ARTICOLI DI POLITICA, ATTUALITA' E

DEL PROSSIMO GIORNALE

 

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   11 novembre 2022

Guerra capitalistica in Ucraina

DALLA PARTE DEI LAVORATORI UCRAINI E RUSSI, 

CONTRO TUTTI I CAPITALISTI CHE CAUSANO LE GUERRE

 

Con le guerre i lavoratori non hanno mai niente a che fare, questo è chiaro a tutti. Non è che un popolo improvvisamente impazzisce e decide di muovere guerra contro un altro popolo con il quale prima era amico. Questo assolutamente no, come correttamente afferma Lenin. La causa di una guerra va sempre ricercata nella competizione, nello scontro di interessi tra le fazioni capitaliste in concorrenza tra di loro per rubarsi a vicenda i mercati, vale a dire le nazioni. Fazioni di borghesia, cioè grandi complessi multinazionali, che controllando l’informazione e dirigendo i governi li portano nei disastri militari, trascinandovi le popolazioni coinvolte.

LE GUERRE. Di tutte le perversioni e ingiustizie che imperversano nella società capitalistica, le guerre sono senz’altro le peggiori. Dove i capitalisti qui mostrano tutta la loro brutalità, crudeltà, e l’assoluta mancanza di considerazione per l’essere umano. Dove senza nessun scrupolo, nel tra di loro scontro, non esitano a sacrificare migliaia, centinaia di migliaia o perfino milioni di persone pur di raggiungere i loro scopi di massimizzazione del profitto.

I MARXISTI. Nella barbaria delle guerre ci poniamo sempre a fianco dei lavoratori, ossia di TUTTI I LAVORATORI, coinvolti loro malgrado nella carneficina. Vale a dire che nell’attuale guerra in Ucraina siamo a fianco dei lavoratori ucraini che russi, come nella guerra in Libia siamo a fianco di tutti lavoratori libici, contro le fazioni libiche borghesi in guerra tra di loro che si contendono la nazione. E certamente siamo con i lavoratori cinesi, europei, americani, eritrei e tutti.

E’ l’unità di lotta dei proletari assieme, senza barriere e senza patria che può mettere fine alle barbarie delle guerre. Proletari russi, ucraini, europei, cinesi, arabi, africani, contro i propri capitalisti guerrafondai.

“IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA” afferma giustamente il rivoluzionario Karl Liebknecht nel 1915 . I CAPITALISTI DI CASA NOSTRA SONO IL NEMICO, è loro che dobbiamo combattere, 

non gli innocenti proletari di altre nazioni anch’essi sfruttati nella produzione.

Si, perché “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. Vale a dire che i briganti capitalisti nella loro costante lotta per la spartizione del mondo non sono tra di loro solo in costante competizione economica e finanziaria, ma quando questo non basta per trovare un accordo, anche l’uso delle armi è un mezzo per raggiungere gli scopi, anche se questo significa disastri inimmaginabili per le masse.

Leggi repressive in Ucraina e Russia. E’ in queste situazioni disastrose che spariscono le differenze tra nazioni “democratiche” o nazioni “autoritarie”. Perché contrariamente a quanto dichiarato dai sostenitori delle democrazie, è proprio nelle guerre che le borghesie mostrano la loro vera faccia dispotica imponendo brutalmente la propria dittatura, togliendo tutte le libertà democratiche, cosicchè i loro obiettivi con le armi vengano raggiunti. Infatti non solo in Russia vengono represse le proteste contro la guerra come ampiamente riportato dall’informazione di casa nostra, ma anche nella “democratica” Ucraina sta succedendo la stessa cosa, altrettanto repressiva: tutte le organizzazioni di sinistra contro la guerra sono state bandite e vengono brutalmente perseguitate. Questo però con la complicità del totale silenzio dei media.

Non c’è scelta: contro la dittatura della borghesia:  RIVOLUZIONE !


 

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   18 ottobre 2022

LE PROFONDE RAGIONI DELL'INVASIONE

DELL'UCRAINA DELL’IMPERIALISMO RUSSO

 

Com il crollo dell'Unione Sovietica negli anni novanta l'Ucraina è sprofondata  in una profonda recessione economica, che misurata in termini di PIL (prodotto interno lordo) ha fatto perdere al paese il 59% del suo potere economico. Solo nel 1999 l'Ucraina è riuscita a riprendersi parzialmente e a registrare una crescita economica positiva del 5,6%. In questa ripresa lo sviluppo delle singole regioni è avvenuta  a ritmi diversi.

Delle 24 regioni ucraine, sono le economie della Regione di Kiev e le quattro regioni industriali orientali di Donetsk, Dnipropetrovsk, Charkiv e Zaporizhzhya che assieme rappresentano oltre la metà della produzione economica dell'Ucraina. Mentre la frammentazione della produzione agricola nel centro e nell'ovest e l’industria nell'est e nel sud-est dell'Ucraina rimangono un retaggio dell'epoca sovietica. In questa tempo anche i partner commerciali dell'Ucraina rispecchiano l’eredità del passato.

Nel 2010 la Russia è per l’Ucraina, con il 26% di beni esportati, il partner commerciale più importante, dove esporta macchinari, motori e attrezzature, treni, tram, metalli e prodotti chimici. La quota ucraina di esportazioni verso l'intera CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) è in questo momento del 36%. Le fonti energetiche sono importate: il gasdotto "Fratellanza" (in russo Братство, Bratstvo) rifornisce l'Ucraina di gas naturale russo creando una fiorente industria. Fino a questo momento l'economia ucraina è saldamente integrata nella Comunità economica eurasiatica, composta dai Paesi della CSI.

Accordo di associazione e cambio di potere

Il forte orientamento dell'economia ucraina verso lo spazio post-sovietico con le alleanze commerciali già esistenti ha protetto fino a questo momento in gran parte il mercato ucraino dagli influssi occidentali. Ma l’Unione Europea vuole ridurre le barriere commerciali e allineare gli standard e i quadri giuridici, e si mette in moto preparando un accordo di associazione con l'Ucraina. Oltre alla cooperazione economica, l'Ucraina dove allinearsi politicamente alla UE per creare così le basi per l'ingresso nell'Unione.

Viktor Yanukovych ha ricoperto la carica di presidente proprio nel periodo in cui era prevista la firma dell'Accordo di associazione. Nonostante il sostegno iniziale del suo governo all'accordo con la UE, Yanukovych il 21 novembre 2013 poco prima del suo avvio, ha sospeso l'Accordo.

Si ritiene che sia questa sorprendente inversione di rotta che ha innescato le violente proteste di Maidan a Kiev nel gennaio 2014, che alla fine, nel seguente  febbraio 2014, hanno portato al colpo di Stato e alla sostituzione del governo filo-russo con uno filo-UE. 

La risposta russa al cambio di potere è stata immediata con l'annessione della Crimea e i conflitti armati nell'Ucraina orientale (regione del Donbass, in particolare Donetsk e Lugansk) dove il governo centrale ucraino ha combattuto i movimenti separatisti sostenuti dalla Russia. Numerose fabbriche nel Donbass sono così passate sotto il controllo dei separatisti o sono state distrutte.

Nella nuova situazione il commercio estero ucraino è stato quindi ristrutturato in modo sostanziale. Le barriere commerciali e le sanzioni introdotte di recente hanno ridotto notevolmente gli scambi con la Russia e le esportazioni verso la CSI sono diminuite del 48% nel 2016. Allo stesso tempo all'Ucraina è stato concesso, già dal giugno 2014, l'accesso al mercato interno dell'UE in larga misura esente da dazi, il che ha portato a un aumento del 7% delle esportazioni verso l'UE (2016) e la tendenza è in crescita. 

Lotta per i mercati

L'esempio dell'Ucraina mostra le strategie e i metodi dei due gruppi di interesse, la UE e la Russia. La UE [carica di capitali - ndr] usa il "soft power", cioè cerca di aprire il mercato ucraino attraverso la diplomazia, le istituzioni internazionali, i media e la formazione dell'opinione, la cultura e anche attraverso incentivi economici, e lo fa con successo. Dall'altra la Russia, che senza i suoi soliti mezzi militari non è riuscita a mantenere l'Ucraina nella sua sfera d'influenza. Per cui è ricorsa al suo solito “Hard-Power“  (potere duro) usando l’esercito  per annettere la penisola di Crimea e controllare il Donbass. A ciò sono seguiti 8 anni di guerra nel Donbass tra ucraini e i separatisti del Donbass.

Questa guerra, tra Ucraina e Russia, si è intensificata poi nel febbraio 2022 e si è estesa a tutto il territorio ucraino e che ora si è concentrata nella parte orientale del Paese.

Gli interessi economici dei capitalisti sono le ragioni di questa guerra. La guerra è solo uno dei tanti mezzi politici dei capitalisti per imporre i loro interessi. Morte e miseria per i proletari sono le conseguenze.

 

                                                                                                      De. Pu.


 

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  8 ottobre 2022

Analisi sulla guerra in Ucraina: una guerra tra imperialismi.

PUTIN, NELLA TRAPPOLA

DI BIDEN MINACCIA L’USO DELL’ATOMICA

LO SCOPO E’ COSTRINGERE WASHINGTON AL COMPROMESSO

 

Come già sottolineavamo subito dopo l’inizio del conflitto nell’interessante articolo “La guerra in Ucraina sta rafforzando notevolmente l’imperialismo americano sulla scena internazionale” (Der kommunistische Kampf” - 3 maggio 2022), l’establishment Putin che dirige l’imperialismo Russia non ha chance in questa guerra, è nella trappola dell’ultrapotente imperialismo USA, che sfruttando il conflitto Ucraina ne approfitta nello scontro tra capitalismi, armando massicciamente gli ucraini, per portare il concorrente russo ancora una volta alla disfatta. 

In questo conflitto, che da subito si è delineato come un conflitto tra Russia e Stati Uniti (che armano e finanziano gli ucraini) agli americani è chiaro che se continueranno a sostenere l’esercito ucraino, alimentando così la continuazione della guerra, l’esercito russo non potrà reggere a molto, sarà inevitabilmente sconfitto, fino al ritiro completo dalle zone occupate nel paese. Per l’establishment di Mosca questo significherà la disfatta militare totale.  

Se poi a questo si aggiungono le durissime sanzioni economiche-finanziarie imposte da americani e europei, che lentamente stanno portando l’economia russa in una recessione economica profonda, si ha il quadro completo, in questa contesa armata  tra capitalisti per rubarsi il mercato Ucraina, del disastro in cui anche la popolazione russa è stata portata, e delle enormi difficoltà in cui si è infilato il governo imperialista Putin.  

Naturalmente con la sconfitta militare e il tracollo economico il vero obbiettivo dei capitalisti di Washington è quello di spazza via anche l’attuale dirigenza Putin-Medvedev-Lavrov. Così che venga sostituita da un governo russo meno aggressivo sulla scena internazionale (forse con il noto oppositore Navalny).    

Ed è precisamente per raggiungere il crollo e dimissioni della leadership Putin, a nostro avviso, (ma anche secondo altri commentatori) che gli USA assieme agli europei ignorano e rifiutano (e lo fanno dire pubblicamente al presidente ucraino Selensky) tutte le proposte e i gridi di mediazione provenienti da tutto il mondo e soprattutto dallo stesso governo russo. Non interrompendo il flusso continuo di armi all’esercito ucraino e proseguendo nelle dure sanzioni economiche contro Mosca.   

E questo spiega come mai Putin, avendo chiaro l’intenzione americano di abbatterlo, stia disperatamente cercando aiuto dal presidente turco Erdogan e di quello cinese Xi Jinping per una mediazione di fine guerra. Una mediazione che però non sia il ritiro totale dall’Ucraina, ma di mantenere sotto controllo russo una parte dei territori già occupati, presumibilmente Crimea e Donbass, da presentare poi all’interno della Russia come una vittoria e non essere costretto

dimissione, al tracollo.  Poiché Washington rifiuta categoricamente questa proposta di Mosca e verosimilmente al contrario pretende il completo ritiro russo, Crimea compresa (come sempre Selensky ufficialmente dichiara) il che significherebbe la totale disfatta militare-politica russa con seguenti dimissioni del suo governo, Putin, secondo molti osservatori, per evitare la catastrofe gioca disperatamente l’ultima carta a sua disposizione: minaccia l’uso dell’atomica e ha indetto il referendum farsa nel Donbass per l’annessione dei territori ucraini conquistati militarmente, così da crearsi, com’è noto, il pretesto in Russia per imporre ai giovani riservisti di andare in guerra.  

Ma al governo imperialista di Washington e quelli europei è chiaro che la minaccia  dell’atomica è un bluff e la costrizione dell’entrata in guerra di 300.000 riservisti russi è l’ultima chance senza speranza del governo Putin. Poiché diversi esperti militari sottolineano che in questa atroce e sanguinosa guerra in Ucraina ciò che fa la differenza non è il numero di soldati, ma l’alta tecnologia delle armi impiegate. E le armi a disposizione dell’esercito ucraino fornite soprattutto dagli americani, ma anche dagli europei, sono di sicuro di altissima tecnologia, in netto contrasto con quelle russe molte delle quali obsolete. La sconfitta militare russa appare quindi inevitabile e solo una questione di tempo. Così come il tracollo economico russo, dato anch’esso come questione di tempo.        

Perciò in questo scontro banditesco interimperialista, USA e europei, guardando il futuro in questa prospettiva, sicuri della vittoria, proseguono decisi nel finanziare e nell’armare gli ucraini perchè la guerra prosegui. L’imperialista Putin l’ha iniziata, gli altrettanto imperialisti americani e europei la continuano. E’ così che il perverso sistema capitalistico funziona.  Tutta normalità nel repellente sistema. 

Una guerra dove giovani proletari russi e ucraini (che prima erano amici) dopo essere stati sfruttati nelle fabbriche, ora come soldati vengono utilizzati come carne da cannone, gli uni contro gli altri, per gli sporchi interessi dei capitalisti. E’ la stessa tragica storia che si ripete, ogni volta, come in tutte le altre guerre.  

Nei conflitti il marxismo non si schiera mai dalla parte di uno dei belligeranti capitalisti, siano essi, come in questo caso, Ucraina o Russia o americani, ma sempre e solo dalla parte dei proletari sfruttati, trascinati nella guerra. Ossia con i lavoratori russi e ucraini indistintamente, contro i propri capitalisti russi e ucraini. Veri responsabili del disastro guerra.

Per il marxismo esiste una sola via d’uscita alle orribili guerre capitalistiche:

CONTRO LA GUERRA RIVOLUZIONE !   


 

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   8 ottobre 2022

I SOLDATI UCRAINI E RUSSI COMBATTONO E SI FANNO UCCIDERE

SOLO PER GLI INTERESSI DEI CAPITALISTI. 

DOPO AVERLI SFRUTTATI NELLE FABBRICHE VENGONO UTILIZZATI ADESSO DAI CAPITALISTI DI ENTRAMBI

I FRONTI IN GUERRA COME “CARNE DA MACELLO” PER RAGGIUNGERE I LORO SCOPI.

 

PER LORO A GUERRA FINITA RIMARRA’ SOLO - COME SEMPRE - OLTRE ALLE MUTILAZIONI PER LE FERITE, IL DURO E MALPAGATO LAVORO, SFRUTTAMENTO, PRECARIETA’, E ANCHE IN MOLTI CASI DISOCCUPAZIONE E MISERIA.

  

Si, come in tutte terribili le guerre anche in questa, tra Russia e Ucraina, sono i giovani soldati russi e ucraini che a loro insaputa ne pagano il tragico prezzo, si fanno uccidere per gli interessi dei ricchi dei loro paesi.  

Perché anche in questa guerra, come in tutte le altre, come scrive Lenin in “Guerra e Rivoluzione”, la causa sicuramente “non è perchè due popoli che prima vivevano in pace, improvvisamente ora uno attacca l’altro e l’altro deve difendersi”. Questo certamente no. Il perché anche di questo tragico conflitto è nello scontro di interessi tra multinazionali: grandi complessi industrial-finanziari russi contro quelli europei, in contesa tra di loro per rubarsi il “mercato Ucraina” (così lo chiamano). Che per imporsi non hanno alcun problema a farsi la guerra l’un l’altro, visto che controllano i governi dei propri paesi. Trascinando nell’ennesima tragedia le popolazioni coinvolte, loro malgrado.  I capitalisti sanno essere in certe situazioni di concorrenza, estremamente violenti e guerrafondai pur di eliminare un concorrente, come la storia ripetutamente ci dice.

Ma i giovani proletari russi e ucraini di entrambi i fronti che si combattono e si uccidono a vicenda, cos’hanno a che fare con questa spartizione di mercati? NIENTE. Assolutamente niente. I vantaggi che anche da questo ulteriore massacro per il “mercato Ucraina” usciranno, andranno ancora una volta a riempire le tasche dei superricchi, non certo quelle dei poveri giovani combattenti proletari. Il loro scopo, anche in questo ennesimo e inutile conflitto, è essere utilizzati come “carne da macello”.

Una storia questa dell’allargamento verso est delle multinazionali europee, iniziata nel lontano 1989, quando i potenti complessi industriali europei strapieni di capitali (ottenuti naturalmente dall’intenso sfruttamento dei salariati) dopo aver nei decenni precedenti investito a lungo e massicciamente  nei paesi nell’est Europa del “Patto di Varsavia” sotto controllo Unione Sovietica (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, ecc.) riescono a far cadere “il Muro”, e di seguito portare questi stati da sotto influenza russa nella sfera europea. Come conseguenza l’Unione Sovietica si sfascia e al suo posto si installa l’attuale “Federazione Russa”. 

Da allora son passati un paio di decenni e queste multinazionali, la cui accumulazione di capitali non conosce sosta, hanno cominciato a investire anche nei paesi della cosiddetta “vicina Russia”: ossia Ucraina, Bielorussia, ecc. Dove anche qui trovano la possibilità di ulteriori enormi capitali. E come prassi nello scontro tra capitalisti, esattamente come successo in precedenza per Polonia, 

Ungheria, ecc. manovrano  per  avere anche il controllo politico di questi stati, portarli nell’area europea.

Ma questi sono stati di storico e strettissimo controllo Russia, ossia delle multinazionali russe. Che dopo la caduta del muro e aver perso i paesi nell’est Europa dell’ex “Patto di Varsavia” adesso non tollerano di perdere anche l’Ucraina e domani, verosimilmente, anche la Bielorussia e altri stati ancora sotto la loro influenza. Ed ecco lo scontro: quello terribile, quello armato, prassi e logica nello scontro interimperialista.     

C’è da rimarcare che le multinazionali europee per arrivare all’obiettivo di conquista politica di un nuovo stato hanno logicamente i loro sistemi già molte volte sperimentati. Ossia: con i loro mezzi di informazione - tv, giornali, ecc. – riescono con il tempo a creare nel paese un sentimento filo europeo e anti russo, il tutto accompagnato da grossi finanziamenti a organizzazioni e partiti che accolgono questo indirizzo politico. Fino al punto che le idee e i partiti filoeuropei diventano nel paese la maggioranza o quasi.   

E’ in questa nuova situazione di ascesa dell’influenza Europea che in Ucraina è scattata la reazione della Russia, cioè delle multinazionali russe, che si vedono soffiar via anche questo mercato. Con conseguente rabbiosa reazione militare. (Paradossalmente in Russia questa guerra Ucraina viene mistificata come guerra santa marxista, nel senso di una guerra contro l’oppressione dei paesi capitalisti occidentali privati rivali, che nella loro persistente espansione vogliono addirittura arrivare a destabilizzare la Russia stessa).    

Ed ecco la guerra capitalista, quella vera, sanguinosa: prima nel 2014 il massacro per il Donbass, e ora quello per l’intero paese Ucraina. E i salariati nel mezzo a subirne le tragiche conseguenze.

A prescindere  dall’esito del conflitto e da chi vincerà, sarà logico per i lavoratori dipendenti che lavorare per un'azienda filo-russa o filo-occidentale non farà assolutamente alcuna differenza. Dovranno sempre duramente lavorare e  lottare contro padroni sfruttatori europei o russi. Perché, proprio come afferma Marx “il lavoratore non ha patria”. E la causa delle guerre, tutte, va sempre ricercata nelle spartizioni capitaliste, mai nelle popolazioni, è chiaro.

Ma nessun politico o mezzo di informazione o professore chiarisce questo.

E cioè che la “patria” non è una cosa astratta, ma concreta: sono i capitalisti che controllano e dirigono la nazione. Per cui i militari che uccidono e si fanno uccidere lo fanno solo per gli interessi di questi capitalisti. E naturalmente nessuno dice ai giovani combattenti che a guerra finita, mentre le banche a lungo festeggeranno, a loro aspetterà un futuro duro: sfruttamento, precarietà, miseria.

Solo i marxisti spiegano il  tremendo meccanismo capitalista. Il capitalismo è una società che deve essere assolutamente superata, solo così l’umanità potrà godere finalmente della prosperità  prodotta e beneficiare la vita serena tanto desiderata. 


 

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Come deve essere condotta una rivoluzione?

LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E’ SEMPRE 

UNA QUESTIONE MILITARE, MAI SINDACALE

PERCHE’ LA BORGHESIA IMPEDISCHE, SEMPRE, CON  BRUTALI REPRESSIONI

L’ ASCESA DEL PROLETARIATO AL POTERE.

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MA QUAL’E’ IL MOMENTO GIUSTO PER GUIDARE UNA RIVOLUZIONE 

E CON QUALI STRUMENTI VA DIRETTA?

 

Su segnalazione di alcuni compagni abbiamo leggermente integrato il testo precedente,

per meglio e correttamente chiarire il concetto di presa del potere proletario.

 

 

La rivoluzione proletaria è sempre una questione militare. Questo deve essere sempre ben chiaro agli attivisti rivoluzionari. Perché nei momenti rivoluzionari quando le masse lavorative  si esprimono per uno stato proletario, la borghesia non ha nessun scrupolo nel sopprimere con tutti i mezzi, anche militari, i proletari, massacrandoli, affinchè non giungano al potere. Di conseguenza, la rivoluzione proletaria se vince militarmente ha successo, se perde svanisce, non avviene e la dittatura borghese continua a persistere. Non esiste una via di mezzo, assolutamente. Non ci è permesso essere ingenui.   

Le due esperienze storiche rivoluzionarie proletarie al riguardo, la Comune di Parigi del 1871, e l’ottobre russo 1917, hanno potuto aver successo proprio perché i rivoluzionari hanno vinto militarmente sulla borghesia, non per altre ragioni. In tutte le altre esperienze storiche di tentativi rivoluzionari i rivoluzionari hanno sempre perso perché non sono giunti, per diversi motivi, al raggiungimento di una vittoria militare. Quindi alla fine, è questo il nodo cruciale di tutto. 

La nostra politica comunista è articolata in modo di attendere che si creino le condizioni favorevoli per le rivoluzioni, nel frattempo è assolutamente necessario impegnarsi con tutte le proprie forze per la costituzione delle indispensabili organizzazioni/partiti rivoluzionari di esperti militanti che nel momento propizio capitalistico catastrofico dovranno dirigere le rivoluzioni, esattamente come in Russia i bolscevichi hanno pianificato e poi eseguito con successo.        

Ma nel momento rivoluzionario, quando nel capitalismo deflagrano al massimo le sue terribili contraddizioni, con inaudite crisi economiche e sociali, in presenza di guerre, fame, distruzioni, morti a non finire, con le masse proletarie infuriate che cominciano a ribellarsi, e con l’organizzazione rivoluzionaria sufficientemente estesa per essere pronta a guidare l’insurrezione, contro l’oppressione armata dei capitalisti che non vogliono lasciare il potere alle masse lavoratrici, quand’è il preciso momento per la presa del potere? Come riconoscere il giusto attimo?  

L’esempio dato dai bolscevichi è senz’altro il più preciso, il più chiaro. 

Nel 1914, con l’inizio della guerra (1° Guerra mondiale) e il configurarsi dell’appuntamento rivoluzionario, i bolscevichi in Russia hanno cominciato a spingere per la costituzione dei

“Consigli” (Soviet). Ossia organismi politici popolari votati dalle masse in contrapposizione al parlamento russo (Duma), corrotto e sotto stretto controllo dello Zar e dei capitalisti russi. Con il proseguo della guerra questi organi spontanei “Consigli/Soviet” si sono poi diffusi sia su tutto il territorio, cioè nelle città, quartieri, fabbriche e campagne, ma, importantissimo e fondamentale, intelligentemente sono stati costituiti anche nell’esercito. Esercito che nelle guerre, non è più formato da ristrette elite di fanatici com’è ora, ma da milioni di giovani, costretti controvoglia ad arruolarsi e combattere, figli di famiglie operaie e contadine. Perciò milioni di giovani militari controvoglia, che vivono e risentono fortemente le contraddizioni del capitalismo.    

In questi Soviet-Consigli nell’ambiente militare, fondamentali per la futura rivoluzione proletaria per sconfiggere la violenza armata della borghesia, i giovani bolscevichi in Russia, anch’essi costretti ad arruolarsi, cautamente, ma efficacemente hanno potuto fare propaganda rivoluzionaria.     

Essendo che il disastro della guerra proseguendo, determinava l’inasprirsi delle contraddizioni economiche-sociali, aumentando in Russia l’opposizione spontanea al conflitto, le masse trovavano nei “Consigli”, sia in quelli sul territorio (città, quartieri, fabbriche, campagne) che in quelli nell’esercito, il loro giusto referente politico, togliendo potere al corrotto parlamento (Duma). Ma fu soprattutto grazie alla contemporanea intensa attività di dissenso che gli attivisti bolscevichi in Russia ovunque intensamente svolgevano, che l’opposizione alla guerra aveva preso forma politica, producendo l’effetto nelle città, nelle fabbriche, nei quartieri e nell’esercito di una loro forte espansione come numero.

Fino al punto che verso la metà del ’17 i bolscevichi, da poche migliaia com’erano all’inizio della guerra, erano diventati ora diversi milioni diventando maggioranza nei “Consigli” (Soviet).

Il momento della presa del potere si stava avvicinando quindi molto velocemente.

Cosa mancava ancora ai bolscevichi per essere “sicuri” che la presa del potere potesse avvenire in sicurezza?   

Dovevano essere sicuri che, oltre ad avere la maggioranza nei “Consigli” popolari sul territorio, avere anche la maggioranza negli indispensabili “Consigli” nell’esercito e di conseguenza il controllo dell’esercito. In modo che quando i “Consigli” sul territorio avrebbero dichiarato la Rivoluzione, con la costituzione del nuovo Governo Proletario, la fine della guerra e l’emanazione di leggi anticapitalistiche, l’esercito ancora sotto controllo e diretto dai capitalisti non si sarebbe rivoltato contro la rivoluzione, la sconfiggesse, uccidendo tutti i rivoluzionari soffocando il governo proletario. 

Perciò, quando verso la fine del ’17 i dirigenti bolscevichi si sono sentiti sicuri che anche i “Consigli” dell’esercito si erano definitivamente schierati per la rivoluzione e che l’avrebbero sostenuta e difesa, impedendo ogni tentativo controrivoluzionario dei generali tutti fedeli allo Zar, hanno potuto allora dare il via libera alla conclusione del processo rivoluzionario con l’assalto al Palazzo d’Inverno per la definitiva presa del potere. 

Alla fine, è evidente, contro la dittatura dei capitalisti è l’esercito che ha l’ultima parola in una rivoluzione. Ne determina la vittoria o la sconfitta. E noi dobbiamo aver molto chiaro questo punto determinante.

Chi nei tentativi rivoluzionari ha sottovalutato, o ingenuamente, a questo fondamentale aspetto della violenza della borghesia e della sua dittatura armata non pensato, ne ha sempre pagato l’insuccesso molto duramente, e con il sangue. 

 Prendiamo per esempio la positiva rivoluzione della “Comune di Parigi del 1871. E’ stata una rivoluzione, in un certo senso, “spontanea”, cioè non pianificata. L'esercito francese  

in guerra contro la Prussia era stato sconfitto dai prussiani che avevano messo sotto assedio Parigi. A questo punto il governo francese aveva armato la popolazione parigina per difendere la città. Invece che combattere contro i tedeschi la popolazione in armi guidata dai rivoluzionari Blanquisti si rivolta contro il governo borghese parigino dichiarando il potere proletario. E’ in questo momento che l’ex governo borghese francese ora insediatosi a Versailles smette di combattere gli invasori, rivolta l’esercito contro la Comune di Parigi. Sarà un massacro, una repressione violenta borghese bestiale. Dopo aver sconfitto gli insorti parigini, i militari avendo ricevuto l’ordine di fucilare tutti coloro che nelle mani presentavano dei calli, fucilavano per le strade tutti quelli considerati nemici. Ne furono uccisi a migliaia senza distinzione. Un insegnamento della brutalità della borghesia che si ripeterà poi sempre contro i rivoluzionari. 

Un altro esempio: la rivolta Spartachista tedesca del gennaio 1919. Dove i due dirigenti rivoluzionari Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg a capo dell’insurrezione, 

nei decenni precedenti avevano sottovalutato la formazione di un proprio partito, fondamentale per poi, nel momento rivoluzionario, guidare alla rivoluzione le masse (le masse hanno sempre bisogno di esperti per condurre positivamente una lotta o una rivoluzione). Sbagliando, Liebknecht e Luxemburg avevano fatto affidamento sulla spontaneità rivoluzionaria delle masse nel momento rivoluzionario per la presa del potere: una evento impossibile. Mancando perciò le cellule rivoluzionarie su tutto il territorio e quindi anche nel fondamentale esercito, fu facile per la violenta e sanguinaria borghesia, con l’aiuto dei riformisti opportunisti Socialdemocratici, scagliare i militari contro gli spartachisti insorti, sconfiggerli e massacrarli.      

Un’altra significativa esperienza di mancata rivoluzione che poi possiamo analizzare è l’occupazione delle fabbriche in Italia nel 1920. Un tentativo di rivolta glorioso, ma senza dubbio insufficiente - visto che la borghesia nella sua dittatura non esita nei momenti critici ad usare anche la repressione militare per sopprimere la maggioranza proletaria - che senza il supporto dell’esercito è rimasto sterile, senza alcuna possibilità seria di presa del potere, esaurendosi poco dopo da sola. Per questo motivo non è molto conosciuta nell’ambiente marxista internazionale.

Tutte queste sono esperienze che dimostrano inequivocabilmente come l’esercito contro l’oppressione dei capitalisti sia indispensabile nel determinare l’esito di una rivoluzione. La borghesia lo sa, e come ripetuto, lo dobbiamo aver stampato bene nella testa anche noi.

LA “QUESTIONE SINDACALE”. E qui vorremmo mettere l’accento sul “ruolo del sindacato” in quello che è un processo rivoluzionario.    

Ci sono partiti e organizzazioni marxiste, anche molto estese, che nella loro attività politica danno molto, troppo risalto all’aspetto sindacale. Teorizzano che nel momento rivoluzionario il sindacato possa svolgere un peso determinante nel processo Rivoluzione.

Non è sicuramente così. Il sindacato può essere  certo di “aiuto” nel momento rivoluzionario, ma sicuramente non determinante. Chi è determinante è, e può solo essere, l’organizzazione rivoluzionaria, il partito rivoluzionario, che deve guidare le masse proletarie al potere contro la repressione armata borghese.  E la vittoria è in relazione a quanto esso è esteso sul territorio, alla preparazione teorica dei suoi quadri, alla loro competenza politica, all’esperienza pratica dei suoi attivisti. Questo e solo questo è decisivo nel processo rivoluzionario. Il resto è relativo. 

In un paese può esistere un sindacato “forte”, fortissimo, ma nella Rivoluzione senza il partito rivoluzionario con i suoi esperti militanti, questo non conta niente, assolutamente niente. Le esperienze pratiche parlano chiaro (vedi occupazione fabbriche in Italia 1920).

In questa fase controrivoluzionaria, perdere tempo, denaro, energie di molti bravi attivisti per incentivare, promuovere e gestire incontri intersindacali tra aziende europee, come qualche grande organizzazione rivoluzionaria oggi è impegnata, è un controsenso nella politica internazionalista e naturalmente controproducente, soldi buttati al vento e attivisti sprecati. Soldi e bravi attivisti che dovrebbero invece venire impiegati per promuovere i più che necessari contatti, incontri, lotte su punti comuni tra organizzazioni marxiste europee, creare un coordinamento intereuropeo di marxisti. E non per improduttive riunioni sindacati. Perché questo è il “compito” di un partito rivoluzionario.  E’  qui  che siamo nel giusto campo politico.

Perché bisogna aver sempre presente che il sindacato è un organismo borghese di difesa immediata degli interessi della classe lavoratrice, e che questo è il suo scopo, e non altro. Gestito a tutti i livelli, anche alla base, da attivisti e dirigenti antirivoluzionari, corrotti, opportunisti, nazionalisti e spesso anche stalinisti. Motivo per cui il sindacato storicamente dal punto di vista rivoluzionario non ha mai prodotto niente, non produce niente e non potrà mai produrre qualcosa. E’ per questo motivo oggettivo, che a logica i grandi Marx, Engels, Lenin, nel loro agire si sono sempre spesi per le organizzazioni rivoluzionarie, ma mai per i sindacati. Il loro operare è sempre stato caratterizzato, senza prevaricare, ma con lucida analisi, dalla ricerca del contatto e delle lotte comuni con i vari partiti rivoluzionari, considerando sempre la sostanza e avendo chiaro gli obbiettivi da raggiungere, se si analizza il grande operato sia di Marx che di Lenin. E giustamente, perché sono solo le organizzazioni politiche che nella storia possono determinare i cambiamenti, non certo i sindacati. 

La priorità assoluta dell’attività rivoluzionaria va quindi assolutamente indirizzata, concentrata, al massimo raggiungimento dello scopo Rivoluzione. Il resto, anche l’attività sindacale, segue di conseguenza come relativo. 

E’ con estrema sicurezza che ci impegniamo in questo compito storico. Che ci porterà senza dubbio ai risultati voluti.                                                           

                                                                                             26  settembre 2022  -    Claudio Piccoli


 

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NELL’OMBRA LE MULTINAZIONALI DIRIGONO I GOVERNI.

MA NON APPAIONO MAI

 

Il sistema capitalistico è costituito in modo tale che i capitalisti possano diventare sempre più ricchi. Tutto ruota assolutamente attorno a questo. Ed è tutto organizzato in modo tale che questo risultato in ogni caso sia raggiunto. Il ruolo delle masse sfruttate è sopportare tutte le disfunzioni del meccanismo e subire i sacrifici del caotico sistema.

Se ci si pone la domanda: com’è possibile che in un sistema strapieno di contraddizioni e problemi e con una parte della società che vive sotto il reddito minimo, i superricchi miliardari capitalisti non ne paghino mai le conseguenze, i costi, le spese? La risposta la troviamo nel marxismo: i miliardari non pagano mai i costi delle disfunzioni e dei problemi e al contrario accumulano sempre più miliardi perché in questa società sono aiutati dallo stato. O forse è meglio precisare: controllano lo stato e si fanno proteggere da esso. In altre parole: lo stato è al servizio dei capitalisti. Non appare essere così, perché sembra non esserci alcuna connessione tra ricchi e politica, ma è questo che spiega in realtà il perché i miliardari diventano sempre più miliardari.

Apparentemente lo stato, votato dalle masse, sembra indipendente, staccato dai ricchi. Ma è appunto solo finzione, è un gioco di prestigio. Le masse proletarie eleggono partiti e politici che in realtà, di nascosto, vengono incessantemente sovvenzionati da multinazionali, grandi banche e imprese. Politici che una volta eletti, non potendo più essere ritrattati da chi li ha votati, tacitamente si possono mettere al servizio degli interessi di queste grandi complessi multinazionali che li finanziano, e come marionette eseguire gli ordini da essi impartiti. E questo spiega il perché in campagna elettorale i partiti si impegnano in una moltitudine di promesse per raccogliere voti, tutte disattese dopo le elezioni..

E’ il fatto, dai giornalisti nei dibattiti televisivi, nei telegiornali e sui media, di non dar mai risalto, di tener nascosto che i ricchi ricevono continui vantaggi dai governi, e viceversa, che i partiti ricevono di continuo finanziamenti da banche-imprese, che sembra che i capitalisti quasi non esistano. Così come i media non creano e non si impegnano mai in campagne mediali per far pagare le disfunzioni e i problemi sociali ai multimiliardari. La verità è evidente: sono tutti d’accordo. Socialmedia, politici e ricchi nell’ombra agiscono in perfetta sintonia.  

Il sistema è organizzato e collaudato in modo che, non citando mai i capitalisti, giornalisti, partiti e media, in quella che viene definita la “lotta per una società più giusta”, spostano quotidianamente l’attenzione delle masse su problematiche e disfunzioni sociali spesso molto marginali, solo per poter poi chiedere aumenti di tasse e sacrifici vari ovviamente non ai ricchi, ma al cittadino comune. Una tattica molto evidente, che si può osservare bene nei dibattiti televisivi e nei telegiornali, dove le imprese non vengono mai citate come responsabili.

Ma di tanto in tanto emergono fatti eclatanti che confermano senza dubbio l’obbedienza dei governi alle multinazionali. Noto è quanto accaduto nella diaspora per la liberalizzazione dei brevetti dei vaccini anti-Covid in Europa. Qui il governo 

tedesco Merkel composto da democristiani e socialdemocratici si è battuto fino allo spasimo contro la liberalizzazione del brevetto del vaccino anti Coronavirus, cosa che avrebbe comportato perdite milionarie di profitti alla multinazionale farmaceutica tedesca Pfizer-BioNTech. In compenso avrebbe però salvato milioni di vite nei paesi arretrati, se i governi dei quei paesi il vaccino lo avessero potuto produrre da se, senza pagare le salatissime tasse di brevetto. A missione riuscita, nelle interviste, la Merkel evidentemente soddisfatta e sorridente, affermava senza vergognarsi, di aver fatto la cosa giusta e positiva (ovviamente non citando intendeva: giusta e positiva per la Pfizer-BioNTech). 

Anche come vengono finanziati i partiti parlamentari e soprattutto le loro campagne elettorali è un segnale chiaro per capire la sottomissione dei governi ai capitalisti nascosti nell’ombra. Anche qui, esistono mille sistemi occulti che fan si che le grandi imprese, senza apparire, possono far giungere fiumi di denaro ai partiti parlamentari. Denaro, senza il quale essi non potrebbero mai vincere le elezioni e arrivare al governo.

Per non parlare poi dell’informazione borghese. Informazione che ha il compito di influenzare e plasmare  l’opinione pubblica. Dove costosissime (in milioni/miliardi) tv e giornali private in proprietà di multimiliardarie imprese sovranazionali, con una moltitudine di giornalisti alle loro dipendenze che devono sottostare e scrivere a favore degli interessi e della politica del proprietario, orientano e confondono le masse. Anche qui nell’informazione quotidiana, di proposito non viene mai menzionato i rispettivi proprietari delle testate  giornalistiche-televisive  e quali interessi essi perseguano. Facendo apparire i giornalisti che scrivono, come se nelle loro opinioni e scritti ne siano totalmente liberi e indipendenti.

Le tv di stato: sono gestite da partiti che, come sopradetto, costantemente occultamente, vengono abbondantemente sovvenzionati da banche e imprese, per cui anche nell’informazione pubblica essi ne devono tener conto e sottostare al loro servizio, per non interrompere il flusso di denaro che dai finanziatori arriva.

Tutti questi aspetti, fondamentali per i capitalisti nel gestire la società nell’ombra senza apparire, evidenziano in modo chiaro come la società capitalistica non potrà mai essere al servizio delle masse proletarie, e perché, nonostante tutti i problemi quotidiani che affliggono il sistema, i ricchi senza interruzione si arricchiscono sempre più.

                                                                                                    24 agosto 2022


 

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GUERRE TRA CAPITALISMI DI STATO

1979 - GUERRA TRA CINA E VIETNAM

UN’ALTRA GUERRA TRA RIVALI STALINISTI CAPITALISTI DOPO QUELLA

TRA UNIONE SOVIETICA E CINA DEL 1969.  

 

Chi non ricorda le immense manifestazioni di fine anni ’60 a sostegno del Vietnam contro gli USA? Manifestazioni con centinaia di migliaia di dimostranti che gridavano e si scontravano contro la polizia a favore del Vietnam considerato “comunista”.

Ben poche, anzi pochissime, erano le organizzazioni marxiste che del tutto contro corrente, allora sostenevano che il Vietnam non era ne comunista ne socialista. Erano le organizzazioni marxiste della “Sinistra Comunista” facenti capo a Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Paul Mattick, Anton Pannekoek, e quella leninista di “Lotta Comunista” di Arrigo Cervetto.

Le tesi sostenute dai marxisti era che nel paese Vietnam operavano tutte le leggi capitaliste del commercio e del profitto, e non quelle del comunismo con la suddivisione dei beni. Una realtà ultra evidente. Pertanto non si poteva parlare di “paese comunista”. Di conseguenza la guerra di liberazione del Vietnam contro gli Stati Uniti andava interpretata come una guerra tra capitalisti: capitalisti del Vietnam contro l’oppressione dei potenti capitalisti americani.

Posizioni perciò supercorrette nell’analisi marxista.

La guerra tra Vietnam e USA finirà nel ’75. Ed ecco, pochi anni dopo arrivare la conferma ufficiale del carattere borghese-capitalista del paese Vietnam: nel ’79 scoppia la guerra tra la Cina maoista-stalinista contro il Vietnam altrettanto stalinista.

Motivo: i soliti interessi capitalistici.

Nel ’78, un anno prima, l’esercito vietnamita aveva invaso la Cambogia (adesso, dopo la liberazione nazionale, sono i vietnamiti che invadono un altro paese) approfittando della debolezza causata dalla guerra civile che imperversava in quel paese, per occuparne alcune regioni. Per fermare l’invasione, la Cina maoista entra in guerra da nord contro i vietnamiti. Questi, sotto attacco cinese, sono costretti a fermare l’invasione e poi in seguito a ritirarsi della Cambogia.

Come detto: una delle tante tragiche guerre capitaliste che infestano il pianeta. Niente di nuovo nel quadro delle diaspore tra borghesie assetate di espansione.

La novità consisteva nel fatto che, come nel ’69 nello scontro militare tra Unione Sovietica e Cina, anche qui nella guerra tra Cina e Vietnam, si ripeteva e confermava lo scontro tra stalinisti capitalisti. Un evento di notevole rilevanza politica.

Ma qui non si sono ripetute le manifestazioni oceaniche per denunciare il carattere capitalista sia della Cina che del Vietnam. Le organizzazioni staliniste e maoiste che pochi anni prima avevano promosso le enormi proteste a favore del Vietnam contro gli USA, preferiscono adesso defilarsi e nel silenzio constatare il fallimento delle loro politiche (e anche delle loro proteste).

Ma i marxisti, quelli veri, invece no, questi non si sono fermati. Al contrario.

Per i marxisti della “Sinistra Comunista” e i “Leninisti” è l’occasione per riaffermare ancora una volta il carattere borghese dei due paesi stalinisti e la validità dell’analisi marxista. Quella vera, non quella distorta stalinista.

Nella lotta politica quotidiana è importante citare e sottolineare costantemente le guerre tra stalinisti. E’ importante per smascherare la vera essenza antiproletaria di queste organizzazioni che si sforzano di apparire “leninisti”. E che senza pudore continuano ad usare la terminologia “marxista” per giustificare le loro sporche azioni borghesi nazionali e internazionali, come l’odierna guerra tra Russia-Ucraina dove ancora una volta gli stalinisti, tutti schierati a sostegno dell’imperialismo russo, si definiscono “comunisti”. 

                                                                                                               13 agosto 2022


 

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1969 CONFLITTO UNIONE SOVIETICA CONTRO CINA: CAPITALISTI STALINISTI IN GUERRA TRA DI LORO.

 

DUE NAZIONI A CAPITALISMO DI STATO IN GUERRA TRA DI LORO PER I CINICI INTERESSI BORGHESI. E’ COSI’ CHE GLI STALINISTI AL POTERE INGANNANO LE MASSE PROLETARIE: DEFINENDOSI “MARXISTI” “COMUNISTI”.  SONO INVECE GUERRAFONDAI CAPITALISTI.

 

Nella politica comunista per la realizzazione di una società superiore DUE PAESI PROLETARI RIVOLUZIONARI NON SI FANNO MAI LA GUERRA L’UNO CONTRO L’ALTRO! Questo assolutamente non appartiene alla politica  comunista.

Al contrario nella vera politica comunista due paesi proletari SI UNISCONO dopo la rivoluzione!  SI UNISCONO PER PROMUOVERE E ORGANIZZARE ALTRE RIVOLUZIONI, con le quali poi ulteriormente unirsi e realizzare la rivoluzione globale. Questa è la vera, corretta, politica marxista seguita dall’Internazionale.

E’ tra paesi capitalisti che invece è normalità scontrarsi, competere tra loro, anche militarmente per rubarsi i mercati, farsi le guerre.   

Al contrario nella vera politica comunista due paesi proletari SI UNISCONO dopo la rivoluzione!  SI UNISCONO PER PROMUOVERE E ORGANIZZARE ALTRE RIVOLUZIONI, con le quali poi ulteriormente unirsi e realizzare la rivoluzione globale. Questa è la vera, corretta, politica marxista seguita dall’Internazionale.

E’ tra paesi capitalisti che invece è normalità scontrarsi, competere tra loro, anche militarmente per rubarsi i mercati, farsi le guerre.  

Quindi l’Unione Sovietica stalinista era senza dubbio un paese capitalista-imperialista. Un imperialismo che nello scontro tra potenze, sottomettendo 

altre borghesie nel Patto di Varsavia (vedi repressione Berlino nel ’53, in Ungheria nel ’57, Praga nel ’70) ingaggiava anche guerre imperialiste nel mondo, come l’invasione dell’Afghanistan nel 1979. E come la guerra contro la Cina maoista nel 1969. Esattamente come tutte le altre potenze capitaliste occidentali.  

E la Cina: ugualmente capitalista. Che, nella sua politica borghese nell’arena mondiale, non solo nel 1950 in Corea ha mosso una cruenta guerra contro gli Stati Uniti, ma nel ’69 (come sopra) si è scontrata militarmente anche con la Russia stalinista, e nel ’79 anche contro l’altrettanto stalinista Vietnam. Qui, un massacro tra stalinisti rivali.

E’ chiaro, non c’è dubbio: tutto questo non ha nulla a che spartire con il marxismo.  

La cosa però molto pericolosa è  che gli stalinisti, capitalisti nazionalisti al potere in Cina, Vietnam, e nell’ex Unione Sovietica, nel loro procedere borghese si definiscono “marxisti”, “comunisti”, ingannando le masse di tutto il mondo. Un grosso problema politico.

Sono sempre loro, da pericolosi mentitori, che sfruttando senza tanti problemi i propri lavoratori proletari, li scagliano nelle guerre contro altri proletari.

E’ evidente che c’è urgente bisogno di chiarezza.

Il compito dei marxisti, dei veri marxisti, è quindi più che mai necessario: smascherare questi impostori, e chiarire cosa sia il VERO MARXISMO e la VERA POLITICA COMUNISTA, per il futuro dell’umanità.

 


 

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A CHE COSA SERVE UNA RIVOLUZIONE?

 

 

Nella politica comunista per l’edificazione di una società superiore la rivoluzione è

concepita come rivoluzione mondiale. Non può essere altrimenti.

La rivoluzione in un singolo paese ha quindi un preciso scopo: organizzare le altre e successive rivoluzioni. Questo è punto fisso.

Ne consegue che l’arrivo al potere del proletariato in una nazione attraverso la rivoluzione ha si lo scopo, in quella determinata nazione, di mantenere il proletariato al potere, ma il compito assolutamente principale, attraverso la vittoria in quella determinata nazione, è organizzare i partiti e le organizzazioni rivoluzionarie negli altri paesi, per  poi, quando i momenti propizi rivoluzionari si presenteranno di nuovo, condurre le altre rivoluzioni.

Quindi se la rivoluzione in questo determinato paese soccombe, per svariati motivi: dall’esterno per l’attacco militare congiunto delle borghesie mondiali che hanno interesse a sopprimere la rivoluzione; o dall’interno, per motivi economici, in quanto il paese rivoluzionario dove il proletariato è giunto al potere viene isolato economicamente e versa in indescrivibili problemi economici e sociali che determinano come riflesso, l’emergere all’interno della nazione di movimenti politici e sociali borghesi che agendo riescono, in vari modi, a far crollare la rivoluzione – questo, cioè il crollo della rivoluzione in quel determinato paese, nella strategia della rivoluzione internazionale, non ha alcuna importanza, in quanto, grazie al fatto che sono stati formati partiti/movimenti rivoluzionari in tutto il mondo, nei successivi momenti rivoluzionari catastrofici le rivoluzioni riesploderanno dappertutto, giungendo allo scopo di rivoluzioni a catena. QUESTO E’ IL VERO OBBIETTIVO iniziando una rivoluzione in una nazione, per l’edificazione di una società superiore. 

Certamente la conquista rivoluzionaria proletaria in un determinato paese richiede che il proletariato arrivato al potere faccia tutti gli sforzi possibili per rimanerci, ma questo, VA ANCORA UNA VOLTA RIBADITO non è l’obbiettivo principale della rivoluzione, deve essere chiaro.

Perché è nel promuovere e organizzare con tutti gli sforzi e i mezzi possibili le rivoluzioni in tutto il mondo, cioè in ultima istanza, con la rivoluzione internazionale, che si può abbandonare il vecchio caotico sistema capitalistico commerciale strapieno di contraddizioni e problematiche e passare ad un sistema economico sociale organizzato, in cui la produzione possa essere condivisa equamente tra la popolazione, senza più la caotica e disastrosa vendita delle merci.

Pertanto la rivoluzione del proletariato in un paese può essere vista e concepita solo in questa prospettiva.

 

IL RUOLO FONDAMETALE DELL’INTERNAZIONALE.

In questa prospettiva di organizzazione di rivoluzioni in tutti i paesi, fondamentale è il ruolo della costituzione dell’Internazionale. Un’organizzazione sovranazionale di partiti e movimenti rivoluzionari, dove essi, in comune accordo, possano trovare il giusto 

orientamento di corrette posizioni politiche, di sistemi organizzativi efficaci di unione e  aiuto reciproco. L’Internazionale assolverà il suo compito storico solo quando il capitalismo a livello globale non sarà completamente sconfitto e sarà scomparso.

Tutto ciò, è evidente, è in completa contraddizione con la truffaldina e ingannatrice politica borghese stalinista nazionalista del “socialismo in un solo paese”. Una politica che mira solo a portare i nazionalisti stalinisti al potere, dove essi attraverso lo stato, gestiscono “il capitalismo statalizzato” in concorrenza contro altri capitalismi, che a loro volta potrebbero essere anch’essi statalizzati, come avvenuto nel passato anche con guerre, come la guerra tra la stalinista Unione Sovietica e la maoista Cina nel 1969 o il conflitto tra la maoista Cina e il “socialista” Vietnam nel 1979. Stalinisti che, in una società borghese in cui  tutte le leggi caotiche e disastrose del capitale continuano ad operare, dirigono capitalistiche banche statalizzate, capitalistiche industrie statalizzate, capitalistiche aziende commerciali statalizzate, luoghi di lavoro, e così via, sostituendosi ai capitalisti privati nelle loro attività. Gli esempi pratici di questa pratica borghese non mancano: oggi sono la Cina, Cuba, Corea del Nord, e nel passato l’Unione Sovietica e tutti i suoi sottomessi paesi satelliti.

Bisogna aver chiaro lo scopo di una rivoluzione proletaria per, alla fine, essere vittoriosi contro la borghesia e che gli sforzi fatti non siano stati vani.

 

                                                                                                   16 luglio 2022


 

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IL GIORNALE, STRUMENTO DI LOTTA POLITICA

A CHE COSA SERVE UN GIORNALE COME IL NOSTRO, RIVOLUZIONARIO? 

QUAL’E’ LO SCOPO DI UN GIORNALE? 

 

 

Il giornale, come lo sono i libri, le riunioni, l’analisi, le manifestazioni, i volantini, ecc. è uno dei tanti mezzi di lotta politica. Nella nostra quotidiana lotta comunista abbiamo bisogno di molti strumenti per, alla fine, poter battere la borghesia.

Ma, nell’impostare un giornale, la domanda chiave è: qual è lo scopo preciso che si vuol raggiungere con questo strumento di battaglia: Informazione? Agitazione? Chiarimento di idee? Contatto? Autofinanziamento? Collegamenti?

In sostanza, ogni tipo di giornale viene studiato e organizzato per raggiungere un preciso o più precisi obiettivi.

 

Anche il nostro giornale “Der kommunistische Kampf” persegue quindi dei determinati fini. Il primo e fondamentale: è indirizzato a favorire il primo contatto con i giovani interessati al marxismo e alla lotta contro il capitalismo. Quindi è stato costituito sulla psicologia politica dei giovani. Su questa base nella pratica bisogna rispondere a precise esigenze: a quali argomenti politici, temi, lotte, un giovane interessato al marxismo può essere attratto? Qui perciò bisogna capire bene, sperimentare e muoversi di conseguenza. E, in che forma deve essere scritto un articolo e quanto deve essere lungo per, alla meglio, essere compreso da un giovane attratto al marxismo? Infine: a chi deve essere diffuso il giornale e come deve essere diffuso?  Questi i criteri fondamentali di impostazione.

Poi “Der kommunistische Kampf” ha un secondo importante fine: elevare la professionalità politica degli attivisti. Cosa si intende con questo? La diffusione del giornale è 

un elemento fortissimo per spingere l’attivista diffusore a dare alle numerose domande poste durante la diffusione, risposte politiche corrette e coerenti. In questo sforzo si professionalizza moltissimo.

Altro fattore di formazione altrettanto efficace che il giornale svolge: far si che tutti gli attivisti (ma proprio tutti) vi scrivano gli articoli. Fattore fondamentale per favorire di continuo la formazione politica.

Su questi criteri per gli scopi prefissati dobbiamo dire che il nostro “Der kommunistische Kampf” sta funzionando, e bene. Gli interessati lo leggono volentieri e quando i ragazzi tedeschi vengono ai colloqui o alle riunioni (ancora molto piccole) soddisfatti, pongono sempre un sacco di domande politiche.

Ma per essere efficaci come organizzazione rivoluzionaria un giornale non basta, abbiamo bisogno di più giornali. Un secondo giornale di studio, di analisi molto approfondita è perciò assolutamente necessario. Un giornale che dia un’analisi molto più specifica rispetto a “Der kommunistische Kampf”.

Questo secondo giornale, in programma, sarà rivolto solo al giro ristretto interno degli attivisti, e non usato per il primo contatto.  In questo tipo di giornale di studio, gli articoli lunghi e complessi in esso contenuti, possono essere compresi bene dagli componenti dell’organizzazione, accelerando così la professionalità politica di cui hanno bisogno. Anche questo giornale sarà scritto da tutti i militanti, non escludendo nessuno, perché questo, nella formazione politica è assolutamente necessario.

Nella nostra organizzazione leninista non esiste e non esisterà mai una elite politica che si occuperà esclusivamente di scrivere gli articoli mentre tutti gli altri ne rimangono esclusi e il loro compito è di diffonderli. Non ha senso politico. Chi scrive diffonde e chi diffonde scrive. Perché è solo così, dove tutti sanno studiare e scrivere articoli e poi diffonderseli e organizzare, che si può arrivare a dare agli attivisti una professionalità di prim’ordine e completa, che in caso di attacco della borghesia ogni militante è in grado di riprodurre l’organizzazione.

Questi due giornali sono quindi gli impegni prioritari della nostra organizzazione.

Poi avremo bisogno di un giornale per la diffusione nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle piazze e così via. Questo altro giornale di primo contatto sarà “Der kommunistische Kampf” con l’aggiunta di articoli per i lavoratori, le masse, ecc.

Naturalmente i vari giornali svolgeranno anche il ruolo di garantire l’autofinanziamento.

Questo insieme di giornali è stato usato con esito positivo, molto positivo dai bolscevichi, e che noi oggi riteniamo indispensabile per lo sviluppo e il corretto funzionamento dell’organizzazione rivoluzionaria leninista. Su questa base il successo è senz’altro garantito.                                       

                                                                                7 luglio 2022  -  Claudio Piccoli


 

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MARX IL RIVOLUZIONARIO.

AL SERVIZIO DELL’EMANCIPAZIONE

 

Ha dedicato tutta la sua vita alla lotta per una società superiore.

UN ESEMPIO DA SEGUIRE

 

 

L’impostazione del lavoro rivoluzionario di Marx la si può riassumere in questa citazione di Pavel Annenkov: “Il 30 marzo 1846 a Bruxelles si tiene una riunione alla quale sono presenti Marx, Engels, Weitling, il belga Philippe Gigot, i tedeschi Edgar von Westphalen, il cognato di Marx Joseph Weydemeyer, Sebastian Seiler, e il russo Pavel Vasil’evic Annenkov che scrive una relazione della seduta: «Weitling parlò per primo, ripetendo tutti i luoghi comuni della retorica liberale e avrebbe senza dubbio parlato più a lungo se Marx non l’avesse interrotto, la fronte aggrottata per la collera. Nella parte essenziale della sua risposta sarcastica, Marx dichiarò che sollevando il popolo senza fondarne in pari tempo l’attività su basi solide, lo si ingannava. Far nascere speranze fantastiche non portava alla salvezza, ma piuttosto alla perdita di coloro che soffrivano; rivolgersi agli operai e soprattutto agli operai tedeschi, senza avere idee strettamente scientifiche e una dottrina concreta, significa trasformare la propaganda in un gioco privo di senso, peggio, senza scrupoli. Weitling replicò che con la critica astratta non si sarebbe potuto ottenere nulla di buono e accusò Marx di non essere altro che un intellettuale borghese lontano dalle miserie del mondo. A queste ultime parole Marx, assolutamente furioso, diede un pugno sul tavolo così forte che il lume ne tremò, e, alzandosi di scatto gridò: «Fino ad ora l’ignoranza non ha mai servito nessuno!» (Pavel Annenkov, cit. in U. Cerroni, cit., 27). Per Marx, combattere seriamente il capitalismo significava perciò operare su basi “scientifiche”, concrete, solide, non superficiali, su “speranze fantastiche”. E questo sarà la bussola che orienterà il grande rivoluzionario per tutta la sua vita politica. L’agire deve essere guidato dallo studio e lo studio deve servire per l’agire: questo il credo ferreo adottato dal rivoluzionario Marx, che fin da giovane partecipa a tutti i moti rivoluzionari, partendo dal grande sconvolgimento del 1848 che determinerà in tutta Europa l’ascesa della borghesia.  

Ed è proprio dalla sua analisi scientifica che Marx già da giovane, assieme ad Engels, può vedere da subito che il nascente proletariato, allora piccolissima minoranza nella società capitalista, nel futuro sarebbe così enormemente diffuso fino a diventare predominante nella società, per diventare poi il motore che sopprimerà e supererà il controverso sistema capitalistico. Da questa visuale Marx si attiva quindi per organizzare, sia teoricamente che organizzativamente, il proletariato, futuro elemento degli stravolgimenti sociali. 

Comincia questa sua intensiva attività politica con il fondare nel 1847, non ancora trentenne, assieme ad Engels, la “Lega dei Comunisti”. Così cita l’articolo 1 dello stesso Statuto di fondazione: «Scopo della Lega è il rovesciamento della borghesia, la soppressione dell'antica società borghese fondata sugli antagonismi di classe e l'instaurazione di una nuova società senza classi e 

senza proprietà privata». E già da subito è evidente che i due dirigenti comunisti hanno già chiaro che per raggiungere l’obbiettivo dell’abbattimento del perverso sistema mercantile la loro appena costituita organizzazione ha bisogno di basi teoriche molto solide affinchè la lotta possa essere efficace. Per cui Marx ed Engels scrivono il “Manifesto del Partito Comunista” come base programmatica. Con questo fondamentale scritto analitico il nascente movimento ha perciò adesso la possibilità di intraprendere con consapevolezza i suoi primi passi di lotta, su basi reali, scientifiche, non con idee di fantasia o dettate dalla passione come avveniva prima con i “socialisti utopisti”. Sarà il primo elemento di coscienza concreta nella lotta contro la borghesia, che in seguito tutti i comunisti del mondo adotteranno. 

Essendo che tutto il lavoro per Marx - in collaborazione con Engels - è in funzione della rivoluzione, scrive molteplici trattati scientifici, in modo che la lotta proletaria, possa raggiungere con consapevolezza l’obbiettivo dell’abbattimento capitalistico.

In questa prospettiva il rivoluzionario nel 1844 scrive “i Manoscritti economico-filosofici”,  nel 1845 La sacra famiglia”, le Tesi su Feuerbach (1845), L'ideologia tedesca (1845), Miseria della filosofia (1847), nel 1849 Lavoro salariato e capitale” , “Il 18 brumaio di Luigi Napoleone” (1852), “Grundrisse” (1857-1858), “Per la critica dell'economia politica” (1859), l'incompiuta opera de Il Capitale” (1867), “La guerra civile in Francia (1871) e “la Critica del Programma di Gotha” (1875).  A questo va aggiunto tutto il lavoro sul "Materialismo storico".

Tutte le analisi    politiche, sociali, economiche e filosofiche, scritte, va ripetuto, spesso im modo molto semplice, non per compiacere se stesso, ma con lo scopo preciso di sostenere e organizzare la lotta politica rivoluzionaria. 

In contemporanea ovviamente intensissima è la sua attività pratica.

Dopo la "Lega dei Comunisti" del 1847, Marx fu tra i fondatori della "Prima Internazionale" nel 1864, per la quale scrive il discorso di apertura dello statuto dell'Associazione. All'interno dell'Associazione  è responsabile della Germania e successivamente anche dei Paesi Bassi e della Russia. In questo periodo è molto attivo nel lavoro di chiarificazione politica e di orientamento dell'organizzazione, conducendo al contempo una lotta decisa contro i socialisti utopisti, la corrente borghese radicale e gli anarchici.

 

Nel 1875, con il suo trattato "Critica del programma di Gotha", delineò le linee programmatiche fondamentali su cui si sarebbe fondato il Partito Socialdemocratico di Germania, che Marx ed Engels avrebbero guidato fino alla loro morte.

È difficile trovare nella storia una dinamica rivoluzionaria teorica e pratica così intensa allo stesso tempo.  Molto lontano dalla rappresentazione borghese di un Marx descritto "solo" come filosofo. Si tratta di una attività rivoluzionarie di altissimo livello che ha fatto la storia. UN ESEMPIO DA SEGUIRE.

Un riferimento particolare al famosissimo "Il Capitale": un'analisi così reale e dettagliata della società capitalista che anche molti avversari politici ne riconoscono la validità scientifica. L'analisi scientifica completa di Marx e il suo lavoro pratico con la "Lega dei Comunisti", l'"Internazionale" e il "Partito Socialdemocratico di Germania" sono oggi i criteri pratici granitici su cui si basano tutte le organizzazioni che lottano contro il perverso capitalismo.  E così sarà fino al suo rovesciamento finale. Un grande ringraziamento al grande Marx.

 

                                                                         29 giugno 2022


 

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SISTEMI DI DOMINIO CAPITALISTICO:

Fascismo – Capitalismo di stato – Democrazia parlamentare.

L’esperienza del proletariato tedesco.

 

 

Questo articolo non può dare uno sguardo completo agli aspetti economici, sociali e politici della Germania nelle sue tre costituzioni statali dal 1933 ad oggi. Piuttosto, vogliamo cercare di esaminare le rispettive istituzioni sociali esistenti sulla base del loro rapporto con il capitale secondo la concezione marxiana, al fine di trarre conclusioni per il proletariato tedesco e internazionale, se necessario. È certamente notevole che il proletariato tedesco sia l'unico ad aver sperimentato tutti e tre i sistemi sociali capitalisti. Perciò, specialmente oggi, ci troviamo di fronte al compito di guardare indietro ai passati sistemi di dominio del capitale, elaborare i meccanismi di controllo e manipolazione borghesi e sviluppare tattiche per minarli e arrivare così a una forma superiore di società in cui le contraddizioni del capitalismo in tutte le sue manifestazioni saranno superate.

 

 

 

Fascismo/Nazionalsocialismo 

Secondo l'ex segretario generale del Comintern e poi primo ministro della Bulgaria Georgi Dimitroff, il fascismo può essere descritto come la "dittatura terroristica degli elementi più reazionari, sciovinisti e imperialisti del capitale finanziario".1 Ciò significa che il fascismo, come il capitalismo di stato (pseudo-socialismo) e la democrazia parlamentare borghese, può essere descritto come una manifestazione del capitalismo, poiché tutti questi sistemi di governo, indipendentemente dalla loro dottrina politica implicita ed esplicita, hanno la stessa base economica, che significa, soprattutto, che i mezzi di produzione della società sono di proprietà privata.(2)

Per nascondere questo fatto, il fascismo tedesco è particolarmente caratterizzato dal fatto che nella sua dimensione esplicita cerca di stabilire una somiglianza morfologica con il socialismo, come è già chiaramente riconoscibile attraverso una terminologia come "nazionalsocialismo" e "partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi".

Così, soprattutto nella propaganda fascista, elementi dell'agitazione del movimento operaio comunista sono adottati esteriormente attraverso frasi e progetti pseudo-socialisti, come "La forza attraverso la gioia" o "Il lavoro rende liberi". Questa apparente vicinanza al socialismo è dovuta principalmente al fatto che il fascismo storico è costituito dalla necessità di contrastare il nascente movimento operaio di un paese. Questo è evidente nel caso della Repubblica di Weimar durante e subito dopo la crisi economica del 1929:  quando le contraddizioni del sistema economico capitalista e le loro conseguenze divennero apertamente evidenti in questo periodo, ciò portò a un rafforzamento del movimento operaio sotto la guida del KPD con Ernst Thälmann a capo e la richiesta di una Germania socialista sovietica, che come conseguenza avrebbe portato alla nazionalizzazione di tutti i mezzi di produzione del paese e quindi all'esproprio della borghesia tedesca.

Inoltre, a causa delle conseguenze della prima guerra mondiale e delle richieste di risarcimento delle potenze vincitrici alleate, con la contemporanea crescita dell'industria tedesca, una guerra per espandere il mercato sembrava inevitabile dal punto di vista della borghesia tedesca.

Per legare il potenziale rivoluzionario del movimento operaio tedesco e legittimare una nuova guerra, il nazionalsocialismo tedesco doveva fornire un'ideologia alternativa al socialismo per unire non solo la piccola borghesia ma anche la grande massa dei lavoratori in questo movimento politico ibrido, cosa che riuscì a fare straordinariamente bene, dato che una grande parte del proletariato tedesco vi aderì enfaticamente per la sua apparente vicinanza ideologica al socialismo.

Attraverso istituzioni come il "Fronte Tedesco del Lavoro", che fu fondato dopo la distruzione dei sindacati nel 1933, molte delle richieste del movimento operaio furono assunte, anche se la contraddizione di base, che consiste nella proprietà privata dei mezzi di produzione, era naturalmente ancora presente, così che sebbene i lavoratori in questo sistema sperimentarono un aumento del livello di vita per alcuni aspetti, essi furono completamente privati dei diritti per quanto riguarda il loro stesso movimento, il che si manifestò anche nella soppressione incondizionata di qualsiasi opposizione comunista.

È tanto più importante oggi, specialmente per noi comunisti tedeschi, riconoscere i meccanismi capitalistici del fascismo, poiché non dobbiamo ingannarci sul fatto che il tentativo di ristabilire un sistema comparabile da parte dei capitalisti tedeschi può avvenire in qualsiasi momento in cui sia necessario legittimare una nuova guerra o lottare contro un movimento operaio emergente, che è inevitabile a causa delle crisi periodiche del capitalismo.

 

Capitalismo di Stato (pseudo-socialismo)

 

È qui che nascono spesso i malintesi: Stalinisti, maoisti e altri gruppi politici amano sostenere che il socialismo o addirittura il comunismo è stato realizzato in paesi come la DDR e l'Unione Sovietica.

È estremamente importante a questo punto fare la distinzione leninista tra i concetti di capitalismo di stato, socialismo e comunismo.

Il capitalismo di Stato subito dopo la rivoluzione con la presa del potere del proletariato è la necessaria fase di transizione da una forma di società capitalista privata al socialismo. Vladimir Lenin scrive: "Si vedrà che il capitalismo statale-monopolista in uno stato veramente rivoluzionario-democratico significa inevitabilmente un passo, anzi più passi, verso il socialismo!" e inoltre: "... Perché il socialismo non è altro che il prossimo passo avanti, al di là del monopolio capitalista statale. O in altre parole, il socialismo non è altro che il monopolio capitalista di stato applicato a beneficio di tutto il popolo, e quindi ha cessato di essere monopolio capitalista"³.

Il capitalismo di Stato si sviluppa quindi dal capitalismo privato nel corso di una fase rivoluzionaria attraverso la nazionalizzazione dei mezzi di produzione. Il socialismo può essere raggiunto solo in seguito, se questa rivoluzione avviene a livello internazionale.

In caso contrario, la fase rivoluzionaria si ossifica rapidamente in burocratismo e nazionalismo borghese, cosicché, a causa della concorrenza internazionale con i paesi capitalisti privati, gli elementi dell'economia di mercato penetrano col tempo nel sistema statale-capitalista, per cui esso deve crollare prima o poi, come mostrano chiaramente tutte le precedenti dittature statali-capitaliste e quindi anche l'ex DDR.

Nel caso della RDT si può parlare di uno stato sociale distinto, ma questo non deve portare a definirlo socialista, poiché uno stato socialista può nascere solo nel corso di una rivoluzione internazionale e deve essere orientato verso la realizzazione del comunismo, il che significa che lo stato si estingue gradualmente e i prodotti socialmente prodotti vengono distribuiti alla popolazione invece di essere venduti. 

Nell'ex RDT non solo continuò ad esistere l'economia mercantile, ma anche l'apparato statale fu massicciamente ampliato, come in quasi tutti gli altri paesi, per

assicurare il controllo e la manipolazione globale della popolazione.

Ma rispetto al fascismo, qui nell’ex DDR, come nell’ex Unione Sovietica e suoi satelliti, mentre le coperture sociali sono molto estese si verifica una situazione di salari estremamente bassi che determina un livello di vita estremamente basso rispetto alle economie concorrenti private occidentali,  causando forti malumori tra la popolazione con persone che fuggono nei paesi occidentali, esplosione di rivolte come a Berlino nel 1953, in Ungheria nel1957, e in Cecoslovacchia nel 1970,  con brutali repressioni nazionali e il perseguitare ogni autentico movimento comunista.

Un sistema capitalista statale di questo tipo era quindi destinato a portare a una gerarchizzazione della società e a un vincolo e a una neutralizzazione del potenziale rivoluzionario invece di realizzarlo in direzione di una società senza classi. (vedi anche  https://www.derkommunistischekampf.com/2021/07/30/proletarischer-internationalismus-und-ex-ddr/) Il socialismo può quindi essere realizzato solo a livello internazionale e poi, con l'abolizione dell'economia mercantile e l'appassimento dello Stato, passare alla società senza classi del comunismo.

 

Democrazia parlamentare

 

Per impedire questa transizione da una vecchia a una nuova e superiore forma di società, le classi dirigenti di una società, come abbiamo già visto, fanno uso di varie sovrastrutture statali. La classe dominante della borghesia nel capitalismo cerca di mascherare i reali rapporti di dominazione e quindi distrarre dal suo ruolo nell'ordine sociale complessivo.

Rispetto ai sistemi fascisti e capitalisti di stato, che nella maggior parte dei casi operano in modo relativamente aperto con la repressione statale, una democrazia parlamentare borghese è un sistema che opera molto più sottilmente e, in particolare, lavora con la manipolazione mediatica delle masse.

Per questa ragione, questo sistema di governo è anche descritto da Vladimir Lenin come "il miglior guscio politico concepibile "5 , poiché alle masse viene data l'impressione di poter influenzare i processi di decisione politica, per esempio attraverso l'elezione di un parlamento, mentre i rappresentanti eletti del popolo e quasi tutte le altre istituzioni di questo sistema di governo sono al servizio della classe capitalista nazionale e internazionale e rappresentano solo gli interessi della borghesia del rispettivo paese o, come nel caso della Germania, di un egemone imperialista.

Si tratta quindi di una sorta di simulazione politica che ha lo scopo di coprire la realtà dell'oligarchia associativa e partitica dominante in modo che tutte le contraddizioni immanenti nel sistema economico capitalista e i loro effetti, come le periodiche crisi economiche, le guerre imperialiste, lo sfruttamento delle masse lavoratrici e la corruzione all'interno delle istituzioni statali, restino.

Poiché il proletariato tedesco, così come la maggioranza del proletariato internazionale, si trova attualmente in questo sistema sociale di manipolazione delle masse mediatiche e meccanismi di controllo globale, si pone la questione di una tattica politica adatta a superare questo sistema in direzione di un ordine sociale superiore.

A causa della relativa prosperità delle masse popolari nei paesi occidentali e della simulazione parlamentare della politica, consideriamo appropriato come comunisti in questo momento perseguire tattiche extraparlamentari rivolgendoci prima all'individuo piuttosto che alle masse in modo educativo per formare una rete di esperti marxisti nel mondo, che, in un futuro momento rivoluzionario, quando le contraddizioni del capitalismo diventeranno evidenti in una delle crisi periodiche, sarà in grado di guidare le masse nella loro lotta contro il sistema attuale e nella successiva costruzione del socialismo internazionale.

Anche se il sistema attuale comporta una parziale precarizzazione delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori, così come un progressivo sfruttamento dei paesi del terzo mondo e dei paesi emergenti, la relativa prosperità materiale dei paesi occidentali sembra essere abbastanza pronunciata da rendere impossibile al momento un movimento politico di massa globale. (vedi anche il nostro articolo su questo: https://www.derkommunistischekampf.com/ausserhalb-des-parlamentes/ )

 

Conclusione

 

Come già detto, l'esperienza di tutte e tre le sovrastrutture capitalistiche è una caratteristica unica del proletariato tedesco. Il proletariato tedesco in particolare dovrebbe quindi oggi riconoscere chiaramente i meccanismi di manipolazione e controllo borghesi e prendere coscienza del suo potenziale rivoluzionario. Perché è precisamente nel legare e neutralizzare il potenziale rivoluzionario delle masse lavoratrici che consiste lo scopo principale dei sistemi di governo capitalistici nelle loro varie manifestazioni. Solo quando le contraddizioni del capitalismo e le sue tattiche di occultamento sono state riconosciute ed esposte da tutti i lati, questo potenziale rivoluzionario può essere liberato, la sovrastruttura capitalista superata buttata via e un nuovo ordine sociale superiore realizzato.

 

1 Wippermann, Wolfgang: Faschismustheorien. Sullo stato della discussione attuale. Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1989, pp. 21 ss. e 58.

 

² Questa affermazione vale in realtà anche per il capitalismo statale pseudo-socialista, poiché, contrariamente alla sua esplicita dottrina politica, senza un orientamento internazionalista deve degenerare in capitalismo privato dopo essere stato costretto, a causa della concorrenza internazionale con i paesi capitalisti privati, ad adottare successivamente elementi di economia di mercato e quindi ad allontanarsi gradualmente dall'economia pianificata socialista, come dimostrano chiaramente paesi come l'ex Unione Sovietica, la DDR e l'attuale "Repubblica popolare cinese".

 

Lenin (Uljanow), Vladimir Ilic: Lenin Werke, vol. 25, pp. 368-369, Dietz Verlag Berlin, 1972.

 

4 Ciò che si intende qui è il tenore di vita materiale in confronto agli anni dell'immediato dopoguerra prima della fondazione della RDT nel 1949 e in relazione alla sicurezza sociale completa in confronto alla RFT. Per quanto riguarda la fornitura di beni di consumo per la popolazione, per esempio, la RDT rimane rapidamente indietro rispetto allo sviluppo della RFT nei decenni successivi, il che porta a rivolte di massa tra la popolazione, soprattutto negli ultimi anni della RDT. (vedi grafico)

 

5 Ibid. Pagina 393 - 507.                                                                                                                                                                               D.  P.      16 giugno 2022

 


 

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ASTENSIONISMO REKORD ALLE ELEZIONI IN NRW

(Nordrhein Westfalen)

LE MASSE SFRUTTATE PERCEPISCONO SEMPRE PIU’ COME LE ELEZIONI

NON RAPPRESENTINO I LORO INTERESSI

 

 

L’ASTENSIONISMO ALLE ELEZIONI E’ UNA TENDENZA CHE RIGUARDA TUTTI I PAESI EUROPEI

 

 

            2 giugno 2022

 

Il mondo politico tedesco è spaventato: anche in Germania la partecipazione al voto tende drasticamente a diminuire.

Gli esperti allarmati cercano di darne una spiegazione: «Non ci si può sorprendere visto la totale assenza di temi riguardanti i cittadini» è l’analisi die “WELT del 16 maggio nell’articolo “Record di non votanti nelle elezioni in NRW: giusta punizione per l’ignoranza politica”. Segue il commento del “FrankfurterRundschau” sempre lo stesso giorno nell’articolo ““Record di non votanti nelle elezioni in NRW: le ragioni dell’astensionismo”: «Ci sono diverse ragioni per cui le persone autorizzate a votare non votano. Da un lato, ci sono ragioni tecniche, afferma la politologa Julia Schwanholz dell'Università di Duisburg-Essen. Ad esempio, se le schede per le assenze arrivano al vecchio luogo di residenza poco dopo un trasferimento. Poi c'è chi non gradisce l'attuale offerta dei partiti. "Infine, ci sono coloro che rifiutano il sistema politico dominante", dice».

Ma il FrankfurterRundschau  nell’articolo riporta anche il commento, fuori dal coro dei “tecnici”, di una giovane intervistata di nome Maria, che da invece un’altra versione del fatto: Tutti i partiti sono uguali” è la sua affermazione, e 

riguardante le loro proposte politiche specifica: “Il contenuto era simile, solo la formulazione era diversa”.

Certo, proprio così. E la versione che da Maria, in fondo non è molto dissimile dalla nostra interpretazione della funzione delle elezioni: i partiti parlamentari, che sono partiti della borghesia, non svolgono il ruolo di risolvere i problemi profondi delle masse lavoratrici – lavoro, lavoro precario, stipendi, tasse, pensioni, supersfruttamento degli immigrati, condizioni di lavoro stressanti, controversie 

sociali, ecc. – ma si presentano su problemi estremamente secondari cercando con giri di parole di attirare l’attenzione delle persone per carpirne il voto.

E questo è il vero motivo, e non problemi tecnici o per l’ignoranza dei politici nel sapersi presentare, per cui in tutte le nazioni dei paesi avanzati la partecipazione al voto è in crisi, diminuisce costantemente.

Infatti l’allontanamento delle masse lavorative a quella che i marxisti definiscono “la farsa del voto” è un fatto che riguarda anche la Francia (come la tabella accanto riporta), l’Italia, e tutti i paesi europei, senza eccezione.

Nel nostro Sitoweb in internet “Der kommunistische Kampf” postato nel 2016, nelle “Nostre Posizioni Politiche” scriviamo: “Il parlamento serve al padronato per dare l’impressione al proletariato attraverso il voto, di poter decidere sulla conduzione della vita politica ed economica del paese, di aver un ruolo. Il trucco, il gioco di prestigio dei ricchi nell’uso di questo strumento, consiste nel fatto di far votare [il cittadino e ] il lavoratore facendolo scegliere su una vasta gamma di partiti dei quali il lavoratore conosce poco o crede di conoscere. Partiti che invece, chi direttamente chi indirettamente, nascostamente, lavorano per il padronato e fan finta di polemizzare tra di loro. Dopo il voto, per il fatto che i parlamentari rimangono in carica 4 o 5 anni e in questo periodo non possono più essere ritrattati, il lavoratore che li ha votati non è più in grado di controllarli e quindi i partiti, slegati da chi li ha votati, possono prendere qualsiasi decisione, seguendo le indicazioni e gli interessi dei ricchi imprenditori da cui direttamente o indirettamente dipendono. Il  lavoratore che con il voto è convinto di essere stato determinante, in realtà non svolge nessun ruolo. Gli è stato buttato solo fumo sugli occhi per attirarlo in una scelta che con i suoi interessi nulla ha a che fare. Si sta notando però che sempre più lavoratori istintivamente percepiscono questa discrepanza, questa inganno e come nei decenni il numero dei votanti stia sempre più calando”.

Ecco spiegato da dove arriva l’intuizione della giovane Maria e le ragioni profonde dell’astensionismo di massa.


 

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“Brothers in Arms”

 

 

“Brothers in Arms” (fratelli in armi) una canzone di Mark Knopfler che mentre

la si ascolta fa venire i brividi. Parla della guerra, delle distruzioni e della sofferenze.

Il mondo che è uno solo ma che siamo diversi. E’ schiocco fare la guerra e ucciderci.

MA I SOLDATI IN GUERRA COMBATTONO E SI UCCIDONO

NON PER UN MONDO MIGLIORE, MA PER I CAPITALISTI. 

  

            21 maggio 2022

 

Si, il problema di questo mondo è che è un mondo capitalistico. E se è vero che siamo tutti fratelli, i capitalisti che imperano e dirigono le nazioni ci inducono con la propaganda e i pretesti a odiarci e farci la guerra l’un l’altro affinchè difendiamo i loro interessi, le loro ricchezze. 

In realtà istintivamente i popoli tenderebbero a fraternizzare l’un l’altro, se nella società non venissero lanciati messaggi che portano a disprezzare le altre popolazioni, popolazioni che se si va a indagare appartengono a paesi concorrenti alle borghesie del paese dove viviamo. 

E alla fine poi succede esattamente quello che si sta oggi ripetendo in Ucraina:  fratelli proletari in armi che si uccidono contro altri fratelli proletari in armi. 

Perché alcuni fratelli proletari sono stati fatti convinti di sparare e uccidere assurdamente altri fratelli perché definiti “nazisti”. I fratelli attaccati, per niente “nazisti”, a loro volta sono stati fatti convinti di imbracciare le armi per difendere la patria e uccidere i cattivi fratelli invasori. 

Ma i fratelli proletari attaccanti non si sono resi conto che andando ad invadere un paese esterno, ad uccidere e farsi uccidere, è solo per i ricchi capitalisti del proprio 

paese. E i fratelli difensori a loro volta non si rendono conto che uccidono e si fanno uccidere non per difendere una società superiore, ma per difendere gli interessi degli sfruttatori ricchi capitalisti del proprio paese, che poi, insaziabili, continueranno a sfruttarli come prima.

E’ l’ennesima e inutile tragedia che si ripete. Fratelli proletari che si uccidono a vicenda, mentre sui due fronti i ricchi capitalisti seduti su comode poltrone festeggiano il successo dei loro affari, pronti a riabbracciarsi a guerra finita.

 

Serve portare la coscienza e la coesione all’interno dei fratelli proletari. Affinchè i “Fratelli in Armi” anziché massacrarsi inutilmente fra di loro rivolgano tutti assieme le armi contro i propri crudeli aguzzini sfruttatori e edifichino una nuova società. Una nuova società dove il brano “Brothers in Arms” possa diventare la canzone di un lontano triste passato.


 

 

 

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ANALISI DELLA SITUAZIONE IMPERIALISTA

 

LA GUERRA IN UCRAINA STA RAFFORZANDO NOTEVOLMENTE LA BORGHESIA AMERICANA SULLA SCENA INTERNAZIONALE

 

Vogliamo qui fare un riassunto di come le potenze capitaliste sul pianeta

scontrandosi con tutti i mezzi, guerre comprese, cinicamente

cercano di raggiungere gli obiettivi che si prefiggono.

 

 

 

 

           3 maggio 2022

 

Mai come adesso dal dopoguerra in poi l’imperialismo di Washington ha avuto alleati così stretti e compatti, e una NATO così ambita dalle borghesie dei paesi europei, anche da quelli che prima erano scettici come Svezia e Finlandia. Se prima la NATO era un po’ snobbata in Europa, adesso il conflitto militare russo in Ucraina ha messo così tanta paura alle borghesie europee che terrorizzate, non solo chiedono, ma ora pretendono a gran voce la protezione della NATO e il suo veloce rafforzamento e allargamento.    

E’ proprio l’invasione russa dell’Ucraina che rinsalda questo enorme polo militare-politico imperialistico, esattamente l’opposto di ciò che si prefiggeva il governo di Mosca, che con il blitz militare di invadere l’Ucraina, pensava di rafforzare la sua posizione geopolitica nella scena internazionale, dividere con il ricatto del gas e i suoi prodotti agricolo-minerari  i paesi europei - all’interno di essi e dagli Stati Uniti - e di rafforzare la sua alleanza con l’imperialismo di Pechino.  

Già prima  (causa l’emergere dell’imperialismo cinese) il presidente Trump nel suo mandato quadriennale nel suo “Make America Great” aveva fatto tutti gli sforzi possibili per raggiungere l’obbiettivo di compattare l’unione USA-Europa (detta “transatlantica”) attraverso la nota politica di innalzamento dei dazi doganali contro Cina e Russia, le dure sanzioni contro Russia, Cina, Iran, Venezuela, ecc. e di rafforzare la NATO cercando di costringere i paesi europei a portare le proprie spese militari al 2%. Ottenendo però solo in parte i risultati. Ora tutto questo, e ancor di più, nel giro di un mese causa la guerra russa in Ucraina, all’amministrazione Biden si è realizzato, con la prospettiva di rafforzarsi ancor più con il proseguire della guerra.

  

INTERESSE USA AL PROSEGUIMENTO DELLA GUERRA. Molti commentatori internazionali scandalizzati accusano Biden di non voler metter fine al conflitto ucraino, di non cercare il compromesso con Putin. Ma insultandolo di continuo, isolandolo politicamente, rifiutando i russi 

negli incontri internazionali, mandando sempre più armi alle forze ucraine, ecc. di fomentare e cercare con determinazione il proseguo del conflitto.

Questo, nel brutale scontro tra borghesie senza esclusione di colpi, potrebbe effettivamente corrispondere alla realtà.    

Perché se Putin per i suoi interessi geopolitici ha cercato e causato la guerra, Biden adesso per i suoi altrettanto obiettivi geopolitici potrebbe avere interesse che la guerra continui. Per i motivi imperialisti sopra accennati: più la guerra continua e più l’alleanza transatlantica USA-Europa si rinsalda; più la guerra continua e sempre più paesi europei vogliono velocemente entrare nella NATO (perfino la neutralista Svizzera ci sta pensando) e i vari governi europei senza più esitazione vogliono innalzare le proprie spese militari NATO; 

un lungo proseguo della guerra può indebolire di molto il concorrente russo. Non ultimo: causa la guerra, un notevole rafforzamento del polo politico-militare StatiUniti-Europa isola sulla scena internazionale anche l’imperialismo di Pechino (e l’India). Non poco per la borghesia americana che con tutti i mezzi cerca di contrastare l’ascesa delle borghesie concorrenti.

 

E TUTTI QUESTI VANTAGGI USA, CAUSA LA GUERRA IN UCRAINA VOLUTA DALL’ AVVERSARIO   PUTIN.  

 

Fin dall’inizio era chiaro che nello spietato scontro tra capitalisti, Putin, fallendo l’obbiettivo di impadronirsi velocemente dell’Ucraina e impantanandosi in una lunga guerra di posizione, Biden ne avrebbe approfittato. Quanto ne avrebbe approfittato, subito non era chiaro. Adesso si. Washington sembra miri non solo al rafforzamento dell’asse USA-Europa, ma con il proseguo della guerra, come detto, voglia assolutamente arrivare al collasso della  non industrializzata economia russa, alla deposizione di Putin, con un indebolimento dell’imperialismo russo sulla scena internazionale tale da diventare non più pericolosa per gli interessi USA, così da neutralizzarla per un paio di decenni, come successo precedentemente con l’Unione Sovietica.

E il forte rafforzamento strategico USA-Europa e le notevoli difficoltà di Mosca è un segnale potente anche per l’imperialismo di Pechino: la Cina adesso ha meno alleati sulla scena internazionale, e deve porre attenzione alle sue prossime mosse imperialiste (Taiwan compreso). Perché USA e Europa assieme pesano sul PIL mondiale circa il 40%, mentre la Cina è ancora al 16% (mentre la Russia è poco sopra all’1%). E perché la potenza USA con la guerra in Ucraina sta dimostrando essere una potenza militare di altissimo livello, livello a cui l’imperialismo cinese ancora ne è ben lontano, e che in caso di in un eventuale disastroso scontro non avrebbe alcuna chance.

 

Un’ultima osservazione: LA DEBOLEZZA MILITARE RUSSA.

L’imperialismo russo si è sempre pavoneggiato sui media internazionali (supportato con entusiasmo dagli stalinisti  - e lo sta facendo paradossalmente ancora adesso) come una grande potenza militare: la guerra in Ucraina sta dimostrando tutto il contrario. L’esercito ucraino, uno dei più poveri in Europa ma in questa occasione abbondantemente armato da USA (e inglesi) lo ha facilmente sconfitto nell’ovest del paese e adesso lo scontro militare si è spostato a est nella regione del Donbass. Nel conflitto ucraino l’esercito russo ha palesato tutte le sue debolezze: una parte del suo arsenale ancora a bassa tecnologia (una quota di carri armati provengono dell’ex Unione Sovietica), una notevole scarsità di armi e uomini, una accentuata disorganizzazione logistica (di organizzazione) e un debole supporto satellitare. In pratica un nano militare rispetto alla potenza di fuoco USA enormemente tecnologizzata ed estremamente efficiente. Il motivo di questa debolezza militare russa? Il basso grado di industrializzazione del paese, che non riesce a garantire uno standard di livello militare alto e moderno e dove i militari ricevono uno stipendio pari a 400-500 dollari al mese. Nello spietato confronto interimperialistico sarà quindi facile alla potente borghesia di Washington cogliere l’occasione Ucraina per mettere a tacere ancora una volta il nano russo.

Il cinico confronto tra borghesie fa ribrezzo ai proletari. Masse proletarie che purtroppo ne devono subire le tragiche conseguenze. Tutto questo può finire solo con l’abbattimento del sistema del profitto. Non c’è altra via.


 

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L’ORRIBILE GUERRA  IN  UCRAINA RIPORTA ALLA REALTA’ CAPITALISTICA LE MASSE E I GIOVANI  

 

PENSAVANO CHE LA GUERRA FOSSE COSA DEL PASSATO O RIGUARDANTE

SOLO I PAESI ARRETRATI. NON E’ COSI’. IL CAPITALISMO NON E’ E NON

SARA’ MAI COSI’. LE MASSE E I GIOVANI DEVONO RILEGGERSI MARX.

 

 

 

       2 marzo 2022

Quando la mattina del 24 febbraio tutte le agenzie di stampa riportano che i russi avevano invaso l’Ucraina ed era iniziata la guerra nessuno poteva crederci, lo stupore è stato enorme. Nessuno poteva credere veramente che Putin potesse aver fatto una cosa del genere. Uno shock sconvolgente. “Ma non è possibile! Non posso crederci!” erano le frasi di angoscia più ricorrenti. Oggi, dopo due guerre mondiali, la convinzione generale è tale, che un sanguinoso conflitto militare nel centro della “democratica” Europa, in quest’ epoca di diplomazie, di alti valori culturali e morali, di rispetto delle persone, ecc. non possa più esistere, sia fuori discussione.  … Ma la realtà evidentemente parla diversamente.    

E la mattina del 24 febbraio quando la notizia dell’intervento militare russo si diffonde in tutto il globo, “Der Spiegel” sotto shock esce addirittura con il titolo: “Oggi ci siamo svegliati in un altro mondo”.  Si può immaginare lo sconvolgimento di svegliarsi la mattina nel bel mezzo di una guerra mai immaginata.   

 

 

Shock  per i democratici e i giovani, certo, ma non i marxisti come noi, che conoscono molto bene il funzionamento del sistema capitalistico.   

Perché le guerre sono Componenti fisse del sistema borghese come nelle Nostre posizioni politiche nel sitoDer kommunistische Kampf chiaramente scriviamo e sottolineiamo,  mentre alle masse e ai giovani viene ripetuto tutto il contrario. Perché le contraddizioni del sistema capitalistico non sono solo le disuguaglianze sociali e il cambiamento climatico, come ai giovani si vuol far credere, ma  ANCHE  LE DEVASTANTI GUERRE  ne sono parti integrante, con tutte le loro tragiche conseguenze. Questa è la VERA ESSENZA del capitalismo che dovrebbe essere insegnata ai giovani. Il mondo reale si muove proprio tutto il contrario di quello che i democratici propagandano e le scuole insegnano.     

Quindi è contro questa essenza capitalista che bisogna combattere e impegnarsi. 

La lotta contro l’ipocrisia, contro le falsificazioni dei media nel sistema borghese è perciò fondamentale per riportare i giovani e le masse nella realtà. Ipocrisia che cerca di persuadere che il capitalismo sia benessere, pace e prosperità. E quando i politici borghesi affermano che le problematiche all’interno del sistema si possono

 risolvere con l’impegno e la buona volontà, anche questo non è che l’altro ennesimo inganno, perché i capitalisti non possono vivere senza queste ingiustizie se vogliono guadagnare, ed è per questo che non spariscono mai.      

Inganni: esattamente come ciò che sta succedendo adesso con la propaganda sulla guerra in Ucraina, dove la stampa manipolatrice non riporta che già negli anni ’90 in Jugoslavia, sempre nel cuore d’Europa, un’altra sanguinosa e violenta guerra vi è già stata, dura e orribile come l’attuale, che ha devastato il paese e ucciso centinaia di migliaia di persone, soprattutto civili. Ma di questo nessuno ne parla perchè la guerra in Jugoslavia del 1991-2001 non è stata condotta dai cattivi russi con i relativi eccidi, ma dalle attuali potenze democratiche USA ed europee, Germania compresa. Bombardando e distruggendo le città a tappeto con ogni sorta di atrocità, esattamente come sta succedendo adesso in Ucraina con i russi. Su questo massacro la stampa tace perché vuole nascondere il carattere guerrafondaio e sanguinario anche delle borghesie europee. Si vuol far credere sia solo Putin il mostro. Ma non è così.

Perché TUTTI I CAPITALISTI E TUTTI I GOVERNI, DEMOCRATICI O NO, SONO UGUALI,  GUERRAFONDAI  E  BRIGANTI.  

Anche  sulle altre guerre che infestano l’Africa e il Medio Oriente si cerca di accreditare la falsa idea  che siano eccezioni provocate da “fanatici”. Anche qui l’ennesimo raggiro. Perché anche questi conflitti sono causati dagli interessi dagli affaristi e dai governi delle potenze industrializzate “civilizzate”, che incoraggiando e usando lo scontro tra etnie e religioni in queste regioni, cercano di rubarsi l’un l’altro le zone, così da poter espandere ancor più i loro affari e guadagni.

Perché, ripetiamo, per i capitalisti le guerre sono solo uno dei mezzi per ottenere i loro scopi affaristici, come lo sono le lotte economiche, finanziarie, politiche. E ciò, anche qui, spiega come mai le guerre sul pianeta non spariscono mai e ne insorgono sempre di nuove.

 

E’ chiaro: oggi rispetto ALLA e ALLA GUERRA MONDIALE  NON E’ CAMBIATO NULLA, perché NON PUO’ CAMBIARE NULLA, visto che il perverso meccanismo capitalistico che agiva allora è lo stesso che agisce oggi.

Non c’è quindi da stupirsi se oggi le sanguinose guerre ritornano a colpire il cuore dell’Europa. Come un domani andranno a coinvolgere anche le nazioni dell’Unione Europea stessa. 

L’odiosa stampa menzognera borghese con i suoi politici può ingannare le masse e i giovani inesperti, ma non certo i marxisti, che ribadiamo, conoscono bene la realtà capitalista e non si lasciano fuorviare dalle manipolazioni borghesi.

La via d’uscita dal repellente capitalismo la conosciamo bene, ed è unica: 

CONTRO LA GUERRA RIVOLUZIONE!


 

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LE MANIPOLAZIONI DEI MEDIA NELLA GUERRA CAPITALISTA UCRAINA-RUSSIA

Fondamentali per convincere il proprio popolo a combattere il nemico

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I CAPITALISTI UCRAINI E RUSSI PER I LORO SPORCHI

INTRESSI CONTRASTANTI HANNO CAUSATO LA GUERRA.

CERTO NON I LAVORATORI. PER LORO SOLO DISASTRI E DISPERAZIONE.

 

 

 

    10 aprile 2022

 

Nello scritto del 1917 “Guerra e Rivoluzione” Lenin riguardante la guerra afferma: "Se si dimentica la storia del capitale finanziario, la storia del mondo in cui è maturata la guerra  a causa di una divisione, si arriva a far credere che due popoli che vivevano in pace, improvvisamente uno attacca l'altro e quest'ultimo si difende. In questo modo si dimentica tutta la scienza, le banche, si chiamano alle armi i popoli...... Bisogna difendersi, ecco tutto! ... Le guerre ... non sono il risultato della malizia dei capitalisti e delle politiche sbagliate dei monarchi. Sarebbe sbagliato vedere le cose in questo modo. No, la guerra è inevitabilmente provocata dallo sviluppo del capitalismo. ... Ed è per questo che è assurdo accusare i capitalisti di questo o quel paese. La loro unica colpa è quella di aver instaurato un sistema come quello attuale .... Se si costruiscono banche che hanno a disposizione centinaia di migliaia di rubli, se queste banche gettano sul mondo intero la rete del saccheggio bancario e poi si affrontano in un duello per la vita e la morte, di chi è la colpa? Vallo a cercare il colpevole!".     

Un’analisi che descrive perfettamente la causa anche dell’attuale conflitto in Ucraina. Poiché è nel contrasto di interessi delle varie componenti capitalistiche tra Ucraina e Russia in primo luogo, e poi europee, USA, ecc. che è da ricercarsi il motivo anche di questo ennesimo macello. E giustamente come sottolinea Lenin, va’ a capire nello scontro di interessi contrastanti tra i grandi affaristi ucraini e russi, chi ha provocato l’altro, chi ha tirato troppo la corda, chi in realtà ha cercato la guerra. L’unica cosa visibile nella tragedia Ucraina è che nel paese una parte sempre più considerevole di banche, industrie, ecc. spingono per collegarsi con l’occidente, in sostanza con il grande capitale europeo, per incrementare i loro affari. Questa crescente componente imprenditoriale ha ora in mano il governo e spinge per l’ingresso dell’Ucraina nella UE e nella NATO. 

Dall’altra, una parte minoritaria di impresari filorussi, che continua a far affari con Mosca e che nel parlamento ucraino è rappresentata dai partiti di opposizione, per lo più stalinisti, che ovviamente è fermamente contraria alla UE e alla NATO. Con l’imperialismo russo che la sostiene attivamente e vuole impedire a tutti i costi che l’Ucraina, sua ex zona nell’impero sovietico, passi definitivamente sotto controllo dei concorrenti occidentali. E’ certamente da questo contrasto radicale che è esplosa la guerra. 

E qui entrano in campo i media, potenti strumenti dei capitalisti, che nella contesa tra le due parti belligeranti devono convincere le masse a farsi massacrare.

In Ucraina si incita alla resistenza armata contro l’invasore, come se un cambio di governo da filoccidentale come l’attuale, a filorusso com’era prima, o entrare nella 

NATO o nella UE, per le masse sfruttate cambiasse qualcosa. E dall’altra in Russia, si incita a “liberare” la regione del Donbass dall’oppressione dura del governo ucraino, come se per i lavoratori della regione essere sfruttati da un governo ucraino o russo cambiasse qualcosa.

E’ chiaro, la cosa, cioè la guerra, è qualcosa che riguarda solo le alte sfere capitalistiche, i loro grandi affari. Sono certo LORO che hanno provocato il conflitto e hanno interesse a provocarlo, per i soldi. I lavoratori con questo disastro non hanno certo nulla a che fare.

I socialmedia occidentali scandalizzati accusano la stampa russa di nascondere alle masse russe i reportage dei bombardamenti russi sulle città ucraine e le scene di disperazione. Corretto, più che giusto.

Ma, obbiettiamo noi, questo non è esattamente ciò che hanno fatto i media europei durante la guerra in Siria e Iraq? Dove le potenze occidentali, e per la precisione gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, il Canada e la Germania, per non perdere i propri interessi capitalistici nella zona, cercando di cacciare l’ISIS, hanno bombardato e distrutto a tappeto intere città, uccidendo centinaia di migliaia di civili? Ma queste terribili e ripugnanti immagini i media europei, che adesso si indignano per la censura russa, in occidente non le hanno trasmesse.

Come le terribili scene dell’attuale guerra in Mali, dove sono impegnati soldati 

francesi e tedeschi, che per accaparrarsi la zona africana, non esitano a bombardare i villaggi ostili. Anche di queste atroci immagini non vi è traccia sui media (tutti d’accordo) tedeschi e francesi. Infatti quasi nessuno in Germania sa dell’esistenza di questa orribile conflitto, a parte i pochi interessati. Ripugnante guerra di cui noi nell’articolo La guerra nascosta in Mali condotta dai francesi e dai tedeschi  del 2 giugno 2021 su  Der kommunistische Kampf  abbiamo ampiamente documentato.

In sostanza, tra media russi che omettono la realtà, o ipocriti media europei che fanno altrettanto, non cambia assolutamente nulla.

Oggi o ai tempi di Lenin il compito dell’informazione borghese di deformare la realtà è sempre uguale, è evidente. Il loro ruolo, fondamentale per i capitalisti, è presentare un nemico (che poco prima era un amico) crudele e sanguinario, al fine da convincere le masse ad accettare la guerra e sacrificarsi … per gli sporchi affari della borghesia.


 

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NON ABBIAMO BISOGNO DI GUERRE, MA DI GODERE LA PROSPERITA’ SOCIALE PRODOTTA!

 

Contro la guerra c’è un’unica soluzione: RIVOLUZIONE!

 

 

    1 aprile 2022

Che nel mondo esista sufficiente benessere per tutti gli esseri umani, anche per quelli dei paesi arretrati in via di sviluppo, è senza dubbio evidente.    

Addirittura oggi nei paesi ricchi assistiamo a situazioni anche paradossali dove una parte di prodotti viene perfino gettata. Come per es. la frutta o la verdura, che nei momenti di troppa produzione nelle campagne, la vendita non produce profitto, i vari governi preferiscono comprarne una parte per poi buttarla in modo che la restante possa produrre un profitto per gli affaristi agricoltori. O quando nei supermercati le merci scadute, anche se ancora commestibili, vengono scartate. E’ quello che succede anche nelle famiglie, che per sbadataggine non consumando tutto ciò che cucinano, il resto viene buttato nella spazzatura. Questo accade anche per i vestiti non più di moda, le tv, e così via.   

A questo livello di industrializzazione mondiale perciò uno standard di benessere esiste per tutti, tutte le persone sul pianeta potrebbero vivere un’esistenza eccellente, in pace e senza problemi.   

Ma non è così.

La causa chiaramente risiede nel sistema sociale in cui viviamo.

La produzione mondiale non viene organizzata secondo un piano in modo che tutti ne possano usufruire i benefici, come dovrebbe essere. E non viene distribuita in modo equilibrato, sensato, tra le persone che la producono così da evitare sperequazioni. No, tutto è lasciato al caso, che in determinati momenti si trasforma anche in caos. 

Tutto questo perchè i proprietari dei mezzi di produzione, cioè i capitalisti, in concorrenza serrata tra di loro, devono cercare in tutti i modi e con tutti i mezzi di vendere le proprie merci, per trarne un profitto, e il più alto possibile. E a qualsiasi costo. Ciò comporta che la vendita delle merci non avviene solo attraverso il prezzo e la qualità del prodotto, ma anche usando la corruzione e i sotterfugi, e se necessario, per i capitalisti, anche la guerra può essere un mezzo utile per abbattere definitivamente i concorrenti.

In un sistema così la lotta tra affaristi è quindi componente costante che può a momenti, come i fatti dimostrano, trasformarsi in mostruosità.

E’ chiaro che in un sistema economico così caotico, senza possibilità di programmazione e di organizzazione, la pace non può mai esistere, la fame non potrà mai essere definitivamente debellata, l’inquinamento non potrà mai essere seriamente combattuto, la corruzione sarà sempre la normalità, la vera democrazia non potrà mai esistere, le ingiustizie sociali saranno sempre presenti e le crisi e i disastri si perpetueranno 

all’infinito  (come l’attuale guerra in Ucraina e, si può aggiungere, le altre in Etiopia, Jemen, Libia, Siria, ecc.).

Che fare?

E’ possibile arrivare ad una società organizzata senza guerre e ingiustizie dove tutti possano usufruire in pace il benessere prodotto?   

Si, certo che si. Non è facile, ma sicuramente si.

Anche la società medievale a suo tempo sembrava, tra le mille sofferenze, indistruttibile, insuperabile, non abbattibile. Eppure è stata abbattuta, superata e oggi non esiste più.

Anche nell’attuale capitalismo, come ieri nel Medio Evo, esistono momenti particolari in cui le rivoluzioni sono possibili

E’ stato appunto sfruttando uno di questi momenti che i rivoluzionari della borghesia nel Medio Evo hanno potuto fare le rivoluzioni e sono giunti al potere modificando così il vecchio sistema sociale feudale arretrato che fermava, frenava il progresso, edificando la nuova società più avanzata, progredita. 

Ma adesso questa nuova società, cioè il capitalismo, dopo il suo primo momento di sviluppo, non è più adatta a garantire all’umanità il benessere e il progresso che le spetta. Le sue contraddizioni sono troppe e troppo profonde, insopportabili. Deve essere sostituita da una nuova società che sia organizzata e pianificata. Cosicchè le enormi contraddizioni legate al caos della concorrenza e profitto spariscano e l’umanità possa finalmente beneficiare in armonia la prosperità.     

Abbiamo bisogno quindi di una nuova società. E’ chiaro.

Ed è proprio puntando su questi particolari momenti rivoluzionari - inevitabilmente prodotti dal disordine e dal caos capitalistico - che la possiamo raggiungere.

E’ sempre stato in questi “salti” sociali che l’umanità è potuta storicamente progredire. E certo il processo non si fermerà adesso. A noi l’impegno ora di spingere per la nuova forma sociale.


 

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Guerre: il nemico?

I BRIGANTI

CAPITALISTI!

 

 

   15  marzo 2022

 

Sono LORO, i capitalisti, sempre alla ricerca di lucrosi affari e di fregare i concorrenti, la causa di tutti i problemi e contese che infestano il pianeta. Sono LORO i responsabili di tutti i contrasti e sopraffazioni che tormentano le popolazioni delle nazioni e sono soprattutto responsabili delle devastanti e sanguinose guerre.

Il nostro è un pianeta che per il grado di produzione di beni raggiunto potrebbe garantire il benessere e la pace a tutti. Paradossalmente invece è martoriato da guerre, ingiustizie e disuguaglianze solo per il fatto che i capitalisti dominanti nel gestire questa enorme produzione di beni impongono le loro barbare leggi del profitto con l’eliminazione dei concorrenti. 

E’ un piccolo manipolo di multinazionali, imprese sovranazionali, agglomerati bancari, grandi finanziarie speculative, che dominano le nazioni, che possedendo i socialmedia, tv e giornali possono dirigere, orientare, manipolare l’opinione pubblica a loro piacimento. Sono loro che finanziando di nascosto con mille trucchi i partiti nelle loro campagne elettorali e le loro spese quotidiane, li tengono sottomessi al loro servizio e li usano come burattini nei governi perché legiferino nel loro interesse. E sono sempre loro che finanziando centri studi politici, centri culturali, corsi formativi,  hanno sotto controllo politico intellettuali e professori che devono poi sostenere che il sistema capitalistico non è così male, ma il miglior sistema che possa esistere.

In poche parole, il dominio dei malvagi capitalisti nelle società è così grande che è quasi totale. Ed è diretto in modo che le persone non se ne accorgano.

Quindi è logico che tutto ciò che succede nel caotico sistema è perché loro lo provocano, lo determinano, lo vogliono.    

E’ questo che bisogna sottolineare e portare all’attenzione delle persone.

LORO,  E SOLO LORO SONO I RESPONSABILI DI TUTTI I PROBLEMI  E CATASTROFI DEL SISTEMA.

Ed è quando una delle tante sanguinose guerre ti esplode vicino, quasi in casa, come quella adesso in Ucraina, che la massa spaventata comincia a entrare nel panico, e comincia a realizzare che il tanto decantato sistema del benessere non è proprio così. Che domani potrebbe toccare a loro. E inizia a dubitare che la tanto divulgata garanzia di eterna pace democratica forse è un sogno.      

Quindi bisogna chiarire il perché i marxisti definiscono i  capitalisti   BRIGANTI

Innanzitutto bisogna precisare che queste persone capitaliste non sono come noi, che ci inorridiamo e  rigettiamo con forza le disumanità del sistema. Loro invece sono persone che nelle loro azioni criminali di provocare guerre, sfruttamento, abbattimento di concorrenti, fame, morti, devastazioni, di fronte queste incredibili efferatezze non si fanno alcun problema, non hanno nessun scrupolo. Non sentono nessun rimorso. Nella loro cinica  logica del profitto tutto ciò per loro è totale normalità. E senza tanto esitare le perpetuano all’infinito. Questo è il motivo per cui il mondo è così pieno di guerre e scontri.

Al contrario di noi, i miliardari capitalisti non si pongono la domanda se la vita delle persone ha un valore, se la sopravvivenza delle famiglie è importante, se  un loro dipendente può anche essere una persona, se possa esistere una società migliore dove tutti possano vivere meglio. No, assolutamente no. Anzi, discreditano e perseguitano (a momenti anche intensamente) coloro che si prodigano per arrivare a questo tipo di società.  

Naturalmente per far questo, loro, i miliardari capitalisti, non si espongono in prima persona, non lo fanno direttamente, ma si servono di strumenti, che per loro 

sono i politici, i media, la polizia, i militari, il clero, ecc. Si nascondono accuratamente dietro questi “mezzi” che dirigono. Hanno imparato a  non apparire, in modo che le masse poi nelle loro costanti proteste sociali e esplosione di ribellioni identifichino come causa e responsabili dei problemi NON I MALVAGI CAPITALISTI, ma i governi, i militari, i social media ecc. e si scaglino contro di essi. E’ in questo modo che i furfanti capitalisti ne possono sempre uscire indenni e cambiando i burattini, ossia i governi, possono dirigere il tutto di nuovo come prima. E questo è il motivo per cui non appaiono mai nelle televisioni e sui giornali, se ne stanno lontano, COME SE NON ESISTESSERO.

Ma se si indaga, si approfondisce, come fanno gli scienziati e gli esperti in tutti i settori, si capisce benissimo che tutto parte da lì, dai  BANDITI CAPITALISTI.

 

GUERRA IN UCRAINA

CONTRO LA GUERRA CAPITALISTA

LOTTA COMUNISTA GUIDA NELLE PIAZZE LA LOTTA INTERNAZIONALISTA

 

 

   15  marzo 2022

 

 

“Contro tutti i nazionalismi, la nostra patria è il mondo intero”, “Contro la guerra proletari di tutti i paesi unitevi”, “Lotta internazionalista contro tutti gli imperialismi, da quello di Mosca, a quello di Washington, a quello europeo, che partecipa attivamente a questa nuova spartizione del mondo tra vecchi e nuovi imperialismi”.  

Queste le ferme posizioni internazionaliste gridate nelle citta da Lotta Comunista contro la guerra capitalista in Ucraina, In città come Genova, Milano, Torino, Brescia e tante altre dove l’adesione alle manifestazioni pubbliche da essa organizzate è stata molto partecipata.  

 

Il mondo è governato da capitalisti senza scrupoli, responsabili di guerre e catastrofi che non trovano mai fine. C’è bisogno di non lasciare in mano le piazze ai tanti pacifisti, ai nazionalisti, europeisti, stalinisti e preti, ma che si sviluppi una intensa risposta internazionalista che porti con forza all’interno delle masse stesse che protestano le vere cause e i veri responsabili dei tanti disastri sociali.

E Lotta Comunista in questo compito non si fa attendere, è in prima fila. E tra pacifisti tonti e ingenui, europeisti filo Ucraina, nazionalisti di vari stampi, stalinisti pro imperialismo russo, alza decisa le bandiere dell’internazionalismo contro tutti i capitalismi, per l’unità della classe lavoratrice. E chiama  alla lotta di classe il proletariato per la rivoluzione internazionale.

Un evento significativo e importante che caratterizza la ferma presa di posizione dell’internazionalismo in queste situazioni di catastrofici e sanguinosi scontri tra borghesie.    

Probabilmente anche questa ennesima guerra capitalistica di Ucraina sarà destinata a evolversi in una lunga carneficina con atrocità a non finire, quindi è molto importante essere presenti, visibili con la lotta di classe nelle piazze pubbliche contro le posizioni opportuniste delle organizzazioni borghesi. Lotta di classe per l’abolizione del perverso sistema borghese, sempre promossa dai grandi del comunismo e sempre perseguita dal movimento operaio e dalle organizzazione rivoluzionarie, che ovviamente non si nascondono.

Ora il proseguo di Lotta Comunista, grande organizzazione marxista, sarà ovviamente continuare con intensità l’opposizione alla guerra, far sentire con forza la voce internazionalista. Certo con proteste e dimostrazioni di piazza, ma anche i presidi pubblici possono essere efficaci, e anche organizzare sit in pubblici con altre forze politiche in modo che nelle discussioni le posizioni internazionaliste penetrino all’interno della classe, porta sempre vantaggi.

E’ QUESTO IL COMPITO DEI RIVOLUZIONARI, PER L’ABBATTIMENTO DEL PERVERSO SISTEMA CAPITALISTA E L’INSTAURAZIONE DI UNA NUOVA SOCIETA’ SUPERIORE.


 

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  26 febbraio 202                                 

CONTRO LA GUERRA!

 

I CAPITALISTI SONO LA CAUSA DI TUTTE LE GUERRE. I MARXISTI SONO DALLA PARTE DI TUTTI I LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO E CONTRO TUTTI I CAPITALISTI IN TUTTO IL MONDO.

 

I lavoratori non hanno mai niente a che fare con le guerre.

Ma per i capitalisti le guerre non sono invece una cosa anomala, ma assoluta normalità. Sono uno dei tanti mezzi che loro senza tanti scrupoli usano per arrivare a far si che gli affari prosperino e producano profitti.

Questo è il motivo per cui il pianeta capitalista è pieno di guerre, che in continuazione insorgono, si esauriscono, per poi nascerne di nuove, che poi spariscono, per poi arrivarne delle altre e così via, senza fine. In altre parole il capitalismo è un sistema perverso dove le guerre con tutte le loro nefaste conseguenze sono da considerarsi sciaguratamente normalità.

Infatti, pensare al capitalismo come società della “pace” è un grandissimo errore. Il capitalismo è la società dei briganti capitalisti. Che la dirigono e nelle loro scellerate decisioni di guerra con l’aiuto dei politici e dei media vi trascinano le masse e le usano come “carne da cannone”.

Senza le guerre, così come senza lo sfruttamento, la corruzione, le ingiustizie sociali, le crisi, le menzogne, ecc. i capitalisti non potrebbero assolutamente esistere.

E’ logico perciò che le masse lavoratici tenute sottomesse non possono aver niente a che fare con queste porcherie, che le angherie politiche le devono subire.

Ed ecco l’ennesima guerra in Ucraina, dopo tantissime altre. Con morti, distruzioni, disperazioni inaudite. L’ennesima guerra dove predoni imperialisti russi si scontrano 

contro predoni imperialisti americani e europei, nell’intento di rubarsi l’un l’altro anche questa nazione nella suddivisione imperialista definita in gergo “spartizione in zone di influenza”. Un macello in più, da aggiungere agli altri attuali in Jemen, Siria, Iraq, Libia, Etiopia.

Coinvolgendo giovani e lavoratori. Lavoratori per i quali, che nella guerra vinca una fazione o l’altra, la loro condizione sociale e lavorativa assolutamente non cambierà: rimarranno sempre sfruttati e sottomessi. Cambierà solo il nome dei banditi capitalisti che continueranno a sfruttarli e soggiogarli.

I marxisti si pongono sempre a fianco delle masse sfruttate. Masse sfruttate che in queste situazioni terribili hanno interesse alla rivolta contro i propri capitalisti e contro i capitalisti di tutto il mondo.

Lo ribadiamo da sempre: contro la guerra esiste solo una via d’uscita: RIVOLUZIONE!


                                                           (articolo “Der kommunistische Kampf” agosto 2019)



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