TEMI DI ATTUALITA' E

DEL PROSSIMO GIORNALE:

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IL FALSO PROBLEMA DELL’ANTIFASCISMO

 

 

     08 aprile 2021

 

Per i marxisti non esiste il problema ANTIFASCISMO.    

Abbiamo più volte ribadito che la storia in varie occasioni ha dimostrato come i capitalisti, per i loro interessi, quando è loro conveniente, possono portare al potere i fascisti (es. Hitler, Mussolini, Pinochet, ecc. e adesso i militari in Myanmar) utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione (media, politici, intellettuali, università-scuole, clero, ecc.) per poterlo fare e convincere le masse che è la cosa giusta, E abbiamo sempre ribadito che se oggi vigono le democrazie è solo perché i capitalisti ne vedono l’interesse per meglio controllare e dirigere le masse proletarie sfruttate.

Noi siamo d’accordo con Marx quando afferma che, non è cercando miglioramenti nella corrotta e insanabile società capitalista la giusta politica da perseguire, perché la sostanza caotica e problematica del capitalismo rimane sempre intatta, ma è cambiando completamente il sistema stesso, la politica corretta da seguire.

Essendo che tutti i governi sono al servizio dei capitalisti, siano essi indifferentemente governi democratici o fascisti, tutti hanno sempre represso con ferocia inaudita gli operai in rivolta nei momenti rivoluzionari, cioè nei momenti catastrofici causati dalle crisi capitalistiche. Quindi il sostenere una società capitalistica “migliore” contrastando l’ascesa dei fascisti al potere, è per i marxisti  un falso problema, un problema che non esiste.   

Sono gli stalinisti, partiti nazionalisti che aspirano ad un capitalismo statalizzato, che incoraggiano, spingono con forza alla lotta antifascista e mettono in primo piano nella loro politica il combattere le organizzazioni fasciste per erigere una società capitalista a capitalismo di stato. Ma per i marxisti questa politica nazional-statalizzante ha solo un senso borghese. Perché anche nella statalizzazione dell’economia vige sempre il capitalismo con tutte le sue leggi contraddittorie commerciali, con il profitto, lo sfruttamento, i ricchi, i poveri, ecc.

Se come marxisti dobbiamo parlare di una lotta comunista contro organizzazioni politiche antimarxiste, questa va indirizzata senz’altro contro la più pericolosa di queste, e cioè contro gli stalinisti stessi. Vale a dire contro i “falsi comunisti” nazionalisti che si presentano come marxisti, ma che di una società senza capitali e senza leggi commerciali non ne vogliono assolutamente sapere.

Che per i marxisti internazionalisti come noi, cioè coloro che lottano per la rivoluzione internazionale (unico modo per giungere ad eliminare le leggi commerciali e quindi eliminare il sistema capitalistico stesso) gli stalinisti siano il pericolo più grave, l’ostacolo principale per arrivare ad una società superiore, la storia lo ha dimostrato ampiamente.

E’ stato Stalin e la sua cricca, che eliminando fisicamente parecchie centinaia di migliaia di marxisti internazionalisti, è responsabile della controrivoluzione in Russia. Così come gli stalinisti Mao, Tito, Togliatti, Ceausescu e così via. Nell’insieme tutti questi stalinisti sono responsabili dell’assassinio di molti più marxisti rispetto ai fascisti. Questa dice la storia.

Perché il problema è, che per il marxista nei fascisti può vedere immediatamente e chiaramente il suo nemico e così si può difendere. Mentre è molto più difficile individuare il nemico quando questo si definisce “marxista”, “comunista”, “rivoluzionario”, che inneggia a Marx e al “socialismo”, inneggia alla “lotta di classe contro il capitalismo”, ecc, mentre in realtà è uno Stalinista controrivoluzionario feroce nazionalista difensore del capitalismo di stato. Quindi il problema è che di fronte a questo atteggiamento falsamente comunista i marxisti internazionalisti vengono ingannati, abbassano le difese e cadono nella trappola di venir, nei momenti storici cruciali, sopraffatti e anche eliminati fisicamente dagli stalinisti nazionalisti. Com’è appunto successo.

 

La lotta antifascista, o L’ANTIFASCISMO quindi NON HA NESSUN SENSO RIVOLUZIONARIO.

E’ invece, sottolineiamo, molto importante per gli stalinisti: E’ LA LORO TATTICA per non farsi riconoscere come NAZIONALISTI.  Serve per SVIARE L’ATTENZIONE dall’essere al servizio del capitalismo-statalizzato. L’ANTIFASCISMO è il loro metodo per CONCENTRARE L’ATTENZIONE su un altro nemico: IL FASCISTA. Un nemico che è nazionalista COME LORO, ma al servizio del capitalismo privato, come appunto lo sono i fascisti.

Praticamente L’ANTIFASCISMO è una lotta tra partiti rivali sostenitori del capitalismo nelle sue varie forme.

 

 

NON E’ LA NOSTRA LOTTA COMUNISTA INTERNAZIONALISTA 

 

 

COME SI SPIEGA IL LUNGO BOOM  ECONOMICO

DEL DOPOGUERRA?

 

 

           27 marzo 2021

 

Negli anni ’50, subito dopo la guerra, tra i marxisti si dibatteva su un argomento inusuale per le persone comuni, ma in realtà di molta importanza: quanto sarebbe durato il prossimo ciclo economico espansivo iniziato subito dopo la fine della 2° guerra mondiale? E quando sarebbe sopraggiunta la prossima crisi di sovrapproduzione economica (tipo ’29) portando con se una nuova enorme e profonda crisi, che di conseguenza (come dopo il ’29) sarebbe sbocciata di nuovo un’altra grande tragica guerra, con disastri, morti e così via?

 

Come mai questo strano dibattito tra i marxisti è così importante?  Spieghiamo.

 

Nell’analisi del funzionamento capitalistico fatta da Marx - poi sempre confermato dalla realtà - l’economia mondiale si muove a cicli: ossia i lunghi cicli economici espansivi si alternano a corti, ma intensivi momenti di enormi e profonde crisi di sovrapproduzione, in cui l’eccesso di merci prodotte non trovando sufficiente domanda di acquisto sul mercato mondiale, creano il caos economico, che si trasforma ben presto in guerre militari tra borghesie concorrenti, portando l’umanità nei noti disastri. Alla fine di ogni guerra, dopo che i capitalisti si sono distrutti a vicenda (es: dopo il 1848, dopo il 1918 o dopo il 1945) il ciclo economico riparte di nuovo, fino alla successiva terribile crisi di sovrapproduzione. E così via. Il sistema capitalistico funziona così.

Sulla base di questa analisi negli anni ’50 dopo la fine del disastro della 2° guerra mondiale e il riavvio del ciclo economico espansivo, i marxisti di allora si chiedevano quindi coerentemente, quanto tempo il nuovo ciclo questa volta sarebbe durato.

Alcuni grandi marxisti della “Sinistra Comunista Amedeo Bordiga, Onorato Damen, Paul Mattick, Anton Pannekoek, intravedevano il giungere della futura crisi di sovrapproduzione mondiale nei successivi anni ’70. Altri marxisti Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi (i futuri fondatori di Lotta Comunista) presagivano invece la futura crisi di sovrapproduzione più avanti, molto tempo dopo.  

 

Come mai valutazioni così differenti tra i grandi del marxismo? Su quali diversi presupposti erano basati i loro differenti calcoli?

Per i marxisti  Bordiga, Damen, Mattick e Pannekoek, la crisi di sovrapproduzione si sarebbe ripresentata nei seguenti anni ’70 perché quello era il lasco di tempo necessario affinchè le economie europee e giapponese distrutte dalla guerra si riprendessero, ricostruissero il loro mercato interno. Per poi ricominciare esse stesse ad esportare prodotti nel mercato mondiale, ricreando nel mercato internazionale, come prima della 2° guerra mondiale, una situazione di eccesso di merci rispetto alla domanda, causando così la crisi. Questo era il ragionamento di previsione dei grandi marxisti della Sinistra Comunista.

Altra visuale era invece quella dei marxisti Cervetto e Parodi

Certamente anche per loro i paesi europei e quello giapponese, distrutti dalla 2° guerra mondiale, nei seguenti anni ’70 avrebbero completato la loro “ricostruzione economica interna” e avrebbero ricominciato essi stessi a esportare merci. Ma secondo Cervetto e Parodi la crisi di sovrapproduzione non sarebbe giunta in quegli anni ’70, perché i due marxisti già allora, cioè negli anni ’50 quando appunto avveniva questa  discussione, intravedevano l’emergere di nuove e immense nazioni nel mondo, soprattutto asiatiche, dove le merci europee e giapponesi, assieme a quelle americane, esportate in quegli enormi paesi emergenti, avrebbero continuato a trovare la loro vendita e perciò il profitto. Spostando la crisi di sovrapproduzione quindi molto più in avanti, cioè fino a quando il mercato internazionale non si sarebbe di nuovo saturato per l’eccesso di merci.   

 

OGGI L’EMERGERE DELLE POTENZE ASIATICHE, come previsto da Cervetto e Parodi, E’ ATTUALITA’, E SPIEGA  IL PERCHE’ DELL’ODIERNO LUNGO BOOM ECONOMICO DAL DOPOGUERRA - CHE DURA TUTT’ORA.

 

I grandi  Bordiga, Damen, Mattick, Pannekoek, non avevano considerato questa opportunità dell’emergere capitalistico del mercato mondiale, per cui la loro previsione di futura crisi si era fermata al tempo di ricostruzione economica delle potenze sconfitte nella 2° guerra mondiale. Dopo di che il nuovo devastante crollo di sovrapproduzione sarebbe sopraggiunto, esattamente come il tempo trascorso tra la 1a e la 2a guerra mondiale.

Corretta si è dimostrata invece l’intuizione-valutazione di Cervetto e Parodi degli anni ’50, dove l’emergere delle future grandi economie asiatiche della Cina, dell’India, avrebbero posto le basi per l’attuale lungo ciclo economico espansivo, portando di conseguenza sul mercato internazionale anche miliardi di nuovi proletari.     

Quello discusso 70anni fa, oggi, come tutti possono vedere, E’ ATTUALITA’ e dimostra come l’analisi marxista, nelle sue diverse valutazioni, può interpretare correttamente il funzionamento capitalistico.

Bisogna però essere consapevoli che siamo nel capitalismo e che questo è un suo ciclo. E deve essere chiaro che, un ciclo ha un inizio, uno svolgimento, e una fine (esattamente come valutavano i marxisti dell’800 e quelli del ‘900). E tutti sappiamo che la fine del ciclo significherà ‘sovrapproduzione’, cioè eccesso di merci, quindi crisi, caos e poi … guerre capitaliste.

Quando le grandi economie mondiali USA, Europa, Cina, India, Brasile, e tutte le altre, riverseranno sul mercato più merci di quanto la domanda ne possa assorbire allora il ciclo si completerà e il disastro capitalista si ripeterà. 

Ma questo sarà anche il momento in cui le rivoluzioni si porranno di nuovo all’ordine del giorno.


 

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Colpo di stato militare in Myanmar

 

ESEMPIO DI COME I CAPITALISTI QUANDO RITENGONO CHE LA DEMOCRAZIA LI DANNEGGI, PORTANO AL POTERE I MILITARI

 

 

 

“ Forme di stato con dittature e fascismo vengono usate dai ricchi anche ai giorni nostri in situazioni dove, governi democratici che perseguono politiche troppo populiste, danneggiano gli interessi dei grandi industriali e banchieri. Per cui le forme democratiche vengono sostituite dalla grande borghesia con dittature militari ”             

                                              Der Kommunistische Kampf” 2016

 

 

 

        22 febbraio 2021 

 

Nel nostro sitoweb Der Kommunistische Kampf” postato in internet nel 2016, cliccando sulla voce LE NOSTRE POSIZIONI” - così si può leggere nel capitolo titolato LE SOVRASTRUTTURE STATALI DEL CAPITALISMO: FASCISMO, DEMOCRAZIA, FALSO SOCIALISMO”:  Le borghesie e i padronati per il controllo sul proletariato e per trovare il massimo accordo tra di loro nel perseguire  i propri interessi, usano diverse forme di sovrastrutture, cioè di forme di stato, che intercambiano a seconda delle circostanze. Queste diverse forme statali sono etichettate come DITTATURE o FASCISMI, DEMOCRAZIE, CAPITALISMI DI STATO (cioè i falsi ‘SOCIALISMI’)”. Nel capitolo, dopo aver precisato che nel passato i capitalisti hanno usato abbondantemente per i loro interessi le dittature, portando al potere per esempio Hitler in Germania, Mussolini in Italia, o il “militarismo giapponese” in Giappone, si prosegue: Forme di stato con dittature e fascismo vengono usate dai ricchi anche ai giorni nostri in situazioni dove, governi democratici che perseguono politiche troppo populiste, danneggiano gli interessi dei grandi industriali e banchieri. Per cui le forme democratiche vengono sostituite dalla grande borghesia con dittature militari”. E viene portato l’esempio della “Dittatura dei colonnelli” in Grecia del 1967 che rovesciò il governo democratico di Papandreus, poi la dittatura di Pinochet in Cile nel 1972, che abbatté il governo democratico riformista Allende uccidendolo, e poi il colpo di stato militare in Tailandia del 2014 (non molto pubblicizzato dai media) che ha fatto cadere il governo democratico Shinawatra.

Ora è con il colpo di stato militare in Myanmar che si sta ripetendo a fotocopia la stessa situazione borghese. Cioè anche in Myanmar il governo democratico ritenuto “eletto illegalmente” e che danneggia “gli interessi nazionali” viene dismesso.

Non è che noi marxisti prevediamo i colpi di stato. Ma pensiamo di avere un metodo interpretativo realistico di come funziona il sistema capitalistico.

E pensiamo che il capitalismo funzioni esattamente come studiato e affermato da Marx: e cioè che le democrazie, le dittature (e adesso anche i “falsi socialismi stalinisti”) non siano altro che FACCIATE,  RIVESTIMENTI usati dai ricchi capitalisti per nascondere la sostanza sfruttatrice, corrotta, detestabile, dell’INSANABILE SISTEMA CAPITALISTA. Rivestimenti politici ( o “involucri” come li definisce Lenin) che i capitalisti usano e interscambiano a secondo dei loro interessi.

Quindi, siamo del parere che questa sia la giusta interpretazione dell’ apparente inspiegabile presa del potere militare in Myanmar.

Come sempre succede in queste situazioni di colpi di stato, i militari che violentemente prendono la direzione politica nazionale non danno mai una spiegazione plausibile del 

loro intervento. Si barricano sempre dietro alla banale e solita motivazione che lo fanno “per il bene del paese” perchè il governo democratico sta “danneggiando gli interessi nazionali”. Ma cosa intendono loro per “ bene del paese” e quali sarebbero questi “interessi danneggiati”?  

I fatti che si succedono poi si incaricano sempre di spiegarci chiaramente cosa intendono i militari con queste operazioni golpiste: vengono abolite le libertà sociali: libertà di espressione, libertà di riunirsi, libertà di protestare, di scrivere contro i militari, di scioperare, i partiti vengono soppressi così come i sindacati, e così via.  

E chi può trarne vantaggio se i lavoratori non possono più riunirsi, protestare, scioperare e i sindacati vengono soppressi?  La risposta è logica:  ma ai  CAPITALISTI, OVVIAMENTE !!!  Non certo ai lavoratori.

Nelle dittature militari non viene mai tolta ai padroni la libertà di sfruttare, soggiogare, danneggiare le masse lavoratrici. O di super guadagnare montagne di soldi. No, questo assolutamente no. Tutto il cruento procedimento militare è sempre diretto contro i lavoratori e a VANTAGGIO DEI BORGHESI !

Quindi anche se pubblicamente vengono sempre taciuti le vere ragioni della presa del potere dei golpe militari, è più che evidente che dietro le quinte essi sono organizzati e diretti dai viscidi ricchi capitalisti. E quando i militari parlano di “interessi danneggiati” è ovvio intendano gli interessi di banche e imprenditori, e che per “bene nazionale” intendono il “bene” dei ricchi e superricchi “del paese”.   

E’ quindi chiaro che padroni e banche vanno a nozze nei colpi di stato con le loro dittature, ed è ciò che accade anche adesso in Myanmar.        

Però oggigiorno le sterminate masse proletarie sfruttate di cui ogni paese è composto, per i capitalisti sono molto difficili da controllare con una ferrea dittatura militare. C’è il rischio che un super sfruttamento come quello solitamente adottato dai militari al potere, inneschi l’insurrezione delle masse sfruttate stesse. Quindi per i capitalisti è utile cercare un governo, cioè un RIVESTIMENTO statale (o SOVRASTRUTTURA come definita da Marx) da presentare alle masse proletarie che sia meno “dura” e che dia l’impressione alle masse stesse, con il voto e la democrazia, di essere “loro” a dirigere lo stato, l’economia, ma che lasci intatta la sostanza capitalista con lo sfruttamento, gli affari, ecc. Quindi anche in Myanmar verosimilmente il futuro sarà di riportare la “democrazia” al governo, per meglio controllare le masse.

 

Ai proletari birmani in lotta per la difesa dei propri interessi - sia sotto la dittatura, che in democrazia - va tutta la nostra solidarietà.

 

 

 

 

 

L’AIUTO DEL

“CAPITALE" DI MARX 

 

 

 

     

    18 marzo 2021 

La stampa e i media dicono solo una parte della verità. E’ noto.

Ed è altrettanto vero che vediamo nella società molte cose che non funzionano. Si parla di benessere sociale ma ci sono sacche di povertà. Si parla di diritti dei lavoratori, ma nelle fabbriche i lavoratori sono sfruttati e devono sottostare alle rigide regole dei padroni. Una parte di salari sono molto bassi. Il lavoro precario aumenta. Si parla di diritti, ma ci sono disuguaglianze sociali enormi. Gli immigrati supersfruttati sono trattati incivilmente mentre i super miliardari festeggiano. Si parla di democrazia, ma gli elettori non contano nulla e i parlamentari fanno quello che vogliono. Si inneggia alla pace e alla civiltà, mentre il pianeta è infestato di guerre. E così via.

 

Com’è possibile allora capire?

Capire come funziona questo mondo che sembra incomprensibile nei suoi meccanismi, inestricabile e impenetrabile nella sua immensità, capire quali sono e da che cosa provengono i vari problemi?

 

Un sistema c’è. 

Mentre la borghesia con la sua stampa e sostenitori da una sua versione della società, esiste un sistema che permette di scoprire e capire veramente tutti i meccanismi che muovono l’economia capitalistica, anche in quelli più intricati, nascosti, e soprattutto non detti. E’ un metodo che permette addirittura di fare anche un certo numero di previsioni, che poi regolarmente si avverano.

 

 

Questo  STUDIO, questa realistica ANALISI

della società, la possiamo trovare nel

‘CAPITALE’ di Karl Marx.

 

 

Qui possiamo trovare tutte le spiegazioni che noi cerchiamo su come funziona l’attuale società, la società capitalistica. La spiegazione di tutto ciò che i media e i politici non dicono, distorcono, nascondono, manipolano.

 

E’ da questa ANALISI-STUDIO che è possibile arrivare a decifrare come funziona il sistema del LAVORO. Tutto ciò che riguarda lo sfruttamento, il profitto e il plusvalore, motivi per cui i ricchi diventano sempre più ricchi aumentando costantemente i loro capitali e le loro ricchezze. E dall’altro il motivo dei bassi salari, dell’intensità dei tempi di lavoro, del lavoro precario e della disoccupazione, che smonta totalmente quanto affermato dai padroni, di essere coloro che “danno” da lavorare alla gente e di farlo per il “bene comune”.

 

Dal “Capitale” è possibile capire da dove provengono le costanti inevitabili catastrofiche CRISI ECONOMICHE. Parte integranti del sistema affaristico. Cosa che nella storia su questo aspetto molti hanno tentato di negare Marx, affermando che sbaglia nella sua analisi, sostenendo invece che i capitalisti sono diventati così “intelligenti” che mettendosi d’accordo tra di loro possono evitare le crisi. Tutto inutile: le terribili crisi sempre sopraggiunte stanno a dimostrare che l’analisi del ‘Capitale’ è corretta.

 

E’ possibile capire LA FUNZIONE DEI PARTITI e dei PARLAMENTI al servizio e sotto stretto controllo del sistema industrial-finanziario, mentre i media si sforzano di far credere che sono indipendenti e si prodigano per il benessere della società riempiendosi la bocca con la parola ‘democrazia’.

 

E’ possibile capire da dove provengono le MOSTRUOSE GUERRE. Non causate da “cattivi” come i politici e i media presentano, bensì dalla  costante lotta militare tra capitalisti stessi per sottrarsi a vicenda fette di mercato. Come politica militare per abbattere la concorrenza. Dove banche e imprenditori attraverso i propri governi nazionali perseguono, da veri briganti, la spartizione dei mercati internazionali (con il pretesto appunto, di abbattere i malvagi).

Ed è infine possibile capire come i viscidi capitalisti abbiano tutto l’interesse a nascondere, distorcere l’imbarazzante e terribile realtà capitalista, per non rendere pubblico che loro stessi sono la causa, i responsabili, dei repellenti problemi che affliggono la società. Problemi che in alcuni momenti assumono anche dimensioni drammatiche.

In altre parole è con L’AIUTO dell’ANALISI e dello STUDIO che troviamo nel ‘CAPITALE’ che possiamo diradare quella nebbia che avvolge tutto il sistema e lo nasconde. Che possiamo finalmente comprendere questa società in TUTTI I SUOI ASPETTI. Nebbia e confusione che media e politici si incaricano ogni giorno di produrre affinchè i proletari non capiscano e si organizzino ribellandosi contro.

 

Un  TESORO POLITICO - SOCIALE IMMENSO quindi. Da usare costantemente.


 

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QUI BERLINO:  DIBATTITO SULLO SVILUPPO DEL LENINISMO IN EUROPA  

 

Analisi di futura situazione rivoluzionaria:

SENZA RIVOLUZIONE EUROPEA LA RIVOLUZIONE ITALIANA SARA’ DESTINATA A FALLIRE.

 

IL NECESSARIO SVILUPPO DEL LENINISMO IN EUROPA: 

RICHIAMARE IL PARTITO ALLE SUE RESPONSABILITA’. 

 

 07 settembre 2020      ( aggiornato al 31 gennaio 2021 )

 

Noi leninisti , stiamo tutti lavorando per la rivoluzione internazionale. E’ chiaro.  

Nel prossimo momento rivoluzionario, cioè quando l’economia capitalistica a livello mondiale crollerà, causando crisi immani con enorme distruzione di fabbriche, causando guerre, fame, disperazione, ecc. e le masse salariate esasperate reagiranno contro i capitalisti, si aprirà una nuova fase di rivoluzioni proletarie. In questa fase il compito dei partiti rivoluzionari sarà di guidare le masse proletarie disperate alla conquista del potere.

Nella futura situazione catastrofica-rivoluzionaria l’Italia potrà essere un territorio da dove la rivoluzione internazionale potrà partire per poi espandersi in tutta Europa e successivamente  su tutto il pianeta.

E’ nel nostro genoma leninista il concetto però che la futura rivoluzione potrà estendersi a livello internazionale solo se organizzazioni rivoluzionarie saranno presenti nei vari territori nazionali. Altrimenti diventa impossibile. Queste organizzazioni devono essere composte da rivoluzionari esperti e competenti. E nel momento catastrofico-rivoluzionario dovranno essere sufficientemente estese su un territorio nazionale per poter far si che le rivolte delle masse possano trovare una guida estesa per giungere al potere.

Ora, se nel futuro ciclo rivoluzionario, l’organizzazione rivoluzionaria sarà presente e  sufficientemente estesa solo sul territorio italiano, va da se, che non si può pensare ad una rivoluzione internazionale. Ma nemmeno ad una rivoluzione europea. In altre parole, se i presupposti rimarranno come gli attuali, con la presenza del partito leninista limitata solo sul suolo italiano, per logica, nel futuro ciclo rivoluzionario, la rivoluzione avverrà solo nell’area dove l’organizzazione rivoluzionaria sarà presente, cioè nella penisola italiana.

E’ su questi presupposti che oggi come leninisti rivoluzionari dobbiamo ragionare.  

 

FUTURA RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE IN ITALIA

Presupponendo che certamente la rivoluzione nel prossimo momento catastrofico-rivoluzionario avvenga in Italia, una volta preso il potere, che situazione si troverà ad affrontare l’avvenuta rivoluzione in Italia?

Ovviamente tutte le borghesie si mobiliteranno per sopprimerla. Ed ecco che la rivoluzione in Italia si troverà in una situazione dove l’esercito l’europeo si attiverà per abbatterla. Ma non solo. Potrebbe anche succedere che la rivoluzione partita dall’Italia si trovi di fronte militarmente anche la NATO come esercito che velocemente la vorrà  spazzar via. Significa che i rivoluzionari italiani si troveranno a combattere non solo contro le armate europee, ma anche contro quelle americane, canadesi e assieme loro forse anche gli alleati giapponesi, messicani e chissà quant’altri. Perciò, realisticamente, la futura rivoluzione in Italia non avrà nessuna speranza di poter porre una lunga resistenza.

 

RIVOLUZIONE EUROPEA  

Tutt’altra situazione si presenterebbe se l’organizzazione rivoluzionaria leninista nel futuro momento catastrofico-rivoluzionario fosse già presente sufficientemente su tutto il suolo europeo, o perlomeno in alcuni stati fondamentali di esso, come Francia e Germania. Ecco che allora lo scenario si capovolgerebbe, a favore dei rivoluzionari.  

Si perché, con l’organizzazione rivoluzionaria estesa su tutto il suolo europeo (o quasi) ecco che nel futuro ciclo di rivoluzioni, la rivoluzione internazionale partendo dal territorio italiano si propagherebbe velocemente in tutta Europa, e per i capitalisti diverrebbe estremamente difficile (non impossibile, ma sicuramente molto difficile) su tale immensità territoriale poterla reprimere, soffocare.

 

TUTTO CHIARO, TUTTO LOGICO.

Il problema è, come detto, che manca l’organizzazione rivoluzionaria estesa su tutto il suolo europeo.

E’ Lotta Comunista l’unica organizzazione rivoluzionaria con posizioni giuste, corrette (che tiene ben ferme e salde) che è riuscita a diffondersi sufficientemente in una nazione. Però come sappiamo, solo sul suolo italiano. Sul resto d’Europa le organizzazioni rivoluzionarie sono totalmente assenti.  E non saranno certo il piccolo circolo di Parigi collegato a Lotta Comunista, sorto 20anni fa e da allora fermo, e neanche quello di Atene di L.C, sorto 30 anni fa e anche quello da allora fermo, che domani nel futuro ciclo di rivoluzioni, potranno guidare le enormi masse proletarie francesi e greche alla rivoluzione. E naturalmente neppure i piccoli nuclei di L.C. a Valencia e a San Pietroburgo.

Quindi è da prender atto che, escludendo l’Italia, la presenza rivoluzionaria nel resto d’Europa è equivalente a ZERO (e le dirigenze di Lotta realisticamente dovrebbero render noto questo agli attivisti). 

Questi piccoli circoli o nuclei esteri di Lotta Comunista fermi da decenni, confermano purtroppo come la grande organizzazione leninista italiana non abbia un metodo organizzativo di espansione fuori Italia che funzioni.

Perciò gli attivisti di Lotta Comunista che tanto si impegnano quotidianamente per la futura  rivoluzione europea, si devono render ben conto, aver ben chiaro, che il loro quotidiano super

attivismo internazionalista in Italia, tutto il loro super lavoro, non sta dando (e non darà) nessun sbocco oltre i confini italiani. E che rimanendo così, dovranno mentalmente afferrare il concetto, rimanendo isolati, che nel futuro catastrofico momento rivoluzionario nessun altro proletariato, ma proprio nessun altro, verrà in aiuto della rivoluzione italiana. Essendo, com’è logico, che verranno a mancare le avanguardie europee che potranno guidare le altre rivoluzioni europee.

 

OGGI QUINDI L’ESPANSIONE DEL PARTITO ALL’ESTERO SI PONE COME QUESTIONE PRIORITARIA ! ASSOLUTAMENTE DA NON PRENDERE SOTTOGAMBA!

 

E’ LA SFIDA EUROPEA DI NOI LENINISTI.

 

Il problema è che le dirigenze di Lotta Comunista negano esista un problema di “allargamento del partito leninista all’estero, sul suolo europeo”. Affermano invece che “tutto funziona bene”. Anche di fronte all’evidente fallimento, all’evidente non funzionamento del metodo impiegato a Parigi, Atene, Valencia, ecc. i vertici continuano a sostenere che il “metodo di espansione leninista italiano sta funzionando e può funzionare benissimo anche all’estero”.

 

Ma mentre tra la base di L:C. a sempre più attivisti aumentano i dubbi e diventa sempre più  chiaro l’insuccesso del radicamento fuori Italia (almeno così ci scrivono i compagni dei circoli) sembra siano solo le dirigenze di Lotta a non accorgersi de problema (o forse lo rifiutano) ( sta 

accadendo in Lotta forse la storia del “Re nudo”?). Perciò i vertici si oppongono categoricamente all’uso, alla sperimentazione di altri sistemi.    

 

 

Preferiscono insistere invece con forza sul concetto “rafforzarsi in Italia per rafforzarsi in Europa”. Cioè il partito si deve rafforzare sempre più in Italia in modo da attirare “avanguardie” di altre nazioni, le quali, vista la forte espansione, si rivolgano a Lotta Comunista.

Un’illusione, come abbiamo già avuto modo di scrivere e come la realtà quotidiana da decenni conferma. Un’illusione che non può funzionare perché le dirigenze di Lotta non capiscono le psicologie che muovono le giovani avanguardie dei vari paesi, le loro mentalità, i loro bisogni di strumenti adatti alle loro diverse situazioni. Le dirigenze di Lotta pensano sempre in modo meccanicistico e pensano di poter dirigere meccanicamente il mondo da Genova (seduti su comode poltrone, ripetendo la frase "insistete!"). Prima o poi però, si dovranno anche loro piegare alla dura realtà.  

 

Noi leninisti di Berlino affermiamo che per diffondere il leninismo all’estero bisogna prendersi le proprie dure e dolorose responsabilità. I militanti, gli attivisti leninisti solo con il proprio trasferimento all’estero e usando sul luogo poi i metodi organizzativi più idonei, giusti, i corretti contatti e i giusti giornali (bisogna studiarsi la situazione in ogni nazione) possono espandere il leninismo. Uno sforzo notevole, ma non certo impossibile.

 

Qui Berlino.

 

LA NECESSARIA SPERIMENTAZIONE PER LO SVILUPPO DEL LENINISMO.

 

Come detto, Lotta Comunista ha mandato degli attivisti qui a Berlino.

E non è per niente bello qui a Berlino vedere questi attivisti leninisti con posizioni serie, 

corrette, giuste (uguali alle nostre) girare a vuoto inconcludenti, sconsolati, perder tempo distribuendo volantini e un giornale incomprensibile (“ma non si capisce niente!” han esclamato un paio di miei attivisti tedeschi) che ovviamente nessuno legge, e che, oltre ad essere incomprensibile è anche completamente inadatto per la situazione tedesca. Dove invece come sottolineato, al di la di tante parole meccanicistiche, nella nuova situazione la sfida esige essere competenti, psicologici, e ben preparati se si vuole essere vincenti.   

 

Il movimento rivoluzionario internazionale ha bisogno, estremo bisogno (e di questo bisogna prenderne seriamente atto) che l’estesa organizzazione Lotta Comunista con le sue giuste e corrette posizioni di successo in Italia, trovi i sistemi più giusti e idonei per espandersi all’estero - e soprattutto sul suolo europeo - il più presto possibile e non si fossilizzi solo in Italia. E’ un fattore essenziale per la rivoluzione internazionale.  

Quindi li abbiamo invitati più volte qui a Berlino gli attivisti di Lotta – spiegando loro che il metodo da loro usato non funziona – li abbiamo esortati a collaborare con noi e sperimentare il nostro METODO DI LENIN. Metodo che loro non conoscono  e quindi non possono sapere se può funzionare o meno (e questo vale per tutto l’apparato del partito). Giusto da vederne la differenza e valutarne la validità - e magari con il loro aiuto si potrebbe prendere uno slancio notevole. Ma il rifiuto è sempre stato totale e netto. Naturalmente (purtroppo) su indicazione della dirigenza.  Andando a perdere così ulteriore tempo prezioso (… un peccato).  

 

Quindi anche qui a Berlino è facile prevedere come questi attivisti usando meccanicisticamente l’usuale sistema organizzativo italiano (come già avviene attualmente ad Atene e a Parigi, ecc.) gireranno a vuoto per anni, decenni senza poter concludere qualcosa. Con la conferma ancora una volta che su questi presupposti meccanicisti Lotta Comunista non avrà nessunissima possibilità purtroppo di portare le proprie notevoli giuste e corrette posizioni all’estero. Si perché, al di là delle enunciazioni retoriche di sviluppo del partito in Europa nelle conferenze e ai primi maggio, nei titoloni sul giornale e sui volantini, questo insuccesso è ormai fisso e chiaro (e sembra che solo i vertici di Lotta Comunista non se ne accorgano).

 

NON E’ BELLO VEDERE UN PARTITO, UN GRANDE PARTITO, NON CERCARE ALTRE SOLUZIONI A FRONTE  DEL PROPRIO INSUCCESSO.

 

Ma lasciamo come sempre ai compagni dei circoli riflettere su ciò e giudicare, tirarne le giuste conclusioni e muoversi nella giusta direzione.   

Sarebbe importante però che le dirigenze spiegassero bene ai militanti e agli attivisti, che, come detto, tanto si impegnano ogni giorno e si danno da fare (come noi) per la rivoluzione internazionale e quella europea, cosa succederà invece se la rivoluzione avverrà solo sul suolo italiano. Cosa aspetta loro un domani qualora la rivoluzione si limitasse solo all’Italia. E’ un presupposto scientifico essenziale per avere un’idea chiara di come si costituirà la situazione nel momento rivoluzionario.

Perché sarà proprio in questo momento sociale-economico catastrofico rivoluzionario, a rivoluzione avvenuta in Italia, che tutte le borghesie si concentreranno per attaccare ferocemente e violentemente soffocando e massacrando la rivoluzione in Italia. E che diventerà evidente in questa situazione di massima disperazione la grave responsabilità dei dirigenti di Lotta Comunista, che immensa e prepotentemente emergerà la responsabilità dei vertici del partito di non aver assolutamente cercato, prima, altre soluzioni per estendere lo sviluppo del partito sul continente europeo. …

[… e  non si dica poi che la cosa non è stata detta, discussa, scritta e ripetuta fino alla nausea …]

 

Da Berlino, la Redazione  e Claudio Piccoli

 

P.S.  L’IMPORTANZA DI UN GIORNALE COMPRENSIBILE.

Riguardante il nostro sito internet stiamo notando (dalle visualizzazioni e dalle mail che riceviamo) come vi sia un continuo e costante interesse da parte dai compagni dei circoli per il nostro giornale. Come l’attenzione verso i nostri articoli, argomenti e chiarificazioni sia forte.

Mantenendo salde le posizioni con una esposizione leggibile - come a suo tempo fatto da Lenin e i suoi bolscevichi - questa è una grande soddisfazione per noi, e una grande conferma contro chi sosteneva - e sostiene - che con questa impostazione di giornale ciò non sia possibile.

Ringraziamo i compagni dei circoli che ci scrivono, per i commenti, a volte anche critici, ma i più di apprezzamento, interessanti e talvolta anche costruttivi.   


 

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QUELLO CHE I MEDIA NON RENDONO PUBBLICO

 

IN EUROPA DECINE DI MILIONI DI IMMIGRATI CHE PRODUCONO:

SOTTOPAGATI, SUPERSFRUTTATI, UMILIATI E TENUTI IN CONDIZIONI IGIENICHE PESSIME

 

 

 

   31 gennaio 2021

 

SEMBRA CHE L’IPOCRITA STAMPA EUROPEA SIA TUTTA D’ACCORDO NEL TENER NASCOSTO QUESTA CAPITALISTICA E REPELLENTE REALTA’ E DI DAR INVECE RISALTO AGLI ASPETTI NEGATIVI DI INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, COSI’ DA CREARE RAZZISMO.

 

 

Ma una terribile notizia per un attimo è balzata alla ribalta in Italia, notizia che ha sconcertato tutti i lettori: un lavoratore immigrato (definito “schiavo”) muore per troppo lavoro in una azienda e suo corpo viene abbandonato dai suoi padroni-aguzzini in mezzo alla strada. E là viene trovato.

Sconcertante. Da non credere! Potrebbe sembrare la scena di un film o un fatto di altri tempi o luoghi. Invece no, è realtà di oggi.

Questo accade non in Congo, ma nella “emancipata” Italia, in un piccolo paese tra la Toscana e il Lazio, regioni culla della cultura medioevale europea e dove masse di tedeschi vanno a passare le loro ferie e le loro piacevoli vacanze culturali.

Una fatto incredibile, che fa star male il civilissimo cittadino europeo.

Ma casi come questi - o similari – quanti ne accadono in realtà senza che noi ce ne accorgiamo (magari nella porta accanto)? E poi, è una cosa che riguarda solo l’Italia o episodi del genere accadono anche in altri stati avanzati “civili”? Abbiamo quindi condotto una ricerca.

Innanzitutto bisogna precisare che è estremamente difficile sulla stampa ufficiale trovare articoli o reportage sulla condizione lavorativa e di vita degli immigrati. Molto difficile. Gli ipocriti mezzi di informazione borghesi tengono accuratamente nascosto questi incresciosi aspetti della vita sociale. Sembra quasi che a livello europeo ci sia un accordo segreto tra tutti i media (di destra, di centro o di sinistra) nel non denunciare, nel non far emergere le negative notizie riguardanti gli immigrati. … Però ogni tanto qualcosa ne esce.

Per ragioni di spazio, ci occuperemo su questo tema di ciò che riguarda la GERMANIA, immaginando cosa può succedere poi di conseguenza anche nelle altre nazioni.    

E’ l’articolo “Flucht, Migration, Arbeit.  Ein gewerkschaftlicher Bericht über die Ausbeutung von Arbeitskräften im 21. Jahrhundert (Fuga, migrazione, lavoro. Un rapporto sindacale sullo sfruttamento della forza lavoro nel 21° secolo) del sindacato DGB-Jugend del Niedersachsen – Bremen – Sachsen - Anhalt,  tra i rari che abbiamo trovato, che con maggiore serietà e competenza svolge un’indagine approfondita sul trattamento degli immigrati in Germania. E quello che ne emerge è tra le cose più spregevoli che si possano immaginare.

Il testo spiega come tra il 2004 e il 2007 con l’ammissione nell’Unione Europea dei paesi dell’est come Romania, Bulgaria, Ungheria, Polonia, ecc. sia stata così permessa la libera circolazione dei lavoratori di queste nazioni negli altri paesi industrializzati UE. In pratica masse di lavoratori provenienti da queste nazioni povere dell’est Europa si sono riversate nei paesi ricchi come Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, Italia. Questo fatto ha permesso la dilatazione delle imprese subappaltatrici, che impiegando immigrati, cioè manodopera a bassissimo costo, si presentano sul mercato per offrirsi in tutti i settori economici dei paesi UE. 

In questo caso riguardante la Germania l’articolo del sindacato DGB-Jugend si concentra nell’illustrare cosa accade nel settore dell’allevamento degli animali, della loro macellazione e poi del suo smercio sul suolo tedesco. Un settore questo, tra i più importanti in Germania, dove milioni di lavoratori ne sono impiegati, molti dei quali dipendenti di queste ditte subappaltatrici. 

  Sentiamo come il sindacato DGB nell’articolo descrive la situazione: “Negli ultimi anni anche nel settore della carne le condizioni di lavoro si sono notevolmente modificate. In passato qui si pagavano dei buoni stipendi, oggi le condizioni di lavoro e di vita sono peggiorate. Il non rispetto dei contratti di lavoro è diventato negli ultimi anni strumento per sfruttamento e lavoro precario.    I processi di 

lavoro vengono suddivisi e subappaltati, smantellando così i contratti di lavoro soggetti a previdenza sociale. I contratti di lavoro non sono più soggetti all’obbligo della registrazione, per cui non esistono dati attendibili sul numero di dipendenti impiegati.” Una denuncia quindi di come lo stato manchi completamente nel controllo di queste ditte subappaltatrici.

Prosegue l’articolo: “Attraverso l’eliminazione dei contratti di lavoro si sono create filiere di sub-società non trasparenti e difficili da controllare. Il loro scopo

 

 principale è sfruttare le differenze nei livelli salariali e risparmiare i contributi previdenziali per il personale impiegato [quindi si perpetua anche una grande evasione fiscale – n.d.r.] La retribuzione oraria media dei lavoratori a contratto è nemmeno la metà dei salari dei dipendenti a tempo indeterminato. Inoltre, ci sono inganni nella registrazione dell'orario di lavoro, detrazioni eccessive per l'alloggio e Trasporti e altri tagli, e commissioni arbitrarie”. In sostanza le imprese subappaltatrici, mancando qualsiasi controllo governativo, si permettono qualsiasi abuso. Essendo che questi abusi producono un alto profitto, la " … Danish Crown, che afferma essere il più grande produttore di carne suina in Europa e il più grande esportatore di carne suina nel mondo, ha trasferito gran parte della sua produzione dalla Danimarca alla Germania "che è a buon mercato".

 

In che condizioni lavorano i dipendenti delle ditte subappaltatrici collocate in Germania? … “Quasi solo gli europei dell'est lavorano sui nastri delle catene. I doppi turni sono più la regola che l'eccezione qui. Le pause legali non vengono rispettate. Sono stati documentati casi in cui i lavoratori stavano sulla catena fino a 20 ore al giorno. Le obiezioni non sono tollerate, i lavoratori sono intimiditi da minacce e violenza fisica”. Questo sta accadendo, è da ripetere, nella “civilissima” e “progredita” Germania, non nel Burundi in Africa. 

Cosa fa lo stato tedesco per impedire questo? … “A metà settembre 2015, in risposta alla crescente pressione pubblica e politica, l'industria della carne ha assunto un impegno volontario. Entro luglio 2016 tutti i contratti di lavoro e di servizi dovevano essere convertiti in rapporti di lavoro soggetti a previdenza sociale. Fino all'inizio del 2016, tuttavia, solo le sei maggiori società avevano sottoscritto questo impegno volontario. Nessun'altra azienda dell'industria della carne tedesca si era unita a questo impegno volontario, ma semplicemente continuò come prima”.

Quindi, di fronte alla denuncia di questi inverosimili abusi lo stato tedesco incredibilmente non manda ispettori, non fa indagini, non punisce i soprusi commessi! Assolutamente no. Preferisce far finta di niente e non intervenire. Sono invece alcune ditte che, per calmare un po’ le acque, “volontariamente” decidono di applicare alcuni diritti dei lavoratori, ma che alla fine poi, come riportato, rimane tutto come prima. Complimenti (sich!) allo stato tedesco!

Perciò presso queste ditte subappaltatrici tutti i lavoratori sono precari, a parte una piccolissima minoranza: “Il personale permanente sono solo gli ispettori.  Non invano vengono chiamati da molti Kapò.  Uno strano collegamento storico questo” sottolinea l’articolo.

Prosegue poi: “Il ricambio tra i lavoratori è molto elevato. Nei loro paesi d'origine viene loro promesso il paradiso ma la realtà si dimostra poi completamente diversa. Si ritrovano a vivere in tendopoli, essere ospitati in villaggi vacanze o in vecchi alberghi trasandati: otto persone in quattro letti su 15 metri quadrati. Queste sono condizioni di vita miserabili, per le quali devono anche pagare molti soldi”.

 

Ma perché questi lavoratori non si ribellano? Mancando la protezione dello stato i lavoratori immigrati … hanno paura di far valere i loro diritti. Hanno paura delle eventuali ritorsioni, hanno paura delle violenze fisiche e di non poter mai più avere un altro lavoro”. E’ così che anche la barbarie, lo sfruttamento più brutale si perpetua anche nella cosiddetta “progredita” Germania.  

Lo stato Germanico anche in questa situazione dimostra essere - come se ci fosse qualche dubbio - lo stato dei capitalisti. Anche dei capitalisti più feroci e senza scrupoli, appena si presenta loro l’occasione. Uno stato dei capitalisti dove in generale le grandi masse dei lavoratori per avere una vita decente devono continuamente duramente scioperare. Uno stato dei capitalisti con i loro politici, i quali tendono a nascondere tutte le porcherie, corruzioni, scandali, che i corrotti padroni commettono in Germania e in giro per il mondo. Politici che, in situazioni dove i lavoratori sono sindacalmente particolarmente deboli (come appunto nelle ditte subappaltatrici) silenziosamente appoggiano i selvaggi padroni, emanando  leggi a loro favore, non mandando ispettori perché vengano rispettate le minime norme di civiltà, igiene e sopravvivenza delle persone, lasciando invece che feroci aguzzini li trattino quasi come schiavi, li sottopongano a continue violenze, quasi allo stato di bestie. 

Questa è anche la “civilissima” e “acculturata” Germania.

 

L’articolo conclude poi con il capitolo: “Il nostro compito come sindacato”.

Corrette sono le posizioni enunciate e il comportamento sindacale: “… è sostenere le persone. Devi avvicinarti a loro. La chiave è la lingua. Abbiamo accesso ai lavoratori attraverso la nostra lingua madre. Tutto il resto è un lavoro sindacale usuale, come già facevano i nostri nonni. Dobbiamo mostrare solidarietà alle persone, dobbiamo occuparci di loro, dobbiamo organizzarle”. Poi continua: “Oggi il salario minimo è almeno sulla carta. Sappiamo tutti o sospettiamo come vengono fatti i tentativi per aggirare il salario minimo non pagando l'orario di lavoro. Abbiamo ora sviluppato l'app del salario minimo insieme ai Ver.di  [sindacato del pubblico impiego- n.d.r.]  che consente al singolo lavoratore di documentare individualmente il proprio orario di lavoro con lo smartphone”.

 

Per concludere. Ovviamente quello che succede nelle ditte subappaltatrici tedesche nel settore della carne, succede in Germania anche nelle ditte subappaltatrici nei settori dell’edilizia, delle pulizie, dell’agricoltura e così via. Alla fine saranno molte centinaia di migliaia, forse milioni (visto che queste ditte tedesche non hanno l’obbligo della registrazione) i lavoratori immigrati nella “civilissima” Germania a subire questo infame trattamento.  

A ben vedere, la notizia shoccante dell’immigrato morto di superlavoro in Italia e poi abbandonato su una strada dai suoi padroni, non è poi tanto distante da quello che succede quotidianamente anche agli immigrati in Germania.   

In una società che si definisce “civile” queste notizie scandalose dovrebbero riempire le pagine dei notiziari ogni giorno. Invece no. E cosa succede invece? Nella silenziosa tattica di creare razzismo i media e l’informazione dei capitalisti anziché guardare alle masse di milioni di immigrati che duramente lavorano e producono ricchezza, danno invece risalto giornalmente ai piccoli fatti delittuosi che ristrettissimi numeri di immigrati commettono (delitti come del resto anche malavitosi cittadini tedeschi commettono). Questa è la corrotta e ipocrita società capitalista.

 

L’UMANITA’ NON HA BISOGNO DI UNA TALE SOCIETA’. NO, DECISAMENTE NO.


 

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DIASPORA CAPITALISTICA  USA - NORD COREA

Come mai Kim Jong-un non compare più

sulle prime pagine dei giornali?

STORIA DI UNA PULCE

E IL GIGANTE

 

 

28 gennaio 2021

 

Chi non ricorda quanto i media hanno parlato dello scontro tra Trump e il presidente nord coreano Kim Jong-Un  per la disputa sui lanci dei missili e l’arricchimento dell’uranio per una possibile bomba atomica nordcoreana?  

Senz’altro in tutti noi questo ricordo è ancora vivo.   

Adesso però questo scontro non appare più sulle prima pagine dei giornali.

 

Trump sembrava non essere più interessato al comportamento dell “estroso” presidente nordcoreano, ai suoi test missilistici, al suo arricchimento di uranio. Eppure le riviste specializzate riportano che tutto questo in Nord Corea non è mai cessato e continua regolarmente a proseguire. Perché allora adesso questo silenzio dei media? Perché i giornalisti non si pronunciano più su un tema che ieri sembrava un enorme pericolo per il mondo intero?

Nel nostro giornale “Der kommunistische Kampf” del maggio 2017, nell’articolo “Quanto è effettivamente pericolosa la Corea del Nord” davamo la nostra interpretazione sull’allora infuocata discussa problematica.

Nell’articolo spiegavamo come le varie fonti internazionali specializzate davano (e danno) al Nord Corea un PIL (la produzione economica nazionale) equiparabile più o meno a quello del comune di Berlino. In sostanza centinaia di volte inferiore al possente PIL Statunitense, primo al mondo. Quindi, guardando l’aspetto economico il Nord Corea si presentava (e si presenta) quasi come un “niente” rispetto al gigante economico nord americano primo al mondo. 

Se questa è la situazione economica, che pericolo può rappresentare quindi un “niente” (paragonabile ad una “pulce”) di fronte ad un gigante qual è l’America? era la domanda che ci ponevamo. E di seguito: che pericolo possono rappresentare 4 missili mal funzionanti (in fase sperimentale) nord coreani rispetto alle migliaia di bombe atomiche supertecnologizzate del gigante americano? … era sempre la nostra domanda.

La risposta non poteva che essere ovvia: nessuno!  Non rappresentano NESSUN PERICOLO!

Allora: perché tutto questo baccano a livello internazionale su una tale questione insignificante?

La nostra interpretazione era (e rimane): la pulce nordcoreana veniva usata dal gigante asiatico cinese per distrarre il gigante americano. 

Spieghiamo: il gigante asiatico cinese è in fase di trasformazione imperialistica e sta invadendo il pianeta con i suoi prodotti ad alto livello tecnologico attraverso “la Via della Seta”, entrando in forte competizione con le potenze occidentali industrializzate (Usa in primo piano). E per accompagnare e difendere la sua espansione economica mondiale, Pechino, come sempre avviene nel sistema capitalistico, sta aumentando vertiginosamente anche la sua spesa militare.    

La nostra tesi e interpretazione è, che a fronte di questo evento internazionale importante, di primo piano, il governo capitalista cinese per distrarre il pericoloso concorrente americano da questo futuro duro scontro concorrenziale e di potenza, ha usato la tattica di dirigere e concentrare l’attenzione USA (e mondiale) sulla presunta “pericolosa” pulce nord coreana (che dipende economicamente al 98% dalla Cina), affinché nessuno guardasse dall’altra parte, cioè la metamorfosi cinese di forte espansione nel mondo e forte militarizzazione.

Questa la nostra interpretazione della questione.

Se, come in una trama di film di spionaggio, questo trucchetto con il presidente americano Obama aveva funzionato - è sempre la nostra tesi – che aveva proclamato come “primo pericolo per gli interessi americani nel mondo” il “Nord Corea” (e il terrorismo), Trump sembra essersi accorto quasi subito della “trappola-diversiva” cinese-nordcoreana. E infatti poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, Trump nel suo famoso documento programmatico governativo “National Defense Strategy” 

del 2018, rigettava da subito come “primo pericolo”  l’esca nord coreana dichiarando invece ora come “primo pericolo per gli USA” “Cina” e “Russia”.

In seguito, visto che Trump (dopo un accordo di facciata con lo stesso Kim Jong-Un) non si è più interessato ai test missilistici nord coreani (anche se in pratica non sono mai stati sospesi e continuano tutt’ora - così come l’arricchimento dell’uranio) anche l’attenzione dei media è scemata e il “terribile” e “estroverso”  Kim è sparito dalle prime pagine dei media (e adesso appare la lotta di Trump contro  Cina e Russia).

In conclusione, parafrasando: “la pulce abbandonata dal gigante non fa più notizia”. Questa la nostra conclusione.

Lo scontro tra le borghesie talvolta è molto difficile da comprendere e molto ingarbugliato e le stampa e i politici dicono solo una parte di verità. Il metodo di analisi marxista ci può aiutare, oltre che nella lotta di classe, anche a capire questi eventi intricati.

IMPARARE A CAPIRE LE MONIPOLAZIONI INFORMATIVE DELLA BORGHESIA

L’IPOCRISIA DEI MEDIA E DEI POLITICI TEDESCHI:

LA DEMOCRATICA GERMANIA

DENUNCIA I SOPRUSI IN SIRIA E TURCHIA, MA NON QUELLI IN ARABIA SAUDITA. COME MAI?

 

Si denuncia il regime siriano perché è un avversario, mentre nessuna parola sulle atrocità in Arabia Saudita perché alleato.

 

IN NOVEMBRE 2020 SI E’ SVOLTO IN ARABIA SAUDITA IL G20.

UNA NAZIONE DOVE IL FANATICO REGIME ISLAMICO AL POTERE COMMETTE ATROCITA’ INAUDITE CONTRO GLI OPPOSITORI POLITICI

                        (atrocità che si possono trovare però in internet)

VOGLIAMO PORTARE ALL’ATTENZIONE DEGLI ATTIVISTI COME CI SIA UNA CENSURA, UN’INTESA TRA TUTTA LA STAMPA OCCIDENTALE E TRA TUTTI I POLITICI PER NON DENUNCIARE I RIVOLTANTI DELITTI COMMESSI DA QUESTO REGIME ISLAMICO SOLO PERCHE’ AMICO DEGLI OCCIDENTALI. 

 

12 gennaio 2021

 

Eh si, mai fidarsi dei capitalisti, dei loro partiti, dei loro giornali, dei loro lacchè politici. Manipolano costantemente e raccontano sempre un sacco di menzogne, molte menzogne.

E’ noto ad un cerchio ristretto di persone (ma questo lo si può trovare anche in internet o nelle riviste specializzate) dei crimini politici, sociali, religiosi, che avvengono in Arabia Saudita. Decapitazioni pubbliche, crocifissioni, fustigazioni, esecuzioni davanti a folle, persino esisterebbe ancora la schiavitù, riportano alcune riviste.

Cose che suscitano vomito nel nostro concetto di civiltà, umanità, cultura.

Ma per la stampa ufficiale tutto questo, (infatti quasi nessuno ne sa qualcosa) non esiste, e per la stampa, i politici, i crimini sociali avvengono solo in Siria, Afghanistan, Libia, Yemen, paesi dove sono in corso guerre civili. O i diritti non vengono rispettati in Iran, Turchia, Venezuela, Russia, Cina o Corea del Nord, paesi, diciamo, non proprio “amici” dei capitalisti occidentali e della Germania. Mentre, tutto funziona relativamente bene nel resto del mondo.

E’ evidente che l’informazione borghese è manipolazione. In questa realtà i media fanno vedere al proletariato sfruttato e sottomesso dai capitalisti solo le 

informazioni e le cose di interesse per i grandi gruppi finanziari, per le grandi imprese affaristiche. Perché l’informazione nel mondo borghese non può essere “libera”, “indipendente”, ma sempre di parte.

Perché se è vero che nei paesi non “amici” dei capitalisti occidentali (e tedeschi) come  Siria, Turchia, Iran, Venezuela, ecc. i soprusi e le ingiustizie sociali sono all’ordine del giorno e che per la stampa tutte queste ingiustizie è necessario renderle pubbliche e condannarle, perché questa è la regola nella “democrazia”, nella “civiltà”, allora perché tacere sugli enormi e atroci crimini di paesi “amici” come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, e così via?

Non è manipolazione questa?

E la sceneggiata “democratica” è arrivata a tal punto che, in Germania, come riportavano i giornali e i notiziari il 23 aprile  (“Tagesschau” compreso) per dare l’immagine di nazione di “giustizia”, “civiltà”, “onestà”, si è portato davanti ai giudici persone responsabili di crimini di guerra in Siria. Più che giusto, corretto. Ma contemporaneamente non appariva sulla stampa una sola parola sui continui, persistenti, scabrosi e rivoltanti crimini sociali, politici, religiosi, che avvengono appunto in Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, ecc. E questo precisamente perché questi paesi sono paesi “amici” dei capitalisti tedeschi.

UNA DEMOCRAZIA DI PARTE, BUGIARDA E MANIPOLATRICE DUNQUE, CHE FA VEDERE SOLO QUELLO CHE VUOLE.

L’informazione marxista è diversa invece. Non è legata ai capitalisti, non è pagata dai capitalisti, non è sottomessa ai capitalisti. Così può dare un’informazione reale, vera, onesta.

L’umanità non ha bisogno, è ovvio, di DEMOCRAZIE MANIPOLATIVE AL SERVIZIO DEI CAPITALISTI,   ma di una    SOCIETA’ SUPERIORE.


 

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IL MONDO CAPITALISTICO SEMPRE IN EVOLUZIONE

 

FIRMATO L’ACCORDO ASIATICO RCEP

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L’IMPERIALISMO CINESE

DIRIGE LA PIU’ GRANDE

ZONA DI LIBERO SCAMBIO

DEL MONDO

 

LA CONCORRENZA TRA POTENZE IMPERIALISTE

STA TRASFORMANDO GLI EQUILIBRI MONDIALI

  22 dicembre 2020

 

Mentre Trump nel 2017 revocava l’accordo di libero scambio Trans-Pacific Partnership (TPP) e quello con l’Europa TTIP e attaccava frontalmente il concorrente Cina con dazi e sanzioni, il governo dell’imperialismo cinese stava già da molto tempo prima tessendo la sua tela per creare in Asia l’area di libero scambio più grande del pianeta.

E infatti nel novembre di quest’anno è arrivata la firma ad Hanoi in Vietnam del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) un accordo di libero commercio tra 15 nazioni dell’Asia e del Pacifico che include un terzo del PIL mondiale e coinvolge 2,2 miliardi di persone. Nell’accordo, oltre alla promotrice Cina, tra i 15 paesi aderenti  troviamo il Giappone, il Sud Corea, l’Australia e la Nuova Zelanda. Tutti i giornali hanno dato forte risalto al fatto che il RCEP è stato voluto fortemente su iniziativa di Pechino. Le trattative per l’accordo erano iniziate già nel 2012 quando Obama come presidente americano stava contrattando con le nazioni asiatiche e del Pacifico gli ultimi dettagli per la costituzione dell’area Trans-Pacific Partnership (TPP), e perciò la nascente iniziativa cinese RCEP allora veniva vista dai commentatori come la contromossa di Pechino al TPP americano.

L’area RCEP, con questa portata, lancia l’imperialismo cinese naturalmente, a svolgere un ruolo di primo attore sulla scena internazionale e spiana la strada per diventare a breve ufficialmente la prima potenza economica mondiale.

Possiamo senz’altro affermare che nel prossimo futuro la scena internazionale non sarà più contrassegnata solo dalle mosse dell’imperialismo americano ed europeo come avvenuto fin d’ora, ma certamente entreranno in risalto anche quelle cinesi.

“L’accordo riduce le tariffe doganali, stabilisce regole commerciali comuni e quindi facilita le catene di approvvigionamento. Comprende commercio, servizi, investimenti, commercio elettronico, telecomunicazioni e diritti d’autore” spiega il Tagesschau del 15 novembre 2020. Su questi presupposti per l’industria cinese - evolutasi ad alta tecnologia - si apre adesso la possibilità di vendere ai paesi del RCEP, asiatici e del Pacifico, senza restrizioni doganali i suoi prodotti di avanguardia: impianti industriali, treni ad alta velocità, centrali elettriche e atomiche, dighe, aerei e aeroporti,  impianti telefonici, 

      

armamenti sofisticati, ecc, rafforzandosi così sulla scena mondiale nel peso e nel ruolo. Anche la Cina quindi svolgerà in Asia la sua funzione imperialistica, esattamente come la svolgono gli Stati Uniti nelle Americhe e nel mondo e la Germania in Europa (confermando il meccanismo capitalistico descritto così bene da Lenin nel suo famoso trattato: “L’imperialismo fase suprema del capitalismo”). 

I giornali riportano come i capitalisti occidentali, cioè gli imprenditori e la finanza, siano molto preoccupati per l’espansione in Asia del Dragone. Perché Pechino accrescendo enormemente il suo potere può mettere in difficoltà i loro affari. 

Infatti il neo eletto presidente USA Joe Biden ha già affermato in uno dei suoi primi discorsi, che il più grande pericolo per gli affari americani nel mondo rimane - in continuità con quanto  dichiarato da Trump - sempre la Cina e che adotterà tutte le misure necessarie per il caso. Detto da uno che assieme a Obama ha già promosso due guerre, una in Siria e l’altra in Libia, la cosa la dice lunga.   

In questo scenario RCEP, da segnalare come la capitalistica India, che all’inizio sembrava molto interessata, si sia poi ritirata dall’accordo. Molti commentatori ne vedono come causa il fatto che il liberismo dell’RCEP può danneggiare seriamente l’economia indiana. Altri invece, nella rinuncia indiana ne interpretano una mossa politica del governo di Delhi di non avvalorare la potenza cinese come leadership dell’area. In altre parole, l’intenzione di Delhi è mantenere il capitalismo indiano (anch’esso in forte espansione e futura potenza mondiale) su una posizione politica internazionale autonoma, di non aperto schieramento, ne con gli Stati Uniti ne con la Cina. Questa è anche la nostra interpretazione sul ritiro indiano.

 

Un mondo capitalistico in continua modificazione quindi. E che noi marxisti dobbiamo continuamente monitorare e tenere sotto stretta osservazione per non venir poi manipolati e coinvolti nello scontro tra i vari schieramenti capitalisti-imperialisti.

Perché è a tutti noto che il mondo capitalistico è estremamente imprevedibile, causa lo scontro di interessi che lo muovono. E che la domanda è: come reagiranno le nazioni capitaliste concorrenti a fronte di questa mossa imperialistica cinese?


 

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IL PERVERSO SISTEMA CAPITALISTICO

IL PATRIMONIO DEI RICCHI CRESCE, ANCHE SE LA PANDEMIA INFURIA

 

MENTRE MOLTI LAVORATORI PERDONO IL POSTO DI LAVORO E MOLTE FAMIGLIE VANNO IN MISERIA, I RICCHI FESTEGGIANO L’ AUMENTO DELLE  RICCHEZZE

 

E’ NELLE CRISI DOVE I CAPITALISTI MOSTRANO LA LORO VERA FACCIA 

8 dic. 2020

 

Molti giornali in tutto il mondo si stanno occupando di come inaspettatamente i patrimoni dei ricchi stiano vertiginosamente salendo sfruttando il disastro della Pandemia. Leggendo gli articoli sorprende come molti giornalisti o specialisti non siano per niente indignati di questa scandalosa perversione, dove dall’altra parte sociale famiglie intere cadono in povertà con i lavoratori che perdono il posto di lavoro. Ovviamente non è questo il nostro punto di vista.

Per avere un quadro di come i ricchi sfruttando anche il Covid aumentino i loro profitti riportiamo alcuni articoli interessanti sull’argomento. Il primo è della Frankfurter Allgemeine del 7 ottobre con il titolo “I ricchi diventano sempre più ricchi”. Così l’articolo: “Secondo uno studio della grande banca svizzera UBS e della società di consulenza PWC i patrimoni dei super ricchi sono schizzati alla fine di luglio 2020  ad un nuovo massimo di 10,2 bilioni di dollari”. Prosegue:  “L’analisi dei dati di oltre 2000 miliardari di 43 paesi dimostra che i super ricchi dopo la caduta delle borse in marzo hanno approfittato in larga misura del seguente rialzo azionario” … “Questo [rialzo n.d.r.] corrisponde al rafforzamento in borsa di imprese come Amazon, Netflix, Tesla e Facebook. Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, con un patrimonio di 189 miliardi di dollari è l’uomo più ricco del mondo, seguito da Bill Gates (124 miliardi di dollari), Elon Musk (103) e Mark Zuckerberg (100)”. Prosegue poi l’articolo: “Il numero dei miliardari da allora è salito da 31 a 2186. Di questi 119 vivono in Germania” … poi ancora riguardante la Germania: “Secondo la valutazione della rivista ‘Forbes’,  Beate Heister e Karl Albrecht Junior, ereditieri di Aldi, con un patrimonio di 41 miliardi sono i tedeschi più ricchi, seguiti da Dieter Schwarz (35,6 miliardi di dollari) proprietario di Lidl e Kaufland”.

In un altro articolo apparso sul Corriere della Sera il 18 ottobre 2020 con il titolo “Covid, miliardari sempre più ricchi con la pandemia. Ecco come fanno i soldi”  Milena Gabanelli e Fabrizio Massaro completano il quadro Covid-ricchi illustrato dalla Frankfurter Allgemeine. L’articolo inizia: “Se c’è una cosa che il Covid-19 non ha fermato, è la crescita della ricchezza dei miliardari. Solo negli Stati Uniti, dal 18 marzo al 15 settembre la ricchezza di 643 persone è cresciuta complessivamente di 845 miliardi di dollari [ approfittando della caduta delle borse, come rilevato dalla Frankfurter Allgemeine – n.d.r.] Contemporaneamente 50 milioni di lavoratori perdevano il posto di lavoro”. Continua l’articolo: “Dopo gli Stati Uniti, al secondo posto c’è la Cina con 456 miliardari in elenco”… “Il Covid ha modificato anche in Cina la classifica. In testa non c’è più Jack Ma il creatore del colosso dell’e-commercio Alibaba, oggi a quota 53 miliardi, è sceso al terzo posto. E’ stato superato da Ma Huateng, presidente e ceo della Tencent, super Holding che controlla fra l’altro WeChat: a marzo possedeva 38 miliardi, oggi ha superato i 61,6 miliardi. Al secondo posto è schizzato da poche settimane Zheng Shanshan: da 1,9 a 55,9 miliardi di dollari in sei mesi grazie alla quotazione in borsa di due suoi gruppi, le acque minerali Nongfu Spring e la Wantai Biological Pharmacy”.

[Si noti come anche qui implicitamente si confermi la nostra analisi di sempre di una Cina assolutamente non comunista, ma capitalista. Dove lo stato con il partito stalinista al potere, dirige una gran parte dell’economia capitalista, ossia il capitalismo di stato, ma dove anche una quota di capitali viene gestita da privati n.d.r.]. 

L’articolo del Corriere della Sera prosegue poi analizzando l’andamento dei super ricchi in Russia e Italia. Poi ritornando agli Usa continua: Bezos, che è l’uomo più ricco del  

pianeta e ceo di Amazon, paga in Italia un  co.co.co  sì e no 700 euro al mese Poi prosegue entrando nell’aspetto tasse: “Quando hai tanti soldi puoi anche permetterti i migliori esperti fiscali per creare trust, scatole cinesi, veicoli offshore e spostando la residenza fiscale dove è più conveniente. Lo fa la maggior parte delle multinazionali … Microsoft ha così risparmiato 14,2 miliardi, Alphabet (Google) 11,6; Facebook 7,5. Tra i giganti del web, Microsoft è quella che ha pagato meno tasse: appena il 10% degli utili nel 2019”.

L’analisi dei giornali parla da se di come il perverso sistema borghese non possa assolutamente garantire la corretta giustizia e equità sociale. Milioni di famiglie che entrano in miseria mentre i pochi guadagnano milioni. E’ questa la società che vogliamo? No, assolutamente no!

Ma è chiaro, per cambiare la società l’umanità ha bisogno di una svolta radicale, non lamenti che chiedono ai miliardari di “essere più buoni” o ai politici di “essere più corretti”.

AVER SEMPRE PIU’CHIARO COS’E’ VERAMENTE L’UNIONE EUROPEA

 L’EUROPA NON SOLO

DEI DIRITTI, MA ANCHE MISSILI, TANK, SATELLITI E FORZE ARMATE

IL CAPITALISMO NON E’ MAI “PACE”, E LE BORGHESIE EUROPEE SI PREPARANO PER GLI SCONTRI DEL FUTURO

 

 

 

19 dic. 2020

 

Molti vorrebbero che l’Unione Europea non fosse l’Unione dei Capitalisti Europei, come affermano i marxisti. E i media, i politici, pompano, insistono per diffondere la convinzione che viviamo invece in un’Europa della “pace”, dei “diritti”, delle “democrazie” e così via.

Ma alla fine la vera realtà emerge sempre: l’Europa si sta armando. Più o meno senza tanta pubblicità, ma si sta armando. E questo è senz’altro un segno imperialistico.

In molte occasioni abbiamo documentato come questa Europa sia chiaramente l’Europa dei capitalisti. E nel recente articolo “L’Unione Europea contro i giovani e i lavoratori” (Der Kommunistische Kampf, sett. 2020) evidenziamo come “nel rapporto Schirdewan” viene sottolineato che i vertici europei insistono senza tregua perché i governi aderenti all’Unione frenino gli stipendi, allarghino il lavoro precario giovanile, aumentino le tasse sugli stipendi, gli imprenditori possano licenziare liberamente, vengano abbassate le pensioni, e così via. Nel rapporto Schirdewan questo viene spiegato molto chiaramente. 

Adesso è anche l’aspetto militare della UE che viene alla ribalta.

Ma se i politici e i media parlano di un’Europa che, dopo le esperienze terribili e fratricide della prima e seconda guerra mondiale, adesso è l’ora dell’Europa della “pace”, della “fratellanza”, dell “armonia”, perché allora la UE si sta armando?

Ovviamente tutti sanno che le armi non vengono fabbricate o comprate per gioco, ma per – prima o dopo – essere usate. Già le borghesie europee sono state protagoniste nel 1997 della guerra contro la Jugoslavia, poi nel 2001 sono intervenute militarmente nell’Afghanistan, e poi ancora nel 2012 si sono immischiate nella guerra civile in Libia. Guerre dove queste armi della “pace” e della “civiltà” sono state impiegate abbondantemente per uccidere anche civili, distruggere città e obbiettivi sociali.

Quindi non c’è da illudersi che le armi – anche del futuro armamento UE - non verranno impiegate.

Adesso siamo nella fase dove le borghesie europee – dopo essersi combattute tra di loro come nel passato - si sono riunite nella UE per stabilire un’alleanza e tutte assieme costituire anche un grande esercito europeo.

Quale necessità esiste per costituire questo grande “esercito di morte”?

Questa “necessità” è chiara per chi conosce il meccanismo capitalista – e l’obiettivo non è certo per esportare “pace” o “benessere”: il motivo risiede che un pericoloso e potente capitalista concorrente si sta profilando all’orizzonte:  L’IMPERIALISMO CINESE.

Un imperialismo cinese (che ovviamente con il socialismo assolutamente non ha niente ha a che fare) il quale fra pochi anni diventerà la prima potenza capitalistica mondiale e nei mercati internazionali si sta sempre più espandendo. E che per aiutare la sua espansione si sta anche velocemente armando com’è prassi nel mondo capitalistico.

Naturalmente come le esperienze del passato insegnano, prima o poi nella concorrenza e negli scontri tra borghesie emergenti e borghesie già presenti, anche gli interessi dell’IMPERIALISMO CINESE emergente andranno a cozzare contro quelli dell’IMPERIALISMO AMERICANO e dell’IMPERIALISMO EUROPEO già presenti, e quindi le armi, come sempre successo, torneranno alla ribalta e varranno usate per il vero scopo per cui sono state prodotte.

Questo il motivo per cui i capitalisti europei oggi si uniscono assieme per costituire il “grande esercito europeo”.

 

 

E’ tipico, storicamente avviene sempre così, mentre ufficialmente nelle piazze si parla, si grida, alla “pace” e al “progresso”, dietro le quinte i capitalisti preparano gli scontri militari.

 

Per i marxisti esiste invece un’altra realtà:

L’UMANITA’ NON HA BISOGNO DI GUERRE,

MA DI UNA SOCIETA’ CHE POSSA  GODERE DELLA DISTRIBUZIONE DEL BENESSERE PRODOTTO.


 

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COME AGISCONO I POLITICI PER TENER SOTTO CONTROLLO I LAVORATORI

 

LA TATTICA “RAZZISTA” e la

TATTICA “PROGRESSISTA”

DUE TATTICHE DIVERSE PER COINVOLGERE, MANIPOLARE LE MASSE LAVORATRICI

 

I POLITICI AL SERVIZIO DEI CAPITALISTI USANO METODI DIVERSI PER

RACCOGLIERE LA SIMPATIA DELLE MASSE E POI DIRIGERLE

NELL’INTERESSE DELLA FINANZA E DEGLI INDUSTRIALI.

 

 

   25 novembre 2020

 

 

Come ha fatto il “razzista” Trump a raccogliere 72 milioni di voti, il più grande risultato dei repubblicani nella loro storia?

 

Trump per poter ottenere questo dalla sua campagna elettorale del “Make America Great Again” anche in questo 2020 ha toccato parecchi tasti sensibili alla mentalità americana, alcuni dei quali basati sulla paura. Vediamoli: - dalla difesa del posto del lavoro a fronte dell’arrivo degli immigrati, al fatto che la sua Amministrazione ha garantito l’ordine pubblico anche grazie il permesso della vendita delle armi e incentivando i gruppi radicali di destra – dichiarando che se arrivasse una nuova amministrazione liberale come quella di Biden, il paese cadrebbe nelle mani dei comunisti favorendo i disordini sociali e le proteste come quelle di Boston – che grazie alla sua gestione politica l’America ha goduto di un boom economico interrotto solo dalla pandemia Covid – che la sua Amministrazione può vantare di non aver provocato nessuna guerra, ma si sta addirittura sganciando dalla guerra in Siria e ritirando dalla Germania e dalla guerra in Afghanistan e Somalia – che attraverso i dazi doganali e le dure sanzioni ha spinto i concorrenti Cina, Russia, Iran, Venezuela, sulla difensiva facendo “grande l’America” coalizzando più strettamente ad essa gli alleati europei e il Giappone i quali su spinta USA a fronte del pericolo “Cina” si stanno sempre più armando rafforzando la NATO e l’alleanza occidentale.

Queste in sostanza le argomentazioni “forti” usate da Trump per poter vincere le elezioni.

 

Ma Biden con il suo staff e spalleggiato consistentemente dall’ex presidente Obama ha raccolto più voti di Trump: ben 77 milioni. Un record nella storia americana.

Biden si presenta invece con una proposta “progressista” rispetto a Trump.

Qui l’argomento forte usato, ovviamente, che poi è stato determinante per la vittoria, è stata la denuncia della gestione catastrofica di Trump sulla pandemia Covid e relativo sfascio dell’Obamacare sanitario.  250.000 morti in Usa non sono pochi se paragonati alle 4.600 vittime del concorrente Cina che vanta 1 miliardo e 300 milioni abitanti (gli USA 360 Milioni). Quindi un errore madornale e imperdonabile da parte di Trump che alla fine gli è costato la Presidenza. A questa accusa si sono aggiunti poi gli argomenti tipici di critica della gestione Trump: aver favorito in tutti i modi il razzismo fomentando l’odio verso le minoranze sociali e favorendo le discriminazioni razziali - una politica dura contro gli immigrati fini al punto di voler costruire il famoso muro con il Messico - aver favorito la polizia nei suoi eccessi di repressione di “legge e ordine” incoraggiando addirittura i gruppuscoli di estrema destra diretti discendenti del disciolto movimento fuorilegge Klu Klux Klan con lo scopo di causare intenzionalmente per reazione i noti disordini di proteste sociali (tra cui Boston) - di favorire il disastro ambientale dato il ritirato dall’Accordo di Parigi sul Clima - ai livelli più alti, anche militari, viene accusato di perseguire non l’unità sociale del paese, ma cinicamente la divisione sociale, razziale, ecc. In politica estera Trump lo si incolpa di essere troppo duro contro Cina, Russia e loro 

 

 

 

 

alleati (Iran, Venezuela, ecc.) Ma non solo, di essere anche troppo brutale rispetto ai partner europei, portando l’America a non essere più “grande”, ma spingendola “all’isolazionismo”. Per Biden-Obama gli USA hanno bisogno invece di “collaborazione” sia con i partner europei che con i concorrenti-avversari Cina, Russia, Iran, ecc. 

 

Come si nota: due politiche che sembrano diametralmente opposte. In realtà, come riportato nel titolo, due diverse tattiche tipiche borghesi, molto ben sperimentate dai politici di tutto il mondo. Tattiche usate per raccogliere le “sensibilità”, cioè gli orientamenti politici della popolazione, per poter vincere le elezioni, e poi portare le masse a sostegno degli interessi dei capitalisti, sia sul piano interno che nella concorrenza per l’accaparramento dei mercati esteri.

Per i capitalisti dominanti è del tutto secondario che un presidente (o un governo) che vince le elezioni usi poi nel suo corso la tattica  “razzista” o quella “progressista”. Per i dominanti fondamentale è che nella nazione, grazie alle diverse tattiche politiche usate dai politici, le masse siano relativamente soddisfatte, tranquille, in modo che lo sfruttamento possa proseguire senza interruzione e che essi possano guadagnare al massimo e pagare meno tasse possibili.

Perché il ruolo dei vari presidenti o governi che si alternano all’esecutivo (nel caso americano, repubblicani o democratici) oltre che garantire il dominio borghese, è anche coprire le sporche corruzioni e il malaffare continuo di industriali e finanzieri, e, non secondario, creare il sostegno sociale ai capitalisti nelle loro porcherie e guerre in giro per il mondo. 

Infatti il vincitore Biden, che, come riportato in precedenti articoli, ha un passato di guerre come vicepresidente nell’Amministrazione Obama, ha già annunciato che - in linea con il suo predecessore “razzista Trump” - il problema principale per gli interessi americani nel mondo rimane – e sarà - sempre la Cina, e che prenderà tutte le misure necessarie al caso.

 

E possiamo certamente ripetere che la sua politica “progressista” all’interno della nazione, di accoglienza degli immigrati, di integrazione sociale delle minoranze, di unità nazionale, lotta al degrado ambientale, ecc. non dovrà ostacolare gli interessi industriali e finanziari americani, ma anzi, tutto sarà indirizzato per agevolarli. Quindi molte di queste enunciazioni “progressiste” saranno di sicuro “molto fumo e poco arrosto” come sempre succede, con la tattica sperimentata di portare solo miglioramenti minimali, tanto da far vedere che fa qualcosa. Di questo, come esperti ne siamo più che sicuri. Ribadendo che non c’è da farsi illusioni con la politica borghese.

 

Perché lo scopo fondamentale del “progressista” Biden (così come per il suo predecessore “razzista” Trump) è quello di portare le masse proletarie sfruttate ad accettare il sistema. Un sistema corrotto, pieno di ingiustizie, contraddizioni e problematiche. Affinchè le masse non reagiscano contro di esso.


 

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VITTORIA BIDEN:

QUALE SARA’ ADESSO LA SUA POLITICA?

POLITICA INTERNA – POLITICA ESTERA

 

 

 

AVER CHIARO CHI SONO I POLITICI DELLA BORGHESIA

 

DOPO IL RAZZISTA TRUMP, CHI E’ JOE BIDEN?

IL “PROGRESSISTA” BIDEN:

CO-RESPONSABILE DELLE ATTUALI GUERRE

IN LIBIA E SIRIA

Nel 1999 aveva votato a favore anche dell’intervento

militare Usa contro la Jugoslavia e nel 2002 contro l’Iraq

 

 IL PASSATO DI BIDEN CI DICE CHI E’ VERAMENTE IL NUOVO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

 


 

   9 novembre 2020

 

Durante la campagna elettorale i giornali riportavano che se Biden avesse vinto, la sua politica sarebbe stata nella continuazione della precedente Amministrazione Obama. Molto verosimile. Visto che Biden è stato vicepresidente di Obama dal 2009 al 2017 e ne ha condiviso tutta l’impostazione politica. Ma non solo per questo. Anche perchè, a nostro avviso, la campagna elettorale che ha portato alla vittoria Biden, dietro le quinte è stata impostata e diretta dallo stesso ex presidente Obama, il quale per far vincere Biden ha potuto contare sulla sua notevole esperienza avendo già vinto per due volte le campagne presidenziali.

Quindi è alla precedente gestione Obama a cui dobbiamo guardare per capire come si proporrà adesso il nuovo presidente. Su questa impostazione perciò in sintesi riprendiamo quelli che riteniamo essere i gangli fondamentali di Biden.         

 

POLITICA INTERNA

 

PANDEMIA COVID – Più volte Biden, criticando aspramente Trump, si è espresso per un contrasto dell’infezione sul tipo europeo. Ossia, invece di lasciare che l’infezione dilaghi come permesso da Trump e lasciare che siano i singoli stati USA a gestire le pericolose situazioni locali, arrivando all’attuale situazione catastrofica di 240.000 morti, Biden vuole che siano messi in atto provvedimenti, come quelli attuati negli stati europei, e che sia il governo centrale a dettarne le misure generali, e molto restrittive.

RIFORMA SANITARIA – E’ stata introdotta dalla precedente Amministrazione Obama-Biden e poi, come noto, disdetta platealmente da Trump. Riforma sanitaria voluta per statalizzare una parte del settore medico-assistenziale. Statalizzazione richiesta da decenni da molti gruppi industrial-finanziari americani perché il costo della sanità privata in USA è diventata (ovviamente per loro) troppo costosa. Biden stando ai giornali, reintrodurrebbe la riforma sanitaria iniziata da Obama portando a compimento la parte da nazionalizzare.

SITUAZIONE POLITICA-SOCIALE INTERNA – Mentre Trump ha basato tutta la sua politica sul razzismo e sull’esasperazione dell’ordine pubblico interno, proiettando tutto il suo operato contro gli immigrati che giungono negli Stati Uniti, soprattutto dal Messico (la tattica politica razzista è usata da molti partiti di destra nel mondo, per prendere i voti dall’ampio settore di persone religiose con sentimento radical-nazionalista) favorendo e perfino incitando alla spaccatura nel paese tra razzisti e antirazzisti, la politica liberal di Biden si profila essere orientata invece più alla tolleranza verso l’immigrazione, favorendo l’integrazione sociale delle minoranze, contro le discriminazioni e invitando all’unità nazionale. 

 

POLITICA ESTERA

 

GLI USA IN RAPPORTO CON CINA E RUSSIA – Qui  oggi l’ossessione-pericolo dei capitalisti americani (che dietro le quinte dirigono i vari presidenti USA) è l’emergere del colosso imperialistico cinese, destinato a breve a diventare ufficialmente la prima potenza economica mondiale. Già l’Amministrazione Obama (naturalmente, lo sottolineiamo, nell’interesse dei capitalisti USA) aveva intrapreso misure internazionali per isolare il futuro pericoloso concorrente asiatico. Le aggregazioni sovranazionali TPP (Trans-Pacific Partnership – accordo commerciale tra 12 paesi che si affacciano sul Pacifico: Stati Uniti, Canada, Messico, Giappone, Australia, Malesia, Nuova Zelanda, Singapore, Vietnam, Brunei, Cile, Perù)  e il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership – accordo commerciale di libero scambio tra Europa e America)   promosse e costituite proprio da Obama con il suo vice Biden, erano state pensate con il preciso scopo di favorire l’integrazione e gli affari tra le nazioni-borghesie affacciate sul Pacifico e sull’Atlantico proprio per contrastare e isolare la Cina e suoi alleati Russia, Iran, ecc. La politica di Trump è stata invece di sciogliere queste aggregazioni internazionali pro America TPP e TTIP, secondo lui poco efficaci per lo scopo, e di attaccare direttamente Cina, Russia, Iran, Venezuela, Siria, Corea del Nord, con le note dure sanzioni economiche, gli alti dazi doganali e tenendo molto basso il prezzo del petrolio.  Biden, come sottolinea la stampa, sarebbe orientato a ripristinare queste aggregazioni TPP e TTIP e proseguire sulla via di politica estera intrapresa da Obama, in questa battaglia interimperialista contro Cina-Russia e alleati .

 

RIFLESSIONI 

Non c’è quindi da farsi illusioni che adesso l’apparente “agnello” Biden sostituendo il “mostro” Trump, sarà dalla parte dei lavoratori (così come non lo sono mai state tutte le Amministrazioni precedenti). La politica “liberal” di Biden è solo una tattica per tener calme le masse sfruttate (vogliamo ricordare al lettore che se il “matto” Trump ha causato con il Covid gli attuali 240.000 morti, la precedente Amministrazione “liberal” Obama-Biden – 2009-2017 - ha provocato le guerre di Siria e Libia, causando nell’insieme più di un milione di morti, per lo più civili).

 

 

In linea con Marx e sorretti dalle continue conferme pratiche quotidiane, affermiamo e ripetiamo all’infinito che i governi, tutti, sono gli esecutori degli interessi dei capitalisti e non delle masse proletarie che li hanno votati (i votanti non possono assolutamente controllare i governi che hanno votato). Nella democrazia capitalista il compito dei politici è far accettare e digerire alle masse proletarie sfruttate – con la scusa di essere stati votati da esse - tutte le porcherie capitalistiche che la minoranza borghese, all’interno delle proprie nazioni e in giro per il mondo, provoca. Così sarà anche, senza dubbio, per la nuova Amministrazione Biden.  

 

 

       17 novembre 2020

 

LIBIA - Siamo all’inizio del 2011, negli Stati Uniti Obama è presidente e Biden il suo vice mentre nel nord Africa infuriano le famose “primavere arabe”. Ed è in questa situazione che USA, Francia e Gran Bretagna decidono di intervenire militarmente per abbattere in Libia il regime di Gheddafi che si oppone alle proteste popolari.

Gheddafi, pur proclamandosi appartenente ai “Paesi non allineati”, in realtà come altre nazioni Cuba, Iran, Siria, Venezuela, ecc, è “zona di influenza russa”. Ma il Rais libico, anche se “filorusso” intrattiene copiosi affari anche con le borghesie europee (così come gli altri paesi di “area russa”).

In questa ondata di “primavere arabe” con forti proteste popolari contro i governi, le potenze occidentali vedono un’occasione che rare volte si presenta nella storia: l’occasione di togliere nazioni allo schieramento avversario. In sostanza si presenta loro la possibilità di togliere la Libia dalla “zona di influenza russa” e portata sotto il loro controllo.

Nello scontro tra capitalisti, tra potenze imperialistiche, questi controversi e sanguinosi eventi sono una normalità, totale normalità, documentati costantemente dalla storia. Basti citare per es. l’invasione dell’Afghanistan nel 1979 da parte dell’imperialismo sovietico, dove il governo stalinista russo ha cercato di espandersi a spese degli occidentali. O come nel 1991 con la guerra dei Balcani i capitalisti europei hanno sottratto all’influenza russa parte della Jugoslavia. E ora, nel 2011, viene colta l’occasione per togliere anche la Libia all’influenza russa.

Quindi all’inizio del 2011, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna con il pretesto di fermare la repressione di Gheddafi contro i manifestanti, armano l’opposizione libica e cominciano a bombardare massicciamente la Libia per facilitare l’avanzare delle milizie anti Gheddafi. Risultato: l’intervento si trasforma in un gigantesco bagno di sangue che dura tutt’ora. 

E, chi dirige al momento le operazioni militari nel governo USA? Il “democratico” “progressista” presidente Obama con suo vice “Biden”.

Nella guerra di Libia iniziata nel 2011 e tutt’ora in corso, si valuta che tra stime ufficiali e non, le vittime tra militari e popolazione civile siano diverse centinaia di migliaia. 

 

SIRIA – Ma nel 2011 la potente onda delle proteste della “Primavera Araba” iniziata poco prima in Tunisia non si arresta alla Libia, ma si espande all’Egitto fino a raggiungere la Siria e l’Iraq, scuotendo violentemente tutti paesi coinvolti. E anche qui in Medio Oriente i capitalisti vedono l’occasione per destabilizzare un’altra zona appartenete al fronte opposto: la Siria, anch’essa sotto “influenza russa”.

In questa operazione di destabilizzazione siriana è soprattutto l’imperialismo americano che si impegna per rovesciare il regime di Assad, fedele alleato di Putin. Anche qui come in Libia, il governo americano decide di non intervenire con truppe di terra, bensì con bombardamenti e di utilizzare l’opposizione interna siriana che protesta duramente, armandola, perchè rovesci il filorusso Assad.  

Le proteste adesso armate, si trasformano subito quindi in furiosi combattimenti militari, e anche la Siria segue il tragico destino di sprofondare velocemente in una lunga sanguinosa guerra civile. Ma non è tutto: qui avviene anche una variabile. Il governo americano per rafforzare, intensificare lo scontro armato per la caduta di Assad, incarica l’Arabia Saudita di reclutare in tutto il mondo arabo combattenti fanatici islamisti perché sconfiggano Assad. Solo che accade una seconda variabile inaspettata, non prevista dagli USA: questi combattenti islamici radicali, vedendosi ben armati, ben finanziati e sostenuti, e sentendosi militarmente molto forti, decidono ad un certo momento di combattere per se stessi, per formare un proprio stato islamico, il famoso “Califfato”, che abbracci non solo parte della Siria, ma anche l’Iraq (Iraq che è sotto controllo americano). Quindi gli americani che non vogliono questo, adesso si trovano nell’inaspettata situazione di dover difendere il “proprio” Iraq, cioè di dover contro-combattere e sconfiggere coloro che prima avevano assoldato, finanziato e armato. Una tragedia nella tragedia, quindi. Un’enorme catastrofe che anche tra Siria e Iraq costa la vita a parecchie centinaia di migliaia di vittime, delle quali la stragrande maggioranza persone civili.

E chi era responsabile dell’Amministrazione Usa anche in questa tragedia? Ma sempre l’apparente “innocuo” e “progressista” Obama, con il suo vice, l’attuale presidente Biden, che ora si presenta sotto forma di “colomba”. 

E da aggiungere, è senz’altro utile per capire chi è Biden, che nel 2002 ha dato il suo appoggio al repubblicano George Bush per l’intervento militare in Iraq e che nel 1999 ha votato a favore dei bombardamenti sulla Jugoslavia condotti dall’ora presidente democratico USA Bill Clinton.

Ed è altrettanto importante aver chiaro che sul fronte opposto il russo Putin o il cinese Xi Jinping avrebbero fatto la stessa cosa se si fosse presentato loro l’occasione  - vedi guerra in Yemen.

 

QUINDI, QUESTO E’ L’OPERATO DEL NUOVO PRESIDENTE AMERICANO DIFENSORE DEI “DIRITTI CIVILI” JOE BIDEN.

IL “RAZZISTA” TRUMP E IL “PROGRESSISTA” BIDEN: DUE TATTICHE DIVERSE MA STESSA SOSTANZA: APPOGGIARE E DIFENDERE GLI INTERESSI DEI RICCHI CAPITALISTI.

 

E’ nell’interesse proletario conoscere e capire la vera realtà. Aver chiaro come i capitalisti con i loro politici, i loro giornali, operino costantemente per manipolare, nascondere, confondere.

E bisogna essere consapevoli che al di là della politica “progressista” della futura Amministrazione  Biden di integrazione della minoranze, accoglimento degli immigrati, aperture ai gay, ecc. (tutte cose giuste tra l’altro) i lavoratori in America continueranno, come prima, ad essere sfruttati e gli immigrati, come prima, ad essere supersfruttati, portando nelle tasche dei capitalisti una marea di soldi. E  aver chiaro che la colombella Biden, se sarà necessario, come già dimostrato in passato, non esiterà un attimo a provocare altre guerre purchè portino soldi nei bilanci dei capitalisti.

 

Questo è capitalismo:   UNA SOCIETA’ CHE HA BISOGNO DI ESSERE SUPERATA.


 

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I LIMITI DELLA BORGHESIA NEL COMBATTERE

L’INFEZIONE COVID

 

 COMBATTERE LA

 PANDEMIA O SALVAGUARDARE

PROFITTI CAPITALISTI?

QUESTO E’ IL DILEMMA CHE ATTANAGLIA I GOVERNI BORGHESI DI TUTTO IL MONDO

 

PER COMBATTERE EFFICACEMENTE LE CONTRADDIZIONI DEL SISTEMA L’UMANITA’ HA BISOGNO SENZ’ALTRO DI UN SALTO DI QUALITA’ IN UNA SOCIETA’ SUPERIORE.

 

 

 

Anche se la pandemia infuria, le potenti organizzazioni affariste capitaliste fanno enormi pressioni sui governi perché venga messo come punto centrale dell’operato esecutivo la salvaguardia dei profitti.

     Per loro, per i capitalisti, cioè gli industriali, l’oligarchia finanziaria, le multinazionali, i negozianti, i centri vacanzieri, ecc. il punto focale del loro pensiero è sempre lo stesso: far soldi. Prima di qualsiasi altra cosa viene il guadagno. Anche se questo significa creare pericolose situazioni come sottovalutare la minaccia di una pandemia infettiva mortale.

     Ed ecco che i politici di tutto il mondo, che ovviamente si prestano al servizio dei capitalisti, ma che non possono sottovalutare il pericolo di un disastro infettivo, si trovano nel dilemma di come gestire al meglio questa particolare pericolosa situazione. Ossia, danneggiare al minimo i profitti di industriali e bottegai mentre si cerca di combattere efficacemente la pandemia.

     Trovare questo equilibrio-compromesso, con i capitalisti che premono a dismisura, ovviamente non è facile. E’ così che ogni governo borghese cerca una sua propria strategia.

 

-           I PAESI ASIATICI  Cina e Corea del Sud hanno adottato lo stesso sistema, ferreo, per uscirne. Probabilmente per il forte senso di disciplina che caratterizza le popolazioni asiatiche, il capitalismo di stato cinese a direzione stalinista e il capitalismo privato sudcoreano a direzione democratica, emettendo le stesse ferree restrizioni - che sono state rispettate e hanno funzionato - sono riusciti in poco tempo a risolvere la questione infettiva del Covid.

 

-           I PAESI EUROPEI hanno adottato più o meno le stesse misure. All’inizio hanno intrapreso un mixum di severe restrizioni, che poi in un successivo momento su forte pressione di industriali, albergatori e bottegai, sono state allentate. Per poi introdurne di nuove restrittive. Con il risultato che la pandemia si sta protraendo molto nel tempo creando i noti disagi sociali.

-           Tutt’altro l’atteggiamento dei governi USA, BRASILE, INDIA. Qui i capi di governo ostentano il netto appoggio agli affaristi capitalisti dei propri paesi. Per non danneggiarne gli affari e conseguenti profitti, questi governi non volendo da subito (anzi si sono opposti) emettere dure restrizioni per impedire l’entrata del virus e poi la diffusione, hanno favorito così l’esplodere e il diffondersi velocemente della mortale infezione all’interno, portando i tre enormi paesi alle note devastanti situazioni infettive, sociali ed economiche.

 

TUTTO QUESTO CI DICE che l’infezione Covid durerà ancora a lungo nel tempo prima che venga debellata o si esaurisca da sola.

 

Ai capitalisti che dominano la società e dirigono di fatto i governi, poco importa se il costo sociale sarà di parecchie centinaia di migliaia di vittime o di milioni, purchè vengano garantiti i loro alti profitti.

Com’è evidente, per i capitalisti (che sono anche la causa delle guerre) le persone non hanno nessun valore. Perché per loro il vero valore è IL PROFITTO, ottenere un BUON PROFITTO.

 

E’ per questo motivo che l’umanità non ha più bisogno del capitalismo, con la sua concorrenza, gli affari, ecc. causa delle note e disastrose contraddizioni sociali. L’umanità ha invece bisogno  non del falso socialismo della Cina o dell’ex Unione Sovietica e DDR, ma di un altro tipo di società, dove in un sistema di suddivisione dei beni la produzione possa essere goduta da tutti.

Un salto di qualità in una società superiore quindi, per far si che le persone possano vivere dignitosamente.

 

NON LASCIARSI INGANNARE DALLA BORGHESIA

 

IL VOLTO NASCOSTO DELLA DEMOCRAZIA: 

AL SERVIZIO DEI CAPITALSTI

 

 

 

 

Molti inneggiano alla democrazia. Ma non si soffermano sul fatto che la democrazia in cui viviamo è una “democrazia capitalista”. Non hanno la minima idea di cosa sia. La “democrazia capitalista”  ha invece un significato ben preciso, sia storico che pratico.

Innanzi tutto: perché “capitalista”?  

Per capire il presente è utile fare un passo indietro nel passato. “Democrazia” significa “il diritto della popolazione, attraverso il voto, di scegliere chi deve governare”. E la prima esperienza di questo sistema di voto la troviamo in Grecia, ad Atene, all’incirca nel ‘600 prima di Cristo. E’ in questo periodo che viene sperimentata la prima “forma democratica”. A quel tempo, com’è noto, vigeva lo schiavismo. Quindi la prima “democrazia” si appoggiava sugli schiavi e per questo la possiamo definire “democrazia schiavistica”. In quella società il diritto di voto era riservato tra gli ateniesi agli soli uomini adulti. Le donne ne erano escluse, così come naturalmente gli schiavi. Anche chi non era di cittadinanza ateniese era escluso dal voto. In pratica in quel tempo nella città, riportano le ricerche, su una popolazione di circa 250 mila abitanti, circa 50 mila avevano diritto di voto.

Questa forma di voto popolare per decidere chi doveva governare, ad Atene era stata escogitata per evitare e por fine alle faide, alla guerra continua che le varie fazioni delle famiglie più influenti e potenti della città si conducevano tra loro, trucidandosi a vicenda per la conquista del potere.

Quindi nella società schiavistica ateniese del 600 fino a circa il 300 a.Cr. dove dominavano i potenti clan e le grandi famiglie aristocratiche, nel sistema di voto democratico vinceva chi aveva la possibilità di avere più persone che votavano per la propria famiglia o per il proprio clan. Con questo sistema di voto, cioè di “democrazia”, le grandi famiglie aristocratiche ateniesi erano riuscite a diminuire sensibilmente le sanguinose faide per decidere chi doveva governare la città. 

Questo sistema di voto è stata poi adottata (in parte) anche nell’antica Roma repubblicana. Per poi scomparire definitivamente per quasi un paio di millenni. 

Poi la “democrazia” cioè “il diritto di scegliere con il voto chi deve governare”, riappare nell’attuale società capitalistica, che possiamo quindi definire “democrazia capitalista”.

Nell’odierna “democrazia capitalista” tutta la popolazione ha il diritto di votare: uomini e donne senza distinzione e gli schiavi non esistono più. Ma nel capitalismo la società è ancora divisa in classi: da una parte la classe dei capitalisti detentori dei mezzi di produzione e dall’altra la classe dei salariati che lavorano a giornata dai capitalisti. E i capitalisti nei paesi industrializzati sono una piccolissima minoranza, mentre le famiglie proletarie sono quasi la totalità della popolazione.

Quindi nel capitalismo in teoria i proletari, come stragrande maggioranza dei votanti che 

scelgono i propri rappresentanti, da logica dovrebbero dirigere la società e dovrebbero condurre una vita ultra benestante, mentre i capitalisti proprietari delle fabbriche, ma piccolissima minoranza sociale, essere più o meno al livello dei proletari come tenore di vita. INVECE NON E’ COSI’. La realtà ci dice che nonostante le famiglie proletarie compongano la quasi totalità della popolazione, vivono al limite della decenza, e molte di esse anche difficoltà o in stato di povertà, mentre i capitalisti, come minoranza, possono anche essere multimiliardari.  COME MAI?  Da cosa proviene questa stridente contraddizione di democrazia?

La spiegazione si trova proprio nella “democrazia capitalista” stessa. Dove esiste un trucco. Trucco che rende possibile che la piccola minoranza sovrasti l’enorme maggioranza.  Nel sistema di voto i capitalisti hanno introdotto lo stratagemma dove i politici una volta votati non possono più essere ne ritrattati o sostituiti. Cioè dopo il voto i politici possono rimanere 4 anni in parlamento indipendentemente se poi non manterranno le promesse fatte in campagna elettorale o se si comporteranno da corrotti. Con questo stratagemma “democratico” i politici anche se eletti dai lavoratori possono mettersi al servizio dei ricchi capitalisti senza aver il problema di essere ritrattati. E questo spiega il perché le leggi sono sempre a favore dei capitalisti e questi diventano miliardari mentre i lavoratori no.

Certamente le masse proletarie nelle seguenti elezioni potranno non rivotare più questi politici “corrotti voltagabbana” e votarne altri, ma la cosa si ripete poi sempre, all’infinito.  

Quindi nella “democrazia capitalista” la maggioranza proletaria ha certo il diritto di votare i rappresentanti, ma dopo il voto non ha più la possibilità di poterli controllare. Quindi la “democrazia” è “dopata”, il voto in realtà è un “trucco”. 

Poi potrà esistere la “democrazia socialista” (che ovviamente non è il falso socialismo dell’ex Unione Sovietica stalinista, o della DDR o dell’odierna Cina dove vige il capitalismo nella forma del capital di stato condotto da un falso “partito comunista”). La “democrazia socialista” può esistere solo in un’altra società, una società diversa dall’attuale, dove non esista più il sistema economico commerciale, come avviene tutt’ora. In questa diversa società i beni prodotti devono essere suddivisi tra la popolazione e non più venduti. Con questi presupposti non più capitalistici la “democrazia” può finalmente trovare il suo completo svolgimento. In questa diversa organizzazione sociale dove tutti sono produttori e tutti sono proprietari, diventa finalmente possibile che i delegati votati possano essere ritrattati in qualsiasi momento, qualora ritenuti corrotti o incapaci. Inoltre possono venir pagati come tutti gli altri lavoratori.

Questa riteniamo essere la VERA DEMOCRAZIA a cui tutti aspirano.


 

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AVER CHIARO GLI INTERESSI CAPITALISTICI IN GIOCO 

 

BIDEN O TRUMP?

ENTRAMBI PERSEGUONO GLI INTERESSI DELL’IMPERIALISMO AMERICANO

 

LO SCONTRO TRA I DUE CONTENDENTI NON E’ SUGLI INTERESSI DEI LAVORATORI, MA COME SEMPRE (e come risalta “WELT”) QUALE POLITICA DEVONO PERSEGUIRE PER FAVORIRE GLI INTERESSI DEI GRANDI CAPITALISTI AMERICANI

 

 

Come da sempre affermiamo, non esistono presidenti o governi capitalistici “migliori” o “peggiori”. Tutti sono al servizio dei ricchi capitalisti.  Certamente usano tattiche e metodi diversi nel loro operato. Ma, in altre parole, ogni governo, ogni presidente ha un suo metodo, un suo proprio criterio per convincere i lavoratori sfruttati affinché stiano calmi, ed accettino il sistema borghese strapieno di contraddizioni e porcherie.

Facciamo degli esempi riguardanti l’operatività dei vari presidenti americani “bravi” o “cattivi” in rapporto alle guerre condotte dall’America.

 

-     -      Trump: nel concetto collettivo viene considerato un “cattivo”, perché ha imposto duri dazi alla Cina, minaccia di imporli anche all’Europa e ha introdotto due sanzioni contro l’Iran, Russia e vuole destabilizzare il Venezuela.

-      -      Ma del presidente Obama, considerato invece il “buono”, forse non tutti hanno presente che ha fomentato, finanziato e poi armato la guerra civile in Siria nel 2011 finchè poi non è esplosa, con l’intenzione di abbattere il regime di Assad, appartenente allo schieramento capitalista Russia-Cina opposto agli americani e agli occidentali.

-     -      E’ invece poi a tutti noto che il “cattivo” presidente George Bush (figlio) ha iniziato nel 2001 prima la guerra in Afghanistan, e poi nel 2003  quella in Iraq.    

-     -      Ma meno noto è che il presidente “buono”  Bill Clinton nel 1993 ha inviato truppe americane nella guerra in Somalia che dopo essere state massacrate sono state ritirate. Che nel 1998 ha mandato gli aerei a bombardare la Jugoslavia e che sempre nel 1998 ha intrapreso la guerra del Kosovo.

-     -      Riguardante il “cattivo” presidente George Bush (padre) tutti sanno invece che è responsabile della “prima guerra irachena” del 1990 facendo invadere l’Iraq dalle truppe USA, e che prima nel 1989 aveva fatto invadere lo stato centroamericano di Panama, conquistandolo. 

 

… e così  si potrebbe andare avanti all’infinito con gli altri presidenti americani Reagan, Carter, ecc.

 

E’ quindi evidente: non esiste nessuna differenza tra presidenti definiti “buoni” o altri chiamati “cattivi”. Tutti hanno fatto (e fanno) le stesse cose, anche se nell’immaginario collettivo e dalla stampa vengono dipinti come “diversi” tra di loro. Nel loro comportamento è chiaro, cambia solo la casacca di partito a cui appartengono. Nel caso dell’espansionismo, tutti hanno condotto guerre, facendo uccidere e massacrare migliaia, centinaia di migliaia di persone. Ma qual è lo scopo? Non certo sviluppare civilmente l’umanità. E non certo per i lavoratori  (che non hanno patria). Ma sempre con l’obbiettivo di favorire l’interesse dei guadagni dei grandi capitalisti.

Il definirsi di “destra” o di “sinistra”, repubblicani” o “democratici”, “conservatori” o “progressisti”, “cattivi” o “buoni” è solo un trucco, un inganno borghese. E’ un trucco che tutti i partiti in tutte le nazioni usano per confondere i lavoratori, per imbrogliarli e distoglierli dai loro veri problemi e interessi.

 

Anche dal punto di vista della difesa del tenore di vita in USA per le masse lavoratrici non esiste e non si nota alcuna differenza tra le Amministrazioni americane condotte da presidenti “progressisti” o “conservatori”, “buoni” o “cattivi”, “democratici” o “repubblicani”. Nel susseguirsi delle varie Amministrazioni, dei vari presidenti, i lavoratori hanno sempre dovuto lottare e scioperare duramente e con determinazione se hanno voluto mantenere un certo livello di vita dignitoso.  

 

Venendo ai giorni nostri, riguardante la “diversità” politica condotta dalle due ultime amministrazioni: Obama e Trump, vogliamo segnalare: la tattica di Obama (adesso riproposta anche da Joe Biden - come soprariportato da “WELT”) di creare grandi aggregazioni internazionali (Ttip, TPP, NAFTA ) o la politica di Trump di attacco diretto ai concorrenti con l’introduzione di dazi o inasprimento di sanzioni: entrambe le politiche Obama-Trump hanno lo stesso scopo di perseguire l’identico obiettivo: tentare di isolare le rivali emergenti Cina e Russia e i loro alleati (Iran, Siria, Venezuela, ecc) così da favorire, come detto, gli interessi dei capitalisti e banchieri americani sul mercato internazionale.

 

Riguardo poi la riforma sanitaria introdotta dalla precedente Amministrazione Obama e smantellata adesso  da Trump, è da precisare che Obama l’aveva introdotta per esaudire la richiesta pressante espressa da decenni da alcuni grandi gruppi industrial-bancari Usa, con lo scopo di tener calme le tensioni sociali di equilibrio capitalista nella grande società statunitense.

Non lasciarsi mai quindi ingannare dalle facili parole, ma guardare sempre alla sostanza.

APPROFONDIRE CHE COS’E’ REALMENTE L’UNIONE EUROPEA: IL RAPPORTO MARTIN SCHIRDEWAN.

 

L’UNIONE EUROPEA CONTRO I GIOVANI E I LAVORATORI EUROPEI

 

 

DAL RAPPORTO SCHIRDEWAN EMERGE CHE DAL 2011 AL 2018

LA COMMISSIONE EUROPEA HA COSI’

 “RACCOMANDATO”  AGLI STATI MEMBRI:

 

-           per 105 volte  - AUMENTARE L’ETA’ PENSIONABILE

-           per 63  volte   - RIDURRE LA SPESA SANITARIA

-           per 50  volte   - FRENARE LA CRESCITA DEI SALARI

-           per 38 volte - RIDURRE LA SICUREZZA SUL LAVORO – RIDURRE LE TUTELE OCCUPAZIONALI AUMENTANDO I LICENZIAMENTI – DIMINUIRE LA CONTRATTAZIONE NAZIONALE COLLETTIVA CON I SINDACATI.

 

MA MAI MISURE CONTRO BANCHE E IMPRENDITORI!

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Abbiamo sempre sostenuto come marxisti che l’Unione Europea non è un organismo apartitico, astratto, sociale, ma è un organismo voluto dai capitalisti europei, è al loro servizio e deve servire per i loro scopi. Questo lo scriviamo fin dalla nascita UE e lo ripetiamo costantemente.

Le istituzioni, i governi e i media, cercano naturalmente in tutti i modi di negare questa realtà. Cercando di accreditare l’idea invece di un’Europa organismo al servizio del cittadino, di pace, che emana civiltà, armonia, ed promuove l’ecologia.  

Ma la realtà parla diversamente. Le nazioni europee che stanno aumentando sensibilmente le proprie spese militari stanno partecipando a tutti i teatri di guerra presenti nel mondo = Medio Oriente, Asia, Africa. E i dati dicono che l’Europa è una delle fonti più inquinanti del pianeta, assieme ad America e Cina. E i capitalisti europei assieme ai capitalisti degli altri continenti sono sempre più che mai attivi nel fomentare divisioni e diaspore tra religioni e etnie nei paesi arretrati per trarne vantaggio e sfruttare le situazioni per potersi così ulteriormente inserire ed espandere nei vari luoghi. Tutto questo naturalmente non viene divulgato all’interno delle nazioni, ma tenuto sempre ben nascosto.

Anche sul fronte interno economico l’Europa si conferma essere non di equilibrio sociale come molti credono, ma di parte, a favore dei capitalisti e aspramente contro i salariati europei. Tutto questo dai giovani e dai lavoratori viene però percepito.

A conferma, anche se raramente,  appaiono dei resoconti, delle indagini ufficiali, che comprovano questa diffusa percezione di ruolo UE contro il mondo salariale.  

Questa volta è l’eurodeputato per la Linke, Martin Schirdewan ad ufficializzare un’indagine. 

Un lavoro da parte dell’organismo molto intenso, di “consigli”, “raccomandazioni, “indirizzi” molto forti ed energici, rivolti agli stati membri.  

In quasi 10 anni la Commissione Europea ha per ben 105 volte “raccomandato” ai governi membri di “alzare l’età pensionabile e frenare il potere d’acquisto delle pensioni”  (i ricchi naturalmente non hanno bisogno di pensioni). Per 63 volte “indicato” che venga “diminuita la spesa sanitaria generale” (i capitalisti si curano ovviamente nelle cliniche private a pagamento). 

Per 50 volte ha “consigliato” che i salari vengano “frenati” (i capitalisti miliardari non vivono ovviamente di salario). Poi per 38 volte ha “esortato” gli stati a diminuire le spese per la sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro, di aumentare i licenziamenti, e di ridurre la contrattazione nazionale con i sindacati dei lavoratori.

Questo è il lavoro “reale” che la “Commissione Europea”, cioè la UE, ogni giorno svolge. Non modifiche sociali a beneficio dei lavoratori o di giustizia sociale. Ma di attacco continuo contro i salariati e al loro tenore di vita.  

L’UNIONE EUROPEA E’ PERCIO’ CHIARAMENTE UN ORGANISMO DEI CAPITALISTI  (anche se le istituzioni pubbliche lo negano).

A questo punto la constatazione realistica che possiamo fare è: a fronte di questa realtà

 

MANCA UN SINDACATO UNITO EUROPEO CHE POSSA CONTRASTARE I CAPITALISTI EUROPEI.   CHE PERSEGUA GLI INTERESSI DELLA CLASSE SALARIATA E DEI GIOVANI.

 

Questo è quello che riteniamo sia fondamentale ai lavoratori, ai giovani europei per difendersi dall’attacco padronale. E’ importante non credere alla favola che l’Europa sia espressione dei cittadini, benevola, sociale e apolitica. I dati del Rapporto Schirdewan ancora una volta lo evidenziano. E non credere ad un’Europa che si possa indirizzare e orientare su obbiettivi di equità e giustizia sociale, come molti (compreso lo stesso Schirdewan) affermano. Perché questa utopia, o è ingenuità, o è sostenuta da manipolatori che vogliono nascondere la verità di un’Europa diretta da dietro la quinte energicamente dai capitalisti.


 

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LE GIUSTE POSIZIONI CHE PORTANO AL SUCCESSO

LE NOSTRE POSIZIONI.

CIO’ CHE CI DISTINGUE

DAI TROTZKISTI

(e dagli stalinisti)

 

ECCO DOV’E’ ARRIVATA L’ORGANIZZAZIONE MARXISTA 

 

LOTTA COMUNISTA CON LE GIUSTE POSIZIONI

 

In ex DDR e Unione Sovietica non esisteva - e adesso in Cina, Cuba -non esiste nessun socialismo, ma il Capitalismo condotto dallo Stato

 

Esattamente così. Per i marxisti NON E’ MAI ESISTITO NESSUN “SOCIALISMO” in ex DDR o nell’Unione Sovietica, adesso in Cina ecc. ma è esistito il capitalismo diretto dallo stato. E in questi stati, come nei capitalismi privati occidentali, esisteva la società mercantile con la compravendita, gli affari, il profitto, le banche, lo sfruttamento, ecc. in questi paesi il sistema capitalistico era ed è diretto anziché da privati, da manager statali, tecnocrati, uomini di partiti.

La posizione dei trotzkisti invece su questa questione è che nell’Unione Sovietica, nella DDR, ecc. sia effettivamente esistito il “socialismo” - come adesso in Cina ecc. - solo che questo  presunto “socialismo” era ed è diretto da una “burocrazia degenerata e corrotta” per cui non funziona. Non si capisce a quale “socialismo” i trotzkisti si riferiscano, visto che nei paesi citati la produzione statalizzata funzionava e funziona capitalisticamente, non era e non è gestita dai lavoratori e non viene suddivisa equamente tra la popolazione com’è nel socialismo reale, eliminando la compravendita, la concorrenza, banche, profitti, sfruttamento, ecc.

Per gli stalinisti  esisteva nei paesi del blocco sovietico ovviamente – come tutt’ora in Cina, Cuba, Nord Corea, il “vero socialismo”. Gli stalinisti fan passare, in linea con Stalin, Mao, ecc. per “socialismo” tutto quello che nel sistema capitalistico viene “statalizzato”. Anche se è ultra evidente che queste “statalizzazioni” appartengono appieno al sistema capitalistico e le aziende statalizzate funzionano capitalisticamente, loro affermano essere questo “vero socialismo”. Una evidente truffa, un grosso inganno, che perpetuano da sempre e che ha portato nella storia della classe lavoratrice ai noti disastri stalinisti e alla confusione più estrema.

 

I curdi, i palestinesi, i catalani, non lottano per il socialismo, ma per l’indipendenza capitalistica del proprio stato.

 

Proprio così. Anche se i combattenti Curdi, Palestinesi e molti degli indipendentisti Catalani o Baschi si definiscono “rivoluzionari” o “comunisti”, in realtà si battono per “l’indipendenza capitalistica” del proprio territorio. Noi marxisti lo abbiamo da sempre sostenuto, e la conferma pratica è arrivata con lo Stato che i palestinesi hanno ottenuto nella “Striscia di Gaza”, che è uno Stato appunto indipendente, come volevano i “rivoluzionari” palestinesi, ma chiaramente, senza ombra di dubbio capitalistico. Perciò Curdi, Palestinesi, Catalani, ecc. nelle loro lotte per l’indipendenza territoriale non hanno proprio niente a che fare per l’edificazione di una società non capitalistica, superiore. Anzi, al contrario, con le loro lotte borghesi di indipendenza territoriale ottengono di dividere ulteriormente la classe operaia. Seminando odio per es. tra proletari curdi contro quelli turchi, siriani, iracheni e iraniani, o tra i proletari palestinesi contro quelli israeliani, libanesi, egiziani, ecc. Cosa che i marxisti ripudiano, disprezzano, in quanto i marxisti tendono a UNIRE i 

l’indipendenza capitalistica del proprio territorio, ma contro tutte le proprie borghesie locali per la rivoluzione mondiale.

Ma i trotzkisti supportano, incentivano, la lotta indipendentista dei Curdi, Catalani, Palestinesi, ecc. La sostengono argomentando che questa è una tattica trotzkista affinchè i proletari Curdi, Palestinesi, ecc. una volta arrivati all’indipendenza capitalistica territoriale, poi proseguiranno nella battaglia per il socialismo. UTOPIA PURA.   Perché le dirigenze politiche ed economiche borghesi che dirigono, incentivano, finanziano, armano, e sono alla testa delle lotte indipendentiste curde, palestinesi, catalane, ecc. anche se si definiscono “rivoluzionarie” o “comuniste” per meglio manipolare, coinvolgere, le masse dei proletari sfruttati nella lotta per l’indipendenza capitalistica territoriale, una volta giunti all’indipendenza - e l’esempio palestinese della “Striscia di Gaza” – o Chàvez e Lula in Sudamerica, o l’indipendenza Jugoslava con Tito nel 1945, parlano chiaro - frenano, combattono contro, uccidono, chi vuole andare oltre. Quindi questa “tattica” trotzkista di sostegno è completamente errata, senza speranza, utopica, assolutamente da non perseguire.

Anche gli stalinisti incoraggiano, si immischiano nelle lotte per le indipendenze territoriali. Si intromettono in queste battaglie con lo scopo preciso di creare stati sul tipo ex DDr, Corea del Nord, ecc. Cioè creare stati indipendenti a capitalismo di stato.

 

Democrazia e parlamento: organizzazione politica sociale borghese (sovrastruttura) adottata dai capitalisti per meglio controllare, manipolare, dirigere, le masse dei lavoratori sfruttati.

 

Lenin definisce lo stato democratico “il miglior involucro capitalista”. Ossia la migliore facciata, che i capitalisti possono presentare alle masse proletarie sfruttate per poterle dirigere, coinvolgere, sviarle dei loro problemi, ecc. E per noi marxisti questa è la vera “realtà” quotidiana. Con la “democrazia” i capitalisti riescono alla meglio far accettare alle masse lo sfruttamento, le ripugnanti guerre, le crisi, le disuguaglianze sociali, i disastri ecologici e tutte le porcherie capitaliste. Ma le facciate democratiche crollano sempre quando una forte crisi economica e sociale sopraggiunge, dove le masse disperate comincino a protestare con forza. E’ in queste situazioni che lo Stato “democratico” mostra la sua vera faccia capitalistica con dure repressioni, persecuzioni, esecuzioni.

Per i trotzkisti la democrazia è invece il capitalismo nella sua forma migliore. Una fase capitalistica dove attraverso le elezioni e le lotte si può passare poi al comunismo. Anche qui si entra nell’utopia pura. Infatti sotto gli occhi abbiamo gli esempi di tutte le organizzazioni trotzkiste nel mondo che entrate nei vari governi borghesi si sono sempre lasciate assorbire, integrare negli establishment dirigenziali, visto l’impossibilità di cambiarli.

Per gli stalinisti la “democrazia” è un mezzo per arrivare alle “statalizzazioni”. “Statalizzazioni” che, come sottolineato, gli stalinisti spacciano per forme di “socialismo”. Quindi appoggiano e sostengono le “democrazie” in tutti i modi.


 

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 CAPIRE BENE LE MENZOGNE DEI POLITICI

Infezione Covid 19: gestione catastrofica in USA 

TRUMP CERCA DIVERSIVI PER SVIARE LE SUE COLPE  E NON PERDERE LE ELEZIONI A NOVEMBRE

COME DIVERSIVI TRUMP: prima  accusa la CINA DI NON AVER AVVISATO DEL PERICOLO - poi accusa IL LABORATORIO DI WUHAN ESSERE RESPONSABILE DELL’INFEZIONE – poi dichiara l’OMS di IMBROGLIARE - poi dichiara USO DEL FARMACO “Remdesivir” FENOMENALE – poi dichiara LO SCANDALO OBAMAGATE e adesso inscena la chiusura del consolato di Houston.

 

 

Le accuse contro Trump per la gestione catastrofica contro l’infezione Covid 19 montano in USA come un terremoto. Trump è in estrema difficoltà perché si rende conto seriamente che può perdere le prossime elezioni presidenziali in novembre. Infatti negli ultimi sondaggi di preferenza nell’ultimo mese il Tycoon è crollato di molti punti sotto il suo rivale democratico Joe Biden e la situazione sembra peggiorare costantemente.

Come abbiamo già evidenziato, Trump per non danneggiare i guadagni agli industriali americani chiudendo le fabbriche all’arrivo dell’infezione Coronavirus in USA, ha voluto di proposito sottovalutare il pericolo del contagio Covid 19 quando ancora imperversava in Europa e in Asia. Il presidente americano avrebbe potuto facilmente già da subito all’arrivo prendere le giuste e necessarie misure restrittive affinchè il contagio non si diffondesse anche negli Usa, chiudendo frontiere, attuando seri controlli a tappeto, vietare gli assembramenti, i contatti ravvicinati, le riunioni, ecc.

Ma far questo, come detto, significava danneggiare l’economia Usa, cioè gli affari dei facoltosi capitalisti americani che lo sostengono. E Trump facendo il bullo sperava che l’infezione si sarebbe da sola con il tempo scemata. In quest’ottica perciò il Tycoon newyorchese già in febbraio sosteneva di aver la situazione sotto controllo, che con il caldo il Covid sarebbe sparito, di star calmi perchè non esisteva nessun pericolo per l’America da lui diretta. La realtà si è dimostrata però poi, com’è noto, ben diversa e catastrofica come da lui preventivato.

Perciò Trump, causa la sua gestione disastrosa e le sue continue menzogne da politico, la sua arroganza e le sue ottusità, è diventato facile bersaglio politico, barzelletta dei suoi oppositori e dei Democratici. E la vittoria elettorale che già per Trump il prossimo novembre si profilava e che il Tycoon già pregustava, sta velocemente svanendo. E questo fa infuriare il focoso e impetuoso multimiliardario newyorchese. 

E’ così che Trump con il suo staff e consiglieri, per cercare di rialzare le preferenze nei sondaggi, com’è norma nella politica borghese, cerca di scaricare le sue colpe su altri, diffamare  gli oppositori, ecc. Si  è inventato diversivi (tipo: responsabilità che lui non ha, scandali, lancia improperi a sinistra e a destra, ecc.) per distogliere l’attenzione dalle sue colpe sperando che la gente parli d’altro e poi lo voti.

Diversivi e grottesche scuse che diventano ridicole, goffe, assurde. Come dichiarare che Pechino non aveva avvisato l’America della gravità e pericolosità dell’infezione (quando in realtà Trump il pericolo lo poteva già vedere ultra chiaramente mesi prima che arrivasse in America, dove già in Europa e Asia il Covid imperversava). Oppure che il virus è stato prodotto a posta nel laboratorio dell’OMS a Wuhan in Cina e poi lasciato circolare nel mondo di proposito per colpire le economie occidentali e soprattutto gli Stati Uniti. Aggiungendo grottescamente di avere anche le prove di questo, prove che però non ha mai esibito. In secondo momento ha autorizzato, con grande eco e pubblicità nazionale, l’uso massiccio del farmaco antiebola “Remdesivir”, presentandolo essere la cura definitiva contro l’infezione. Cosa ovviamente non dimostrata. Infatti anche dopo l’uso del farmaco il contagio si è diffuso costantemente come prima. L’ultima trovata, l’ultimo diversivo, sarebbe l’Obamagate. Definito da Trump e dal suo staff come “il più grosso e schifoso scandalo negli USA dal dopoguerra”. Il caso consiste nel fatto che nel 2017 durante la campagna elettorale presidenziale, l’allora presidente Obama per ostacolare Trump alla presidenza e favorire Hillary Clinton, avrebbe inscenato il Russiagate. Sostenendo che i russi si sarebbero intromessi nella campagna elettorale per favorire l’elezione di Trump. Atto che recentemente l’alto tribunale USA ha definito totalmente infondato. Quindi Trump grida adesso allo schifoso scandalo e cerca di utilizzarlo  nell’attuale campagna elettorale. E adesso come ultimo atto inscena la chiusura del consolato di Houston.

Oltre che causare morti, disastri sanitari ed economici, il Covid 19 infiamma anche la campagna elettorale negli Stati Uniti in vista dell’elezione in novembre del prossimo presidente.

Il furioso Trump, servitore (come tutti i governi) degli industriali e dell’alta finanza, è in forte difficoltà di consensi e tuona contro tutti. I democratici sfruttano l’occasione inaspettata per sostituire Trump, accedere al governo, ed essere essi stessi a servire i ricchi capitalisti e finanzieri statunitensi.

Tutto questo, naturalmente, non ha niente a che fare con i problemi e gli interessi delle masse dei lavoratori salariati. Che sempre e comunque, sotto un governo o un altro, saranno sempre sottomessi, oppressi, sfruttati e spolpati.

AFFERRARE COME RAGIONA LA BORGHESIA

ROCKFELLER PROPONE

ALL’ONU IL DECREMENTO

DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

 Le idee dementi di chi è strapieno di soldi

E’ nel maggio 2009, che il Sunday Times in un articolo riporta dell’incontro tra supermiliardari :  “Durante la cena, prendendo spunto da Gates, si ritrovarono tutti d’accordo sul fatto che  la sovrappopolazione è il problema”

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MA LA CAUSA DEI PROBLEMI SOCIALI NON E’CERTO  IL NUMERO DI POPOLAZIONE, MA IL DISASTROSO SISTEMA CAPITALISTICO!

 

LA PRODUZIONE MONDIALE E’ PIU’ CHE SUFFICIENTE PER SFAMARE E FAR VIVERE BENE TUTTE LE PERSONE SUL PIANETA. MA LA SOCIETA’ DEVE  PERO’ ELIMINARE IL PERVERSO SISTEMA DI COMPRAVENDITA MERCANTILE E ADOTTARE IL METODO DI SUDDIVISIONE EQUILIBRATA SE VUOLE RISOLVERE I SUOI PROBLEMI.

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L’imperialismo cinese sta con prepotenza emergendo. E questo fa paura. Ai borghesi affaristi occidentali fa molto paura. 

A fronte di questo, cosa può uscire dalla mente dei miliardari? Stronzate! Sconvolgenti cavolate dettate solo dall’interesse capitalistico: come proporre che i governi devono operare per diminuire la popolazione mondiale.

 

 

CAPIRE COME RAGIONANO I CAPITALISTI: per tutti i capitalisti, le persone alle loro dipendenze non sono persone, ma mezzi, strumenti, macchine per far soldi, che devono produrre guadagni in modo che il bilancio aumenti sempre, e produca un +.

Perciò per i capitalisti, essendo le persone strumenti, mezzi, macchine, come le macchine i dipendenti devono aumentare, diminuire, essere dimezzati o raddoppiati a secondo del bisogno (affaristico)  cosicchè sul bilancio appaia sempre il famoso +. E’ così che ragionano i capitalisti.

Poi se queste persone sono degli esseri viventi, con le loro famiglie, le loro vite, i loro bisogni, i figli, questo per i capitalisti sono solo “seccature” “disturbi”. Fondamentale è il + sul bilancio.

Quando Marx ci dice che per un imprenditore il suo operaio “è solo un mezzo da estorcergli plusvalore”, eccone qui quindi la traduzione pratica del giorno d’oggi.

Nella logica che per i miliardari le persone non hanno alcun valore, non contano assolutamente niente, ROCKEFELLER va quindi all’ONU e propone di diminuire la popolazione mondiale. Paragonabile alla conta delle formiche, che se sono troppe e infastidiscono, bisogna eliminarne un po’.

E’ sconvolgente per noi persone normali sentire cose così. Il mondo dei capitalisti e il mondo dei salariati sono due mondi completamente diversi, mondi “opposti” come afferma correttamente Marx.

Sono due mondi che chiaramente devono finire. E naturalmente deve rimanere il “mondo delle persone”.


 

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CONOSCERE I TRUCCHI DELLE CAMPAGNE ELETTORALI

Bernie Sanders:

PER FINTA DALLA PARTE

DEI LAVORATORI SOLO

PER RACCOGLIERE VOTI  

IN REALTA’ DALLA PARTE DEI CAPITALISTI

ANCHE OGGI, COME NELLE ELEZIONI USA DEL 2016, DOVE SANDERS DOPO UNA FINTA COMPETIZIONE CONTRO HILLARY CLINTON ALLA FINE HA INDICATO DI VOTARE PER LEI, IL FINTO “SOCIALISTA” SANDERS PRIMA FA FINTA DI COMPETERE CONTRO JOE BIDEN E POI LO APPOGGIA. E’ TUTTO UN TRUCCO ELETTORALE.

 

MOLTI  PARTITI (come l’SPD con Jusos) USANO LA TATTICA DURANTE LE ELEZIONI DI PRESENTARE CANDIDATI RADICALI DI SINISTRA CHE SI PONGONO PER FINTA CONTRO I RICCHI PROMETTENDO AI LAVORATORI E AI GIOVANI PIU’ GIUSTIZIA SOCIALE,  COSI’ DA RACCOGLIERE I LORO VOTI. MA IN REALTA’ E’ SOLO UNA SCENEGGIATA ELETTORALE, TUTTI I CANDIDATI SONO POI AL SERVIZIO DEI CAPITALISTI.

 

LA SCENEGGIATA DI SANDERS

 

 

Come marxisti siamo del parere che al candidato democratico Bernard (Bernie) Sanders dei problemi e degli interessi dei lavoratori non gliene importi assolutamente nulla. Però il Partito Democratico ha bisogno di voti per vincere le elezioni. E soprattutto ha bisogno dei molti milioni di voti che i salariati e i giovani possono portare se vengono convinti che la politica del Partito Democratico è protesa a perseguire e difendere anche i loro interessi. Quindi in campagna elettorale il Partito Democratico ha bisogno, oltre che di candidati di centro e di destra che raccolgano voti in questi aree, anche di candidati finti radicali di sinistra, che fingendo di essere dalla parte delle masse lavoratrici promettano, promettano, promettano. E candidati come Bernie Sanders sono particolarmente adatti per questo tipo di ruolo: criticare duramente il sistema e il suo establishment (di cui anche Bernie fa parte – è stato sindaco di Burlington ed è attualmente senatore) criticando le disfunzioni e le corruzioni - che nel capitalismo copiose non mancano mai, così da inebriare i lavoratori e i giovani. Per apparire e farsi passare da radicale di sinistra contro il sistema. E con questa tattica conquistare la fiducia delle masse sfruttate e giovanili. Con lo scopo finale opportunista di portare tutti a “votare” il candidato che emergerà ufficiale per il Partito Democratico, che guarda caso in USA nella scorsa tornata elettorale del 2016 era proprio la candidata della “destra” del Partito Democratico Hillary Clinton. E oggi è il membro dell’establishment Joe Biden. E il compito e la sceneggiata di Bernie Sanders finisce li.  

 

L’analisi marxista dimostra da sempre che per i lavoratori le elezioni sono tutta una farsa sapientemente usata per poi meglio sfruttarli. Un’illusione per carpirne la fiducia. In realtà produce politici eletti, che sempre sono al servizio dei ricchi capitalisti, anche se lo negano energicamente e inscenano le finte rabbiose critiche al sistema o le finte liti dai banchi dell’opposizione.

Quello che come marxisti ci meraviglia invece è che esistano organizzazioni “marxiste” o “trotzkiste” che diano fiducia a Bernie Sanders. Che si lascino trascinare nel tranello accettando che lui veramente sia di sinistra dalla parte dei lavoratori e si adoperi per loro. Ci sorprende che queste organizzazioni “marxiste”, “trotzkiste” non si accorgano del “trucchetto” borghese elettorale e lo sostengano come candidato. Perché questo delle elezioni è uno stratagemma vecchio come il capitalismo e Marx è sempre stato chiaro al riguardo definendolo “cretinismo parlamentare”, mettendo sull’avviso di non lasciarsi manipolare, infinocchiare.

La realtà dei fatti ci insegna che non esistono politici borghesi “buoni” o “migliori” da sostenere, e altri “cattivi”  o “peggiori” da combattere, come alcune di queste organizzazioni “marxiste” o “trotzkiste” sostengono. Perché ogni politico o partito della borghesia usa un suo proprio metodo per convincere i lavoratori ad accettare il sistema. Ed è noto e famoso il metodo “del bastone o della carota” che usano per arrivare ai loro scopi di convincimento. Con il fine, sempre quello: ottenere, a seconda delle situazioni, il massimo di consenso al capitalismo.   

Tutt’altro invece è il compito delle organizzazioni marxiste. E’ organizzare le lotte contro il sistema e mettersi alla testa di esse. Il compito delle nostre organizzazioni rivoluzionarie è spiegare chiaramente ai lavoratori il funzionamento del corrotto sistema capitalistico, i trucchetti che usa, lo sfruttamento e le guerre che esso persegue. 

Ottimo sarebbe che le organizzazioni marxiste, mantenendo tutte le proprie particolarità e integrità, si unissero, si coordinassero tra di loro. Per assieme porsi alla guida delle lotte, delle proteste. A livello continentale certo, ma a livello globale ancora meglio.

ECCO IL VERO FUNZIONAMENTO DEL CORROTTO CAPITALISMO 

 RESOCONTO DELL’INDAGINE UFFICIALE CONDOTTA

DAL “TRANPARENCY INTERNATIONAL

CORRUZIONE E MALAFFARE CONTINUO DIMOSTRATO ANCHE IN GERMANIA

- UNA CONFERMA DEL MARXISMO-

 

 

 

Come già riportato in altri articoli, non di rado capita durante le riunioni, o durante la nostra attività politica, di incontrare persone, o giovani convinti che la Germania sia un paese senza corruzione o poca, senza truffe economiche o minimali, senza sotterfugi politici ecc. che sia pacifica e senza interventi militari all’estero. Affermano siano l’America e la Cina i paesi imperialisti, mentre il proprio paese no. In Germania sono diversi ad essere convinti di ciò.

Ma siamo nel capitalismo e i tedeschi devono rendersi conto che la corruzione, il malaffare politico e industriale, l’aggressione militare all’estero, nel capitalismo è normalità, senza eccezione, compresa la capitalistica-imperialistica Germania. Perciò queste persone o sono male informate, oppure credono ingenuamente a quello che viene detto in TV, di una Germania protesa solo per il benessere comune, impegnata contro l’inquinamento e il cambiamento climatico, aiutante dei bisognosi e che si prodiga per la pace.

Questa idea si forma proprio perché i canali televisivi e tutti i media stanno molto attenti a tacere e non dare risalto nelle trasmissioni, di notizie di scandali e aspetti corruttivi politici, che ovviamente sono invece ben presenti anche la società capitalisti-imperialista di Berlino. Tutto questo viene accuratamente tenuto ben nascosto nei notiziari, mentre invece è la regola.

Per scoprire la vera realtà corruttiva tedesca bisogna spulciare invece attentamente nei piccoli reportage dei giornali, nei piccoli articoli, che in verità  raramente appaiono, ma che noi marxisti regolarmente scoviamo e riportiamo.   

Uno di questi reportage, molto interessante per i suoi contenuti, è apparso sul portale del website di stato “Tagesschau” il 23 gennaio con il titolo “ Auch Deutschland bleibt korrupt” (“Anche la Germania rimane corrotta”) ripreso poi per un attimo anche da altri giornali. 

Molto interessante perché (a delusione di coloro che credono in una Germania “diversa”, “onesta”) è conferma invece, come sempre, dell’analisi marxista. Viene riportato come le truffe economiche, le lobby politiche, i misfatti dei partiti e dei capitalisti banche-imprenditori, non siano prerogative solo dell’Africa, dell’Asia o dell’America, ma anche della “civilizzata” Europa, Germania in testa.

Ecco come descrive la situazione il portale di stato citando l’indagine ufficiale condotta dall’ufficio “Tranparency International”: «… Hartmut Bäumer, dirigente del Transparency, vede anche per la Germania il bisogno di un miglioramento. Sorprendente è il fatto, che la Bundesrepubblica sia peggiorata ancora nella corruzione economica. “Gli scandali diventano sicuramente sempre più grandi, anche quelli noti, assumendo sempre più importanza e ripetendosi sempre di continuo”. Lo scandalo Cum-Ex  sugli affari illegali delle banche o lo scandalo del diesel ne sono l’esempio ».  Questo per quanto riguarda le truffe delle banche e delle imprese.

Per la corruzione dei partiti prosegue l’articolo: «L’Organizzazione chiede anche più trasparenza nel finanziamento dei partiti. Troppo spesso le donazioni non vengono denunciate e i vuoti vengono utilizzati dagli sponsorizzanti …  Spesso i siti, che essi hanno per farsi pubblicità, vengono pagati molto di più rispetto al prezzo di mercato. E questa è una sponsorizzazione  per un finanziamento nascosto ai partiti.» 

Affrontando le lobby parlamentari tedesche prosegue l’indagine: «Viene detto chiaramente che particolarmente in Germania ci devono essere regole migliori sul lobbysmo, sugli estesi requisiti di divulgazione in caso di conflitti di interessi, di migliori applicazioni degli obblighi di segnalazione ed avere regole garantite».

“Corruzione economica”, “Finanziamenti illeciti ai partiti”, “Lobbysmo parlamentare”, in pratica, leggendo il rapporto del “Transparency International” non si può non notare che il malaffare politico e imprenditoriale che esiste in tutte le nazioni è presente esattamente anche nella presunta “onesta” Germania. Senza distinzione.

Di solito in USA, Francia, Italia, ecc. gli scandali  delle corruzioni vengono utilizzati sui media nello scontro politico tra i vari gruppi economici-politici nella lotta l'uno contro l'altro per indebolirsi a vicenda e  trarre vantaggi a livello governativo. Questo però attualmente in Germania non accade. E’ proprio per questo motivo che gli scandali di corruzioni, ecc. (che ovviamente come documentato anche nella Bundesrepubblica esistono) sulle prime pagine dei giornali non appaiono. Di conseguenza l’esistente malaffare politico-finanziario in Germania rimanendo taciuto e nascosto, da come risultato che è diffusa nell'opinione pubblica l'idea che il problema non esista.  E che il capitalismo  tedesco sia più“buono”, “civile”, dal “volto umano”.  

Certamente viene creata una immagine politico-imprenditoriale distorta, sbagliata, come afferma la riconosciuta indagine ufficiale del “Transparency International”  riportata dal sito di stato.  

Non vorremmo impressionare o shoccare: ma anche con Hitler le persone erano state convinte dagli allora mezzi di informazione che fosse l’uomo ”giusto“ “dell’ordine”, “della pace” e “della prosperità” e per questo veniva super acclamato e amato dalle folle, come dimostrano i filmati. Adesso siamo in democrazia capitalista, ed è quindi necessario precisare che i capitalisti che dirigono i politici da dietro le quinte, adesso come allora, sono sempre gli stessi, e perseguono sempre gli stessi interessi: attraverso la corruzione dei politici, le lobby, le truffe, gli imbrogli nascosti, vogliono ottenere, come nel passato, più profitti, affari, denaro.

E’ noto che i mezzi di informazione riportano solo una parte della verità ed è quella parte che interessa ai capitalisti. Il loro intento è influenzare, manipolare e dirigere le masse lavoratrici.

E’ con la sempre attuale e valida analisi marxista - che i media tentano sempre di screditare - che è invece possibile capire, decifrare realisticamente come il sistema funziona.


 

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-APPROFONDIRE IL MECCANISMO CAPITALISTICO-

GUERRE  LIBIA-SIRIA-YEMEN

LE POTENZE IMPERIALISTE SI COMBATTONO IN “PERIFERIA”

 

 

 

Non si può immaginare il capitalismo senza le guerre. E’ utopia pura. Chi lo ha pensato e lo pensa è sempre stato destinato - e lo sarà sempre - alla delusione.

        I revisionisti di Marx, Bernstein e Kautsky, all’inizio ‘900 avevano pubblicamente teorizzato un capitalismo armonioso, dove i capitalisti si sarebbero sempre accordati per evitare le guerre. Dopo due guerre mondiali e cento altre, questi revisionisti sono ora spazzatura storica.

Le borghesie possono tentare di spostare, allontanare le guerre, ma non le possono evitare. Quando per i capitalisti diventa necessario togliere di mezzo un concorrente, anche la guerra, in dati momenti storici, diventa uno strumento di normalità, necessità. Questa è la logica capitalista.

       Si può constatare che in determinate fasi, anche lunghe, quando i presupposti di concorrenza lo permettono, le grandi potenze imperialiste non si attaccano direttamente militarmente frontalmente, ma si scontrano, conducono guerre militari in “periferia”, per accaparrarsi fette di mercato. Cioè producono guerre per la conquista delle famose “zone di influenza”. In altre parole, i paesi altamente industrializzati, mentre all’interno delle proprie nazioni parlano di “civiltà”, “democrazia”, “pace”, “cultura”, ecc. nei paesi arretrati fomentano e incentivano guerre furiose per rubarsi a vicenda quote di mercato capitalistico.

      E questo rispecchia esattamente anche la situazione odierna. Mentre all’interno dell’Europa, America, Russia e Cina, si fanno grandi discorsi sui “diritti”, l“amore”, l’omosessualità, ecc. le borghesie imperialiste aizzano in contemporanea all’estero, incentivano cruenti guerre in giro per tutto il pianeta. E le attuali guerre in Libia, Yemen, Siria, rispecchiano perfettamente questa situazione.

      La tattica usata da tutte le potenze industrializzate “civili” in queste situazioni di guerre “periferiche” è la classica di sempre: possibilmente non intromettersi direttamente negli scontri, ma usare forze locali per rovesciare militarmente i governi avversi. Facendo leva per es. come pretesto, sulle rivalità religiose o etniche, oppure costruendo opposizioni anche armate con la scusa di abbattere corruzioni o disfunzioni dei vari governi, corruzioni che in ogni paese capitalista non mancano mai. E dietro le quinte ovviamente, cercando di non apparire, questi conflitti religiosi o etnici vengono foraggiati dai governi industrializzati “civili” con copiosi sostegni finanziari e militari. Poco importa ai capitalisti se questo causerà migliaia o centinaia di migliaia di vittime e distruzioni immani, l’importante è che nei bilanci delle proprie aziende compaia il + , ovvero il bilancio positivo. Ovviamente la prassi prevede che in patria dei paesi “civili” dagli “alti valori” questi eccidi e distruzioni vengano giustificate per combattere dei “cattivi” e portare quindi la “democrazia”, la “pace”, il “benessere” o la “civiltà”. 

Quindi anche le attuali guerra in Siria, Libia, Yemen, ultime di una serie infinita di piccole e medie guerre che  hanno causato fin’ora un’infinità di centinaia di migliaia di morti, non possono altro, per l’ennesima volta, che confermare questo schema.

        Ed ecco, come riprova, che nella guerra in Siria sono proprio gli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Turchia che nel 2011 tentano di rovesciare il governo filo russo Assad, armando i ribelli siriani anti Assad, poi sconfitti dal governo stesso sostenuto dalla coalizione Iran-Russia-Cina. E adesso sono sempre gli Usa che sostengono i ribelli curdi in funzione anti Assad. Queste parti di guerra si invertono nell’attuale conflitto in Yemen: qui sono gli iraniani assieme a Russia (e Cina) che fomentando e armando l’etnia Huthu cercano di abbattere il governo in carica filo occidentale sostenuto dalla coalizione Arabia Saudita, Stati Uniti e Francia.  La situazione si rovescia di nuovo ancora nella guerra civile in Libia, dove sono ancora i francesi che dietro le quinte assieme a Egitto e Emirati Arabi Uniti, a cui si è aggiunta poi anche la Russia, che supportano il generale ribelle Haftar perché militarmente rovesci il governo di Tripoli, governo che sostiene gli interessi petroliferi italiani e che a sua volta oltre ad essere sostenuto da Roma, gode l’aiuto della Turchia, Stati Uniti e ONU. 

       E’ più che evidente che nelle guerre le borghesie cinicamente, macabramente giocano a tutto campo, senza problemi e non hanno ne regole ne limiti, ma solo interessi. La realtà dimostra che le alleanze si intrecciano e si interscambiano a secondo della convenienza, che per i capitalisti significa “affari” e “profitti”.

 

Perché sicuramente per i capitalisti le guerre

sono solo una questione di bilanci

-PER MEGLIO CAPIRE LA VIOLENZA DEL CAPITALISMO-

I RIVOLUZIONARI

NON SONO VIOLENTI.

SONO I CAPITALISTI CHE REPRIMONO CON LA VIOLENZA L’ASCESA DEL PROLETARIATO AL POTERE  

(VEDI R. LUXEMBURG)

SI, LA BORGHESIA CERCA DI CREARE L’IMMAGINE DI RIVOLUZIONARI VIOLENTI. IN REALTA’ E’ TUTTO IL CONTRARIO, E’ LA BORGHESIA CHE REPRIME IN MILLE MODI LE ISTANZE PROLETARIE DI CAMBIAMENTI SOCIALI.

 

 

 

E’ del tutto logico, come afferma Marx, che una classe sociale costituente la stragrande maggioranza delle popolazione aspiri al diritto di andare al potere e prendere le redini della società.

La storia lo ha evidenziato nel passato molto chiaramente con la lotta per l’ascesa al potere della borghesia. Nel Medio Evo erano le città, che formate da artigiani e commercianti avevano assunto via via un ruolo sempre più determinante nella vita sociale fino a diventarne il perno centrale dell’intera economia medievale.  

Di conseguenza era storicamente dato che le masse della borghesia in ascesa, avendo interessi economici-sociali molto diversi dai nobili e dai feudatari, piccola minoranza sociale, pretendessero, si siano attivate per prendere la direzione, la gestione della società stessa.

Ma alle richieste pacifiche della borghesia ora diventata maggioritaria i dominanti nobili si sono opposti con strenua violenza, usando i sistemi più repressivi possibili, con le note brutalità,.

Paragonabile situazione la troviamo oggi, dove ora è la borghesia in posizione di piccola minoranza, ma dominante, che si oppone alle masse proletarie che aspirano alla direzione della società. E esattamente come prima i nobili-feudatari, adesso è la minoranza borghese che non vuole cedere pacificamente il potere.  

La dispotica opposizione borghese diventa chiara in determinati momenti, definiti dagli storici e dai marxisti “momenti rivoluzionari”. Momenti dove il sistema capitalista collassa, entrando in incalcolabili profonde crisi con disastri economici, sociali e guerre, creando così i presupposti per i cambiamenti-rivoluzioni sociali. Perché è proprio in queste situazioni catastrofiche che le masse proletarie si scuotono, diventa loro chiaro il reale funzionamento negativo capitalista. Ed è esattamente in questi momenti storici di profonde crisi in cui le borghesie sono in stato di forte debolezza, che esse gettano la maschera mostrando il loro vero volto, reprimendo violentemente ogni tentativo dei proletari di dirigere la società.

Naturalmente i fatti che comprovano non mancano.

 

L’esperienza della rivoluzione della Comune di Parigi del 1871 è stata significativa: il governo borghese dopo aver represso nel sangue il nuovo stato sociale proletario della Comune, a tutti coloro che nelle mani presentavano calli, indistintamente venivano fucilati per le strade. 

E l’esperienza di Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e degli spartachisti è altrettanto illuminante: tutti uccisi perché aspiravano ad una società migliore, diversa. O la controrivoluzione russa portata avanti  dalle armate bianche sostenute e finanziate dai capitalisti occidentali che ha causato mezzo milione di morti.

 

Ma non bisogna andare solo lontano nel tempo per trovare repressioni violente delle borghesie contro i proletari. La soppressione con i carri armati della rivolta di Berlino del 1953 o quella di Budapest del ’56 ne sono esempi recenti.

In realtà ogni giorno, quotidianamente, i lavoratori constatano e subiscono la dominanza borghese. A fronte di capitalisti possidenti patrimoni enormi, i lavoratori dipendenti per mantenere un livello di vita decente, normale, sono costretti costantemente a scioperare. Senza questo sistema di “lotta di classe” i ricchi padroni non cederebbero assolutamente niente ai dipendenti che sfrutterebbero senza limiti.

Ma sono le guerre con centinaia di migliaia di vittime e immani distruzioni l’evidenza più eclatante dell’estrema violenza quotidiana dei borghesi: vengono provocate e condotte dai capitalisti in giro per il mondo solo per raggiungere i loro interessi e profitti.

 

In sostanza: la causa della violenza sociale risiede non nei rivoluzionari che aspirano ai giusti e necessari cambiamenti storici-sociali, ma nella repressione della piccola minoranza borghese, che si presenta con il volto democratico, ma in realtà impedisce in tutti i modi che le masse proletarie sfruttate prendano pacificamente la direzione della società.  E se le masse lavoratrici in dati momenti catastrofici si ribellano e diventano violente, è solo per reazione, risposta, per difesa all’inaudita violenza che la piccola frazione sociale dei capitalisti al potere contro di esse riversa: per impedirne l’ascesa al potere, per impedire il salto storico necessario 


 

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Infezione CORONAVIRUS:

POTREBBE ACCADERE DI NUOVO NEL FUTURO. NEL RECENTE PASSATO GIA’ SUCCESSO 2 VOLTE:

-         Nel 2012-13 in Arabia Saudita

-         Nel 2015 in Sud Corea

 

 

 

 

20 marzo 2020

 

Potrebbe essere, che il “Coronavirus” possa diventare il NUOVO MOSTRO INFETTIVO del prossimo futuro. Se non viene trovato più che in fretta un vaccino o una cura adeguata, situazioni catastrofiche come quella attuale saranno destinate a ripetersi.

 

        Si perché la malattia infettiva virulenta “Coronavirus” non è una novità del 2019-20, ma già nel recente passato ha causato i suoi problemi e fatto le sue vittime.

Infatti l’infezione nel passato ha già manifestato la sua nefasta presenza già due volte, una prima volta in Arabia Saudita nel 2012-13,  per poi riapparire in Corea del Sud nel 2015.

       La stampa europea non ne ha dato notizia, non ha dato risalto a questi due eventi infettivi. Solo il giornale francese  “Le Figaro” (come riportiamo) ha reso noto a suo tempo di entrambe le infezioni.

 

2012-13    ARABIA SAUDITA

      Il “Coronavirus”, così come lo conosciamo adesso (definito “cugino della SARS”) viene individuato dai virologi come sua prima apparizione in Medio Oriente nel settembre 2012 e precisamente in Arabia Saudita. 

Sia prima “Le Figaro” che poi “Wikipedia” riportano come nel paese l’infezione abbia avuto una diffusione piuttosto veloce. E come il numero degli infettati complessivi nella nazione alla fine siano risultati 714 causando 292 decessi. Da qui è partita poi una leggera infezione in tutto il mondo, per il fatto che anche in Arabia Saudita circolano molti uomini d’affari e alcuni di essi hanno portato il virus (come mostra la cartina di “Le Figaro”) in altri paesi. L’infezione, non molto virulenta rispetto all’attuale, è rimasta estremamente localizzata in quelle nazioni, causando così pochissime vittime (in totale mondo: 29).

I virologi del tempo avevano individuato come veicolo del virus e responsabili del contagio i cammelli, i quali ne sarebbero stati i portatori sani.

 

2015    SUD COREA 

      Nel 2015 il “Coronavirus” riappare improvvisamente in Sud Corea e si diffonde. A portarlo risulterà essere un uomo d’affari proveniente sempre dall’Arabia Saudita (quindi se ne deduce che in Arabia Saudita il virus era rimasto ancora attivo). Questo uomo d’affari si sente male e i medici che non riescono a capire l’anomala malattia di cui soffre lo spostano in diversi ospedali per gli accertamenti. 

Prima di capire che il responsabile della sua malattia è il “Coronavirus” il paziente ha tempo di infettare gli ospedali affollati in cui è stato ricoverato. Appena i medici individuano il tipo di infezione , della sua veloce diffusione e della sua grave pericolosità, scattano nel paese le misure di sicurezza. Ma alla notizia (riporta sempre “Le Figaro”) le città infettate entrano nel panico.

Le misure di protezione saranno isolare i quartieri, chiudere le scuole e i luoghi di assembramento pubblico. Alla fine in Sud Corea si conteranno 107 infettati con 9 morti.

 

      E adesso nel 2019-20 il “Coronavirus” definito “Covid 19” riappare di nuovo. Questa volta però in Cina, ma con caratteristiche estremamente più violente e mortali rispetto al passato. Con le note conseguenze devastanti. Non solo sul piano sanitario, ma ora anche economiche, con crollo delle borse e tutti gli effetti sociali catastrofici economici che ne conseguono. Effetti economici catastrofici da precisare: SOLO PERCHE’ SIAMO NEL CAPITALISMO.

      Si, perché in una società superiore senza le inutili Borse speculative e senza gli inutili profitti come scopo produttivo, il tracollo economico non sarebbe assolutamente avvenuto, come ora. Perché la società superiore, senza Borse e profitti, SI SAREBBE CONCENTRATA – TUTTA – ESCLUSIVAMENTE SULLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA SANITARIO

Avevamo scritto questo articolo in gennaio dopo il vertice di Davos, per l’edizione di Aprile. L’attuale crollo delle borse ci ha sorprendentemente anticipati.

 

L’INSICUREZZA E L’INSTABILITA’ IMPROVVISA DEL SISTEMA CAPITALISTICO

SI POSSONO DORMIRE SONNI TRANQUILLI NELL’ATTUALE SOCIETA’ CAPITALISTICA?  

NO, SICURAMENTE NO.

 

 

25 gennaio 2020

 

       Banche che erano sopravvissute ad una crisi economica generale, sono poi crollate nella crisi successiva; popolazioni di nazioni come Grecia, Spagna, Italia, che per decenni hanno vissuto un certo benessere, improvvisamente dopo il 2013 sono cadute in uno stato di crisi permanente con ribasso notevole del tenore di vita; enormi aziende storiche come la Lehman Brothers, oggi, dopo la crisi del 2008 non esistono più. Nel mondo capitalistico della concorrenza, degli affari, com’è evidente, niente può essere certo ne sicuro, tutto può improvvisamente cambiare e peggiorare o crollare.      

Engels, cofondatore con Marx del comunismo scientifico, già a metà dell’800 metteva in guardia che l’unica cosa sicura nel mondo capitalistico è  “L’INSICUREZZA”. Da allora a conferma di ciò, crisi, guerre, catastrofi a non finire si sono succedute senza sosta. E’ proprio quando meno te lo aspetti che una crisi arriva, con talvolta accompagnata disastri e anche guerre.

 

INSICUREZZA dunque. Un’insicurezza che non finisce mai nella società del profitto, se non abbattendo il profitto stesso, cioè il capitalismo. 

Le crisi quindi possono giungere in qualsiasi momento. E’ quello che (ancora una volta) diverse fonti internazionali stanno anche oggi pronosticando: una nuova crisi economica, ancor più violenta, si starebbe profilando all’orizzonte.

 

      Nell’articolo dello Spiegel del 22 gennaio “La prossima crisi potrebbe essere massiva” , viene riportato come il Premio Nobel USA per l’economia Robert Shiller durante vertice di Davos abbia messo l’accento proprio sul fatto che le condizioni 

economiche per un prossimo Crash sarebbero mature. Così premio nobel:  “Gli USA stanno vivendo la più lunga fase di crescita della loro storia. La domanda è: quanto durerà?”  E spiega come oggi le borse con le loro azioni speculative siano al massimo del loro valore, e che, secondo il suo parere, adesso non possono altro che crollare.  Spieghiamo in parole marxiste cosa l’economista intende: il capitalismo che non garantisce per niente la stabilità continua del benessere, è in una fase internazionale di crescita che è già durata più a lungo della solita media. Un fatto economico eccezionale. Quindi il senso del premio nobel è:  signori aspettiamoci la prossima ondata di crisi e caos.   

      Anche altre fonti con motivazioni diverse esprimono stesso parere. Per la Süddeutsche Zeitung nell’articolo del 27 agosto scorso “Si minaccia una prossima grande crisi finanziaria – e tutti stanno a guardare” la grossa crisi finanziaria del 2008 che ha colto estremamente di sorpresa sia gli economisti, 

che i finanzieri che i politici, ha stimolato gli entourage governativi di mezzo mondo a cambiare regole finanziarie, statalizzare aziende, fondere banche e imprese per superare la crisi stessa e evitare che un’altra sopraggiungesse. Ma nonostante ciò, è il parere della Süddeutsche, un’altra crisi si starebbe per profilare. E il motivo risiederebbe, sempre per il giornale, nell’attuale aggressività politica ed economica internazionale del presidente americano Trump. 

      Anche la testata “FrankfurterRundschau“ nel suo articolo del 29 sett. 2017 “La prossima crisi arriva certamente” prevede un prossimo crollo finanziario. 

E nel sottotitolo ci tiene a ribadire, sottolineare, come il sistema capitalistico funziona: “… chi promette che il sistema è sicuro, racconta favole. Non esiste nessuna sicurezza”. Senza saperlo il capitalistico giornale esprime concetti simili al comunista Engels, già da lui chiariti nell’800.

Con questo articolo la testata, che elenca le recenti crisi di crollo delle borse del 1987, il crollo delle borse asiatiche del 1997 e infine la crisi finanziaria del 2008, è in polemica con il direttore della Banca Centrale americana, Janet Yellen, la quale promette che nessun altra crisi arriverà più. La “FrankfurtRundschau”, citando l’economista francese Patrik Artus, vede come causa e responsabile della prossima “inevitabile crisi” il “Settore Finanziario”, che con le sue note speculazioni nei prestiti agli stati e alle grandi multinazionali sarà cagione di un’altra situazione internazionale di crisi e caos.

Quindi, in sostanza tutti riportano lo stesso concetto: il capitalismo non pace e armonia, ma instabilità, crisi e caos.

       In sintesi – E’ il profitto, la concorrenza, sono gli affari, che rendono sistema capitalistico caotico e talvolta anche molto distruttivo. Tutto questo nella società socialista (che non è il falso socialismo dell’ex Unione Sovietica o ex DDR, dove vigeva il capitalismo, uguale come in Cina adesso) non succede. Perché nel socialismo il profitto, la concorrenza, affari e banche non esistono più.



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