LA RIVOLUZIONE E’ POSSIBILE !

 

 

 

 

 

Rivoluzione possibile per arrivare alla società superiore.

 

La società  capitalistica presenta un’enormità di contraddizioni visibili a tutti e nel suo sviluppo procede a cicli in cui si alternano lunghi momenti in cui la rivoluzione non è possibile a corti, ma intensivi momenti, in cui la rivoluzione è possibile.

Nei lunghi cicli di espansione con relativo benessere, in cui le contraddizioni non sono così acute e sono relativamente limitate, la borghesia che domina la società può senza grossi problemi controllare il proletariato.

Ma ben diversa si presenta la situazione quando arrivano i corti ma particolarmente intensivi momenti in cui gli affari producono crisi acutissime con guerre. In queste situazioni il proletariato viene portato a condizioni estreme con immani distruzioni , fame, innumerevoli morti.

E’ in queste situazioni, come ben visto da Marx e confermato più volte dalla storia, che si creano le condizioni materiali perché il proletariato in massa possa reagire contro la propria borghesia, combattere e arrivare  alla rivoluzione.

Ma perché la rivolta contro i ricchi, perché la rivoluzione abbia successo, ci deve essere nel paese dove il proletariato insorge, la presenza,  già da tempo, di una organizzazione rivoluzionaria sufficientemente estesa che con i suoi quadri rivoluzionari, vale a dire con i suoi esperti in politica rivoluzionaria, possa condurre la  rivolta alla presa del potere, come la rivoluzione russa dell’ottobre con successo ha dimostrato.

Senza il partito rivoluzionario, cioè senza la presenza ramificata di questi esperti, anche se le condizioni materiali per la rivoluzione sono presenti, la rivoluzione stessa non è possibile, come spesso già visto. 

 

 

Dal   Sitoweb    "Der kommunistische Kampf"   - LE NOSTRE POSIZIONI -

  

 

 

 

 

 

 

 

 

LA RIVOLUZIONE E’ POSSIBILE?

 

 

IN UNA SOCIETA’ CAPITALISTICA CHE SI MUOVE A CICLI : 

MOMENTI ADATTI ALLA RIVOLUZIONE, ALTRI NO!

 

 

 

 

 

 

Una delle domande più frequenti che ci vengono poste durante la nostra attività è: “MA LA RIVOLUZIONE E’ POSSIBILE?”

A tal riguardo intervistiamo I.L. nostro attivista internazionalista.

Dom: - Cosa ne pensi di questo argomento?

Risp: “Si, effettivamente questa è una delle domande  più ricorrenti. E trovo che sia del tutto normale che venga posta”.

Dom: - Cosa ti viene chiesto?

Risp: “Quando sono in diffusione del giornale  spesso mi viene chiesto perché faccio questo lavoro, cioè perché mi occupo di una politica così radicale  e quale ne sia lo scopo.”

Dom: - Si. E allora?

Risp: “Ma per ‘ARRIVARE ALLA RIVOLUZIONE!’  rispondo io. Spiego  che:  noi siamo contro questo sistema pieno di contraddizioni, sfruttamento, guerre, crisi e che vediamo la possibilità e la necessità di arrivare ad una società superiore. Ma per ottenere questo c’è bisogno di una rivoluzione. E qui, quando affermo queste cose, la curiosità di chi mi ascolta aumenta.”

Dom: - E perché aumenta?

Risp: “Mi chiedono: - ‘Com’è possibile pensare di fare una rivoluzione con le persone che non si interessano dei problemi della società, tantomeno di politica, pensano più a divertirsi? E poi con questo apparato statale, che ha tutto sotto controllo, controlla bene la popolazione e conosce mille trucchi per dargli falsi obbiettivi per distoglierla dai suoi veri problemi?’ -  domande che per me sono più che legittime”.

Dom: - E tu cosa rispondi?

Risp: “Che forse loro non sanno che il capitalismo si muove a cicli. Non bisogna farsi ingannare dal momento in cui si vive. Certo, adesso è così, viviamo in un momento di relativo benessere e la gente non pensa certo alla rivoluzione, questo è normale. Ma  non è sempre stato così e non sarà certo sempre così! Chi si interessa di politica, a chi piace la politica, deve avere la consapevolezza profonda che la società capitalistica è in continuo movimento: lunghi momenti di espansione con relativo benessere che si alternano a corti, ma intensivi momenti, di crisi, anche molto gravi, che si possono trasformare in guerre. Tutto questo non dipende dalla volontà delle persone, ma è il  movimento oggettivo del sistema affaristico.  La gente comune queste cose non le conosce, ma noi che ci interessiamo di politica, le dobbiamo conoscere. Alla gente comune, che adesso sta vivendo un lungo momento di benessere, sembra impossibile che possano ritornare ancora momenti terribili ed è normale che pensi che la situazione non si modificherà mai più in negativo e rimarrà sempre così. Ma noi marxisti scientifici, esperti del ciclo capitalistico e quindi di realtà, sappiamo benissimo che il mondo degli affari è controverso e orribile e che causerà ancora situazioni terribili. E’ il ciclo capitalistico individuato a suo tempo da Marx e da Engels e confermato mille volte dalla realtà. E noi sappiamo  benissimo che la gente oggi è tranquilla e non pensa alla rivoluzione e ad una società superiore, semplicemente perché la situazione è tranquilla, ma se la situazione cambiasse e si modificasse , si esasperasse, anche le persone si modificheranno e una volta arrivati all’ esasperazione cominceranno in massa a pensare alla società superiore. E quello sarà il momento della rivoluzione! Esattamente come hanno fatto a suo tempo i bolscevichi con successo.” 

Dom: - Quindi ci sono momenti adatti alla rivoluzione e altri no?

Risp: “Esattamente! E’ questo che sfugge a molti di sinistra. E anche loro fanno l’errore di pensare che la situazione tranquilla e di relativo benessere in cui viviamo rimarrà sempre così. Quindi non capiscono perché si parli di rivoluzione, di società superiore. A loro sembra strano che ci siano attivisti rivoluzionari “veri”, cioè che vedono un futuro realmente rivoluzionario e si mobilitino per questo”.

Grazie compagno.

 

(traduzione da "Der kommunistische Kampf" -aprile 2016) 

-LE CRISI COME OCCASIONI RIVOLUZIONARIE-

MARX E I MOMENTI OPPORTUNI PER LE RIVOLUZIONI

- O MOMENTI RIVOLUZIONARI -

 

Le rivoluzioni possibili solo in momenti di profonde crisi. 

TUTTE LE RIVOLUZIONI STORICHE SONO AVVENUTE

IN QUESTE CONDIZIONI

 

 

Le rivoluzioni dimostrano che la realtà non è statica e ne immutabile, ma è radicalmente trasformabile”.

 

 

  Nelle crisi il dominato diventa potente. Diventa potente perché oltre che contare sul numero, fatto non secondario di essere massa sociale, è il momento dove si scuote dal suo torpore e si trova nella situazione oggettiva di chiedersi da dove deriva la sua disastrosa situazione. E’ la scossa della crisi che lo mette in movimento attivamente, sia fisicamente che mentalmente.  

      La massa dominata dalla piccola minoranza non è propensa in genere alla ribellione, alla rivoluzione, se la sua situazione sociale è vivibile, tollerabile. E’ un dato di fatto e questo ai dominanti è molto chiaro. Completamente diverso si trasforma però il contesto quando improvvisamente subentra una forte crisi destabilizzante che stravolge e depaupera considerevolmente la vita dei sottomessi. E’ in questi momenti storici di profonde e notevoli crisi, quando il dominante non è più in grado di controllare l’esplodere delle contraddizioni, che si pone storicamente all’ordine del giorno la possibilità della rottura rivoluzionaria.

      Ne deriva perciò che più le crisi sono profonde e più forte è la reazione del dominato. E’ quindi nella crisi gravissima e prolungata che si creano le condizioni oggettive di massa per la rivolta, la rivoluzione, il salto storico. La storia ci dice che ha sempre corso in questa direzione. E che solo in questi appuntamenti storici la maggioranza si pone contro la minoranza.

Così è successo con la rivoluzione francese del 1789, dove una lunga e grave carestia  che provocava una profonda miseria sociale ha portato le masse francesi alla rivolta contro la nobiltà parigina, portando la borghesia al potere. Così è stato con la rivoluzione russa del ’17, dove un profondo disfacimento economico-sociale causato dalla lunga guerra ha portato le masse russe disperate a rivoltarsi contro lo zarismo.

Anche il sistema sociale capitalistico è causa continua di crisi. Crisi che in alcuni momenti possono essere veramente profonde trasformandosi in guerre, morti di massa, fame.

       Ma adesso, in questi momenti di espansione economica e relativo benessere sociale, i capitalisti negano decisamente che il loro sistema borghese possa essere causa di tali disastri, incolpandone caso mai come motivo i cattivi e non il profitto. E accusano i marxisti di esagerazione, utopia, catastrofismo, quando quest’ultimi affermano che le crisi e le guerre sono parte integrante del sistema, che il capitalisti ne sono la vera causa e non possono esistere senza di esse.

       Ma noi marxisti insistiamo, ribadiamo, che non ci si deve illudere. Se oggi si vive in un relativo benessere questo non significa affatto che la situazione rimarrà sempre così. No, non ci si deve proprio  illudere, come ripeteva costantemente il grande Marx. Il capitalismo è terribilmente imprevedibile, si sa. Domani la borsa potrebbe improvvisamente crollare e una nuova profonda crisi si potrebbe di nuovo inaspettatamente ripresentare, portando la società ai noti disastri, inimmaginabili oggi per violenza, ma però ben intuibili.

Una situazione disastrosa quindi si ripresenterebbe riaprendo, ricreando le condizioni oggettive per la rivoluzione.

La crisi vista quindi come motore dei cambiamenti storici.

     E’ su questo che dobbiamo quindi ragionare. Su una realtà oggettiva. E non sulle fantasie infantili di una rivoluzione gradualista o parlamentare.

Ed è su questa realtà che ci dobbiamo organizzare.

 

(traduzione da "Der kommunistische Kampf" - novembre 2019) 



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