistra con partiti di matrice liberale, ecologista e social-democratica), dalla Convergencia Progresista (Radicali e Laburisti) e dal Partito Comunista”. Prosegue poi il portale: “ … La CUT ha fatto resistenza il più possibile prima di cedere e associarsi allo sciopero generale che ha bloccato ieri il paese”.  (articolo “SPECIALE CILE: “I rivoluzionari cileni rivendicano lo sciopero generale fino alla caduta del governo Piñera”). 

Si, molto interessante l’opposizione che queste organizzazioni hanno opposto agli scioperanti. Perché il governo in carica Piñera si proclama di destra, mentre le opposizioni citate e il sindacato di sinistra. Come mai allora questi partiti-organizzazioni che si proclamano di sinistra non si sono subito associate alle dure e giuste proteste dei lavoratori, ma hanno fatto di tutto per frenarle?

E’ l’ennesima conferma di quanto Marx - e noi marxisti - da sempre affermiamo: il parlamento con i partiti di destra o sinistra è solo una “facciata”, i partiti sono solo teatralità. Alla fine tutti questi partiti sono al servizio dei ricchi capitalisti, e le liti e i finti scontri che insorgono tra di loro in parlamento sono solo show.  

E lo si vede bene in Cile in questo momento di crisi, dove ecologisti,  social-democratici, liberali, radicali, laburisti e perfino il (finto) Partito Comunista e le dirigenze sindacali si sinistra (che da tutti questi partiti sono controllate) frenano sugli scioperi. E’ in questi momenti cruciali che le destre e le sinistre parlamentari si ritrovano (sempre) unite nel gioco di difesa del governo e dei capitalisti (in questo caso quelli del Fondo Monetario Internazionale).

Queste sono esperienze importanti, fatti significativi, che i giovani e i lavoratori devono ben imparare, ne devono far tesoro: i partiti, i politici, al di la delle belle parole e delle tante promesse sono sempre e comunque AL SERVIZIO DEI RICCHI CAPITALISTI.

 

LA DURA REPRESSIONE

 

Come successo contro gli scioperanti in Iran e in Russia, la repressione anche in Cile si dimostra estremamente brutale e sanguinosa. Con militari che sparano sulla folla, arresti di massa e violente azioni poliziesche. E’ proprio in queste occasioni di forte proteste proletarie che i capitalisti mostrano la loro vera faccia repressiva e oppressiva, di solito nascosta dietro la facciata “democratica”. Questo accade regolarmente in ogni democrazia nel mondo quando i lavoratori disperati protestano duramente.  


 

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Leggendo l’articolo del Tageschau:  “Heil vuole incentivare il lavoro flessibile“, è interessante subito notare come tutto l’articolo sia impostato affrontando i problemi citando solo le esigenze degli imprenditori, mai quelle dei lavoratori dipendenti o dei giovani. Per es. scrivendo del “lavoro mobile” così si esprime il Tagesschau: “Il lavoro mobile … in questo modo i datori di lavoro devono risparmiare tempo per poter avere più tempi extra per Assistenza e compiti di riordino, ulteriore qualificazione o Volontariato, ecc ….” per poi sul lavoro fisso proseguire: … “I datori di lavoro causa motivi di azienda, devono poterlo anche rifiutare. Precisamente molti imprenditori offrono la possibilità del lavoro mobile”. Quindi, alla constatazione, tutti gli sforzi del ministro del lavoro, com’è evidente, sono orientati solo ad agevolare gli imprenditori, escludendo i lavoratori o i giovani, anche se è stato votato da quest’ultimi  .  

Questa contraddizione, tra il voto e il fare tutto il contrario dopo le elezioni da parte dei politici, è la conferma di quanto Marx afferma - e che noi avvaloriamo e ripetiamo - che le elezioni sono una farsa e  i governi nel sistema capitalistico sono al servizio sempre e comunque dei ricchi capitalisti.

 

MA PERCHE’ QUANDO SI PARLA DI “FLESSIBILITA’” NOI MARXISTI SOSTENIAMO CHE IL GOVERNO INTENDE SEMPRE IL DILATARE IL LAVORO PRECARIO A SFAVORE DEI SALARIATI?

 

Perché questo è quello che stanno facendo e intendono tutti i governi europei, Francia, Italia, Spagna, ecc. quando affrontano il tema “flessibilità” ed è l’esperienza di tanti anni di attività e di lotte che ci conferma che è questo che intendono i governi.  

L’articolo infatti rileva come nella bozza di governo si diano di proposito (com’è prassi di come operano tutti i governi) poche spiegazioni sui contenuti di cosa si intende “incentivare il lavoro flessibile”. Questo è la tattica usata per non allarmare i sindacati.       

Si citano solo temi secondari come  “il lavoro a casa”, il “lavoro mobile”, la “riqualificazione”, la “modifica dell’Hartz IV”, gli “incentivi ai figli per i genitori che lavorano”, ecc, non specificando in realtà quasi niente anche su questi. Ma di proposito si da solo un accenno “all’estensione del lavoro flessibile”, il nocciolo, la cosa più importante per gli imprenditori, che poi, come d’uso di tutti i governi europei, si tradurrà in più lavoro precario e bassi salari per i giovani che entrano nel mondo lavorativo (cosa che i giovani conoscono molto bene).

 

LE DIRETTIVE EUROPEE  (leggasi borghesia europea)

Anche la Große Koalition sta seguendo scrupolosamente le direttive UE, le quali, dirette dalla imprenditoria europea, sono protese agli interessi dei padroni e non dei salariati.

 

Tutti conosciamo le terribili “Direttive UE”. Nonostante le imprese denuncino in continuazione attivi enormi, e nonostante i PIL delle nazioni siano in costante aumento e i bilanci delle banche siano sempre più che mai positivi, le direttive UE indicano ai governi non l’aumento degli stipendi o più posti fissi di lavoro, o aiuti alle famiglie dei lavoratori, ma insistono senza tregua perché i governi si adoperino per peggiorare le condizioni dei salariati, con l’indicazione di frenare invece gli stipendi, di diminuire i posti fissi e aumentare il lavoro precario e i contratti a termine, che ai giovani vengano fatti contratti d’ingresso con stipendi molto bassi, che la spesa sociale alla famiglie venga diminuita, che si aumentino le tasse sugli stipendi e premono per la riduzione delle pensioni. 

Per togliere ogni dubbio sulla politica contro i lavoratori perseguita dalla UE basti leggere cosa essa impone nel suo “Bollettino Economico BCE” (Banca Centrale Europea), documento direttivo di guida ferrea per i governi europei. Lontano dagli occhi proletari, nel Bollettino, nella voce “Riquadri” - capitolo n° 5 - con titolo “Necessità di riforme strutturali nell’area euro” possiamo trovare di fatto tutta la politica che i governi europei attualmente stanno conducendo contro i salariati, cioè tutte le misure peggiorative sopra descritte.  Anche qui come fonte dei problemi da risolvere, il Bollettino”, (così come il ministro del lavoro Heil dell’SPD) si riferisce alle esigenze non dei sindacati dei lavoratori europei, ma quelle di 55 grandi imprese europee, dove la loro prima e maggiore preoccupazione è ottenere maggiore flessibilità”, esattamente come poi nella pratica il ministro Heil esegue. Leggendo attentamente il testo diventa subito chiaro come tutto il contenuto sia proiettato a rispondere alle esigenze imprenditorial-finanziarie sui problemi economici (incremento dei bilanci, meno spese sociali, taglio del welfare, maggior flessibilità, ecc.). In sostanza la politica dei governi europei viene impostata come un grande bilancio europeo per incrementare le già possenti ricchezze delle banche e delle imprese europee.

 

Quindi non vi sono dubbi che dietro alle dichiarazioni del ministro Heil, SPD, esecutore governativo, quando afferma di “esigere maggiore flessibilità” non ci sia dietro la trappola di “esigere” più lavoro precario giovanile.  

 

 

Il mese di novembre dell’anno scorso ha visto in Iran l’insorgere di violente proteste contro il caro vita, proteste balzate sulle prime pagine di tutti i giornali. A scatenare la rabbia popolare è stata la decisione del governo di raddoppiare il prezzo dei carburanti. Ci sono stati scioperi duri e estesi in tutto il paese, seguiti da violente manifestazioni di piazza. Questi scioperi contro il caro vita sono il proseguo di quelli già avvenuti nel 2018, e altri ancora negli anni precedenti.

Anche l’economia iraniana (come quella russa e del Venezuela) dipende essenzialmente dall’estrazione e dalla vendita del petrolio. E il forte ribasso del prezzo del greggio voluto da Trump, aggiunto alle dure sanzione imposte da Washington a Teheran, hanno avuto l’effetto di mettere l’economia iraniana in ginocchio.

Lo scontro tra gli Usa e l’Iran è parte dell’incessante lotta che le varie borghesie conducono tra di loro per raggiungere i propri interessi. Ma, come sempre accade in queste situazioni di crisi causate dagli scontri tra capitalisti, nel meccanismo perverso capitalistico, sono sempre i lavoratori a pagarne poi le vere conseguenze.

Per effetto della crisi, il governo della borghesia di Teheran, per rimpolpare il calo delle finanze, ha deciso di raddoppiare improvvisamente il prezzo della benzina. Ma con questa misura non solo vengono colpiti gli autoveicoli circolanti, ma a cascata si traduce in un generale aumento di tutti i prezzi al consumo. Perché le industrie iraniane che producono merci di vendita al dettaglio hanno bisogno di energia per la produzione, e questa energia viene presa dai prodotti petroliferi, il cui il prezzo è stato raddoppiato.  

 

Quindi anche il governo borghese di Teheran, come quello russo e tutti i governi, nel momento di crisi, non va a prendere i soldi dai ricchi capitalisti iraniani o dalle straricche banche, ma sempre dalle tasche dei lavoratori, impoverendo non poco le famiglie. Ai lavoratori perciò non rimane altra scelta che reagire, protestando e scioperando, anche violentemente.

 

 

Il governo di Teheran, come i reportage hanno mostrato, ha represso brutalmente le proteste proletarie, confermando il suo status di servizio alla borghesia.

La stampa riporta di arresti di massa e cecchini sui tetti che hanno sparato continuamente sugli scioperanti causando centinaia di vittime nelle varie città. Gli scioperanti hanno risposto con barricate, incendi di banche e di stazioni di benzina. Scene di vera guerriglia urbana quindi, di lotta di classe dura.

Il governo ha addirittura oscurato l’internet nazionale (ma non per i politici e le imprese) per impedire il collegamento tra gli scioperanti nelle varie zone del paese.

Da rilevare, anche in questa situazione, come spesso accade, come vi sia stata una manipolazione interpretativa internazionale, della giusta protesta dei lavoratori iraniani. Il regime di Teheran ha accusato “… essere potenze straniere responsabili delle insurrezioni” (Tagesschau 18 nov. 2019) intendendo ovviamente gli americani. Mentre per la Casa Bianca la portavoce Stephanie Grisham rispondeva: “Gli Stati Uniti sostengono il popolo iraniano nella sua libera protesta contro il regime” (ibidem). In altre parole, il regime di Teheran vuol far credere all’opinione internazionale che gli scioperi non sono legittime proteste proletarie contro il caro vita, ma frutto di provocatori (provenienti dall’estero - americani). Mentre Washington ha interesse che le proteste destabilizzino il regime iraniano.

Come marxisti esprimiamo fermamente la nostra solidarietà ai proletari iraniani in lotta. Anche loro, come tutti proletari delle altre nazioni, sono costretti a subire l’oppressione continua della borghesia e difendersi da capitalisti, nazionali e internazionali, affamati di profitti.

 

Solo un’altra società può por fine a tutto questo.


 

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A fronte dell’inevitabile crescita delle enormi economie asiatiche - Cina e India in prima fila - l’imperialismo americano sta perdendo progressivamente peso sulla scena internazionale. Peso conquistato grazie alla vittoria, sia sul fronte asiatico che su quello europeo, nella seconda guerra mondiale.

La crescita asiatica, era stata vista negli anni ’50 dai due grandi marxisti Cervetto e Parodi nel loro ormai famoso saggio “Le tesi del ‘57” (considerati allora dai coetanei per questo loro saggio come mosche bianche, se non mezzi pazzi - essendo allora gli Usa al loro apice come grandi vincitori della guerra, e le economie asiatiche erano invece considerate “zero”). Per i due grandi marxisti la giusta analisi era necessaria per avere una corretta visuale su un futuro realista per impostare la politica rivoluzionaria. Corretta analisi che ha potuto produrre nel ’65 la fondazione dell’organizzazione Lotta Comunista, organizzazione marxista che oggi in Italia conta un’estensione considerevole.   

Perciò è grazie all’analisi marxista che i due grandi rivoluzionari hanno potuto vedere già all’ora quello che oggi è un’eclatante enorme realtà: l’emergere asiatico. E già allora, negli anni ’50, prevedere che l’imperialismo americano in futuro come conseguenza avrebbe perso peso sulla scena mondiale.  

Oggi tutto questo è realtà, e uno degli effetti del lento declino americano si traduce nel fatto, come riportano i giornali, che grandi potenze emergenti come Cina e India, ma anche Russia e Europa, comincino ad essere propense a lasciare il dollaro nel commercio internazionale e usare le proprie monete per gli interscambi internazionali. Commercio internazionale che com’è noto, dal 1971 con l’accordo di Bretton Woods, si basa essenzialmente sull’uso della moneta dollaro.

Tutti gli specialisti internazionali tendono a parlare di lunga durata per una effettiva dismissione del dollaro sulla scena mondiale. Potrebbe essere, ma non è detto, sosteniamo noi. L’acuirsi dello scontro commerciale tra i due colossi Usa e Cina potrebbe spingere l’imperialismo del Dragone a lasciare velocemente il dollaro nel commercio internazionale, sostituendolo con il proprio Juan, tirandosi dietro tutte le economie asiatiche. Ma anche una prossima grande e profonda crisi economica potrebbe accelerare questo processo di de-dollarizzazione.

 

In sostanza tutto questo ci sta dicendo una cosa: grandi cambiamenti si stanno prospettano per il futuro, cambiamenti che, come citato, si intravedono all’orizzonte.

 

E’ noto a tutti che il capitalismo è un tipo di società estremamente instabile e imprevedibile. E che il sopraggiungere di grandi avvenimenti, anche catastrofici, possono cambiare improvvisamente completamente lo scenario internazionale. E anche riportare di nuovo tutto nel disastro.     

 

COME I RICCHI COMANDANO

 

Quante volte ci siamo chiesti “come funziona la politica”, “chi è che comanda”? “Ma perché tutti questi problemi” ecc. ecc.? Poi le discussioni, i dibattiti, le conferenze …

Interessanti sono le molte versioni che vengono date su “chi comanda veramente nel mondo”.

C’è chi vede una “Plutocrazia” che impera attraverso un meccanismo di accumulo di denaro che gli stati producono stampando moneta. Impossessandosi e ammassando così capitali enormi la “Plutocrazia” diventa sempre più potente. Questa “Plutocrazia” sarebbe in grado di determinare l’inflazione monetaria, attraverso la quale ottengono una “redistribuzione del reddito” spostando finanze a loro favore e impoverendo invece la popolazione.

Altri vedono in chi “comanda il mondo“ una “ristretta élite finanziaria”, ma potentissima, identificabile nelle 1000 maggiori multinazionali al mondo, che si dispiegano e controllano tutti i settori dell’economia-finanza. L’elite finanziaria sarebbe responsabile del degrado sociale-economico, ma soprattutto ambientale e delle persone, portando una parte dell’umanità al “sovrappeso” (nei paesi industrializzati) mentre il resto del mondo è nel degrado, nell’arretratezza e in “sottopeso”. Questi 1000 colossi finanzial-industriali controllerebbero per intero la finanza mondiale, definita “economia virtuale” che avrebbe il potere di controllare le emissioni delle monete di tutto il pianeta (a loro favore, naturalmente).

Una recente versione sostiene ora che sarebbe invece “internet” il “vero potere attuale” nel mondo. Con il fondatore e reggente di Facebook Zuckerberg, che influenzando e controllando “attraverso il sito” all’incirca 1 miliardo di persone si appresta ad offrire loro una propria moneta che in futuro destabilizzerà il mondo.

Ma c’è anche la versione che vede come forza occulta che controlla il pianeta le sette segrete della “Massoneria”. Nelle quali gli aderenti, persone estremamente influenti e potenti, attraverso un patto di sangue dirigerebbero il mondo.

Tutte queste versioni concordano su un punto: i politici, i governi, i capi di stato, sono “marionette”, sono “attori” che recitano “copioni già scritti da altri” e che la stampa, come le tv, sono “sotto stretto controllo dei potenti”.

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Noi marxisti abbiamo una nostra propria visione di come realisticamente funziona la società e di chi è che effettivamente comanda nel mondo.

Senz’altro confermiamo che sono i grandi gruppi economici finanzial-industriali, le enormi forze multinazionali, che dirigono nell’insieme la società capitalista contro i salariati.

Ma questi enormi grandi agglomerati economici mondiali non sono in sintonia l’uno con l’altro, come appare nelle versioni sopra descritte, perseguono invece ciascuno interessi propri e diversi, e sono certamente in concorrenza (per il profitto) tra di loro. Perciò non esiste quell “armonia”, quell “unione” planetaria tra i “potenti” nel comandare la società, cosa che tutte le tesi su “chi comanda il mondo” danno.

Per il marxismo esiste invece “un reale contrasto di interessi” tra capitalisti che, come detto, è dovuto alla concorrenza, alla necessità di portare a casa un profitto.

Che questi potentissimi agglomerati finanzial-industriali ricerchino costantemente un accordo, una mediazione tra di loro è senz’altro vero. A volte ci riescono, com’è visibile, altre volte però no. Quando non ci riescono esplodono le guerre con i noti disastri o le crisi dove le fabbriche e le banche entrano nel baratro del fallimento.

Concordiamo anche noi: si, sono le potenti multinazionali (basti pensare che la General Electric americana ha un fatturato pari al PIL del Sud Corea) che controllano pienamente nazioni e governi. E concordiamo che i politici, i governi, sono delle “marionette”, degli “attori” che “recitano copioni scritti da altri” e l’esempio dei governi europei che recitano il copione scritto dall’Unione Europea ne è la conferma attuale più concreta. E concordiamo sul fatto che stampa e tv sono sotto stretto controllo dei gruppi capitalistici.

Ma nessuna delle versioni che individua a suo modo “chi comanda nel mondo” ha la minima idea di quale può essere la soluzione del problema.

 

Il marxismo invece si. E’ attraverso i momenti rivoluzionari che è possibile l’edificazione di un’altra società, superiore, senza più “potenti”.


 

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MA LO STATO IN REALTA’ CHE COS’E’ E DA CHE PARTE STA?

 

LO STATO, ESPRESSIONE DELLA CLASSE DOMINANTE

 

Spesso ci facciamo la domanda: come mai i politici dicono una cosa e poi ne fanno un’altra? Perché le leggi colpiscono sempre i lavoratori e mai i ricchi?

Cerchiamo ad approfondire la questione.

Scrive Engels nell’Antidühring: “Lo stato moderno, qualunque ne sia la forma, è essenzialmente una macchina capitalistica, uno Stato dei capitalisti, il capitalista collettivo ideale”.

Per capire cosa ha che fare il comportamento dei politici e quanto dice Engels intervistiamo Mario B. attivista politico internazionalista in Italia che ci illustra la questione.

 

Dom :- trovi un collegamento con ciò che dice Engels e la società dei giorni nostri?

Risp: - “un po’ tutti si lamentano che i politici di  dx, sx ecc. non sono coerenti. Penso che quando i lavoratori vanno a votare non abbiano ben chiaro come funziona il meccanismo. Se i politici, tutti, e sottolineo “tutti”, non sono coerenti  il motivo c’è, non è un caso.”

 

Dom : -spiegati meglio.

Risp : -“I politici dicono sempre che loro lavorano per il bene della Nazione, del Paese, del popolo ecc.

Ma dobbiamo approfondire: chi sono  la Nazione, il popolo? Certo, la Nazione, il popolo sono i lavoratori, il proletariato. Ma non solo: ci sono anche i ricchi, gli industriali, i magnati della finanza ecc.

Questi hanno un sacco di soldi e nella loro testa ne vogliono fare sempre di più. Se andiamo ad approfondire scopriamo che loro posseggono i giornali, le tv, le squadre di calcio e quant’altro.

I lavoratori invece non posseggono niente, non possono, col loro stipendio riescono, chi più e chi meno, a mantenere la loro famiglia, se è possibile si comperano l’appartamento ecc.

Con i giornali e le tv i ricchi influenzano e dirigono l’opinione pubblica. E poi fanno grosse donazioni di denaro ai partiti. Ovviamente le donazioni non le fanno per niente,  senza uno scopo.”

 

Dom:  - E questo secondo te condiziona la politica?

Risp:  -“I partiti, tutti, presentano i loro candidati da votare. In campagna elettorale promettono tante belle cose. Ma cosa sappiamo noi veramente di loro, delle loro vere intenzioni?

Ultimo esempio la campagna elettorale appena svolta in novembre: SPD e CDU-CSU si sono affrontati accanitamente uno contro l’altro. Dopo le elezioni si sono però messi assieme nella Grande Coalizione. Sapeva chi andava a votare, di dx o sx, che sarebbe poi finita così? Nessuno! Probabilmente i partiti si erano già messi d’accordo prima

 

Dom: - I politici tengono quindi nascoste le loro vere intenzioni?

Risp: -“Certo! Lo si vede bene  quando arriva una crisi economica. Chissà perché, i politici di tutti gli schieramenti, in tutti i Paesi, chiedono sempre sacrifici solo ed esclusivamente ai lavoratori.

Non ai ricchi. Perché?

In Germania gli industriali, gli economisti, le tv, i giornali, i politici ecc, dicono che il Paese deve essere più concorrenziale. E come si traduce questo in pratica? Che i ricchi devono rinunciare alle mega ville o agli Yacht?  No! I lavoratori dipendenti devono avere meno aumenti salariali, i giovani in futuro si dovranno accontentare di trovare posti di lavoro sempre meno fissi e più a tempo determinato  e ai padroni viene data la possibilità di assumere persone per 3 mesi a stipendio bassissimo. E questo avviene non solo in Germania, ma ancor di più in Grecia, Spagna, Italia dove sono io, Portogallo ecc, in ogni Nazione, senza eccezione. I politici di tutte i Paesi si comportano tutti allo stesso modo!

 A questo punto dobbiamo porci la domanda: ma da che parte stanno realmente? Ed ecco che l’affermazione di Engels: “Lo stato moderno,qualunque ne sia la forma,è una macchina essenzialmente capitalistica” ci da la risposta. Allo Stato appartengono senz’altro anche i partiti. Direi che l’affermazione di Engels del 1878 è più che mai attuale. Siamo nel capitalismo e politici lavorano senza dubbio per i ricchi. Naturalmente lo devono assolutamente negare!

 

 

CHE COS’E’ VERAMENTE IL CAPITALISMO

E PERCHE’ VALE LA PENA LOTTARE PER IL COMUNISMO?

 

IL CAPITALISMO NON E’ SOLO BENESSERE, MA ANCHE CRISI, GUERRE, DISTRUZIONI, DISPERAZIONE, FAME, POVERTA’ OLTRE CHE SFRUTTAMENTO

 

 

                                                                          da "Der kommunistische Kampf" ottobre 2015

 

Molti sono convinti che questa sia la società del benessere.

Ma, come tutti sappiamo, questa società è basata sugli affari e gli affari sono un brutto mostro. A momenti van bene, a momenti van male. Tutti sappiamo che sono estremamente imprevedibili.

La caratteristica degli  affari è che ad un certo punto si trasformano in crisi e poi ancora peggio in guerre e poi da guerre si ritrasformano  nuovamente in affari e così via. Un ciclo inarrestabile, ineliminabile nella società capitalistica.

Engels dice che l’unica cosa sicura nella società capitalistica è l’insicurezza e la storia è strapiena di conferme, di queste insicurezze, imprevedibilità.

Per esempio:  chi l’avrebbe detto all’inizio dell’anno scorso che in Ucraina sarebbe scoppiata la guerra?  Nessuno!

Chi l’avrebbe detto, sempre all’inizio dell’anno scorso, che in Iraq, sotto il controllo della megapotenza militare americana, i combattenti dello Stato Islamico avrebbero dichiarato guerra non solo agli americani, ma al mondo intero? Nessuno!

 

E ancora, chi l’avrebbe detto che dalle tanto acclamate “Primavere Arabe”, salutate da tutto il mondo come il trionfo della democrazia sul dispotismo, sarebbero scaturite guerre civili in Libia, Siria, Yemen, ecc.?   Ancora nessuno!

E ancora, chi l’avrebbe detto che la crisi economica avrebbe duramente colpito Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, ecc.? ...

E stiamo parlando dei fatti più recenti!

Ci  soffermiamo a pensare e riflettere su questo?

E adesso, cosa ci riserva il futuro? Chi saranno i futuri predestinati delle prossime catastrofiche imprevedibili  crisi? 

Nel mondo degli affari niente è sicuro. Neanche il benessere, come ben vediamo.

E’ la vendita dei prodotti per trarne un guadagno la causa di tutto. E’la vendita dei prodotti che rende tutto così estremamente non sicuro …..

Tutto questo potrebbe essere evitato? Certo che potrebbe essere evitato!

 

SOLO QUANDO IL SISTEMA SARA’ CAMBIATO E  I PRODOTTI NON SARANNO PIU’ VENDUTI E COMMERCIATI, MA  SARANNO SUDDIVISI EQUAMENTE TRA LA POPOLAZIONE  SI POTRA’ INTERROMPERE QUESTA ANGOSCIANTE INSICUREZZA! SOLO COSI’ POTRANNO SPARIRE LE CAUSE  CHE PRODUCONO LE CRISI, LE GUERRE, LE DISTRUZIONI, LE DISPERAZIONI E TUTTE LE DISFUNZIONI DOVUTE  AL SISTEMA IN CUI VIVIAMO E SI POTRA’ GARANTIRE IL BENESSERE PERMANENTE  A CUI TUTTI NOI GIUSTAMENTE  ASPIRIAMO.

BENESSERE  CHE LA PRODUZIONE MONDIALE POTREBBE GARANTIRE GIA’ DA ADESSO, PER TUTTI!

MA PER OTTENERE QUESTO CI VUOLE UNA RIVOLUZIONE!

 

ECCO PERCHE’ VALE LA PENA LOTTARE PER UNA SOCIETA’ SUPERIORE COMUNISTA!

 


 

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Dal punto di vista pratico il comunismo è la società superiore. E’ una società superiore perché i prodotti non vengono più venduti, ma distribuiti tra la popolazione. In questo modo sparisce la ricerca del massimo guadagno, spariscono le classi sociali, sparisce la concorrenza, che è la causa delle crisi economiche e sociali con enormi sprechi di produzione, concorrenza che è la causa delle guerre con ancora più enorme spreco di produzione e soprattutto di vite umane.

Per arrivare a questo bisogna però necessariamente arrivare ad una rivoluzione, perché la borghesia, cioè il padronato, cioè i ricchi, assolutamente si oppongono e si opporranno allo stravolgimento del sistema capitalistico, come  è stato dimostrato nelle due esperienze di governo proletario della Comune di Parigi del 1871  e della rivoluzione bolscevica del 1917.

Dopo la  conquista del potere da parte del proletariato in una nazione, realisticamente parlando, economicamente, non è possibile passare subito  al comunismo, cioè alla distribuzione della  produzione tra la popolazione, perché il mercato nazionale di un paese, in questo caso il paese dove il  proletariato è arrivato al potere, non essendo autonomo nella produzione dei prodotti, è talmente intrecciato con le economie delle altre nazioni che obbligatoriamente deve  commerciare (comperare e vendere)  con esse e deve commerciare anche all’interno del proprio paese. 

Facciamo degli esempi: quando si costruisce un’automobile c’è bisogno del ferro per la carrozzeria, il ferro viene estratto nelle miniere dell’Australia, Brasile e Cina  e la bisogna comprarlo, c’è bisogno dei pneumatici,  i  cui maggiori  produttori sono il Giappone, la Francia e gli Usa e la bisogna comprarli, c’è bisogno del vetro per i finestrini e bisogna comperarlo,  c’è bisogno del carburante per farla viaggiare e quello lo si compera nei paesi arabi, e così via. Altro esempio: per costruire i mobili c’è bisogno del legno, il legno lo si può trovare soprattutto nei paesi nordici o in Africa o in sud America. Per costruire  un frigorifero c’è bisogno dell’acciaio, quindi bisogna comperare il ferro, ecc. ecc,  e così via per tutti i prodotti che usiamo giornalmente.

 

Questa è la situazione realistica in cui si viene a trovare  un proletariato quando conquista il potere.  Solo in un secondo momento, dopo una rivoluzione a livello mondiale o quasi   sarà possibile passare al comunismo.

I bolscevichi con Lenin,  avevano ben presente questo  quando nel ’17  conquistano il potere in Russia. Infatti nei vari scritti dell’epoca Lenin e i bolscevichi non parlano mai di comunismo in Russia, ma di fase transitoria, con una economia a capitalismo di stato a gestione rivoluzionaria. 

La rivoluzione in Russia viene quindi giustamente vista dai bolscevichi come inizio, un inizio  di una rivoluzione internazionale che dovrà portare al

comunismo. Per arrivare alla rivoluzione internazionale è però necessario ricostituire l’Internazionale Comunista, in modo che anche gli altri proletariati delle altre nazioni facciano le rivoluzioni per giungere al potere e  così unire le

varie economie a gestione proletaria.

L’Internazionale Comunista viene perciò prontamente costituita dai bolscevichi nel 1919.

 

Lenin nei suoi testi precisa che se la rivoluzione europea non arriva presto, anche la rivoluzione russa è destinata a soccombere.  Questo dovuto al fatto che, da una parte ci sono  le pressioni esterne delle borghesie internazionali che fanno di tutto per far crollare l’economia russa,

 impedendo di vendere  ad essa i prodotti di cui ha bisogno; dall’altra dovuto alle tensioni  e  proteste interne come conseguenza  delle grandi difficoltà economiche in cui versa la Russia rivoluzionaria per la mancanza di prodotti dovuti appunto ai boicottaggi delle altre nazioni borghesi. Senza escludere poi i continui interventi militari armati che le varie borghesie perseguono per far crollare la rivoluzione.

 

La controrivoluzione

Sarà Stalin e la sua cricca ad incarnare la controrivoluzione in Russia, poco dopo la morte di Lenin.  Attraverso lo slogan “ La costruzione del socialismo in un paese solo” verrà abbandonato il concetto di rivoluzione russa come inizio della  rivoluzione internazionale (così da arrivare alla società superiore),  per dichiarare la falsità che il “socialismo” o il “comunismo” già esiste in Russia e che bisognava rafforzarlo. Verrà abbandonato  di conseguenza l’obbiettivo primario di favorire le rivoluzioni proletarie nelle altre nazioni e lentamente verrà sciolta l’Internazionale Comunista.

 

Togliendo questi punti fondamentali alla politica comunista, di fatto la politica di Stalin e della sua cricca diventa apertamente borghese, in questo caso chiaramente controrivoluzionaria. Dalla gestione proletaria rivoluzionaria temporanea a capitalismo di stato  dell’economa russa di Lenin si passa alla gestione definitiva borghese a capitalismo di stato di Stalin.  In altre parole,  Stalin e suoi seguaci nascondendosi dietro lo slogan del “Socialismo in un paese solo” diventano i nuovi gestori borghesi statali dell’economia russa,  sostituendosi ai capitalisti privati nella direzione degli affari, abbandonando definitivamente l’obbiettivo  di arrivare alla società superiore.   

Però la mistificazione, l’imbroglio del “ socialismo in un paese solo” non può cambiare  la realtà delle cose  e cioè che nella Russia  di Stalin tutte le caratteristiche capitalistiche rimangono: il lavoro salariato, lo sfruttamento, i borghesi incarnati nei burocrati del partito finto “comunista”, la concorrenza, il commercio, le banche, gli interessi, i guadagni e non ultimo e meno importante le politiche di espansione e aggressione imperialistica staliniste (con le alleanze con il nazista Hitler prima e le alleanze con le potenze “imperialistiche” nemiche  dopo).

 

Molti grandi dirigenti bolscevichi, conseguenti nel proseguire sulla via internazionalista comunista (di Lenin)  perderanno la vita nel contrastare la politica controrivoluzionaria borghese di Stalin: da Zinov’ev a Kamenev, da Bucharin a Trockij.

 

Ma l’esperienza bolscevica e il sacrificio dei dirigenti bolscevichi antistalinisti non sono stati vani.

L’esperienza bolscevica con Lenin ha per noi un incalcolabile valore: ci ha mostrato e ci mostra la via maestra su cui ci dobbiamo dirigere e su cui dobbiamo proseguire. Il sacrificio dei dirigenti bolscevichi antistalinisti è un enorme insegnamento di come noi dobbiamo evitare che un altro Stalin sorga. 

Dobbiamo impedire che nelle nostre fila personaggi come Mao o Castro spaccino “il comunismo o socialismo in un paese solo” cioè il capitalismo di Stato borghese per società superiore cioè per il vero comunismo. Ormai l’esperienza accumulata è enorme e come comunisti scientifici abbiamo chiaro come procedere e cosa bisogna fare e cosa bisogna evitare. Adesso deve essere l’impegno  quotidiano che ci deve far giungere all’obbiettivo.

 

 

“Der kommunistische Kampf” – aprile  2015 


 

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I comunisti internazionalisti hanno sempre avuto le idee chiare su che cos’è il comunismo o  socialismo e cos’è il capitalismo.

A tal proposito riportiamo uno scritto di Arrigo Cervetto del dicembre 1965: “Noi marxisti abbiamo sempre detto, che la natura sociale [la struttura economica] di un Paese è data dai rapporti di produzione predominanti in quel Paese. I rapporti di produzione esistenti  nell’Urss,  Polonia, Ungheria, [Repubblica Democratica Tedesca] ecc. erano e sono rapporti di produzione capitalistici e quindi non potevano e non possono dar vita che a manifestazioni tipiche del capitalismo”.

Come si può ben vedere non c’erano dubbi per i marxisti scientifici che i Paesi cosiddetti  “socialisti” fossero capitalisti.

In Germania però l’opinione pubblica era (e lo è ancora)  convinta che nella DDR ci fosse il socialismo e che con il crollo del muro sia  crollato anche il comunismo.

Niente di più sbagliato.

L’ex DDR, come l’ex Urss ecc. era un  Paese a Capitalismo di Stato, come ben spiegato da Cervetto nel 1965 ed è stata appunto la concorrenza capitalistica internazionale a farla fallire.

Per i marxisti scientifici il crollo di  queste nazioni a falso socialismo è stata senz’altro una conferma che la loro analisi concreta  su cosa era comunismo o non era, era giusta, più che giusta!

Per chi si sentiva di sinistra invece e sentimentalmente era convinto, ma non aveva ben approfondito, che nell’ex DDR  ci fosse il socialismo, il crollo del muro è stato un momento di grande delusione, grande sconforto.

Per il padronato e tutti i suoi servitori è stata l’occasione per gridare alla sconfitta del comunismo, alla sua inferiorità , alla sua non praticità.

In realtà è crollato un grande equivoco.

Le leggi capitalistiche erano ben presenti nell’ex DDR:

 

-          - Vi era la produzione di merci

-          - Le merci venivano vendute all’interno del paese e all’esterno.

-          - Nelle aziende vi erano i dipendenti che in cambio di lavoro venivano pagati con un               salario.

-          - Le banche facevano prestiti con interessi, guadagni ecc.

-          - Il commercio funzionava con la compravendita, con dipendenti, guadagni ecc.

 

Nel comunismo tutti questi elementi non ci sono. Vi è una produzione generalizzata e organizzata che viene distribuita.

Il grande equivoco su cui si è tanto speculato era che il Capitalismo di Stato presente nell’ex DDR,  veniva spacciato per socialismo perché a dirigerlo non c’erano i capitalisti privati, ma un partito.

Per capire bene si può fare un parallelo con il capitalismo di Stato della chiesa: la chiesa ha molti capitali,  affari, banche ecc. ma a dirigere questi affari non sono singoli capitalisti privati, bensì dei burocrati clericali, che si possono paragonare ai burocrati statali di un partito.

 

Poi anche il fatto che ci fosse una forte assistenza sociale veniva equivocata e spacciata per socialismo. Però l’assistenza  sociale e gli ammortizzatori sociali sono presenti  in tutte le nazioni. Solo che nei paesi a Capitalismo di Stato era senz’altro più elevata ed è stata uno dei motivi (certamente non il solo e certamente non il più importante) del perché non hanno retto la concorrenza capitalistica  internazionale e sono falliti.

 

Sempre bisogna cercare di capire e approfondire. Altrimenti veniamo influenzati da concetti che sono l’esatto contrario di quello che dicono di essere.

 

 

Der kommunistische Kampf” del maggio  2014 



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